Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Gadda, letteratura Italiana, Sintesi del corso di Letteratura Italiana

Riassunti e spiegazione per esame di letteratura italiana con la professoressa Ferro.

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 17/06/2021

Samuel.Marusco
Samuel.Marusco 🇮🇹

4.5

(2)

1 documento

1 / 20

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
GADDA
Vi è affinità e sintonia tra i due grandi autori lombardi. Vi sono tre
prose che vedono Gadda giornalista, visitare e fare reportage su: il
mercato ortofrutticolo, il macello e la borsa. Il secondo gruppo di
testi riguarda la storia di Milano (Petrarca a Milano, e qualcosa
che riguarda la dimensione diacronica). Questi due nuclei come si
rapportano tra loro? In coppia corrispondono alla terra e al cielo,
ovvero alla città terrena e la città celeste (città ideale, della gloria,
della storia e della civiltà). Queste due facce sono le stesse che
Manzoni ci ha presentato nei capitoli dei Promessi Sposi: Milano
come luogo della perdizione ma anche come luogo della crescita,
del miglioramento e dell'utopia.
Lui è uno dei massimi prosatori della letteratura italiana.
Nella scrittura mette tutto se stesso, e ha una componente
individuale autobiografica assoluta. Nasce nel 1893 a Milano.
L'ambito più importante è quello della famiglia: una famiglia che
ha acquisito un valore notevolissimo nell'opera. Il padre Francesco
era un commerciante di seta che aveva ereditato un'impresa
commerciale che risulta fallimentare. Il padre assume fin da subito
il carattere dell'inetto (persona incapace di vivere). Questa
incapacità del padre non è importante a livello pratico, ma è che
nella psicologia di Gadda questa incapacità corrisponde
all'inettitudine affettiva. Per via paterna non è solo il padre a
segnare la biografia dell'autore, uno zio da parte di padre,
Giuseppe, era stato un patriota degno di tutto il rispetto, durante il
risorgimento--> fa capire l'attaccamento alla patria. Vantava anche
una discendenza da Giuseppe Ripamonti, la cui opera sono fonte
dei promessi sposi. La madre, Adele, è un'altra figura molto
importante. Era seconda sposa di Francesco, insegnante di
francese. Il padre muore abbastanza presto, quindi la dimensione
educativa viene attribuita alla madre. Tra l'altro la madre era di
origine germanica, e quindi va rappresentare il rigore germanico
che Gadda tanto invidiava al nemico della prima guerra mondiale.
Gadda descrive la madre come donna fredda, severa, che aveva
tenuto in piedi la casa e quindi la famiglia. Il fratello Enrico,
fratello amatissimo, muore nel 18, era aviatore dell'esercito
italiano. Enrico rappresenta la bellezza e la forza della gioventù, la
pienezza della vita. Gadda avrà sempre la colpa di essergli
sopravvissuto. Gadda frequentò il liceo Parini, classico. Nel 12
prende la maturità a pieni voti. Si iscrive ad ingegneria industriale,
per accontentare la madre e mette da parte la sua passione (studi
umanistici) e diventa quindi ingegnere. Prima della laurea (cadono
gli anni della guerra tra maturità e laurea) trascorre 5 anni nel
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14

Anteprima parziale del testo

Scarica Gadda, letteratura Italiana e più Sintesi del corso in PDF di Letteratura Italiana solo su Docsity!

GADDA

Vi è affinità e sintonia tra i due grandi autori lombardi. Vi sono tre prose che vedono Gadda giornalista, visitare e fare reportage su: il mercato ortofrutticolo, il macello e la borsa. Il secondo gruppo di testi riguarda la storia di Milano (Petrarca a Milano, e qualcosa che riguarda la dimensione diacronica). Questi due nuclei come si rapportano tra loro? In coppia corrispondono alla terra e al cielo, ovvero alla città terrena e la città celeste (città ideale, della gloria, della storia e della civiltà). Queste due facce sono le stesse che Manzoni ci ha presentato nei capitoli dei Promessi Sposi: Milano come luogo della perdizione ma anche come luogo della crescita, del miglioramento e dell'utopia. Lui è uno dei massimi prosatori della letteratura italiana. Nella scrittura mette tutto se stesso, e ha una componente individuale autobiografica assoluta. Nasce nel 1893 a Milano. L'ambito più importante è quello della famiglia: una famiglia che ha acquisito un valore notevolissimo nell'opera. Il padre Francesco era un commerciante di seta che aveva ereditato un'impresa commerciale che risulta fallimentare. Il padre assume fin da subito il carattere dell'inetto (persona incapace di vivere). Questa incapacità del padre non è importante a livello pratico, ma è che nella psicologia di Gadda questa incapacità corrisponde all'inettitudine affettiva. Per via paterna non è solo il padre a segnare la biografia dell'autore, uno zio da parte di padre, Giuseppe, era stato un patriota degno di tutto il rispetto, durante il risorgimento--> fa capire l'attaccamento alla patria. Vantava anche una discendenza da Giuseppe Ripamonti, la cui opera sono fonte dei promessi sposi. La madre, Adele, è un'altra figura molto importante. Era seconda sposa di Francesco, insegnante di francese. Il padre muore abbastanza presto, quindi la dimensione educativa viene attribuita alla madre. Tra l'altro la madre era di origine germanica, e quindi va rappresentare il rigore germanico che Gadda tanto invidiava al nemico della prima guerra mondiale. Gadda descrive la madre come donna fredda, severa, che aveva tenuto in piedi la casa e quindi la famiglia. Il fratello Enrico, fratello amatissimo, muore nel 18, era aviatore dell'esercito italiano. Enrico rappresenta la bellezza e la forza della gioventù, la pienezza della vita. Gadda avrà sempre la colpa di essergli sopravvissuto. Gadda frequentò il liceo Parini, classico. Nel 12 prende la maturità a pieni voti. Si iscrive ad ingegneria industriale, per accontentare la madre e mette da parte la sua passione (studi umanistici) e diventa quindi ingegnere. Prima della laurea (cadono gli anni della guerra tra maturità e laurea) trascorre 5 anni nel

