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Il ruolo dei collegi sacerdotali nella Roma antica: dal fuoco sacro alle istituzioni repub, Appunti di Diritto Romano

Il ruolo dei collegi sacerdotali nella Roma antica, dalla custodia del fuoco sacro alle istituzioni repubblicane. dell'importanza della religione nella Roma arcaica, l'evoluzione dell'esercito e della società romana, e la redazione delle prime leggi. Viene inoltre analizzato il ruolo dei magistrati, il controllo su nuovi territori e la fondazione di colonie.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 30/12/2020

Giuri.enn
Giuri.enn 🇮🇹

4.1

(44)

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Paragrafo 2 i Collegi sacerdotali
Per comprendere il ruolo dei collegi sacerdotali, appare utile esaminare l’importanza
rivestita dalla religione nella Roma arcaica. In quest’epoca una serie di culti tendono
a sovrapporsi.
1. Molto importanti sono i culti dei Penati e dei Lari : questi culti sono
di competenza di ciascun pater familias;
2. Accanto ai culti familiari, troviamo i culti e i riti delle gentes e infine
i culti della città: rispetto a quest’ultimi i culti arcaici, caratterizzati
dall’adorazione di luoghi sacri o da pratiche magico-animistiche,
cominciarono ben presto ad unirsi con nuovi culti che gradatamente
presero il sopravvento. Chiara manifestazione di questa trasformazione
religiosa fu la sostituzione delle 3 supreme divinità arcaiche (Giove,
Marte e Quirino), con quelle della religione olimpica che ruota intorno
alla c.d. Triade capitolinacomposta da Giove, Giunone e Minerva,
venerata in un grande tempio edificato sul Campidoglio.
Da queste premesse è possibile esaminare i vari collegi religiosi che con le loro
funzioni influenzavano non poco la vita della città:
1. Il collegio delle Vestali : composto da sacerdotesse il cui compito era la
custodia del fuoco sacro, simbolo della città di Roma, che non doveva mai
essere spento. Questo culto venne subito incardinato nell’apparato
amministrativo statuendone la dipendenza dal Rex.
2. Il collegio dei feziali: il cui compito era di legittimare le relazioni
internazionali tra Roma e gli altri popoli. Solamente attraverso i feziali era
possibile dichiarare una guerra giusta e stabilire successivamente le condizioni
per la pace. Ciò non deve indurre a pensare che fossero quest’ultimi a stipulare
la pace, al contrario, essi dovevano solamente garantire che atti venissero
conclusi secondo le forme previste dai mores (le norme consuetudinarie).
3. Il collegio degli auguri : gli auguri erano dei sacerdoti il cui compito era
intercedere presso gli dei per chiederne l’intervento. I romani usavano
distinguere gli auguriadagli auspicia”.
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Paragrafo 2 i Collegi sacerdotali Per comprendere il ruolo dei collegi sacerdotali, appare utile esaminare l’importanza rivestita dalla religione nella Roma arcaica. In quest’epoca una serie di culti tendono a sovrapporsi.

  1. Molto importanti sono i culti dei Penati e dei Lari : questi culti sono di competenza di ciascun pater familias;
  2. Accanto ai culti familiari, troviamo i culti e i riti delle gentes e infine i culti della città: rispetto a quest’ultimi i culti arcaici, caratterizzati dall’adorazione di luoghi sacri o da pratiche magico-animistiche, cominciarono ben presto ad unirsi con nuovi culti che gradatamente presero il sopravvento. Chiara manifestazione di questa trasformazione religiosa fu la sostituzione delle 3 supreme divinità arcaiche ( Giove, Marte e Quirino) , con quelle della religione olimpica che ruota intorno alla c.d. “ Triade capitolina ” composta da Giove, Giunone e Minerva, venerata in un grande tempio edificato sul Campidoglio. Da queste premesse è possibile esaminare i vari collegi religiosi che con le loro funzioni influenzavano non poco la vita della città:
  3. Il collegio delle Vestali : composto da sacerdotesse il cui compito era la custodia del fuoco sacro, simbolo della città di Roma, che non doveva mai essere spento. Questo culto venne subito incardinato nell’apparato amministrativo statuendone la dipendenza dal Rex.
  4. Il collegio dei feziali: il cui compito era di legittimare le relazioni internazionali tra Roma e gli altri popoli. Solamente attraverso i feziali era possibile dichiarare una guerra giusta e stabilire successivamente le condizioni per la pace. Ciò non deve indurre a pensare che fossero quest’ultimi a stipulare la pace, al contrario, essi dovevano solamente garantire che atti venissero conclusi secondo le forme previste dai mores (le norme consuetudinarie).
  5. Il collegio degli auguri : gli auguri erano dei sacerdoti il cui compito era intercedere presso gli dei per chiederne l’intervento. I romani usavano distinguere gli “ auguria ” dagli “ auspicia ”. L’augurium può riguardare qualunque situazione, anche molto lontana nel tempo,rispetto alla quale si chiede l’aiuto della divinità. Con l’augurium il sacerdote non va semplicemente a ricercare una manifestazione della volontà divina; il suo scopo è quello di richiedere un intervento attivo degli dei. Ció trova conferma nella nomina del Rex che viene inaugurato, nominato cioè grazie all’intervento degli dei Gli auspicia non erano formulati dagli auguri ma dal Rex e dai magistrati che lo coadiuvavano nelle sue funzioni. Il Rex o i suoi magistrati verificavano che non vi fossero auspici sfavorevoli (segno che una divinità non voleva che l’atto fosse compito in quel giorno). L’atteggiamento ostile della divinità non impediva però che lo stesso atto fosse portato a termine nei giorni successivi. Da quanto detto si capisce che gli auspicia erano connessi a situazioni specifiche e immediate.
  1. Il collegio dei pontefici : esso ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo del diritto. Sin dall’età dei re pontefici oltre a registrare e trasmettere oralmente il diritto, svolsero un’intensa attività di interpretazione e innovazione che finì con il portare alla creazione di nuove norme giuridiche. Compito fondamentale di tale collegio era la conservazione e l’interpretazione delle l eges regiae , le leggi elaborate dal Rex la cui fonte primaria erano i mores di cui facevano parte anche le regole vigenti prima della fondazione della città. A conclusione di questo discorso occorre notare che solamente pochissimi ruoli, presupponevano una totale consacrazione alla divinità. Tutti gli altri compiti non impedivano al sacerdote di continuare i suoi precedenti affari da normale cittadino = si tratta di un elemento importante che permette di distinguere l’ordinamento Romano, dalle varie società orientali caratterizzate dalla presenza di regimi teocratici. Paragrafo 3 le radici arcaiche del diritto cittadino In origine lo Ius ( il diritto ) risultava confuso e mescolato insieme con il Fas (il costume ), con le credenze religiose, con le pratiche e con i culti delle gentes. Secondo gli storici le prime norme giuridiche è probabile che si formarono proprio grazie alle gentes , o meglio alla diffusione di tradizioni e comportamenti che fino a quel momento erano rimasti circoscritti alle singole gens. Le credenze religiose, le pratiche sepolcrali, i sistemi matrimoniali delle diverse gentes contribuirono alla formazione della religione romana e di una forma embrionale di diritto. Una precisazione è d’obbligo : a differenza dei tempi moderni, in cui il diritto è creato dal legislatore, per i romani lo Ius preesisteva al legislatore che interveniva solo per modificarlo o innovarlo. Fondamento dello Ius erano infatti i mores: le consuetudini radicate nella cultura romana su cui si basava l’organizzazione stessa della città. Le strutture fondamentali dell’ordinamento romano risultavano dunque poggiate sui mores e, solo in minima parte , sulle singole leges adottate dai Rex.

