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Giorgio Renato Franci, l'induismo, Sintesi del corso di Filosofia Indiana

Riassunto nei passi principali del testo di Franci, L'induismo per l'esame di Indologia (superato con un punteggio di 30/30)

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 04/08/2020

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matteoco0002 🇮🇹

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L'induismo
L'induismo non è una religione fondata poiché non deve la sua origine ad una figura divina o realmente
esistita, non ha un contenuto dottrinale unitario e non ci sono dogmi né una chiesa depositaria. Si può essere
induisti anche da atei. La divisione della società in caste non è un elemento essenziale all'nduismo pichè la
divisione in gruppi sociali è tipica di tutte le religioni dell'india. Alcuni lo considerano un modo di vivere,
una cultura in senso antropologico, un insieme di tradizioni, usi, valori, credenze.
L'induismo si è evoluto nel tempo, arricchendosi di nuove forme senza abbandonare le dottrine tradizionali,
si tratta di una coesistenza di tendenze conservatrici e di spinte verso l'innovazione. Come? Innovazione
travestita da interpretazione fedele. Ascesa di nuovi culti e declino di culti più antichi. Con l'espandersi
dell'induismo, ad esso si sono accostate tradizioni regionali anche divergenti tra loro. (tolleranza).
Civiltà dell'Indo fiorita tra il 2500 ac e il 1800 ac con strade, edifici in mattoni, sistemi di scolo ma della
loro lingua conosciamo poco e dobbiamo captare le testimonianze da reperti materiali, tradizioni che oggi
sono rimaste nell'induismo come il grande bagno di Mohenjodaro, forse usato come rito di purificazioni o
rappresentazioni di figure femminili, in relazione con degli animali fecondi, forse simbolo di dee madri.
Immagine di uomo con occhi socchiusi (yoga?). Sigillo figura maschile tranquilla circondata da fiere
(Shiva?).
L'induismo è come un grande fiume nato dalla confluenza di più fiumi di diversa origine. Importante è la
componente straniera es unni, viaggi...
seconda componente quella degli Arya, popolo indoeuropeo non originario dell'india che si è imposto lì . Si
è capito dal fatto che i Veda sono stati composti in una lingua imparentata con quelle europee. Concezioni
indoeuropee che hanno influenzato l'induismo come idea del divino concepita come realtà celeste. Cielo:
sovrana potenza paterna, concezione del destino dell'uomo mortale di fronte agli dei immortali.
I Veda (=sapere) rappresentano il corpus dell'induismo. Il sapere, di origine non umana, è stato tramandato
da maestro ad allievo in forma orale per più millenni, anche quando è stato posto in forma scritta, l'oralità ha
permesso di garantire la riservatezza del messaggio poiché i Veda sono destinati alle classi alte. Costituito da
quattro sottocorpora:
1.Rgveda (la scienza degli inni), la prima raccolta ha forse accompagnato gli Arya
2.Samaveda (dei canti),
3.Yajurveda (formule sacrificali),
4.l'Atharvaveda (dei maghi e stregoni).
Ciascuno di questi gruppi di testi è ordinato in 4 livelli:
1.Samhita (le raccolte di base),
2.Brahmana ( i testi brahmanici), si occupano principalmente di rituale basato sul sacrificio.
Afferma, inoltre, il potere dei brahmani.
3.Aranyaka, i libri silvestri così chiamati poiché destinati ad essere recitati fuori casa
4.Upanisad, testi che contengono dottrine, resoconti di discussioni. Contenuto metafisico e filosofico.
Gli dei vedici non hanno ruoli ben definiti poiché spesso si sovrappongono nelle loro funzioni o sono
coinvolti in processi di assimilazioni ad altre divinità. Differenza con religione greco-romana.
Indra: celebrato come distruttore delle città indigene, si pensa che le imprese del dio simboleggino
la vittoria primordiale del cosmo sul caos. Un'altra teoria antica è quella che vede contrapposto
Indra, dio benefico del temporale e del fulmine ad Agni, demone della siccità.
Agni: fuoco e dio del fuoco. Fuoco sacrificale, intermediario, dunque, tra uomini e dei.
Varuna: Dio dei cieli che sorveglia ciò che accade sulla terra e che punisce chi non rispetta le sue
leggi con l'idropisia o lo scoppio del ventre.
Yama: il primo uomo che ha trovato la via della morte ed è diventato il sovrano del regno dei morti.
Agli dei e agli oggetti divini sono dedicati inni es. Soma, la bevanda sacra identificata con la luna. Al centro
dell'esperienza spirituale dell'uomo vedico c'è il sacrificio, anche domestico. Nell' Atharvaveda sono inoltre
presenti degli incantesimi per ottenere ricchezza, donne...
Un inno fondamentale racconta il sacrificio di un gigantesco uomo primordiale dotato di mille occhi, teste e
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L'induismo

