Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


G.R. FRANCI - L'INDUISMO, Sintesi del corso di Storia dell'India

riassunto dell'opera INDUISMO di G.R. Franci

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

Caricato il 03/07/2024

martina-rovedatti
martina-rovedatti 🇮🇹

4.8

(17)

52 documenti

1 / 12

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
L'INDUISMO
Gli induisti costituiscono oltre l’80% della popolazione indiana. Dalla
separazione tra India e Pakistan nel XX s, l’induismo ha assunto una
posizione maggioritaria. Non si tratta di una religione fondata, non deve la
sua origine ad una figura umana o divina, non ha un contenuto dottrinale
o dogmatico. Non è necessario credere negli dèi per essere induisti, alcuni
sostengono basti credere alla verità dei testi sacri delle origini, i veda. Il
contenuto dei veda è eterogeneo, ma le classi inferiori sono escluse dalla
sua conoscenza. L'induismo è una cultura in senso antropologico, un
insieme di tradizioni, usi, valori, credenze, trasformato e accresciuto nelle
generazioni.
I primi popoli ad entrare in contatto con gli indiani furono gli iranici, che
chiamarono ‘India’ il paese attraversato dal fiume Indo. ‘induismo’ deriva
da ‘hindu’, termine persiano usato per designare gli indiani non convertiti
all’islam. Il termine indiano tradizionale per riferirsi alla religione induista
è sanatana dharma’: ‘legge/dovere/moralità duratura’, ed è spesso
tradotto con ‘legge eterna del mondo’, come insieme di verità spirituali
che sovrasta il fluire del tempo. Nel tempo questo si è arricchito, senza
però eliminare del tutto le forme più antiche. All’induismo ‘panindiani’ si
affiancano tradizioni regionali.
Il ricco pantheon hindu è riportato nel Rgveda, in cui le funzioni degli dèi
talvolta si sovrappongono, o sono agenti o oggetti di assimilazione. In
questa mitologia vedica, le divinità più importanti sono:
Indra, dio ‘nazionale’, rappresentato come un gigante fulvo
eternamente giovane, di grande forza e audacia dovute al liquore sacro
‘soma’. La sua arma è la vajra/mazza/martello. Solitamente è benevolo,
ma ostile agli indigeni e distruttore delle loro città i suoi miti celebrano
la sua liberazione delle vacche celesti, e l’uccisione del demone Vrtra
(simbolo di siccità o caos). È signore dei lokapala/guardiani dei punti
cardinali, i custodi dell’universo.
Parjanya è la divinità della pioggia, del tuono e del fulmine, ed è un
altro epiteto di Indra.
Importante è il dio del fuoco Agni, identificato con il fuoco stesso, che
ha molteplici forme. Se ne descrivono la chioma bionda, le numerose
lingue e le differenti origini.
Varuna è la divinità che dal cielo sorveglia quanto avviene sulla terra,
con i suoi molti occhi: le stelle. Chi non rispetta le sue leggi è affetto da
idropisia. Spesso viene celebrato insieme a Mitra/amico, la
personificazione della potenza celeste, dal quale è per lo più
1
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa

Anteprima parziale del testo

Scarica G.R. FRANCI - L'INDUISMO e più Sintesi del corso in PDF di Storia dell'India solo su Docsity!

