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Appunti di Gadda di Letteratura con prof.ssa Ferro
Tipologia: Appunti
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Nasce a Milano nel 1893. La milanesità è un tratto distintivo della sua scrittura. La letteratura Lombarda è moralista. La scrittura riflette il dramma. E’ un massimo prosatore del ‘900. E’ lo scrittore meno tradotto. La sua scrittura caratteristica è intraducibile e nel mondo è meno noto. Il padre aveva un’antica parentela con la famiglia Ripamonti, che era la famiglia storica di Manzoni e quindi con gusto sarcastico Gadda ci teneva a sottolineare la sua discendenza. La famiglia paterna era una famiglia che contava tra le figure più significative, tra cui lo zio Giuseppe, che era stato ministro del Regno d’Italia e quindi trasmette al nipote l’attaccamento alla patria. Gadda partecipa alla grande guerra e lo fa convinto di dover concludere le guerre di indipendenza. Il padre Francesco è una figura di inetto. Aveva iniziato un’impresa nel settore della seta e aveva sperperato tutto il denaro. Voleva a tutti i costi mantenere una villa a Longone che diventa il simbolo della rovina della famiglia. C’è una particolare insistenza sulla famiglia perchè il risvolto psicologico, il rapporto coi genitori, lo squilibrio, si riflette in continuazione nell’opera letteraria. Secondo un meccanismo semplice, l’incapacità sul piano economico del padre corrisponde all’inettitudine dal punto di vista affettivo. Così come faceva mancare il denaro, faceva mancare l’affetto. La madre era la seconda moglie del padre ed è una figura significativa perchè è germanica e di professione insegnante dunque incarna l’autorità e severità. Donna ferma, fredda, che mina da parte sua la fragilità e la crescita di Gadda, così come dall’altra parte stava già facendo anche il padre. Gadda è il figlio maggiore, poi c’è la sorella Clara, e il fratello minore Enrico, che muore però in un incidente aereo e questo dramma ferisce in maniera inguaribile l’animo del poeta che soffrirà per sempre il rimorso di essere sopravvissuto al fratello. Gadda studia al Liceo Parini, poi si laurea al Politecnico in Ingegneria e questi studi non gli impediscono di coltivare la sua vera passione per la letteratura e la filosofia. Si iscrive poi in filosofia ma non si laurea, anche se la tesi su Leibniz era già pronta e sperava così di guadagnarsi il posto da bibliotecario. Scrive un diario che racconta giorno per giorno l’esperienza della guerra, che Gadda abbraccia con grande entusiasmo. Non solo la guerra, Gadda era a Caporetto nel ’18 e quindi è tra gli sconfitti, imprigionato, e viene portato prigioniero in Germania dove rimane per diversi giorni. Dopo la laurea, Gadda inizia a lavorare e viene assunto come ingegnere e questo lo porta a viaggiare in Sud America e questa ambientazione dell’America Latina, ce li ritroviamo negli scritti. Sempre come ingegnere viene assunto a Roma e in quegli anni lavora anche al Vaticano e sono gli anni in cui scrive la Meccanica, un primo romanzo. Nel ’31 esce una raccolta di racconti che erano già comparsi , La madonna dei filosofi. Il castello di Udine riceve un certo consenso e questo permette a Gadda di entrare nei circoli letterari, e conosce Contini, amico di Montale. Gadda aderisce al Fascismo nei primi anni ’30. Nel ’36 muore la madre e Gadda inizia a scrivere La Cognizione del Dolor e ed è un romanzo che esce a puntate sulla rivista letteratura, poi negli anni successivi viene raccolto e di questo romanzo ci importa il rapporto madre-figlio. Tanto che dopo la morte della madre con l’inizio del romanzo, inizia la sua maturità e nel ’40 lascia la professione
