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Appunti su Carlo Emilio Gadda (con testi, parafrasi e spiegazioni) di Letteratura Italiana della Professoressa Roberta Ferro per il corso di LINGUAGGI DEI MEDIA.
Tipologia: Appunti
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Nasce a Milano nel 1893 = scrittore milanese, importante perché la “ milanesità ” è un tratto distintivo della sua scrittura, perché quella lombarda è sempre stata scrittura di moralisti grande lettore di Manzoni. Nasce da una famiglia molto particolare; il padre aveva un’antica parentela con la famiglia dei Ripamonti, materia dello storico manzoniano, e Gadda ci teneva a sottolineare questa discendenza. Da parte paterna, la famiglia contava tra le figure più significative uno zio, Giuseppe, che aveva partecipato alle guerre d’Indipendenza, perciò trasmette al nipote l’ATTACCAMENTO ALLA PATRIA, di cui era anche scrittore e ne aveva perciò lasciati dei ricordi scritti dato importante perché Gadda partecipa alla WW1 come alpino, facendolo con l’idea di dover chiudere le guerre d’Indipendenza (lungo moto patriottico). Il padre, Francesco, è figura d’INETTO (dell’eroe novecentesco), un uomo incapace di mantenere la famiglia e la sua economia; aveva iniziato un’impresa nel settore della seta, e aveva sperperato tutto il denaro, dando il colpo finale con la costruzione di una villa in provincia di Como simbolo della rovina della famiglia e dell’inettitudine del padre. Il risvolto psicologico di questo rapporto coi genitori, lo squilibrio e la difficoltà nell’impostarlo, si riflette in continuazione nell’opera letteraria di Gadda. Nel senso che l’incapacità del padre sul piano economico corrisponde all’incapacità dal punto di vista affettivo così come faceva mancare il denaro, faceva mancare l’amore famigliare. La Madre, Adele, altrettanto significativa. Di origine germanica, e di professione insegnante = incarna l’AUTORITÀ e la SEVERITÀ. La famiglia materna è anche costellata di figure militari. Una donna fredda, ferma, che mina la fragilità e la crescita del figlio, così come dall’altra parte stava facendo il padre. Dal matrimonio nascono tre figli: Carlo (il maggiore), la sorella Clara e il fratello Enrico, che muore in un incidente aereo nel 1918. Questo dramma ferisce Gadda e soffrirà per sempre di aver sopravvissuto il fratello durante la guerra.
Studia a Milano, al Liceo Parini, poi, per accontentare la madre, si laurea in Ingegneria al Politecnico; questi studi, che porta avanti e che gli garantiscono un buon successo professionale, non gl’impediscono di coltivare la passione per la letteratura e la filosofia, tanto che, fin da subito, frequenta le biblioteche milanesi e s’iscrive anche al corso di Filosofia nel 1921, senza mai laurearsi (tesi su Leibnitz). Con questi studi pensava di guadagnarsi un posto come bibliotecario.
Affronta la guerra, e da questa esperienza ricava due opere (“ Giornale di guerra e di prigionia e Il castello di Udine ” - 1931) memorialistiche, che raccontano, giorno per giorno l’esperienza della guerra, che Gadda abbraccia con grande entusiasmo e che, cammin facendo, rivela tutta la sua immane tragedia – ha vissuto anche Caporetto.
Dopo la Guerra viene assunto come ingegnere, e questo mestiere lo porta a viaggiare, in particolare in Sud America. Gadda viene spedito là per conto di un’azienda, e le impressioni dei luoghi e dei personaggi che trova in quel paese, li ritroviamo negli scritti. Sempre come ingegnere viene anche assunto da una ditta romana e lavora anche per il Vaticano per la costruzione di una centrale elettrica – scrive “ La meccanica ”, un primo romanzo, insieme a “ Racconto italiano di ignoto del Novecento” (intorno agli anni ’20).
Nel 1931 esce “ La madonna dei filosofi ” una raccolta di prose.
“ Il Castello di Udine” (1934) riscuote molto successo, ottiene il premio Bagutta e conosce CONTINI, che era anche amico di Montale – a lui si debbono i primi riconoscimenti della scrittura gaddiana.
