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Carlo Emilio Gadda -, Appunti di Letteratura Italiana

“Cahier d'études”, “Quaderni di studio”

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 21/05/2026

g.bianco
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Alfano Lezione 10
1924 - Arnoldo Mondadori bandisce un premio per giovani romanzieri che devono
inviare un articolo in quell’anno e tra questi verrà scelto un vincitore. Gadda
interrompe la sua attività lavorativa come ingegnere, prende alcuni mesi sabbatici per
lavorare a questo articolo e quello che ne emerge sono due quaderni, voluminosi,
conservati al fondo Gaddiano a Roma, che l’autore intitola “Quaderni di studio” e poi
pubblicati nel 1983 da Giancarlo Roscioni, studioso emerito in campo Gaddiano, cui si
deve un importante saggio interpretativo “La disarmonia prestabilita”, sull’intera
opera di Gadda. Einaudi, che era diventato uno degli editori di Gadda, si appropria de
“La cognizione del dolore” e decide di portare avanti una serie di iniziative editoriali
dedicate a Gadda, pubblicando anche “La madonna dei filosofi e altri testi”, e nell’83
pubblica anche “Racconto italiano di ignoto del ‘900”.
Cahier d'études
”, “Quaderni di studio” – si esprime un’attenzione alla descrizione
materiale quasi maniacale (quaderno di n. fogli ecc…); al di là del fatto psicologico, è
interessante osservare come si collochi professionalmente e identitariamente: è un
ufficiale dell’esercito e un ingegnere, quelli che seguono sono appunti di carattere
letterario, quindi senza rinunciare alla sua provenienza dalla guerra e da un campo del
sapere applicato dell’ingegneria, al tempo stesso si pone nel mondo letterario. La
descrizione del materiale su cui scrive è non solo personale ma anche una
caratteristica sociale della borghesia del nord-Italia e soprattutto Milanese.
Siamo nel ’24 e ormai la Marcia su Roma è stata fatta, Gadda ha praticamente 30 anni
e nell’entrare in una fase di maturità, nonostante avesse un suo lavoro come
ingegnere, si ferma e decide di fare quello che sappiamo.
Il premio Mondadori 1924 mi alletta a tentare; qualche economia fatta nell’America
del Sud mi consente di tentare, vivendo alcuni mesi senza guadagno; Carmina non
dant panem! Ma anche l’uggioso pane della compressione e della rinuncia non fa bene
nè al corpo, nè all’anima. E’ meglio giocare una volta un gioco disperato che vivere
inutilmente la tragica, inutile vita.
Nella spiegazione delle pagine che seguiranno: saranno appunti, note, compositive e
critiche. Questo appunto è stato importante per gli studiosi, perché Gadda, che non ha
ancora scritto un rigo creativo, decide di tenere insieme note compositive e critiche, in
un modo compositivo che poi è suo.
Entrando nelle prime osservazioni. Nota CO, quindi compositiva:
dal caos dello sfondo devono coagulare e formarsi alcune figure a cui sarà affidata la
gestione della favola, del dramma. Altre figure, forse le stesse persone raddoppiate, a
cui sarà affidata la coscienza del dramma e il suo commento filosofico.
Riallacciamento con l’universale, coro. Potrò forse riserbarmi io questo commento-
coscienza: autore-coro.
Gadda distingue l’impianto come deve essere: uno sfondo caotico, nel quale in cui non
si individuano autonomamente delle figure. Da questo caos emergono le figure
portatrici dell’azione e queste possono essere le stesse figure che avranno coscienza
dell’azione, in quel caso saranno le stesse raddoppiate (un protagonista che agisce e
un raddoppiamento del protagonista che pensa, due momenti distinti), oppure la
dimensione del coro, del commento, (evidente la formazione manzoniana rif. Coro
dell’Adelchi) verrà forse affidata direttamente a io, al narratore extradiegetico,
propriamente manzoniano.
Carattere ed epoca del romanzo: contemporaneità. Non sarebbe ora possibile fare
degli studi storici. Materiale mio personale, materiale vissuto o quasi vissuto. […] Il
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Scarica Carlo Emilio Gadda - e più Appunti in PDF di Letteratura Italiana solo su Docsity!