dell’ingegnere per dedicarsi alla letteratura, trasferendosi a Firenze che è una città che lo accoglie come intellettuale perchè è la Firenze delle riviste, dei cenacoli, di Montale, e viene finalmente stimato e apprezzato. Sono anche anni di disagi dal punto di vista economico. Gadda aveva dei modi bruschi e tuttavia per la sua capacità di stigmatizzare attirava le simpatie. Si trasferisce poi a Roma negli anni ’50 e lavora come giornalista alla Rai e scrive un opuscolo su come vengono preparati i testi radiofonici. Nel ’57 esce il romanzo ‘ Il Pasticciaccio ’ è un romanzo giallo e con questo libro in cui mescola l’italiano con il romanesco, ottiene successo dal pubblico e dalla critica e diventa un autore famoso. Vive a Roma fino alla morte nel ’73 e vive mal tollerando la popolarità. Gadda è autore di prose brevi, di racconti e a Gadda si addice la misura breve. Raccolta LE MERAVIGLIE D’ITALIA- 1939 Sono saggi di prosa d’arte (Elzeviro, reportage) sulla scia della scuola fiorentina, per mescolare descrizione, narrazione, ricostruzione storica, moralità. La realtà viene osservata con lo scopo di produrre tensione per dimostrare che dietro la realtà c’è altro. Vogliono lasciare intendere le verità nascoste dell’esistenza, siamo vicini al Simbolismo. Gadda mescola i generi, e ci sono diversi tagli della prosa messi insieme. Una mattinata ai macelli Il bacino dei contenuti è un pentolone gaddiano e sotto ci sono delle fiamme mosse da una tensione magica. Poeta mago —> attinge a verità misteriose —> tradizione orfica In ogni caso le creature e forme rimandano al mondo, sono rappresentazioni della realtà, non sono completamente fantastiche, c’è una referenza, un aggancio alla realtà e questo rapporto con la realtà è un rapporto che sfugge dalle mani. Gadda usa un lessico di necessità. Questa necessità riguarda la vita a tutti i livelli, tranne l’ultimo cioè il senso della vita. La conseguenza di questa riflessione è l’amarezza, il dolore disperato, lo scherno. Lo scherno è la derisione. Riferimento alla vita, all’esistenza, a quelle parvenze che rimandano al mondo. INCIPIT mattinata ai macelli Il macello di Milano che era stato appena inaugurato richiedeva una descrizione, allora il giornalista viene mandato in missione per riferirlo ai lettori. Primo incontro con la città di Milano. Come inizia questa scrittura? E’ una prosa d’arte. Siamo in autunno e descrive il macello di Milano nella stagione in cui si macella, quindi in autunno, ed è una discesa agli inferi perchè è dove si uccidono i bovini, e la loro morte è anche contemporaneamente la morte di ciascuno di noi. Il suo intento consapevole è riflettere sulla morte. Il mercato è indefettibile, cioè non può cadere in difetto. Il mercato organizzatissimo è il simbolo di una città organizzatissima. Gadda tratta questa ambiguità insistendo su questa linea ironica, ‘chi non mangia non lavora’ —> Dato di fatto abbinato ad uno slogan. Questo slogan viene ribaltato dalla città di Milano. Fa riferimento ai mezzi di trasporto, alla velocità di essi che in quei primi anni del ‘900 erano all’avanguardia con i tram e l’elettricità.