Negli anni ’30, Gadda aderisce al Partito Fascista e ha anche un legame particolare con Arnaldo Mussolini, fratello del Duce, che lo aveva avvicinato per il suo mestiere di Ingegnere la scrittura di Gadda si nutre di tutti i lessici specialistici.
Nel 1936 muore la madre, e Gadda comincia a scrivere “ La cognizione del dolore ”, che esce a puntate e dove si condensa il rapporto tra madre e figlio, in cui Gadda riesce a prenderne coscienza, tanto che dopo la sua morte, comincia la seconda fase gaddiana.
Nel 1940 lascia la professione di ingegnere per dedicarsi completamente alla letteratura, trasferendosi a Firenze, una città che lo accoglie come intellettuale la Firenze delle riviste, dei cenacoli, di Montale e Vittorini... tutte quelle conoscenze culturali che Gadda inizia finalmente a frequentare e dalle quali viene apprezzato e stimato. Sono anni, però, anche di ristrettezze economiche. Lui era una figura pittoresca, goffa, dai modi bruschi e affabili, tuttavia proprio per la sua capacità di stigmatizzare subito i vizi e le virtù, attirava subito simpatie.
Dagli anni ’50 si trasferisce a Roma, dove la vora come giornalista alla Rai, e scrive anche un opuscolo su come si devono preparare i testi radiofonici.
Nel 1957 esce il suo grande romanzo, “ Quer pasticciaccio brutto de via Merulana ”, un poliziesco che inserisce anche il dialetto romanesco, e che gli fa ottenere un grandissimo successo di pubblica e critica.
per conto di alcune ditte, ma poi anche come impiegato dell’Ammonia Casale in Centro Nord EU (Belgio, Francia, Germania...) e in queste righe si vede uno scrittore orgoglioso della propria nazione.
Qualcosa cambia alla fine degli anni ’20, perché nel ’29 scrive una prosa intitolata “Villa in Brianza”, un abbozzo di romanzo, in cui il protagonista, Francesco Pelegatta, lavora e studia anche, e viaggia per questo... ma soprattutto, da tutto ciò “non aveva imparato quasi niente” = Gadda decide che il vero punto valido nella vita di ciascun uomo è l’INDAGINE INTERIORE, ma non solo e non alla maniera degli antichi, ma anche perché per lui è l’unico modo per trovare qualcosa in se stessi che valga, perché rivolta a fuori non porta a nulla si schiera coi viaggiatori SEDENTI o MORALI, NON coi SOGNATORI, perché questi sono quelli che s’illudono di aumentare la conoscenza, d’incrementare il valore dell’esperienza della loro vita provando tanto e tutto, e dimenticandosi invece che l’unica cosa importante da provare è la propria vita e interiorità “Il segreto interiore dell’essere è il fine morale”, la terra di fuori non diventa più un deserto ma un terreno da studiare.
ESPRESSIONISMO GADDIANO, cosa vuol dire? È una modalità di costruzione del discorso che proviene da una TENSIONE STILISTICA, un dramma, e da un RAPPORTO EMOTIVO, non ragionato, con la parola, che sanciscono l’originalità espressiva del testo rapporto INNATURALE con la letteratura, stile ORIGINALE e che non si può imitare. La punteggiatura è usata in modo affettivo, molti punti esclamativi e di sospensione che rimandano all’emotività. Ci sono contrapposizioni tra le associazioni mentali e risonanze affettive straniere (del GROTTESCO), ovvero un comico caricaturato in modo molto forte. La principale manifestazione di tutto ciò, essendo una scrittura UMORALE, è la MESCOLANZA DEI REGISTRI (alto/basso, comico/serio, aulico/popolare, letterario/tecnico), non accostati ma GIUSTAPPOSTI, abbinati in maniera brusca tra di loro. Altre manifestazioni di questa tipologia sono lo STILE NOMINALE (NOMI e AGGETTIVI - Gadda ama le parole ed è un esploratore furioso del vocabolario) e la DEFORMAZIONE DELLE PAROLE (si appropria delle parole, le trasforma, deforma e fa sue, facendole diventare GADDIANE).