CAPITOLO 3 : I RE ETRUSCHI

Paragrafo 1 Le basi sociali delle riforme del VI secolo A.C. Nel 6 secolo a.c. Roma subisce una profonda trasformazione politica e istituzionale. Questo vento di cambiamento giunge con l’avvento al potere di una serie di re di origine etrusca (Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo). Tale mutamento politico- istituzionale è reso possibile dalla crescita sociale ed economica di Roma in cui si registra:

  • Un rafforzamento della struttura urbana
  • Un’espansione delle attività artigianali e mercantili
  • Un notevole incremento delle grandi opere pubbliche
  • Una radicale trasformazione sociale : il grande sviluppo della città eterna andó a scontrarsi con la logica chiusa delle curie. La nuova economia urbana permise a singole famiglie di arricchirsi spingendole a distaccarsi dalle gentes cui appartenevano. Questa situazione rafforzó la divisione della popolazione in due categorie :

Tutti i cittadini vennero distribuiti in 5 classi corrispondenti a diversi livelli di ricchezza, suddivise a loro volta in centurie (193):

  1. La prima classe : era composta da coloro che avevano un capitale di 100. (o 120.000). Essa forniva all’esercito oltre alle centurie di cavalieri, ben 40 centurie di juniores cittadini tra i 18 e i 46 anni d’età che costituivano il vero corpo combattente , e 40 centurie di seniores soldati più anziani che servivano da riserve.
  2. La seconda classe di 75.000, la terza di 50.000, l a quarta di 25.000. Tutte e tre fornivano 10 centurie di juniores e ciascuna e 10 di seniores.
  3. La quinta classe era composta da chi aveva un capitale di 12.500 assi (o 11.000). Essa forniva 15 centurie di juniores e 15 di seniores. A queste 188 centurie si devono aggiungere ancora 5 centurie : 2 di soldati del genio (tecnici che si collocavano accanto alle centurie della prima classe), 2 di musici (posti accanto alla quarta classe) e infine un’ unica di capite censi (in cui erano inclusi tutti i cittadini privi di qualsiasi capitale ed estranei alla specializzazione ora ricordate). La riforma serviana comportó che le classi più ricche dovevano fornire più uomini all’esercito. Ciò non solo aumentó la loro importanza nella difesa della città ma andò anche rafforzando il loro potere politico. L’ordinamento centuriato si estese dalla sfera militare alla dimensione politica facendo sì che il voto dei membri delle prime classi pesasse molto di più rispetto a quello dei soggetti appartenenti alle classi inferiori. Questo sistema, garantiva una forte apertura ai nuovi gruppi sociali. Paragrafo 4 Le tribù territoriali e il censimento dei cittadini La riforma introdotta da Servio Tullio , richiedeva una conoscenza precisa dei livelli di ricchezza della popolazione. A tal scopo il re etrusco introdusse due nuovi strumenti :
  4. Il censimento : il cui scopo era quello di accertare con precisione la condizione economica di ogni famiglia Romana.
  5. La distribuzione della popolazione in tribù territoriali : essa avvenne attraverso la sostituzione delle vecchie 3 tribù dei Ramnes, Tities e Luceres, con nuove tribù suddivise a loro volta in tribù urbane (in cui erano collocati gli individui privi di proprietà fondiarie) e tribù rustiche (dove venivano raggruppati i proprietari dei fondi). In questo modo era possibile accertare con facilità la distribuzione della ricchezza fondiaria. Le tribù dovevano fornire alle varie centurie il sostentamento loro necessario attraverso un tributo che veniva riscosso dai tribuni aerarii. Questa prima forma di tassazione era proporzionata alla ricchezza dei singoli proprietari. Con il tempo il numero delle tribù rustiche andò aumentando lasciando al margine le 4 tribù urbane composte da cittadini nullatenenti.

