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Gadda-La cognizione del dolore, Appunti di Letteratura Italiana

Appunti su Gadda e relativa opera presi a lezione

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 25/09/2021

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CARLO EMILIO GADDA
BIOGRAFIA: Gadda nasce a Milano nel 1893 da una famiglia borghese. Si forma come ingegnere e c’è un periodo in cui si reca in
Argentina. Dopo aver scritto le prime opere, comincia a collaborare al quotidiano milanese, Lambrosiano, abbandonando la sua
professione, ma verrà chiamato sempre l’Ingegnere in quanto la sua formazione scientifica ha un forte rilievo nella sua prosa.
Il padre muore quando lui è adolescente e a cominciare da quel momento è la mamma che gestisce economicamente la
famiglia, è una gestione molto ristretta, oculata. Le risorse della famiglia Gadda sono assorbite dalla villa di Longone, che
diventa un simbolo della famiglia. Cresce l’odio da parte di Gadda ma anche il legame affettivo nei confronti della villa.
Partecipa alla guerra insieme al fratello minore, figura decisiva, preferito della famiglia, pensa che a lui verrà affidata la fortuna
della famiglia ma muore precipitando mentre stava collaudando un nuovo tipo di mezzo aereo militare. Questo lutto sarà
irrimarginabile sia in Gadda che nella madre. Da qui proviene il tema del “cui non risere parentes”, verso delle bucoliche di
Virgilio citato da Gadda, che significa al quale non sorrisero i parenti. (Alcuni soggetti non hanno ricevuto il sorriso dei parenti
sin dalla culla. Questa prole sembra addirittura estranea alla famiglia, un intruso a cui non affidiamo nulla, c’è una sorta di
“frode”.) Nella famiglia Gadda ci sono due figli; il figlio amato che è morto e il figlio non amato che porta il doppio dolore di
essere sopravvissuto e allo stesso tempo di non essere amato, di non essere riconosciuto come un parto felice da parte della
madre. Di conseguenza, nell’ultima parte della sua vita, è molto aggressivo nei confronti della madre e di questa aggressività
porterà il rimorso quando comincia a scrivere La cognizione del dolore. Il 27 dicembre 1936, a ridosso della morte della madre,
scrive una lettera ad un cugino ed elabora il lutto attraverso la scrittura, il lutto è quello del rimorso nei confronti della madre.
La scrittura ha una funzione terapeutica, liberatoria.
Scrive, inoltre, anche una lettera a Gianfranco Contini nel ’36, appena era morta la madre, “la mia casa di campagna (bella grana
anche questa) mi procura più grattacapi che una suocera isterica. Sono le fisime casalinghe, brianzuole e villerecce di un mondo
che è tramontato per sempre lasciandoci solo stucchevoli tasse da pagare-mi vendicherò” -> qui il tema è nella casa di
campagna che è fonte di debiti e c’è la manutenzione. Ma soprattutto la famiglia aveva investito in questa casa per una
convenzione borghese, per esibizionismo/narcisismo.
Vende la casa (simbolo della famiglia) dopo la morte della madre, evento simbolicamente pesante poiché è come se lui
uccidesse la madre. È come se l’avesse sognata già prima ed è questo il tema della cognizione del dolore, il matricidio, pensato
ma non realizzato, anche se il romanzo è già concluso si può pensare che il matricida sia il figlio.
NARRATIVA GADDIANA
Tutta la narrativa gaddiana è un romanzo familiare che possiede alcuni temi ossessivi fondamentali: il dolore, l’insofferenza nei
confronti degli altri, la rabbia verso i genitori/educatori, il desiderio di vendetta.
Il luogo preciso di queste pulsioni, che sono anche aggressive, è la villa in cui passavano le vacanze estive. Passare le vacanze in
luoghi vicini rispetto alla città è un uso della borghesia milanese.
Su questi temi ha scritto materiali idealistici. La prima emersione è il Giornale di guerra e di prigionia: lui partecipa alla prima
guerra mondiale e in particolar modo alla battaglia di Caporetto (più grande sconfitta italiana) in cui viene reso prigioniero e
continua a scrivere il proprio diario che ha i soliti temi e, in più, il tema bellico, quindi si ha la descrizione precisa della
distruzione bellica, dei cadaveri dei suoi compagni, l’umiliazione di essere prigioniero degli austriaci.
Il diario ha un carattere divagatorio: Gadda affida giorno per giorno alla scrittura i suoi pensieri che non saranno ordinati
secondo una trama ma verranno trascritti secondo come si presentano nel suo cervello. Questa è la scrittura di Gadda, che
nasce come diaristica-frammentaria. Gadda non ottiene l’ordine di una trama, la struttura dei romanzi è una struttura
cumulativa, viene accumulato delle digressioni, dei frammenti di diario e si avvicina ad una conclusione verso la fine. Sono
incompiuti, non hanno una fine. Sono romanzi con una sfumatura poliziesca, per cui la mancanza di conclusione è una sorta di
attacco al lettore e una rinuncia a leggere la complessità del reale.
Il reale è molteplice e non può ridursi ad un’unità. Gadda non pensa di raggiungere questa unità e lascia i suoi romanzi aperti, li
costruisce grazie ad una serie di digressioni, che vertono su una serie di temi fissi. I suoi romanzi sono degli abbozzi di
narrazione che vengono messi insieme all’atto della pubblicazione.
Nei romanzi, in particolare modo ne La cognizione del dolore, abbiamo una frammentazione diaristica che nasce dalle intuizioni,
dagli impulsi del momento all’interno di un racconto lungo che non ha un suo normale finale. È come se abbiamo questo
materiale diaristica frammentario che non ha una sua vera forma, anzi ha il compito di rappresentare il reale come uniforme,
non c’è conclusione.
Tema: la complessità. Non si può ridurre il mondo ad una unità, il romanzo nasce dal fatto che c’è un mondo enorme insieme di
molteplici fatti, sottoposti ad una selezione. L’autore, poi, gli dà una trama che ha un senso. Questa selezione ha la pretesa di
arrivare ad una unità. Lui invece ritiene che sia necessario allargare il dettaglio, non vuole scrivere un racconto completo.
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CARLO EMILIO GADDA