L'INDUISMO

Gli induisti costituiscono oltre l’80% della popolazione indiana. Dalla separazione tra India e Pakistan nel XX s, l’induismo ha assunto una posizione maggioritaria. Non si tratta di una religione fondata, non deve la sua origine ad una figura umana o divina, non ha un contenuto dottrinale o dogmatico. Non è necessario credere negli dèi per essere induisti, alcuni sostengono basti credere alla verità dei testi sacri delle origini, i veda. Il contenuto dei veda è eterogeneo, ma le classi inferiori sono escluse dalla sua conoscenza. L'induismo è una cultura in senso antropologico, un insieme di tradizioni, usi, valori, credenze, trasformato e accresciuto nelle generazioni. I primi popoli ad entrare in contatto con gli indiani furono gli iranici, che chiamarono ‘India’ il paese attraversato dal fiume Indo. ‘induismo’ deriva da ‘hindu’, termine persiano usato per designare gli indiani non convertiti all’islam. Il termine indiano tradizionale per riferirsi alla religione induista è ‘ sanatana dharma ’: ‘legge/dovere/moralità duratura’, ed è spesso tradotto con ‘legge eterna del mondo’, come insieme di verità spirituali che sovrasta il fluire del tempo. Nel tempo questo si è arricchito, senza però eliminare del tutto le forme più antiche. All’induismo ‘panindiani’ si affiancano tradizioni regionali. Il ricco pantheon hindu è riportato nel Rgveda , in cui le funzioni degli dèi talvolta si sovrappongono, o sono agenti o oggetti di assimilazione. In questa mitologia vedica, le divinità più importanti sono:  Indra, dio ‘nazionale’, rappresentato come un gigante fulvo eternamente giovane, di grande forza e audacia dovute al liquore sacro ‘soma’. La sua arma è la vajra/mazza/martello. Solitamente è benevolo, ma ostile agli indigeni e distruttore delle loro città i suoi miti celebrano la sua liberazione delle vacche celesti, e l’uccisione del demone Vrtra (simbolo di siccità o caos). È signore dei lokapala/guardiani dei punti cardinali, i custodi dell’universo.  Parjanya è la divinità della pioggia, del tuono e del fulmine, ed è un altro epiteto di Indra.  Importante è il dio del fuoco Agni, identificato con il fuoco stesso, che ha molteplici forme. Se ne descrivono la chioma bionda, le numerose lingue e le differenti origini.  Varuna è la divinità che dal cielo sorveglia quanto avviene sulla terra, con i suoi molti occhi: le stelle. Chi non rispetta le sue leggi è affetto da idropisia. Spesso viene celebrato insieme a Mitra/amico, la personificazione della potenza celeste, dal quale è per lo più

indistinguibile. Le leggi dei sovrani del cielo si inquadrano in un alto ordine cosmico: rita.  Vayu è il dio del vento  Yama è stato il primo uomo a trovare la morte, ed è stato innalzato a sovrano del regno dei morti, è anche dio della giustizia e della legge. È uno dei lokapala; la sua cavalcatura è un bufalo e usa un cappio o una mazza per catturare le anime.  Rudra è un dio distruttore e minaccioso, forse la divinizzazione di un tifone, spesso blandito con l’epiteto ‘Shiva’/benevolo, che avrà successo nelle correnti induiste postvediche. Le divinità femminili sono poche, e un esempio può essere Ushas, la dea del’aurora, con caratteristiche comuni alle divinità greche, è accompagnata dai gemelli divini Ashvin (dioscuri). Spesso gli dèi compaiono in gruppi: sono i Marut, i compagni di Indra, o gli Aditya, i figli di Aditi, tra cui Vishnu-il sole. Nell'induismo, tutto può essere divino. Un esempio è la celebrazione della bevanda ‘soma’, che viene associata alla luna, forse perchè di colore giallo. Al centro dell’esperienza spirituale dell’uomo vedico vi è il sacrificio, cruento e non, solenne o domestico, di scongiuro o incantesimo, che andava eseguito con precisione. Un inno del Rgveda celebra il sacrificio dell’uomo promordiale --> consacra la disuguaglianza sociale, riconosciuta come espressione di un sistema immutabile, e si instaura un rapporto diretto uomo-cosmo. Il Brahmana è una raccolta di testi religiosi di XI-IX aC, contenente norme e spiegazioni su opinioni teologiche, etimologiche, narrazioni, fondamenta di pensiero e scienza successivi, che si incentrano sulla dottrina del sacrificio, come origine e forza suprema dell’universo, che si lega al dio cosmogonico Purusha /signore della progenie. Lo scopo di questi testi è descrivere e spiegare la relazione tra le formule sacrificali/mantra e le azioni/karman inerenti alle cerimonie. La seconda fase dell’induismo, spesso chiamata brahmanesimo, è caratterizzata dalla perdita di importanza degli altri dèi, e la divinità creatrice Prajapati viene identificata con il brahman, la forza che sprigiona dal sacrificio ben compiuto e dalla parola sacra ben recitata, che è realtà assoluta e universale. Gli Aranyaka sono testi che continuano stile e contenuti del Brahmana, su una linea di interiorizzazione meditativa del sacrificio. Non si conosce con certezza la fase della storia spirituale più antica; oltre a queste opere vi erano esperti della meditazione che si concentravano sulle tecniche di respirazione, la forza vitale del singolo e dell’universo, intima realtà spirituale/ atman --> il suo significato di soffio vitale si esprime con il termine ‘prana’, e atman indica ‘spirito/vero io’. Nelle

