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Carlo Emilio Gadda, La cognizione del dolore, 1963 + critiche, Sbobinature di Letteratura Italiana

Carlo Emilio Gadda, La cognizione del dolore, 1963 Emilio Manzotti, “La cognizione del dolore” di Carlo Emilio Gadda, in Letteratura Italiana Einaudi. Le Opere, vol. IV.II, a cura di Alberto Asor Rosa, Einaudi, 1996 Rinaldo Rinaldi, Gadda, il Mulino, 2010

Tipologia: Sbobinature

2020/2021

In vendita dal 19/02/2022

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CARLO EMILIO GADDA – LA COGNIZIONE DEL DOLORE
Lui è uno che nella famiglia ha visto crescere le proprie ossessioni \ frustrazioni \
dolore ma dai fantasmi familiari non riesce mai a separarsi. Tutta la sua opera è una
sorta di romanzo familiare, che parla della sua famiglia, delle fantasie oltre che dei
fatti, ma all’interno della sua opera, “La cognizione del dolore” è sicuramente la
chiave per leggere la maggior parte di questa narrativa, con tutti i temi: il dolore che
è alluso dal titolo, l’insofferenza nei confronti degli altri, anche quella sociale nei
confronti dei poveri o condadini, la rabbia diretta soprattutto verso le figure
genitoriali, verso la madre, presunti genitori lui li chiama che sono gli educatori
(quello che lui ricorda delle figure genitoriali, della madre, perche il padre muore
presto, è l’educazione, gli sembra che sia una sorta di esercizio sadico sul corpo dei
bambini e dei ragazzi) e poi il desiderio di vendetta, una specie di punizione
vendicativa che attraversa la vita e l’opera di Gadda. Se le sue ossessioni rimangono
sempre queste e le sue metafore, i suoi temi ossessivi, i suoi racconti nascono soltanto
dall’ambiente familiare, anche quando esso si è chiuso, perché tutte le figure che lo
abitano sono morte (prima il padre negli anni 10, poi il fratello in guerra, per ultima
negli anni 30 la madre) lui continua a scrivere continuamente di questi temi, anche se
diventano meno brucianti. Ad esempio quando quest’opera viene pubblicata, la
madre è morta da quasi 30 anni, le ragioni per cui aveva cominciato a scriverla che
erano vendicative non esistono più.
Il luogo di queste pulsioni che sono anche aggressive e vendicative, mai tenere nei
confronti delle figure familiari, è un luogo preciso, in particolar modo è la villa in cui
passavano le vacanze estive (uso della borghesia milanese\urbana europea a cui
Gadda appartiene, quello di passare le vacanze in luoghi vicino rispetto alla città, la
Brianza, in questo caso Longone che diventa nel romanzo Lukones, la deformazione
dei luoghi della toponomastica in Gadda. Questa villa che è il luogo in cui gran parte
si svolge infatti questo libro, anche se con un nome mutato, si tratta della villa reale
verso cui andava l’odio e l’attaccamento di Gadda. Però se i temi sono sempre gli
stessi noi ci aspettiamo che lui abbia scritto non solo le sue opere pubblicato ma
anche materiale diaristico che scriveva sempre, la prima emersione del diario è il
Giornale di guerra e di prigionia perché lui partecipa alla prima guerra mondiale, in
particolar modo alla battaglia di Caporetto, la più grande sconfitta dell’esercito
italiano che sembra compromettere la stessa esistenza dello stato italiano con le
truppe austriache che stanno dilagando nella Pianura Padana e che finalmente
vengono fermate sul fiume Piave alle porte di Venezia. Lui durante questa battaglia
viene reso prigioniero e continua a scrivere il suo diario che ha tutti i solito temi, in
più il tema bellico, quindi la descrizione spesso minuziosa e atroce della distruzione
bellica, della morte, dei cadaveri dei suoi compagni e della disorganizzazione
dell’esercito italiano e l’umiliazione dell’essere prigionieri degli austriaci. Di questa
esperienza di scrittura ci interessa che sia un diario e che abbia questo carattere
© A. B.
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Scarica Carlo Emilio Gadda, La cognizione del dolore, 1963 + critiche e più Sbobinature in PDF di Letteratura Italiana solo su Docsity!