Paragrafo 4.2 Il controllo sociale e la repressione penale conseguente alla riforma di Servio Tullio L’ordinamento centuriato, introdotto da Servio Tullio, ebbe fra i suoi effetti di accentuare l’intervento autoritativo della città attraverso :

  1. Un diffuso controllo sociale : finalizzato ad evitare lo spreco di ricchezze. Tale controllo è in linea con il sistema timocratico introdotto dal sovrano etrusco, in cui la difesa della città poggiava sulla ricchezza individuale.
  2. La repressione dei comportamenti individuali pericolosi per la comunità : la repressione criminale, risultava ancora molto circoscritta. La maggior parte dei reati, infatti , venivano puniti direttamente dalle famiglie, che ricorrevano al loro diritto all’autodifesa. Fra i reati puniti direttamente dalla città occorre ricordare : a) l’uccisione violenza di un membro della comunità (il c.d. perduellio ) e le nazioni dirette contro la comunità politica (la proditio ). Entrambi i crimini venivano giudicati dal Rex , attraverso i suoi magistrati , e con tutta probabilità venivano puniti con la condanna a morte. b) Le condotte che violavano precetti e regole : queste venivano attraverso la sacratio, una procedura religiosa che comportava il distacco del soggetto in questione dalla città con la perdita contestuale di ogni tutela giuridica. A conclusione di tutto ciò occorre ricordare che nonostante i grandi cambiamenti introdotti dai Re etruschi , la struttura di base della società Romana rimase la famiglia proprio iure, organizzata intorno alla figura del pater familias. CAPITOLO 4 DALLA MONARCHIA ALLA REPUBBLICA Paragrafo 1 La cacciata dei Tarquini e la genesi della costituzione repubblicana Alla fine del 6 secolo a.c. l’espansione etrusca in Italia subì una battuta d’arresto a seguito di alcune sconfitte militari subite nelle campagne contro i greci e i loro alleati latini. L’aristocrazia romana approfittó della situazione per estromettere Tarquinio Prisco dal trono e proclamare la fine della monarchia. Il mutamento politico che si registrò a Roma in quegli anni cancelló in parte le riforme introdotte dai monarchi etruschi. Nonostante la cacciata dei Tarquini, Roma rimase per qualche tempo legata alla sfera di influenza etrusca : a) In parte a causa della reazione di Porsenna, capo etrusco dei Chiusi, che invase Roma imponendo il divieto di lavorare il ferro se non per la produzione di strumenti agricoli. b) In parte perché l’alleanza con gli etruschi risultava necessaria per contrastare il nuovo nemico di Roma : i Latini. Nei 50 anni successivi alla fine della monarchia, le gentes patrizie discussero a lungo si quale forma di governo fosse maggiormente consona alla perseverazione della città, giungendo alle seguenti conclusioni :

In quegli anni Roma era in lotta perenne contro i latini : in quel preciso momento i Volsci avevano approntato un esercito che stava marciando contro la città. I senatori quindi volevano allestire un esercito per contrastare i nemici ma la popolazione in rivolta con i plebei rifiutó di rispondere alla chiamata alle armi. Il senato incaricó il console Servilio di convincere il popolo ad arruolarsi. I Volsci vennero sconfitti e la plebe romana riuscì ad ottenere il riconoscimento dei tribuni della plebe quali nuovi organi della città. Essi avevano una funzione di controllo nei riguardi delle altre magistrature repubblicane. Una sorte di potere di intervento negativo che andò man mano aumentando , sino al riconoscimento dell’intercessio : un vero e proprio veto, da esercitare contro ogni atto o delibera adottata dagli altri magistrati o dallo stesso senato. La secessione dell’Aventino aveva consacrato la plebe quale nuova forza autonoma della città, in grado di influire sulla vita stessa della repubblica. Il suo punto di forza era l’assemblea , il concilium plebis : essa votava le proprie delibere ed eleggeva i propri magistrati. Paragrafo 3 La legge delle 12 Tavole Una svolta fondamentale negli equilibri politici del 5 secolo a.c., si realizzò con l’approvazione della legge delle 12 tavole : un corpus di leggi compilato nel 45 1 - 450 a.c. , contenente regole di diritto privato e pubblico. Le Tavole hanno una rilevanza fondamentale in quanto costituiscono la prima redazione scritta di leggi nella storia di Roma. Questa grande innovazione fu resa possibile dalla defezione di una parte del pratiziato. Le fonti tramandano in particolare un nome : Appio della gens Claudia. Nonostante egli fosse patrizio si schierò a favore della plebe. Nel 451 a.c. anno in cui venne redatta la legge delle 12 Tavole , il potere della città non venne esercitato dai due consoli ma da un collegio di 10 membri ( i c.d. decemviri legibus scribundis ), presieduti da Appio Claudio , il cui compito primario era la redazione per iscritto delle leggi che avrebbero regolato la vita cittadina. Questo momento finirà per ridefinire la concezione che Roma ha del diritto : fino ad ora la vita cittadina era regolata dai mores la cui conservazione e applicazione era garantita dal collegio dei pontefici. I mores preesistevano alla comunità cittadina che doveva solamente adeguarsi a loro. Del tutto opposta è l’idea che sta alla base della legge delle 12 Tavole : una legge scritta avente il valore irreversibile di un testo scritto che garantisce uguaglianza a tutti i cittadini. In quell’anno il decemvirato venne integrato da un certo numero di membri provenienti del ceto plebeo. Questa “democratizzazione” del collegio attiró gradualmente l’ostilità dei patrizi che in breve tempo causarono la crisi del decemvirato e la conseguente espulsione di Appio Claudio. Appio Claudio è un tipico esempio di patrizio che ha “ tradito ” i suoi “ simili ” per schierarsi a fianco della plebe. Il decemviro , infatti , aveva fra i suoi obiettivi la concentrazione delle funzioni legislative e di governo nel binomio decemviri- assemblea popolare con lo scopo di realizzare una democrazia fondata sulla sovranità del popolo ( Demos ).