L'induismo non è una religione fondata poiché non deve la sua origine ad una figura divina o realmente esistita, non ha un contenuto dottrinale unitario e non ci sono dogmi né una chiesa depositaria. Si può essere induisti anche da atei. La divisione della società in caste non è un elemento essenziale all'nduismo pichè la divisione in gruppi sociali è tipica di tutte le religioni dell'india. Alcuni lo considerano un modo di vivere, una cultura in senso antropologico, un insieme di tradizioni, usi, valori, credenze. L'induismo si è evoluto nel tempo, arricchendosi di nuove forme senza abbandonare le dottrine tradizionali, si tratta di una coesistenza di tendenze conservatrici e di spinte verso l'innovazione. Come? Innovazione travestita da interpretazione fedele. Ascesa di nuovi culti e declino di culti più antichi. Con l'espandersi dell'induismo, ad esso si sono accostate tradizioni regionali anche divergenti tra loro. (tolleranza). Civiltà dell'Indo fiorita tra il 2500 ac e il 1800 ac con strade, edifici in mattoni, sistemi di scolo ma della loro lingua conosciamo poco e dobbiamo captare le testimonianze da reperti materiali, tradizioni che oggi sono rimaste nell'induismo come il grande bagno di Mohenjodaro, forse usato come rito di purificazioni o rappresentazioni di figure femminili, in relazione con degli animali fecondi, forse simbolo di dee madri. Immagine di uomo con occhi socchiusi (yoga?). Sigillo figura maschile tranquilla circondata da fiere (Shiva?). L'induismo è come un grande fiume nato dalla confluenza di più fiumi di diversa origine. Importante è la componente straniera es unni, viaggi... seconda componente quella degli Arya, popolo indoeuropeo non originario dell'india che si è imposto lì. Si è capito dal fatto che i Veda sono stati composti in una lingua imparentata con quelle europee. Concezioni indoeuropee che hanno influenzato l'induismo come idea del divino concepita come realtà celeste. Cielo: sovrana potenza paterna, concezione del destino dell'uomo mortale di fronte agli dei immortali. I Veda (=sapere) rappresentano il corpus dell'induismo. Il sapere, di origine non umana, è stato tramandato da maestro ad allievo in forma orale per più millenni, anche quando è stato posto in forma scritta, l'oralità ha permesso di garantire la riservatezza del messaggio poiché i Veda sono destinati alle classi alte. Costituito da quattro sottocorpora:

  1. Rgveda (la scienza degli inni), la prima raccolta ha forse accompagnato gli Arya
  2. Samaveda (dei canti),
  3. Yajurveda (formule sacrificali), 4.l' Atharvaveda (dei maghi e stregoni). Ciascuno di questi gruppi di testi è ordinato in 4 livelli: 1.Samhita (le raccolte di base), 2.Brahmana ( i testi brahmanici), si occupano principalmente di rituale basato sul sacrificio. Afferma, inoltre, il potere dei brahmani. 3.Aranyaka , i libri silvestri così chiamati poiché destinati ad essere recitati fuori casa 4.Upanisad , testi che contengono dottrine, resoconti di discussioni. Contenuto metafisico e filosofico. Gli dei vedici non hanno ruoli ben definiti poiché spesso si sovrappongono nelle loro funzioni o sono coinvolti in processi di assimilazioni ad altre divinità. Differenza con religione greco-romana.