quinto reggimento alpini, fa tutta la guerra compresa Caporetto. Verrà fatto prigioniero e condotto in due campi di prigionia. Il risultato di questa terribile esperienza è uno straordinario diario “giornale di guerra e prigionia”, con il “taccuino di Caporetto”. Opera che contiene il Gadda scrittore, in erba. “Il castello di Udine” è un'altra opera sempre incentrata sulla guerra. Il giornale di guerra ci testimonia il patriottismo (lui è un convinto interventista), perché convinto che quella sarebbe stata l'ultima guerra d'indipendenza. Quando torna dalla guerra, con risvolti psicologici (19 farà visite mediche e starà in una clinica), Gadda si laurea nel 20 e subito dopo inizia a lavorare come ingegnere. Nel frattempo coltiva la passione per la filosofia, che lo porta a scrivere la tesi di laurea su Leibneiz. Questa passione porta ad un'opera chiamata “meditazione milanese”, pubblicato nel 74. il suo lavoro lo porta a viaggiare anche in sud America, dal 22 al 24, in particolare in Argentina. Questi luoghi esotici ma anche latini, costituiscono lo sfondo per uno dei suoi maggiori testi. Gadda è assunto da una ditta, e si muove verso Roma. Gadda nutre i suoi scritti con il lessico, le immagini e i codici della lingua scientifica. Questo patrimonio linguistico riempie anche le pagine letterarie. In questo periodo scrive anche un romanzo “La meccanica” (1970). Gadda è l'autore del non finito. Inizia un testo, lo modifica, lo ripubblica → le edizioni definitive con tutti i controlli, sono edizioni postume. Negli anni 30 esce la “Madonna dei filosofi”, 34 “Castello di Udine”. Inizia l'esordio di Gadda. Sono gli anni del fascismo. Gadda ha subito un coinvolgimento da questo, ma è stato un coinvolgimento iniziale. Aveva avuto contatti con il fratello di Mussolini, lui è incuriosito dal regime per questa forte spinta patriottica che aveva. Quando il regime si palesa come tale lui si allontana. Scriverà dei testi polemici e satirici contro il regime. Una data spartiacque è il 36 perché muore la madre. È stato un momento risolutivo: madre amata e odiata, si libera della villa Oldone e inizia a scrivere “la cognizione del dolore”: esce a puntate, poi viene edito nel 63. la cognizione del dolore ha come sfondo i luoghi latini ed esotici dell'America. Al centro ha il rapporto conflittuale tra la madre e il figlio. (forse il figlio uccide la madre). Dopo questo trauma lascia la professione di ingegnere e si dedica a lettere. Si trasferisce a Firenze: sono anni difficili per la sua economia. Lui era una figura goffa, vi sono però i primi elogi. Negli anni50 si sposta a Roma, assunto dalla rai come giornalista. Vi sono degli scritti dove fa delle osservazioni su come deve essere la comunicazione radiofonica. Fino al 57, che è l'anno del grande successo dove viene convinto a lasciare la Rai e a terminare il pasticciaccio.

Nel 1957 scrive il più grande romanzo ovvero il ‘PASTICCIACCIO’. TESTI : Introduzione: Gli scritti che guardiamo rientrano in un genere particolare, di cui si parla di Gadda Prosatore nella ‘prosa d’arte’, sono pubblicati nei primi anni 30’ e confluiti in una delle numerose raccolte degli scritti brevi, quelli delle ‘meraviglie d’Italia’ del 1939 sono quelli di cui trattiamo. Qua si trattano le prose delle meraviglie cittadine, il principale autore è uno scrittore milanese. Questi scritti rientrano nella prosa d’arte che andava di moda negli anni 30, anche l’elzeviro (articolo di fondo) che esprime il carattere letterario con la firma di un grande nome. Questo tipo testuale si adatta a mettere in mostra le abilità dello scrittore; esso vuole dare testimonianza della sua acutezza e bravura, ma anche dell’eleganza dello stile, ecco perché è adatto alla scrittura Gaddiana definita come ‘esposta’, poiché ama esporsi ed è dotata di un carattere scenografico particolarmente spiccato e produce un effetto immediato. La prosa d’arte trattava con i fiorentini della rivista ‘Fioraia’, erano i letterari della ‘ronda’, particolarmente bravi a esprimersi nella prosa breve, EMILIO CECCHI SARÀ IL PIÙ BRAVO ➡prosa di frammento, spezzoni di prosa acute che intendono riprodurre frammenti di realtà dotati di tensione ed energia. Gadda in questi suoi scritti, intesi anche come reportage e resoconti, mescola la descrizione e narrazione, fa moralità e ricostruzione storica, si rifà dunque alla cifra stilistica gaddiana, dove non si possono ergere barriere. Le meraviglie d’Italia sono dunque una raccolta di scritti giornalistici dentro cui si trovano 3 testi importanti usciti tra il 34 e 35 proprio perché tra essi ci sono dei legami, escono sulla gazzetta del popolo e sull’ambrosiano. 1 testo‘Mattinata ai Macelli ’ (testo su dispensa) = l’incipit fa capire lo stile di Gadda. La protagonista è la città attivissima di Milano. Gadda ci indica subito il tempo, siamo in autunno. Esso non è una descrizione oggettiva del macello di Milano ma tutt’altro; Gadda viene invitato al macello e deve farne un reportage. Spiega come si svolgono i lavori, l’organizzazione dei turni, chi ci lavora, l’ambiente ecc... lui fa visita in autunno, quando Milano è caratterizzata dai fumi delle industrie e dai colori, ma anche la stagione del macello, del sangue e della morte della natura. Dunque il tempo porta all’indicazione delle lettura simbolica. La visita ai macelli è una discesa all’inferno. Si arriverà all’idea di cannibalismo con la opoterapia che sarà anche descritta. Dietro la realtà c’è tutt’altro, e per Gadda la realtà come visione rappresenta tutt’altro. Questa metafora alimentare, in Gadda è sempre più frequente, la carenza di cibo indica la carenza di affetto. La città dunque è ‘vorace acquirente’, che aspetta e alletta al mercato i vari professionisti e negozianti e i bovari pronti a portare le loro merci. Questa indicazione cronologica del tempo, immette l’idea dello scorpione zodiacale che branca la bilancia. Lo scrittore viene gettato in questa interpretazione, quello del ‘piatto della fuggitiva bilancia’. Milano, è la più popolosa del nord, una

