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Gadda (Monografia di Patrizi), Sintesi del corso di Letteratura Contemporanea

Riassunto della monografia su Carlo Emilio Gadda di Patrizi

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020
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Gadda
Giorgio Patrizi
I. Le origini milanesi
Carlo Emilio Gadda nasce a Milano il 14 novembre 1893, da Francesco Gadda e Adele
Leher, seconda moglie. Vanta da parte di padre discendenze dalla nobile famiglia dei Ripamonti. La
nonna Paola, aristocratica lombarda anticonformista, sposa Francesco, magistrato ma figlio di
fornaio. Dal matrimonio nascono dieci figli. Il maggiore, Giuseppe, è patriota, prefetto, senatore,
ministro del Regno d'Italia e autore di un volume di Ricordi e Impressioni (parodizzato nel racconto
San Giorgio in casa Brocchi).
Il padre di Gadda, Francesco Ippolito, è l'ultimogenito: inetto negli affari, si rovinerà dopo
aver aperto un negozio della seta. In Villa in Brianza e nella Cognizione Gadda ne presenta un
ritratto satirico. Francesco, vedovo e con una figlia di nome Emilia, dopo il matrimonio sposa in
seconde nozze, e a più di cinquant'anni, l'insegnante di francese Adele Lehr, vent'anni più giovane.
Dal matrimonio nascono tre figli: Carlo Emilio, Clare ('95) e Enrico ('96). La famiglia di Adele è
composta per lo più da soldati e da ciò Gadda ritiene di aver ereditato quel senso di dovere e di
rigore che ha segnato la sua esistenza. Gadda descrive la madre come una donna fredda e ferma,
sottolineando in più occasioni la severità dell'educazione che, oltre alla difficoltà economica, aveva
caratterizzato la sua infanzia.
Gadda frequenta le classi elementari comunali, poi si iscrive al miglior liceo di Milano, il
“Parini”, dove nel 1912 si diploma a pieni voti. Dall'età di 18 anni inizia a frequentare la Biblioteca
del Circolo Filologico. Assecondando il desiderio, quasi volere, della madre si iscrive al Politecnico
per gli studi di ingegneria industriale elettronica, pur preferendo la filosofia. Ancora studente, nel
1915 si arruola con grande entusiasmo per la Guerra nel V reggimento degli Alpini, ma l'esperienza
è fallimentare e presto si rivela come una sconfitta a livello personale dopo Caporetto. Viene
rinchiuso in un campo di prigionia a Rastatt, in Germania, la cui durezza è mitigata dall'incontro di
altri due letterati: Bonaventura Tecchi e Betti. Questa esperienza si ritrova in due opere di Gadda:
Castello di Udine ma soprattutto in Giornale di guerra e di prigionia.
Rientrato a Milano nel gennaio del 1919, Gadda apprende la notizia della morte del fratello
Enrico durante un'esercitazione l'anno precedente. Il lutto non lo abbandonerà mai. Riprende gli
studi e si laurea in ingegneria nel 1920. Subito dopo inizia a lavorare. Prima in Sardegna, poi a
Milano. Nel dicembre del 1921 aderisce al Partito Nazionale Fascista. Nello stesso periodo si
iscrive alla facoltà di Filosofia a Milano, ma nel 1922 interrompe gli studi per trasferirsi in
Argentina dove trascorre due anni (fondamentali per la scrittura della Cognizione del dolore).
Rientra a Milano e mette da parte la professione di ingegnere per riprendere gli studi in
filosofia e, mirando alla vittoria di un premio in denaro della Mondadori, inizia a scrivere un
romanzo: Racconto italiano di ignoto del Novecento, che resta solo un abbozzo preparativo e che
vedrà le stampe solo nel 1983. Sostiene dunque gli esami, mai dati fino ad allora, e intorno al 1928-
1929 scrive la sua tesi, Teoria della conoscenza nei “Nuovi saggi” di G. W. Leibiniz, dalla quale
trarrà spunti per la creazione del trattato filosofico Meditazione milanese (pubblicato anch'esso
postumo nel 1974). Con questa tesi, ma discussa, Gadda sapeva di poter ottenere un posto come
bibliotecario presso l'Università fiorentina. Nello stesso periodo inizia a scrivere il romanzo
incompiuto La meccanica (edito nel 1970). Dal 1925 fino al 1931 Gadda riprende il lavoro di
ingengere. Nel 1931 pubblica il suo primo libro, La Madonna dei filosofi, raccolta di prose già
pubblicate sulla rivista fiorentina “Solaria”, alla quale nel 1934 segue l'altra raccolta Il castello di
Udine, vincitrice l'anno seguente del Premio Bagutta. Nel 1934 conosce a Roma Gianfranco
Contini, con il quale instaura una duratura amiciza.
Nell'aprile del 1936 muore la madre. Gadda sgombra l'appartamento milanese dove è morta
e vende subito la villa di Longone (venduta nel 1937), non senza sensi di colpa. Nel 1937 inizia la
scrittura della Cognizione del dolore. “La letteratura” ne pubblicherà delle parti, ma il volume
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Gadda