Gadda è molto leopardiano. Ha una visione del mondo che considera la scrittura come strumento di conoscenza e ricognizione della realtà, come uno strumento di esplorazione. Il problema è che questa realtà da conoscere è una realtà che sfugge perché in costante movimento.
La scrittura gaddiana si ritrova nel nome ESPRESSIONISMO GADDIANO = un insieme di fenomeni di specificità che caratterizzano questa prosa così pittoresca. Questa particolarità consiste in una tensione, perché il rapporto tra la parola e la cosa è un rapporto sempre EMOTIVO. L’interpunzione pure è affettiva e morale. Gadda usa molto questa continua associazione tra immagini diverse tra di loro,
associazioni mentali brusche e improvvise, questi salti, questi stacchi. Il risultato, spesso, che ottiene questo modo di abbinare immagini, figure e stili, è di ottenere l’effetto del GROTTESCO. Va da sé, perciò, che la MESCOLANZA di registri sia la forma d’eccellenza di questa prosa. Altre manifestazioni sono lo STILE NOMINALE e la DEFORMAZIONE DELLE PAROLE.
Questa sua modalità di scrivere corrisponde a una sua particolare visione del mondo: lo stile corrisponde sempre a una caratteristica interiore dell’autore. Gadda vuole scendere nel profondo delle cose per perlustrare tutte le possibilità di conoscenza dell’uomo PESSIMISMO (es. nel Calderone Gaddiano, dove non veniva lasciato spazio al libero arbitrio, perché il salire a galla dei bocconi non era casuale). Il problema e il bello è che lo strumento attraverso il quale lo scrittore indaga e perlustra è proprio la SCRITTURA, cioè, per Gadda è STRUMENTO DI CONOSCENZA, di ricognizione del reale. Per questo il suo stile è particolare, perché controparte di un forte desiderio di esplorazione che non ha mai tregua.
Dove si muove questa conoscenza? Qual è la visione del mondo che indaga questo animo curioso? È una realtà in costante MOVIMENTO il tema di MANCANZA DI FISSITÀ, quindi di mancanza di certezza, è il primo motore di questa scrittura sperimentale. La visione del mondo di Gadda si basa sul terreno del filosofo es. deserto con le dune in continuo movimento), perciò il mondo inghiotte e non c’è un rapporto pacifico tra l’IO e il MONDO. Il riferimento conoscitivo iniziale è mobile, ma anche il processo – l’atto conoscitivo – è continuamente diverso. La scrittura stessa, fatta di continue mutazioni, è la controparte, insieme al prodotto, di questo atto conoscitivo. La sostanza, l’essere, non è fisso, sicuro, e dunque la realtà è il contesto della TRASFORMAZIONE-DEFORMAZIONE. Conoscere (scrivere) significa DEFORMARE.
L’inizio è chiaramente PROSA D’ARTE. Gadda descrive il macello di Milano proprio nel periodo in cui si macella, ovvero l’autunno. È anche PROSA MORALE, perché quando parla della morte dei bovini parla anche della nostra morte riflessione sulla morte. Riferimento ai segni zodiacali (che sono quelli che si susseguono in quel periodo). Il mercato è “INDEFETTIBILE” = che non può cadere in difetto, immagine della città che è organizzatissima. “ Attivissima ” + “ Chi non mangia, non lavora ” dato di fatto abbinato a uno slogan; a Milano avviene il contrario che nel resto d’Italia, rovesciamento del proverbio pronunciato da Lenin in passato. “ Lo smistamento dei veicoli ” = riferimento al movimento veloce dei trasporti nella città meneghina, ma Gadda si riferisce a loro come “ indemoniati ”, che colorano negativamente la necessità.
Milano ai primi del ‘900 era una realtà ORGANIZZATA, DENSA DI VITA; una densità demografica e lavorativa, una città vivace, una città che pareva preannunciare alla liberazione dalla povertà, dalla schiavitù della miseria, dove si moltiplicavano le occasioni di incontro, piena di organizzazioni, di istituti ed enti che organizzavano la vita sociale e sostentavano i più bisognosi. Una città, quindi, che, in qualche modo, rendeva necessari e stretti i legami tra gli individui. Agli occhi di Gadda, però, pareva esagerato, credeva che questa Milano sfumasse nel BUONISMO. Gadda era fiero di Milano, ma era comunque una città pesante, ingombrante e impegnativa da gestire rapporto AMORE/ODIO. La città, nel suo estremo attivismo, dimenticava l’essere.