• Indra : celebrato come distruttore delle città indigene, si pensa che le imprese del dio simboleggino

la vittoria primordiale del cosmo sul caos. Un'altra teoria antica è quella che vede contrapposto Indra, dio benefico del temporale e del fulmine ad Agni, demone della siccità.

• Agni : fuoco e dio del fuoco. Fuoco sacrificale, intermediario, dunque, tra uomini e dei.

• Varuna : Dio dei cieli che sorveglia ciò che accade sulla terra e che punisce chi non rispetta le sue

leggi con l'idropisia o lo scoppio del ventre.

• Yama : il primo uomo che ha trovato la via della morte ed è diventato il sovrano del regno dei morti.

Agli dei e agli oggetti divini sono dedicati inni es. Soma, la bevanda sacra identificata con la luna. Al centro dell'esperienza spirituale dell'uomo vedico c'è il sacrificio, anche domestico. Nell' Atharvaveda sono inoltre presenti degli incantesimi per ottenere ricchezza, donne... Un inno fondamentale racconta il sacrificio di un gigantesco uomo primordiale dotato di mille occhi, teste e

piedi, dal cui smembramento sarebbero nati gli animali, i Veda, e le suddivisioni della società ( varna ) poiché dalla bocca i sacerdoti, braccia i guerrieri, fianchi i lavoratori, piedi i servi. Si consacra così una condizione di immutabile disuguaglianza sociale. Dovevano esistere all'epoca persone che si concentravano sull'aspetto meditativo rivolgendosi al respiro, percepito come forza spirituale del singolo (atman) e dell'universo. Atman si specializza nel significato di spirito, vero io che coincide con Brahman, la forza che si sprigiona da un rito ben compiuto e dalla parola sacra ben recitata e che assurge al livello di realtà assoluta, universale. Nell' Upanisad vengono introdotti dei concetti fondamentali come il Samsara, il Karman, lo Yoga, la liberazione. Età assiale , da 8 a 5 secolo a.c periodo di rivoluzione, crisi politica e sociale, ricerca di maestri e linee di pensiero personali. Due tradizioni si affermano: buddhismo e jainismo le quali hanno influenzato l'induismo essendo suoi avversari. Al centro dell'esperienza religiosa non è più presente il sacrificio ma il culto e la devozione dell'idolo quotidianamente. La devozione costante del fedele può portarlo alla bhakti , cioè all'amore mistico fondato sulla partecipazione reciproca con il dio. Questo processo conduce alla beatitudine che coincide con l'identificarsi con la divinità, un'abbandono a dio. Le principali fonti letterarie del periodo postvedico sono il Mahabharata e il Ramayana, i trattati sul dharma, cioè il dharmasastra, i Purana riguardanti l'origine del mondo e i Tantra, che riguardano le dottrine, yoga e le vie di realizzazione spirituale.