Nel 449 a.c. , dopo la redazione delle ultime due tavole e la cacciata di Appio Claudio, il collegio dei decemviri legibus seribundis venne sciolto, resistuendo il potere ai consoli e agli altri magistrati che fino a quel momento avevano governato Roma. La legge delle 12 Tavole divenne il fondamento dello ius civile. La novità della legge delle 12 Tavole non è tanto nelle norme in essa contenute, quanto nella presenza di un testo scritto. Passando ad occuparci delle norme contenute nella legge delle 12 Tavole, esse riguardano principalmente i rapporti tra privati lasciando al margine quello che definiremmo diritto pubblico. La legge delle 12 Tavole rimane una legge primitiva fortemente legata al valore della familia proprio iure e alla violenza privata come forma di tutela contro crimini altrui. Ciò nonostante in questi anni vengono introdotti elementi nuovi : 1)Nelle obbligazioni. La figura più importante rimane il nexum : con l’accettazione del nexum il debitore forniva come garanzia di un prestito l’asservimento di se stesso o di un membro della sua famiglia su cui avesse la potestà, in favore del creditore fino all’estinzione del debito Al nexum andó gradatamente affiancandosi il pactum , fonte di obbligazione che supera lo stadio della vendetta per trasformarsi in un accordo privato vincolante, la cui inadempienza portava a delle sanzioni. 2)Nella struttura della familia proprio iure: il sistema decemvirare incise sulla pesante autorità del pater familias. Particolarmente importante fu il superamento del sistema patriarcale del matrimonio cum manu. 3) Fondamentale risulta, infine, la distinzione dei beni in due categorie diverse: le res mancipi e le res nec mancipi. Nella prima categoria sono ricompresi i beni di interesse pubblico , essi possono essere ceduti solamente tramite negozio solenne, la mancipatio, che prevedeva il coinvolgimento di una pluralità di testimoni. La seconda categoria invece indica i beni di importanza meramente individuale. Paragrafo 4 La conclusione di un processo Dopo lo scioglimento del collegio dei decemviri , il potere ritornó alle vecchie istituzioni repubblicane. I Plebei premevano per l’ammissione alla carica di console. Questo è probabilmente il motivo che sta alla base della frequente sospensione della coppia consolare, sostituita (negli anni che vanno dal 444 a.c al 367 a.c) dai tribuni militium : ufficiali delle legioni, eletti ogni anno in un numero variabile da tre a sei erano dotati di un potere ( imperium ) inferiore a quello dei consoli. La mossa dei patrizi non sortì, tuttavia l’effetto sperato. I Tribuni militium , infatti, erosero gradualmente la supremazia patrizia. Ciò nonostante i patrizi continuavano a detenere in via esclusiva il controllo sull’ager publicus, rendendo sempre più gravoso l’indebitamento degli strati più deboli della plebe. Una svolta si registrò nel 396 a.c quando Roma conquistó militarmente la ricca città etrusca di Veio , ultimo ostacolo all’espansione romana verso il Nord Italia. A seguito della vittoria a tutti i cittadini romani venne distribuito un apprezzamento di 2 ettari, ricavato dalle terre strappate a Veio. Questa politica di redistribuzione attenuó la lotta

2) Chiedevano il parere del senato: esercitando lo ius agendi cum patribus. Questo potere era esercitato quando i consoli dovevano affrontare questioni particolarmente importanti per la città. 3) Gestivano il tesoro pubblico : sotto il controllo del senato e con l’ausilio dei questori. 4) Reprimevano le condotte criminali : e fino alla creazione dei pretori, risolvevano le controversie private che insorgevano fra i cittadini. b)L’imperium militiae : minori limitazioni erano applicati ai consoli quando svolgevano le funzioni militari tipiche della loro carica. Essi non potevano decidere di andare in guerra; tuttavia avevano il potere di : 1)Arruolare i cittadini: previa decisione del senato, e condurre la campagna militare. 2)Imporre dei tributi : ai cittadini per sostenere le spese della guerra. Passando ad esaminare le caratteristiche della carica consolare, esse sono essenzialmente due :