delle più ricche in cui ‘chi non mangia non lavora’. La cifra è attivissima, ma poi fa un cambio di rotta, siccome questo complimento superlativo innesta un ribaltamento, perché questo proverbio fa intendere che la città attivissima (drammaticamente) è una cifra che reclama cibo e mangiatori, chi non mangia non lavora. È bastata l’inversione di un proverbio popolare per innescare a sorpresa un ribaltamento. Come la città milanese ai primi del 900’? É una città ormai industriale e capitalistica, essa stata ridisegnando il suo volto urbanistico, il capitalismo riproponeva i modelli di vivere e soprattuto riproponeva in termini rinnovati il tema degli scambi sociali. N.B = Milano è sempre andata molto fiera della sua spiccata dimensione sociale, la filantropia, le opere pie, l’assistenza ai malati ecc.. questa Milano umanitaria è una Milano che si radica nei decenni e nei secoli precedenti (già in Manzoni qualche assaggio) dove i legami dell’individuo con la collettività ricevono e rivestono un’importanza particolare. È una città densa non solo di economia ma anche psicosociale. 2 testo‘Milano’ (testo su dispensa) = Immediatamente Gadda trasforma l’allegria come una disciplina opaca. In questo testo mostra anche l’avidità con un vecchio proverbio quale ‘cavar zecchini il più onestamente possibile’, cambia dunque lo stile e l’interpretazione. Lo scrittore ripete in 2 momenti vicini l’espressione ‘tutto si adempie a Milano’, anche dal sapore biblico. Questa investitura altissima come viene esemplificata? Con le ricevute bancarie (veline) che vengono indicate come cosa inutile dopo aver ‘mandato’ del denaro. La cassa di risparmio è una delle case milanese intese come grande istituto non solo bancario, ma che nel corso dei secoli aveva finanziato tante serie di opere di sussistenza. Con una frase sul fisco, ci fa intendere come, una cosa che appartiene alle cose comuni, venga paragonato ad un padre che da ai figli ciò che da essi riceve. Questo lo fa anche per ricordare il brutto rapporto con suo padre. Qua Gadda riflette con amarezza sulla povertà della gente. Di fronte a queste percezioni della Città, il nostro autore deve certificare la sua posizione e la sua identità, deve difenderla e dichiararne la realtà. Questa dinamica è la spinta creatrice di tutto Gadda. Da qui in poi nascono tutte le storie di Gadda, e sempre in modo parallelo si sviluppa anche il piano linguistico poiché Gadda è lo scrittore che vive in maniere sofferta e acutissima il problema del RAPPORTO TRA LA PAROLA E LA REALTÀ. 3 testo‘mercato di frutta e verdura’ (testo su dispensa) = racconta delle visita di Gadda al mercato del quale abbiamo un reportage di tutta la dimensione. Gadda descriverà i diversi mezzi di trasporto con cui arrivano frutta e verdura al mercato (treno, carrette o autocarri), dunque descrive i mezzi di locomozione. Come esempio di mescolanza linguista, c’è un brano che fa spiccare questa idea. C’è una zona del mercato dove si smistano i prodotti che vengono da lontano, come le banane della Somalia o i fichi della Grecia. Sulla descrizione di questi ultimi, lui pensa alla Grecia classicista e nobile, la descrive come ‘la luce e dalla riva dell’Ellade’. Qua gioca con le parole perché, nella traduzione, ciò che non vale nulla viene descritto come ‘Fico secco’ quindi introduce anche la strategia umoristica. Poi insiste su questa idea, parlando di ‘Zacinto (Foscolo)’ a Zante, dove si colloca la patria della mitologia

insicura. Il terreno del filosofo ovvero la sua visione della filosofia è paragonato ad una duna mobile quindi che muta in continuazione (registro della deformazione e dell'instabilità), o come una savana deglutitrice. Fa un paragone con il battello ebbro di Rimbaud dove lui si trova sul ponte ubriaco, dove è difficile reggersi. Questo indica che non vi è un metodo a cui potersi riferire. Se la conoscenza del mondo è già mobile di per sé, tutto ciò che posso ricavare e ritenere da questo dato di conoscenza è continuamente diverso. La scrittura per Gadda è conoscenza. L'atto conoscitivo si compie attraverso questo gioco continuo di mutazioni. Anche i rapporti tra gli enti sono instabili. A dominare per Gadda è il caos, e questo ci interessa sul piano narrativo, perché le relazioni tra gli enti e le persone sono anche le concatenazioni della Storia e delle storie dei personaggi. Ecco perché le storie di Gadda hanno doppi finali o non finiscono mai → non è frutto di inconcludenza artistica, ma questa forma è data dalla sua visione filosofica. Ecco il concetto della trasformazione e della deformazione: immagine del gomitolo/rete/labirinto. Ogni effetto ha tante cause → convinzione della molteplicità delle cause. Questo ci aiuta a capire perché Gadda amava Manzoni. Dietro le decisioni degli uomini è difficile trovare una causa, infatti Manzoni fa intrecciare la Storia con la storia dei personaggi. Tra gli effetti più divertenti vi è lo stile nominale: uso insistito del lessico, delle parole. La sua scrittura emotiva nasconde la sua ansia di conoscenza. Dice che vuole tutti i sinonimi per mania di possesso e cupidigia. E anche i triploni.. dice che la lingua non è mai abbastanza ricca. Ogni taglio della macelleria è già ben definito e la parola carne si può specializzare quindi in altri ambiti. Questi 11 pezzi di carne potranno scaturire nel negozio una filologia. Parte quindi una nomenclatura conclusiva. Ogni storia si adempie e si determina in una filologia. Il poeta desidera che ogni storia vada a concludersi in una nomenclatura, in una filologia. Castello di Udine → lo scrittore paragona il suo movimento rapido a quello del garzone e del lattaio che schiva il furgone o come l'inchino dello schiavo che fa quando la matrona cammina in modo regale. I termini del secondo esempio deferisce, incedere, matrona sono del registro aulico, opposto a quello della prima immagine, di tipo comico e popolare, sia per i significati (tutti indicanti lentezza e gravosità) parrebbe dover contraddire ogni senso di velocità e destrezza. La diversità delle due immagini fa sì che entrambe siano efficaci. Gadda provoca in continuazione degli impulsi. UNA MATTINATA AI MACELLI : è una narrazione dal sapore dantesco. Collocato nei primi anni 30, esattamente nel 34. Indicazione temporale e di luogo → siamo in autunno, mattino presto. La città si sveglia, appare ovattata dalle sue prime nebbie. È una stagione che conduce alla morte. Questa indicazione di tempo si completa con l'indicazione spaziale. Il macello è in Via Molise. Peri indicare questo punto della città l'autore segnale che lì le linee elettriche si disarmano (termine tecnico dell'elettricità. Qui Gadda lo adopera non solo per precisione ma anche per preparare il lettore che piano piano sta introducendo un argomento di morte e uccisione), si distribuiscono a ramo d'albero. Parla di Taliedo, quartiere a sud est di Milano dove vi era un aeroporto militare, sostituito successivamente da quello di

