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Carlo Emilio Gadda - vita, opere, pensiero, Appunti di Letteratura

Vita, opere e pensiero di Carlo Emilio Gadda, compresa analisi di alcune sue opere. Documento molto accurato.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 24/05/2021

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Carlo Emilio Gadda
Carlo Emilio Gadda nasce a Milano nel 1893, figlio primogenito di un piccolo imprenditore,
Francesco Ippolito, e di un’insegnante di lettere di origine ungherese, Adele Leher. Alla
morte del padre le condizioni economiche della famiglia peggiorano e si apre un periodo di
privazioni e stenti. Di questa condizione deprivata diviene simbolo doloroso la villa di
Longone, in Brianza.
Dopo un’infanzia e un’adolescenza segnate da un’educazione severa e scarsamente
affettiva, il giovane Carlo Emilio, ultimato il liceo nel 1912, è spinto a rinunciare ai poco
redditizi studi letterari, che lo attraggono a favore della più promettente iscrizione al
Politecnico, per laurearsi in ingegneria. Questi elementi biografici stanno alla base della
nevrosi di Gadda, diviso tra l’ammirazione per la solidità e l’intelligenza della madre da una
parte, e il dispetto violento per la sua abnegazione a inconsistenti leggi di apparenza
sociale, per le quali ella si dimostra disposta a sacrificare ogni desiderio e ogni interesse dei
figli.
Gli studi universitari vengono interrotti nel 1915 per la chiamata alle armi. Dell’evoluzione
delle sue idee e del suo carattere ci testimonianza il diario scritto in quegli anni, il
Giornale di guerra e di prigionia, pubblicato solamente nel 1955. Viene fatto prigioniero a
Caporetto, e al ritorno a Milano, nel gennaio 1919, apprende la notizia della morte del
fratello Enrico. Questa fine diviene nella biografia dell’autore un vero e proprio mito
personale, un estremo segno di valore entro un mondo abitato solo da disvalori, un
esempio di coraggio e di coerenza sul quale misurare con continui sensi di colpa la propria
impotenza e inutilità.
Nel 1920 Gadda ottiene la laurea in ingegneria e inizia a lavorare, dapprima in Lombardia e
in Sardegna, quindi tra il 1922 e il 1924, e poi in Argentina. Al rientro a Milano riprende gli
studi letterari, tentando di laurearsi in Filosofia. Nel 1925 si trasferisce a Roma, lavorando
nuovamente come ingegnere, spostandosi anche in sedi straniere.
L’incontro con l’ambiente fiorentino di Solaria, a partire dal 1926, incoraggia la svolta
professionale verso la letteratura, anche se solamente alla fine degli anni Trenta Gadda
potrà rinunciare alla professione di ingegnere. Nelle edizioni di Solaria esce il primo
volume di Gadda, La madonna dei filosofi, seguito da Il castello di Udine.
Alla morte della madre, Gadda vende la villa di Longone e si dedica alla stesura di
Cognizione del dolore, una sorta di sofferta rielaborazione della propria giovinezza e dei
difficili rapporti con la madre.
Nel 1940 e il 1950 vive a Firenze, trascorrendo uno dei periodi più fertili e creativi, e
collaborando a numerose riviste. Nel 1944 esce L’Adalgisa, seguita da Quer pasticciaccio
brutto de via Merluna, Eros e Priapo.
Arriva finalmente il successo, con crescenti riconoscimenti di critica e qualche significativo
segnale positivo anche dal pubblico, con buone affermazioni sul mercato librario.
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Carlo Emilio Gadda