Alfano Lezione 10 1924 - Arnoldo Mondadori bandisce un premio per giovani romanzieri che devono inviare un articolo in quell’anno e tra questi verrà scelto un vincitore. Gadda interrompe la sua attività lavorativa come ingegnere, prende alcuni mesi sabbatici per lavorare a questo articolo e quello che ne emerge sono due quaderni, voluminosi, conservati al fondo Gaddiano a Roma, che l’autore intitola “Quaderni di studio” e poi pubblicati nel 1983 da Giancarlo Roscioni, studioso emerito in campo Gaddiano, cui si deve un importante saggio interpretativo “La disarmonia prestabilita”, sull’intera opera di Gadda. Einaudi, che era diventato uno degli editori di Gadda, si appropria de “La cognizione del dolore” e decide di portare avanti una serie di iniziative editoriali dedicate a Gadda, pubblicando anche “La madonna dei filosofi e altri testi”, e nell’ pubblica anche “Racconto italiano di ignoto del ‘900”.

“ Cahier d'études ”, “Quaderni di studio” – si esprime un’attenzione alla descrizione

materiale quasi maniacale (quaderno di n. fogli ecc…); al di là del fatto psicologico, è interessante osservare come si collochi professionalmente e identitariamente: è un ufficiale dell’esercito e un ingegnere, quelli che seguono sono appunti di carattere letterario, quindi senza rinunciare alla sua provenienza dalla guerra e da un campo del sapere applicato dell’ingegneria, al tempo stesso si pone nel mondo letterario. La descrizione del materiale su cui scrive è non solo personale ma anche una caratteristica sociale della borghesia del nord-Italia e soprattutto Milanese. Siamo nel ’24 e ormai la Marcia su Roma è stata fatta, Gadda ha praticamente 30 anni e nell’entrare in una fase di maturità, nonostante avesse un suo lavoro come ingegnere, si ferma e decide di fare quello che sappiamo.

Il premio Mondadori 1924 mi alletta a tentare; qualche economia fatta nell’America

del Sud mi consente di tentare, vivendo alcuni mesi senza guadagno; Carmina non

dant panem! Ma anche l’uggioso pane della compressione e della rinuncia non fa bene

nè al corpo, nè all’anima. E’ meglio giocare una volta un gioco disperato che vivere

inutilmente la tragica, inutile vita.

Nella spiegazione delle pagine che seguiranno: saranno appunti, note, compositive e critiche. Questo appunto è stato importante per gli studiosi, perché Gadda, che non ha ancora scritto un rigo creativo, decide di tenere insieme note compositive e critiche, in un modo compositivo che poi è suo. Entrando nelle prime osservazioni. Nota CO, quindi compositiva:

dal caos dello sfondo devono coagulare e formarsi alcune figure a cui sarà affidata la

gestione della favola, del dramma. Altre figure, forse le stesse persone raddoppiate, a

cui sarà affidata la coscienza del dramma e il suo commento filosofico.

Riallacciamento con l’universale, coro. Potrò forse riserbarmi io questo commento-

coscienza: autore-coro.

Gadda distingue l’impianto come deve essere: uno sfondo caotico, nel quale in cui non si individuano autonomamente delle figure. Da questo caos emergono le figure portatrici dell’azione e queste possono essere le stesse figure che avranno coscienza dell’azione, in quel caso saranno le stesse raddoppiate (un protagonista che agisce e un raddoppiamento del protagonista che pensa, due momenti distinti), oppure la dimensione del coro, del commento, (evidente la formazione manzoniana rif. Coro dell’Adelchi) verrà forse affidata direttamente a io, al narratore extradiegetico, propriamente manzoniano.

Carattere ed epoca del romanzo: contemporaneità. Non sarebbe ora possibile fare

degli studi storici. Materiale mio personale, materiale vissuto o quasi vissuto. […] Il

caos del romanzo deve essere una narrazione della società italiana del dopoguerra

(non immediato) con richiami lirico-drammatici alla guerra (nostra generazione) e

forse al preguerra (infanzia, adolescenza). Emanazione italiana.