BIOGRAFIA : Gadda nasce a Milano nel 1893 da una famiglia borghese. Si forma come ingegnere e c’è un periodo in cui si reca in Argentina. Dopo aver scritto le prime opere, comincia a collaborare al quotidiano milanese, Lambrosiano, abbandonando la sua professione, ma verrà chiamato sempre l’Ingegnere in quanto la sua formazione scientifica ha un forte rilievo nella sua prosa. Il padre muore quando lui è adolescente e a cominciare da quel momento è la mamma che gestisce economicamente la famiglia, è una gestione molto ristretta, oculata. Le risorse della famiglia Gadda sono assorbite dalla villa di Longone, che diventa un simbolo della famiglia. Cresce l’odio da parte di Gadda ma anche il legame affettivo nei confronti della villa. Partecipa alla guerra insieme al fratello minore, figura decisiva, preferito della famiglia, pensa che a lui verrà affidata la fortuna della famiglia ma muore precipitando mentre stava collaudando un nuovo tipo di mezzo aereo militare. Questo lutto sarà irrimarginabile sia in Gadda che nella madre. Da qui proviene il tema del “ cui non risere parentes ”, verso delle bucoliche di Virgilio citato da Gadda, che significa al quale non sorrisero i parenti. (Alcuni soggetti non hanno ricevuto il sorriso dei parenti sin dalla culla. Questa prole sembra addirittura estranea alla famiglia, un intruso a cui non affidiamo nulla, c’è una sorta di “frode”.) Nella famiglia Gadda ci sono due figli; il figlio amato che è morto e il figlio non amato che porta il doppio dolore di essere sopravvissuto e allo stesso tempo di non essere amato, di non essere riconosciuto come un parto felice da parte della madre. Di conseguenza, nell’ultima parte della sua vita, è molto aggressivo nei confronti della madre e di questa aggressività porterà il rimorso quando comincia a scrivere La cognizione del dolore. Il 27 dicembre 1936, a ridosso della morte della madre, scrive una lettera ad un cugino ed elabora il lutto attraverso la scrittura, il lutto è quello del rimorso nei confronti della madre. La scrittura ha una funzione terapeutica, liberatoria. Scrive, inoltre, anche una lettera a Gianfranco Contini nel ’36, appena era morta la madre, “la mia casa di campagna (bella grana anche questa) mi procura più grattacapi che una suocera isterica. Sono le fisime casalinghe, brianzuole e villerecce di un mondo che è tramontato per sempre lasciandoci solo stucchevoli tasse da pagare-mi vendicherò” -> qui il tema è nella casa di campagna che è fonte di debiti e c’è la manutenzione. Ma soprattutto la famiglia aveva investito in questa casa per una convenzione borghese, per esibizionismo/narcisismo. Vende la casa (simbolo della famiglia) dopo la morte della madre, evento simbolicamente pesante poiché è come se lui uccidesse la madre. È come se l’avesse sognata già prima ed è questo il tema della cognizione del dolore, il matricidio , pensato ma non realizzato, anche se il romanzo è già concluso si può pensare che il matricida sia il figlio.

