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“Cahier d'études”, “Quaderni di studio”
Tipologia: Appunti
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Alfano Lezione 10 1924 - Arnoldo Mondadori bandisce un premio per giovani romanzieri che devono inviare un articolo in quell’anno e tra questi verrà scelto un vincitore. Gadda interrompe la sua attività lavorativa come ingegnere, prende alcuni mesi sabbatici per lavorare a questo articolo e quello che ne emerge sono due quaderni, voluminosi, conservati al fondo Gaddiano a Roma, che l’autore intitola “Quaderni di studio” e poi pubblicati nel 1983 da Giancarlo Roscioni, studioso emerito in campo Gaddiano, cui si deve un importante saggio interpretativo “La disarmonia prestabilita”, sull’intera opera di Gadda. Einaudi, che era diventato uno degli editori di Gadda, si appropria de “La cognizione del dolore” e decide di portare avanti una serie di iniziative editoriali dedicate a Gadda, pubblicando anche “La madonna dei filosofi e altri testi”, e nell’ pubblica anche “Racconto italiano di ignoto del ‘900”.
materiale quasi maniacale (quaderno di n. fogli ecc…); al di là del fatto psicologico, è interessante osservare come si collochi professionalmente e identitariamente: è un ufficiale dell’esercito e un ingegnere, quelli che seguono sono appunti di carattere letterario, quindi senza rinunciare alla sua provenienza dalla guerra e da un campo del sapere applicato dell’ingegneria, al tempo stesso si pone nel mondo letterario. La descrizione del materiale su cui scrive è non solo personale ma anche una caratteristica sociale della borghesia del nord-Italia e soprattutto Milanese. Siamo nel ’24 e ormai la Marcia su Roma è stata fatta, Gadda ha praticamente 30 anni e nell’entrare in una fase di maturità, nonostante avesse un suo lavoro come ingegnere, si ferma e decide di fare quello che sappiamo.
Nella spiegazione delle pagine che seguiranno: saranno appunti, note, compositive e critiche. Questo appunto è stato importante per gli studiosi, perché Gadda, che non ha ancora scritto un rigo creativo, decide di tenere insieme note compositive e critiche, in un modo compositivo che poi è suo. Entrando nelle prime osservazioni. Nota CO, quindi compositiva:
Gadda distingue l’impianto come deve essere: uno sfondo caotico, nel quale in cui non si individuano autonomamente delle figure. Da questo caos emergono le figure portatrici dell’azione e queste possono essere le stesse figure che avranno coscienza dell’azione, in quel caso saranno le stesse raddoppiate (un protagonista che agisce e un raddoppiamento del protagonista che pensa, due momenti distinti), oppure la dimensione del coro, del commento, (evidente la formazione manzoniana rif. Coro dell’Adelchi) verrà forse affidata direttamente a io, al narratore extradiegetico, propriamente manzoniano.
Stabilisce una trama narrativa contemporanea, non il dopoguerra immediato (il ’18 o ’19), e questo significa cominciare dopo Rubé e ambientare il romanzo in una fase in cui nel caos della società italiana del dopoguerra esiste un tumulto importante del biennio rosso e dei primi fasci. La materia e la temporalità del romanzo è strettamente riferita a “nostra generazione”, coloro che erano stati bambini e adolescenti a inizio novecento e che poi si è trovato ventenne in guerra. Mentre la nota critica che viene dopo:
Gadda ritiene di possedere cinque stili, la prima che è congeniale al suo lavoro, le altre due umoristiche e ben distinte tra loro, insieme alle altre due stilistiche definibili come barocche e l’altra, come dice lui, cretina. Un’altra nota compositiva, continua a interrogarsi sullo sfondo e il suo rapporto con le figure, una tragedia delle anime forti che rimangono impigliate nella palude dell’ambiente:
Il tipo B arriva a fare il male perché non educato, è un male istintuale. Quello che emerge in questa fase, nelle figure di primo piano, due figure disadattate, inetti in sostanza, uno pensa troppo durante l’azione e non agisce più, l’altro è un inetto perché sfigurato nella psiche dalla guerra. Sono disadattati perché non adatti.
In questo dopoguerra non immediato, un personaggio, maschio volitivo, incontra il fascismo e cosa offre narrativamente il fascismo? Siamo prima dell’omicidio Matteotti. A Gadda il fascismo offre l’opportunità di far entrare l’idealismo. Perché il fascismo è una struttura idealista, accompagna i giovani. L’idealismo tipicamente giovanile di una giustizia astratta ed universale, come fatto morale, per Gadda si identifica, in quella fase storia, si identifica col fascismo.
Nello schema Chiurchiù il maschio esiste rispetto ad alcune figure topiche, tra cui il gruppo dei pari. Nei romanzi di formazione italiani analizzati da Chiurchiù, vi è una figura topica riferibile al gruppo dei pari.
un altro oste,
padrone di osteria, Stefano, maggiore di lui, 25 anni. gerente N.B. Chiamare i fascisti: «ragazzi neri» le squadre dei «neri».
