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I Veda: La Fonte della Tradizione Filosofica Indiana Classica - Prof. Pelissero, Appunti di Filosofie Orientali

Appunti di filosofie e religioni dell'india e dell'asia centrale con Alberto Pelissero

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 10/10/2022

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FILOSOFIE E RELIGIONI DELL’INDIA E
DELL’ASIA CENTRALE
TRADIZIONE FILOSOFICA INDIANA CLASSICA
I VEDA
Significa scienza,conoscenza, dalla radice vid = conoscere, i Veda sono la fonte del
diritto, della letteratura d’arte, dell’etica, dei precetti religiosi, della speculazione filosofica e
di competenze più tecniche quali la grammatica, l’architettura e la medicina, viene anche
chiamata “scienza sacra” e costituisce la summa della civiltà indiana
Si compone di quattro raccolte (samhita[à]), la parola significa proprio raccolta, ciascuna di
queste raccolte ha diverse finalità,, sono dedicate rispettivamente a
1. inni di lode in onore delle divinità (RGVEDA), raccolta inni (sukta) che celebrano
lodi divinità, raggruppati in 10 cicli, alcuni sono a contenuto speculativo, alcuni non
connessi specificatamente alla pratica rituale, alcuni più problematici, altri in cui
traspare un intento di glorificazione dell’ordine sacerdotale, l’interpretazione
indiana talora può apparire selvaggia, tale da potersi permettere di smarrire ogni
contatto reale con l’insegnamento oggetto di interpretazione, ma la sua volontà
euristica èferrea, non si tratta mai di esercitazioni fini a se stesse, sono sempre
speculazioni (attività di pensiero relativa a una sfera teorica d'indagine e di
approfondimento)sorrette dalla volontà di sviscerare l’effettivo contenuto
dell’oggetto dell’analisi, stanno alla base di tutta la produzione
esoterica-speculativa dalle upanisad in poi, costituiscono il primo esempio di uso
consapevole degli strumenti del poeta, gettando le basi del KAVYA la letteratura
d’arte
2. formule sacrificali (YAJURVEDA [iagiurveda]), caratteristiche proprie della poesia
elaborata, inizio della letteratura indiana in un certo senso, costituito da “yajus
ossia formule che corrispondono a indicazioni di qual è la divinità destinataria di
un determinato inno o indicazione sacrificale, si occupa della prassi sacrificale, del
sacrificio vedico molto diversificato al suo interno, tantissimi tipi, principale
suddivisione fra sacrifici domestici (svolti in casa e officiato dal capofamiglia,
struttura + semplice e sostenibile anche da punto di vista economico) e solenni
(prevedono spazi pubblici, compiuto da uno o + sacerdoti, professionisti del sacro
che fanno da intermediari tra divinità e comunità, strutturalmente + complesso e
lungo, dispendioso), raccolta giunta a noi in modo più diversificato, “Raccolta della
scienza delle formule sacrificali”, ci sono due versioni di sacerdote sacrificatore,
uno “nero” (krsna) che mescola alle formule sacrificali altri materiali, principalmente
testi sacerdotali e interpretazioni, e uno “bianco” (sukla) che tiene separate le
formule sacrificali da altri tipi di brahman, il sacrificio si presenta ritmico,
caratterizzato da parti in prosa arcaica che contengono diversi artifici letterari come
ripetizioni, parallelismi sintattici, anafore, chiasmi, elenchi, tutti espedienti volti a
sottolineare il carattere formulare della raccolta
3. melodie cantate (SAMAVEDA), importante perché contiene primo esempio di
notazione musicale antica quindi importante per musicologia, non contiene
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FILOSOFIE E RELIGIONI DELL’INDIA E

DELL’ASIA CENTRALE

TRADIZIONE FILOSOFICA INDIANA CLASSICA

I VEDA

Significa scienza , conoscenza , dalla radice vid = conoscere , i Veda sono la fonte del diritto, della letteratura d’arte, dell’etica, dei precetti religiosi, della speculazione filosofica e di competenze più tecniche quali la grammatica, l’architettura e la medicina, viene anche chiamata “ scienza sacra ” e costituisce la summa della civiltà indiana Si compone di quattro raccolte ( samhita [à]), la parola significa proprio raccolta, ciascuna di queste raccolte ha diverse finalità,, sono dedicate rispettivamente a

1. inni di lode in onore delle divinità ( RGVEDA ), raccolta inni (sukta) che celebrano lodi divinità, raggruppati in 10 cicli, alcuni sono a contenuto speculativo , alcuni non connessi specificatamente alla pratica rituale , alcuni più problematici , altri in cui traspare un intento di glorificazione dell’ordine sacerdotale , l’interpretazione indiana talora può apparire selvaggia, tale da potersi permettere di smarrire ogni contatto reale con l’insegnamento oggetto di interpretazione, ma la sua volontà euristica è ferrea , non si tratta mai di esercitazioni fini a se stesse, sono sempre speculazioni (attività di pensiero relativa a una sfera teorica d'indagine e di approfondimento) sorrette dalla volontà di sviscerare l’effettivo contenuto dell’oggetto dell’analisi , stanno alla base di tutta la produzione esoterica-speculativa dalle upanisad in poi, costituiscono il primo esempio di uso consapevole degli strumenti del poeta, gettando le basi del KAVYA la letteratura d’arte 2. formule sacrificali ( YAJURVEDA [iagiurveda]), caratteristiche proprie della poesia elaborata , inizio della letteratura indiana in un certo senso, costituito da “ yajus ” ossia formule che corrispondono a indicazioni di qual è la divinità destinataria di un determinato inno o indicazione sacrificale, si occupa della prassi sacrificale, del sacrificio vedico molto diversificato al suo interno, tantissimi tipi, principale suddivisione fra sacrifici domestici (svolti in casa e officiato dal capofamiglia, struttura + semplice e sostenibile anche da punto di vista economico) e solenni (prevedono spazi pubblici, compiuto da uno o + sacerdoti, professionisti del sacro che fanno da intermediari tra divinità e comunità, strutturalmente + complesso e lungo, dispendioso), raccolta giunta a noi in modo più diversificato, “ Raccolta della scienza delle formule sacrificali” , ci sono due versioni di sacerdote sacrificatore , uno “nero” (krsna) che mescola alle formule sacrificali altri materiali, principalmente testi sacerdotali e interpretazioni, e uno “bianco” (sukla) che tiene separate le formule sacrificali da altri tipi di brahman, il sacrificio si presenta ritmico , caratterizzato da parti in prosa arcaica che contengono diversi artifici letterari come ripetizioni, parallelismi sintattici, anafore, chiasmi, elenchi, tutti espedienti volti a sottolineare il **carattere formulare della raccolta