lingua sanscrita, è rimasto un fenomeno interno all’India. La diffusione extraindiana fu importante in alcune fasi storiche: nel 1 millennio si diffuse verso il sud-est asiatico, e dal 1800 nel mondo euroamericano. Viene utilizzato il termine ‘india maior’ per evidenziare l’importanza dell’apporto della cultura indiana in Asia, come fenomeno pacifico che produsse un meticciato culturale complesso --> l'Indocina e l'Indonesia. Il cristianesimo rimase un fenomeno circoscritto nel paese. L'islam, invece, dopo una prima fase di diffusione a seguito degli scambi commerciali, si concretizzò in un’occupazione militare, con distruzioni e spoliazioni. Durante questo periodo, il buddhismo quasi scomparve dall’India. Gli induisti furono sottoposti a tassazione e oppressioni dalla negazione islamica dei loro principi di sacralità e organizzazione sociale. Sovrani islamici tolleranti furono Akbar (1556-1605), che cercò di dare vita ad una religione sincretica, e Dara Shikoh, che tentò una conciliazione fra mistica islamica e derivazione upanishadica, poi condannato per apostasia [abbandono volontario della propria religione]. Il popolare poeta e mistico Kabir (fra 1400 e 1500) tentò di conciliare induismo e islam sul piano della mistica, dell’adorazione di un dio unico, respingendo il culto degli idoli e raccomandando la bhakti. Mantenne una base induista, con concetti come il karman, il samsara, la liberazione ma con l’interpretazione simbolica di norme islamiche. I suoi seguaci sono considerati induisti. La sua influenza si estese anche alla religione sikh. I sikh/discepoli/allievi sono i seguaci del maestro Nanak (1469-1539) e della linea di guru che ne è derivata. Nanak fu un grande esponente della bhakti, rivolta ad un dio unico e inconoscibile, ma trascendente, privo di nome e chiamato nome-verità --> la bhakti si incentrava sulla ripetizione costante del nome. A Nanak successero altri 9 guru, formando una comunità che si diede un testo canonico: l’Adi-granth/libro primo, con poesie di Nanak e testi di Kabir. Si scontrarono con i dominatori musulmani. Il 10° guru introdusse il libro primo e creò una casta militare, i cui membri portano i segni della loro fedeltà: barba e capelli lunghi, turbante, calzoni corti, braccialetto metallico, spada. Costituiscono il 2% della popolazione indiana. Le idee di base sono induiste. Il dominio coloniale inglese si affermò nel XVIII s, debellando i francesi, già affiancati al potente impero moghul. Si avviò un rapporto complesso, con aspetti di influenza reciproca. Nacque una classe media di formazione mista, e si sviluppò il rinascimento indiano, fenomeno storico con ridotta influenza musulmana e una tensione verso la riscoperta e la riappropriazione del passato. Sorsero vari samaj/società raccolte attorno ad intellettuali con interessi religiosi. Il primo di questi samaj fu quello del