NARRATIVA GADDIANA

Tutta la narrativa gaddiana è un romanzo familiare che possiede alcuni temi ossessivi fondamentali: il dolore , l’insofferenza nei confronti degli altri, la rabbia verso i genitori/educatori, il desiderio di vendetta. Il luogo preciso di queste pulsioni, che sono anche aggressive, è la villa in cui passavano le vacanze estive. Passare le vacanze in luoghi vicini rispetto alla città è un uso della borghesia milanese. Su questi temi ha scritto materiali idealistici. La prima emersione è il Giornale di guerra e di prigionia : lui partecipa alla prima guerra mondiale e in particolar modo alla battaglia di Caporetto (più grande sconfitta italiana) in cui viene reso prigioniero e continua a scrivere il proprio diario che ha i soliti temi e, in più, il tema bellico, quindi si ha la descrizione precisa della distruzione bellica, dei cadaveri dei suoi compagni, l’umiliazione di essere prigioniero degli austriaci. Il diario ha un carattere divagatorio: Gadda affida giorno per giorno alla scrittura i suoi pensieri che non saranno ordinati secondo una trama ma verranno trascritti secondo come si presentano nel suo cervello. Questa è la scrittura di Gadda , che nasce come diaristica-frammentaria. Gadda non ottiene l’ordine di una trama, la struttura dei romanzi è una struttura cumulativa, viene accumulato delle digressioni, dei frammenti di diario e si avvicina ad una conclusione verso la fine. Sono incompiuti, non hanno una fine. Sono romanzi con una sfumatura poliziesca, per cui la mancanza di conclusione è una sorta di attacco al lettore e una rinuncia a leggere la complessità del reale. Il reale è molteplice e non può ridursi ad un’unità. Gadda non pensa di raggiungere questa unità e lascia i suoi romanzi aperti, li costruisce grazie ad una serie di digressioni, che vertono su una serie di temi fissi. I suoi romanzi sono degli abbozzi di narrazione che vengono messi insieme all’atto della pubblicazione. Nei romanzi, in particolare modo ne La cognizione del dolore , abbiamo una frammentazione diaristica che nasce dalle intuizioni, dagli impulsi del momento all’interno di un racconto lungo che non ha un suo normale finale. È come se abbiamo questo materiale diaristica frammentario che non ha una sua vera forma, anzi ha il compito di rappresentare il reale come uniforme, non c’è conclusione. Tema: la complessità. Non si può ridurre il mondo ad una unità, il romanzo nasce dal fatto che c’è un mondo enorme insieme di molteplici fatti, sottoposti ad una selezione. L’autore, poi, gli dà una trama che ha un senso. Questa selezione ha la pretesa di arrivare ad una unità. Lui invece ritiene che sia necessario allargare il dettaglio, non vuole scrivere un racconto completo.

