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Appunto su Gadda
Tipologia: Appunti
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LA VITA [1893-1973]
Dall’infanzia alla Grande guerra Gadda nacque nel 1893 a Milano da famiglia della borghesia lombarda: lo zio era stato ministro dei la-vori pubblici, la madre era insegnante di lettere e il padre gestiva un’azienda tessile, la cui crisi improv-visa creò un grave dissesto finanziario imponendo alla famiglia molti sacrifici. Dopo la maturità clas-sica (1912), Gadda rinunciò alla vocazione letteraria per iscriversi alla facoltà di ingegneria. Alla laurea arrivò però solo nel 1920, perché allo scoppio della Grande guerra decise di partire volontario; da questa esperienza nacque il Giornale di guerra e di prigionia (pubblicato in edizione definitiva solo nel 1965).
Fra le due guerre Per vent’anni, fra il 1920 e il 1940, Gadda si dedicò alla professione di ingegnere, cambiando spesso residen-za (lavorò a Cagliari, a Varese, in Argentina, a Roma). Parallelamente coltivò interessi filosofici (al conse-guimento della laurea in filosofia gli mancò solo la di-scussione della tesi), psicanalitici e letterari: comin-ciò anche a scrivere alcuni testi saggistici e narrativi
(i saggi Apologia manzoniana e Meditazione milanese , il Racconto italiano di ignoto del Novecento , il roman-zo La meccanica ) pubblicati anni dopo o addirittura postumi. Le prime opere pubblicate (per le edizioni di “Solaria”) furono la raccolta di racconti La Madonna dei filosofi (1931) e la raccolta di prose Il castello di Udine (1934, premio Bagutta).
Gli anni della consacrazione letteraria
Nel 1940 Gadda si trasferì a Firenze dedicandosi a tempo pieno alla scrittura: raccolse le collaborazioni editoriali nei volumi Le meraviglie d’Italia (1939, am-pliato nel 1964) e Gli anni (1943); pubblicò i racconti milanesi dell’ Adalgisa (1944), le Novelle dal Ducato in fiamme (1953, premio Viareggio), i romanzi La co- gnizione del dolore (a puntate fra il 1938 e il 1941, in volume nel 1963) e Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (a puntate fra il 1946 e il 1947, in volume nel 1957), mentre le prose satiriche di Eros e Priapo furono pubblicate solo nel 1967.
Intanto, in ragione delle difficili condizioni economi-che in cui si venne a trovare, lo scrittore era tornato a Roma, dove iniziò una lunga collaborazione ai pro-grammi radiofonici della RAI, mentre si era creato un vero e proprio “caso letterario”, che gli procurò la fama e l’interesse dei media e delle più prestigiose case editrici. La morte lo colse a Roma nel 1973.
Testimoniare il caos dell’esistenza Pur avendo alle spalle una formazione scientifica (o forse proprio per questo) Gadda diffidava di ogni approccio logico-razionale alla realtà; di fronte alla complessità del reale egli reagiva rinunciando a ri- cercare o a imporre ordini o sistemi, arrendendosi di fronte a un’assoluta mancanza di certezze. La socie-tà, gli uomini e la storia per lui altro non erano che una matassa, un groviglio inestricabile, un caos di conflitti e incongruenze; tale carattere si rispecchia anche nel tortuoso percorso editoriale di molte sue opere.
Il «barocco gaddiano» Nelle opere di Gadda ciò che immediatamente col-pisce, più dell’intreccio, è il linguaggio: un barocco pastiche che mescola lessici e registri assai diver-si (dialetto milanese e romanesco, spagnolo, latino maccheronico, italiano parlato e aulico), deforma o reinventa termini e modi di dire, il tutto all’interno di un apparato retorico sovrabbondante di allegorie, metafore, iperboli, anacoluti. Tutto questo allo scopo di esprimere anche attraverso il linguaggio l’aggrovi-gliata complessità del reale.
Opere aperte L’incompiutezza caratterizza molte opere di Gadda: si tratta di una scelta deliberata, allo scopo di pren-dere le distanze dal racconto di impostazione otto-centesca fondato sulla trama, che prevede un inizio, uno sviluppo e una conclusione, e di dare conto inve-ce della complessa storia dell’umanità, in perenne divenire.