Stabilisce una trama narrativa contemporanea, non il dopoguerra immediato (il ’18 o ’19), e questo significa cominciare dopo Rubé e ambientare il romanzo in una fase in cui nel caos della società italiana del dopoguerra esiste un tumulto importante del biennio rosso e dei primi fasci. La materia e la temporalità del romanzo è strettamente riferita a “nostra generazione”, coloro che erano stati bambini e adolescenti a inizio novecento e che poi si è trovato ventenne in guerra. Mentre la nota critica che viene dopo:

Tonalità generale del lavoro: è una grossa questione. Le maniere che mi sono più

famigliari sono la (a) logico-razionalistica, paretiana, seria, celebrale – E la (b)

umoristico-ironica, apparentemente seria, dickens-panzini. Abbastanza bene la (c)

umoristico seria manzoniana; cioè lasciando il gioco umoristico ai soli fatti, non al

modo d’esprimerli: l’espressione è seria, umana: (vedi miei diarii, autobiografie.).

Posseggo anche una quarta maniera (d), enfatica, tragica, «meravigliosa 600»,

simbolistica, che forse è meno fine e di minor valor, ma più adatta ad un’impressione

diretta e utile a «épater le bourgeois». Questa maniera d si avvicina alla poesia, è

interessante, ma contrasta grandemente con le altre e credo che sarebbe difficile

legarla e fonderla. – Finalmente posso elencare una quinta maniera (e), che chiamerò

la maniera cretina, che è fresca, puerile, mitica, omerica, con tracce di simbolismo,

con stupefazione-innocenza-ingenuità. È lo stile di un bambino che vede il mondo: (e

che sapesse già scrivere.)

Gadda ritiene di possedere cinque stili, la prima che è congeniale al suo lavoro, le altre due umoristiche e ben distinte tra loro, insieme alle altre due stilistiche definibili come barocche e l’altra, come dice lui, cretina. Un’altra nota compositiva, continua a interrogarsi sullo sfondo e il suo rapporto con le figure, una tragedia delle anime forti che rimangono impigliate nella palude dell’ambiente:

Tragedia delle anime forti che rimangono impigliate in questa palude. Se grandi, con

loro vizî, pervertono popolo (reazione sociale dell’attività individuale); a sua volta

popolo con suo marasma uccide anime grandi (reazione individuale della perversione

o insufficienza sociale). – »

Manzoni concetto morale – civile.

Io concetto più agnostico – umano.

Vorrei quindi rappresentare nel romanzo la tragedia di una persona forte che si

perverte per l’insufficienza dell’ambiente sociale. –

è questa una caratteristica della storia sociale d’Italia: (Foscolo andato a male,

Scalvini suicida, etc. Rinascimento; Risorgimento: migliaia di esempî. Dante stesso) e

non meno caratteristica della tragedia inversa che chiamerò Manzoniana: (male

sociale provocato da mancanza dell’individuo). – Se il disertore provoca la rovina

dell’esercito; il cattivo esercito spegne l’entusiasmo dei buoni che vi militano.

è questa anche la mia tragedia.

Il tipo B arriva a fare il male perché non educato, è un male istintuale. Quello che emerge in questa fase, nelle figure di primo piano, due figure disadattate, inetti in sostanza, uno pensa troppo durante l’azione e non agisce più, l’altro è un inetto perché sfigurato nella psiche dalla guerra. Sono disadattati perché non adatti.

Nota Co 6 – del 26 marzo 1924 Ore 11-13.

Il giovane A, Grifonetto Lampugnani [NOME E COGNOME, di nuovo come sempre nel

romanzo la differenza con l’epos], milanese, ha perso in guerra un fratello: ha in casa

ritratti di zii e nonni morti in Crimea: forse ha nelle vene altro sangue, fiorentino o

straniero. Non ha fatto la guerra perché ragazzo. È un ipervolitivo: studio, ambiente

intellettuale, mancanza del padre, non grande ricchezza.

Segue nota Co 6 – ore 15 – 26 marzo 1924.

Abita una vecchia casa (Corso Sempione, abbazia di Chiaravalle) – inspirarsi – Si fa

conoscente di alcuni mezzi locatelli – Suoi idealismi – ragazze. Il Fascismo: opportunità

di farvi entrare idealismo di Grif. [Grifonetto] – Anime torbide di alcuni compagni –

Volitività.

In questo dopoguerra non immediato, un personaggio, maschio volitivo, incontra il fascismo e cosa offre narrativamente il fascismo? Siamo prima dell’omicidio Matteotti. A Gadda il fascismo offre l’opportunità di far entrare l’idealismo. Perché il fascismo è una struttura idealista, accompagna i giovani. L’idealismo tipicamente giovanile di una giustizia astratta ed universale, come fatto morale, per Gadda si identifica, in quella fase storia, si identifica col fascismo.