  1. L’annualitá : i consoli venivano eletti annualmente dal popolo riunito nei comizi centuriati. L’annualitá non era una caratteristica esclusiva della carica consolare, anche le cariche degli altri magistrati duravano 1 anno.
  2. La collegialità : essa acquisiva un ruolo fondamentale in quanto a entrambi i consoli erano riconosciute le stesse funzioni e gli stessi poteri. Per questo motivo ciascun console era dotato del potere di paralizzare qualunque attività del suo collega, ricorrendo all’intercessio. Da notare che il poter di intercessio era utilizzabile dai consoli contro qualunque altro magistrato : ciò evidenziava il carattere gerarchico dell’ordinamento repubblicano, in cui i consoli erano al vertice. Questo sistema, il cui scopo era quello di evitare l’eccessiva concentrazione di potere nelle mani di un solo uomo , lasciava ampio spazio a conflitti e sovrapposizioni fra i due consoli. Questi conflitti erano particolarmente pericolosi in tempo di guerra, quando i consoli esercitavano l’imperium militae. Per garantire l’efficienza durante le campagne militari, il potere dei consoli venne definito in modo netto assegnando ciascuno di essi a una provincia. Sin dall’inizio della repubblica i Romani avevano previsto la possibilità, in condizione particolarmente critiche, di sospendere le normali magistrature per attribuire tutti i poteri ad un magistrato : il dictator. Esso non veniva eletto dal popolo bensì nominato da uno dei consoli con l’accordo del suo collega e del senato. Il carattere militare di questa carica è dimostrata non solo dalla continuità che egli mostra rispetto alla figura del magister populi, ma anche dal fatto che la sua carica durasse 6 mesi. In conclusione appare utile ricordare che con l’avvento della repubblica i consoli, persero qualunque funzione religiosa che venne ereditata dal rex sacrarum. Questa distinzione fra potere politico e potere religioso, segna il momento in cui si realizza la

laicizzazione del governo cittadino. Nonostante i consoli siano privati della funzione sacra tipica del sovrano, rimaneva comunque necessario consultare gli dei, attraverso la consultazione e l’interpretazione degli auspicia. Paragrafo 2 Il pretore e le altre magistrature Accanto ai Consoli vennero introdotte, con l’avvento della repubblica, una serie di cariche civili e militari. Nel descrivere l’assetto istituzionale che ha caratterizzato Roma a partire dal 367 a.c, bisogna distinguere due categorie di magistrati:

  1. I magistrati superiori : si tratta dei magistrati dotati di magister cum imperio. L’imperium è un potere di stampo militare che ha natura dinamica e che conferisce al suo titolare la facoltà di impartire ordini ai quali i destinatari non possono sottrarsi, con conseguente potere di sottoporre chi si sottraesse a pene coercitive di natura fisica o patrimoniale. A questa categoria appartenevano: a) I consoli b) Il Dictator c) Il Pretore: il cui compito fondamentale era l’amministrazione della giustizia attraverso l’esercizio della giurisdizione nei processi privati. Il Pretore era un magistrato dotato di imperium, poteva condurre l’esercito in battaglia ma rimaneva comunque subordinati ai consoli, i quali erano dotati del potere di esercitare nei suoi confronti l’intercessio per paralizzare le decisioni. La sua iurisdictio riguardava essenzialmente il controllo delle procedure e il loro rispetto durante il processo (non decideva le cause in merito ma si limitava a valutare il rispetto delle regole proprie del diritto romano). Il potere del pretore di entrare all’interno del processo finì per creare un nuovo diritto , lo Ius Honorarium (un insieme di norme create di volta in volta dal pretore per regolare casi concreti non direttamente disciplinati dallo Ius civile). Con il tempo lo Ius Honorarium finirà per sostituirsi allo Ius civile portando al superamento definitivo del rigido formalismo che aveva caratterizzato l legis actiones, sostituite ben presto dal processo formulare. Le legis actiones avevano un difetto fondamentale: ogni errore nella pronuncia dei certa verba o nel compimento dei gesti previsti dal rituale avrebbe comportato la perdita della lite. Questo problema era superato nel processo formulare dalla pronuncia di verba concepta , parole concepite di volta in volta dal pretore e modellate sulla controversia concreta, grazie alle quali si perveniva ad affidare il giudizio ad un giudice o collegio di giudici. d) I Censori : la magistratura del Censore fu istituita nel 443 a.c sulla base di una proposta presentata al Senato per ovviare al problema sempre più presente del ritardo con cui venivano tenuti i censimenti, sino ad allora di responsabilità dei consoli. Venivano eletti direttamente dai comizi centuriati. All’inizio la durata in carica era di 5 anni ma già dal 433 a.c il periodo fu diminuito in modo da non superare i 18 mesi. A differenza degli altri magistrati superiori non erano muniti di imperium , rimanendo estranei ai compiti militari e alle dirette delibere politiche. Ciò

•Il potere di esercitare l’intercessio: bloccando la delibera di qualunque altro magistrato, consoli compresi.

- Il potere di uccidere il trasgressore delle leggi sacrate : attraverso l’esercizio della summa coercendi potestas. Questo potere dimostra che i tribuni della plebe, ancorché non dotati di imperium, rivestivano un’importanza fondamentale nelle istituzioni repubblicane.