In queste ore del terzo giorno Gadda ha messo a fuoco il plot. Partendo dalla questione generale: caos dell’ambiente – primo piano, e aver deciso i modi in cui narrare tutto ciò, ha successivamente individuato uno specifico plot. Questo è impressionante, perché è il meccanismo tipico della retorica, sconosciuta a Gadda, in cui si passa dalla questio infinita alla questio finita. La questio infinita sarebbe il caso generale, la questio finita è il caso particolare, cieò io oratore, avvocato, devo elaborare uno schema astratto generale (es. è giusto o non è giusto per un intellettuale sposarsi? – questio tipica del medioevo e rinascimento - ; è una questio infinita poiché senza determinazione di protagonisti e azione) e dopo aver svolto la costruzione infinita applico l’inventio, trovo i singoli aspetti da utilizzare per l’argomentazione, e passo alla questio finita. Allo stesso modo si svolge Il galateo della casa. Gadda prima mette a fuoco le molle di base della scrittura romanzesca e poi individua il plot, in cui come si deve vi è la storia d’amore, la rivalità maschile, ma in questo caso non è Grifonetto, tipo A, il rivale del tipo B, ma è il tipo B rivale di un altro in virtù di questa rivalità amorosa si produce una situazione legata allo sfondo. La questione politica, comunismo o fascismo, è sullo sfondo ma determina le azioni. Tuttavita nel plot la situazione è smossa da un pretesto amoroso: fare il male in modo inconsapevole, tipicità del tipo B. Il tipo B ha prodotto un certo danno, uccisione di una persona (Gadda fascista lo giustifica quasi, la sua posizione politica è ancora molto ambigua). Sono questi espedienti tipici per la lettura del romanzo: parlare di uno sfondo sì, ma inserendovi le coordinate per attirare i lettori, come la rivalità amorosa e attraverso essa si fa intravedere lo sfondo. Questo romanzo di cui parla non è mai stato scritto. Nota critica del 28 marzo:
Quel tema in evidenza è centrale nella narrativa gaddiana. Delinquere, abbandonare il legame sociale, e spostarsi verso la periferia del reale: per Gadda vi è questo principio di base, in cui il reale è connessione di elementi, quante più connessioni vedi, tanto più sei nel reale e sei capace di agire. Ma tanto più ti sfuggono le connessioni resti nella periferia del sistema. La periferia del sistema, n-1, è il male: il male è un prodotto della scarsa conoscenza. Il principio etica-gnoseologia è fondamentale per Gadda, al
generale, su ad esempio cosa sia il prodotto del male. L’omicidio, come si produce? Grifonetto non è responsabile, partecipa a una situazione che produce l’errore, ma non è responsabile. Mentre l’errore come si è prodotto? Per un errore di calcolo. Una reazione eccessivamente violenta, non prevista. Proprio per una mancanza di razionalità l’effetto è eccessivo, è male, è errore. Ma il male non è, per Gadda sì è sempre responsabilità morale degli individui, ma in questo caso non è responsabilità del protagonista, che è invece coinvolto nel caos dello sfondo. Non ha nemmeno picchiato, è andato solo a devastare, non ha ucciso e non voleva uccidere, si è tenuto fuori la colluttazione. La partecipazione allo sfondo lo fa corresponsabile del male. Esattamente il principio espresso da Gadda.
Il punto per Gadda è questo. La retorica dei bollettini ufficiali, le parole non utilizzate in modo corretto, significano una mossa linguistica secondo convenienza e non secondo necessità, dunque significa un posizionamento in n-1, alla periferia del sistema, una mancanza di comprensione del sistema articolato della realtà. Il bollettino ufficiale è un problema filosofico e va trattato umoristicamente alla maniera di Dickens o addirittura baroccheggiante, proprio per distruggere l’inerzia delle parole quotidiane. Questa violenza di Gadda è per la distruzione delle topiche, contro l’uso delle parole senza sapere cosa queste vogliano dire (vedi l’episodio del generale che non sa cosa sia la testa di ponte e manda a morire molti uomini [quindi n-1] e la sua differenza con Cesare che ha saputo sfruttare forze avverse [n+1]), una pigrizia di intendimento o una semantica sbagliata rispetto alla situazione in cui sei.
Cioè il punto sarà quello di legare anche i personaggi non principali, in questo caso una coppia il cui parente è stato compagno d’armi di Grifonetto, per cui questa vicenda fanno sì che questa coppia sia veramente vicina al protagonista. Anche questi personaggi secondari devono entrare nello spirito dei tempi, infatti questa famiglia gli serve per introdurre il lutto post-bellico. Servono elementi di sfondo anche attraverso i personaggi secondari.