Giorgio Patrizi

I. Le origini milanesi

Carlo Emilio Gadda nasce a Milano il 14 novembre 1893 , da Francesco Gadda e Adele Leher, seconda moglie. Vanta da parte di padre discendenze dalla nobile famiglia dei Ripamonti. La nonna Paola, aristocratica lombarda anticonformista, sposa Francesco, magistrato ma figlio di fornaio. Dal matrimonio nascono dieci figli. Il maggiore, Giuseppe, è patriota, prefetto, senatore, ministro del Regno d'Italia e autore di un volume di Ricordi e Impressioni (parodizzato nel racconto San Giorgio in casa Brocchi ). Il padre di Gadda, Francesco Ippolito, è l'ultimogenito: inetto negli affari, si rovinerà dopo aver aperto un negozio della seta. In Villa in Brianza e nella Cognizione Gadda ne presenta un ritratto satirico. Francesco, vedovo e con una figlia di nome Emilia, dopo il matrimonio sposa in seconde nozze, e a più di cinquant'anni, l'insegnante di francese Adele Lehr, vent'anni più giovane. Dal matrimonio nascono tre figli: Carlo Emilio, Clare ('95) e Enrico ('96). La famiglia di Adele è composta per lo più da soldati e da ciò Gadda ritiene di aver ereditato quel senso di dovere e di rigore che ha segnato la sua esistenza. Gadda descrive la madre come una donna fredda e ferma, sottolineando in più occasioni la severità dell'educazione che, oltre alla difficoltà economica, aveva caratterizzato la sua infanzia. Gadda frequenta le classi elementari comunali, poi si iscrive al miglior liceo di Milano, il “Parini”, dove nel 1912 si diploma a pieni voti. Dall'età di 18 anni inizia a frequentare la Biblioteca del Circolo Filologico. Assecondando il desiderio, quasi volere, della madre si iscrive al Politecnico per gli studi di ingegneria industriale elettronica, pur preferendo la filosofia. Ancora studente, nel 1915 si arruola con grande entusiasmo per la Guerra nel V reggimento degli Alpini, ma l'esperienza è fallimentare e presto si rivela come una sconfitta a livello personale dopo Caporetto. Viene rinchiuso in un campo di prigionia a Rastatt, in Germania, la cui durezza è mitigata dall'incontro di altri due letterati: Bonaventura Tecchi e Betti. Questa esperienza si ritrova in due opere di Gadda: Castello di Udine ma soprattutto in Giornale di guerra e di prigionia. Rientrato a Milano nel gennaio del 1919, Gadda apprende la notizia della morte del fratello Enrico durante un'esercitazione l'anno precedente. Il lutto non lo abbandonerà mai. Riprende gli studi e si laurea in ingegneria nel 1920. Subito dopo inizia a lavorare. Prima in Sardegna, poi a Milano. Nel dicembre del 1921 aderisce al Partito Nazionale Fascista. Nello stesso periodo si iscrive alla facoltà di Filosofia a Milano, ma nel 1922 interrompe gli studi per trasferirsi in Argentina dove trascorre due anni (fondamentali per la scrittura della Cognizione del dolore ). Rientra a Milano e mette da parte la professione di ingegnere per riprendere gli studi in filosofia e, mirando alla vittoria di un premio in denaro della Mondadori, inizia a scrivere un romanzo: Racconto italiano di ignoto del Novecento , che resta solo un abbozzo preparativo e che vedrà le stampe solo nel 1983. Sostiene dunque gli esami, mai dati fino ad allora, e intorno al 1928- 1929 scrive la sua tesi, Teoria della conoscenza nei “Nuovi saggi” di G. W. Leibiniz , dalla quale trarrà spunti per la creazione del trattato filosofico Meditazione milanese (pubblicato anch'esso postumo nel 1974). Con questa tesi, ma discussa, Gadda sapeva di poter ottenere un posto come bibliotecario presso l'Università fiorentina. Nello stesso periodo inizia a scrivere il romanzo incompiuto La meccanica (edito nel 1970). Dal 1925 fino al 1931 Gadda riprende il lavoro di ingengere. Nel 1931 pubblica il suo primo libro, La Madonna dei filosofi , raccolta di prose già pubblicate sulla rivista fiorentina “Solaria”, alla quale nel 1934 segue l'altra raccolta Il castello di Udine , vincitrice l'anno seguente del Premio Bagutta. Nel 1934 conosce a Roma Gianfranco Contini, con il quale instaura una duratura amiciza. Nell'aprile del 1936 muore la madre. Gadda sgombra l'appartamento milanese dove è morta e vende subito la villa di Longone (venduta nel 1937), non senza sensi di colpa. Nel 1937 inizia la scrittura della Cognizione del dolore. “La letteratura” ne pubblicherà delle parti, ma il volume