2. Il dharma e il mondo L'induismo ha sempre avuto la capacità di espandersi in aree diverse del mondo. In particolare si ricordano due fasi storiche: nel primo millennio espansione verso il sudest asiatico e poi, a partire dall'800, a causa di flussi migratori per motivazioni economiche, verso le isole Figi, Mauritius, Trinidad questa seconda fase è ancora in corso e colpisce anche stati uniti e europa. L'influenza culturale indiana sulla cultura del sudest asiatico è avvenuta pacificamento attraverso mercanti e specialisti del sapere sacro che usavano parlare in sanscrito. L'Indocina è così chiamata per indicare un'unione di due culture, unione che riguarda anche zone come il Vietnam e l'indonesi (a Bali in particolare oggi). Gli islamici hanno occupato militarmente l'India recando molta distruzione. A causa dell'islam, in questo periodo scompare quasi toralmente in India il buddhismo poiché i monaci non possono essere più mantenuti dai cittadini che non hanno nulla di cui vivere. Gli islamici si trovano in disaccordo e tassano gli hindu chehanno dottrine diametralmente opposte alle loro es. pluralità di divinità, talvolte rappresentate come animali. Alcuni sovrani, come Akbar, si dimostrarono tollerante, cercando di fondare una religione sincretica con scarsi risultati. E' sicuro, però, che l'islam abbia influenzato l'induismo, forse nella Bhakti ad esempio. Movimento ispirato alla conciliazione di queste due fedi è quello di Kabir, poeta che cercò la conciliazione sul piano della mistica, dell'adorazione interiorizzata di un dio unico, respingendo il culto degli idoli cercando di incentrarsi sulla lode del nome di dio nella bhakti. Oggi ci sono alcuni milioni di suoi seguaci chiamati Kabirpanthin. I Sikh sono seguaci del maestro Nanak, il quale era un grande esponente della Bhakti rivolta ad un dio unico, inconoscibile, trascendente e immanente che è vera realtà, ordine del cosmo, parola sacra che risuona nel cuore dell'uomo il quale, spesso, non riesce a coglierla a causa del peccato. Bhakti implica la ripetizione del nome del dio affinchè l'uomo possa abbandonare i suoi condizionamenti psichici per giungere al dio. A Nanak seguirono 9 guru che crearono una comunità, si diede un testo canonico, l' Adi granth. A causa di scontri con islamici, il decimo guru decise di collocare nei templi, al loro posto, il testo sacro che viene venerato come unica immagine divina. Il decimo guru, inoltre, trasformò la comunità in una sorta di casta militare, il khalsa (=purezza) i cui membri, i singh (=leoni) sono obbligati a portare i segni della loro fedeltà barba e capelli lunghi, un pettine per raccogliere i capelli e avvolgerli un turbante, calzoni corti, un braccialetto metallico e una spada. I Sikh entrarono in conflitto con l'islamismo per sopravvivere ed è per questo che sono accostati alle arti marziali. Essi, inoltre, preferiscono al monachesimo l'impegno al lavoro e a favore dei confratelli. Il dominio coloniale inglese si afferma a partire dal 1700 e in India si percepirono le influenze politiche, culturali e religiosi. Si verifica il rinascimento induista, portato avanti da una classe di giovani che iniziarono a studiare la cultura inglese e europea affiancandola allo studio critico della loro cultura. Il risultato fu una

Le leggende e i miti degli dei sono numerose e rappresentano ancora oggi modelli comportamentali. Secondo il Taittirya upanisad, l'uomo sarebbe costituito da cinque involucri che nascondono il principio del nostro essere: essi sono fatti di cibo, soffi vitali, pensiero, coscienza e beatitudine. Altre concezioni identificano, oltre che allo spirito e al corpo materiale, il corpo sottile che appartiene sempre al mondo fisico ma è di natura più nobile ed è costituito dalle arterie. L'esperienza quotidiana dell'uomo si costituisce di tre statti di coscienza: veglia, in cui si conosce il mondo materiale, sogno , in cui si ha esperienza di un mondo separato, sonno profondo, chiamato di coscienza poiché c'è la convinzione che ci sia un principio cosciente attivo senza che ci sia nulla di esterno da conoscere. All'infuori dell'esperienza quotidiana c'è un quarto stato: il Brahman, la realtà infinita. Inizialmente Karman ha il significato di azione, atto rituale, poi assume il senso di legge di retribuzione degli atti compiuti. Il karman può essere bianco per gli uomini buoni, nero per quelli malvagi e un misto per quelli normali. Il karman dell'adepto dello yoga non ha questi colori e non produce frutti. Esso rappresenta la risposta indiana al determinismo e al libero arbitrio. Esistono teorie differenti che hanno a che fare con l'inaridire il karman attraverso riti, o passare del karman positivo da un maestro o un allievo o, ancora, riguardanti la possibilità di migliorare il futuro di defunti attraverso riti. In generale si conosce agli asceti la capacità di annullare il karman. L'idea di una gerarchia di tutti gli esseri è tipica nell'induismo e risale almeno alla civiltà indoeuropea. Nel Rgveda c'è un inno in cui si affermano i doveri di ogni varna (sacerdoti, nobili guerrieri, gente comune e servi). Jati, che significa nascita, è il termine traducibile con casta, ce ne sono migliaia e hanno a che fare con il concetto di purezza. I fuoricasta, chiamati generalizzando intoccabili, sono coloro che discendono da rapporti sessuali in cui la donna appartiene ad una casta molto più alta rispetto a quella dell'uomo. Essi si dedicano ad attività ritenute impure per gli altri. Si credeva che essi contaminassero anche solo alla vista e dovevano urlare o usare dei campanelli per avvisare del loro passaggio. Dharma universale: insieme delle norme che gli induisti devono seguire e non conesse con l'appartenenza sociale es: purezza, autocontrollo, veridicità, nonvilolenza e rispetto per la vita anche se non sempre rispettata e che, invece, spesso si riduce ad un semplice vegetarianesimo. Dharma specifico: dovere determinato dalla casta di appartenenza I due Dharma possono entrare in contrasto e quello particolare deve prevalere anche se l'universale deve essere mantenuto vivo nella coscienza e aspirazione. Oltre che all'appartenenza alla casta, la vita degli uomini era tradizionalmente regolata da norme che scandivano i vari periodi dell'esistenza. Si tratta del sistema degli asramana= sforzo e indica le tappe della vita verso il perfezionamento spirituale.