Linate. Per introdurre questa prosa che ci conduce nell'oltretomba trova utile rievocare questi inquietanti aerei con le ali ambrate e dorate che passano sopra la testa degli spazzini. Non è un'immagine decorativa, ma è un'evocazione di una nota dolorosa. Gli apparecchi ronzano come mostri volanti. È un'immagine inquietante. Dopo l'indicazione del tempo e del luogo la prosa procede seguendo le varie fasi che ordinano il ritmo regolare del lavoro al macello. È un luogo chiuso, una cittadella dentro la città dove la vita è un surrogato di un'altra vita. Questa vita segue dei ritmi molto ordinati e regolari, questi ritmi hanno forma circolare, è un continuo ritorno, dopo la morte arriveranno altre bestie che verranno nuovamente uccisi e il ciclo ricomincia. Questo ciclo assomiglia alla vita di fuori. Il ritmo in questione è mondano, è il ritmo del mondo concreto, terreno, della materia, al quale si oppone un'altra direzione non più circolare ma verticale che sarà quella della Milano di Petrarca. La prosa è tutta impostata per raccontare che succede al macello. Vengono immediatamente descritti gli animali che arrivano al macello. Si nota l'antitesi tra la città e la campagna. La città non ha saputo allevare e dunque chiede alla campagna bovi, porci e vitelli. Questi animali incedono verso il veterinario bianco. Da notare in questa presentazione del bestiame la dignità di questi e la loro mansuetudine. Sono odorosi di vita. Questi animali rispecchiano la sapienza, la saggezza e la dignità della natura. Qui non è escluso che Gadda faccia riferimento ad un topos letterario (buoi che aiutano il lavoro dell'uomo, perché operosi e mansueti. Anche Carducci anni prima aveva scritto “Pio Bove”, e forse Gadda lo sta prendendo in giro). Viene presentato il veterinario bianco, che fa parte di questa umanità non umanità, e i cacit (termine del dialetto) che indicano gli inservienti che lavoravano al macello, che erano addetti ad accompagnare gli animali nelle varie fasi della macellazioni. Avevano una piccola frusta che guidava gli animali. L'atmosfera infernale domina in questa prosa. Gli animali vengono chiamati strapazzata masnada (espressione che viene dalla divina commedia, indica le anime dei peccatori, significa piccolo gruppo di persone. Verrà usata anche da Montale). Vi sono espressioni dignitose come decede (cammina) con qualche blando muggito e i cacit li spingono con le fruste e dunque la nuova paura vince l'altra, la paura si rinnova, la paura cresce. (riecheggia l'incipit della divina commedia – Rinova la paura ). Abbiamo la descrizione dei caccini, che non sono vere persone, sono non-uomini, privi di identità. La loro vita è fatta di orari, di numeri e hanno dei codici di riconoscimento sulla tunica blu. Sono uomini tozzi (qua Gadda crea un'immagine visiva). Aleggia questo senso di morte. Dopo l'arrivo degli animali, il passaggio successivo è la pesatura. Ci sono delle pesatrici automatiche e qua vi è il rito della pesatura: tutto avviene secondo un cerimoniale fisso, rigoroso che assomiglia molto al movimento di Minosse. L'autore spiazza il lettore. Si fa il paragone in automatico con il giudizio di tutti gli uomini, ma l'autore svia. Gadda si rifugia nei tecnicismi, descrizione dettagliate che danno aria e dietro le quali si rifugia l'autore. Le pesatrice automatica alla quale si rivolge la domanda, che interrogata da un responso che determina il costo (al peso corrisponde il costo). La fase successiva è l'uccisione. Qui si assiste ad un innalzamento del tono, il tono si fa più aulico ed epico, drammatico e tragico. Gadda dovrebbe evitare di esprimere la sua opinione, ma qua vi è l'espressione del suo stato d'animo. Prova angoscia e si continua a chiedere il perché. È abbastanza

sicuri che ciò che mangiamo sia fondamentale? Ciò che mangiamo determina solo il copro o anche l'animo e l'intelligenza? L'uomo è un locomobile di sangue rosso. L'uomo pur con il suo avanzamento scientifico deve rivolgersi alla natura per ottenere materiali preziosi e succhi. La vita è un metabolismo ciclico. L'intelligenza non deriva però dal succo di pera. Gadda approfondisce e viene a parlare della questione dei drammi, non della vita biologica. Che parte giocano le vitamine nella vita emotiva della persona? Qui Gadda sta rimproverando l'insistenza delle mamma e dei genitori che tormentano le loro creature affinché assumano le vitamine, per scrutare nei figli l'aspetto di sé. La città viene sempre visto come luogo artificiale, e la natura in questa non ha più spazio. E l'uomo non è capace di costruirsi da sé ciò che necessita, e quindi deve chiederlo da fuori della città. Convinto che l'intelligenza derivi dai sali minerali si è ridotto a pagare le barbabietole, gli spinaci e i sedani che contengono formula magica per l'intelligenza stessa. Qui Gadda procede a questa drammatizzazione. L'uomo civilizzato ha tagliato il cordone ombelicale con la campagna e per questo ha bisogno di ricavare dall'esterno. Dopo il preambolo la descrizione diventa più distaccata. Ci da l'indicazione del mercato in corso 22 marzo. Ci racconta la storia del mercato, più importante in Italia. È un organo della città. Gadda torna ingegnere e dice “chiamata” un corso d'acqua, come la città che esercita un risucchio dalla campagna. Il corpo del testo è facilmente riassumibile in uno schema chiaro: come la merce arriva al mercato tramite diversi mezzi di trasporto. I treni, gli autotreni e le carrette: ciascuno di loro ha fisionomia propria, e viene deformata dalla penna di Gadda che trasforma questi in creature. Incedere maestoso di questi treni che si recano a Milano. Milano forza le stagioni, quando è inverno può godere delle primizie maturate con il sole del sud, che arrivano tramite i treni. Gli autotreni sono dei bestioni, e fa riferimento agli animali mastodontici. Vi sono anche le nostalgiche carrette e i cavalli: il tono non è maestoso, neanche comico ma è un tono famigliare, affettuoso, perché ricordano i tempi passati. Arrivano dalla campagna e non hanno ambizioni esagerate come un primissimo e lieto annuncio della vicina abbondanza. Anche la campagna intorno a Milano ha la sua dignità. Ricordi legati alla sensazione uditiva alla frusta delle carrette, delle vacanze estive. Nostalgia rispetto al passato contro la modernità dei treni. Ci sono anche le biciclette sembrano attendere i robusti galloni e i glutei dei proprietari. Alcune sono prive di campanello e altre hanno meno raggi nella ruota. 9 maggio 2018 L'autore apre la prosa con un ampio preambolo che introduce un secondo piano di lettura ovvero considera l'esperienza come un'occasione di riflessione sul rapporto uomo-natura, vita del corpo-vita dello spirito. Gadda è alla ricerca, si interroga sul legame esistente, ipotetico e problematico tra queste due componenti dell'uomo. C'è un dissidio interno tra l'essere animale e l'essere spirituale, che il nostro autore va indagando attraverso la scrittura. Abbiamo visto come questo testo si può organizzare tramite i mezzi di trasporto che aiutano il trasporto della merce. La penna indugia nel descrivere i vari mezzi di trasporto: i treni, locomotori caparbi che attraversano la penisola, gli autotreni che dimenano la coda, e i carretti, dove lo stile si fa più svelto e questi lo riportano indietro in un'altra dimensione temporale. I carretti lo riportano