uscirà presso Einaudi nel 1963. La Milano dell'ultimo decennio del XIX secolo era una vivace città industriale, che andava riscrivendo la propria fisionomia in un avvio i capitalismo capace di ridisegnare totalmente non solo il profilo urbano ma anche il modo di vivere e gli scambi sociali. Tutta questa modernizzazione la ritroviamo nelle note dell' Adalgida. Francesco Ippolito Gadda sarà ricordato dal figlio con acre, aggressiva ironia, come un “signore lombardo devoto alle memorie di famiglia e inetto agli affari”. Così come sarà ricordata la durezza della propria educazione da parte di sua madre definita “vessatrice”. All'interno di un contraddittorio rapporto con Milano, Gadda va maturando un umore ora risentito ora attento alla concretezza di una quotidianità calata nel fare e nel costruire: e di una lingua tesa a organizzare e comunicare questo modo di agire e di conoscere. Come milanese Gadda incontra una situazione di stimolante ibridismo. La formazione di Gadda è prettamente “meneghina”, nella quale si mescolano alla cultura scientifica e positivistica (maturata presso il Politecnico), un rapporto risentito verso il proprio ambiente. Se però Gadda da una parte non sopporta Milano (la definisce “brutta e mal combinata città” in Libello nel 1938), dall'altra loda le prove di risistemazione urbanistica, si mostra fiducioso verso le politiche di disciplina e direzione del fascismo (nel 1936 in un articolo arriva a elogiare “l'alto e illuminato consiglio del Duce”). Nel 1940 Gadda decide di abbandonare per sempre la professione di ingegnere e si trasferisce a Firenze e vi resta per un decennio. Se da una parte attraversa il periodo più misero a livello economico insieme alla propria infanzia, arrivando anche a trovarsi tra gli sfollati di guerra, Gadda si inserisce anche negli ambienti di “Solaria” e frequenta grandi intellettuali quali Bo, Landolfi, Montale e De Robertis. In mezzo a loro si muove “goffamente”. Il 5 dicembre 1949 si svolge una riunione con Angioletti, Seroni, Piccioni e buona parte degli intellettuali locali per definire la nascita di “Approdo” che doveva diventare, anche grazie a Gadda, il fondamentale contenitore dei servizi culturali della giovane Radio Televisione Italiana. Nell'ottobre del 1950 Gadda si trasferisce a Roma definitivamente, dove per interessamento di Angioletti è assunto come giornalista alla Rai. Vi rimane fino al 1957, dopo aver lavorato al Terzo Programma, insieme ad altri autori come Eco e Arbasino. Si dimette su insistenza dell'editore Garzanti che premeva perché fosse terminato il Pasticciaccio , edito infatti nel 1957. Questo segna il grande successo di critica e pubblico per Gadda, tanto da arrivare nel 1963 alla stampa della Cognizione. Sono gli anni in cui la Neoavanguardia lo riconosce come proprio nume tutelare, mentre la critica formalista, dopo l'interesse e la scrittura di un'introduzione alla Cognizione da parte di Contini, lo celebra come uno dei massimi prosatori del Novecento. Ma Gadda non ama i riflettori e passa il resto della sua vita isolato nel suo appartamento in via Blumensthil. Morirà il 31 maggio