CARLO EMILIO GADDA – LA COGNIZIONE DEL DOLORE

Lui è uno che nella famiglia ha visto crescere le proprie ossessioni \ frustrazioni
dolore ma dai fantasmi familiari non riesce mai a separarsi. Tutta la sua opera è una sorta di romanzo familiare, che parla della sua famiglia, delle fantasie oltre che dei fatti, ma all’interno della sua opera, “La cognizione del dolore” è sicuramente la chiave per leggere la maggior parte di questa narrativa, con tutti i temi: il dolore che è alluso dal titolo, l’insofferenza nei confronti degli altri, anche quella sociale nei confronti dei poveri o condadini, la rabbia diretta soprattutto verso le figure genitoriali, verso la madre, presunti genitori lui li chiama che sono gli educatori (quello che lui ricorda delle figure genitoriali, della madre, perche il padre muore presto, è l’educazione, gli sembra che sia una sorta di esercizio sadico sul corpo dei bambini e dei ragazzi) e poi il desiderio di vendetta , una specie di punizione vendicativa che attraversa la vita e l’opera di Gadda. Se le sue ossessioni rimangono sempre queste e le sue metafore, i suoi temi ossessivi, i suoi racconti nascono soltanto dall’ambiente familiare, anche quando esso si è chiuso, perché tutte le figure che lo abitano sono morte (prima il padre negli anni 10, poi il fratello in guerra, per ultima negli anni 30 la madre) lui continua a scrivere continuamente di questi temi , anche se diventano meno brucianti. Ad esempio quando quest’opera viene pubblicata, la madre è morta da quasi 30 anni, le ragioni per cui aveva cominciato a scriverla che erano vendicative non esistono più. Il luogo di queste pulsioni che sono anche aggressive e vendicative, mai tenere nei confronti delle figure familiari, è un luogo preciso, in particolar modo è la villa in cui passavano le vacanze estive (uso della borghesia milanese\urbana europea a cui Gadda appartiene, quello di passare le vacanze in luoghi vicino rispetto alla città, la Brianza, in questo caso Longone che diventa nel romanzo Lukones , la deformazione dei luoghi della toponomastica in Gadda. Questa villa che è il luogo in cui gran parte si svolge infatti questo libro, anche se con un nome mutato, si tratta della villa reale verso cui andava l’odio e l’attaccamento di Gadda. Però se i temi sono sempre gli stessi noi ci aspettiamo che lui abbia scritto non solo le sue opere pubblicato ma anche materiale diaristico che scriveva sempre, la prima emersione del diario è il Giornale di guerra e di prigionia perché lui partecipa alla prima guerra mondiale, in particolar modo alla battaglia di Caporetto, la più grande sconfitta dell’esercito italiano che sembra compromettere la stessa esistenza dello stato italiano con le truppe austriache che stanno dilagando nella Pianura Padana e che finalmente vengono fermate sul fiume Piave alle porte di Venezia. Lui durante questa battaglia viene reso prigioniero e continua a scrivere il suo diario che ha tutti i solito temi, in più il tema bellico , quindi la descrizione spesso minuziosa e atroce della distruzione bellica, della morte, dei cadaveri dei suoi compagni e della disorganizzazione dell’esercito italiano e l’umiliazione dell’essere prigionieri degli austriaci. Di questa esperienza di scrittura ci interessa che sia un diario e che abbia questo carattere

divagatorio che è necessariamente di ogni diario, il fatto che giorno per giorno affido alla scrittura la rappresentazione dei miei pensieri, essi non saranno ordinati secondo una trama narrativa ma verranno trascritti come si presentano al cervello. È così la scrittura di Gadda , nasce sempre come diaristica e frammentaria e solo successivamente viene organizzata. Lui aspira ai grandi modelli ottocenteschi del romanzo, primo fra tutti Manzoni , il genio del luogo, il maggiore romanziere lombardo. Ma ovviamente nonostante anche Manzoni continui la digressione, Gadda non ottiene l’ordine di una trama, non lo cerca, anzi la struttura dei suoi romanzi è sempre cumulativa, lui viene accomulando dei frammenti di diario , delle digressioni più o meno costruite e alla fine si avvicina ad una conclusione all’interno di trame spesso statiche, non c’è movimento ed evoluzione del personaggio. Si avvicina perché i due romanzi principali sono entrambi incompiuti, non hanno una fine. Siccome si tratta di romanzi con una struttura più o meno poliziesca, la mancanza di una conclusione è un attacco che viene dato alla leggibilità del proprio romanzo, un attacco al lettore e una rinuncia a leggere la complessità del reale secondo una schema riduttivo. Il reale è molteplice \ plurale e non può ridursi ad una unità. Gadda non pensa di poter raggiungere questa unità e lascia i suoi romanzi aperti, li costruisce grazie ad una serie di digressioni che poi vertono attorno ad alcuni pochissimi temi che sono quelli fissi e che sono poi ricorrenti all’interno delle sue opere. I suoi romanzi sono degli abbozzi di narrazione che vengono poi messi insieme all’atto della pubblicazione, già per questo ovviamente ci troviamo di fronte a qualcosa di estremamente complesso. Nei romanzi in particolar modo nella cognizione del dolore abbiamo una frammentazione tipicamente diaristica che nasce dalle intuizioni e dagli impulsi del momento all’interno di un racconto lungo che non conclude , che non ha un suo normale finale. Materiale frammentario che non ha una sua vera forma, anzi che ha il compito di rappresentare il reale come informe, alla fine la conclusione non c’è. Alla fine c’è un omicidio. I personaggi della Cognizione del dolore sono 2: il figlio e la madre che muore, l’ha uccisa qualcuno ma chi non lo sappiamo. Sappiamo che il romanzo doveva ancora continuare ma non sappiamo chi l’abbia uccisa. Nella rpima edizione del romanzo addirittura mancano i due capitoli aggiunti poi nel 1970 in cui abbiamo propriamente l’omicidio, abbiamo solo 7 capitoli anziché 9. È una scelta sicuramente volontaria quella di omettere la fine, uno dei temi fondamentali è la complessità, la molteplicità, significa che io non posso ridurre il mondo ad una unità , il romanzo nasce da una pretesa, il fatto che c’è un mondo enorme fatto di molteplici fatti tra loro disparati e io sottopongo tutto questo ad una selezione e gli do una trama che ha un senso (questo vale per tutte le opere letterearie, per il romanzo, qualsiasi racconto risponde di queste esigenze). Il mondo è fatto di molteplici cose , soltanto alcune di queste io riesco a percepirle ma anche rispetto a

