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I collegi sacerdotali, Slide di Latino

Il documento descrive la religione pubblica romana attraverso i principali collegi sacerdotali e i loro simboli. I Pontefici, guidati dal Pontifex Maximus, controllavano riti, calendario e tradizione storica. I Flàmini erano sacerdoti di singole divinità, soggetti a molti divieti e riconoscibili dall’apex. I Feziali gestivano trattati e dichiarazioni di guerra. I Salii compivano danze sacre armate custodendo gli ancilia. Gli Àuguri interpretavano il volo degli uccelli (auspicia), mentre gli Arùspici, di origine etrusca, leggevano le interiora degli animali e altri segni come omina e prodigia. Religione e politica risultano strettamente collegate.

Tipologia: Slide

2025/2026

Caricato il 26/01/2026

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CULTURA LATINA
I COLLEGI SACERDOTALI E I LORO SIMBOLI
Gli antichi romani avevano sin dalle origini una densa rappresentanza di persone addette al culto. I sacerdoti
e le sacerdotesse della Roma antica avevano una complessa simbologia che permetteva a chiunque di
riconoscerne il ministero e il collegio a cui appartenevano. Fra i più noti ricordiamo: Pontefici, Flàmini,
Feziali, Salii, gli Àuguri e gli Aurùspici.
I Pontefici
I pontefici, istituiti secondo la tradizione del re Numa Pompilio,
costituivano il più potente e prestigioso corpo sacerdotale.
Originariamente in numero di 9, poi ampliato a 16, controllavano i riti
privati e quelli pubblici, erano preposti a tutte le cerimonie, i culti e le
feste. Erano loro a redigere e controllare il calendario, che
naturalmente regolava anche la vita politica e civile. I loro archivi, gli
Annales Maximi, in cui registravano i maggiori avvenimenti della città,
furono alla base delle prime opere sulla storia di Roma e vennero
consultati da Tito Livio e dagli altri storici.
Gli Annales Maximi furono fondamentali per le liste con i nomi di tutti
i magistrati da loro riportati ogni anno, i Fasti. Erano i custodi della
tradizione romana, esperti teologi e giuristi. Originariamente dovevano
essere i depositari di tutte le conoscenze tecniche e scientifiche,
perché il nome pontifex deriva da pontem facere e significava
“costruttore di ponti”: in una società antica il primo ponte, il Pons
Sublicius, costruito in legno, rappresentava le capacità raggiunte dai saggi della città e aveva valenze sacrali.
A capo del collegio era il Pontifex Maximus, che aveva la sua residenza ufficiale nella Regia e in età
monarchica era lo stesso Rex. La sua importanza è dimostrata anche dal fatto che quasi tutti gli imperatori,
da Augusto in poi, assunsero questo titolo, per ricoprire la massima carica in campo religioso. È interessante
notare che, una volta finito il paganesimo, il titolo fu adottato dai cristiani per la loro massima autorità religiosa,
cosicchè il Papa ha ancora oggi il titolo ufficiale di pontefice massimo.
Il collegio dei pontefici comprendeva anche i Flamini, consacrati al culto delle divinità, tra cui spiccava il
Flamen Dialis, addetto al culto di Giove Capitolino che aveva il diritto di presenziare in Senato.
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CULTURA LATINA

I COLLEGI SACERDOTALI E I LORO SIMBOLI

Gli antichi romani avevano sin dalle origini una densa rappresentanza di persone addette al culto. I sacerdoti e le sacerdotesse della Roma antica avevano una complessa simbologia che permetteva a chiunque di riconoscerne il ministero e il collegio a cui appartenevano. Fra i più noti ricordiamo: Pontefici , Flàmini , Feziali , Salii , gli Àuguri e gli Aurùspici. I Pontefici I pontefici , istituiti secondo la tradizione del re Numa Pompilio, costituivano il più potente e prestigioso corpo sacerdotale. Originariamente in numero di 9, poi ampliato a 16, controllavano i riti privati e quelli pubblici, erano preposti a tutte le cerimonie, i culti e le feste. Erano loro a redigere e controllare il calendario, che naturalmente regolava anche la vita politica e civile. I loro archivi, gli Annales Maximi , in cui registravano i maggiori avvenimenti della città, furono alla base delle prime opere sulla storia di Roma e vennero consultati da Tito Livio e dagli altri storici. Gli Annales Maximi furono fondamentali per le liste con i nomi di tutti i magistrati da loro riportati ogni anno, i Fasti. Erano i custodi della tradizione romana, esperti teologi e giuristi. Originariamente dovevano essere i depositari di tutte le conoscenze tecniche e scientifiche, perché il nome pontifex deriva da “ pontem facere ” e significava “costruttore di ponti”: in una società antica il primo ponte, il Pons Sublicius , costruito in legno, rappresentava le capacità raggiunte dai saggi della città e aveva valenze sacrali. A capo del collegio era il Pontifex Maximus , che aveva la sua residenza ufficiale nella Regia e in età monarchica era lo stesso Rex. La sua importanza è dimostrata anche dal fatto che quasi tutti gli imperatori, da Augusto in poi, assunsero questo titolo, per ricoprire la massima carica in campo religioso. È interessante notare che, una volta finito il paganesimo, il titolo fu adottato dai cristiani per la loro massima autorità religiosa, cosicchè il Papa ha ancora oggi il titolo ufficiale di pontefice massimo. Il collegio dei pontefici comprendeva anche i Flamini, consacrati al culto delle divinità, tra cui spiccava il Flamen Dialis , addetto al culto di Giove Capitolino che aveva il diritto di presenziare in Senato.