II. La formazione tra letteratura e filosofia: diario, meditazione, prove di

romanzo

I. Alle origini dell'espressionismo

Nel 1912 Gadda è studente presso il Politecnico. In questi anni stringe amicizia con tre compagni di corso: Ambrogio Gobbi, Domenico Marchetti e Luigi Semenza. Questo legame durerà per tutta la loro vita, pur sfaccettandosi in breve tempo. Abbiamo notizia dei loro rapporti grazie agli epistolari Gadda-Gobbi e Gadda Marchetti (la sorella, avviene durante la Prima Guerra Mondiale, Gadda si era infatuato di lei, ma chiede spesso del fratello di lei, non si va oltre ossequi e smelensaggini). In queste lettere troviamo già tratti della scrittura gaddiana: la costruzione nominale del discorso, il procedimento per accumulazione con funzione specificativa, la preparazione dell'effetto comico con la fusione della maniera “umoristico ironica” (apparentemente seria) e “umoristico-seria” (manzoniana)^1. Gadda mostra in queste lettere la vocazione al comico, togliendo alla guerra l'aspetto tragico in favore del grottesco (paragona nella prima lettera a Gobbi del 30 giugno del 1915 la vita in guerra come ad un bestiario). Le uniche pagine serie, “alte”, sono quelle (^1) Questo Gadda lo scrive nel Racconto italiano.

Da segnalare la serie di articoli sui metalli leggeri iniziata il 2 settembre del 1931 sull'”Ambrosiano” ed accolta positivamente da Arnaldo Mussolini, fratello del Gran Merdone e direttore del “Popolo d'Italia”. La rivista del fratello del Merdone si interesserà a Gadda, ricordandolo in più occasioni per la sua competenza. Quando Gadda inizierà il lavoro perso la Società Ammonia Casale di Roma dove costruirà impianti per la produzione di ammoniaca, nel 1925, inizierà anche a riportare l'esperienza in articoli per l'”Ambrosiano” e per la “Gazzetta del Popolo”. Il rapporto tra il linguaggio semplicemente esplicativo del referto tecnico e il colpo d'ala di un periodo che si dilata verso la prova di letterarietà diviene sempre più complesso e articolati. Scrive anche sull'Etiopia come colonia italiana: Le risorse minerarie del territorio etiope. Sono gli anni in cui ha fiducia nel regime fascista, tanto da scrivere l'articolo in favore della campagna d'Africa La donna si prepara ai suoi compiti coloniali.

V. I conti con la filosofia: Meditazione milanese

Nel 1974, l'anno dopo la morte di Gadda, nel pieno fervore della riscoperta delle opere gaddiani, Roscioni cura l'edizione critica di Meditazione milanese , i tanto attesi (ma da chi?) taccuini di studio che lo scrittore aveva redatto tra il maggio ed il giugno del 1928, rivisti poi tra il luglio e l'agosto. Il testo si presenta come una serie di annotazioni per la propria tesi su Leibiniz. Alcune scelte stilistiche “eccentriche” mostrano come la Meditazione sia un testo fondamentale per capire sino in fondo l'atteggiamento di Gadda tra letteratura e filosofia ed il suo approccio alle tematiche letterario impregnate di problematiche speculative, estetiche, etiche, gnoseologiche. Roscioni, nella ricostruzione del testo, mostra quanto la ricerca di un pensiero metaletterario sia fondamentale in Gadda.