  1. melodie cantate** ( SAMAVEDA ), importante perché contiene primo esempio di notazione musicale antica quindi importante per musicologia, non contiene

materiale letterario originale rispetto a Rgveda, è solo trasposizione in musica di parti di inni di Rgveda , “Raccolta della scienza dei canti”, la raccolta è prerogativa del sacerdote cantore , e il suo impiego nel rituale è perfettamente individuato, si trattava di testi cantati secondo una scala eptatonica, comprendenti ottomila melodie diverse

4. formule di incantesimo ( ATHARVAVEDA ), pratiche magiche volte a beneficare o a danneggiare i destinatari , diverse tipologie, un esempio di magia bianca sono gli inni medici con valore terapeutico , apotropaico (che serve ad allontanare o ad annullare un influsso magico maligno) ed esorcisti con riferimento a una farmacopea di origine erboristica in cui però il confine tra pratica clinica e operatività simbolico-rituale non è ben definito, un esempio è quello di ricomposizione di una fattura accostando due monconi d’osso frantumato, un esempio di magia nera sono le pratiche di magia erotica dove si invoca una maledizione sul proprio rivale in amore con formule molto caratteristiche come per esempio il disseccamento dei testicoli del rivale, ha per un certo tempo occupato una posizione subalterna rispetto alle altre raccolte, le prime tre vanno spesso sotto il nome di “ triplice scienza ”, come se la quarta rappresentasse una sorta di appendice a un corpus in sé compiuto, questi insegnamenti si riferiscono soprattutto ai rimedi spiccioli, ai riti minori quotidiani , la cui celebrazione non comportava necessariamente il ricorso a un clero ufficiale o lo sperpero di somme ingenti di onorari, stile vario che ricorre però a tecniche comuni anche in altri contesti magici indoeuropei, anafore, allitterazioni, antitesi, elenchi, enigmi, oscenità, parallelismi, tutti espedienti in cui suono e senso appaiono strettamente interdipendenti e in grado di influenzarsi a vicenda. Il corpus vedico si articola ancora in quattro livelli , man mano che si procede si ha un' interpretazione sempre + simbolica del materiale delle Samhita , l’interpretazione serve a mettere in luce le circostanze nel corso delle quali si svolgono i riti, il loro valore e la loro interpretazione simbolica e allegorica , a ciascuna Samhita segue una Brahman e così via: 1. raccolte SAMHITA , materiale frammentario , ci danno solo delle tracce, mettono in luce solo un aspetto del mito , non ci racconta lo sviluppo completo del mito, con i livelli successivi si analizza meglio il rito ( 1° livello ) 2. testi sacerdotali BRAHMAN (bràmmana), testi esegetici in prosa integrano la frammentarietà e proveranno ad inquadrare un episodio del mito + in particolare , inquadrare le circostanze esatte, il loro compito insieme agli Aranyaka è quello di individuare dei Bandhu , ossia dei legami , i collegamenti fra caratteristica di un rito e di un mito o per esempio fra un aspetto del macro e del microcosmo ( 2° livello ), si occupano di colmare almeno in parte le lacune, di completare i discorsi lasciati interrati dalle raccolte, la parola brahman designa la potenza della parola sacra , che passerà ad indicare la forza che sorregge il mondo, dalla quale l’universo dipende per il suo esistere e che a sua volta non dipende dall’universo stesso, la glossa che appongono alle samhita non può mai essere considerata esaustiva , la tendenza a interpretare simbolicamente il dato rituale, presente con evidenza nei brahmana, si avverte sempre di più negli aranyaka, e giunge al suo compimento nelle upanisad in cui il rito appare completamente interiorizzato, e il fulcro di interesse si sposta dalla parte propriamente ritualistica del veda a quella soteriologia-speculativa, ciò che più importava agli autori del brahmana era la

3. testi silvestri o della foresta ARANYAKA (aràgnaca), si chiamano così perchè sono considerati insegnamenti di tipo riservato e quindi devono essere impartiti non nel villaggio ma in una radura naturale di una foresta, un luogo separato ed escluso dal contesto civile, fuori dal consessi urbano nei rifugi degli esimiti silvestri ( 3° livello ), dal punto di vista stilistico e linguistico si tratta di un continuum che trapassa dai testi sacerdotali, a quelli silvestri, a quelli iniziatici e alle upanisad, il contenuto è in pratica lo stesso, è la sfumatura che contraddistingue i tre generi letterari è una progressiva rarefazione del discorso , che tende a perdere ogni punto di contatto con il rituale, dapprima glossato e analizzato nei suoi singoli componenti, poi interpretato in chiave simbolica e sottoposto ad una prima interiorizzazione, infine completamente interiorizzato e destituito di valore a favore di una sua ermeneutica in chiave gnostico-soteriologia, non è raro il caso in cui un aranyaka sia inserito in appendice ad un brahmana e contenga a sua volta come appendice una upanisad, in questo modo il legame strettissimo tra i generi risulta rafforzato - Aranyaka del rgveda , sono due, 1. AITAREYA-ARANYAKA , posto in appendice alla aitareyabrahmana, consiste in cinque libri indicati come aranyaka separati, i primi tre si distinguono dagli ultimi due come altrettante indistinte, lo stile è tipo brahmana, ellittico, con la coordinazione che tiene il luogo nella subordinazione, 2. SANKHAYANA-ARANYAKA , segue il precedente quanto contenuto, consiste di 15 letture - Aranyaka del samaveda , sono in parte compresi nel livello della samhita, in parte in quello dei brahmana, in parte in quello delle upanisad, ricordiamo il “canzoniere da cantare nella selva” e il “canzoniere della parte segreta dell’adattamento” - Aranyaka dello yajurveda , sono due, 1. TAITTIRIYA-ARANYAKA , dello yajurveda nero è una continuazione del brahmana omonimo e consiste in dieci letture, 2. ARANYAKAKANDA , è l’ultima sezione della samhita, è lo yajurveda bianco che per la sua mole è chiamato “grande aranyaka” - Aranyaka dell’atharvaveda , non sono pervenuti 4. testi iniziatici UPANISAD (upànisciad), termine complesso che etimologicamente significa “ sedersi presso ”, “sedersi vicino a qualcuno in posizione inferiore ”, la posizione del discepolo vicino al maestro , insegnamento iniziatico impartito da un maestro a dei discepoli, interpretazioni lo considerano un insegnamento salvifico , sono il seme da cui germoglierà la filosofia indiana successiva, numero canonico di Upanisad che ne conta 108 ma in realtà ce ne sono molte di +, tentativo di canonizzare, lo stesso accade per i purana , testi storici che si dividono in 18 purana principali e 18 purana secondari, canonizzazioni totalmente arbitrarie, i purana vengono definiti quinto veda , forma di insegnamento talmente innocua e non potenzialmente pericolosa che può essere insegnata addirittura dalle donne, vogliono rendere manifesto ciò che è segreto e nascosto , vogliono insegnare ripetutamente una sorta di equivalenza fra il principio macrocosmico che sta al di là del tempo e dello spazio definito brahman (allo stesso tempo trascendente e immanente , etimologicamente “forza che sostenta il mondo” che dà nutrimento all’universo) e un principio microcosmico che costituisce l’ essenza immortale dell’essere umano definito atman , brahman significa crescere , prosperare, ingrassare, in alcuni contesti infatti può significare cibo, forza che riempie il corpo

