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Appunti di Grammatica a cura di xxx
Tipologia: Dispense
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a cura di Egle Mocciaro
La nozione di grammaticalizzazione, così come è venuta articolandosi nel corso degli ultimi decenni 1 , permette di affrontare uno dei punti centrali del dibattito teorico che caratterizza l’ambito di studi cognitivista (LC), avvicinandolo in ciò alla riflessione funzionalista 2 : il superamento della netta divaricazione tra sincronia e diacronia , di tradizione saussuriana e strutturalista.
Infatti, se indubbiamente la grammaticalizzazione è un processo squisitamente diacronico, che riguarda cioè il cambiamento linguistico - e, nella fattispecie, la nascita di strutture grammaticali a partire da entità lessicali –, è tuttavia fuor di dubbio che i suoi meccanismi gettano nuova luce anche su relazioni operanti in sincronia, che riguardano soprattutto la struttura categoriale.
La filosofia sottesa a questo nuovo modo di intendere il meccanismo della lingua è (diversamente da quanto avveniva negli studi tradizionali) l’idea di processo : la lingua non è mai uno stato o un prodotto, ma un processo, una continua attività e, in quanto tale, intrinsecamente instabile.
Quest’atteggiamento permette, inoltre, di superare anche le altrettanto rigide separazioni modulari della lingua, che tanto spazio occupano nella linguistica formale, l’idea cioè che il lessico, da una parte, e la grammatica, dall’altra, costituiscano due diversi livelli, due moduli della lingua, operanti in larga misura in modo autonomo.
(^1) L’attenzione ai processi di grammaticalizzazione ha, in realtà, origini più antiche, risalendo almeno ad alcune aree della riflessione filosofica del XVIII sec. (Condillac, Tooke) e trovando poi ampio spazio nell’ambito della linguistica tedesca del XIX sec. (Bopp, Schlegel, Humboldt). Tuttavia, è solo nel secolo successivo che la nozione riceve una codifica esplicita, ad opera di Meillet (1912: 131), che dà la seguente definizione di grammaticalisation : «le passage d’un mot autonome au role d’élément grammatical…l’attribution du caractère grammatical à un mot jadis autonome». (^2) Si fa riferimento al funzionalismo statunitense, rappresentato specialmente dai lavori di T. Givón, P. J. Hopper, S.Thompson, J.Bybee, ecc.
Una prima interessante considerazione a tal proposito è, infatti, quasi intuitiva: se un’entità linguistica è di tipo lessicale a un certo punto ma grammaticale in un altro, evidentemente la rigidità della separazione tra i due ambiti va ampiamente ridimensionata e va, invece, supposta una maggiore fluidità nella relazione tra lessico e grammatica. Tanto più che, nei processi di grammaticalizzazione, esistono frequentemente stadi intermedi tra forme lessicali e forme grammaticali, cioè entità che non sono del tutto grammaticalizzate e mantengono, accanto a nuove funzioni grammaticali, anche residui variamente corposi dell’originaria semantica.
È quindi chiaro che, intesa in questo modo, la nozione di grammaticalizzazione costituisce anche una sfida alla nozione classica di categoria e richiede, al contrario, una visione scalare delle proprietà che caratterizzano un’entità come grammaticale o lessicale.
È proprio l’assunzione di un’euristica scalare che spiega il sodalizio, avvenuto specialmente negli ultimi venti anni, tra studi sulla grammaticalizzazione e LC, che ha come pendant il fondamento cognitivo riconosciuto all’evoluzione grammaticale: il cambiamento linguistico non è un fatto arbitrario ma sistematico e ampiamente motivato.
La motivazione è di natura sia pragmatica sia concettuale: gli analisti insistono più sull’uno o sull’altro aspetto, secondo gli interessi complessivi di fondo. In particolare, se i funzionalisti si interessano più alla dinamica del discorso (all’interazione tra i partecipanti, considerata il locus di ogni mutamento), LC è più attenta ai fenomeni cognitivi sottesi, nella convinzione che la pragmatica sia parte integrante del significato e della sua costruzione (Langacker 1987: 154 ss.).