capiterà che quando interrompe la pubblicazione della cognizione del dolore, alcune parti vengano pubblicate su giornali o anche in volumi che lui pubblica nel frattempo. È anche per questo che lui non conclude i suoi romanzi, perché alla fine lui aveva nella mente tanti materiali sparsi che aveva collocato anche in varie opere diverse, riuscire a scegliere tra essi un filo narrativo che fosse veramente conluso gli era davvero difficile. Infatti questa opera nasce perché a un certo punto incontra un editore che si incapponisce a farlo pubblicare, ma il momento in cui decide di scrivere questo romanzo è la morte della madre. A cominciare dalla morte del padre tocca alla madre la gestione economica della famiglia, come spesso accade quando sono le vedove ad aver ereditato la gestione familiare si tratta di una gestione molto ristretta (come Leopardi, la madre è un’economa estremamente oculata del poco patrimonio rimasto che impedisce al figlio di viaggiare liberamente). La maggior parte delle risorse della famiglia Gadda era stata assorbita dalla villa di Longone che sarebbe servita soltanto alal villeggiatura, loro invece abitavano a Milano, che tuttavia diventa un simbolo anche uno status symbol della famiglia, costa così tanto che tutte le risorse necessarie anche per nutrirsi\vestirsi in maniera adeguata e proteggersi dal freddo (come esageratamente dice lui) vengono assorbite da questa costruzione. Nei confronti della villa quindi cresce l’odio da parte di Gadda, ma anche il legame che è affettivo , perché a essa è legata la vita della sua famiglia. Lui partecipa alla guerra dal 1915 al 1918, insieme al fratello minore , figura decisiva perche è il preferito della famiglia, poiché ha un carattere più sereno e una maggiore prestanza fisica, si pensa che a lui verrà affidata la fortuna della famiglia. Il fratello però muore negli ultimi mesi della guerra, non propriamente in guerra, ma era un aviatore e stava colaludando un nuovo tipo di mezzo\aereo militare che precipita e muore in questo incidente aereo. Questo lutto sarà irrimarginabile sia in Gadda che nella madre. Il tema è poi sviluppato da alcune opere di Gadda e anche nel romanzo. Per rifarci ad un verso delle Bucoliche di Virgilio , citate dallo stesso Gadda, è il tema del “ CUI NON RISERE PARENTES ”: al quale non sorrisero i parenti. Ci sono due figli: quello amato morto e quello non amato sopravvissuto e porta il doppio dolore di essere sopravvissuto perche anche lui amava il fratello morto e nello stesso tempo quello di non essere amato e riconosciuto come un parto felice\riuscito da parte della madre\familiari. Di conseguenza succede che lui nell’ultima parte della sua vita, aveva un temperamento difficile e impulsivo, non controllava i suoi impulsi, sia molto aggressivo nei confronti della madre. Di questa aggressività lui porterà il rimorso quando comincia a scrivere La cognizione del dolore. Scrive a Gianfranco Contini (amico di Montale e anche amico di Gaddo, è sia dell’uno che dell’altro il massimo critico) nel 1936, appena morta la madre, con uno scatto di rabbia…:

Non è chiaro in questa lettera di cosa e perché debba vendicarsi. Qui il tema è della casa di campagna che è una grana dopo la morte della madre, perchè fondamentalmente inutilizzabile, lui non ci va volentieri ed è una fonte di debiti perché ci sono delle tasse da pagare e ha la sua manutenione. È una fisima\fissazione casalinga, la famiglia che non esiste più avrebbe investito in questa casa per una convenzione borgese, per esibizionismo \ narcisismo. Di tutto questo non è rimasto niente. “È peggio di una suocera isterica” lui non ha esperienza, non è sposato e mai lo sarà. È il simbolo di tutto quello che lui sta cercando di rigettare. La prima cosa che lui fa dopo la morte della madre è la vendita della casa. Dal punto di vista simbolico è molto pesante, significa che l’uccisione della madre è come se lui l’avesse sognata anche prima, lo dice più o meno esplicitamente ed è appunto questo il tema dell’opera: il MATRICIDIO. Pensato, non realizzato, anche se il fatto che il romanzo non sia concluso fa pensare che il matricidio assedia il figlio sia il personaggio del romanzo. Di cosa è simbolo la casa in genere? Della FAMIGLIA. In questo caso è la famiglia borghese milanese. Tutta la narrativa di Gadda potremmo intendere che sia una narrativa polemica scritta contro la famiglia e in particolar modo quella borghese , sembra a Gadda che la famiglia che lui fa oggetto di denuncia è un vero e prorpio modello del mondo. Attaccando la famiglia lui attacca il mondo che sta rifiutando. Si tratta di una critica sociale , lui sta facendo una polemica nei confronti della borghesia e ritiene che si manifesti soprattutto nella famiglia, quindi anche nella casa che è la sede della famiglia, i suoi mobili, il luogo fisico in cui tutto il male che risiede nella famiglia si rivela. Ma il tema non è soltanto di critica sociale, è una critica filosofica. Lui che appunto ha una formazione da scienziato parte da una prospettiva evoluzionistica e ritiene che la famiglia sia lo spazio dell’evoluzione e continuità della specie, un altro tema fondamentale di tutta la narrativa di Gadda a cui dobbiamo porre attenzione. Il fatto che per lui la famiglia sia lo spazio in cui la specie continua, in cui tutti padri e figli sono destinati a morire e però la famiglia continuerà a resistere. Rassicurante e angoscioso da sapere, la famiglia non muore , questo luogo del disagio è destinato a perpetuare non soltanto la specie ma anche il dolore che la specie si porta dappresso, il male oscuro ad un certo punto lo chiama, il groviglio di pulsioni anche sessuali, perché tutto nasce all’interno della famiglia. Lui è un attento lettore ortodosso di Freud , non ha simpatia per le correnti eterodosse come quella di Jung. Vede quindi in maniera freudiano il rapport tra genitori e figli, nelle sue opere non c’è mai un’immagine edificante della famiglia e del rapporto tra