  • Convocare la plebe in Assemblea : per l’approvazione delle leggi plebee. d) Gli edili della plebe : introdotti accanto ai tribuni della plebe e dotati di compiti organizzativi all’interno della città. In seguito verrà introdotta un’altra figura , gli edili curali, aventi il compito di sovraintendere alla vita materiale ed economica della città attraverso il controllo (dei mercati, della viabilità, dell’igiene pubblica, dei giochi , delle cerimonie ecc..) Paragrafo 3 Il Senato Inizialmente il senato, seguendo uno schema tipico della fase monarchica, era composto solamente da patrizi. Dovettero passare molto anni dall’avvento della Repubblica affinché ciò accadesse. Il Senato era incaricato di una serie di compiti fondamentali :
  1. Appoggiare le leggi deliberate dai comizi centuriati : con il tempo questo controllo successivo venne sostituito da una conferma preventiva, in cui il senato autorizzava i vari magistrati a presentare una proposta di legge ai comizi centuriati.
  2. Delineare le linee essenziali dell’intera politica romana: in certi settori particolarmente delicati e importanti si affermò una prassi in base alla quale i magistrati dovevano non solo chiedere il parere del senato ( consultum ) ma anche attenersi a quanto indicato dallo stesso. 3) Mediare nelle possibili tensioni che potevano sorgere fra la coppia di consoli : per comprendere il rapporto fra i consoli e il senato occorre tenere presente che i primi, una volta terminato il loro mandato annuale , entreranno a far parte del senato. Per questo motivo il loro comportamento nel corso della carica , era profondamente condizionato dal loro collegamento con il consesso senatorio. A sua volta questo collegamento spiega perché il senato non potesse autoconvocarsi ,spettando tale compito ai consoli dotati dello ius agendi cum patribus. Per quanto concerne l’organizzazione interna del Senato, essa funzionava secondo una logica gerarchica legata al rango degli ex magistrati che me facevano parte : la sua presidenza , per tale motivo, era affidata all’ex censore più anziano. Paragrafo 4 Il popolo e le leggi della città : i comizi centuriati e la nomina delle magistrature Secondo le fonti i magistrati venivano eletti annualmente dal popolo , riunito nei comizi centuriati , attraverso una votazione a maggioranza in cui ciascuna centuria rappresentava un voto.

Dal momento che le centurie erano in totale 193 , accadeva che le 18 centurie di cavalieri e le 80 di prima classe, si accordassero per votare all’unisono. In questo modo le centurie realizzavano da sole la maggioranza ,tagliando fuori dalla decisione tutto il resto della popolazione. La convocazione dei comizi centuriati avveniva ad opera di un magistrato a ciò legittimato che, annunciava pubblicamente la loro convocazione. A questo punto bisogna distinguere a seconda che l’assemblea dovesse eleggere i magistrati ovvero dovesse approvare le c.d leggi comiziali.

  1. La scelta dei magistrati non era libera : essa, infatti avveniva all’intero di una ristretta cerchia di canditati, precedentemente selezionati da altri magistrati uscenti e approvati dal Senato.
  2. Le leggi comiziali venivano approvate attraverso una votazione che si svolgeva subito dopo una fase di dibattito : l’assemblea poteva decidere se approvare o respingere la legge proposta dal magistrato di turno, non poteva tuttavia emendarla. Per quanto riguarda il rapporto esistente fra le leggi comiziali e i plebisciti : il superamento del conflitto fra patrizi e plebei, rese possibile il riconoscimento del valore generale dei plebisciti. La tradizione fa risalire la pacificazione dei plebisciti e delle leggi comiziali alle Leggi Valerie Orazie del 449 a.c. Da quel momento le leggi comiziali vennero utilizzate solamente per regolamentare gli aspetti più importanti della vita cittadina, in particolare : a) L’elezione dei magistrati; b) La correzione delle norme volte a regolamentare il sistema di governo della Repubblica: in particolare i provvedimenti relativi alle singole magistrature, al funzionamento dei comizi, all’organizzazione delle varie figure sacerdotali. c) Le delibere che portavano alla dichiarazione di guerre d) Le politiche sociali :con particolare attenzione alle politiche agrarie, urbanistiche e alla coniazione delle monete. Appare utile inoltre effettuare la distinzione fra Lex Rogata e Lex Dicta : la prima nasceva dalla rogatio (dalla proposta ) del magistrato e veniva emanata grazie all’approvazione dell’assemblea; la Lex Dicta, invece , non richiedeva l’approvazione dell’Assemblea. Il potere riconosciuto ai comizi è una chiara espressione di quanto statuito nella legge delle 12 Tavole : “ Qualsiasi cosa stabilisca il popolo diventerà legge efficace ”. In questa frase si coglie un principio generale molto caro ai Romani, almeno in epoca repubblicana: i comizi centuriati sono dotati di un potere sovrano che si manifesta attraverso la formulazione delle leggi comiziali. Paragrafo 5 Il potere del legislatore e i suoi limiti A partire dal 357 a.c la Repubblica romana acquisì la sua fisionomia definitiva. Da quel momento una nuova idea di legalità si sostituì a quella esistente durante il governo semi-dispotico dei Rex : l’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alle norme della città.