Anime torbide di alcuni compagni – Volitività.

Nello schema Chiurchiù il maschio esiste rispetto ad alcune figure topiche, tra cui il gruppo dei pari. Nei romanzi di formazione italiani analizzati da Chiurchiù, vi è una figura topica riferibile al gruppo dei pari.

Rivalità amorosa (rivalità commerciale poi) tra un garzone Carlo di un oste che

s’inscrive al fascio e il figlio di

un altro oste,

padrone di osteria, Stefano, maggiore di lui, 25 anni. gerente N.B. Chiamare i fascisti: «ragazzi neri» le squadre dei «neri».

L’oste Ermenegildo, di cui Carlo fascista è garzone, non è fascista ma soffia

nell’orecchio di Carlo, abilissimamente punzecchiandolo nelle sue disavventure

amorose, sicché Carlo soffia a sua volta nel fascio, perché si decida a fare una

spedizione punitiva nell’osteria-circolo sovversivo di Stefano. (Potrebbe anche essere

Stefano cassiere-tenitore di buvette del circolo).

La spedizione è comandata da Grifonetto Lampugnani, Carlo gli ha ben descritto la

figura di Stefano, ma Carlo non vi prende parte. Stefano, brutale e violento, degno

rivale di Carlo, si difende eccessivamente, selvaggiamente e costringe alcuni

squadristi ad ucciderlo. Grifonetto, a sua volta aggredito, si difende terribilmente ma

non uccide. Devastato il circolo-osteria si ritirano. –

Grifonetto è stato riconosciuto: non è colpevole ma sente la corresponsabilità. Per

orgoglio non fugge ed è arrestato. – (Vedi negli affioramenti, invenzioni, un cenno

sull’arresto di Grifonetto pro-memoria). – Non vuol nominare né tradire i compagni.

In queste ore del terzo giorno Gadda ha messo a fuoco il plot. Partendo dalla questione generale: caos dell’ambiente – primo piano, e aver deciso i modi in cui narrare tutto ciò, ha successivamente individuato uno specifico plot. Questo è impressionante, perché è il meccanismo tipico della retorica, sconosciuta a Gadda, in cui si passa dalla questio infinita alla questio finita. La questio infinita sarebbe il caso generale, la questio finita è il caso particolare, cieò io oratore, avvocato, devo elaborare uno schema astratto generale (es. è giusto o non è giusto per un intellettuale sposarsi? – questio tipica del medioevo e rinascimento - ; è una questio infinita poiché senza determinazione di protagonisti e azione) e dopo aver svolto la costruzione infinita applico l’inventio, trovo i singoli aspetti da utilizzare per l’argomentazione, e passo alla questio finita. Allo stesso modo si svolge Il galateo della casa. Gadda prima mette a fuoco le molle di base della scrittura romanzesca e poi individua il plot, in cui come si deve vi è la storia d’amore, la rivalità maschile, ma in questo caso non è Grifonetto, tipo A, il rivale del tipo B, ma è il tipo B rivale di un altro in virtù di questa rivalità amorosa si produce una situazione legata allo sfondo. La questione politica, comunismo o fascismo, è sullo sfondo ma determina le azioni. Tuttavita nel plot la situazione è smossa da un pretesto amoroso: fare il male in modo inconsapevole, tipicità del tipo B. Il tipo B ha prodotto un certo danno, uccisione di una persona (Gadda fascista lo giustifica quasi, la sua posizione politica è ancora molto ambigua). Sono questi espedienti tipici per la lettura del romanzo: parlare di uno sfondo sì, ma inserendovi le coordinate per attirare i lettori, come la rivalità amorosa e attraverso essa si fa intravedere lo sfondo. Questo romanzo di cui parla non è mai stato scritto. Nota critica del 28 marzo:

Abbastanza bene per ora la sintesi della sensazioni «in imminentia criminis» – buono il

tema: «nulla di irregolare, ecc. – nessun turbamento, ecc.»