brahmano bengalese Ram Mohan Roy, che cercò di ‘depurare’ l’induismo, un’altra società fu quella degli arya/aryasamaj, che sorse attorno al brahmano Dayananda Sarasvati, il cui messaggio puristico cercava un ritorno ai Veda, liberando la religione dagli elementi postvedici; esprimeva disagio per le condizioni contemporanee, e ciò si tradusse in atteggiamenti conservanti, nazionalistici e intolleranti. Ramakrishna (1834-1886) insistette sulla necessità di purezza interiore e sull’esperienza diretta, e fu per la tolleranza e il rispetto inter-religioso: ognuno doveva vivere la propria religione. Il suo discepolo Vivekananda si fece maestro di un messaggio missionario e portò l’induismo in occidente. L'opera di Gandhi (1869-1948) fu ispirata dalla dimensione spirituale. Esaltando rinuncia, castità, non violenza, come scelta consapevole dei forti pronti al sacrificio; si rifaceva a tradizioni antiche, fu seguace della bhakti e accolse elementi occidentali; era favorevole al sistema delle caste come riconoscimento della diversità naturale degli uomini, ma era contrario alle discriminazioni. Gandhi si scontrò con il rappresentante degli intoccabili Ambedkar, che sosteneva la creazione di una comunità separata; si convertì poi al buddhismo. Tra le figure hindu più note in occidente c’è Aurobindo (1872-1950), oppositore anti-inglese radicale, sostenitore della pratica dello yoga integrale, reinterpretando le parti più antiche dei veda. La concezione indiana del tempo e del suo articolarsi attraverso il divenire ciclico è rappresentata nei Purana : si divide in ere/yuga, iniziando da una di perfezione, seguendo altre di progressiva decadenza, di durata decrescente in parallelo alla decadenza morale. L'universo è concepito come un uovo: l’uovo di Brahman, formato da più strati concentrici. La terra è suddivisa in 7 parti concentriche con dvipa/isole, separate da 7 oceani. Le divinità hindu possono assumere funzioni e aspetti di altre, assimilarle o subordinarle: sono atteggiamenti attestati dagli inni vedici. Nelle correnti postvediche e in alcune Upanishad, la divinità maggiore ha il nome generico di Ishvara/signore/potente, senza necessaria identificazione con una figura precisa del pantheon. La considerazione della divinità suprema varia a seconda delle dottrine: nelle concezioni non-dualistiche Ishvara non è identico al brahman (che è realtà assoluta e indefinita), ma è proiezione illusoria di un mondo illusorio; nelle concezioni teistiche non vi è differenza fra dio supremo e brahman. Talvolta con dio supremo si identifica la divinità d’elezione, con cui si ha un rapporto preferenziale. Dal dio supremo si distinguono le divinità alle quali compete una funzione particolare; spesso sono decadute dal pensiero vedico, e ad esse ne succederanno altre quando si esauriranno i frutti delle loro opere.

divina/shakti --> la polarizzazione protosessuale del dio SHiva. È principio di ogni vivente, natura madre universale, origine prima della maya /illusione, è strumento di liberazione (agisce su Kundalini: il serpente arrotolato che preclude l’accesso ai livelli più alti della conoscenza). o Anche la sposa di Vishnu può fungere da shakti: è Lakshmi o Shri/fortuna, dea della ricchezza, della bellezza, dell’amore senza erotismo scandaloso. o Vishnu, altro dio supremo, ha antecedenti vedici modesti, ma anche nella fase antica la sua importanza è maggiore rispetto a quella di SHiva: è alleato e amico del dio Indra, amichevole verso gli uomini. Essenziale nel suo processo di ascesa è stata l’incorporazione, nella sua storia sacra, di figure divine di origini indipendenti poi considerate sue manifestazioni/ascese/avatara --> alcune sono dèi supremi, spesso più popolari di Vishnu stesso. Ha vari nomi ed epiteti; è generalmente raffigurato come giovane quadrumane con clava, disco, fiore di loto e conchiglia, il suo corpo è blu scuro, porta il gioiello Kaustubha, e i peli sul suo petto formano un ricciolo. Kubera: avatara di Vishnu, nano panciuto, signore della ricchezza e dei tesori e degli yaksha/geni dela vegetazione. Altri esseri della mitologia hindu sono: ▫ Asparas: ninfe voluttuose ▫ Rishi: i veggenti vedici, in numero di 7 ▫ Gandhavara: esseri con tratti centaureschi, musici celesti dal ruolo amoroso ▫ Manu: i progenitori nei vari cicli cosmici ▫ Naga: uomini-serpi, custodi delle ricchezze ▫ Vetala: figure assimilabili a vampiri Gli smarta/tradizionalisti, continuatori del rituale domestico vedico, solitamente adorano Vishnu, SHiva, Durga, Surya/sole, e Ganesha. Il culto di Surya è stato a lunga diffuso, forse per l’effetto di influenze iraniche, ma da tempo non è più particolarmente popolare. I poteri e le funzioni delle divinità vediche sono stati ridotti. Per quanto riguarda i miti, molti sono miti delle origini, o trattano di riti, voti, pratiche. Grandi repertori di miti e leggende sono i poemi epici e i Purana. IL GIOCO: Particolarmente importante nella concezione induista è il gioco: sta alla base della creazione, e caratterizza l’agire di Krishna.