grottesco. Il miscuglio è la forma per eccellenza di questa prosa. Altre manifestazioni sono lo stile nominale e la deformazione delle parole che vengono usate in maniera personale. Gadda per questo adora i tecnicismi. Questa modalità originale non può che corrispondere ad una particolare visione del mondo. Lo stile corrisponde sempre ad una caratteristica interiore dell’autore. Quando ci si trova di fronte a queste attitudini un po’ ansiose, il risultato è il pessimismo. I modi dell’espressione procedono ad impulsi pressoché ineluttabili a una fattispecie che direi preordinata e fatale. Il discorso vero dell’anima tende a venire a galla. Lo strumento con il quale l’autore si fa le domande, è la scrittura, che è strumento di conoscenza per Gadda. E’ strumento di ricognizione del reale. Dove si muove questa conoscenza? E’ una realtà in constante movimento. Il tema del movimento, della mancanza di posa, di certezza, è chiaramente il primo motore di questa scrittura sempre sperimentale. La visione del mondo di Gadda è come una mobile duna o la savana deglutitrice. Il mondo inghiotte. E’ il bateau ivre (battello ebbro) delle dissonanze umane, sul cui ponte, è difficile reggersi. Non solo qui è difficile reggersi, ma è addirittura difficile reggersi in piedi. Questa nave viaggia mari diversi: ed ora la stella è termine di riferimento, ed ora, nella buia notte, il metodo non potrà riferirsi alla stessa. L’oggetto di conoscenza è mobile, ma anche l’atto conoscitivo è continuamente diverso. Non solo la realtà è riconoscibile, ma anche chi conosce non è mai identico a sé stesso. L’atto conoscitivo , la conoscenza del mondo, di cui la scrittura è insieme prodotto e strumento, si compie attraverso il gioco delle mutazioni di questa fluidità perenne e radicale degli enti e dei rapporti che si stabiliscono fra loro. La conoscenza è la controparte di questo atto conoscitivo. La sostanza per Gadda, l’essere, non è fisso e sicuro e dunque la realtà è il contesto della trasformazione-deformazione. Conoscere (scrivere) significa deformare. Ogni effetto ha la sua causa. E’ un asserzione che non comprendo assolutamente. “io dico che ogni effetto, ha le sue cause” Per ogni effetto ci sono tante cause, perchè ogni effetto è un grumo di relazioni. L’effetto non è che una mutata relazione, una intervenuta deformazione di un sistema, cause ed effetti sono un pulsare di molteplicità irretita in se stessa e non sono mai pensabili al singolare. L’ipotiposi della catena delle cause va emendata e guarita, se mai, con quella di una maglia a rete a dimensioni infinite. Ogni anello è grumo o groviglio di relazioni è legato da infiniti filamenti a grumi o grovigli infiniti. Come si traduce tutto ciò nella scrittura? Gadda vede il mondo come una molteplicità ingarbugliata e quindi ama lo stile nominato, cioè stile fatto di somme e ripetizioni a tutti i livelli, sintattico, semantico, cronologico ecc. “I doppioni li voglio tutti per mania di possesso e per cupidigia di ricchezze: e voglio anche i triploni e quadruploni.” Le somme di parole sono la somma di denaro perchè le monete si chiamano duploni. “e voglio tutti i sinonimi, usati nelle loro variegate eccezioni e sfumature, d’uso corrente, o d’uso rarissimo. Sicché do palla nera alla proposta dell’Alessandro (Manzoni) che vorrebbe nientedimeno potare per unificare e codificare. Non esistono il troppo né il vano, per una lingua.” E’ un omaggio che il poeta fa all’uso della lingua. Non esistono confini per una lingua. Una lingua non si deve mai stancare di esplorare il reale attraverso le parole. Tanto più una cultura è ricca, tanto più è ricco il suo vocabolario. Ad ogni causa non corrisponde un effetto.