I Flàmini I Flàmini , sacerdoti istituiti da Romolo secondo alcuni, da Numa Pompilio secondo altri, erano addetti al culto di Giove , Marte , Quirino e altre antiche divinità e dovevano sottostare a vari divieti. Il Flamen o Flamine (da latino flamen , ossia colui che accende il fuoco sull'ara dei sacrifici ) doveva astenersi dal giuramento, dal salire a cavallo, dal toccare e dal guardare tutto ciò che fosse impuro; non poteva incontrarsi con militari armati o vedere persone che lavorassero in giorno festivo e gli era anche proibito portare anelli pieni, nodi o quanto potesse simboleggiare un legame. Simboli dei sacerdoti Flamini erano un caschetto dotato di una punta di legno d’ulivo all’apice e fissato sotto il mento con delle stringhe e che si chiamava apex , inoltre la veste purpurea che si chiamava lena e la corona di lauro (alloro). I flàmini erano distinti in flàmini maggiori (latino Flamĭnes maiores ), tre, e in flàmini minori (latino Flamĭnes minores ), dodici; ai primi fu successivamente aggiunto un flàmine in onore di Giulio Cesare. In epoca imperiale furono istituiti dei flàmini preposti al culto di imperatori defunti e da essi derivavano il nome. I flàmini maggiori venivano nominati dal Collegium Pontifĭcum presieduto dal Pontĭfex Maximus. I flàmini maggiori che costituivano la parte apicale della classe sacerdotale e venivano scelti in origine fra i patrizi, erano formati dal flamine Diale , flamine Marziale e flamine Quirinale , rispettivamente preposti ai culti di Giove, Marte e Quirino, divinità che costituivano la cosiddetta Triade Capitolina; in epoca più tarda Marte e Quirino furono sostituiti da Giunone e Minerva. I flamini maggiori avevano un enorme potere e godevano di una grandissima influenza e prestigio. I Feziali I Feziali costituivano un collegio sacerdotale antichissimo depositario del diritto sacro relativo ai trattati di alleanza e alle dichiarazioni di guerra. I Feziali andavano in missione in due, quello che parlava a nome del popolo romano era detto Pater patratus in quanto patrabat , cioè prestava giuramento a nome del popolo stesso.

provvedeva quindi a tracciare con il lituo una linea da est a ovest e un’altra a questa perpendicolare, in modo da definire un quadrato suddiviso in quattro parti. Il potere degli Àuguri era tale che nella Roma antica non si poteva intraprendere nessuna attività, neanche politica o militare, senza il consenso degli dèi, per cui con la loro interpretazione del volere divino intervennero spesso in maniera determinante nella vita pubblica, almeno fino a tutta l’età repubblicana. L’altra forma molto importante di divinazione era l’ aruspicina , cioè l’esame delle interiora di animali sacrificati ( exta ), in particolare del fegato. Questo sistema era noto anche con il nome di etrusca disciplina , poiché era stato importato a Roma dal mondo etrusco, in età molto antica. Depositari dell’arte aruspicina erano gli arùspici ( haruspices ), indovini, discendenti di quelli etruschi, che formavano un collegio denominato ordo haruspicum. Gli arùspici davano le loro interpretazioni anche su altri fenomeni considerati presagi ( omina ). Gli omina erano parole o frasi che, pronunciate da qualcuno in modo apparentemente casuale, assumevano un significato profetico se le si sapeva interpretare. Omina e auspicia erano considerati segni premonitori di un futuro immediato, che avvertivano gli uomini della volontà divina confermando oppure frenando le loro azioni. C’erano poi i “ prodigi ” ( prodigia ), ovvero fenomeni imprevedibili, contro natura, paurosi perché segno della collera degli dèi e, quindi, di un pericolo imminente per la collettività. Erano considerati prodigi le ecclissi di sole, apparizioni di meteore o comete, fulmini che cadevano in luogo pubblico o uccidevano uomini e animali, terremoti, nascite di animali o di bambini con gravi malformazioni. Fegato di Piacenza (immagine sopra)