Qui fa il contrario, mette prima qualcosa di negativo (la brama) e poi qualcosa di positivo (la cordialità, lo stare insieme...). “ Esercìta ” = amministrata; termine tecnico delle banche, dei bilanci
Insomma, la città è un’occasione costante per certificare la propria collocazione. Gadda ha bisogno di Milano e, attraverso queste prose, certifica la propria collocazione, per conoscersi e capirsi.
Milano è anche il luogo che permette a Gadda di raffinare le sue peculiarità linguistiche, perché è una città che in quegli anni presentava una mescolanza di lingue: il linguaggio standard, i dialetti tipici, quelli popolari, qualche cenno di francese...
Il PIATTO introduce al tema culinario, ma è anche il piatto della BILANCIA = simbolo della giustizia. Quindi non sarà un caso che la PREDA sia la vittima, e il PREDATORE sia il carnefice. La città viene descritta come “ vorace ” e “ acquirente ” come un predatore affamato.
Nel paragrafo successivo rallenta la tensione e Gadda si mette a descrivere il risveglio della città. L’impressione che si ricava è di posatezza, semplicità, tranquillità, come qui vuole essere Gadda immagine poetica, suono poetico. Gadda amava descrivere il paesaggio lombardo, tratto tipico degli scrittori lombardi (Manzoni). Il registro si riposa (nebbia come “ ovatta ”). Questa tranquillità, però, ha vita breve, perché man mano che ci si avvicina dal paesaggio alla città, il tono diventa più oscuro, si entra nella cittadella della morte. Ecco che allora la curiosità di Gadda verso le immagini dell’elettricità che vige nella città si mostra. Utilizza il verbo tecnico “ Disarmare ” per le linee elettriche significato referenziale ingegneristico, Gadda dà però anche spazio all’aspetto connotativo militaresco (per via della similitudine che segue, “ come l’armato potere... ”). questo registro bellicoso e violento che riguarda la morte, prosegue subito dopo quando descrive l’arrivo nella zona del Macello (viale Molise), e dunque, piano piano, dalle pianure ci si avvicina al quartiere di Taliedo, sud est di Milano, dove prima c’era un aeroporto militare (sostituito poi da Forlanini- Linate) e nel quale il rumore degli aerei somiglia al ronzare delle ali degli insetti (suono cupo, di morte).
Il nostro narratore piano piano introduce a questa città, a questo luogo chiuso delimitato da confini, dentro il quale si svolgono dei riti e delle operazioni secondo delle regole fisse, perciò il macello è come la vita MICROCOSMO.
Dopo aver descritto il luogo, arrivati all’ingresso del Macello, inizia la presentazione dei personaggi: innanzitutto gli animali, che lì vengono portati al macello. Questi animali vengono chiamati “ Fessipedi ” – la scelta del lessico qui s’impunta, questo termine tecnico-scientifico induce il lettore a seguire la concentrazione dell’autore. I “ Cacitt ” sono i macellai, ma anche quelli che presiedono a tutte le operazioni del Macello. È curioso il fatto che queste figure abbiano dei nomi propri, termini dialettali che le contrassegnano.
Il registro si alza, diventa solenne man mano che prende familiarità con la situazione. La parola “ Dignità ” qui è importante perché è strano attribuirla agli animali, infatti propriamente indica quella condizione di nobiltà ontologica e morale (di chi è nobile per natura, oltre che comportamento) in cui l’uomo è posto dalla sua stessa natura, ma anche il rispetto che per tale condizione gli è dovuto e che egli deve a se stesso. Quindi, non solo s’intende il discorso di onore, ma anche di RISPETTO, e perciò il termine “Dignità” marca fortemente la situazione degli animali, che suggeriscono all’autore il loro incontro con la morte, che però riguarderà tutti, anche gli uomini. Qui, Gadda, nel momento in cui
innalza lo stile e attribuisce la dignità agli animali, gioca anche con lo stereotipo letterario del “ Pio Bove ” carducciano, dell’armonia tra uomo e natura. L’uomo è diverso dall’animale, secondo Gadda. Ci si avvia quindi al luogo dell’uccisione, della pena, del dolore, dell’inferno dantesco... rinforzato da come la prosa prosegue nello stile.