indietro alle sue vacanze estive dove nelle strade si udiva scoccare le fruste. Si ricordano anche le biciclette che servono a trasportare i glutei dei proprietari, paragonate ai muli. Alla chiusa di questa sequenza fa riferimento alla povertà di chi cavalca queste biciclette. Per quanto siano economiche sono molte importanti. Si muovono delle figure umane, o meglio semi-umane/non umane. È un microcosmo, è un luogo autonomo, ha delle proprie regole, un proprio codice di comunicazione. Questa tipologia umana che popola il mercato ricorda e richiama le sfere popolari della società, che Gadda deforma nella sua descrizione, trasformandoli quasi in personaggi da fiaba. Questi conduttori assomigliano a queste figure da fiaba, gobbi, nanetti, quasi degli elfi, degli gnomi. Nello spiazzo dei 3000 m quadrati, denominato il Cairo, Gadda evita il lessico che indica l'uomo, sono tuniche semoventi. Sono delle sagome allampanate (pallido, smunto – si abbina alle figure della malattia e del malessere) di un color piombo o marrone scuro, tra Goia e Manasco (pittori lontani nel tempo – realizzano in chiave pittorica questo realismo). Con la flanella cenerea (rimarca la malattia). Vi sono gobbi che trascinano il carretto, e che urlano per tutto il tragitto: questi sono i commercianti a dettaglio che dovranno prendere la merce e caricarla sul loro carretto. Richiama l'immagine dei mercanti ambulanti con una figura sonora “Uva Bell'uva!”. Vi sono i nani (negozianti appostati alla bottega) che ti guardano (si distingue l'umanità del poeta), e hanno mani adunche (si deformano) che sorreggono un pomo da lucidare o hanno una spazzola caravella per spazzolare le primizie, le pesche → riferimento sessuale → spazzare la pubertà. Non ti guardano in faccia, non sanno nemmeno chi sei, qualche volta si soffiano il naso, mentre ti incartano e pesano l'uva e la incartano in un foglio. Il livello descrittivo diventa ritmo narrativo. Rievoca una scenetta, quella della multa: funzionari che si aggiravano tra il mercato, e queste sono il peggior pericolo per i commercianti. È una catastrofe. Questa guardia che è lì per far la multa e per controllare la veridicità del prezzo. Appena vede la guardia il commerciante regolarizza il prezzo. La multa è il 10e10, ovvero il valore della multa che veniva data. La paura pronunciata e ipotizzata diventa realtà, si materializza, il verbo diventa carne (citazione biblica). Riempe di ironia questo controllo: è dio che controlla. La descrizione diventa quasi una tragedia e si passa al piano narrativo. Vi sono anche degli spazzini sono incaricati di ripulire al termine della giornata, che ha un ciclo rotondo. Questi spazzini assumono una fisionomia che li fa assomigliare ad esecutori del destino, li fa assomigliare alla morte (hanno in mane una falce con la quale devono pulire). Sono delle figure un po' ambigue, che compiono un rito necessario (come è necessaria la morte). Devono ripulire, devono togliere le scorie e i cadaveri. È come se queste figure debbano nascondere agli occhi dei cittadini il male della città che è soltanto consumatrice e che non produce. Devono nascondere l'incapacità di costruire un rapporto sereno con la natura. Sono lenti come i netturbini. I loro gesti sono pacati (come la morte che procede con lentezza). Sembrano falciare nel prato. Continua a mescolare gli stili e i toni. Momento particolarmente pittoresco: l'ispezione micologica. Qui Gadda fa ironia sul linguaggio medico-scientifico. Devono accertarsi che i funghi venduti siano commestibili. Tutto ciò si trasforma in un tribunale di moralità → i funghi sono eticamente buoni o cattivi (pravità) → dal piano scientifico a quello non scientifico. Il