Bisogna legare la storia a tutto il resto. Vediamo come il tentativo romanzesco di Gadda parte da questioni legate al romanzo in generale. La prima è il rapporto tra sfondo e primo piano. Il romanzo è proprio lo strumento narrativo principale per legare una certa dimensione storica, epoca con forze ed elementi, con certe figure singolari, non tipiche, non contano in quanto tipiche (elementi genetici che rendono le persone di un certo tipo). Una certa epoca è sempre complessità, non si può tipizzare, si può essere emersione di conflittualità. Nel mettere a fuoco lo sfondo sceglie l’immediato dopoguerra, una situazione che conosce e non deve studiare, forse una fase della sua vita legata alla sua psicologia. I personaggi saranno così espressione di una certa situazione di caos: la conflittualità politica degli anni 20-21. Dentro questo quadro individua i nomi dei protagonisti che
sono rappresentanti di due diversi modi di disadattamento alla società, non si integrano nella società. Successivamente introduce dentro i problemi creativi elementi filosofici. Evidentemente la scrittura è un luogo in cui ci si esercita rispetto alle grandi questioni etiche e conoscitive. Dentro questo si sviluppa il motivo fascista.
Mette a fuoco che nel suo romanzo ci sarà il motivo fascista, che sarà introdotto da due motivi antitetici fondamentali: socialismo e cattolicesimo. Questi due motivi sono tra loro antitetici. La politica e lo stato, prima della reintroduzione di Mussolini, non comprendevano il cattolicesimo. Socialismo e cattolicesimo sono due realtà politiche italiane, nel ’19 nasce il partito comunista e il democristiano, entrambi clandestini durante il fascismo. Gadda vede chiaramente che il fascismo nasce da due motivi antitetici, che sono tali perché sono due sistemi di organizzazione delle masse.
Politicamente sono forze inefficaci perché non hanno il concetto di graduale, sono tendenze di spinte all’assoluto: socialismo= rivoluzione, nel senso marxiano del termine; cattolicesimo= palingenesi, un cattolico mira alla salvezza dell’anima che si afferma nel giudizio universale. Sono forze di massa ma allo stesso tempo sono spinte da ragioni sovrastoriche.
ora sul plot. Grifonetto come arriva ad un gesto che non sarebbe da lui, come l’assalto al centro bolscevico, e senza prevederne gli effetti? Questo è dovuto al fatto che egli crea una necessità di catastrofe inconsapevole del personaggio, che si costruisce in lui, ma come arriva questa necessità? Attraverso elementi che agiscono in lui inconsapevolmente, e sono elementi dello sfondo. È sfondo il non appartenere ad una famiglia agiata che non lo accompagna negli studi. È sfondo la morte del fratello. Poi
società che si riorganizza indipendentemente dalla sofferenza del reduce.
carcere Grifonetto comprende le vere ragioni dell’assalto: la rivalità amorosa.
combattimento, che non sono stati in guerra, non sanno che quell’inno è stato cantato appunto in guerra, poi diventato inno degli arditi. Chi ha passato la guerra ma non ne vuole più sapere per la negatività della morte e del sacrificio inutile per lo stato, è completamente fuori rispetto a una spinta ideale di continuità che lega un corpo militare dello stato a un corpo paramilitare, gli arditi, fino a un movimento, quello fascista, che si è dichiaratamente vantato di essere nato nella grande guerra, di esserne espressione. Il fascismo ha fatto di se’ una esperienza di continuità con la grande guerra. Nel ’25 (siamo a mesi prima della dittatura e del delitto Matteotti) è chiaro a tutti che chi non canta Giovinezza! è un disfattista, è contro la guerra, mentre i fascisti dichiarano di voler riprendere quello che gli era stato tolto dall’avversario, nei trattati di pace (guerra mutilata). In questo clima politico e sociale una battuta come quella letta si poteva comprendere perfettamente, oggi invece va interpretata. Gadda riversa il discorso sociale all’interno del suo racconto. In casi come questi, in questo caso è un abbozzo, ci mostrano in maniera evidente quello che diceva Segre che distingueva tra Intertestualità e Interdiscorsività: questo passaggio è interdiscorsivo, chiacchiere della strada, frasi di giornali, qualcosa che non è letterario, viene inserito nel romanzo. Gadda allude a discorsi sociali e ne riprende le movenze. Il lettore ricostruisce la personalità del personaggio, anche sguaiato, che non rispetta la memoria dei caduti parlando di feci in relazione alla guerra (e con lui i maschi che si comportano analogamente).
Quindi, tecnicamente si immagina il dialogo politico con qualcuno (la scena patetica non è svolta ma immaginata) e deve seguire un momento drammatico in cui una delle due voci dice che l’Italia è un popolo di fumatori d’oppio, cioè dimentica, guidata da sciacalli, cioè coloro che sfruttano per arricchirsi, e d’altra parte ancora ci sono quelli che adorano la mitragliatrice e si rifanno a D’Annunzio. Il sistema che emerge da questo abbozzo di romanzo disegna un panorama culturale ampio: problema artistico (sfondo e soggetto); un sistema composito di tensioni
differenti tra loro. I fascisti rivendicano non la negatività della guerra ma la sua sofferenza, giusta, il cui esito è ingiusto. Bisogna per questo ritornare alla giustezza della guerra. Il mondo del ’20 si profila come un mondo di azione fortemente determinate dalla presenza di un nemico che bisogna abbattere. Anche qui, cultura di destra: palingenetica a sua volta, vede nella trasformazione della società l’espressione di un mondo migliore finale.