I gruppi di bovini vengono chiamati “ Strapazzata masnada ” = gruppo di persone condannate alla morte Dante lo usa molte volte nell’Inferno.
“ Decedere ” = ritirarsi.
“ La nuova paura vince l’altra ” altro riferimento a Dante.
“ Caccini ”, non sono figure caratterizzate, sono prive d’identità, non-uomini = ministri, funzionari, che si devono regolare nei loro movimenti e abitudini secondo dei codici comunicativi a parte e hanno dei segni di riconoscimento (frustino, placca d’ottone al petto). C’è una periodicità sicura che caratterizza la loro routine, appartengono a un’umanità diversa dell’aldilà, di questo luogo diverso e distinto.
La prosa prosegue con la descrizione della visita del veterinario che deve ispezionare lo sbarco degli animali. Poi viene descritto l’arrivo di un altro treno, lo scalo ferroviario – Gadda si diverte in queste descrizioni, trasformando la locomotiva in una “ vecchietta gobba ”.
Viene descritto l’arrivo dei Tori, che si distinguono dai vitellini e dai manzi perché non hanno ricevuto le cure privative – argomento sessuale stuzzica sempre la fantasia di Gadda, qui mischiando l’argomento culinario insieme a quello sessuale. Pone la forza e la virilità della città come superiore a quella animale, prendendoli in giro. “ Molazza ” = macina dei mulini, ma anche delle cartiere per pestare la fibra paragone con la scrittura e il foglio. Questa immagine della digestione mangiando la carne del lesso serve per stipulare il paragone con la scrittura, la lenta e faticosa opera che conduce dalla materia fibrosa, attraverso la digestione, al nutrimento che è la scrittura. L’ambizione alla scrittura, questo tarlo che ossessiona Gadda, qui viene trasferita verso l’ambizione della VIRILITÀ= essere forte come il toro, ma la carne va masticata a lungo (lungo lavoro per diventare un grande scrittore).
Dopodiché si ha la fase della PESATURA, un rito entro cui bisogna pesare l’animale per attribuirgli un valore. Ecco allora che la fantasia di Gadda enfatizza questo momento così importante e lo fa diventare un rito quasi religioso si pesano le ANIME, si valutano bontà e cattiveria per deciderne il destino. E qual è l’immagine della pesatura? MINOSSE, il giudice infernale.
un’intenzione sessuale satira di costume, es. le Zitellone acide di stomaco perché vogliono un amante. “ Calomelano ” = un minerale che veniva usato come vermifugo e purgante.
OPOTERAPIA prassi che rinvia al CANNIBALISMO = assumere la virtù attraverso gli organi.
La Milano di Gadda è la “Milano Amata” perché luogo di CIVILTÀ città dell’Illuminismo, nella storia spesso indicata come luogo di riforma e istruzione. Tema che sta a cuore a Gadda, che si chiede se sia sempre valido o se a volte questo attaccamento non sia anche una forma di ipocrisia e narcisismo da parte dei milanesi.
! Stralcio finale, La scuola dei garzoni macellai, segno di civiltà (ironia) – p.7 dispensa.
Gadda, con la solita ironia bonaria, prende in giro i giovani garzoni macellai che si vedono sfrecciare in bicicletta per la città, e questi “ velocipedastri ” (= velocipede, antenato della bicicletta + peggiorativo/vezzeggiativo) sono sportivi e vitali, e devono anche avere una cultura (“ fanale conoscitivo ”). Gadda elenca le materie scolastiche che si spiegano alla scuola dei garzoni macellai – per questa scuola è giusto ed opportuno fare anche il ritratto del maestro, il signor Gaetano Bestetti – Gadda gioca molto sempre con le parole (fare attenzione all’ordine della frase, che messa così sembra vuota, perché serve soltanto a creare quest’immagine divertita del maestro). I libri di testo vengono descritti anch’essi in maniera vuota e comica. In conclusione, parla della foto di classe e della Cassa di Risparmio si arriva sempre al tornaconto.