In particolare, si ritiene che l’originarsi di significati grammaticali (astratti) non avvenga ex nihilo ma derivi da domini concreti, attraverso procedimenti astrattivi di natura metaforica.
Secondo Heine (Heine et al. 1991; Heine 1993), a essere coinvolte nei processi di grammaticalizzazione sono parole basiche, universali dell’esperienza culturalmente indipendenti, che esprimono relazioni
Ma come avviene il processo di grammaticalizzazione e da che cosa è innescato?
Si ritiene che la grammaticalizzazione sia un percorso graduale (e tendenzialmente unidirezionale 3 ) attraverso cui talune entità lessicali, come quelle descritte, transitano verso nuovi valori grammaticali, perdendo progressivamente autonomia:
Tale percorso va, dunque, considerato un continuum del tipo: entità lessicale > parola grammaticale > clitico > affisso (Hopper-Traugott 1993: 7), lungo il quale le entità linguistiche possono raggiungere stadi più o meno avanzati. Inoltre, poiché la transizione da uno stadio all’altro non è discreta ma scalare, non stupisce, all’insorgere del mutamento, una fase di competizione con gli stadi precedenti. Questi, tuttavia, non necessariamente sono destinati alla scomparsa ma possono, al contrario, coesistere accanto alle forme più grammaticalizzate ( overlapping ). «The presence of such overlap stages suggests that grammaticalization chains cannot be described appropriately in terms of discrete categorization» (Heine 2005: 590). In altri termini, non si tratta più di stabilire se una forma è o no grammaticalizzata, ma in che misura. Va, inoltre, osservato come la perdita di proprietà che ciascuno dei passaggi segna nell’ambito di un aspetto diverso della lingua (rispettivamente in semantica, in morfosintassi, in fonetica)
(^3) La questione della reversibilità dei processi di grammaticalizzazione costituisce un problema assai dibattuto in letteratura: è chiaro che, ammessa la fluidità del rapporto lessico/ grammatica, sarebbe per lo meno contro intuitivo supporre che una lingua possa mutare solo in direzione della seconda e, infatti, in un senso generale, il movimento è decisamente bidirezionale, procedendo sia dal lessico alla grammatica sia dalla grammatica al lessico. Tuttavia, la grammaticalizzazione non rappresenta il mutamento linguistico tout court , ma un tipo specifico di esso, attraverso cui la grammatica espande il proprio dominio attingendo al lessico. In quest’ottica, si potrebbe ammettere che, almeno in linea di principio, le entità in via di grammaticalizzazione possano retrocedere verso il lessico ma, perché si possa parlare di reversibilità, la “degrammaticalizzazione” dovrebbe ripercorrere a ritroso le medesime tappe del percorso. Per un approfondimento della questione, rinvio a Lazzeroni 1998; Giacalone- Hopper 1998; Haspelmath 1999; Fischer et al. 2004.
corrisponde, d’altra parte, a un’ acquisizione sul piano della pragmatica, cioè a un’ estensione o generalizzazione del contesto d’uso. In quest’ottica, sembra preferibile considerare l’intero processo non come perdita, ma come acquisizione di nuovi significati astratti (grammaticali).
Prendiamo come esempio gli ausiliari :
essere è, basicamente, un predicato esistenziale che indica uno stato (la collocazione in un soggetto di una qualità: io sono bella ); pertanto, esso si presta a esprimere, in virtù di un procedimento astrattivo di tipo metaforico , la collocazione di uno “stato risultante” (cioè il risultato di un cambiamento di stato) nel passivo: io sono guardato , io sono ucciso.
venire indica movimento verso una meta: si presta a esprimere la dinamicità dell’evento, che è un concetto più astratto di movimento.
avere indica possesso: la sua origine come ausiliare deriva proprio da un’estensione metaforica di tale valore ( habeo +litteram scriptam > habeo scriptam litteram ).