UNA MATTINATA AI MACELLI (p. 31 dispense) La realtà non può essere incasellata e tanto meno in maniera conclusa. La visione del mondo è costantemente aperta, è in continua trasformazione e quindi non si può mai afferrare e concludere. Una mattinata ai macelli fa parte degli scritti milanesi. Ci presenta una città micro cosmo. La visita a questa Milano diventa la visita di un altro luogo. L’espressionismo sotto la spinta degli umori e delle passioni deforma la realtà. In questo caso il macello di Milano diventa una cittadella infernale dove si va a vedere la morte. La morte degli animali suggerisce il confronto con la morte che prima o poi toccherà a ciascuno. Tempo e luogo: è autunno e per indicare questo momento e per dirlo chiama lo zodiaco, ‘ lo scorpione abbranca il piatto della fuggitiva Bilancia’ e rappresenta una fuga e un inseguimento, abbiamo una preda e un predatore. Lo scorpione abbranca la Bilancia. Chi scappa è il polo positivo, è la vittima, e chi insegue è il carnefice, infatti lo scorpione è un animale velenoso, dal quale noi temiamo l’aggressione, è quasi una figura diabolica. La città infatti dopo poco è vorace, come un predatore affamato, e acquirente. La città si sveglia e appare ovattata dalle sue prime nebbie. Per avvicinarsi al macello la città si deve incupire. L’ingegnere non può non essere attratto dalle linee elettriche ad alta tensione. Il verbo tecnico è il verbo disarmare. Le linee elettriche si disarmano. Usa dei termini militari per indicare l’arrivo verso il macello. Questo registro bellicoso che riguarda la morte prosegue subito dopo e sta descrivendo l’arrivo nella zona del macello e dunque piano piano dal fuori ci si avvicina al quartiere. Il suono delle eliche assomiglia al suono degli insetti fastidiosi che ronzano. Gli aerei arrivano sopra la testa degli spazzini insonnoliti e siamo all’alba, dopo che loro hanno lavorato. Il narratore ci ha introdotto nella città, un luogo chiuso delimitato dai confini dei cancelli dove dentro si svolgono dei riti, delle operazioni secondo delle regole scritte e il macello è come la vita fuori , è un micro cosmo. Arrivo del bestiame: Dopo aver descritto il luogo, inizia la presentazione dei personaggi che lo popolano, innanzitutto le bestie che vengono portate al macello. Gli animali Gadda gli chiama fessipedi. E’ un registro scientifico che induce il lettore a seguire la concentrazione dell’autore. Gadda descrive per la prima volta l’apparizione ai suoi occhi degli animali. “ I bovini incedono verso il veterinario bianco nella dignità della loro natura e delle loro forme odorosi di vita .” Il registro si alza con ‘incedono’ che è un verbo alto e solenne. La parola dignità è un sostantivo che è strano attribuire agli animali, perchè propriamente il termine dignità indica quella condizione di nobiltà ontologica e morale, di chi è nobile per natura oltre che per comportamento. L’uomo per sua stessa natura possiede questa nobiltà e superiorità ontologica e morale. E significa anche il rispetto che per tale condizione gli è dovuto e che egli deve a se stesso. Questi animali suggeriscono all’autore che si va ad incontrare la morte , che riguarderà tutti, quindi anche gli uomini cioè che queste figure sono figure dell’uomo/valgono per l’uomo. La dignità per gli animali gioca anche per il cliché stereotipo letterario. Prende in giro i poeti, anche Carducci, e prende in giro quella poesia popolare che indugiava un po’ troppo in questa armonia fra uomo e natura. Queste interpretazioni estreme non devono mai essere interpretate singolarmente.
cosa di simile accade ai tori sospinti dai caccini. Fortuna vuol dire fato. Qui la fortuna è scarlatta, cioè rossa, come il sangue vivo. Le piastrelle del padiglione sono rosse e come in un incubo tutto si colora di rosso. Questo è l’unico momento in cui una nota di pietà contrassegna gli uomini dalla tunica blu. Le loro stangate diventano pietose. La pietà è dovuta alla morte, ma in fondo è la pietà dei boia, di chi va ad eseguire l’uccisione. Un uomo gli attende con una tunica blu, con un fazzoletto bianco legato al collo. Questo caccino viene chiamato uomo e nel momento del a tu per tu con la morte, la sostanza umana del discorso si dimostra con evidenza e questo caccino non è solo chi uccide, ma è prima di tutto un uomo. Cita ‘ ’89’ perchè nel 1789 c’è stata la rivoluzione francese ed il rosso era il colore dei fazzoletti dei rivoluzionari. il rosso esiste nella tabella dei colori con ‘colore da 89’. C’è oltretutto un riferimento a Macbeth di Shakespeare. Nei passaggi successivi della prosa, proseguono con i vari passaggi che presiedono la lavorazione della carne e abbiamo il momento della macellazione, il momento della scuoiaturia, ecc. Persone che si alternano in questa catena di montaggio. Tra questi momenti descritti con una referenza che suona sospetta, perchè Gadda dopo aver parlato della morte si deve un poco sollevare e tornare ad un registro un po’ più distaccato, cita un esempio che riguarda un leggerimento, che è l’ abbellimento. L’abbellimento: la carne deve essere abbellita, e questo termine non può che stuzzicare la fantasia di Gadda, che gioca con le immagini e con le parole e ne ricava una piccola scena di genere. L’abbellimento è una sagace (intelligente) preparazione dell’animale, perchè figura di netto e di carne. La carne va abbellita perchè deve essere venduta, deve figurare netto e generoso. Il coltello non è ormai che il pettine o il arriccia baffi di un parrucchiere ambizioso che deve far diventar belle anche le persone che non lo sono. E quindi è furbo perchè deve abbonire il cliente. Sopita l’angoscia, l’animo si distende. Tutto si trasforma in una bottega. L’opoterapia: ironica dissacrazione della scienza, regredita a rito magico. “Uno degli undici…pensiero” i diavoletti rapidi creano quelle scenette comiche delle malebolgie infernali. Essi staccano le ghiandolette degli animali, cioè tiroide paratiride ecc. e alle vacche rubano subito le ovaie. “Lavorando con le mani e con gli occhi all’insù..” —> espressionismo Gaddiano che non si sottrae a nessun registro. La borsa di cuoio si riempie di ghiandolette (opoterapia). Prende in giro chi trarrà beneficio da ormoni. Il calomerano è un animale usato come vermifugo. La conclusione della prosa è dedicata alla scuola dei garzoni macellai. La Milano di Gadda è un luogo di civiltà. Nella storia d’Italia Milano è una scuola di illuminismo. Milano è il luogo del progresso, dell’istruzione, della scuola. Gadda si domanda continuamente se questo sia davvero sempre valido o se invece a volte questo attaccamento non sia anche una forma di narcisismo da parte dei milanesi. La prosa si conclude come si deve concludere un viaggio all’interno di una cittadella parallela, la scuola. Gadda con l’ironia bonaria e profondamente umana nel suo attaccamento alla figura, prende in giro questi giovani garzoni macellai che si vedono sfrecciare sulle loro biciclette
e questi velocipedastri, che hanno un camiciotto rigato, devono avere anche una cultura e allora devono essere muniti di un fanale conoscitivo. Vengono ritratti come messaggeri alati perchè sfrecciano nella città. A loro occorre una scuola. Per questa scuola è opportuno anche fare il ritratto del maestro ed ecco che egli è il signor Gaetano Bestetti che con chiara voce impartisce le lezioni. I due libri di testo sono conclusivi e ben fatti. Gadda fa un ritratto comico della scuola. Alla fine del corso alunni e docenti si raccolgono in gruppo per fare una fotografia sotto il sole di giugno. La prosa si conclude specificando lo spazio temporale, così come la prosa iniziava. Tutto riporta al tornaconto, al denaro di Milano indicando che si studia per avere le borse di studio e non per il sapere. Considerazioni sulla prosa: La storia è quella della visita al macello di Milano. La storia viene raccontata. Abbiamo un narratore, è un dispositivo, è quel meccanismo che dispone gli elementi del racconto, che decide come raccontare la storia. Il narratore è un insieme di tecniche. Il narratore deve sempre essere distinto dall’autore. L’autore ed il narratore sono vicinissimi. Il lettore si distingue tra lettore reale e lettore implicito. Il lettore reale è colui che legge realmente e si potrebbero fare delle considerazioni sui lettori reali degli anni ’30 e i lettori di oggi. Gadda apprezza in maniera concreta il messaggio civile della prosa gaddiana. Il lettore implicito invece è quel lettore che non coincide con la persona fisica, ma è colui che l’autore aveva ben in mente come destinatario. Il lettore implicito Gaddiano è un lettore molto competente perchè lui pretende che questo lettore implicito sia molto simile a lui, per questo la sua prosa è molto difficile perchè il lettore reale per avvicinarsi al lettore implicito deve fare tutto uno sforzo di ricostruzione delle parole, della sintassi, dei vari piani di lettura ecc. Il lettore deve essere capace di cogliere tutte le potenzialità comunicative. Il narratore E’ interno. I segni dal punto di vista linguistico si possono raccogliere. Si nota dalla parola “vedo” ad esempio ed il punto più evidente è quello dell’uccisione. (p. 34) La narrazione è opaca perchè la responsabilità della narrazione è abbastanza evidente. Il punto di vista e l’esistenza di un narratore che decide di raccontare una storia è evidente nel testo, anche se le intrusioni non sono poi tantissime. Nella narrazione opaca i punti di regia si vedono, è quando il narratore dice chiaramente di cosa vuole parlare. Invece la narrazione trasparente è quando il narratore si deve confondere con la realtà narrata. IL MERCATO DI FRUTTA E VERDURA Preambolo La prosa inizia con un ampio preambolo. Un paragrafo di taglio meditativo, riflessivo. Gadda usa un lessico tecnico e usa un vocabolario della chimica e della medicina. Tutta la frutta e la verdura sono pagati a contanti dal locomobile popolo di sangue rosso. L’ironia che Gadda sta costruendo è l’esagerazione, quasi ossessione, sull’importanza di ciò che mangiamo. Noi siamo ciò che mangiamo. Argomento attualissimo.