È un meccanismo che Gadda rileva a tutti i livelli. Non sarà difficile interpretare queste considerazioni: le probabilità imponderabili accompagnano le contrattazioni (destino) → lenti sollevamenti, increspature e fratture convergono in questo clamore alla determinazione quotidiana di un pezzo (ciò che capita ogni giorno). Gli ordini arrivano da lontano ma le esecuzioni sono immediate. Su questa pronta bilancia ogni realtà pesa (esattamente come il destino, con un peso brutale e sottili giunte). Sceglie una metafora animale che prende dal mondo della natura per descrivere la crudeltà del destino. Vi sono due fili opposti che sostengono il ragno e il suo moschino appetitoso (gli opposti, chi è vittima e chi carnefice). Questo centro precario in cui si trovano i due insetti in realtà è talmente fragile che arriva la prima acquata e li fa scomparire entrambi (Leopardi – dialogo islandese). Si scioglie il piano metaforico e parla esplicitamente del destino. Ogni realtà è sostenuta da termini opposti. → la prima è una metafora dantesca (come la coda di una serpe – ramarro colpito dalla luce del sole che guizza – usata anche da Montale nelle Occasioni), la seconda metafora deriva da lui stesso (come un magnete tra i due poli). Usa delle immagini geometriche riportano all'ultimo canto del Paradiso per rievocare la dimensione divina. Se vuoi una certezza non domandarla oltre, ma bisogna domandarla al proprio cuore. È una conclusione spiazzante e rinvia a Manzoni. La frenesia e instabilità del mercato sono ciò che colpisce la nostra vita. La città, sottoposta ad un ritmo ciclico viene vista come una medaglia due facce, e rappresenta la complessità dell'uomo che in questo suo travaglio continuo è alla ricerca di un'unità interiore iscritta nei suoi desideri. I due volti costituiscono la complessità che attanaglia l'uomo che vorrebbe risolverli in un'unità. Sa di avere dentro un desiderio verso qualcosa di diverso rispetto a questa tragica complessità. Città bassa, comica, tempo circolare, privo di fine e direzione Città alta, tragica, tempo rettilineo e verticale, che tende a un fine. Prende spunto da S. Agostino (presa sua volta da S. Paolo), Dante e Manzoni (Renzo a Milano, che sperimenta le due città diverse.). PETRARCA A MILANO: 59, non è l'unica prosa dove la città assume tratti alti. Tema caro allo scrittore. È una prosa molto interessante perché è diversa dalle precedenti. Quelle prima si svolgono su un piano orizzontale, sono delle geografie, delle descrizioni, approfittano dello spazio. Questa invece si svolge lungo la linea del tempo, lungo una dimensione verticale, lungo la dimensione della storia. Trattando Milano dal punto di vista della storia il poeta si domanda da dove arriviamo e dove stiamo andando. Tutta la storia ha una dimensione. Gadda quindi riflette sulla storia alla sua maniera. Il titolo obbliga Gadda a raccontare di Petrarca a Milano. Petrarca vive a Milano dal 1853 al 1861 e qua conclude il Secretum e L'Ozium Religiosum. L'inizio ricorda i luoghi frequentati da Petrarca a Milano. Viene chiamato a Milano a Giovanni Visconti, ha dato la spinta principale alla dinastia dei Visconti. Giovanni era signore e arcivescovo di Milano, unisce potere temporale e religioso (ironia di Gadda, ironia che riprende Dante). A metà 300 la basilica di S. Ambrogio si trovava ai confini della città medievale, un po' fuori mano, non proprio fuori le mura come la basilica di San Vittore al Corpo, dimora benedettina. La basilica di S. Ambrogio è

stata la prima dimora di Petrarca, che alloggiava in una casa davanti a questa. Il poeta si sposta subito all'attualità, per non spendere troppi soldi si procedeva a costruire lungo la periferia, dove vi erano orti, frutteti. Periferia di allora, intende, che i nostri occhi di posteri li vedono e ritrovano stretti e impigliati al mondo urbano (adopera macchina del tempo, procede a dei continui spostamenti cronologici). Immagina il tram che entrava in via Lanzone e proprio lì vi era la casa di Petrarca. Bisogna visualizzarla questa casa e rievocare (invito a non dimenticare). Gli anni prima era stato in Provenza. Giovanni Visconti era destinato a morire nel 54, e quando arriva Petrarca nella primavera del 53 è diventa un momento maturo per questo. Gadda prende in giro il Canzoniere di Petrarca. Le fosse fanno riferimento al fossato adiacente alle mura. Galviano Fiamma (storico pittoresco) a cui si ispira Gadda. Gadda descrive l'assedio di Milano come una farsa. Deve recuperare gli anni precedenti per giustificare l'arrivo di Petrarca. Ludovico il Bavaro arriva alle mura per provocare un assedio. In realtà vuole solo essere pagato dai Visconti. Era, secondo Gadda e Fiamma, una farsa. Si osserva come il poeta imita la fonte, si appropria della fonte e lo fa per attualizzare il modello. Chi sia Gabrione non si sa. Ludovico delineato come un ubriacone. Le guardie milanese dalle torri, con canti e vociacce, offendevano l'imperatore ubriacone. Ludovico si era insediato in San Vittore, dove alloggiava, dove era ospitato. Petrarca era un ospite diverso, sapeva il latino e il greco. Il tono quando si parla di lui si alza. Gadda sta facendo del sarcasmo contro il rapporto tra il mecenate e il poeta. Petrarca viene chiamato a Milano come segretario, e viene invitato a ripulire dagli errori il protocollo (sapeva bene il latino, non come gli altri segretari). Intrefolato e stame : avvolgere i fili per ottenere i cavi. Intrufolare deriva da questo: nascondersi per non essere interrogati. Immagina il nostro Petrarca che non vede l'ora di intrufolare qualche stame splendido nelle lettere milanesi. Non era solo segretario, ma anche scrittore. Il nostro scrittore deve contestualizzare Petrarca a Milano, e deve ricostruire le vicende che stavano distruggendo le politiche regionali. I personaggi vengono messi alla berlina da Gadda per i loro umori e i loro capricci. Spinto da questo senso di protesta Gadda si fa prendere la mano e trasforma e colora i personaggi. Giovanni ridiviene arcivescovo (serpente- richiama il campo del diabolico- allusione allo stemma dei Visconti) e fa diffondere un libello contro il papa che aveva scomunicato lui e la sua famiglia. Mette sotto accusa il capo di stato che ha messo tante tassa ai milanesi, che pagavano in continuazione. Il papa viene trasformato in figura diabolica. Ricomincia a parlare dell'abitazione e di quando arrivò Petrarca. Dice che non può fare a meno di raccontare la storia, deve tenere unite le tre dimensioni del tempo. Gadda ricorda il momento dell'arrivo di Petrarca. Il punto centrale si trova a pagina 68: Gadda ci presenta la città felice, la città alta. A volte i muri resistono indelebili escono testimonianze profonde della nostra vita e della nostra storia. Il poeta interroga i muri per questo, e come un figlioletto interroga balbettando l'antico enigma del nonno. Qualora si rinnovi la pietà nei discendenti essa rende i muri immuni, scampano la morte. La carità di ogni cittadino nei confronti della patria li salva e li consegna allo stato dell'eternità. A Milano come altrove. Il tempo costruisce