Gadda crede che attraverso l’ingrandimento del dettaglio si riveli tutto il reale. Questo ha una radice filosofica perché la sua tesi di laurea è dedicata a Leibiniz, teorico della complessità, filosofo che sostiene che in ogni singolo aspetto del reale sia visibile la struttura dell’universo. Quello che avviene in questo romanzo è che noi ci avviciniamo al reale guardando le più minute configurazioni di questo. Il risultato è antinarrativo: non succede nulla, il personaggio principale parla e dalla sua mente noi dobbiamo ricostruire tutto ciò che avviene attorno a lui, oltre al suo passato. NARRATIVA CONTRO LA FAMIGLIA BORGHESE Tutta la narrativa di Gadda possiamo intenderla come una narrativa contro la famiglia borghese, che è un modello del mondo. Lui fa una polemica nei confronti della borghesia e soprattutto ritiene che la borghesia si manifesti nella famiglia, ma il tema è una critica non solo sociale ma anche filosofica, in quanto parte da una prospettiva evoluzionistica e ritiene che la famiglia sia lo spazio dell’evoluzione e della continuità della specie, tema della narrativa di Gadda. Per lui la famiglia è lo spazio in cui la specie continua, in cui padri e figli sono destinati a morire, angoscioso da sapere, ma la famiglia no. Questo luogo perpetua il dolore che la specie si porta dietro. Lui è un lettore ortodosso di Freud. Vede in maniera freudiana il rapporto tra i genitori e i figli. Non c’è un’immagine edificante del rapporto tra padri e figli. Lui pensa che questo rapporto sia duro, aggressivo, dove i buoni sentimenti sono soltanto una retorica, mentre ci sono delle pulsioni mentali che soltanto attraverso Freud può essere rivelato. Infatti, nella cognizione del dolore c’è un doppio registro: quello della diagnosi psichiatrica indaga stati mentali come formazioni patologiche, (il personaggio è depresso) e quello dell’ analisi psicologica si applica a tutti gli stati mentali, anche non patologici. La maggior parte del lavoro freudiano si rifà alla psicopatologia della vita quotidiana. La vendita della casa è la premessa del fatto che nei decenni successivi, Gadda non avrà nè una famiglia e quindi sfugge alla continuazione della specie, che è una condanna, ma non avrà neppure una casa, vivrà in camera d’albergo o in case in affitto, rifiuterà di avere una casa propria  rifiuto della famiglia, delle convenzioni borghesi, rinuncia ad una casa, rinuncia al matrimonio.