  1. Brahmacarin
  2. grhastha
  3. vanaprastha
  4. sannyasin Questi passaggi, per gli induisti, rappresentano un progressivo passaggio dall'esistenza comune ad un'immedesimazione con l'infinito. Nell'india tradizionale la donna è considerata sempre annessa ad un uomo, che sia il marito, padre o il figlio, le grandi eroine indiane sono famose per la devozione al dio e sono tenute a servire il loro marito come un dio. La morte del marito rappresentava la tragedia per eccellenza e d è per questo che esse si facevano, tal volta, bruciare insieme al cadavere dell'uomo (sati). Nell'antichità era solito sacrificare il bestiame e le mogli che avrebbero accompagnato nell'oltretomba il defunto marito. Questa pratica esalta una condizione esistenziale della donna che non potrebbe vivenre da sé, anche dovutamente a fattori economici. La donna viene esaltato poiché, essendo compagna di vita fedele all'uomo in questo o un altro mondo, possiede una dimensione sacra. Essa è anche vista come ostacolo alla vita ascetica, utilizzate dagli dei per far sì che essi abbandonino le loro pratiche, che sprigionano un'energia che rischierebbe di bruciare il mondo. Esistono però donne che sono riuscite a prendere in mano la propria vita e, ad esempio, di diventare monache buddhiste. Alcune donne donate al servizio di un tempio per offrire servizi di prostituzione relativo al culto della fecondità. La donna riproduce nelle pratiche tantriche la prassi del rapporto dea- dio. Capacità di eccitazione, evocatrice della potenza spirituale il cui risveglio è essenziale per accedere a livelli della coscienza più alti. L' accoppiamento uomo-donna è l'immagine per eccellenza di questa esperienza sublime di beatitudine. Il sogno è quello del ritorno all'unità di un originario

