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Carlo Emilio Gadda - appunti, Dispense di Letteratura

Appunti rielaborati su Carlo Emilio Gadda

Tipologia: Dispense

2022/2023

Caricato il 27/04/2024

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LA VITA
Nasce a Milano nel 1893 da una famiglia alto-borghese, sempre più in difficoltà economiche
per la cattiva amministrazione del padre (spese esagerate per il mantenimento di una villa in
Brianza).
Si iscrive al Politecnico di Milano, per la volontà della madre.
Allo scoppio della prima guerra mondiale si arruola come volontario, per lui si tratta di un
atroce disinganno, che giunge al culmine nel momento della disfatta di Caporetto (1917).
Gadda rimane prigioniero a Celle. Al rientro in Italia, viene a sapere della morte del fratello
Enrico.
Si laurea in Ingegneria elettrotecnica, poi inizia a viaggiare in Italia e all’estero (Argentina), ma
contemporaneamente sviluppa i suoi studi di letteratura e di filosofia. Comincia una
collaborazione con «Solaria».
Gadda vuole tentare una sua interpretazione della realtà e dei traumi vissuti, fondendo le sue
competenze filosofiche e tecniche con quelle di interprete dei livelli semantici dei codici espressivi.
Nel 1931 esce, per «Solaria», La Madonna dei filosofi: raccolta di racconti e bozzetti.
Scrive pezzi in appoggio al fascismo, che paiono più dettati dall’illusione di aver trovato un
capo in grado di organizzare il popolo italiano, anziché da una reale adesione ideologica.
Infatti, ben presto nei suoi scritti si leggono accuse contro il governo di Mussolini.
Nel 1936 muore la madre, ciò provoca importanti decisioni (vendita della villa), nevrosi e sensi
di colpa sempre più violenti. Comincia a scrivere 'La cognizione del dolore', pubblicato a
puntate sulla rivista «Letteratura».
Dal ’40 al ’44 risiede a Firenze, partecipando all’intensa attività culturale della città.
Dopo il 1957, la fama sempre più ampia spinge Gadda a un progressivo rifiuto del mondo
esterno, in particolare quello della comunicazione di massa. Le nevrosi e le manie di
persecuzione lo inducono a chiudersi nel suo appartamento, benché egli continui a pubblicare.
Gadda muore a Roma nel 1973.
OPERE
Il Giornale di guerra e di prigionia (1955):
Gadda racconta giorno per giorno la sua esperienza nei campi di battaglia della prima guerra
mondiale, talvolta enumerando le vicissitudini, talvolta esplodendo in invettive contro i comandanti
incapaci e contro i nullafacenti. Si individua qui uno dei nuclei fondamentali dell'opera gaddiana: la
volontà di giudicare i comportamenti umani sulla base di una morale inflessibile, che si combina con
la volontà di rappresentare la fenomenologia del reale. Si evidenziano in queste pagine pesanti sensi
di colpa legati alla morte del fratello Enrico: il fatto di essere sopravvissuto genera in Gadda uno
stato di nevrosi, quasi che la sorte lo abbia ingiustamente favorito.
Il Racconto italiano di ignoto del Novecento:
Rimarrà allo stato di abbozzo. La vicenda è ambientata nell’Italia del dopoguerra, coinvolge
profittatori e imboscati, tra fatti di sangue e lotte per il potere vinte dai fascisti. L’aspetto più
importante di questo testo è quello della tecnica compositiva: Gadda non procede linearmente ma
completa alcune sezioni del suo progetto, lasciando di altre solo uno schema, tentando insieme di
risolvere i problemi narrativi che incontra in corso d’opera. Si tratta quindi, come recita il sottotitolo,
di un ‘Quaderno di studi’, che mostra bene la prima ‘officina’ gaddiana.
Carlo Emilio Gadda
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LA VITA

Nasce a Milano nel 1893 da una famiglia alto-borghese, sempre più in difficoltà economiche per la cattiva amministrazione del padre (spese esagerate per il mantenimento di una villa in Brianza).

 Si iscrive al Politecnico di Milano, per la volontà della madre. Allo scoppio della prima guerra mondiale si arruola come volontario, per lui si tratta di un atroce disinganno, che giunge al culmine nel momento della disfatta di Caporetto (1917).

Gadda rimane prigioniero a Celle. Al rientro in Italia, viene a sapere della morte del fratello Enrico.