facendolo vivere, atman significa invece soffio, soffio vitale , spirito che riempie il corpo e lo rende vitale, corpo diventa cadavere quando viene abbandonato dal soffio vitale, ci sono posizioni molto diversificate riguardo all’equivalenza fra questi due principi, queste scuole di pensiero si chiamano vedanta , termine che etimologicamente vuol dire la “ fine del veda ”, la fine della conoscenza , la fine nei due sensi che la parola ha in italiano, sia come parte conclusiva sia come scopo e meta, le upanisad sono il vedanta , contemporaneamente “la fine del veda” (perché ne costituiscono l’ultimo dei quattro livelli ) e “il fine del veda” (perché ne rappresentano lo scopo ultimo , che è soteriologia, sono testi che insegnano una metodologia della salvezza), c’è chi lo vede come un equivalenza , non c’è distinzione tra brahman e atman ( posizione non dualista , scuola di Sankara) e chi la vede invece come una somiglianza e analogia , ( posizione + o meno dualista a seconda della percezione della distinzione fra i due principi), il problema è che ormai non possiamo + distinguere upanisad da vedanta , leggiamo sempre le upanisad in una visiona vedantica, tanto che in molti ambienti culturali coincidono, upanisad sono costituiti da vedanta, in origine però non era così, vedanta era interpretazione delle upanisad, grosso limite epistemologico ( 4° livello) , in tutto le upanisad sono più di 300, comprese le canoniche, caratteristica comune si potrebbe individuare nella straordinaria vivacità e immediatezza dei dialoghi e delle immagini , che contrasta piacevolmente con la ponderosi del contenuto, rendendone affascinante la lettura, le upanisad si configurano come espressione di una riflessione propriamente simbolica e allegorica , se non ancora filosofica in senso tecnico, una riflessione volta comunque a privilegiare come s’è detto il mondo interiore rispetto alle pratiche sacrificali esteriori, in base a un progetto scientemente perseguito di interiorizzazione del sacrificio

  • Upanisad del rgveda , 1. AITAREYA, tre letture di argomento cosmogonico ed è molto antica; la prima lettura tratta dell’Atman, la seconda delle sue tre nascite e la terza della sua natura che è identica al brahman, 2. KAUSITAKI, incentrata sul soffio vitale, divisa in quattro letture e tratta il tema dell’unicità del brahman, identificato in via propedeutica come una divinità personale e poi ravvisato successivamente nel soffio vitale, poi nella pura coscienza, oggettivazione empirica dell’assoluto
  • Upanisad del samaveda , 1. CHANDOGYA , si occupa di mistica della melodia e dell’identità di atman e brahman, 2. KENA , si divide in due parti, sull’impossibilità di fornire una descrizione concettuale del brahman; contengono ambedue le parti elementi di dialogo tra maestro e discepolo, la prima parte, in versi, prende in esame il problema dell’inconoscibilità del brahman, la seconda parte, in prosa, è una sorta di leggenda che illustra la magnificenza del brahman e la sua superiorità nei confronti degli stessi dei
  • Upanisad dello yajurveda , nel yajurveda nero , 1. TAITTIRIYA , composta da due liane, celebre per la dottrina dei cinque involucri (fatti di cibo, soffio vitale, mente, coscienza, beatitudine) che costituiscono la scorza del nucleo interiore dell’uomo, la prima liana è in parte dedicata all’interpretazione delle formule sacrificali, 2. KATHA, riguarda il destino post mortem, ha come cornice esteriore la vicenda di Naciketas figlio o nipote di Uddalaka, desideroso di sacrificarsi per rendere efficace il rito fatto eseguire dal padre, per aver irritato quest’ultimo con le sue domande si reca dal dio della morte Yama, e attende tre giorni sulla soglia il suo ritorno, Yama per espiare la colpa

coscienza (a veglia, u sogno, m sonno profondo, l’ultimo stato non corrisponde ad un elemento fonetico e viene definito “quarto”), il sè corporeo (visva), legato allo stato di veglia, ha come suo corrispettivo macrocosmico l’aspetto divino noto come “splendido” “comune a tutti gli uomini”; il sé vitale legato al sogno ha come corrispettivo “embrione aureo”; il sé intellettivo legato al sonno profondo ha come corrispettivo Isvara (signore); il sé supremo legato al quarto stato ha come corrispettivo la pienezza del brahman

IMPOSTAZIONE DELLE SCUOLE TEISTICHE NEI CONFRONTI DELLE

UPANISAD

Le upanishad teistiche insegnano che il legame brahman-atman è qualcosa di ulteriormente classificabile come un principio divino personale , conosciuto come isvara [ishvara] o isa [isha], isvara significa padrone , signore , termine + semplice in lessico indiano per identificare la divinità suprema (a seconda dell’orientamento diverso si parlerà di Shiva , Visnu o la dea Devi ), non può essere conosciuta attraverso le categorie di spazio. tempo e causalità ma attraverso pratiche di meditazione qualificate , la sua comprensione libera dall’ ignoranza primordiale chiamata avidya [avidià], la nescienza e ignoranza primordiale che cela e rende nascosta la realtà, bisogna squarciare questo velo per comprendere la realtà, parte quindi un ciclo delle rinascite con nascita vita morte e rinascita e così via chiamato samsara , questo ciclo è percepito come un circolo vizioso che dev’essere spezzato non permettendo + una nuova rinascita e può essere conseguito grazie alla avidya , se lo si riesce a spezzare si ottiene la liberazione definita muc (sciogliere), moksa [mocsha] o mukti , liberazione intesa come salvezza , insegnamenti riservati e iniziatici, non disponibili a tutti, l’iniziazione si chiama upanayana [upanàiana] (termine classico) o diksa [dicsha] (termine post-classico) Una caratteristica del principio brahman-atman è l’ineffabilità , è difficile parlarne perché + se ne parla meno si capisce es. sant’Agostino quando parla del concetto di tempo, concetto chiaro finché ne devo parlare/ragionare, più si cerca di acchiappare il concetto + il concetto sfugge, espressioni sanscrite che definiscono molto bene questo concetto, “neti neti” , na iti na iti, né così nè cosà, strutturalmente indefinibile ed ineffabile , qualunque categoria non riesce a racchiuderlo a pieno, non è definibile in termini concettuali e verbali , l'altra espressione è “yato vaco nivartanté aprapya manasa saha” che vuol dire ciò da cui le parole si volgono via senza averlo afferrato insieme con la mente, vuol dire che è tecnicamente ineffabile, + si prova ad acchiapparlo meno si riesce, aneddoto Bahva Baskali che non risponde al re che gli chiede per tre volte cos’è l’atman, e dopo tre silenzi dice questo atman è quieto, non se ne può parlare se non lo si può definire, Dakshinamurti , forma specifica di Shiva nell’atto di impartire l’insegnamento del silenzio , incarnazione di questa concezione del brahman, silenzio non vuoto ma pieno di significato Contrarie a ogni forma di politeismo ingenuo , le varie entità divine chiamate deva si uniscono in un unico Isvara , signore, etichettato come monoteismo imperfetto , come enoteismo , ossia un culto rivolto ad una divinità in particolare isolata dalle altre del pantheon che viene fatta assurgere anche solo temporaneamente al rango di divinità suprema, questa definizione non è + molto difendibile perchè non tiene conto della caratteristica upanishadica che è l’utilizzo di immagini emblematiche rispetto a metodi razionali, quindi una concezione del mondo e del divino che sfugge alle concettualizzazioni razionali, una visione + mistica che razionale, Dio è allo stesso tempo trascendente e immanente, il rapporto tra Dio e il mondo è che lui pervade il mondo ma non ne viene in