LE OPERE
La prima stagione
Il Giornale di guerra e di prigionia [1955-65]
Pubblicato nel 1955 e poi, ampliato, nel 1965, è il dia-rio delle esperienze vissute durante la Grande guer-ra; l’opera è divisa in due parti: Giornale di guerra per l’anno 1916 e Diario di prigionia , relativo ai mesi in cui Gadda fu deportato in Germania, nel 1918. Partito vo-lontario, Gadda (che in guerra perse un fratello) scoprì ben presto l’assurdità della vita militare, il vuoto na-scosto dietro la ferrea disciplina, ricavandone un sen-so di solitudine e frustrazione assieme alla coscienza del proprio fallimento di uomo. La progressiva rivela- zione della follia della guerra fa del racconto autobio-grafico il ritratto di un’intera generazione.
Le meraviglie d’Italia [1964] L’edizione definitiva del 1964 riunisce tre precedenti volumi: Le meraviglie d’Italia (1939), Gli anni ( e 1943), Verso la Certosa (1961). Si tratta di una rac-colta di scritti di varia natura (frammenti narrativi, reportage giornalistici, pagine autobiografiche, cri-tiche, descrittive ecc.) accomunate dall’aspirazione “illuministica” a descrivere e interpretare il mondo. Vestendo i panni dell’esploratore-pellegrino, Gadda riflette in modo particolare sul contrasto tra la natu-ra incontaminata e il trascorrere del tempo e l’agire umano che la deturpano. Le sue descrizioni sono ani-mate dal desiderio di restituire un parvenza di ordine al mondo, nel tentativo di rassicurare sé e il lettore: tentativo destinato però a fallire di fronte alla consta- tazione che a trionfare sono l’irrazionalità e il disor-dine e che neanche la scrittura può salvare l’uomo dalla morte.
Eros e Priapo [1967] Si tratta di una feroce satira del fascismo, nata dall’in-sofferenza di Gadda verso chiunque eserciti il potere con arroganza e costruita ricorrendo contemporane-amente al metodo rigoroso della psicoanalisi e alla più sfrenata creatività linguistica. Più che criticare l’ideologia o gli esiti politici del regime fascista, Gadda ridicolizza l’esibizionismo virile e l’autoaffermazione narcisistica che hanno caratterizzato tanti atteggia- menti del Duce applauditi dalle masse; di qui il titolo: Priapo infatti, nella mitologia greca, era la “brutta co- pia” di Eros, in quanto dio dell’erotismo esasperato e volgarmente esibito.
Le opere “milanesi”
Apologia manzoniana [1927]
È un saggio composto nel 1924 e pubblicato su “Sola-ria” nel 1927, in cui Gadda dichiara la propria ammi- razione per l’autore dei Promessi sposi e si candida a esserne un lontano prosecutore.
La meccanica [1970]
Il romanzo, composto alla fine degli anni venti, fu pubblicato solo nel 1970. Luigi Pessina (detto “Luis gramm”), falegname autodidatta e simpatizzante so-cialista, combatte al fronte nella Prima guerra mon-diale. La giovane e bellissima moglie Zoraide gli è fedele fino al giorno in cui incontra Paolo Velaschi, giovane di
ovvero la scoperta del colpevole. La resa di Gadda di fronte al «mostruoso groviglio della realtà» è rappre- sentata anche dalla babele linguistica che caratteriz-za il romanzo, in cui si mescolano personaggi di varia provenienza con le loro parlate locali (molisano, napo-letano, veneziano, oltre naturalmente al romanesco); siamo quindi, ancora una volta, di fronte al trionfo del caos sul lògos.
I racconti
Cinque sono le raccolte di racconti pubblicate da Gad-da: La Madonna dei filosofi (1931), Il castello di
Udine (1934), Novelle dal Ducato in fiamme (1953) queste ul-time poi confluite in Accoppiamenti giudiziosi (1963) e
Novella seconda (1971). Per lo più “opere aperte” come i romanzi, sono spes-so frammenti, abbozzi, materiali preparatori, che for- mano come il “laboratorio” da cui Gadda attingeva spunti o personaggi per i romanzi. Gli argomenti trat-tati evidenziano una significativa osmosi proprio fra racconti e romanzi.