degli anni seguenti e l’assorbimento (volontario o meno) delle comunità minori del Lazio, aumentarono notevolmente il territorio di Roma che già nel VI secolo a.c. controllava un territorio di circa 900 km quadrati. Uno strumento fortemente utilizzato da Roma, per accentuare il suo ruolo egemonico nel Lazio, fu la religione : basti pensare all’istituzione di un culto federale di Diana, attraverso la costruzione sull’ Aventino di un apposito tempio da parte di Servio Tullio , con lo scopi di trasformare Roma nel principale centro di culto della regione. L’ampiezza del territorio romano alla fine del VI secolo a.c., può essere ben intesa può essere ben intesa attraverso la lettura del primo trattato fra Romani e Cartaginesi che, secondo Polibio , sarebbe stato stipulato negli anni immediatamente successivi alla cacciata di Tarquinio il Superbo, ultimo re di Roma. Questo trattato pone dei limiti alle possibili aggressioni di Roma da parte dei Cartaginesi e viceversa. È interessante il fatto che questo “ patto di non aggressione ” riguarda tutte le città del Lazio, il che ci deve far concludere che già alla fine del VI secolo a.c., il controllo di Roma si estendeva su tutta la regione. L’immediata conseguenza di questa espansione territoriale fu l’aumento della popolazione, che venne divisa in due parti: cittadini e non cittadini: i primi erano dotati di diritti politici; i secondi ne erano privi. Ad eccezione dei diritti politici, a Roma vigeva il principio della territorialità del diritto: in base al quale il diritto dello stato si applicava a tutti coloro che si trovavano all’interno del suo territorio, indipendentemente dalla loro cittadinanza. Gli stranieri dunque erano tenuti a rispettare le leggi civili e penali di Roma che di contro gli forniva una tutela analoga a quella garantita ai cittadini. Ciò segna un netto contrasto rispetto alle poleis greco-italiche in cui prevaleva il principio della personalità del diritto : in base al quale ogni individuo era soggetto alle leggi dello stato di appartenenza; quando si trovava in un altro Stato la sua protezione non era garantita dagli uomini ma dagli dei. Paragrafo 2 Latini e cittadini delle colonie Il Trattato stipulato con Cartagine sarà seguito pochi anni dopo da un altro trattato ancora più importante: il Foedus Cassianum, un patto di alleanza fra Romani e Latini che istituiva una lega comune il cui scopo era garantire la protezione reciproca dei cittadini appartenenti alle diverse comunità alleate. La logica di quest’accordo, appare ben diversa rispetto a quella che sta alla base del trattato Roma-Cartagine: esso voleva sancire una forma di comunanza giuridica tra Romani e Latini Prisci. In base a questa assimilazione giuridica fra le due comunità, ai Latini che si fossero trovati a Roma sarebbero stati garantiti alcuni diritti fondamentali: 1 )Lo ius commercii: il diritto di commerciare liberamente con Roma con la possibilità di ricorrere al magistrato per la tutela dei propri atti negoziali. 2)Lo ius connubii: il diritto di contrarre matrimonio con un cittadino Romano. 3)Lo ius migrandi : questo diritto non venne introdotto con il Foedus Cassianum , bensì in epoca successiva. Esso stabiliva la possibilità dei Latini di acquistare la cittadinanza Romana, spostando la loro residenza a Roma.

Gli stessi diritti ora esposti spettavano ai Romani che decidevano di intrattenere rapporti con le città Latine. Un’altra importante conseguenza di questo Trattato fu la possibilità che l’insieme delle città della Lega fondasse nuove colonie. Si trattava di piccole comunità semi-urbane. Questa facoltà della Lega di fondare colonie fu effettivamente esercitata durante tutto il V secolo a.c. A partire dal IV secolo a.c. Roma, avendo acquisito il predominio sulle città del Lazio, si appropriò del potere di fondare autonomamente le colonie. Fu l’inizio della fine della Lega, che venne definitivamente sciolta nel 338 a.c. La fondazione di colonie da parte di Roma non solo garantiva il controllo su nuovi territori, ma servì anche a realizzare una politica demografica ed economica. Le colonie, infatti, assicuravano l’alleggerimento demografico della città (spesso sovrappopolata) tramite il trasferimento di gruppi consistenti di popolazione in nuovi territori che venivano in tal modo urbanizzati. I territori cittadini, a loro volta, potevano essere redistribuiti ai cittadini, in particolare ai meno abbienti. La fondazione di una nuova colonia avveniva sulla base di una delibera del senato e con l’approvazione dei comizi, che nominavano i magistrati incaricati delle procedure necessarie alla sua istituzione. Contestualmente veniva redatto uno statuto che ne avrebbe regolato la vita e l’organizzazione interna. Una delle caratteristiche più importanti delle colonie Romane, è lo stretto legame con la madre patria. Le colonie, infatti, non costituivano una struttura istituzionale esterna a Roma; i cittadini che vi si trasferivano mantenevano la cittadinanza Romana. Altra caratteristica essenziale è l’organizzazione urbanistica della colonia. Essa avveniva per mezzo degli agrimensori : tecnici nominati a tal scopo dai magistrati incaricati della fondazione della colonia. Gli agrimensori, dopo aver identificato un punto centrale, tracciavano due linee perpendicolari (una orizzontale l’altra verticale) che dividevano la colonia in 4 rettangoli. Queste linee (chiamate Cardo e Decumano maggiore ) rappresentavano gli assi centrali dell’intero sistema urbanistico. In parallelo a queste linee venivano tracciate, a distanza regolare, altre linee (cardini e decumani) che incrociandosi ad angolo retto, creavano tanti rettangoli di uguali dimensioni. Questi rettangoli erano le centurie, la loro area era di circa 50 ettari. Attraverso queste linee i Romani creavano nella colonia una fitta rete di strade rurali, così da assicurare a tutte le unità fondiarie un rapido accesso alla via pubblica. Lo scopo finale di questa politica urbanistica era di rendere efficiente la colonia, favorendone un rapido sviluppo. Paragrafo 3 La svolta del 338 a.c. e i nuovi statuti giuridici di Roma Nel corso degli anni Roma acquisì sempre un maggior potere nel territorio italico. Ciò fu reso possibile , oltre che dalle colonie e dalle espansioni non violente, anche dalla guerra. La politica militare romana subì nel tempo un profondo cambiamento.