nessun modo pervaso o modificato, Dio comprende il mondo ma non è compreso nel mondo , da queste riflessioni viene applicata l’etichetta + appropriata di panenteismo , letteralmente “tutto è in dio”, visione secondo la quale tutto è contenuto in dio, metafora della testuggine , quando è al di fuori della corazza si rende visibile, quando si ritrae non è + visibile ma è sempre presente, analogamente il mondo compare a seconda dei cicli periodici di manifestazione e di riassorbimento del mondo stesso ma Dio continua ad esistere, nel Kaṭha-upaniṣad 1,3,2-8 si trova una allegoria dell’uomo paragonato ad un carro, l’atman è il padrone del carro e il guerriero che lo sovrintende, la ragione è l’auriga del carro, la mente sono le redini, i sensi sono i cavalli, gli oggetti dei sensi sono l’arena e le strade da percorrere E’ sensibilmente presente la preoccupazione di mantenere viva una attitudine critica verso il dato religioso, che viene spesso e volentieri sottoposto a verifica empirica e sperimentale , questo atteggiamento critico e razionale si riverbera nel fatto che nelle upanisad vengono formulati per la prima volta, molti problemi che nella fasi successive della speculazione indiana riscuoteranno sempre maggiore attenzione, l’attenzione si sposta dall’assoluto verso l’individuo , dalla forza cosmica che regge il mondo (il brahman), verso il nucleo intimo della personalità umana, quel cuore pulsante che sta al di là di tutti gli involucri ( kosa ) che avviluppano il centro dell’essere, viene riconosciuto come il sé presente in tutti gli esseri e come uguale al brahman, la conoscenza e la comprensione di questo sé è la conoscenza suprema , ogni altra conoscenza si rivela inferiore, il metodo di conseguimento di tale conoscenza è graduale, passa attraverso le fasi dell’ascolto, del ragionamento, della meditazione approfondita e comporta la capacità di sceverare il principio del bene da quello del piacevole scegliendo il primo e tralasciando il secondo, la comprensione del sé è la beatitudine suprema , tale comprensione permette di raggiungere la verità che nega ogni tipo di molteplicità (nana), come bracciali, collane e orecchini non sono altro che nomi e forme del medesimo oro, così le differenze che si manifestano nel mondo sono più apparenti che reali, perché rimandano ad un’unica medesima realtà ultima , la realtà ultima che sfugge a ogni qualificazione verbale e a ogni concettualizzazione, può solo venire accennata indicandone alcuni attributi essenziali e il percorso che porta a essa può venire solo espresso in forma poetica Il sè ( atman ) è sempre soggetto di esperienza , ma non è mai riducibile a oggetto; le sue vicissitudini spaziano nei tre livelli della coscienza ordinaria , veglia, sogno, sonno profondo, ma riposano entro un quarto stato che sta a fondamento degli altri tre, e che in definitiva li ricomprende, il brahman è ciò dal quale gli esseri nascono, ciò entro il quale una volta nati vivono, cioè entro il quale una volta morti fanno ritorno; è caratterizzato come suo attributo principale dalla beatitudine Sono disponibili due percorsi post mortem , 1. Sentiero delle tenebre (via del fumo perché segue il percorso del fumo sacrificale), il cammino degli antenati, legato ai meriti rituali , che conduce al mondo della luna e riporta dopo la temporanea fruizione dei meriti celesti alla vita sulla terra, 2. Sentiero del fuoco , il cammino degli dei, legato alla gnosi (forma di conoscenza superiore di origine divina) accumulata, che conduce al brahman, al non ritorno, alla salvezza dalla rinascita, al sole o al mondo della verità, è il percorso della liberazione graduale, perché scalata in fasi riconoscibili, non immediata, 3. Cammino della resistenza a Yama , il dio dei morti , riservata a coloro che non hanno accumulato sufficienti obblighi rituali né abbastanza gnosi salvifica , che conduce a una rinascita immediata in forma animale o addirittura vegetale Elementi della letteratura upanisadica importanti sul piano filosofico :

un’attività produttiva , gli unici economicamente produttivi, contadini, artigiani, operai, mercanti, banchieri, chiunque produca, scambi o incrementi una qualche forma di ricchezza , associato al colore simbolico giallo che sono sia le messi mature sia l’oro , associati a stomaco e apparato digerenteSUDRA [sciudra], costituito dai servitori , attività di servizio ai tre gruppi precedenti , mansioni di servizio o accudimento alla società, colore simbolico nero , colore di cattivo auspicio , associati a gambe e piedi Ci sono altri gruppi che indicano delle posizioni intermedie a seconda del gruppo di appartenenza dei genitori: ● SUTA AURIGA BARDO , padre brahmano e madre guerriera, nati da mescolanza di colori ma molto importanti poiché diventano i consiglieri del re quindi quasi + importanti dei guerrieri ● AVARNA , senza colore , figli di commissioni di varna non auspicabili , sono circa l’80% della popolazione, solo 20% è varna, tollerati i casi in cui è l’uomo di rango sociale superiore, non tollerati casi in cui donna rango sociale superiore, basta che un brahmano calpesti la loro ombra per essere contaminato quindi segnalano la loro presenza con un campanellino

I GRUPPI DI NASCITA: JATI

Vera suddivisione del corpo sociale , “jati” significa nascita , gruppi sociali su base occupazionale , esistono varie classi a seconda della professione , jati numerosissime e molto diversificate al loro interno, migliaia, gruppi segmentati e diversificati al loro interno, danno vita al nome di famiglia , molto simile al nostro cognome, ogni gruppo ci fornisce tre tipi di informazione sui membri all’interno della jati:

  • sul tipo di lavoro tradizionale che quella jati ricopre
  • origine demografica della jati, in quale punto dell’India è nata, informazione meno attendibile perchè jati gruppo molto flessibile e mutevole, se sono in crisi possono decidere di spostarsi in un'area migliore, determina solo luogo origine
  • appartenenza religiosa della jati