Si laurea in Ingegneria elettrotecnica, poi inizia a viaggiare in Italia e all’estero (Argentina), ma contemporaneamente sviluppa i suoi studi di letteratura e di filosofia. Comincia una collaborazione con «Solaria».

Gadda vuole tentare una sua interpretazione della realtà e dei traumi vissuti, fondendo le sue competenze filosofiche e tecniche con quelle di interprete dei livelli semantici dei codici espressivi.  Nel 1931 esce, per «Solaria», La Madonna dei filosofi: raccolta di racconti e bozzetti. Scrive pezzi in appoggio al fascismo, che paiono più dettati dall’illusione di aver trovato un capo in grado di organizzare il popolo italiano, anziché da una reale adesione ideologica. Infatti, ben presto nei suoi scritti si leggono accuse contro il governo di Mussolini.

Nel 1936 muore la madre, ciò provoca importanti decisioni (vendita della villa), nevrosi e sensi di colpa sempre più violenti. Comincia a scrivere 'La cognizione del dolore', pubblicato a puntate sulla rivista «Letteratura».

 Dal ’40 al ’44 risiede a Firenze, partecipando all’intensa attività culturale della città. Dopo il 1957, la fama sempre più ampia spinge Gadda a un progressivo rifiuto del mondo esterno, in particolare quello della comunicazione di massa. Le nevrosi e le manie di persecuzione lo inducono a chiudersi nel suo appartamento, benché egli continui a pubblicare.

 Gadda muore a Roma nel 1973. OPERE Il Giornale di guerra e di prigionia (1955): Gadda racconta giorno per giorno la sua esperienza nei campi di battaglia della prima guerra mondiale, talvolta enumerando le vicissitudini, talvolta esplodendo in invettive contro i comandanti incapaci e contro i nullafacenti. Si individua qui uno dei nuclei fondamentali dell'opera gaddiana: la volontà di giudicare i comportamenti umani sulla base di una morale inflessibile, che si combina con la volontà di rappresentare la fenomenologia del reale. Si evidenziano in queste pagine pesanti sensi di colpa legati alla morte del fratello Enrico: il fatto di essere sopravvissuto genera in Gadda uno stato di nevrosi, quasi che la sorte lo abbia ingiustamente favorito. Il Racconto italiano di ignoto del Novecento: Rimarrà allo stato di abbozzo. La vicenda è ambientata nell’Italia del dopoguerra, coinvolge profittatori e imboscati, tra fatti di sangue e lotte per il potere vinte dai fascisti. L’aspetto più importante di questo testo è quello della tecnica compositiva: Gadda non procede linearmente ma completa alcune sezioni del suo progetto, lasciando di altre solo uno schema, tentando insieme di risolvere i problemi narrativi che incontra in corso d’opera. Si tratta quindi, come recita il sottotitolo, di un ‘Quaderno di studi’, che mostra bene la prima ‘officina’ gaddiana.

Carlo Emilio Gadda

La meccanica (1928-29): Una popolana, Zoraide, tradisce il marito partito per il fronte. Il finale dell’opera, lasciata incompiuta, si presenta in varie forme. Interessante è anche l’uso del plurilinguismo, ovvero di forme dialettali, gergali e auliche che si fondono nella pagina, per superare la banalità del linguaggio più consueto. Problemi fondamentali per l’intera opera gaddiana: la funzione della scrittura, considerata una forma di approssimazione alla conoscenza, che deve da un lato distruggere i luoghi comuni e dall’altro interpretare in modo originale la realtà. L’aggressione linguistica, con la satira o con il grottesco, è dunque la modalità per raggiungere un senso, evitando paroloni vuoti. Infatti, la descrizione del reale non può essere semplice, perché tutta la realtà appare inestricabilmente avvinta (ogni elemento si collega ad altri, e il narratore ha il dovere di seguire ogni implicazione). Al narratore resta il compito di giudicare il male, di dare alla sua riflessione una valenza etica che accompagna quella conoscitiva. Un fulmine sul 220 (1931-35): Gadda raccoglie alcuni brani dedicati a Milano, che dal progetto di un’opera più ampia. L’Adalgisa propone dieci ‘disegni’ in buona parte dedicati alla descrizione (e alla satira) della borghesia. Importante l’uso del dialetto milanese (su un fondo toscano-aulico). I grandi romanzi Sono il frutto di una lunga e travagliata composizione, che dà origine a una narrazione assai particolare: Gadda, per spiegare un evento anche minimo, può allargare la ricerca delle cause. Il critico Gian Carlo Roscioni ha definito questo procedimento con due frasi latine: «singula enumerare» («elencare le singole cose») e «omnia circumspicere» («abbracciare tutte le cose con lo sguardo»). Si tratta quindi, per Gadda, di non trascurare alcun aspetto della realtà. La cognizione del dolore: Scritto in gran parte nel 1937, subito dopo la morte della madre. Dopo la pubblicazione di sette ‘tratti’ sulla rivista «Letteratura», si deve attendere il 1963 per una prima edizione in volume e il 1970 per una seconda, che presenta altri due ‘tratti’. Trama: Nell’immaginario paese sudamericano del Maradagál, appena uscito da una lunga guerra con il vicino Parapagál, vive un ingegnere con la vecchia madre, in una villa fonte di preoccupazioni economiche, specie dopo la morte del padre. Gonzalo, il protagonista, soffre di numerose nevrosi e non sopporta l’atteggiamento generoso della madre nei confronti degli estranei; a sua volta la madre non riesce a instaurare un rapporto spontaneo e diretto con il figlio, chiudendosi sempre più in se stessa in attesa della morte. Alla fine dell’opera si comprende che la madre è stata aggredita in casa e si fa strada il sospetto che si sia trattato di un tentato matricidio (ma il finale resta sospeso e ambiguo). Elementi essenziali per la comprensione del testo:

  • L’ambientazione esotica nasconde una serie di continui riferimenti alla Lombardia.
  • L’autobiografismo è fortissimo nell’intera vicenda.
  • Allusioni alla prima guerra mondiale e alla situazione italiana dell’immediato dopoguerra. Allusioni al rapporto edipico tra il figlio e la madre: si tratta di un rapporto che si trasforma, da amore latente, in odio esplicito, con manifestazioni di furore e minacce di uccisione.
  • Gonzalo vorrebbe vendicarsi dei tanti profittatori che hanno ridotto la sua casa alla rovina. La condizione umana del protagonista e di sua madre viene caricata di connotazioni tragiche, dal momento che entrambi sono incapaci di comunicare (mentre sarebbero gli unici in grado di capirsi vicendevolmente). La «cognizione del dolore» sarebbe la conquista della consapevolezza che la vita stessa è intrinsecamente dolorosa, fonte di infelicità per i singoli oppressi. La notevole varietà di usi linguistici si accompagna a una grande escursione dei registri stilistici, che possono andare dalla parodia alla satira della borghesia, al tono tragico.

la varietà di linguaggi e di stili presenti nelle sue opere. L’espressionismo gaddiano riprenderebbe: scrittori scapigliati di fine Ottocento; quelli macaronici del Cinquecento; la Commedia. Nella restante opera gaddiana si ha un ridotto gruppo di poesie, e altri nuclei significativi, che emergono spesso da una produzione più ampia, ricca di stesure diverse e di varianti: descrizioni geografiche o storiche in forma di bozzetto o di prosa d’arte, che evitano l’espressionismo e il plurilinguismo e presentano una diffusa liricità; testi delle trasmissioni radiofoniche; i 186 brevi apologhi o aforismi, con gusto per il paradosso e per l’irriverenza; saggistica. Un saggio importante è 'Eros e Priapo' (1967 in volume), ma edito sulla rivista «Officina» nel 1955 - 56. In esso Gadda interpreta in maniera ferocemente grottesca il fascismo, alternando le analisi dei comportamenti collettivi e individuali sotto la guida del Duce con brani narrativi a sfondo autobiografico. Mussolini è oggetto di una violenta irrisione, tanto da essere menzionato solo attraverso nomignoli dispregiativi. Sono frequenti le allusioni alla sua carica erotica, di qui il titolo, che indica il passaggio dal rapporto erotico a quello sessuale (Priàpo era il dio greco della fertilità) fra il popolo e l’«Io-Fallo», il Duce divinizzato. LA FORTUNA Nonostante recensioni autorevoli, la fama di Gadda non si estese largamente sino all’uscita in volume del Pasticciaccio (1957). Pasolini sottolinea la funzione realistica del barocco gaddiano, che, con la sua violenza espressiva, riusciva a riscattare l’inaridimento dei principali modi narrativi della tradizione italiana. Secondo Roscioni, l’uso metaforico e retorico, la creazione di neologismi, la mescolanza degli stili generano alcuni nuclei essenziali, che riguardano sempre l’interpretazione degli aspetti meno evidenti del reale.