avevano fatto capo a questa rivista continuano ad operare sotto un nuovo titolo, la nuova testata sarà Letteratura. Tra il 1938 e il 1941 Gadda pubblica la prima edizione de La cognizione del dolore in 7 puntate che sono i 7 capitoli , si rifiuta di chiamarli così perché rinviano a una forma compiuta del romanzo che lui riconosce non essere propri del suo, lui li chiama tratti. I primi 7 tratti del romanzo, organizzati in 2 parti: dal 1 al 4 e dal 5 al 7, vengono pubblicati su rivista. Nel 1941 questa pubblicazione si interrompe anche per le difficoltà della rivista e Gadda lascia dormire il suo romanzo, decide di non completarlo perché ripesca da esso che pochi avevano conosciuto, solo i lettori della rivista, ripesca alcuni di questi materiali e li pubblica altrimenti in volumi che viene pubblicando nel frattempo. Finche pero succede una cosa, nel 1957 lui pubblica il suo romanzo più famoso, “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” mbientato a Roma, romanzo poliziesco classico, c’è un assassinio e un ispettore Pietro Ingravallo che conduce un indagine. Noi non abbiamo il finale quindi la scoperta del colpevole, un romanzo incompiuto che viene pubblicato così per volontà dello stesso autore. Nel 1957 grazie al successo di questo romanzo che ha una maggiore leggibilità ma è soprattutto nutrito anche di dialetto romanesco, Gadda è diventato famoso e allora l’editore Einaudi si incapponisce a ripubblicare La cognizione del dolore. Gadda non vuole farlo, resiste molto, finchè un relatore della casa editrice riesce a convincerlo e il romanzo viene pubblicato più o meno così com’era nel 1963 con un preambolo scritto da parte dello stesso autore in cui cerca di prendere le distanza dalla materia magmatica ma ancora bruciante\caldissima del romanzo nato subito dopo la morte della madre, ora questo lutto è in gran parte elaborato. Allora lui scrive una pubblicazione che intitola “ L’editore chiede venia del recupero (del testo scritto più di 10 anni prima) chiamando in causa l’autore ”. la prefazione è concepita come un dialogo e vi si vede un Gadda divero che si autocommenta insistendo su 2 punti fondamentale:

  1. La scelta del barocco : lui ammette\scrive questo testo barocco, cioè dal punto di vista stilistico estremamente artificioso fondato sul groviglio lui lo chiama nel pasticciaccio lo chiama gnommero termine presto in prestito dal dialetto romanesco, che significa gomitolo\groviglio, il groviglio è per lui un filo così aggrovigliato che noi non riusciamo a recuperarne i due bandi. Lui ritiene che il groviglio\gomitolo siano una metafora della deformazione del mondo , il mondo non è soltanto complicato\complesso, ma anche profondamente deforme, manca di una forma. Questo registro barocco-grottesco è la soluzione stilistica, lui dice, corrispondente alla deformazione del mondo, siccome il mondo è deforme l’unico modo per rappresentarlo è il barocco, barocco è il mondo , non il mio stile, il mio stile è barocco perché lo è già il mondo.
  2. Poi insiste soprattutto su uno dei temi del romanzo, quello che prima forse più gli bruciava, cioè il carattere sadico dell’educazione borghese : appartiene al

sadismo anche il tema della casa, questa casa che era costata così tanto, la principale ragione delle difficoltà economiche della famiglia e anche delle miserie nelle quali era vissuto, nonostante fosse di una borghesia agiata quando era ragazzo. C’è una lettera a un cugino in cui dice perché tutto questo nasce : 27 dicembre 1936 , subito dopo la lettera a Contini, sempre a ridosso della morte della madre. Lui ancora non ha cominciato a scrivere il romanzo che comincia a scrivere all’inizio del 1937. Lettera a Piero Gadda Conti : « l’immagine di Lei (la madre, con L maiuscola) vecchia e senza aiuti mi ritorna e oltre tutto un indescrivibile rimorso mi prende per i miei scatti, così inutili e così vili. Io ho troppo sofferto e certo non ero padrone di me, ma ciò non toglie che la mia angoscia sia ora grandissima. Ho passato delle settimane orribili che forse mi torneranno non ho resistito a riamanere in America per la lontanananza della Mamma, poi non mi sono reso conto di quel che accadeva e ora? » Sembra essere il dubbio, non sapere cosa fare, quello che lui comincia a fare è scrivere, la scrittura avrà avuto una funzione terapeutica , cercherà di elaborare il lutto come direbbe Freud, proprio grazie alla scrittura. Il lutto non è solo la perdita di un oggetto amato, cioè la Mamma , con la M maiuscola, ma anche il rimorso nei suoi confronti, quello che tutti abbiamo quando muoiono delle persone a cui siamo stati legati da sentimenti ambivalenti, perché sappiamo dia verli amati ma anche di averli odiati. Questo odio fa estramamente difficile il nostro lutto , un lavoro secondo Freud che si svolge secondo alcune frasi, uno psicologo post freudiano ne ha elencate 5, la seconda è la rabbia, dopo l’incredulità iniziale subentra la rabbia. La gran parte di questo romanzo sembra essere scritto all’insegna della rabbia , di una violentissima rabbia nei confronti del mondo in cui la perdita della madre si è realizzata. È l’ulitmo lutto perché prima ci sono quelli del padre e sorpattutto il fratello amato ben riusciuto, quello che avrebbe garantito una continuazione degna della famiglia. Dopo il 1963 Gadda continua a scrivere questo romanzo ripescando materiale, aggiungendo qualcosa di nuovo fino a che nel 1970 abbiamo la quarta ristampa Einaudi (in 7 anni ristampato 4 volte, vuol dire estremo successo, nonostante la difficioltà della sua lettura, Italia degli anni 60 diversa da quella di oggi, aveva pochi lettori ma molto forti\tosti), ad essa vengono aggiunti due nuovi capitoli , giungiamo quindi all’episodio della morte della madre senza che il romanzo sia conluso, siamo molto vicini alla conclusione ma non è concluso. A differenza del Pasticciaccio qui ci sono entrambe le motivazioni: il romanzo non è concluso perché lui non potendolo più pubblicare su Letturatura nel 1941 cessa di scriverlo e poi si è allontanato da quella materia biografica quanto basta per non avere più voglia di farlo, però nello stesso tempo viene pubblicato per sua scelta così com’è, non dopo la sua morte. Continua a lavorare a questo che è il romanzo della sua vita , perché la sua stesura dura più di 20 anni, 25 anni circa , continua a lavorarci ma lo lascia inconcluso