Arrivano 100 vagoni al giorno e i binari si raccolgono in città, c’è una stazione di scalo e da lì occorre trasportare le merci con le carrette fino al mercato. Il secondo mezzo di trasporto sono gli autotreni. Il testo cambia radicalmente. Gli autotreni diventano degli animali, subiscono una metamorfosi. Sono anche loro un impiccio (fastidio quotidiano) dentro il mercato, specie quando devono voltare (quando devono girarsi). Lo stile si è abbassato. I mastodonti erano la versione preistorica dei mammut/elefanti che Gadda va a pescare perchè erano grandi quindi a lui serve un immagine di un animale imponente. Ma dato che dice che hanno la coda, ha in mente i dinosauri. Questi autotreni assumono tratti mostruosi. Sono diventati malvagi. Quando gli autotreni passano sopra i ponti, i ponti vibrano. Tant’è che il ponte dei Visconti è stato rifatto. Il terzo mezzo di trasporto ci viene presentato sotto un registro differente, dal taglio biografico. Gadda cioè si ricorda le carrette che emanavano dei suoni durante le estati milanesi. Si tratta di: La carettella e il cavallo. Arrivano dalla campagna. E’ un quadretto di nostalgia. Insistenza sul piano dei suoni. E’ tutto evocato dal punto di vista sonoro. La frustra per il cavallo è strumento di tortura. E’ la figura dell’autorità. Le vive biciclette sono di tutti e punteggiano il mercato. Gadda fotografa la cancellata di Via Umbria affollata di biciclette ruggiose che vengono depositate lì. Sono raggruppate come dei muli al gelo. E’ una similitudine. Gadda è stato tra gli alpini nella Prima Guerra Mondiale. I muli quindi sono figure di assoluta familiarità della fantasia dell’autore. Il mulo è animale umile, mansueto, generoso, come le biciclette. Le biciclette sembrano non attendere nulla se non i loro proprietari, che sfrecciano con i mantelli verso le loro cascine. E’ ancora un’immagine di vita popolare quella che Gadda descrive. I proprietari vengono definiti dei robusti galloni e il gallone è termine che appartiene al dizionario del XIII secolo per indicare i fianchi. Il gallone è invece anche quella medaglia/nastro che si da ai graduati, e appartiene al lessico militare e dunque viene dai muli. Gadda attraverso la bicicletta ci introduce alla Milano popolare. Tra le carrette vagano pochissime ombre cioè sono sagome , non delle persone, allampanate cioè magre e anche smunte (trascurate). Queste figure sono tra il Magnasco e Goya, che dipingeva scene di figure di folli al manicomio. Gadda è noto come grande ritrattista. Oppure queste figure sono dei gobbetti membruti , dei piccoli gnomi. Oppure sono addirittura dei nani che fermi al negozio ti guardano, sono dei bottegai. ‘ti guardano’, quindi noi lettori ci sentiamo fissati dai nani. Questi nani hanno una mano adunca (appuntita) e sorreggono un pomo. Gadda va verso l’osceno. Gli spazzini Gli spazzini hanno in mano una ramazza-falce. Sono figure che devono presiedere a qualcosa di ufficiale. Il mercato è diventato un regno. Spazzini come coloro che presiedono al ciclo della vita e della morte. Perchè eliminano i resti della materia spazzando e il loro gesto è pacato e regolare. Gadda insiste sulla pacatezza e sull’ordine di queste persone. Hanno in mano una ramazza, ma dobbiamo intendere il contrario.