Ma appunto questo tema va contrappuntato (logico-matematica nella condotta

generale, simbolismo e realismo nei mezzi)

a) con elenco di fatti gravi, anormali, delitti, truffe, avidità (cambî, banchieri, telegrafo)

che alla sua spostata sensibilità appaiono invece normali.

b) con fatti realmente normali (cascate, fiumi, lavoro, bambini, vegetazione). Questo

perché il tema, fondamentalmente, è il seguente e rientra nel grande leit-motif del

lavoro:

«Anche i fatti anormali e terribili rientrano nella legge, se pure

apparentemente sono ex-lege». Per mezzo delle spostamento della sensibilità e

della coscienza del disperato (o criminale) io voglio esprimere artisticamente questa

verità filosofica. Vedi la nota seguente, relativa al tema del lavoro.

Quel tema in evidenza è centrale nella narrativa gaddiana. Delinquere, abbandonare il legame sociale, e spostarsi verso la periferia del reale: per Gadda vi è questo principio di base, in cui il reale è connessione di elementi, quante più connessioni vedi, tanto più sei nel reale e sei capace di agire. Ma tanto più ti sfuggono le connessioni resti nella periferia del sistema. La periferia del sistema, n-1, è il male: il male è un prodotto della scarsa conoscenza. Il principio etica-gnoseologia è fondamentale per Gadda, al

generale, su ad esempio cosa sia il prodotto del male. L’omicidio, come si produce? Grifonetto non è responsabile, partecipa a una situazione che produce l’errore, ma non è responsabile. Mentre l’errore come si è prodotto? Per un errore di calcolo. Una reazione eccessivamente violenta, non prevista. Proprio per una mancanza di razionalità l’effetto è eccessivo, è male, è errore. Ma il male non è, per Gadda sì è sempre responsabilità morale degli individui, ma in questo caso non è responsabilità del protagonista, che è invece coinvolto nel caos dello sfondo. Non ha nemmeno picchiato, è andato solo a devastare, non ha ucciso e non voleva uccidere, si è tenuto fuori la colluttazione. La partecipazione allo sfondo lo fa corresponsabile del male. Esattamente il principio espresso da Gadda.

Un tema filosofico o pseudo filosofico che dovrò accennare e svolgere nel romanzo

(…) è quello dei bollettini ufficiali (…). Intendesi per «bollettini ufficiali» – la tendenza a

rappresentare le cose secondo convenienza e non nella loro percezione essenziale.

Il punto per Gadda è questo. La retorica dei bollettini ufficiali, le parole non utilizzate in modo corretto, significano una mossa linguistica secondo convenienza e non secondo necessità, dunque significa un posizionamento in n-1, alla periferia del sistema, una mancanza di comprensione del sistema articolato della realtà. Il bollettino ufficiale è un problema filosofico e va trattato umoristicamente alla maniera di Dickens o addirittura baroccheggiante, proprio per distruggere l’inerzia delle parole quotidiane. Questa violenza di Gadda è per la distruzione delle topiche, contro l’uso delle parole senza sapere cosa queste vogliano dire (vedi l’episodio del generale che non sa cosa sia la testa di ponte e manda a morire molti uomini [quindi n-1] e la sua differenza con Cesare che ha saputo sfruttare forze avverse [n+1]), una pigrizia di intendimento o una semantica sbagliata rispetto alla situazione in cui sei.

Bisogna cercare di inserire anche nel gioco dinamico- spirituale generale la vicenda di

Gerolamo Lehrer e moglie. […] Bisogna legare potentemente i personaggi con la

“dinamica dello spirito” e non con quella dei fatti isolati ed episodici.

Cioè il punto sarà quello di legare anche i personaggi non principali, in questo caso una coppia il cui parente è stato compagno d’armi di Grifonetto, per cui questa vicenda fanno sì che questa coppia sia veramente vicina al protagonista. Anche questi personaggi secondari devono entrare nello spirito dei tempi, infatti questa famiglia gli serve per introdurre il lutto post-bellico. Servono elementi di sfondo anche attraverso i personaggi secondari.

Bisogna assolutamente legare i personaggi e la loro vicenda nel dinamismo spirituale,

non con un gioco di episodi.