Carlo Emilio Gadda nasce a Milano nel 1893, figlio primogenito di un piccolo imprenditore, Francesco Ippolito, e di un’insegnante di lettere di origine ungherese, Adele Leher. Alla morte del padre le condizioni economiche della famiglia peggiorano e si apre un periodo di privazioni e stenti. Di questa condizione deprivata diviene simbolo doloroso la villa di Longone, in Brianza. Dopo un’infanzia e un’adolescenza segnate da un’educazione severa e scarsamente affettiva, il giovane Carlo Emilio, ultimato il liceo nel 1912, è spinto a rinunciare ai poco redditizi studi letterari, che lo attraggono a favore della più promettente iscrizione al Politecnico, per laurearsi in ingegneria. Questi elementi biografici stanno alla base della nevrosi di Gadda, diviso tra l’ammirazione per la solidità e l’intelligenza della madre da una parte, e il dispetto violento per la sua abnegazione a inconsistenti leggi di apparenza sociale, per le quali ella si dimostra disposta a sacrificare ogni desiderio e ogni interesse dei figli. Gli studi universitari vengono interrotti nel 1915 per la chiamata alle armi. Dell’evoluzione delle sue idee e del suo carattere ci dà testimonianza il diario scritto in quegli anni, il Giornale di guerra e di prigionia , pubblicato solamente nel 1955. Viene fatto prigioniero a Caporetto, e al ritorno a Milano, nel gennaio 1919, apprende la notizia della morte del fratello Enrico. Questa fine diviene nella biografia dell’autore un vero e proprio mito personale, un estremo segno di valore entro un mondo abitato solo da disvalori, un esempio di coraggio e di coerenza sul quale misurare con continui sensi di colpa la propria impotenza e inutilità. Nel 1920 Gadda ottiene la laurea in ingegneria e inizia a lavorare, dapprima in Lombardia e in Sardegna, quindi tra il 1922 e il 1924, e poi in Argentina. Al rientro a Milano riprende gli studi letterari, tentando di laurearsi in Filosofia. Nel 1925 si trasferisce a Roma, lavorando nuovamente come ingegnere, spostandosi anche in sedi straniere. L’incontro con l’ambiente fiorentino di Solaria , a partire dal 1926, incoraggia la svolta professionale verso la letteratura, anche se solamente alla fine degli anni Trenta Gadda potrà rinunciare alla professione di ingegnere. Nelle edizioni di Solaria esce il primo volume di Gadda, La madonna dei filosofi , seguito da Il castello di Udine. Alla morte della madre, Gadda vende la villa di Longone e si dedica alla stesura di Cognizione del dolore , una sorta di sofferta rielaborazione della propria giovinezza e dei difficili rapporti con la madre. Nel 1940 e il 1950 vive a Firenze, trascorrendo uno dei periodi più fertili e creativi, e collaborando a numerose riviste. Nel 1944 esce L’Adalgisa , seguita da Quer pasticciaccio brutto de via Merluna , Eros e Priapo. Arriva finalmente il successo, con crescenti riconoscimenti di critica e qualche significativo segnale positivo anche dal pubblico, con buone affermazioni sul mercato librario.

Gli ultimi anni sono segnati da un’intensa attività di risistemazione e pubblicazione delle proprie opere passate, ma anche della mancanza di nuovi progetti letterari. Muore a Roma nel 1973.

Le idee

Nella formazione culturale di Gadda converge la tradizione illuministica e positivistica lombarda, con il culto della razionalità, della conoscenza scientifica, della trasformabilità pratica del reale. La borghesia italiana (e in particolare quella lombarda) diviene agli occhi di Gadda l’intera attrice di un tradimento storico. Contro di essa Gadda mette in opera ogni forma di derisione e di critica, servendosi in particolare delle armi della parodia e del sarcasmo. La critica ai ceti dominanti è condotta tutta in nome di valori e modelli sociali del passato, e dunque in termini propriamente reazionari. Anche davanti al fascismo, Gadda esita, dapprima credendo di riconoscervi un modello di ordine, di razionalità e di efficienza, e successivamente identificandovi il punto di degradazione estrema dei gruppi dirigenti e della società italiana, con il cedimento ai motivi più volgari della civiltà di massa. E dal medesimo orizzonte nevrotico che genera il bisogno ossessivo di ordine deriva anche una pulsione distruttiva e sovvertitrice, il desiderio cioè di infrangere l’ordine ingannevole e perverso della società borghese, di ribellarsi alla sciocca repressione subita a causa della sua morale ipocrita. Il punto è che tanto l’ordine quanto il disordine, tanto il rigido controllo razionale quanto l’abbandono alle pulsioni autentiche delle corporalità attraggono e spaventano Gadda nella stessa misura, ed è proprio in questa difficoltà a dominare la propria visione del mondo organizzandola in un’ideologia coerente e solida che si può leggere con particolare acutezza la crisi di una funzione intellettuale intesa quale mediazione ideologica e quale diaframma tra caos del mondo e criteri organizzativi. Gadda è dunque il grande interprete di questa crisi del ceto intellettuale tra la prima guerra mondiale, il fascismo e la ricostruzione. Contro ogni fede idealistica nel potere creatore del soggetto, l’attività dello scrittore è rappresentata da Gadda quale dura lotta con la realtà esterna, con cui ogni pretesa dell’io deve misurarsi. Il mondo è un groviglio caotico di cose e di fenomeni che rende impossibile e ridicolo ogni tentativo dell’io di fondare un giudizio sulla propria soggettività: il soggetto stesso è infatti mosso e determinato da cause esterne, che lo avvolgono, lo inglobano, lo sfregiano, fino a fare anche del soggetto un elemento qualsiasi di disordine e irrazionalità. Si è parlato per Gadda di realismo, ma il suo realismo consiste nella ricerca di una scrittura che rinunci ad adempiere a un atto creativo, falsificante e infondato, e aspiri a porsi quale conoscenza della realtà. Se la scrittura è conoscenza possibile della realtà, tuttavia l’unica realtà conoscibile per mezzo della lingua è la realtà linguistica. Ogni aspetto del reale ha il suo linguaggio, tecnico-specialistico e gergare, oppire aulico e nobilmente letterario.