III. I modi del racconto

I. Gadda, Manzoni, il Barocco

Manzoni compare fra gli oggetti di ammirazione di una pagina del giornale di guerra stilata a Edolo il 7 settembre del 1915. Manzoni è il maestro del “metodo di analisi” che permetterebbe di comprendere i “mali presenti degli uomini” e di correggerli. Gadda rimanda al metodo manzioniano di “osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare” com'è definito nel finale del capitolo XXXI dei Promessi sposi. Già nelle pagine del Racconto italiano emerge l'autore dei Promessi sposi come un “modello di un realismo gnoseologico e satirico” che diventa un punto di riferimento obbligato delle scelte narrative. Ma troviamo nell' Apologia manzoniana (prima stesura nel Racconto italiano datata 1924 e poi nel 1927 edizione definitiva presso “Solaria”) lo scritto che meglio veicola questo passaggio, dalle prime riflessioni teoriche a una interpretazione “militante” del ruolo di Manzoni nella cultura moderna. Il Barocco è per Gadda una condizione della creatività.

II. Verso la letteratura. La costruzione del romanzo: Racconto italiano di ignoto

del Novecento

Nel marzo del 1924, dopo essere tornato dall'esperienza sudamericana con un po' di soldi, Gadda decide di abbandonare il mestiere di ingegnere per dedicarsi ad un'opera letteraria, cogliendo l'occasione fornita dal bando della Mondadori, collegato al “Manifesto della giovane letteratura” del 1923, che dava in premio 10.000 lire per un romanzo inedito. Gadda era preoccupato: stava abbandonando un lavoro certo e redditizio per imbarcarsi in un'impresa dal dubbio esito. La pulsione alla scrittura è però da sempre dentro l'ingegnere (lo scrive anche negli Appunti autobiografici del 1934), il problema è che il bando del concorso ha una scadenza troppo ravvicinata e quindi Gadda non riesce a completare l'opera. Resta di quel progetto solo una notevole bozza, notevole nel senso di parecchio massiccia. Pur presentando varie ingenuità narrative e non poco trascurabili approssimazioni, la bozza ci mostra l'idea gaddiana del narrare: è un progetto che si pone come prospettiva di una scrittura che organizzi gli umori e i rapporti con il mondo e le modalità di conoscenza e rappresentazione di tipi umani, comprovando la caratteristica pulsione primaria di Gadda che è lirica.

III. Verso la letteratura: le parole della materia

C'è un filo rosso che pare guidare il percorso dei testi gaddiani tra razionalità ed emotività. Le pagine di Gadda sono attraversate da una vera e propria ossessione della materia, anzi della materialità : quello che insomma, per Gadda, sembra costituire il fondo della realtà degli oggetti e a cui occorre far riferimento per giungere alla verità delle cose, delle categorie, dei giudizi. Nei saggi raccolti in I Viaggi, la morte è possibile sottolineare la tensione costante a definire quello che potremmo chiamare il linguaggio, anzi i linguaggii della materia. I primi saggi di questa raccolta apparvero su “Solaria” nel 1927 fino al 1929. il più lontano nella raccolta è quello che le dà anche il titolo e che propone, dietro la lettura del baudleriano Le voyage e del Bateau ivre di Rimbaud, una meditazione sulla fondazione spazio-temporale della categoria del soggetto, verificata attraverso la classica figura del “viaggio”. In futuro, intorno al 1940-1950, la dissoluzione del ruolo del soggetto come protagonista è garantita dal linguaggio maccheronico. Ricorrendo a prospettive derivate dalla psicanalisi, Gadda scrive pagine di radicale condanna dell'”idolo io”. Anche la visione della realtà come dinamica di relazioni secondo le quali la materia si organizza e razionalizza contribuisce alla disgregazione dell'io. Se la realtà è disgregata e sfaccettata, anche il linguaggio da utilizzare deve essere così, altrimenti non si rappresenta una rappresentazione della realtà ma dell'irrealtà. Altro problema è quello morale, che però viene analizzato nella Meditazione : Gadda distingue tra “bene di I grado (o fisiologico)” e “bene di II grado (creativo o inventivo o euristico o finale)”.