repertorio del potenziale. Calvino insiste sull'importanza di liberare e mantenere libera l'immaginazione. Tutto trova spazio, non ci sono limiti e confini. Si vede la sorgente creativa delle città invisibili. Calvino immagina decine di città (è un esercizio, una palestra dell'immaginazione). Ci spiega come le infinite forme vengono gestite e vengono manipolate dalla mente del poeta, è il poeta che meglio di tutti è capace di gestire queste tessere che sono le associazioni di immagini possibili ed impossibili. È un esperto di immagini. Oltre al poeta lo scienziato: Calvino stava studiando i contatti tra la fantasia degli scienziati e dei poeti. Anche lo scienziato è un artista. La fantasia è una macchina elettronica, che tiene conto di tutte le combinazioni possibili e poi scegli quelle che corrispondono ad un fine. La fantasia è un mondo di potenzialità. Mentre conferma la ricchezza della potenzialità, introduce anche un diaframma, un confine, tra il mondo di potenzialità e il mondo vero. Quello di cui facciamo esperienza vivendo è un altro mondo rispetto al mondo della fantasia. Le parole a quale mondo corrispondono? È il problema della scrittura. La parola corrisponde alla realtà o tradisce la realtà? Mentre parla degli strati di parole che si accumulano sulle pagine fa riferimento a questo progressivo allontanamento tra le parole e le cose. Tutte le realtà e le fantasie possono prendere forma grazie alla scrittura, nella quale esteriorità e interiorità appaiono composte della stessa materia verbale. Vi sono righe uniformi. Pagine di segne allineati come granelli di sabbia che paiono tutti uguali che rappresentano lo spettacolo variopinto del mondo. Calvino insiste sulla capacità delle parole di creare delle immagini. Dalle parole si crea il mondo variopinto. Ed è ciò che succede nell città invisibili. Si parla di poeta. Non ha scritto poesie, ma le città invisibili si avvicinano di più al registro poetico che a quello della prosa. È lo stesso autore ad indicare queste prose dicendo che si trattano di poesie che mette sulla carta. Si trova rappresentata la ricchezza formale di questo testo che non si può inserire in una categoria precisa. Alla lettura poetica si sovrappone una lettura saggistica. Richiedono quindi un taglio riflessivo o meditativo. Allora queste prose sciole prendono la forma di libro. Ha oltrepassato i confini della letteratura pura. La carriera di Calvino è lunga, di circa 40 anni. Si contestualizza l'opera negli anni 60, Calvino è immerso nella discussioni teroiche che in quegli anni si andavano facendo circa lo statuto della narrazione. Che il romanzo debba raccontare storie che rappresentano il mondo è un'antica verità che gli intellettuali degli anni 60 hanno cercato di mettere in discussione. Le città invisibili non si adeguano ad un unico genere letterario: per parecchio tempo Calvino ha cercato la forma coerente e unitaria, ma ad un certo punto alla lettura poetica si è sovrapposta una possibilità di lettura saggistica. Allora il libro ha cominciato a prendere forma. Intende sia la componente meditativa, ma anche la componente che spiega il saggio come saggio critico. In quegli anni la riflessione dell'epoca cercava di studiare se e come il romanzo ancora servisse come forma narrativa capace di soddisfare le esigenze. Nel 1961 Calvino scrive che il romanzo non può più pretendere di informarci su come è fatto il mondo,ma può scoprire (curiosità, sorpresa) i mille modi in cui si configura il nostro

inserimento nel mondo, la posizione del soggetto rispetto al mondo → cambio di punto di vista, di prospettiva → rinvio alla complessità. Rinuncia alla certezza → lo esprime anche in “Cibernetica e fantasmi” (saggio) → il mondo non è continuo, bensì discreto (frammentato). Bensì anche il pensiero non è un filo che si dipana bensì una serie di stati discontinui, di combinazioni di impulsi su un numero (enorme) finito di organi di senso e di controllo. Il pensiero dell'uomo, la funzione pensiero è una serie di stati discontinui → decine di città e di variazioni su un unico tema. La cibernetica è un ramo della scienza applicata che si prefigge lo studio e la realizzazione di dispositivi e macchine capaci di simulare funzioni del cervello umano. Il romanzo come una funzione che si autoregola e di simulare ciò che era funzione del cervello umano. Prende in considerazione l'immagine della scacchiera: come un giocatore di scacchi non può vivere abbastanza a lungo per esaurire le possibili combinazioni delle mosse, così come la nostra mente è una scacchiera dove vengono messi in gioco centinaia e migliaia di pezzi (fantasia) neppure in una vita che durasse quanto l'universo si arriverebbe a giorcarne tutte le partite possibili. La vita è come una scacchiera e si possono giocare tantissime partite, ma queste non si esauriscono nello spazio della vita. Le partite non sono giocabile tutte dal singolo giocatore. Scrittura è quindi un'arte combinatoria che va alla scoperta del fattore caso, di come il caso possa combinare le vicende della vita, come le possibilità della narrazione. Le immagini e le prose della città, sono momenti che realizzano tutte queste caselle del possibile, che Calvino non è in grado di esaurire, ma che certamente non sono infinite. Capitolo 8 Città Invisibili → pag 117. Marco Polo parla a gesti insieme al monarca. Marco Polo descrive le vicessitudini del suo viaggio spostando le mercanzie portate dai suoi viaggi spostandole sulle piastrelle bianche e nere di Maiolica. Il monarca interpreta i movimenti degli oggetti come se fossero pedine di scacchi, e alla visione della varietà multiforme degli oggetti (che rappresentano il mondo) lui la trascura, si interessa soltanto del modo in cui questi oggetti si dispongono. L'autore ci sta dicendo che questa descrizione è riportato al Gran Kan solo con i movimenti degli scacchi sulla scacchiera. Questo vario disporsi, che risponde alle regole del gioco, arriva persino a raccontare le storie della città. Alle volte gli sembrava di essere sul punto di scoprire un sistema armonioso, di cogliere al di sotto delle varie storie un sistema coerente, ma nessun modello reggeva in confronto a quello del gioco degli scacchi. Bisognava accettare le diverse forme come se fossero altre mosse intrisiche ad altre partite. Le mosse delle pedine soddisfano le enormi estensioni dell'impero → spazi limitati con molte possibilità di gioco. Dal come si passa al perchè → il Gran Kan crede di aver appreso, ma gli sfugge il perchè. Il fine del gioco era una vincita o una perdita. Passiamo ad un piano che racchiude il senso, ad un piano filosofico. Sbalzato via il re rimane un quadrato nero o bianco. Quel meccanismo di combinazioni innumerevoli, ma finite ingabbia e imprigiona. Insistendo nel gioco arriva a scolorare e scavare la scacchiera, ed ottiene il nulla. Due punti in cui questa dimensione esistenziale viene enfatizzata maggiormente.. (pag 159) l'immagine della scacchiera diventa un atlante con città dai nomi