ermafroditismo, forse è questa la lettura delle divinità metà maschio e metà femmine. Ci sono molti tratti della cultura indiana connessi con l'induismo che, però, lasciano sullo sfondo nell'applicazione il tratto religioso. Es. nei kamasutra appare evidente la ricerca del mero piacere erotico in modo tecnico oppure per quanto riguarda la scienza politica, arte della vittoria senza alcuna remora morale. Si crede che i primi nempli iniziarono a sorgere con il buddhismo poiché nel periodo precedente i riti vedici non avevano bisogno di edifici particolari per essere svolti. Inizialmente vennero creati tumuli per contenere le reliquie del buddha, sacrari o venivano utilizzate grotte. Il tempio induista è considerato la dimora dell'idolo, che risiede in una piccola cella chiamata gabhagrha, essa non è altro che il luogo in cui si incontrano la realtà fenomenica e divina. Solo il sacerdote, che è l'intermediario può avvicinarsi all'idolo nel tempio mentre i fedeli possono stare solo davanti alla porta della cella. I templi sono ornati con pitture rappresentanti miti, episodi di vita quotidiana di carattere didattico, scene erotiche... queste strutture possono mantenersi attraverso le offerte dei fedeli e rappresentano un centro per le comunità di grande rilievo. Non è obbligatiori per un hindu ivi recarsi. La maggior parte degli hindu pratica il culto delle icone divine. Gli dei sono rappresentati con particolari posizioni gestuali (mudra). Fin dal periodo vedico, l'induismo ha conosciuto svariate figure sacerdotali. La più importante è il brahman , conoscitore e incarnazione del brahman neutro; egli si occupava dei rituali e dei sacrifici. Il purohita, il cappellano familiare che fungeva da consigliere dei capi. Con il superamento dei sacrifici vedici scompaiono alcune figure ma il brahmano rimane in una posizione centrale. I sacrifici vedici si dividono in domestici, quotidiani ch evenivano compiuti dal capofamiglia e solenni, che richiedevano l'aiuto di sacerdoti. Le offerte riguardano vegetali e, soprattutto, animali. Il più importante e complesso è l'asvamedha, il sacrificio del cavallo, lasciato libero a pascolare per un anno, sorvegliato da giovani che lo devono proteggere da avversari che simboleggiano gli ostacoli che potrebbero opporsi al potere del re. Dopo il sacrificio cruento, la sposa giace con il cavallo simulando un coito. Si tratta di un rituale molto praticato anche dopo il periodo vedico che mira a garantire properità e sovranità. L'evoluzione di queste prstiche coincide con l'esaltazione della forza del sacrificio, superiore a quella divina a cui gli stessi dei possono essere piegati e della figura sacerdotale come garante dell'ordine universale, dall'altra parte, questi rituali vengono interiorizzate attraverso pratiche di autoafflizione. Fine dei veda tramontano i sacrifici solenni ma permangono quelli domestici, nell'induismo, infatti, vengono tramandati i cinque grandi sacrifici quotidiani: sacrificare nel fuoco del cibo per gli dei, gettare a terra del cibo per gli spiriti, agli uomini offrire ospitalità, soprattutto agli asceti, ai padri e agli antenati defunti si offre l'acqua, al brahman si rivolgono preghiere e studio di testi vedici. Importanti sono i samskara, riti per il passaggio all'altro della vita, come quelli prenatali per avere un figlio maschio, riti compiuti alla nascita, taglio di capelli a tre anni grande rito funebre con canti, preghiere e cremazione, i resti vengono sparsi nelle acque di qualche fiume sacro.. Il rito dell'iniziazione per i membri delle prime 3 caste, che diventano i due volte nati. Iportanti sono quelli matrimoniali, 8 tipi che mirano a mantenere i valori di stabilità, castità e autocontrollo. Oggi, di questi riti, sono praticati ancora il matrimonio e il funerale. Da ricordare i riti per espiare i propri peccati. Per la maggior parte degli inni vedici è difficile distinguere tra preghiera e formula magica; nei testi vedici, l'umile sottomissione della preghiera può essere la copertura di un atteggiamento magico per ottenere la benevolenza del dio. Forme di devozione individuale erano probabilmente poco praticati nella cultura vedica. È con il passaggio successivo, introduzione delle icone che, venne favorita una relazione diretta con il divino. Forma di preghiera più elementare è il namas= onore, di omaggio, a questa categoria appartengono i mantra. Più elaborate sono le preghiere in cui si richiede rifugio in qualche dio, gli inni in cui si celebrano qualità del dio, gli epiteti, come accade nell'inno dei mille nomi di siva, del quale si dice che sia in grado di eliminare tutti i peccati. Tradizionali della bhakti visnuita sono i kirtana, le glorificazioni, cioè litanie ripetute infinite volte che raggiunge il culmine con la ripetizione del nome divino, che sancisce l'incontro tra dio e devoto. Si pensa che la pronuncia del nome possa addirittura salvare dalla morte. Il punto su cui bisogna focalizzarsi è, però, l'interiorità, è inutile, cioè, trasformare la preghiera in semplice abitudine. Lo scopo della preghiera può essere materiale es figli, denaro, salute... o morale, es liberazione dal peccato. L'obiettivo può essere anche quello di conoscere la verità spirtuale o, espressione della bhakti, di carattere mistico che ha come fondamento l'amore per la divinità ricambiato. La preghiera può essere accompagnata da gesti come