Bisogna legare la storia a tutto il resto. Vediamo come il tentativo romanzesco di Gadda parte da questioni legate al romanzo in generale. La prima è il rapporto tra sfondo e primo piano. Il romanzo è proprio lo strumento narrativo principale per legare una certa dimensione storica, epoca con forze ed elementi, con certe figure singolari, non tipiche, non contano in quanto tipiche (elementi genetici che rendono le persone di un certo tipo). Una certa epoca è sempre complessità, non si può tipizzare, si può essere emersione di conflittualità. Nel mettere a fuoco lo sfondo sceglie l’immediato dopoguerra, una situazione che conosce e non deve studiare, forse una fase della sua vita legata alla sua psicologia. I personaggi saranno così espressione di una certa situazione di caos: la conflittualità politica degli anni 20-21. Dentro questo quadro individua i nomi dei protagonisti che

sono rappresentanti di due diversi modi di disadattamento alla società, non si integrano nella società. Successivamente introduce dentro i problemi creativi elementi filosofici. Evidentemente la scrittura è un luogo in cui ci si esercita rispetto alle grandi questioni etiche e conoscitive. Dentro questo si sviluppa il motivo fascista.

«Completare la I.a Sinfonia con due motivi antitetici fondamentali che prepareranno

per contrasto l’introduzione del motivo fascista»

Mette a fuoco che nel suo romanzo ci sarà il motivo fascista, che sarà introdotto da due motivi antitetici fondamentali: socialismo e cattolicesimo. Questi due motivi sono tra loro antitetici. La politica e lo stato, prima della reintroduzione di Mussolini, non comprendevano il cattolicesimo. Socialismo e cattolicesimo sono due realtà politiche italiane, nel ’19 nasce il partito comunista e il democristiano, entrambi clandestini durante il fascismo. Gadda vede chiaramente che il fascismo nasce da due motivi antitetici, che sono tali perché sono due sistemi di organizzazione delle masse.

Socialismo e cattolicismo (Discordanza azione-pensiero per mancanza di capacità

critica nell’uno e nell’altro. Frenesia dell’assoluto e incapacità del graduale e del

possibile. Incapacità di delineare i limiti critici di un pensiero, di una possibilità.

Politicamente sono forze inefficaci perché non hanno il concetto di graduale, sono tendenze di spinte all’assoluto: socialismo= rivoluzione, nel senso marxiano del termine; cattolicesimo= palingenesi, un cattolico mira alla salvezza dell’anima che si afferma nel giudizio universale. Sono forze di massa ma allo stesso tempo sono spinte da ragioni sovrastoriche.

Si potrebbe arrivare al delitto di Grifonetto per «analogia» e cioè: egli estremamente

volitivo, ma non eccessivamente critico (un po’ di follia impulsiva, o vedere la

situazione di equilibrio) incontra una serie di ostacoli e di more all’azione per cui si

desta in lui il senso o impulso catastrofico: (realtà analogica di molti stati d’animo pre-

criminali). Questa serie fatale di «choc» che desta in lui la suggestione analogica può

essere: dalla ricchezza alla miseria per cause non sue: (ascendenti); dalla vita alla

morte di suo fratello: (nella guerra); dalla fede nella patria alla sozzura: (1919); dal

sacrificio come fascista alla minaccia del carcere, e alla spedizione punitiva; dalla

patria all’esilio; dalla fede nelle «colonie» al disdegno e forzato ritorno: (intanto

comincia già a rivelarsi la stanchezza). Così alla potente delusione d’amore segue la

folle tragedia: «Se nulla è possibile, tutto finisca».

dalla fede nella patria alla sozzura – il progetto, a cui lavora da sei mesi, si sviluppa

ora sul plot. Grifonetto come arriva ad un gesto che non sarebbe da lui, come l’assalto al centro bolscevico, e senza prevederne gli effetti? Questo è dovuto al fatto che egli crea una necessità di catastrofe inconsapevole del personaggio, che si costruisce in lui, ma come arriva questa necessità? Attraverso elementi che agiscono in lui inconsapevolmente, e sono elementi dello sfondo. È sfondo il non appartenere ad una famiglia agiata che non lo accompagna negli studi. È sfondo la morte del fratello. Poi

“ dalla fede nella patria alla sozzura 1919”. Il reducismo del 19 si confronta con una

società che si riorganizza indipendentemente dalla sofferenza del reduce.

“ dal sacrificio come fascista alla minaccia del carcere, e alla spedizione punitiva” in

carcere Grifonetto comprende le vere ragioni dell’assalto: la rivalità amorosa.