L’ispezione micologica: la pravità dei funghi C’è il reparto dove arrivano i funghi, i quali devono subire un’ispezione. Perchè devono essere differenziati quelli velenosi e quelli non. IL VIAGGIO Il Gadda degli anni ’20 aveva una concezione del viaggio più ottimista e propositiva. Per conoscere bisogna indagare, per indagare bisogna viaggiare. Il viaggio come indagine che porta ad un aumento di conoscenza, ad un qualcosa in più e di conseguenza la scrittura di viaggio. Insieme a questo ottimismo, non mancavano alcune ansie dello scrittore sopratutto di natura affettiva: timore di lasciare gli affetti, la paura di troncare dei legami. L’autore negli anni ’20 è un grande viaggiatore. Gadda viaggia in Argentina, nei paesi dell’America meridionale. Nel ’25 viaggia in centro Europa. L’autore si sorprende vedere la grandezza d’Italia se paragonata al grigiore dei popoli del Belgio e della Germania e quindi trapela il nazionalismo di Gadda, che è uno dei temi della letteratura di viaggio. Qualcosa cambia alla fine degli anni ’20 e nel 1929, qualcosa cambia, perché Gadda scrive un testo ‘Villa in Brianza’ di cui del protagonista, che si chiamava Francesco Pellegatta, il narratore dice “da giovane aveva viaggiato per ragioni di studio e di lavoro: non aveva imparato quasi niente’’ tratto autobiografico, dietro quel motivo di studio c’è quella disposizione ottimista del primo Gadda, cioè il desiderio di conoscere tramite lo studio. Gadda ad un certo punto decide che il vero punto valido nella vita di ciascun uomo è l ’indagine interiore , ma non solo alla maniera degli antichi, ma anche perchè per il nostro autore la cui visione del mondo era negativa, questo è l’unico modo per conoscere qualcosa. E’ necessario conoscersi dentro per trovare qualcosa che valga, perchè la stessa introspezione rivolta al fuori non vale nulla. Quindi Gadda si schiera tra i viaggiatori morali o sedenti, non cioè nell’altra categoria dei viaggiatori sognatori. E’ una distinzione che viene da Walter Benjamin e la differenza sta in questo punto: i viaggiatori sognatori sono quelli che si illudono di aumentare la conoscenza e il valore dell’esperienza della loro vita provando tutto e dimenticandosi che l’unica cosa importante da provare è la propria vita, la propria interiorità. Lo studio interiore Gadda lo chiama morale e ‘senza questa conoscenza di sé la terra è un deserto orrendo’ Negli scritti Gaddiani troviamo anche quelle aperture di tipo politico, sociologico, ideologico, storico. ALLA BORSA DI MILANO Originariamente era situata in piazza Cordusio, poi nel 1931-1932 si spostò in piazza affari. Fino al ’91 non c’era la borsa telematica. Gadda racconta di questa mattinata trascorsa alla borsa di Milano in compagnia del suo agente di cambio, Aristide Bilancioni, il quale gestiva i soldi di Gadda. Gadda fin da subito inizia a giocare con i registri linguistici, innanzitutto con l’attacco un po’ comico dei 3 semafori rossi (rosso che ritorna, come nella mattinata ai macelli). Più avanti scopriremo che la descrizione parte da piazza San Babila. E’ il tragitto del taxi per arrivare in piazza degli affari. Gadda si attinge all’economia. I due poi entrano all’interno della borsa. La borsa aveva una forma circolare. C’era un centro e poi una balconata e gli operatori stanno sulla balconata invece gli agenti di