di questi istituti di vigilanza, in verità non è sordo, è stato scoperto e licenziato. Il Manganones sembra una digressione senza senso all’interno del romanzo finchè non ci accorgeremo che lui è l’indiziato di aver ucciso la madre di Gonzalo che rimane senza nome. Finalmente dopo circa 100 pagine il medico giunge nelal villa, nel frattempo ha fatto delle consideriazioni intorno alle ville che incontra durante la sua passeggiata, quelle della borghesia pastrufaziana (borghesia milanese in Brianza) Qui c’è una deformazione del linguaggio degli annunci in cui dicono “otto locali doppio servizio” scritti secondo una grafia dialettale, con riferimento alla pronuncia lombarda della parole italiana servizi. Con 40 vani addirittura. Serruchon è il Resegone, cioè la montagna delle Alpi che si vede dalla Brianza. “Pozzonero” sostituisce la fogna, è capiente 700 ettolitri. Pampero è spagnolo, si riferisce ad un vento che soffia nel Pampàs, la regione meridionale dell’Argentina. Sono due venti. Una citazione da Parini, sono delle siepi che servono a proteggersi dal vento, i venti più fastidiosi che vengono dalle zone più fredde: il Tramontano viene dal nord ed è freddo, il Pampero dal sud ma il sud in Argentina poiché siamo nell’emisfero australe è la direzione del vento più freddo, non caldo. Gli alberi proteggono (ironia) dai venti ma non dai monsoni, i venti più violenti dei debiti. Il “Prado” sarebbe il prato, cioè la pianura padana e le pioppaie i filari di pioppi che servono a proteggere dai venti appunto. Tutto questo non serve a proteggersi dai debiti, la borghesia è la classe della dissipazione, disordine che fa orrore all’autore e al suo personaggio. “Villule” è un latinismo, di piccole ville vuol dire, di abitanti delle ville ben pasciuti, ville bifamiliari, i rustici che si costruiscono nella villa per custodire gli attrezzi da lavoro o per ospitare i contadini. Gioco etimologico sulla parola villa , ripetuta anche in formule diverse. Estrema lunghezza di questa costruzione: gli architetti di Milano avevano ingioiellato le pendici delle PreAlpi (che diventano PreAnde in questa versione sudamericana) di ville. Un fortissimo IPERBATO, la figura che prevede l’inversione delle figure sintattiche. Questa costruzione così barocca\grottesca ci sarà sempre in questo romanzo. “Bozzoliere” è colui il quale ha un’impresa dedicata all’allevamento dei bachi da seta che crescono nei bozzoli, una delle attività

principali della Brianza già al tempo di Renzo e Lucia, l’industria tessile, infatti Lucia lavorava in una filanda. Conti o marchesi hanno una nobiltà piuttosto incerta\dubbia. Tantissima ironia, nemmeno si capisce cosa siano i bozzoli in alto mare, ad indicare la disperzione dei patrimoni ovviamente. La descrizione è feroce, molto dura nei confronti della borghesia che abita questo luogo. CONTINUO DELLA TRAMA: Il medico giunge finalmente a questa villa, incontra Gonzalo che comincia a parlare dando sfogo a tutta la sua rabbia e indignazione nei confronti del mondo, alle sue pulsioni che confessa al medico che sta in gran parte zitto. Non è un dialogo ma un monologo. Qui lo schema è quello della La coscienza di Zeno , i titoli sono avvicinabili: un personaggio che parla, sebbene si tratta di un’analisi eterodossa siamo più o meno di fronte allo stesso schema nel lavoro dell’analisi che prevede un paziente il quale parla anche a vanvera , dice tutto quello che gli passa per la testa perché quello che conta è l’associazione\relazione tra i fatti narrati. Dall’altra parte un medico che si limita ad ascoltare. Qui il medico non è uno psicanalista ma fa da tale e ascolta. Anche l’analogia della costruzione narrativa delle due opere, poichè sono due esperienze narrative che nascono direttamente dalla psicanalisi e quindi dal principio che attraverso la parola si rivela l’inconscio, tutte e due queste costruzioni narrative rifiutano l’ordine del romanzo convenzionale, non hanno una trama ben costruita, al contrario si compongono di divagazioni e procedono per accumulo. Accumulo in cui i fatti raccontati sono dispersi in parti diverse, anche se cronologicamente sarebbero contigui possono essere dispersi. Più o meno lo stesso avviene nel racconto che a partire da questo momento viene intrapreso da parte di Gonzalo e che viene rivolto al medico. Dopodicchè si parla del rapporto con la madre e assistiamo agli scoppi d’ira di Gonzalo nei suoi confronti, nel passo ad esempio in cui lui entra nella cucina dove la madre si intrattiene con il cameriere, i villani e gli ortolani ed è inorridito da quest’umanità, sente la loro invadenza olfattiva , tutti fanno puzza\odore di formaggio, in particolar modo del gorgonzola piccante che lui chiama croconzuelo , fingendo che sia sudamericano ma non esiste. Ha un odore fortissimo e ricorre all’interno di tutto il romanzo. È un misantropo, caccia tutti i presenti a un certo punto perche gli danno fastidio e se la prende con la madre. Va e viene da Pastrufazio, spesso la madre si trova sola nella casa, all’inizio del 5 capitolo, che è anche l’inizio della seconda parte c’è un fortissimo temporale e la madre è terrorizzata dai fulmini , per proteggersi scende in cantina. Man mano che scende, è una specie di discesa agli Inferi quella che sta compiendo, quindi di nekyia , gli appaiono i morti, quindi il fantasma del figlio morto in guerra e anche del figlio sopravvissuto, che lei spera potrebbe tornare e portare luce nella sua paura. Lui in effetti torna, se la prende con la madre, è molto infastidito da lei, è molto violento e dopo questa sua ultima arrabbiatura riparte di nuovo. Di lì a poco, siamo di sera, c’è la lunga scena dell’uccisione , ci sono 2 membri degli istituti di vigilanza che si accorgono di alcuni rumori nella casa quindi entrano e fanno al