categoria a priori, ogni schema o concetto universalizzante entro cui i sistemi filosofici tendono a rinchiudere il significato della realtà. E tuttavia il soggetto conoscente non può fare a meno di inseguire una costruzione sistematica nella quale collocare i risultati della propria attività. Si tratta infine di fondare un sistema-non sistema, cioè un sistema consapevole dei propri limiti; e teso dunque a non fingere idealisticamente l’esistenza e la forza del bene e del vero ma piuttosto a confessare la prevalenza dello smarrimento e del dolore. Gli altri scritti di Gadda possono essere ricondotti al campo della narrativa, rispetto al quale si collocano tutti in modi diversi: si va dal diario personale del Giornale di guerra e di prigionia , al saggio-invettiva di Eros e Priapo , alla raccolta di racconti e apologhi del Primo libro delle favole , ai quadri narrativi della Madonna dei filosofi e del Castello di Udine. Il primo tentativo originale di misurarsi con la scrittura narrativa d’invenzione risale al 1924, allorché Gadda decide di partecipare a un premio letterario per un romanzo. Stende quindi il frammentario e incompiuto Racconto italiano di ignoto del Novecento , una narrazione a metà tra il fatto di sangue e la spietata cronaca storico-sociale dell’Italia che sta per cedere al fascismo. Più organico è un altro tentativo incompiuto di narrazione romanzesca, risalente al 1928- 29, è La meccanica. Oggetto della rappresentazione è qui Milano allo scoppio della guerra, costruito su una trama che ruota attorno alle gesta eroiche dell’avvenente Zoraide, una donna del popolo che, dopo la partenza per il fronte del marito Luigi, diviene l’amante di Paolo Velaschi, un giovane ufficiale che partirà anch’esso per la guerra. Il castello di Udine , stampato da Solaria , nel 1934, raccoglie frammenti, bozzetti e brani narrativi usciti già precedentemente sulla rivista. Il libro si compone in tre parti: Il castello di Udine , Crociera mediterranea , Polemica e pace. Ben più cospicuo è tuttavia l’approfondimento operato nel corso degli anni Trenta entro le possibilità aperte del pastiche plurilinguistico, a contatto con la Milano del mondo popolare e borghese; i numerosi pezzi di questi anni appartenevano al progetto complessivo di un romanzo di vita milanese, intitolato Un fulmine sul 220 , a cui Gadda lavorò dal 1932 al 1936; abbandonato il progetto, essi confluiranno nel volume L’Adalgisa. Il decennio a cavallo della seconda guerra mondiale è il più fertile della vita creativa di Gadda: nascono in questo periodo, oltre ai disegni dell’ Adalgisa e della Cognizione del dolore , il Pasticciaccio , Eros e Priapo , e un gran numero di racconti. Quer pasticciaccio brutto de via Merulana fu composto in gran parte nel 1946, uscendo a puntate sulla rivista Letteratura ; nel 1957 fu pubblicata un’edizione accresciuta e corretta in volume, tuttavia incompiuta. L’incompiutezza è in questo caso tanto più appariscente, in quanto l’autore sceglie di misurarsi con la struttura del romanzo giallo. L’investigazione attorno a un atroce delitto diviene l’occasione per un’indagine conoscitiva sui meccanismi della realtà e sull’inarrestabile groviglio (o «pasticcio») di rapporti casuali. L’indagine non può tuttavia essere completata, così come l’opera che la narra: la vera conclusione del

