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saggio di gadda delle belle lettere sintesi approfondita
Tipologia: Appunti
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Gli scritti teorici e inventivi di Carlo Emilio Gadda costituiscono senza dubbio un tassello fondamentale del mosaico che nel Novecento italiano raffigura la ricca e problematica storia del rapporto tra letteratura e scienza. Formazione scientifica e operatività tecnica alimentano la cultura filosofica e la pratica di romanziere dell’ingegnere Carlo Emilio Gadda, disegnandone il profilo intellettuale e narrativo. Proprio avendo come punto di riferimento la scienza e l’operare degli scienziati, Gadda affermerà in un’intervista che il suo lavoro di scrittore «è non stilismo, non è scrittura ricercata, è un esperimento»2. Nel modo gaddiano di rappresentare la realtà fenomenica si riversa una folta tradizione di scienziati e ‘filosofi naturali’ in cui spiccano i nomi di Lucrezio, Copernico, Galileo, Cartesio, Darwin, Leibniz, Freud. il suo tradizionale statuto tolemaico, si disperde in una disseminazione di atomi e nuclei psichici, che rende lo scrittore lombardo apparentabile ad un altro narratore-ingegnere, l’austriaco Robert Musil. Sulla fitta tessitura cognitiva disegnata da quell’album di famiglia è allestito il romanzo Quer Pasticciaccio brutto de via Merulana. Qui, come nella Coscienza sveviana, le vicende umane si configurano come malattia, enigma che esclude ogni svelamento. La morte, su cui il commissario Ingravallo è incaricato di sviluppare le sue ricerche, rimarrà inspiegata. Ne consegue che la narrazione, in sintonia con la frantumazione delle figure della scienza, si concentra e si disperde in un intrico di proliferanti digressioni, L’investigazione del «pasticciaccio» si avvolge e si decompone al suo interno. In una delle sue Lezioni americane, quella dedicata alla Molteplicità, Calvino, riflettendo sull’antinaturalismo di Gadda e sul conseguente annullamento di ogni oggettività, osserva: Prima ancora che la scienza avesse ufficialmente riconosciuto il principio che l’osservazione interviene a modificare in qualche modo il fenomeno osservato, Gadda sapeva che «conoscere è inserire alcunché nel reale; è, quindi, deformare il reale». Insomma la conoscenza deforma il dato, istituendone la mobilità. Il riferimento di Calvino, nel segnare con una forte sottolineatura la capacità di Gadda di anticipare sul piano epistemologico gli effetti di intuizioni non ancora ufficialmente registrati dalla scienza, è al principio di indeterminazione, elaborato da Karl Heisenberg nello stesso giro di anni (seconda metà degli anni Venti) in cui l’autore del Pasticciaccio scrive Meditazione milanese (da cui Calvino trae la sua citazione). Quel principio, destinato a ribaltare la meccanica quantistica classica, a mettere in discussione la legge di causalità, e con essa la visione deterministica della realtà, assegna alla persona stessa dello scienziato nel momento in cui compie le sue misurazioni un ruolo che non è più quello di semplice spettatore. Del fenomeno posto sotto esame non è possibile, così, portare alla luce l’indiscutibile fisionomia. Si esaurisce del tutto l’illusione positivistica di poter descrivere, mettere in ordine e dominare ogni aspetto della realtà. Se si tengono a mente le modalità in cui Gadda costruisce la macchina romanzesca del suo Pasticciaccio, «il piú “assoluto giallo” che sia mai stato scritto, un “giallo” senza soluzione» (come ebbe a dire Sciascia), non si può non certificarne la congruenza con la rivoluzione scientifica ed epistemologica avviata dalla fisica moderna. Le belle lettere e i contributi espressivi delle tecniche è importante rimarcare in via preliminare la data di pubblicazione (1929) e la sede (la rivista «Solaria», a cui l’autore aveva cominciato a collaborare da qualche anno). In quella stagione Gadda esercita ancora la professione di ingegnere, a cui ha da qualche anno affiancato l’esercizio narrativo. La familiarità di Gadda con il lessico delle scienze e delle tecniche va posta in ovvia relazione con i suoi studi da ingegnere elettrotecnico presso il Politecnico di Milano e con la successiva pratica lavorativa. Il testo Le belle lettere può in qualche modo offrirsi come il luogo in cui trovano una prima attestazione concettuale alcune delle disposizioni espressive di Gadda. Insomma sin dai primi tempi il linguaggio tecnico-scientifico ha nutrito la fisionomia lessicale della prosa gaddiana. Tra il ’28 e ’29 l’ingegnere convertito alla filosofia scrive la dissertazione per la tesi di laurea dedicata alla Teoria della conoscenza nei «Nuovi saggi» di Leibniz, quel Leibniz verso cui riconoscerà il suo cospicuo debito e da cui trarrà spunti e materiali per il coevo trattato filosofico-scientifico Meditazione milanese. Proprio quest’ultimo in termini di poetica troverà gli esiti più significativi e illuminanti nello scritto Le belle lettere e i contributi espressivi delle tecniche. Gadda