VEDANGA “membra del veda”, SUTRA “aforismi”: letteratura ancillare,

sussidiaria e normativa di vario genere

La letteratura vedica si può suddividere come segue: 4 veda , 6 vedanga ( membra del veda ), 4 membra secondarie , 4 veda secondari (medicina, scienza dell’arco, musicologia e politica) giungendo così al numero 18 , dotato di valore simbolico di buon auspicio secondo un’interpretazione numerologica, veganda comprendono fonetica, metrica, grammatica, etimologia, astronomia e rituale il quale si suddivide in pubblico o solenne e privato o domestico , ben 4 dei sei vedanga riguardano la sfera del linguaggio e della riflessione su di esso dimostrando la centralità della linguistica nella visione del mondo indiana, la parte del vedanga dedicata al rituale si esprime mediante un genere destinato a grande fortuna nella letteratura grammaticale e speculativa filosofico-religiosa (darsana) ovvero attraverso il sutra , l’aforisma (letteralmente “filo”, con riferimento al filo che tiene unita la collana di perle) un mezzo di espressione che sacrifica la comprensibilità alla concisione , e che il più delle volte richiede un commento di appoggio per poter essere compreso al meglio, un sutra deve consistere in un piccolo numero di sillabe , contenere il succo di una dottrina , avere caratteristiche generali , non prevedere pause o digressioni,

e nemmeno difetti, a concisione e l’ellissi sono il suo pregio e la sua cifra stilistica (caratteristica unica), il commento può essere costituito dalla glossa estemporanea del maestro che illustra il sutra al discepolo che prima lo ha imparato a memoria, ma anche da una glossa autorevole composta e tramandata dapprima oralmente, poi messa per iscritto, anche per motivi tecnici (costo, scarsa reperibilità e deperibilità del materiale scritto) la tradizione indiana ha sempre privilegiato nello scritto la concisione , l’ellissi, lasciando all’esposizione orale la possibilità di un’espressione piana e distesa, l’origine dei sutra va ricercata probabilmente in un ambiente comune a ritualisti e grammatici, con la differenza che i sutra rituali sono normativi , sutra grammaticali sono descrittivi , al genere dei sutra si riallaccia tutta una serie di generi derivati, le strofe mnemoniche , glossa esplicativa di carattere compendioso , il commento più particolareggiato , con particolare predilezione per la composizione nominale e l’uso tecnico della riflessione dei casi per indicare diversi rapporti casuali, temporali, circostanziali e la delucidazione di stile più discorsivo , che esplicita ulteriormente il significato del testo glossato La gerarchizzazione del rapporto tra testo e commento si può articolare come segue: il primo supporto dell’aforisma è il commento breve ( vrtti ), sostanzialmente una parafrasi, che chiarisce esplicitando il procedere dell’argomentazione senza preoccupazioni stilistiche, successivamente interviene la glossa ( varttika ) che esamina criticamente il testo base con maggiore indipendenza di giudizio e si presenta come una successione di frasi nominali in prosa con qualche preoccupazione stilistica di concisione, la glossa ha il compito di chiarire quanto è rimasto inespresso o male espresso nel testo che viene sottoposto ad esegesi, se invece che in prosa è in versi si chiamerà “ glossa in strofe ”, il commento esteso ( bhasya ) è il commento ampio che spesso incorpora la glossa sistematizzandone le osservazioni in un disegno interpretativo coerente con gli scopi del suo autore, la difficoltà principale consiste nel fatto che alternativamente la glossa tende ad essere inglobata o nel sutra o nel commento esteso senza che spesso sia possibile sceverare i diversi autori che hanno contribuito alla nidificazione del testo commentato, vi sono poi commenti ulteriori che non rispondono ad una tipologia specifica, si chiamano discutimento , riflessione , spiegazione , uno dei pregi riconosciuti del sutra è la polisemia , da un aforisma di poche sillabe si possono sviluppare pagine e pagine di commenti, che possono dare luogo a una sovrabbondanza di interpretazioni divaricate e inconciliabili tra loro del testo base, la graduazione di difficoltà dei commenti fa riferimento a diverse tipologie di pubblico (discepoli principianti, studenti progrediti, maestri che intendono approfondire la dottrina), nel commento esteso trova sempre più spazio la stratificazione delle argomentazioni secondo una dialettica triassica che prevede: punto di vista preliminare , l’esposizione di un argomentazione sostenuta da un discepolo, punto di vista ulteriore , l’argomentazione di un personaggio che è prossimo al maestro ma non è ancora tale, conclusione definitiva , la conclusione definitiva del maestro autorevole I sutra costituiscono il punto di passaggio , per cui dall’ascolto ( sruti ) della voce non umana che insegna il veda ai veggenti e che copre i quattro livelli della scienza sacra (samhita, brahmana, aranyaka, upanisad) si passa alla memoria ( smrti ) di quella verità ascoltata dai veggenti che si esprime in parole umane, la memoria è interpretazione e aggiornamento dell’ascolto e si prefigge lo scopo di rendere accessibili i suoi contenuti, riservati ai membri maschi dei primi tre gruppi sociali, al quarto e alle donne