come Milano che diventa Pastrufazio, prenderebbe il nome dal generale Garibaldi, in realtà indica le pasticcerie, i pastrun sono i pasticcini, la città della pasticcerie, il generale sarebbe una specie di pasticciere. Il tutto è condotto secondo un tono
registro umoristico , quello fondamentale del romanzo. Questa prosa estramente complicata si può riassumere in 3 registri fondamentali: il primo è il registro umoristico, che fonde diversi altri registri linguistici, un registro in senso retorico, in senso linguistico ci sono spagnolo ingese tedesco e vari latinismi, i linguiggi settoriali tecnici, in questo caso degli annunci immobiliari, il lombardismo in servissi, la pronuncia lombarda di una parola italiana. Poi c’è un uso di tutte le fasi diacroniche dell’italiano , cioè le fasi dell’italiano storico, per cui c’è l’italiano rinascimentale, quello ottocentesco, qualche volta ci sono dei dantismi e poi l’italiano contemporaneo, insieme a quello scritto c’è soprattutto il contemporaneo parlato. Una cosa complessa riferita al barocco, cioè ad una rappresentazione cumulativa, per accumulazione del mondo, una rappresentazione del mondo che rinuncia all’ordine perche nel mondo l’ordine non c’è, noi non lo possiamo fingere attraverso la finzione letteraria, ma i critici hanno visto in questo stile barocco 3 registri fondamentali:

  1. Il registro umoristico , copre gran parte dell’opera, serve a rappresentare il disordine del mondo, il fatto che il mondo con una metafora che viene usata nell’altro romanzo di Gadda cioè il Pasticciaccio è un gomitolo, groviglio così imbrogliato che riuscire a sbrogliarlo è un’impresa alla quale rinuncia. Poiché denunciato come inconoscibile, io posso fare un discorso su esso che non è davvero serio.
  2. Il registro logico razionalistico \ ragionativo \ filosofico , con riferimento soprattutto all’apprendistato da filosofo che all’unviersità fa Gadda, che studia Leibniz. Il registro psicanalitico , con riferimento a Freud, perche lui era un lettore di Freud e scrive anche un testo utile che si intitola “Letteratura e psicanalisi”.
  3. Il registro lirico , quella che investe la natura, piuttosto isolato ma c’è. Gadda stesso parlando della sua opera dice che è un linguaggio enfatico \ tragico, quello che investe invece la vicenda del figlio e della madre, ha come riferimento la tragedai greca, il mito edipico, anche se qui ad essere uccisa è la donna e non l’uomo, in ogni caso si tratta sempre dell’attrito tra le generazioni. Sono le pagine del romanzo in cui appaiono il figlio e la madre che esprimono la loro partecipazione dolorosa al mondo, la cognizione\conoscenza del dolore soprattutto attraverso un linguaggio alto, cioè letterariamente intonato e lirico.

Isteriche è un vocabolo tipico della psichiatria ottocentesca, le donne con dei disturbi mentali venivano ritenute isteriche dalla parola greca che indica l’utero, quindi si tratta di disturbi propriamente femminili, quando in verità si trattava di disturbi comuni sia a uomini che a donne. Ma le donne con qualsiasi disturbo di tipo psicotico e non solo venivano indicate come isteriche. Il prodotto dell’umana stupidaggine è un uomo. Loro cercano di costituire un thesaurus, cioe tesaurizzare un luogo. Allusione oscena (tra le gambe); il più vano, cioe il più fatuo, meno fidabile; lo cercano perche ha un qualcosa da vantare, o la laurea, o una villa, o un cappello piumato, forse un militare o diplomato. A poco a poco l’innamorta accumula sempre piu dei motivi del desiderio fino a cadere verso il trionfo\catastrofe, il momento in cui è riuscita a possedere l’uomo ma allo stesso termpo ha dato inizio ad una deriva in cui l’amore, se rifiutato o difficile, induce queste donne alla menzogna, al reato, cioè all’omicidio addirittura ecc. La ricerca gaddiana è tale da deformare continuamente la lingua per dare il senso della deformazione del mondo, lui lo chiama groviglio. Qui si stanno indagando le ragioni che portano la donna a concepire l’amore e a derivare spesso dall’amore la loro isteria, il loro disturbo. Questo è un esempio di registro ragionativo. Ma il testo è in gran parte affidato al registro umoristico. Gonzalo Pirobutirro è il protagonista, in verità si tratta di un autroritratto , nella descrizione di qusto personaggio misantropo Gadda sta pensando a se stesso, viene descritto dapprima dai vicini, di lui si parla continamente, ma per le prime 100 pagine non appare. Presentato dai conterranei, soprattutto dai contadini che abitano vicino a lui, anche dal medico, come uno che abbia tutti e 7 i vizi capitali , ma di essi cioè la gola, l’incontinenza esessuale ecc il principale sembra essere l’iracondia cioè la violenza verbale che si esprime soprattutto nei confronti della madre e che può portare ad esempio in una scena a calpestare quindi a profanare il ritratto del padre davanti alla madre. Però questa iracondia si dirige soprattutto verso le figure familiari ed ecco la famiglia il luogo del disagio psichico di Gonzalo. È un disagio cui lo stesso dedica poi il suo discorso nel suo dialogo col medico, però esso come uno psicanalista è silenzioso, è una specie di monologo in cui il suo inconscio a poco a poco deve venire fuori. L’inconscio consta dell’aggressività diretta verso la figura familiare, in consequenza del fatto che lui ritiene di non essere stato amato durante l’infanzia. Il tema del CUI NON RISERE PARENTES, a lui non sorrisero i parenti,