LA COGNIZIONE DEL DOLORE

Il romanzo è scritto tra Milano e Firenze. La cognizione del dolore viene ideato mentre è orientato verso Firenze, capitale della cultura italiana, e viene iniziato dopo la morte della madre nel 1936. Deve essere stata una scrittura veloce perché nel 1937 inizia la pubblicazione sulla rivista di Alessandro Bonzanti, “letteratura”, una nuova testata aperta in seguito alla chiusa della precedente, solaria, per questioni di censura fascista. Tra il 1938 e 41 pubblica la prima edizione della cognizione in 7 puntate, che sono i 7 capitoli che non chiama così perché ha un rifiuto, perché sono tipici del romanzo nel quale non si rispecchia, li chiama tratti. I primi 7 tratti del romanzo, organizzati in due parti, vengono pubblicati su rivista, dopodiché, nel 1941 questa pubblicazione si interrompe e Gadda decide di non completarlo perché ripesca da questo suo romanzo alcuni di questi materiali e li pubblica in volumi finché nel 1957 pubblica “Il pasticciaccio brutto di via merulana”, ambientato a Roma, romanzo poliziesco, che viene pubblicato come incompiuto. Nel 1957, grazie al successo di questo romanzo, Gadda diviene famoso e l’editore Einaudi si ostina a ripubblicare la cognizione del dolore, ma Gadda non vuole farlo finché un redattore della Einaudi riesce a convincerlo e il romanzo viene pubblicato nel 1963 con un preambolo scritto da Gadda in cui cerca di prendere le distanze dalla materia bruciante del romanzo. Egli scrive una prefazione, che deve essere concepita come un dialogo, in cui c’è un Gadda che si autocommenta insistendo su due punti: la scelta del barocco, questo è un testo dal punto di vista stilistico estremamente artificioso e fondato sul groviglio (chiamato glomero=gomitolo: un filo così aggrovigliato da non riuscire a prendere entrambe le parti), metafora della deformazione del mondo -> manca di una forma oltre ad essere complesso. L’unico modo di rappresentarlo è il barocco, barocco è il mondo, non il mio stile, il mio stile è barocco perché è barocco già il mondo; poi insiste su un altro tema cioè il carattere sadico dell’educazione borghese: appartiene al sadismo il tema della casa, costata così tanto e che era la principale ragione delle difficoltà economiche della famiglia. Dopo il 1963 Gadda scrive questo romanzo aggiungendo materiale finché nel 1970 avremo la 4 ristampa Einaudi (grande successo) vengono aggiunti 2 nuovi capitoli e giungiamo all’ episodio della morte della madre senza che il romanzo sia concluso.