Nei casi citati, il bleaching si accompagna alla perdita dello status categoriale, cioè di talune peculiari proprietà del verbo (capacità di formare imperativi, di passivizzarsi, di essere negati separatamente, ecc.) e, progressivamente, può anche condurre a una perdita in corposità fonetica, sebbene non tutti gli ausiliari raggiungano questo stato (è il caso del futuro perifrastico italiano: andr-ò < andare + habeo ; o dell’angloamericano gonna < going to ).
L’originaria transizione metaforica implica che lo schema di partenza non venga alterato, ma si proietti intatto sul dominio d’arrivo: “X è Y”; “X ha Y”; “X va verso Y”. Tuttavia, ipotizzare semplicemente un mapping metaforico significherebbe ammettere uno spostamento netto, non scalare, tra dominio di partenza (concreto) e di arrivo (astratto). Dal momento che, come è chiaro, la transizione non avviene ex abrupto , bisogna anche fornire una spiegazione teorica di tale circostanza.
descrizione sincronica delle categorie linguistiche: il mutamento si proietta in sincronia, caratterizzando in tal modo non solo l’estensione ma anche la configurazione interna delle categorie. Queste mostrano, infatti, una struttura scalare nella quale coesistono, a gradi diversi di prototipicità, diversi segmenti di significato (in senso ampio), di volta in volta selezionati su base contestuale.
Riferimenti bibliografici
Bybee, J. 2003 «Cognitive Processes in Grammaticalization», in M. Tomasello (ed.), The New Psychology of Language. II: Cognitive and Functional Approaches to Language Structure , Mahwah, NJ, Lawrence Erlbaum: 147- Bybee, J. 2005 «Mechanisms of Change in Grammaticization: The Role of frequency», in B. D. Joseph- R. Janda (eds.), The Handbook of Historical Linguistics, Oxford, Blackwell: 602-623. Bybee, J.- Pagliuca, W.-Perkins, R. D. 1994 The Evolution of Grammar: Tense, Aspect and Modality in the Languages of the World , Chicago, University of Chicago Press. Croft, W. 2000 Explaining Language Change: an Evolutionary Approach , London, Longman. Fischer, O.- Norde, M.- Perridon, H. (eds.) 2004 Up and down the Cline. The Nature of Grammaticalization , Amsterdam- Philadelphia, John Benjamins. Giacalone Ramat, A.- Hopper, P. J. (eds.) 1998 The Limits of Grammaticalization, Amsterdam-Philadelphia, John Benjamins. Haspelmath, M. 1999 «Why is Grammaticalization irreversible? », Linguistics , 37/6: 1043-1068. Heine, B. 1993 Auxiliaries. Cognitive Forces and Grammaticalization , Oxford, Oxford University Press. Heine, B. 2005 «Grammaticalization», in B. D. Joseph- R. Janda (eds.), The Handbook of Historical Linguistics, Oxford, Blackwell: 575-601. Heine, B.- Claudi, U.- Hünnemeyer, F. 1991 Grammaticalization. A Conceptual Framework , Chicago-London, The University of Chigago Press. Hopper, P. J.-Traugott, E. Closs 1993 Grammaticalization , Cambridge, Cambridge University Press. Langacker, R. W. 1987 Foundations of Cognitive Grammar, vol. 1: Theoretical Prerequisites , Stanford, Stanford University Press. Lazzeroni, R. 1998
«Divagazioni sulla degrammaticalizzazione», in G. Bernini, P. Cuzzolin, P. Molinelli (a cura di), Ars Linguistica. Studi offerti a Paolo Ramat , Roma, Bulzoni, pp. 275-283. Meillet, A. 1912 «L’évolution des formes grammaticales», Scientia , XII, XXVI, 6 [in A. Meillet, Linguistique historique et linguistique générale , Paris, Champion, 1921, pp. 130-148]. Traugott, E. C. 2003 «Constructions in Grammaticalization», in B. D. Joseph-R. D. Janda (eds.), The Handbook of Historical Linguistics , Oxford, Blackwell: 624-647.