attualmente, si propone come fonte normativa di tipo esaustivo rispetto alla quale ogni altra fonte non può configurarsi che come riassunto, uno dei cinque Pandava è il co-protagonista del poema, Arjuna , figlio del dio Indra , prima che inizi lo scontro frontale tra i due eserciti schierati l’eroe Arjuna viene assalito da un dubbio, che è espressione di un intimo conflitto morale. Il suo dovere personale è quello della stirpe dei guerrieri, e consiste nell’affrontare impavido il combattimento. Ma la norma generale impone di non levare la mano su parenti e sul proprio maestro. L’arco cade di mano all’eroe affranto, che scivola sul pavimento del carro e dichiara di non voler combattere, dal momento che ciò comporterebbe un massacro tanto più esecrabile in quanto fratricida. Gli viene in soccorso il dio Krsna, consigliere prediletto dei Pandava e legato ad Arjuna da un profondo affetto. Questo il pretesto del dialogo tra i due, denso di insegnamenti morali, che si protrae per diciotto letture e comprende una mirabile epifania del dio, che si manifesta all’eroe per quello che è: non un semplice uomo e neppure dio tra i tanti, ma la divinità suprema che assume svariate forme senza esaurirsi in esse. Il nucleo etico del messaggio poetico del poema è che tra le due norme, quella personale e quella comune a tutti, debba prevalere la prima Il testo si incentra su insegnamenti relativi alla soteriologia (dottrina della salvezza), proponendo un’armonizzazione tra diverse possibili vie di salvezza, quella conoscitiva e quella etico-ascetico-rituale , che sfocerebbero in una superiore sintesi che le comprende trascendendole nella via devozionale, Arjuna deve dunque combattere, senza pensare che il destino di morte chi è già stato condannato dalla divinità dipenda invece da lui, che al contrario è chiamato a essere docile strumento del volere divino, il testo non è solo un trattato di etica, né un testo devozionale, è soprattutto opera di grande poesia , come tale apprezzata e imitata nella tradizione indiana, al punto di essere all’origine di un vero e proprio genere letterario , quello dei canti , dal punto di vista dottrinale comporta una sintesi tra diverse scuole, sostanzialmente samkhya e Vedanta, ma si tratta di un samkhya peculiare, definito epico nel quale è prevista la molteplicità non solo del principio soggettuale, ma anche del principio oggettuale. Per il samkhya epico a ogni principio soggettuale corrisponde un singolo principio oggettuale, e in un certo senso si può dire che l’universo sia costituito da una serie di piccoli mondi privati, in cui ciascun principio oggettuale interagisce con il proprio principio soggettuale, temi di argomento filosofico : tentativo di armonizzare un sistema sostanzialmente ateo come il samkhya con istanze di tipo teistico; la distinzione tra campo e conoscitore del campo, ossia tra principio oggettuale e principio soggettuale, tra oggetto e conoscitore dell’oggetto, ossia puro soggetto; la teoria di un principio divino supremo detto “purusa supremo”, che assume le caratteristiche di una divinità personale, Krsna che intrattiene un rapporto di devozione intenso e partecipato con il devoto (Arjuna); la teoria delle discese sulla terra (avatara) della divinità trascendente ogni qualvolta si manifesti la necessità di preservare il Dharma periclitante; un complesso rapporto dialettico tra signore supremo e potere di illusione cosmica; la distinzione tra percorso conoscitivo, rituale e devozionale armonizzatili e non concorrenti in quanto tutti subordinati al fine soteriologico I purana I purana sono strumento dell’educazione religiosa delle donne e dei servitori a cui è vietato lo studio del Veda , e per questo definiti “ quinto veda ”, affidati in primo luogo alla trasmissione orale e a opera di una gilda di aurighi-bardi, si compongono di una miscela non sempre armonica di materiali eterogenei : racconti e aneddoti con valore apologetico; strofe sentenziose, genealogie divine e umane; leggende e miti eziologici, magnificazioni di santuari e guadi sacri, riti e pratiche devozioni spesso radicati in un ambito territoriale specifico, il mito eziologico che spiega la diversificazione dei purana in differenti esemplari

che raccontano in linea di principio le medesime storie, fa riferimento a un unico purana primordiale di estensione iperbolica (un miliardo di strofe), per successive riduzioni frammentato in un corpus di 400.000 strofe, in diciotto parti. A un numero non troppo dissimile si arriva sommando i versetti dei testi puranici della tradizione maggiore, i diciotto mahapurana. Purana secondari upapurana , i purana contengono testi che trattano di miti, siano essi già presenti almeno in forma embrionale nel veda o negli itihasa o del tutto nuovi: tematiche comuni alla trattatistica dei tre fini dell’esistenza umana: gratificazione, utile, dovere e liberazione. - Descrizioni di carattere geografico, che costituiscono una guida per i pellegrini che intendano recarsi presso questo o quel guado sacro, presso questo o quel santuario. Spesso a questi manuali per pellegrini si affiancano operette tese a esaltare la devozione amorosa, più spesso inoltrandosi in minuti particolari relativi all’esecuzione di opere pie come il dono, o l’osservanza di un voto. - La parte più importante la svolgono le magnificazioni o celebrazioni di luoghi sacri o di istituzioni o pratiche veneralbili, che costituiscono un genere letterario a parte, che pur rappresenta la componente essenziale di molti purana. Alcune magnificazioni sono consapevoli della propria dignità letteraria e vengono tramandati come opere autonome, non affiliate ad alcuna antica storia - Elenco purana: Brahma- o Adipurana; padmaourana; visnupurana; vayupurana; sivapurana; bhagavatapurana; devibhagavatapurana; naradapurana; markandeyapurana; agnipurana; bhavisyapurana; brahmanpurana; vamanapurana; kurmapurana; matsyapurana; garudapurana; brahmandapurana. - La distinzione purana maggiori e secondari è artificiosa e posteriore, come dimostra il fatto che i diversi elenchi spesso comprendono testi che rientrano in entrambe le categorie - Tra i purana che presentano qualche interesse filosofico ci sono: visnu-, il vayu e il kurmapurana. Tenendo conto che si tratta pur sempre di una volgarizzazione non sempre scaltrita ma anzi piuttosto ingenua e andante di temi filosofici di interesse sacerdotale, non sostenuta da una vera consapevolezza del reale spessore delle problematiche di scuola - Rilievo particolare assumono le concezioni dello spazio e del tempo che danno vita a una cosmologia e a una cronologia destinate a grande fortuna: infatti, pur se nate in ambiente brahmanico, verranno, con opportune modifiche, accettate da più di una scuola estranea all’ambito sacerdotale, giungendo, a delineare una visione del mondo pressoché panindiana.

LO SPAZIO

Lo spazio - il mondo è eterno, senza principio e senza fine soggetto a cicli periodici di manifestazione e di dissoluzione. - La cosmologia puranica si appoggia su concezioni che saranno compiutamente sviluppate dalla scuola del samkhya, che prevede una dialettica incessante tra principio soggettuale cosciente (purusa) e principio oggettuale incosciente (prakrti), e le contaminazioni con posizioni marcatamente teistiche, con particolare attenzione per la figura di Visnu. - Il fondamento della realtà è chiamato indifferentemente prakrti (principio oggettuale), brahman (forza che sorregge il mondo) o avyakta (non evoluto): nella fase in cui il mondo non scaturisce ancora da questo principio il mito descrive la figura di Visnu-Narayana il quale soggiace assopito tra le spire del serpente cosmico che si libra sulle acque primordiali. - Il suo contraltare è il purusa, il macrantropo o maschio cosmico, talora identificato con Prajapati, il signore degli esseri soggetti a nascita, che a sua volta è la personificazione del sacrificio, essendo il primo essere che ha dato vita alla pratica sacrificale smembrando se stesso per dare origine al mondo. Il purusa è chiamato anche “embrione aureo”, e “demiurgo”, Brahma: ha le caratteristiche di un signore supremo, Isvara,

IL TEMPO

Il tempo - Il tempo ha come misura di base il periodo necessario a effettuare un battito di ciglia (nimesa), e generalmente viene computato mediante l’osservazione di fenomeni fisiologici prima che astrologici. - Il tempo umano è alla base della misurazione del tempo divino che ne costituisce un multiplo misurabile con precisione - 4 età di durata decrescente in proporzione dei numeri 4,3,2,1 cui corrisponde un progressivo deterioramento del Dharma

  • Il progressivo deteriorarsi del Dharma nella successione degli Yuga viene visualizzato ricorrendo all’immagine del toro del Dharma che si regge successivamente su 4,3,2 e infine su una sola zampa, a simboleggiare l’equilibrio periclitante del Dharma nell’epoca in cui viviamo. LE SCUOLE TEISTICHE DELL’HINDUISMO Hinduismo termine di derivazione persiana , ha origine geografica e natura esclusiva: fu impiegata dagli invasori musulmani dell’india per indicare gli abitanti del bacino del fiume Indo che non erano seguaci di una delle religioni del libro. Venne successivamente utilizzato per fare riferimento alla religione tradizionale indiana in epoca medievale e moderna in quanto distinta da correnti eterodosse come il Buddhismo e il jainismo, tre fasi della religione: vedismo , brahmanesimo e hinduismo che indicano la fase antica, classica e post classica dell’hinduismo.