IV. La storia letteraria come racconto delle parole: Gadda lettore di un manuale

di letteratura italiana

Come visto, Roscioni descrive nella sua biografia gaddiana, per gli anni attorno al 1924-25, la costante pratica contemporanea del lavoro di ingegnere e dell'attività letteraria. Una simile procedura di studio viene confermata dai tre volumi di un manuale di letteratura italiana conservato nel fondo Gadda della Biblioteca del Curcardo di Roma, uno dei libri più annotati dell'intero corpus : Mmanuale di letteratura italiana di Bacci-D'Ancona, edito a Firenze da Le Monnier tra il 1913 ed il 1915. Non è chiaro quanto Gadda si sia soffermato sulle pagine del volume, ma dalle sue annotazioni sembra più interessarsi a questioni apparentemente marginali (come le notizie su Brunetto Latini, Jacopo da Lentini o Guittone, Poliziano, Benedetto Varchi, Berni o Machiavelli, Giovanni della Casa, Francesco da Barberino). Le annotazioni gaddiane possono essere lette secondo prospettive diverse:  Privilegiare da un lato l'attenzione al piano dell'informazione storica  Attenzione per le parole che il testo propone  Attenzione per Machiavelli (che ritornerà in più opere come Meraviglie d'Italia in relazione alla Mandragola o Eros e Pirapo in relazione al Principe )

V. La memoria del testo e il senso della macaronea: la parole in scena

Il tema del linguaggio macaronico è affrontato da Gadda in uno scritto del 1947, Fatto personale... o quasi , riprendendo un intervento del 1942, Lingua letteraria e lingua d'uso , ma la migliore e più articolata dissertazione sul macaronico la troviamo nel saggio Arte del Belli del 1945. È un importante percorso quello che conduce attraverso la riflessione gaddiana sui modi dell'espressione e i rapporti di questi da un lato con la tradizione, dall'altro col soggetto da cui l'espressione si muove. Da questo rapporto complesso nasce la dimensione peculiare dello stile, come nella lezione derivata dai teorici dello stilcritik, secondo i quali i tratti caratterizzanti le scelte linguistiche e stilistiche si determinano all'incrocio delle due prospettive di individuo e tradizione. La prospettiva gaddiana si costruisce in una evidente tensione al riconoscimento di uno spessore della parola, secondo quell'attenzione che ha sempre caratterizzato l'approccio dello scrittore alla riflessione e alle scelte lessicali. Spessore che si costituisce come “memoria” della parola, in senso storico-linguistico ed espressivo. Contini in calce alla Cognizione nel 1963 collocava lo stile espressionista di Gadda nel contesto di una lunga e complessa vicenda, fatta di distruzioni, innovazioni, sperimentazioni: una

Pozza, apparvero su varie testate tra il 1939 ed il 1945. Sono due i tratti che immediatamente colpiscono il lettore:  La scelta linguistica che privilegia un italiano arcaico  La couche moraleggiante o di aneddotica brillantezza Voluta da Neri Pozza, la Nota bibliografica sembra offrirsi a Gadda come l'occasione per enfatizzare la propria scelta stilistica. La scelta dell'uso della lingua arcaica si colloca nella storia filologica-linguistica di Gadda insieme al macaronico del Giornale ed al toscano colto di Eros e Priapo. Tutto è collegato dal filo rosso della ricerca linguistica che mira alla rappresentazione del reale. Esibendo la propria tecnica di riscrittura, oramai tipica, arriva a riproporre all'interno della raccolta stesure diverse della medesima favola. I testi sono accompagnati da 25 xilografie di Mirko Vucetich, artista bolognese che riprende bene il grottesco delle favole. Lo stesso anno delle favole, Gadda dà alle stampe un libro che è frutto del suo lavoro radiofonico, I Luigi di Francia. Nel 1952 ne ricava un'opera complessa, del tutto non considerata dalla critica ed edita solo nel 1964 da Garzanti. Gli scritti radiofonici, che a detta di Gadda stesso “ripercorrono le tappe e gli eventi fondamentali” delle vite dei “Luigi di Francia”, sono l'ennesimo esempio della vasta e poliedrica cultura gaddiana. Il testo tiene conto delle norme da Gadda stesso redatte per la scrittura di un testo radiofonico, norme che ben si distanziano dalla narrativa gaddiana dato che non consigliano né plurilinguismo, né divagazioni, né periodi troppo lunghi o troppo articolati, tutto ciò che caratterizza la lingua narrativa di Gadda.