Pasticciaccio riguarda infatti la sfiducia nell’autentica conoscibilità del reale. In questo modo la struttura poliziersca del romanzo è smentita e rovesciata. Eros e Priapo è un saggio dedicato da Gadda al fascismo; il trattato-saggio è in realtà trasformato in un pamphlet che alterna analisi di tipo propriamente critico-teorico a squarci narrativi. Il bersaglio polemico è il fascismo, colpevole di aver gettato l’Italia in un «abisso dove Dio stesso ha paura guatare». In Gadda la storia è groviglio di pulsioni mediocri cui il fascismo ha saputo dare modo di esprimersi e di spadroneggiare, in un paese purtroppo indebolito nei principi etici da una vicenda storica spesso infelice. La psicologia delle masse è guardata come un territorio che facilmente cade in preda agli esibizionismi erotici di smargiassi affetti da un’esagerata carica narcisistica. Le ragioni del trionfo di Mussolini e del fascismo starebbero innanzitutto nella capacità di mettere in scena questa ostentazione fallica dell’eros, atta a sedurre la femminilità delle masse e a sollecitare in ciascuno gli aspetti più bassi e bestiali dell’amor proprio, sotto la copertura dei titoli gerarchici e delle pratiche militari. Il ventennio fascista è visto dunque come un cedimento del Logos (razionalità) a Eros, configurato per lo più nel suo aspetto autoerotico. Gli anni Cinquanta e Sessanta sono dedicati da Gadda alla risistemazione e alla pubblicazione di opere già scritte. Titoli che si ricordano in questo periodo sono I luoghi di Francia e Il primo libro di favole.

La cognizione del dolore

Morta la madre nel 1936, Gadda affronta il nucleo della propria nevrosi familiare, stendendo nel corso del 1937 gran parte del romanzo La cognizione del dolore. La versione ultima del romanzo è del 1971; questa edizione definitiva e, ancora una volta, incompiuta, è strutturata in due parti, rispettivamente di quattro e cinque «tratti» (così li chiama Gadda) ciascuna. La vicenda è ambientata in un immaginario paese del sud America, il Maradagàl (dietro cui non è difficile riconoscere l’Italia), vittorioso nella recente guerra contro il confinante Parapagàl (l’Austria). Protagonisti della vicenda sono innanzitutto Gonzalo Pirobutirro d’Eltino, un ingegnere nevrotico e depresso, e sua madre, chiamata in genere «la Signora». Dopo la morte del capofamiglia e di un fratello di Gonzalo, i due vivono in una villa di Lukones (Lombardia), la quale replica fedelmente le coordinate della biografia gaddiana e che sollecita dunque l’eruzione del vissuto doloroso dell’autore. Da questo punto di vista, il titolo del romanzo sembra alludere, all’operazione letteraria in se stessa: la «cognizione del dolore» sarebbe cioè la conoscenza autoanalitica della propria sofferenza, quale è possibile raggiungere per mezzo della scrittura e della rappresentazione romanzesca. Madre e figlio vivono un duro conflitto psicologico, giocato innanzitutto nella diversa concezione e gestione dello spazio simbolico della villa. La vecchia donna intende alleviare la sofferenza per la morte del marito del figlio, aprendo lo spazio della casa alla folla che

In conclusione, il pessimismo che si esprime nella Cognizione è un pessimismo senza riscatto: se la letteratura è una forma di conoscenza (o di «cognizione»), l’unica realtà conoscibile sarà infine quella del «dolore». L’intero movimento di narrazione-conoscenza ha come sfondo e come unico senso possibile la morte.

I quadri milanesi dell’ Adalgisa

Tra il 1932 e il 1936 Gadda lavora a un grande romanzo di ambientazione milanese, il cui titolo sarebbe dovuto essere Un fulmine sul 220. Il ritrovamento da parte di Dante Isella, nel 1993, di alcuni quaderni autografi e la successiva pubblicazione, nel 2000, del testo criticamente stabilito di tali carte, sempre a cura di Isella, hanno consentito di ricostruire, a grandi linee, la vicenda dell’opera, da strutturarsi in cinque lunghi capitoli comprendenti un affresco imponente della Milano tra la prima guerra mondiale e il fascismo; su questo sfondo si svolge la tenera storia d’amore tra Bruno ed Elsa, destinata a concludersi con la tragica morte di lui, per folgorazione, a causa forse di un fulmine caduto sulla cabina elettrica, nei pressi della quale si svolgono gli appuntamenti segreti d’amore. La realizzazione del romanzo resta al dunque gravemente incompiuta, e il lavoro dell’autore si divide tra materiali meno elaborati (restati inediti) e squarci narrativi autonomi, destinati a comparire nelle raccolte di racconti o, soprattutto, a comporre una silloge di dieci «disegni milanesi». Si tratta di un’opera pubblicata alla fine del 1943 con il titolo L’Adalgisa. Disegni milanesi. Protagonisti dell’opera sono Milano e le classi sociali che la abitano. La città è raffigurata con intensa partecipazione emotiva, ma all’abbandono descrittivo corrisponde il controcanto ironico della deformazione grottesca e parodica. Più severo è tuttavia l’accanimento che colpisce la borghesia cittadina, dedita a una commedia di apparenze sociali, al bisogno di figurare, di rispettare una morale senza sostanza, frutto di ipocrisie e di opportunismi. Sotto questa scorza, Gadda scopre la torbida insicurezza del male psichico, la stupidità ottusa, il sudicio fisiologico, con l’ossessivo richiamo ai temi bassi della corporalità. Gadda non manca di mettere in risalto la volgarità sciocca anche delle classi basse; ma la vitalità quasi animalesca e la lotta per la sopravvivenza che la caratterizzano assumono tuttavia i tratti di un paradossale eroismo. La stessa protagonista dell’ultimo brano, L’Adalgisa (che dà il titolo all’opera), è in effetti una popolana che ha saputo conquistarsi una posizione sociale ragguardevole, riscuotendo successo nel canto, e che ora deve difendersi dalle maldicenze pettegole delle gelose borghesi, rese più insistenti dalla sua condizione di vedova. L’Adalgisa è l’unico sigillo positivo del libro. Il dialetto di riferimento è quello milanese.