SCUOLE VAISNAVA

LE FONTI

La fede visnuita (devota a Visnu), trova espressione già nel Mahabharata e nei purana e si articola a grandi linee in tre scuole , la produzione letteraria si può dividere in due ordini di fonti : quelle tantriche tendenzialmente mitologico-ritualistiche ( pancaratra e vaikhanasa ) che in ambito vaisnava prendono il nome di raccolte e quelle non tantriche tendenzialmente speculativo-devozionali ( bhagavata )

  • Raccolte del pancaratra : tradizionalmente fissate nel numero di 108, ma quelle effettivamente circolanti superano le 200, per un’estensione complessiva superiore al milione di strofe, nella teologia della scuola assumono importanza le t re emanazioni del dio supremo Vasudeva : Samkarsana , Pradyumna , Aniruddha (rispettivamente fratello, figlio e nipote di Krsna),
  • Raccolte dei vaikhanasa : si rifanno al veggente Vikhanas , considerato autore dei diversi Vaikhanasasutra dello Yajurveda
  • Produzione dei bhagavata : si richiama alle due mitiche figure dei veggenti Narada e Sandilya, letteratura commentariale, generalmente ancora poco studiata perché mal nota, che dà luogo alla produzione di commenti, raccolte di regole rituali, manuali, glosse illustrative, epitomi e trattati esplicativi, il compilatore del canone vaisnava in tamil “quattromila opere divine” è noto come Natamuni , il primo dei maestri che completarono l’opera degli sprofondati in dio
  • Yogavasistha : testo di epica filosofica che fa categoria a sè, redatto come dialogo tra Rama e il veggente Vasistha , il quale impartisce all’eroe un insegnamento che mira a presentare il mondo come una proiezione mentale , LA DOTTRINA La natura più teologica che filosofica dei testi vaisnava è comprovata dall’importanza delle tassonomie e gerarchie del divino, che si esplicita nelle concezioni di discese sulla terra ed emanazioni, Avatara : è una discesa sulla terra della divinità suprema che si può verificare in modo completo , in cui la persona divina è completamente calata nella forma tangibile, e in modo parziale , in cui la persona divina mantiene la sua permanenza celeste e si manifesta solo in una particola di sé nel mondo terrestre, dieci membri che vanno dalla forma animale, a quella semiseria, a quella umana: Matsya (pesce), Kurma (testuggine), Varaha (cinghiale), Narasimha (uomo-leone), Vamana (nano), Parasurama (Rama con la scure), Rama (figlio di Dasaratha), Krsna, Buddha, Kalkin Krsna è uno degli avatara di Visnu più importanti , è a sua volta protagonista di una complessa costruzione teologica che lo vede al centro di un cosmografia familiare articolato nella gerarchia delle emanazioni (Vyuha) Buddha viene sussulto a scopo dossografico il fondatore del Buddhismo , considerato discesa della terra Visnu per confondere i deboli di intelletto e affrettare la maturazione dei tempi che porterà alla catastrofe la quale chiude il ciclo di un evo cosmico Kalkin è una figura messianica dai tratti sinistri , l’avatara del futuro che ha lo scopo di portare a compimento la catastrofe conclusiva del ciclo
  • Yogavasistha adotta l’espediente narrativo (definito “cornice arretrante” da Doniger a indicare le unificazioni dei racconti incastonati nei diversi livelli del racconto cornice) del dialogo tra Rama e il veggente Vasistha , il quale impartisce all’eroe un insegnamento che mira a presentare il mondo come una proiezione mentale, vengono approfondite criticamente e impiegate senza risparmio immagini (il serpente e la corda come metafora dell’errore; il figlio della donna sterile come metafora dell’impossibilità; il corvo e la palma come metafora del caso) onnipresenti nella letteratura indiana, sia narrativa sia filosofica, le parti speculative sono spesso interrotte da episodi narrativi , con il valore simbolico e allegorico , la sensazione di disorientamento che coglie il lettore, che spesso non ricorda più chi sta raccontando cosa, smarrito nei livelli successivi, è scaltramente voluta , per suscitare quella sensazione di stupore, di spaiamento, che meglio può veicolare alcune concezioni dure da digerire, come l’idea che il sogno sia più reale della veglia, che il mondo esterno sia una proiezione della mente, che l’identità personale sia fluida, variabile, non fissa ma soggetta a continue trasformazioni, la filosofia di questo testo costituisce il tentativo di travasare un contenuto filosofico in una forma narrativa a adeguata , di confezionare una veste narrativa perfettamente confacente a un corpo speculativo, la parte narrativa non è strumentale in senso ristretto; l’ascolto o la lettura dell’opera sono parte essenziale del suo contenuto salvifico, l’orientamento prevalente è il non dualismo Advaita , l’ontologia narrativa ha bisogno di raccontare storie e di presentare immagini, perché non è in grado di affidarsi per proporre il proprio modello epistemologico ai mezzi di conoscenza valida riconosciuti dalla maggior parte delle scuole, se i pramana non ci aiutano a raggiungere la conoscenza è perché la conoscenza procede per invalidazione , si ottiene quando un livello di esistenza che si riteneva reale si dimostra irrileale, quando un livello di esistenza che si riteneva irreale si dimostra reale, quando la distinzione stessa tra livelli di esistenza sfuma, quando ogni precedente certezza di

per cui solo la coscienza ha spessore ontologico e il mondo esterno promana da essa come suo principio archetipico: lo spazio della coscienza, pur essendo vuoto, consiste di particole, che sono semplicemente le singole esperienze di autoconsapevolezza, soggette a diventare singoli oggetti di esperienza. - Si affronta il tema della causalità esaminando le posizioni contrapposte dell’arbitrarietà totale e del totale determinismo. La prima posizione viene illustrata dalla regola del corpo e della palma (un corvo si trova per caso sotto una palma, una noce di cocco gli cade sul capo e lo uccide). - L’ignoranza è distinta in nescienza primordiale e conoscenza erronea; i due termini sostanzialmente si equivalgono, senza che l’uno prevalga sull’altro. Il concetto di nescienza primordiale viene letto in chiave funzionale, serve a indicare la nescienza primordiale ma non può essere a sua volta reificato; indica meramente l’errore ontologico o quello percettivo e inferenziale, ma non rimanda a una realtà esistente, è puramente l’oscuramento momentaneo dell’essere in quanto coscienza, suscettibile di essere superato nel processo di liberazione.