Due modi per non soffrire: -accettare l'inferno (è una fuga) -il secondo esige attenzione e apprendimento→ cercare esaper riconoscere chi e cosa in mezzo all'inferno non è inferno. Può esistere il bene, o per lo meno la ricerca del bene, come formula della felicità. La risposta di Calvino è che di conclusioni è pieno il libro, sono dappertutto, scritte per ogni spigolo di questo poliedro (i luoghi più esposti, quelli oltre il ciglio della strada, intende i corsivi). Se la frase è capitata alla fine del libro non è a caso, però vi è una conclusione duplice: citta dell'utopia e citta infernale. Città dell'utopia: nel 1971 aveva curato un edizione degli scritti di Charles Furier (antropologo considerato uno dei padri delle visioni utopiche socialiste, aveva cioè teorizzato le comunita socialiste utopiste, in particolare La Reunion → applicando i principi teorici si andava incontro ad una società socialista.) Intotola questi scritti “Il nuovo monod amoroso” questa edizione curata. Ecco perchè vi sono città felici nel romanzo, che risentono di questi quadri, che Calvino stava studiando attraverso Charles. All'interno di questi scritti va alla ricerca della capacità di realizzare fisicamente l'oggetto del desiderio → si desidera la città utopica, la si progetta, e la si realizza a parole nelle città invisibili. Scrisse che gli premeva uno studio del simbolo città dalla rivoluzione industriale in poi come proiezione dei terrori e dei desideri dell'uomo contemporaneo → le 55 città sono proiezioni del terrore e dei desideri. Struttura : studiata a tavolino, le città sono distribuite secondo uno schema. 55 testi che si spartiscono alcuni titoli (11) → memoria, desiderio, continue, nascoste, segni.. Vi è un titolo e hanno anche un nome, nome di donna. (ricordare che a monte di tutte le città sta l'archetipo di Venezia, madre patria, è femminile). Ognuno degli unidici titoli si ripete 5 volte. Queste serie da 1 a 5 non si raggruppano in un capitolo o in un altro, ma si distribuscono lungo gli 11 capitoli, secondo un ordine a scalare. Confessa che non ha fatto altro che trovare il modo per mettere in ordine questi 55 racconti. L'intelligenza artificiale produce la varietà come un elaboratore elettronico. Questo schema ci dimostra che possiamo leggere il libro secondo tre direzioni : -in orizzontale seguendo la sequenza dei capitoli -in verticale seguendo un preciso titolo -in diagonale scegliendo di leggere tutti i capitolo 1 Segue le tre dimensioni del mondo. È uno schema geometrico che ritroviamo in altri scritti di Calvino. Testo: Dall'Opaco → descrive il paesaggio ligure facendo vedere come la luce e l'ombra si disperdono nella città. Ci sono segmenti che tendono a sporgere come fanno le agavi che crescono spesso sul ciglio, vi sono linee verticali come le palme fanno ombra ai giardini. Riferimenti che questa natura geometrica è una visione del mondo → i segmenti sono gli agganci.

Il primo corsivo: ci dimostra come questi spezzoni, queste sequenze nascondono la voce dell'autore e fanno appello al lettore. Non è detto che l'imperatore creda a tutto quello che dice Marco Polo, ma continua ad ascoltare perchè le parole offrono agganci. Vi è un passaggio di persona → si passa al noi per farci immedesimare nell'imperatore. Vi è un momento che segue la conquista di vari territori → è un momento disperato dove si scopre che l'impero che pareva la somma di meraviglie è uno sfacielo senza forma → l'impero del Gran Kan è la vita, è il mondo che ci circonda → arriva un momento dove l'impero è uno sfacielo, senza fine e forma, e la sua corruzione è troppa affinchè il nostro scettro possa mettere riparo. Il trionfo sui sovrani avversari ci ha fatto eredi della rovina. Alcune serie privilegiate: La città e la memoria: città come luogo della memoria. Primo testo: Diomira. 60 cupole di argento, statue di bronzo di tutti gli dei. Il viaggiatore (uomo) conosce queste bellezze le conosce perchè le ha viste in altre città (meccanismo della memoria). Ma la proprietà di questa è che vi arriva una sera di settembre, quando le giornate si accorciano --> gli viene da invidiare quelli che pensano di aver vissuto una sera come quella e di essere stati felici. Visitando questa città pare di capire che la felicità risieda nel ricordo dei tempi felici → la memoria come luogo della felicità. Stile: semplice, trasparente, non frutto di spontaneità. La sua leggerezza era risultato di labor limae. Paragone con Gadda: C. ambisce ad una scrittura senza coloriture, smorfie, di impasti invece come Gadda. È diffidente nei confronti dell'espressionismo, di parole cariche di connotazione espressiva (è indizio di mancanza di rispetto).vi è una ricerca della parola esatta, e quindi un continuo alleggerimento. Questa ricerca di leggerezza viene realizzata come serie delle città leggere → significa però anche mancanza, è specchio della mancanza questa leggerezza. Marco Polo parla perchè è mosso dal desiderio di qualcosa che vorremmo possedere, di qualcosa che ci sfugge. Le città e il desiderio: La numero 3 è Despina. La città si dimostra differente per chi arriva dalla terra e dal mare. Il cammelliere appena vede del fumo pensa sia una nave, sa che è una città ma la pensa come una bastimento → ciò che noi diciamo e rappresentiamo nasce dal desiderio. Vi sono vari livelli del desiderio, fino a quello sessuale. Il marinaio invece distingue nella foschia una gobba di cammello, sa che è una città, ma la pensa come un cammello. Ogni città prende la sua forma dal deserto a cui si oppone. La nostra visione delle cose nasce dal nostro desiderio che la mente oppone al deserto. Noi ci opponiamo al deserto, mossi dal desiderio.