Quer pasticciaccio brutto de via Meruluna

Quer pasticciaccio brutto de via Meruluna , dapprima pubblicato a puntate sulla rivista Letteratura , esce in volume nel 1957. Il «pasticciaccio» a cui allude il titolo è il delitto che si consuma a via Merluna e, in senso figurato, il groviglio di eventi inestricabilmente correlati, il caos e la terribilità delle cose. La vicenda è ambientata a Roma, nel 1927. Il commissario della Squadra Mobile Francesco (Ciccio) Ingravallo sta indagando su un furto perpetrato ai danni della contessa Menegazzi, in via Merulana, ma dopo pochi giorni, di fronte all’appartamento del furto, si consuma un delitto. Viene scoperto, orrendamente sgozzato, il cadavere di Liliana Balducci. Il Pasticciaccio inizia con la presentazione dell’investigatore e delle sue teorie: e tuttavia quelle stesse teorie minano la struttura tradizionale del giallo. In questa, infatti, la ricostruzione dei fatti avviene grazie all’individuazione di un movemente e alla linearità del percorso investigativo, ma Ingravallo non crede a questa linearità, perciò si prepara in tal modo una trama aggrovigliata, un intreccio in cui è facile smarrirsi. In altre parole Gadda programma da subito l’impossibilità di chiudere il suo racconto. In un’intervista del 1968 Gadda dichiara: « Il pasticciaccio l’ho troncato a posta a metà perché il “giallo” non deve essere trascinato come certi gialli artificiali che vengono portati avanti fino alla nausea e finiscono con lo stancare la mente del lettore. Il poliziotto capisce chi è l’assassino e questo basta». Gadda vuole, dunque, in primo luogo essere un realista, perciò la ricostruzione dei fatti, nella trama, persegue maniacalmente la verisimiglianza. Date, luoghi, circostanze, tutto è accertato con lo zelo di un narratore naturalista. D’altro lato, Gadda non crede in un’ingenua confusione di realismo e oggettività. L’oggettività è per lui improbabile: «Conoscere è inserire alcunché nel reale, è, quindi, deformare il reale». Gadda non crede che la struttura di un romanzo possa reggersi su una struttura naturalistica dei fatti. Anzi, sia la minuta osservazione delle singole cose, sia il tentativo di correlare tra loro i fatti sono responsabili di chiudere il racconto, sottopsoto a una straordinaria forza centrifuga. Tra la cornice della Roma del 1927 e il fattaccio c’è sì un legame ambientale: le circostanze dell’indagine, specie nella persona di Ingravallo, sono condizionate dalla politica mussoliniana di «moralizzazione dell’Urbe». Ma il vero legame va cercato altrove: l’Italia in balia del fascismo è un’Italia in preda a una follia sessuale, imbabolata e sedotta dall’esibizionismo del Duce e dal suo virilismo di quart’ordine. E’ un’Italia di donne-galline impazzite e di maschi bellimbusti. Il «quanto di erotia» che si scatena nel Fascismo è lo stesso che soggiace al furto Menegazzi e al delitto Barducci. La contessa è una delle tante femmine-oche ossessionate dal terrore e dall’ossessione: cioè, in termini freudiani, dal desiderio di essere aggredita sessualmente. E quanto a Liliana, basti dire che soggiace sempre al fascino del maschio latino il cui prototipo è Mussolini, ma che si incarna anche nel marito Remo e, soprattutto, nel cugino Giuliano Valdarena; sino a insinuare che possa essersi «conceduta» al «polso villoso» del suo «carnefice».