ha anche steso, a quel tempo, sulle pagine solariane, lasciandolo non finito, quello che si può definire il suo primo romanzo, La meccanica (composto tra il ’24 e il ’29, e pubblicato anch’esso, per frammenti, su «Solaria»). Il titolo, a cui mi pare la critica non abbia dedicata la dovuta attenzione (ancora più significativo quello originario: La passione della meccanica) conserva l’eco del mestiere primo dell’autore. Nelle prime due pagine del quarto capitolo si descrive la passione per la meccanica di uno dei protagonisti, il giovane Velaschi, versatissimo in ogni specie di congegno costruttivo o riparatorio di oggetti meccanici. Si pensi poi alla sede solariana interessata com’è alla costituzione di un’esemplare civiltà letteraria, rifiuta ogni ipotesi di avanguardia. Ne è testimonianza la lettura simpatetica del romanzo dell’altro Gran lombardo: mi riferisco ovviamente ai Promessi Sposi, in cui paradossalmente trova slancio e motivazione l’oltranza linguistica che regge l’idea gaddiana di letteratura. Nell’Apologia manzoniana, apparsa nel 1927 anch’essa sul mensile di Alberto Carocci, Gadda comincia a dire la sua sul rapporto tra etica ed estetica, sugli obiettivi della letteratura, sul linguaggio da impiegare per realizzarle, nel solco della tradizione antiretorica, anticlassicistica e antipuristica: «La mescolanza degli apporti storici e teoretici», «la contaminazione grottesca» − si legge in quel saggio − dovranno governare e animare la struttura retorica delle opere lette3. Soffermiamoci ora più distesamente sulle Belle lettere e i contributi espressivi delle tecniche. lo scritto sia avviato sotto l’insegna di Galileo: Gadda dà la spinta a quell’interesse per il fondatore della scienza moderna che troverà il massimo interprete decenni dopo in Italo Calvino, dal quale Galilei è celebrato come un prosatore di grandi risorse espressive e argomentative, anzi come il più grande prosatore della letteratura italiana. Nell’autore delle Cosmicomiche si rideclina una ricca serie di posizioni relative all’intreccio tra discorso letterario e discorso scientifico rinvenibili nella storia della cultura occidentale. Gadda, per «entrare nel cantiere primo» del suo lavoro, porta l’esempio delle case: per edificarle «non basta l’architetto, c’è bisogno della «bravura del muratore perché siano belle» (p. 475). Tutto l’articolo di «Solaria» è centrato, dunque, sin dalle prime battute, come dice il titolo, sui contributi che le esperienze racchiuse nel linguaggio tecnico, possono dare alle «belle lettere». Questa urgenza di guardare alla concretezza delle tecniche, di riappropriarsi dei loro vari linguaggi, dei «contributi espressivi» che esse possono fornire alle lettere e alle arti.. Le tecniche interessano a Gadda essenzialmente come imprescindibile modello inventivo. Il linguaggio artistico facendo proprie le modalità del linguaggio tecnico, che è a sua volta una rappresentazione del reale, inscena, dunque, se stesso come metarappresentazione, rappresentazione di una rappresentazione. Compito dello scrittore non è tanto rielaborare questi linguaggi quanto «coordinare». Egli si trova di fronte a un limite oggettivo invalicabile: la parcellizzazione dei linguaggi, corrispondente alla varietà delle diverse specializzazioni. Travasarli nella scrittura significa accogliere la frammentarietà del reale, il suo carattere empirico, la sua caotica molteplicità. È dunque necessario mettere in mora la primitiva istanza di sintesi e di totalità dello sviluppo tecnoscientifico. Punto di partenza anche per la deformazione espressiva sono le realtà esterne. Ora lo scrittore coordina queste realtà date e conferisce il supersignificato. Il supersignificato è il supersistema che nasce dalla deformazione di quel sistema subordinato che è il dato linguistico preesistente. Senza il quale, afferma Gadda, ricalcando l’argomentare della Meditazione milanese, lo scrittore non può procedere alla sua rielaborazione. Gadda insiste nel confronto con la fisica. L’atomo o l’elettrone è, per i fisici, quello che la realtà esterna dei fatti di linguaggio è per i letterati. È opportuno sottolineare che Le belle lettere e il contributo espressive delle tecniche non si sofferma soltanto sull’apporto direttamente lessicale dei linguaggi speciali, ma più in generale sulla «questione de’ materiali, cioè delle figure espressive, che le diverse tecniche apportano spaventosamente al magazzino del povero diavolo: dello scrittore. A quella prosa uggiosa e oceanica Gadda contrappone l’esattezza, la meticolosità del documento tecnico, umile ma efficace nel suo richiamo al dato reale, sostanza di quella letteratura per cui conoscere e rappresentare sono la stessa cosa. Su queste basi Gadda istituisce l’impalcatura metaletteraria che regge l’intera raccolta di saggi di critica e di teoria I viaggi la morte16, in cui rifluisce nel 1958 anche lo scritto solariano di cui stiamo discorrendo. In quest’ultimo è particolarmente sottolineato il fatto che l’attività coordinatrice dello scrittore è governata da un’ottica gnoseologica.