alla sprovvista dall’arrivo del ladro che a ucciderla sia suo figlio ed è per questo che il lettore si convince che sia il figlio. È l’opinione diffusa dei contadini. Come se attuasse quello ceh Gonzalo immagina\pensa cioè l’omicidio della madre ma l’antagonista , cioè il personaggio avverso al protagonista, vero di Gonzalo, lo capiamo subito, non è Manganones, ma il volgo cioè la gente che lui rifiuta e che non vuole incontrare\conoscere né che entri nelal sua casa. Una delle scene principali del romanzo è quella in cui lui fa irruzione nelal cucina della madre e caccia via tutti i peònes, vocabolo spagnolo, perché gli danno fastidio fisico e olfattivo. Il problema è che questa antipatia nei confronti del popolo, questo disgusto degli altri , nasce nell’infanzia di Gonzalo. A un certo punto lui è a Carnevale e come tutti i bambini anche s enon è molto amato viene portato alle giostre. Tortelli di San Giuseppe dolce tradizionale lombardo. Cavalli della giostra, su essa ci sono delle bambine che hanno delle mutande sdrucite perche sono popolane, è ironico. Un altoparlante nel perno della giostra che gira attorno alla colonna centrale, il naso brodoso dei bambini mocciosi, torroni non torroni. Tutto il mondo carnevalesco del divertimento popolare viene qui ironizzato , fatto oggetto di disgusto da parte del personaggio , anche le frittele mescolate ai colpi di gomito che in genere la folla si da perche si muove in spazi ristretti. Il poema: la fantasia sperata. Una bambina gli sta mandando dei baci, il bambino è piaciuto a lei, però questo amore che lui potrebbe sperare viene annegato dal diasagio dell’odore dei torroni di mandorla scadenti, meringhe malfatte. La folal viene fermata in un dettaflio olfattivo, il lezzo, dettaglio acustico, il dialetto, comportamenti oltraggiosi del popolani, i rifiuti della festa, naranza è ispanismo per indicare l’arancia. Tutto questo stava sul terreno, veniva lanciato e da nel bambino questo profondo disgusto. La misantropia , l’orrore degli altri è sin dalal sua infanzia, poi si sviluppa in forme sempre più nevrotiche a poco a poco nel tempo. Se c’è un oggetto che racchiude tutto il male degli altri è un oggetto dal forte impatto olfattivo è il gorgonzola piccante, che lui chiama croconzuelo, un formaggio che già a vederlo non invita e ha un odore fortissimo, formaggio forse più diffuso insieme allo stracchino in Lombardia. Il disgusto può essere rappresentato perche diventa una

specie di reazione ossessiva al mondo esterno. Questa ripetizione ossessiva si traduce dal punto di vista stilistico nel catalogo, enumerazione. Qui molto visibile. Si tratta di tanti oggetti che accumulandosi non danno solo l’effetto di disordine tipico del barocco ma anche di ripulsa da parte del personaggio che agisce in questo ambiente. Il catalogo è la tipica forma gaddiana, ricorre in tutto il romanzo e serve soprattutto a realizzare questa deformazione del mondo. Un luogo che rappresenta il Paradiso dell’infanzia, cioè la giostra , grazie a questo catalogo di oggetti fastidiosi è diventato una specie di Inferno , incubo per l’uomo adulto che ancora la sta ricordando. Il male oscuro, qualcosa che viene dal profondo. È quello di cui si sente vittima, è umiliato e offeso, è diffuso in tutto il nostro tempo. Erleibniss: formazione, esperienza del vivere. Un nome più esatto al male oscuro nel linguaggio psichiatrico è depressione. Gonzalo è un personaggio che oggi diremmo depresso. La deprressione è un rifiuto del mondo che dura tutti i giorni, ci sono i cosiddetti depressi bipolari che invece alternano fasi di rifiuto a fasi di euforia. Qui dura sempre, la sua fatica del vivere che nasce dalla sua infanzia lo conduce a questa reazione depressiva al mondo circostante. Lui non usa il termine tecnino di depressione, che non era in uso negli anni 40, forse 60. È qualcosa di oscuro, il depresso in genere non sa nemmeno che cosa lo renda così inatto alal vita e separato dalle attività quotidiane di tutti gli altri, non sa vedersi dentro. Gonzalo non riesce a vedersi dentro, né qualcuno riesce a vedere dentro di lui perché il medico con cui si confida non sa dire altro che delle frasi di buonsenso (sfiducia di Gadda nei confronti della psicanalisi). Così come modernamente la psichiatria indica, la depressione è qualcosa che logora non solo il nostro organismo psichico ma anche il nostro organismo fisico , cioè una vera e propria malattia che da dei segni corporei\somatici. La descrizione è abbastanza puntuale. Il termine male oscuro piace tanto da diventare un sinonimo di depressione grazie al romanzo di Giuseppe Berto pubblicato un anno dopo quest’opera. QUALI SONO I TEMI DEL ROMANZO?