La Taittiriya-Upanishad è un’opera vedica in 3 capitoli che riporta insegnamenti antichi e introduce la teoria dei 5 involucri che nascondono il principio autentico del nostro essere: sono fatti di cibo, soffi vitali, pensiero, coscienza, beatitudine. Altre concezioni in ambiente yogico e tantrico distinguono, oltre a spirito e corpo materiale, il ‘corpo sottile’, che appartiene al mondo della natura, ma è la sua parte meno grossolana, ed è percorso da arterie/nadi, di cui le più importanti sono Ida a sx, Pingala a dx e Susumna al centro --> costituiscono una spina dorsale non fisica. Lungo la susuma sono collocati i vari chakra, che simboleggiano stati di coscienza. Alla morte, il corpo fisico si dissolve, e il corpo sottile tramanda le caratteristiche e le predisposizioni secondo il karman. Quella del karman è una dottrina panindiana, ed è legata al samsara. Si riconoscono tre fasi di sviluppo del Karman: a. Quello cominciato, che ha effetto sul presente b. Quello accumulato nelle vite passate c. Quello in processo di maturazione, che darà frutto nelle vite future. Il karman è nero per i malvagi, bianco per i virtuosi, e bianco-nero per la gente comune. Per gli yogin non è nè bianco nè nero, e non dà frutti. Esistono rituali di espiazione, per purificare il karman, e di trasferimento di merito fra due persone. Secondo la Mandukya-Upanishad, che analizza i suoi che compongono la sillaba sacra OM, l’esperienza quotidiana dell’uomo si svolge attraverso tre stati di coscienza, di cui Il quarto stato è la realtà infinita non-duale del brahman supremo:

  1. La veglia: la conoscenza del mondo materiale
  2. Il sogno: l’esperienza del mondo separato
  3. Il sonno profondo ‘di coscienza’ Il dharma è il riferimento dell’intera esistenza. Ne esistono di due diversi tipi: Universale: tratta di valori etici non connessi con le condizioni sociali, anche se queste possono avere effetti sull’attuazione; esempi solo l’autocontrollo, la veridicità, la non- violenza/rispetto per la vita Di condizione specifica: insieme norme che sono relative alla casta di appartenenza o alla professione svolta Tradizionalmente, la vita è regolata dalla casta di appartenenza e dall’insieme di norme che scandiscono i periodi dell’esistenza --> il sistema degli ashrama /sforzo: le fasi intese come tappe di

da donatori. La frequentazione non è obbligatoria per gli induisti: possono bastare preghiere e rituali domestici. Le immagini divine sono di vario genere, a volte schematiche e abbozzate. Le divinità sono rappresentate secondo modelli ben definiti, e talvolta le divinità ne possiedono vari. L'iconografia è complessa ma nulla è improvvisato --> si usano le convenzioni di un linguaggio gestuale analogo ai mudra della danza. Spesso le divinità hanno molti arti o più teste, sono assisi o stanti, immobili o in movimento, soli o con altre divinità. Vengono usati i materiali più vari. L'idolo è installato nel tempio con un rituale preciso, che segue criteri astrologici (importanti in diverse occasioni nella vita degli hindu). Fin dal periodo vedico, l’induismo ha visto una grande varietà di sacerdoti, professionisti del rituale, conservatori e trasmettitori del sapere sacro vedico. Importante figura sacerdotale era il ‘preposto’, officiante dei riti e consigliere --> con l’induismo postvedico tramontò parte del sacrificio e delle specializzazioni --> sopravvive la figura del brahmano e compaiono altri professionisti del sacro. Esistono anche sacerdoti non brahmani, al servizio di templi e santuari. I sacrifici vedici si distinguevano in domestici (quotidiani, casalinghi) e solenni (con figure di specialisti), scomparsi quasi del tutto con la fine del periodo vedico. I più importanti sacrifici vedici erano: l’ablazione del fuoco, la lode del fuoco, la bevuta della vittoria, la consacrazione regale, il sacrificio del cavallo. Sopravvivono ancora oggi molti riti domestici e sacrifici cruenti. Dal periodo vedico alla maturità dell’induismo si tramandano 5 sacrifici quotidiani, rivolti agli dèi, agli spiriti, agli uomini, agli antenati, ai brahmani. Le preghiere hindu possono essere di diverso tipo, a seconda dell’effetto desiderato, e sono spesso accompagnate da gesti:

  • Preghiere per richieste di beni materiali
  • Preghiere per richieste di aiuto morale
  • Preghiere per la richiesta di scienza spirituale
  • Preghiere di carattere mistico, tipiche espressioni della bhakti La vita religiosa è accompagnata da una forte teatralità, che comporta danzatrici, canti e musiche, rituali scenici vedici --> unisce il fervore religioso al godimento estetico. Nelle processioni vengono rievocati fatti mitici --> esempi sono le processioni notturne nel Bengala. Importanti rappresentazioni erano anche quelle teatrali popolari regionali, quelle del teatro danzato dell’India meridionale, la ripetizione dei ‘giochi divini’ e la loro rievocazione mitica, e quelle delle danzatrici-prostitute al servizio dei templi. Elementi rituali erano presenti anche nel teatro antico classico.

Pratica importante dell’induismo è il pellegrinaggio, non attestato nelle scritture vediche, ma nelle età successive --> un esempio si trova nel III libro del Mahabharata. Il pellegrinaggio è occasione momentanea di libertà dai vincoli e di incontro tra persone di diversa estrazione sociale --

è stato uno dei grandi strumenti di unificazione culturale indiana, di scambio di notizie sugli dèi, di diffusione di culti e idee. Si tratta di un fenomeno di spiritualità intima, un sacrificio personale, un impegno individuale. Pellegrino può essere chiunque si sia purificato dopo un omaggio a Ganesha, agli antenati e ai brahmani. Il viaggio viene compiuto tra privazioni. Alla meta, si compiono abluzioni e offerte. I luoghi sacri sono noti come tirtha /guadi, e sono raggruppati in tre categorie: a. Mobili, come maestri e santi b. Mentali, le virtù c. Immobili, luoghi geograficamente determinati. LO YOGA: i primi riferimenti alla pratica dello yoga si trovano nelle più antiche Upanishad vediche. Consistevano in una serie di pratiche per un intervento ‘psicofisico’ sull’uomo. Era un mezzo per conseguire la liberazione spirituale. La più organica presentazione dello yoga è lo Yogasutra di Patanjali, di datazione incerta, in cui vengono contrapposti natura e spiriti --> queste dottrine trovano sistemazione nel samkhya classico --> si presenta come un dualismo pluralistico, in cui uno dei due principi primi è costituito da una pluralità di spiriti. Lo yoga patanjaliano si articola con 8 agna/membra: di purificazione fisica e morale, delle posizioni del corpo, mentali. Patanjali riconosceva che la pratica yogica consentiva l’acquisizione di poteri straordinari, ma ne limitava il valore. Altre forme e tradizioni danno grande rilievo a questi poteri, e fanno ricorso allo Hathayoga/yoga della forza --> si collegano al tantrismo, alla medicina ayurvedica e all’alchimia indiana. Il Tantra è un tipo di yoga che supera quello classico e vi inserisce una rivalutazione degli istinti vitali --> prolunga e trasforma il ritualismo brahmanico. Il Bhagavadgita è un poemetto di 700 strofe all’interno del Mahabharata , ed è il testo fondamentale della bhakti di Krishna. È oggi uno degli apporti più originali dell’India alla cultura mondiale. L'occasione per il suo inserimento è la crisi morale del personaggio di Arjuna --> nelle sue azioni prevale il dovere della casta e dello stato di vita.