V. Origini e percorsi di Gadda saggista

I. Dalla prosa d'arte e dintorni

Dopo le prime due raccolte di racconti di Gadda pubblicate tra il 1931 ed il 1934 seguono tre titoli che raccolgono le prose non prettamente narrative. Il primo di questi titoli è Le meraviglie d'Italia , edito Parenti nel 1939. È una raccolta di elzeviri , prose di moda in quel periodo che andavano a mostrare l'eleganza e la misura dello stile grazie a prose d'arte. L'esperienza con “Solaria” lo spinge a cercare infatti nel reportage un campo di sperimentazione per la sua lingua perché mischia descrizione, narrazione e divagazione. Nelle prose d'arte inoltre il plurilinguismo gaddiano è visto come elemento di “grande stile” cosa che non accadeva nella narrativa “tradizionale”. La seconda di queste raccolte è Gli Anni del 1943 e segue il tardo Verso la Certosa del 1961. Se si analizzano questi tra scritti a confronto si nota un'evoluzione ed una maggiore padronanza di un testo che diviene progressivamente più duttile e complesso nella stratificazione stilistica e narrativa, ma l'aspetto che più ci interessa è certamente l'evoluzione e solidificazione dell'intreccio linguistico in quello che tutti i critici chiamano il “plurilinguismo gaddiano”. Nel 1938, autopubblicando un articolo sul numero 5 di “Letteratura” ad introduzione del suo “prossimo lavoro” che era la Cognizione , paragona la sua ricerca linguistica ad una “cucina stregonesca” tirando in ballo anche le streghe del Machbet. Se in questo articolo sembra preoccupato a sistemare la sua opera narrativa, in realtà comincia a distinguere due percorsi diversi per le proprie scritture  Scritti narrativi (divisi tra romanzi, compiuti e non, e racconti, brevi o lunghi)  Scritti non-narrativi (non li definisce così, ma vengono definiti per esclusione)

II. “Erotia”, fascismo e identità

Andare a rivedere le nostre slide, c'è tutto lì.

III. La fondazione della letteratura: I viaggi, la morte

Nell'ottobre del 1958, dopo il successo del Pasticciaccio , Gadda pubblica presso Garzanti I viaggi, la morte , una raccolta di saggi che appare subito centrale nell'ambito della sua produzione. Sono scritti teorici, critici, a volte di impostazione diaristica, talora di analisi testuale con costanti rimandi a una riflessione metaletteraria. È un volume fondamentale nel percorso di Gadda perché è l'unica raccolta d'autore di testi di critica e teoria. È un punto di svolta perché è un testo in cui si raccolgono riflessioni che scaturiscono da letture o da altre esperienze e che costruiscono una complessa architettura di pensiero. Ne esce fuori la visione che Gadda ha della letteratura e dei suoi

rapporti con la società, con la storia, con la lingua. I 24 saggi che costituiscono il volume sono definiti come un assemblaggio “pittorescamente eteroclito” da Gadda. La raccolta è dedicata a Emilio Cecchi ed è divisa in tre sezioni (collegate dal problema dell'approccio alla scrittura)  Interventi di riflessione di poetica  Interventi critici, letture di testi variegati  Due scritti (un saggio ed un dialogo che ruotano attorno al problema dell'io e del narcisismo) In questi testi vengono sviscerate tematiche, espedienti, linguaggi e caratteristiche dello scrivere gaddiano fino ad allora.