  1. Il tema della NEVROSI , parla della stupidità borghese, quello che intreressa soprattutto Gadda che scrive una specie di Madame Bovary maschile , è uno che non riesce ad adattarsi al reale e così come Flaubert attraverso i suoi romanzi discrive la

La madre nel famoso brano che inizia il capitolo 5 e quindi anche la seconda parte del romanzo, sta pensando al figlio come colui che gli farebbe superare la paura che la sta attanagliando perche seppure morisse ci sarebbe lui, non il primo figlio più amato, ma almeno quest’altro che seppure così violento verbalmente nei suoi confronti e rancoroso, in ogni caso anche dopo la sua morte la potrebbe continuare. Le folgori, cioè i fulmini. Un’immagine pittorica, un capitanaccio dei Lanzichenecchi, i soldati del 600 che si stiano dando alal rapina\saccheggio. Analogia tra il vento e il tempo \ la morte. Il primo figlio verso il cimitero che non ha la funzione di ricordare ma a poco a poco di farci dimenticare i morti che lì sono seppelliti, i cipressi per sineddoche sono smemoranti. Sembrava che il vento potesse aprire le finestre ed accogliere pure lei, il vento e il tempo, il vento e la morte sono legati da un rapporto simbolico. Lei già sta scendendo le scale, il rumore del legno colpito dal vento dà l’idea che la casa sia una nave in tempesta. Nelle battute di caccia, ad esempio alla volpe, si usava suonare la tromba o altri struemnti che fanno rumore per spaventare la selvaggina e dirigerla verso la muta dei cani che l’avrebbe assalita. Quando l’animale sente la tromba anche se è già ferito comincia a raccogliere le forse che gli rimangono per fuggire e trovare un ultimo rifugio. Cerca di scendere per sfuggire al vento. Si tratta di una specie di DISCESA AGLI INFERI, alal fine la tempesta finisce e lei riesce a risalire. Quando risale lei pensa che la vita continua e gli ha dato un figlio che le darà continuazione. Questa tempesta è la sua morte, ma il fatto che lei riesca a riemergere le dà l’idea che sia possibile una rinascita anche se attraverso un’altra persona. Come se ci fosse un ciclo, una morte e una rinascita naturali, ma lei immagina che siano anche quelli della sua vita. Si parla ripetutamente della casa , è la casa ad essere investita dal tempo, dall’uragano ecc, è essa che viene minacciata seconda Gonzalo dai peones che con la loro puzza di gorgonzola l’hanno invasa e bisogna cacciare. Al centro ci sta questo oggetto odiato
amato, la casa di Longone \ Lukones, realmemte Gadda aveva e si affretta a vendere: atto simbolico di uccisione della madre e della famiglia , perche lui aveva sofferto per le spese che la costruzione della casa aveva imposto alal sua famiglia. Questa

casa però è un riferimento ed è uno spazio sempre minacciato, lui aveva scritto un testo negli anni 30 “ La casa ” subito prima della morte delal madre in cui essa era il contrario di una zona protetta. Quello che sta avvenendo nel brano è che la casa come dimora del silenzio , zona protetta, viene invasa dal rumore , dalla tempesta, dalla folla rumorosa. La casa è un luogo che lui desidera e odia, però è sempre minacciato. La forte ambiguità dei simboli psichici nel mondo dell’inconscio. L’irruzione della folla nella casa e poi la scena finale del romanzo nel capitolo 9 in cui quello che non doveva avvenire avviene quando la madre muore. Per caso avendo sentito dei rumori entrano nella casa due guardie giurate e scoprono il cadavere. Mani parevano protese verso gli altri, non verso l’assassino , ma verso quelli che sono presenti in questo momento, quelli che hanno invaso la casa dalla curiosità. Tutti i vicini contadini entrano ed è così che finisce il romanzo, con la casa violata , che è il simbolo della famiglia. Inconscio ha una logica di tipo associativo. La misantropia di Gonzalo prende soprattutto la forma del rifiuto olfattivi: i peònes fanno puzza di gorgonzola, quindi li caccio via. TESTO CRITICO DI MANZOTTI Il problema del titolo , sembra abbastanzaa semplice, cognizione vuol dire conoscenza, ma è ricca di riferimenti ipertestuali, cioe di citazioni ad esempio Machiavelli , che dice “la cognizione delle istorie”, la conoscenza della storia ci può servire anche nel presente. Manzoni dice “la cognizione del male”, molto vicini, anche Leopardi usa la parola cognizione. Ma l’espressione “cognizione del dolore” sarebbe in Schopenauer , quindi in tedesco, lui usa questa a proposito di quei padri, non pensa che le madri facciano questo, che uccidono i figli e se stessi per salvarli dai tormenti dell’esistenza, in realtà ci sono anche delle madri che poi si suicidono per proteggerli dal male del mondo. Il tema del romanzo: il gesto omicida come reazione al tormento dell’esistenza. Storia di tutte le edizioni : le tante edizioni del 60 fino a quella definitiva del 1971, non si parla dell’ultima edizione critica apparsa nell’Adelphi un paio di anni fa. Le edizioni durante la vita di Gadda sono quelle in rivista dal 1938 al 1941 in 7 tratti sulla rivista Letteratura, l’edizione in volume nel 1963 e quella con l’aggiunta di 2 capitoli nel 1970.