La storia al Macello di Milano viene RACCONTATA, quindi si ha un NARRATORE, che è un DISPOSITIVO, cioè quel meccanismo che dispone gli elementi del racconto, come raccontare la storia. Dunque, il Narratore deve sempre essere distinto dall’autore, che è la persona fisica e storica e reale che può decidere di affidare ad un narratore il racconto. Autore e narratore possono anche coincidere, come nel caso delle prose gaddiane, ed è così molto spesso nelle prose di viaggio. In questo caso, infatti, autore e narratore sono vicinissimi.
Il LETTORE, invece, si distingue tra REALE (chi legge) e IMPLICITO (che non coincide con la persona fisica di chi recepisce il testo, ma colui che l’autore aveva ben in mente come destinatario). È chiaro che Gadda, pubblicando su un periodico, aveva ben presente la fruizione immediata del testo, però si può apprezzare la sua prosa se pensa al lettore reale (i milanesi dei suoi anni) ciò ci permette di apprezzare in maniera più diretta il messaggio civile della sua prosa. Il lettore implicito gaddiano è invece molto competente, perché Gadda pretende che sia simile a lui e coglie tutte le potenzialità comunicative.
Il Narratore è INTERNO, ed è il personaggio protagonista della storia raccontata. La sua narrazione è OPACA, perché l’esistenza di un narratore che decide di raccontare una storia è EVIDENTE, viene quasi dato per scontato, anche se le intrusioni non sono poi tantissime. Se fosse TRASPARENTE il narratore sarebbe immerso nella realtà narrata (es. Verismo). In questo caso, è proprio tutto il contrario, perché la narrazione di Gadda ha dei grandi problemi nei confronti della realtà = Gadda non riesce ad adeguarcisi, e dunque questa distanza con la realtà si percepisce costantemente.
che comincia con un picco in alto ponendo subito in fondo l’argomento della prosa, e dopo aver raggiunto il punto alto c’è la discesa, il respiro, con questa serie divertita di parole. La vita come circolo di consumazione (domanda dei filosofi antichi). Se tutto si crea e si consuma e appartiene senza distinzione di qualità a questo circolo amplissimo della vita, in cui l’uomo non è diverso da tutto il resto, allora non sarà diverso nemmeno da una “ pera ”. Se non c’è distinzione di natura ontologica, perché negare che un precedente... Questo è dunque il preambolo filosofico, il messaggio del testo, da cui qui in poi la prosa diventa reportage.
Il messaggio del testo è un suggerimento a riflettere sulla reale natura dell’uomo. Chi è? È fatto di corpo o anche di anima? Quello che è dunque il contenuto filosofico non viene però trasmessa direttamente; Gadda è uno scrittore che non può parlare esplicitamente, per caratterizzazioni interiore e per la sua usuale nevrosi... perciò distanza la scrittura dalla realtà, c’è sempre questo effetto di travestimento, a cui la realtà – in quanto vero esterno, ma anche interiore – viene sempre camuffata. Così è, intrinsecamente, in questo preambolo forme della RETORICA.
L’INCIPIT è tipicamente gaddiano dovuto all’utilizzo di termini tecnici specifici (“ idrati , grassi , vitamine ”...). subito, nelle prime due righe, ci si trova davanti a un salto stilistico, con i termini tecnici che poi subito dopo diventano più letterari- umanistici, perché vengono chiamate in causa due divinità dell’antico e il mondo vegetale viene chiamato “ popolo fronzuto ”. “Pomona” è la dea della frutta, mentre “ Vertumno ” presiede le trasformazioni della natura (ciclo delle stagioni...), per questo vanno in coppia infatti Gadda, più tardi, introduce questo ciclo continuo della natura.
“ Disegnati orti ” inversione, ANASTROFE, che produce effetto di innalzamento dello stile.