VI. Gadda poeta

Non è un caso che la narrativa di Gadda parta da un prova poetica. L'edizione critica dell'opera poetica di Gadda è edita Einaudi nel 1993 ed è curata da Maria Antonietta Terzoli. La sua attività poetica è stata, per scelta dello stesso autore, lasciata in ombra rispetto a quella narrativa. Parlando di poeti, Gadda dice “Dante e Ariosto i miei amori. Più tardi Orazio e Virgilio […]. Arieggia variamente un ipotetico impasto Carducci-Petrarca. “Pomario” fu parola allora dannunziaca: (Carducci e molto D'Annunzio a memoria). Il corpus dei versi di Gadda conta 25 componimenti di cui  12 editi  1 edito postumo per volontà di Isella nell'edizone del Racconto italiano  12 inediti e ritrovati in carte disperse La natura lirica della spinta primaria alla scrittura conduce Gadda a elaborare un sistema di immagini, visioni, evocazioni che via via definisce un rapporto ben riconoscibile tra il soggetto, la natura e la storia. La scelta di un lessico alto, desueto, appartiene ad una tradizione che rimanda non solo ai poeti del secolo precedente quali Pascoli o Carducci, ma agli archetipi della nostra poesia, in alcuni luoghi anche alla Commedia. Il motivo conduttore delle prime poesie è lo spazio della natura osservato come teatro di eventi che disegnano un universo ora di pacata ora di drammatica mestizia. I versi più significativi però sono le due stesure di Autunno , polimetro di tre strofe diseguali apparso su “Solaria” nel 1931 e ripubblicato nel 1963 in chiusura della prima edizione di Einaudi della Cognizione , al quale la Terzoli dedica un'intera parte della sua introduzione denominata Lettura di “Autunno”.

VII. Le grandi narrazioni

I. Narrazioni milanesi: la storia, la società, la stirpe. “Disegni” dal Fulmine

all' Adalgisa

Nel 1943 appare il volume Un fulmine sul 220 , che deve il titolo ad un racconto di tre anni prima apparso sul “Tesoretto” modadoriano. La filologia gaddiana ha lavorato a lungo per cercare di ricostruire le derivazioni e le modalità del riuso delle pagine vaganti. È certo che Gadda abbia recuperato materiali narrativi della provenienza più diversa (dalla Cognizione , dal Racconto italiano ecc). A volerne fare una questione di genere, si coglie la suggestione di un passaggio culturale che vuole liberarsi delle antiche abitudini e fondarne nuove e dunque ribadire la centralità del racconto al “plurale”: il racconto è una mappa, una cronaca. Lo sfondo di tutto questo è la “nuova Milano”, non più quella risorgimentale ma quella investita dal progresso. I tratti che caratterizzano il complesso universo testuale che ruota nell'arco di un quindicennio attorno alle prove narrative che vanno da Un fulmine sul 220 (abbozzo di romanzo slittato tra il 1931 ed il 1936) a L'Adalgisa (1943, Le Monnier), sono tali da permettere di comporre una sintesi di quelle che sono le tecniche di organizzazione teorica e pratica della pagina che Gadda va definendo. Tutto l'iter programmatico di recupero, rielaborazione e riscrittura di materiali va a minare una qualsiasi idea di unità del testo in favore di un percorso di suggestioni ed illuminazioni. Isella è uno dei primi a capire e ricostruire questo percorso. Al di là dell'intreccio a volte caotico incentrato sui rapporti familiari di nuclei in bilico tra lodi del tempo che fu e aspirazioni alla modernità come più vivido impulso vitale, emergono

correzione e rielaborazione, concentrato soprattutto sugli inserti dialettali. Gadda scrive: “Non intendevo scodellare il vero e proprio dialetto, ma l'italiano misto a dialetto”. La revisione vede l'aiuto di esperti come Dell'Arco o Galdieri, dialettologi esperti. Il percorso che segue il testo del Pasticciaccio è tormentato: i capitoli apparsi su “Letteratura” vengono rivisti, corretti e riscritti. Gadda difende le sue scelte, dalla narrazione ondulata all'emotività della lingua, fino all'incompleto, già presente nella Cognizione. Cambia anche il nome del protagonista, da Ingràvolo a Ingravallo, più onomatopeico. Elimina le note nel volume, pur scarse nell'edizione su rivista; questo un po' per richiesta di Garzanti un po' per volontà di creare una fluidità narrativa maggiore.