  1. La contrapposizione non è contro i borghesazzi, quello è un elemento dello sfondo, la contrapposizione che porta all’omicidio è la contrapposizione tra due gruppi che hanno fatto entrambi la guerra. Due gruppi di giovani, e si sono posizionati nel dopoguerra in punti diversi: socialisti e fascisti, in modo semplicistico. In questa contrapposizione ideale il punto è che ognuno ha maturato un’idea diversa del loro sacrificio, passando appunto attraverso la guerra. Chi esce dalla guerra e mette in evidenza le debolezze di quel sacrificio inutilmente dato alla patria, non sta mantenendo coerenza e rispetto nei confronti di quel sacrificio, mentre il fascismo rappresenta il mantenimento di quella coerenza, il mantenimento dello spirito di sacrificio per la patria, la volontà di essere generosi assaltatori.

«Vorrei vederli in guerra, quando venivano giú i sacramenti, con il suo giovinezza.»

«Altro che giovinezza allora» - l’inno Giovinezza! che viene cantato dai fasci di

combattimento, che non sono stati in guerra, non sanno che quell’inno è stato cantato appunto in guerra, poi diventato inno degli arditi. Chi ha passato la guerra ma non ne vuole più sapere per la negatività della morte e del sacrificio inutile per lo stato, è completamente fuori rispetto a una spinta ideale di continuità che lega un corpo militare dello stato a un corpo paramilitare, gli arditi, fino a un movimento, quello fascista, che si è dichiaratamente vantato di essere nato nella grande guerra, di esserne espressione. Il fascismo ha fatto di se’ una esperienza di continuità con la grande guerra. Nel ’25 (siamo a mesi prima della dittatura e del delitto Matteotti) è chiaro a tutti che chi non canta Giovinezza! è un disfattista, è contro la guerra, mentre i fascisti dichiarano di voler riprendere quello che gli era stato tolto dall’avversario, nei trattati di pace (guerra mutilata). In questo clima politico e sociale una battuta come quella letta si poteva comprendere perfettamente, oggi invece va interpretata. Gadda riversa il discorso sociale all’interno del suo racconto. In casi come questi, in questo caso è un abbozzo, ci mostrano in maniera evidente quello che diceva Segre che distingueva tra Intertestualità e Interdiscorsività: questo passaggio è interdiscorsivo, chiacchiere della strada, frasi di giornali, qualcosa che non è letterario, viene inserito nel romanzo. Gadda allude a discorsi sociali e ne riprende le movenze. Il lettore ricostruisce la personalità del personaggio, anche sguaiato, che non rispetta la memoria dei caduti parlando di feci in relazione alla guerra (e con lui i maschi che si comportano analogamente).

A sentirli è il nuovo mondo, la palingenesi, “redeunt saturnia regna”. Ma per alcuni è

una sozza camorra; gli altri in buona fede, sono fumatori d’oppio. L’Italia è ridotta a un

popolo di fumatori d’oppio comandato da tre o quattro sciacalli... non lo dico per dire

parole grosse. Ma io adoro la mitragliatrice. Ha letto il Laus Vitae [rif. a D’Annunzio ],

lei?

Meditazione di Grifonetto rimasto solo. Ville della Brianza sparite. Meglio cosí.

Camminerò solo nel mondo. Quando una persona viva ecc. Fratello morto. Episodio di

Lehrer. – (in guerra.) – La scena del ragazzo morto con le budella fuori. Tecnicamente:

«Queste ultime cose disse con voce cupa, lenta, grave.»

Quindi, tecnicamente si immagina il dialogo politico con qualcuno (la scena patetica non è svolta ma immaginata) e deve seguire un momento drammatico in cui una delle due voci dice che l’Italia è un popolo di fumatori d’oppio, cioè dimentica, guidata da sciacalli, cioè coloro che sfruttano per arricchirsi, e d’altra parte ancora ci sono quelli che adorano la mitragliatrice e si rifanno a D’Annunzio. Il sistema che emerge da questo abbozzo di romanzo disegna un panorama culturale ampio: problema artistico (sfondo e soggetto); un sistema composito di tensioni

differenti tra loro. I fascisti rivendicano non la negatività della guerra ma la sua sofferenza, giusta, il cui esito è ingiusto. Bisogna per questo ritornare alla giustezza della guerra. Il mondo del ’20 si profila come un mondo di azione fortemente determinate dalla presenza di un nemico che bisogna abbattere. Anche qui, cultura di destra: palingenetica a sua volta, vede nella trasformazione della società l’espressione di un mondo migliore finale.