REGISTRI DEL ROMANZO

La prosa complicata si può riassumere in tre registri fondamentali: -registro umoristico , che fonde diversi altri registri. In senso linguistico ci sono lo spagnolo, il francese, il tedesco, il latino, i linguaggi settoriali-tecnici tipici degli annunci immobiliari ma anche un uso di tutte le fasi diacroniche dell’italiano, cioè le fasi dell’ italiano storico, per cui troviamo l’italiano rinascimentale, ottocentesco e poi c’è l’ italiano contemporaneo scritto insieme al contemporaneo parlato. Registro logico razionalistico o ragionativo o filosofico o psicanalitico ↓ “Tali donne anche se non sono isteriche...al resto” Isteriche= vocabolo tipico della psichiatria ottocentesca. Le donne con dei disturbi mentali venivano ritenute isteriche. Prodotto dell’umana stupidaggine= uomo Loro cercano di costituire un tesaurus, cioè di tesaurizzare un uomo. Trionfo-catastrofe: momento in cui si riesce a possedere l’uomo, ma diventa catastrofe se l’amore (difficile/non corrisposto) conduce a forme quali il reato e l’omicidio. Qui si indagano le ragioni che portano una donna a derivare dall’amore la loro isteria. È un esempio di registro ragionativo. -Registro lirico : piuttosto isolato, è un linguaggio tragico, sostiene Gadda. Sono le pagine in cui appaiono la madre e il figlio che esprimono la loro condizione dolorosa del mondo. Gonzalo, il protagonista, è il ritratto stesso di Gadda, che viene descritto dapprima dai vicini. Viene presentato dai contadini come uno che abbia tutti e sette i vizi capitali. Di tutti questi vizi, il principale sembra essere l’iracondia, che si esprime nei confronti della madre e che può portare in una scena a calpestare il ritratto del padre davanti alla madre. Questa iracondia si dirige verso i familiari, infatti è proprio la famiglia il luogo del disagio psichico di Gonzalo. È un disagio cui Gonzalo dedica il proprio discorso con il medico, è un monologo in cui il suo inconscio deve venire fuori, che provoca l’aggressività diretta verso le figure familiari, di conseguenza lui ritiene di non essere stato amato durante l’infanzia( non risere parentes ). Lui scrive “idee coatte ...avrebbe potuto applicare un cartiglio al male”-> solo uno psichiatra avrebbe potuto dire il suo male, perché quello che esce dalla sua voce è qualcosa di illeggibile, insensato. Il cartiglio al male= la malattia(per Freud sarebbe la nevrosi, invece per Gadda prende il nome di male oscuro) Il male oscuro è anche un romanzo di Giuseppe Berto che riprende la denominazione gaddiana, che esce un anno dopo la cognizione di Gadda. Non c’è fiducia nella psicanalisi perché questo dottore non dice cose secondo la competenza di Freud ma banali. Infatti, per i turbamenti sessuali di Gonzalo gli consiglia di andare al postribolo e sfogare il desiderio con una donna. Non c’è un vero dialogo perché il medico parla poco. Si tratta di un monologo dal capitolo 2 al 4 in cui parla Gonzalo che fa un bilancio negativo. Emerge il suo disagio, il fatto che il mondo non riesce ad accettarlo. Si trova materiale freudiano correlato ai sogni, in cui c’è materiale sessuale. Notiamo un ricorrente pensiero aggressivo nei confronti della madre. Quello che si stabilisce tra questo sogno in cui uccide la madre e l’effettiva uccisione della madre, porta a pensare che lui sia un matricida. In verità, quello che si percepisce nel testo è che il matricida sia il manganones , che è un doppio di Gonzalo. Entra nella casa per rubare, la madre lo scopre e lui la uccide. La madre pensa nel buio che ad ucciderla sia suo figlio. (è come se attuasse quello che Gonzalo pensa) ma l’antagonista vero non è il manganone, ma il volgo: la gente che lui rifiuta, la gente che non vuole che entri in casa sua. Quindi, una scena principale del romanzo è il momento in cui lui fa irruzione nella cucina della madre e caccia tutti i peones , vocabolo spagnolo con cui indica coloro i quali gli arrecano fastidio. È un fastidio fisico olfattivo. Questa antipatia nei confronti del popolo nasce nell’infanzia di Gonzalo “un disagio, un’angoscia, riducevano il bimbo impaurito...”è a carnevale e viene portato alle giostre. La misantropia, l’orrore degli altri si avverte sin dall’infanzia. Un oggetto, il croconsuelo, il gorgonzola, ha un odore forte, racchiude il male degli altri. Questo disgusto diventa una reazione ossessiva al mondo esterno. Questa ossessione dal punto di vista stilistico, si esprime attraverso il catalogo, enumerazione. Enumerazione visibile “gambe divaricate, con sdrucite mutande, non sapeva se pizzi o strappi” bambine popolane con mutande sdrucite: tanti oggetti che accumulandosi danno espressione del barocco e dell’effetto di ripulsa del personaggio. Il catalogo, quindi, realizza questa deformazione del mondo.

MALE OSCURO: Il personaggio Gonzalo è depresso, è un rifiuto del mondo che dura tutti i giorni. La sua fatica del vivere nasce dalla sua infanzia, lo conduce a questa reazione depressiva. Depressione è qualcosa di oscuro, il depresso non sa cosa lo rende così inetto alla vita. Gonzalo non riesce a vedersi, neanche il medico perché non sa dire delle cose di buon senso. La depressione è qualcosa che logora il nostro organismo psichico e fisico TEMI: -nevrosi : parla della stupidità borghese. Così come Flaubert attraverso i suoi romanzi descrive la stupidità borghese, in cui si vuole creare un libro che parli della stupidità della borghesia lombardaespressione dell’antipatia di Gadda nei confronti della borghesia lombarda.