Siccome il regno vegetale è il “popolo con le fronde che ha samgue verde” il regno umano è “ popolo di sangue rosso ” PARALLELISMO che, tuttavia, non solo ha un’architettura aulica, ma questa fornisce pure significato, perché automaticamente il lettore contribuisce alla domanda - Sono la stessa cosa o no? Perché li chiama con lo stesso nome di “popolo” = meccanismi della scrittura di Gadda che lavora con le figure di pensiero per cui è necessario che chi scrive e chi legge sia in sintonia, altrimenti sfugge il significato.
Il tema è che il mercato di frutta e verdura è necessario alla città, perché nessun laboratorio può riprodurre quelle vitamine che l’uomo deve e può assumere dalla natura.
[Le verdure e la frutta] “ Sono il più accreditato precedente del mio cervello ” bisogna pensare il contrario, PROCEDERE ANTIFRASTICO = pere, ecc.. non fanno parte del cervello, non determinano
l’intelligenza di una persona (“ dramma della vostra persona ”) e né la sua storia, che è fatta di scelte e responsabilità.
Gadda spegne la serietà del tema e diventa ironico pensando alla quantità di vitamine che le mamme propinano ai bimbi; è chiaro che s’intende la parte per il tutto problema di Gadda con la famiglia e l’autorità. Poi asserisce che le vitamine hanno permesso di preservare la sanità dell’uomo. “ Se non siete gobbi, il merito è loro ” effetto di STRANIAMENTO, accende l’attenzione del lettore.
La scrittura di Gadda passa continuamente da un modo all’altro, anche dal tono riflessivo ad un tono NARRATIVO/FAVOLISTICO – per trasmettere lo stesso tema s’inventa una storia su un genietto della Creazione celato nella terra (come uno gnomo) che dialoga con il popolo verde. Il tessuto dell’enunciato diventa una storiella narrata dalla meditazione precedente - tipiche escursioni di Gadda, che avrebbe sempre voluto diventare un romanziere.
“[…] Paghiamo , paghiamo ...” visione dell’attivismo della città.
Dunque la frutta e la verdura arrivano in grande abbondanza al Mercato di Milano ed è un grande lavoro quello di ricevere e smistare.
CITTÀ LUOGO ARTIFICIALE un luogo che dimostra la separazione ormai tra l’uomo e la natura, dove il primo si ILLUDE di rendersi autonomo dalla natura:
“ la violenta ‘chiamata’ ” termine dell’idraulica che indica il decremento del livello dell’acqua nel momento in cui, lungo un canale c’è un salto o viene praticato uno scarico. Qui Gadda lo usa in senso tecnico perché la frutta e la verdura arrivano velocemente in città e diminuiscono in campagna = la città RECLAMA la frutta e la verdura. SENSO PROPRIO + SENSO METAFORICO. C’è anche un punto di vista economico.
Nella sequenza successiva inizia la parte centrale della prosa dedicata ai mezzi di trasporto. Gadda si diverte a creare una serie, proponendo i vari mezzi di trasporto con cui le derrate arrivano al mercato di frutta e verdura la fantasia di Gadda si libera nel descrivere e lo fa alla sua maniera, modificano e trasformando questi mezzi, allontanandoli dalla realtà. Tutti i mezzi verranno descritti in modo diversi e posti secondo un CLIMAX.
come caratterista, per cui dipinge in modo stralunato i suoi personaggi. “[…] dell’uga bell’uga ” cantilena dei commercianti ambulanti. I bottegai vengono descritti come dei “ nani ” che “ fissano ” e dalle “ mani adunche ”, come zampe sensazione di inquietudine. “ Fichi brogiotti ” fichi rari, privilegiati. Continue escursioni di registri, da aulico a comico a inquietante.