SCUOLE SAIVA

LE FONTI

Si dividono le fonti in agamiche e non agamiche: la scuola che si rifà alla figura di Siva Pasupati , “signore degli animali legati al laccio” ha una letteratura extra-agamica piuttosto antica, il Pasupatasutra è uno dei testi principali, le tradizioni agamiche , ossia le scuole speculative che agli agama si riallacciano in varia misura, solitamente sono raggruppate con criterio geografico :

  • Corrente settentrionale del kasmir (composta da un fascio di scuole: kula, trika, spanda, pratyabhijna e krama) di tendenza non-dualistica
  • Corrente meridionale di orientamento dualistico , saivasiddhanta con produzione sia in sanscrito che in tamil
  • Corrente centromeridionale del Karnataka , di propensione devozionale-speculativa, con produzione sia in sanscrito sia in Kannada e altre lingue dravidiche
  • Agama: “ciò che è stato tramandato”, “tradizioneLA DOTTRINA La dottrina pasupata condivide con quella dello saivasiddhanta la concezione della triade fondamentale , che si oppone al Signore, la pluralità dei principi coscienti individuali (definiti bestiame) e il legame che li incatena, rispettivamente pati ( siva ), pasu (etimologicamente l’animale legato che costituisce la vittima sacrificale , il singolo soggetto alla trasmigrazione) e pasa (il laccio ), lo saivasiddhanta si definisce come non dualismo puro e significa che dualità è reale ma inseparabile dall’identità entro la coscienza divina: il mondo con i suoi legami e i suoi principi coscienti individuali, pur essendo reali e non illusori, sono inseparabilmente uniti a dio che rappresenta la realtà ultima - pati è la categoria suprema , entro la quale si risolvono pasu e pasa. A tale triade non è assegnata nelle scuole kasmire dignità ontologica, dal momento che l’unica realtà esistente è Siva. - Il signore, pati , è per lo saivasiddhanta sia immanente sia trascendente , della forma dell’universo, più dell’universo. - Pati pervade le otto forme : terra, acqua, fuoco, vento, spazio, sole, luna e uomo. L’evoluzione del mondo dal pati è una forma di dottrina dell’evoluzione del principio oggettuale e in quanto tale si oppone alla dottrina dell’evoluzione del brahman - I pasu per lo sivaismo kasmiro non si rivelano altro che

volontarie autolimitazioni della realtà ultima , che ben lungi dal subire una menomazione a causa del suo parcellizzarsi, esplica anzi ciò facendo una delle sue caratteristiche individuanti: la potenza di libertà. - I pasa sono gli strumenti mediante i quali viene attuata la moltiplicazione dell’uno. Se ne può parlare in termini di realtà indipendenti solo dal punto di vista della verità relativa o mondana, dacché da quello della denominazione dei diversi modi e aspetti di operazione della volontà divina, destituiti d’ogni carattere entitativo. - Lo saivasiddhanta considera invece i pasu come particole spirituali ontologicamente distinte dal pati, caratterizzate da congiunzione con volizione, conoscenza e azione; e i pasa come entità senza principio, non suscettibili di essere ulteriormente spiegate, ma accettate come dati di fatto derivanti sia dall’esperienza sia da fonti autoritative. - Il signore appartiene all’ambito della causa; l’animale legato e il legame all’ambito dell’effetto - Il legame è una maculazione (mala) triplice (secondo lo saivasiddhanta e le scuole kasmir) costituita dal fatto stesso di essere un individuo (anavamala) (maculazione particuliforme), dal meccanismo karmico (karmamala) e dall’illusione (mayaiyamala) - Lo saivasiddhanta delinea una gerarchia fra i tre mala : essa vede da un lato la prima maculazione come connaturato, dall’altro la seconda e la terza come avventizi. I pasu legati da tutte e tre le maculazioni si dicono “accompagnati dal kala”, quelli legati solo dalla prima e la seconda sono detti “privi di kala grazie alla dissoluzione”; quelli legati solo dalla prima sono detti “privi di kala grazie alla coscienza”. - Le quattro vie di liberazione sono: condotta osservante, azione rituale, disciplina e conoscenza (i 4 pana); il tipo di devoto che vi si conforma segue rispettivamente il modello del servo, del buon figliolo, dell’amico e di colui che è; la condizione cui danno accesso è la coabitazione nello stesso mondo con dio, la vicinanza con lui, la comunanza di forma con lui, l’unione con lui. - La discesa della grazia divina è nota come “caduta di potenza” - La caratteristica individuante del pasu consiste nella capacità di identificarsi con il proprio oggetto. Nel momento in cui riesce a disidentificarsi dai legami (pasa) e dalla propria condizione di animale legato (pasu), che è solo accessoria, ottiene l’identificazione con il signore (pati), la quale costituisce la liberazione La carriera dell’adepto della scuola pasupata si articola secondo un meccanismo pentadico, che comprende otto penati, riguardanti rispettivamente: • Lo stato dell’asceta , il suo status all’interno del corpo sociale e dell’ordine ascetico. Lo stato sarà manifesto, se in esso la condotta dell’adepto è pubblica; immanifesto, quello in cui l’adepto vive in incognito tra la gente comune, dedicandosi a un atteggiamento antinomistico che ha lo scopo specifico di azzerare il suo debito karmico; di vittoria, intesa come trionfo sui sensi; di rescissione dei legami residui; di cessazione della condizione di schiavitù • Il luogo in cui si svolge la pratica specifica. Il luogo sarà la dimora presso il maestro in qualità di apprendista; la dimora nel mondo sotto mentite spoglie; la caverna in cui si medita; il campo di cremazione che consente di svelare la vera natura dei fenomeni; la coabitazione con Ruda. • La forza specifica che viene sviluppata. La forza sviluppata sarà la devozione per il maestro; la pace della mente; il dominio degli opposti (caldo e freddo, piacere e dolore e simili); il merito; l’attenzione costante. • L’impurità che quello stadio permette di superare. L’impurità rimossa sarà la conoscenza erronea; il demerito; le cause di attaccamento; la devianza; la condizione di animale legato. • La purificazione attraverso la quale si rimuove l’impurità. La purificazione sarà la rimozione della nescienza; del demerito; delle cause di attaccamento; della devianza; della condizione di animale legato • Il mezzo di rimozione. La metodologia sarà l’impregnazione attraverso la dottrina; la condotta animistica; la ripetizione del nome divino e la meditazione; il perenne rammemoramento di Rudra; la grazia divina • L’attingimento conseguito. L’attingimento sarà la conoscenza; l’ascesi; la perenne presenza di dio; la fissità dell’attenzione su Rudra; il compimento finale,