  • morte e tempo : si vede in alcune descrizioni della madre. Ad esempio, la vecchiaia della madre, il corpo che si asciuga sempre di più, le dita sono scheletrite contro l’insensatezza del tempo, agisce il senso della continuazione biologica (faccio un figlio e quel figlio continua). In letteratura è un tema declinato, ad esempio attraverso il topos della gloria (i sepolcri di Foscolo), qui si tratta di continuazione biologica (continuo perché il mio codice genetico è stato consegnato a qualcuno dopo di me). Lui continua la madre ma Gonzalo così come Gadda non ha figli perché rifiuta la continuazione biologica, come se volesse arrestare il corso del tempo. Questo tema della continuazione biologica viene declinato in due formulazioni opposte:
  1. da una parte, pensano alla continuazione biologica sia il medico che la madre;
  2. dall’altra, Gonzalo cerca di negarlo. brano che inizia il capitolo 5: la madre pensa al figlio come colui che le farebbe superare la paura che la sta attanagliando perché se morisse ci sarebbe lui, (non il primo figlio tanto amato, morto in guerra) ma l’altro. “L’uragano e anche quel giorno...verso il buio e l’umidore del fondo” -> si tratta di una discesa agli inferi, cioè discesa nella morte, però questa tempesta finisce e lei risale, quando risale lei pensa che la vita continua e che la vita le ha dato un figlio, che sarà continuazione. Questa tempesta è la sua morte, ma il fatto che riemerge è simbolo di una possibile rinascita attraverso un’altra persona. Qui si parla della casa, che è investita dal tempo, dall’uragano, è minacciata dai peones, che l’hanno invasa con la puzza di gorgonzola. Al centro ci sta la casa di Longone, Luccones, che Gadda aveva e si affretta a vendere poiché aveva sofferto a causa delle spese necessarie alla manutenzione della casa. Questa casa è uno spazio sempre minacciato. Aveva scritto un testo negli anni 30, prima della morte della madre, “La casa” in cui questa casa era una zona protetta. Questa casa, chiamata dimora del silenzio, viene invasa dal rumore, dalla tempesta o dalla folla. È un luogo che lui desidera ma lo odia, lo desidera ma è sempre minacciato. L’irruzione della folla nella casa è la scena finale. Due guardie giurate entrano nella casa dopo aver sentito rumore e scoprono il cadavere della donna.  “Il vecchio Olocati la scoperse...lenzuolo”. Le mani sono protese non verso l’assassino, bensì verso gli altri, i vicini curiosi che entrano nella casa, violandola. La casa, simbolo della famiglia, è una dimora, intesa come valore positivo generalmente. In questo tratto, invece, appare associata ad un valore negativo, una sorta di inferno, una prigione. L’inconscio non ha una logica, si manifesta per associazioni. Manzotti (facoltativo)  il libro discute il problema del titolo. La cognizione= conoscenza, ma è ricca di riferimenti ipertestuali, come le citazioni, ad esempio Machiavelli, che dice “la cognizione della storia”. Manzoni dice la “cognizione del male”. L’espressione “cognizione del dolore” sarebbe in Schopenhauer, a proposito di quei padri che uccidono i figli e se stessi per salvare i figli e se stessi dai problemi dell’esistenza, dal male del mondo: tema del romanzo. Il gesto omicida anche come reazione al tormento dell’esistenza. Storia delle edizioni La struttura della cognizione è un racconto di frammenti diversi perché la realtà non è conoscibile, quindi non si può dare un ordine narrativo compiuto. Nell’ispirazione diaristica si mettono delle parti frammentarie. Una trama c’è però, è da feuilleton: un figlio che forse ha ucciso la madre, ma è una trama inconclusa per cui alla fine non si sa bene. Il romanzo è incompiuto anche in tutte le sue edizioni. Anche nell’edizione del 1970, passati decenni dalla sua scrittura, Gadda non completa il romanzo. Manzotti sostiene che le incompiutezze sono di tre nature diverse: -incompiutezza di natura accidentale : lui scrive questo romanzo dopodiché la rivista letteratura chiude e non pensa di dover chiudere il romanzo perché nessuno glielo chiede e quindi il romanzo si interrompe per questo motivo.