Nel finale, Gadda descrive, dal punto di vista referenziale, tutte quelle procedure di pulizia che devono essere fatte quando il mercato è in chiusura e tutto deve essere ripulito perché il ciclo ricominci l’indomani. Le figure fondamentali, dunque, sono gli SPAZZINI, che hanno in mano una “ ramazza falce ” e spazzano via i residui del mercato. Le descrive come divinità minori, che presiedono qualcosa di ufficiale, perché devono andare in ogni confine del regno e ripulire tutto gli spazzini come coloro che possono decidere della vita e della morte, perché eliminano i resti per permettere che tutto ricominci = “ gesto pacato , fisso , regolare ” – Gadda insiste sulla regolarità e l’ordine del loro lavoro. È un RITO quello che svolgono e la “sozzura” viene definita come una “ messe già benedetta in anticipo ” umanità che riceve l’estrema unzione prima della morte, che è già scritta. La torsione dello stile, dopodiché, risale un po’ (“ berretto con visiera ”), e nel finale non hanno più la falce, ma solo la ramazza bisogna intendere alla rovescia.
C’è una stazione all’interno del Mercato in cui avviene l’ISPEZIONE MICOLOGICA dei funghi che arrivano, per distinguere quelli velenosi da quelli mangiabili. Questa sequenza segue quella del bar in cui prende il caffè. I funghi che superano l’esame s’insuperbiscono, perché hanno ricevuto la garanzia del municipio. Gli altri, i “ falsi ”, vengono etichettati come “ malvagi ”, perché potrebbero portarci alla morte Gadda rimane su un registro MORALE, perché se questi funghi sono “ bugiardi ” allora noi siamo “ innocenti ”. Dicotomia di BUONO/CATTIVO nel senso del gusto, diventa una dicotomia di moralità. Questo tema della morte porta a pensare che siamo tutti innocenti fino al momento della morte (ironizza). il Micologo, quando nota i funghi velenosi, fa loro subire un processo pubblico, e Gadda ne fa un quadro comico e irriverente, indicando varie possibilità di ciò che alcuni di questi funghi potrebbero causare si suggerisce che i funghi abbiano un’anima, perché il preambolo iniziale parla di una natura umana fatta anche di natura vegetale, e viceversa = il testo è COERENTE.
P. 55 (in piccolo) dispensa – Alla Borsa di Milano
Originariamente la Borsa stava in piazza Cordusio, cuore finanziario della città, finché nel 1831 non si è spostata in Piazza Affari. A Gadda non importa il merito specifico della questione finanziaria, perché anche questa prosa è in realtà un pretesto discorso sul destino della vita, se mantiene il valore o lo perde. Ironicamente, per tutta la prosa, Gadda sorride dell’andamento altalenante di questi valori, che è come l’andamento altalenante e imprevedibile che tocca ai casi della vita di ciascuno. Gadda racconta di questa mattinata trascorsa alla Borsa in compagnia del suo agente di cambio, Aristide Bilancioni – la persona di fiducia che gestisce il suo denaro.
Il verbo “ attingere ” è un verbo economico = prendere.
“ Stranamente affezionato ” figura cara che si colora di affetto.
“ Mettere a libri ” = registrare – termine tecnico.
Aristide gli faceva perdere soldi, ma gli voleva bene lo stesso caricatura affettuosa, perché almeno gli dava la certezza di perdere soldi.
Si tratta di una riflessione sui misteri della vita (“ Misteri del futuro ”).
Nella descrizione della Borsa (forma circolare con una banconota) ci si accorge che Gadda lavora coi sensi; anzitutto, l’udito (il CAOS dentro la Borsa, il baccano, le grida, che sembrano quelle di pazzi), ma anche la vista (le luci, segni luminosi che si muovono e cambiano velocemente segnali paragonati alle lucertole che si muovono veloci – luogo dantesco).
“ Coda parossitona ” = lucertola.
“ Gli elettrici ” = titoli delle compagnie elettriche che “corrono”.
Gadda dispone in uno schema, attraverso i colori e la dislocazione dei titoli che si muovono, ciò che succede nella vita tipologia del DINAMISMO.
“ Prezzo fatto ” = viene deciso da qualcuno.
I segnali muti di cui parla sono le luci dei telefoni, definiti “squille mute dalle postazioni lontane” dopo Gadda comincia ad usare, come campo di significato, quello militare = le contrattazioni diventano uno scontro tra fazioni.
Nei paragrafi successivi vengono descritti i comportamenti delle guardie, “urlatori”, descritti come “una folla impazzita che cerca