dell’ordinamento municipale, fu la rapida crescita della popolazione. Nel 330 a.c., il blocco rappresentato da Roma e dalle comunità alleate o incorporate, raggiungeva gli 800.000 abitanti che vivevano in un territorio di 6.000 km quadrati. In conclusione bisogna ricordare che a fianco alle città sottomesse a Roma, esistevano una miriade di comunità italiche, più o meno indipendenti, che stipulavano con Roma dei trattati di alleanza (i c.d. foedus ). Questi trattati potevano essere distinti in: a ) Foedus iniquum : trattati diseguali che stabilivano formalmente la supremazia di Roma. b)Foedus aequum : che, almeno formalmente, prevedeva un’alleanza alla pari fra Roma e la città in questione. Il motivo principale per cui Roma stipulava questi trattati era l’assunzione dell’obbligo reciproco di assistere l’alleato in caso di guerra. Questa clausola avvantaggiava enormemente Roma. Le sue alleate, infatti, erano comunità minori, spesso circondate da territori romani e comunque incapaci di scatenare da sole una guerra. Al contrario Roma di guerre ne faceva in continuazione. Queste alleanze le fornivano le truppe necessaria a compiere nuove conquiste che, a loro volta, le permettevano di stipulare altre alleanze. CAPITOLO 7 UN’ARISTOCRAZIA DI GOVERNO Paragrafo 1 La nuova direzione politica patrizio-plebea Il compromesso patrizio-plebeo del 367 a.c. , aveva permesso di superare l’irrigidimento della classe gentilizia, chiusa in se stessa e indebolita dai continui conflitti, attraverso l ’affermazione di una nuova classe di governo : la nobilitas patrizio-plebea. Essa si era formata a seguito dell’accesso plebeo alle magistrature superiori. Ma come si faceva a diventare magistrati?

. In teoria ciascun cittadino nato da padre libero ( per ciò chiamato ingenuus), poteva aspirare ad una carica magistraturale. Nei fatti, tuttavia, la carriera politica era aperta a pochi cittadini: sicuramente era aperta ai patrizi, che detenevano le cariche magistraturali anche prima del 367 a.c. Per quanto riguarda i plebei, essi potevano accedere come abbiamo visto alle magistrature, ma in che modo ciò avveniva? Bisogna partire dal presupposto che secondo i Romani il buon cittadino era quello che dava il suo contributo alla vita della città : partecipando alle battaglie, attraverso l’inserimento nei ranghi dell’esercito, e servendo la repubblica mediante una presenza attiva nella politica cittadina. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, il suo tempo non era dedicato ad alcuna attività economica: il sostentamento suo e della sua famiglia avveniva, infatti, attraverso lo sfruttamento di una o più proprietà fondiarie, lavorate da altri soggetti.Per questo motivo solamente un giovane appartenente ad una famiglia dotata di rendite fondiarie poteva pensare di entrare in politica.

Se disponeva di una condizione economica sufficiente ad esimerlo dallo svolgimento di quello che oggi definiremmo “un lavoro”, iniziava il cursus honorum di questo cittadino che può essere suddiviso in diverse fasi: 1) La prima condizione per il suo successo politico era lo svolgimento di un servizio militare della durata di non meno di 10 anni. Solo dopo questa lunga esperienza militare, egli avrebbe potuto presentarsi alle elezioni per le cariche minori di questione o edile. La velocità con cui si realizzava questa ascesa politica era, ovviamente, diversa da persona a persona. 2)Una volta che il cittadino , deposte le armi, presentava la sua candidatura politica , l’appoggio in senato o tra i magistrati illustri diveniva fondamentale dato che il suo nome doveva essere selezionato fra una rosa di candidati. Infine non va sottovalutato l’aspetto economico della candidatura politica: il futuro magistrato, infatti, doveva impegnarsi in una campagna elettorale che con il passare degli anni diventerà sempre più costosa, costringendo i candidati a contrarre dei prestiti, con la speranza di poterli restituire. 3)Una volta eletti alle cariche minori si poteva aspirare a quelle superiori , fino a giungere al vertice della repubblica con l’elezione a console o censore. Due erano i principi fondamentali che regolavano l’accesso alle cariche: a)La non duplicabilità : non si poteva essere eletti alla stessa carica per due anni consecutivi. b)Gli intervalli di tempo tra la scadenza di un mandato in una certa magistratura e la possibilità di presentarsi ad un’altra (intervallo fissato in 2 anni). Entrambi i principi avevano come scopo di evitare un’eccessiva concentrazione di potere nelle mani di un solo uomo. Questi principi,fecero si che in età ciceroniana bisognava avere: 37 anni per diventare edile curale; 40 per accedere alla pretura; 43 per il consolato. Il sistema così delineato comportava che colui che veniva eletto a una carica magistraturale, era uscito da uno lungo “collaudo” in cui erano state testate anzitutto le sue capacità militari attraverso una forte selezione che premiava solamente i migliori o, come accade ancora oggi, i più fortunati. Un’ulteriore conseguenza di questo sistema , che trova le sue radici nell’impegno militare del futuro magistrato, è che le legioni romane , per secoli costituite da cittadini-proprietari che si dedicavano alla guerra non per professione ma mossi da uno spirito patriottico, furono comandate da soldati esperti (i futuri magistrati) che in modo professionale assunsero tali funzioni. In conclusione occorre sottolineare che malgrado il rinnovamento del ceto dirigente, realizzato attraverso la creazione della nobilitas patrizio-plebea, la vita politica di Roma continuò ad essere controllata dalle consorterie nobiliari. Ciò trova conferma nel fatto che gli strati superiori della plebe, cominciarono anch’essi ad organizzarsi in gentes. Roma rimaneva, dunque, fortemente legata alle tradizioni. La formazione politica, militare e sociale dei membri della nobilitas patrizio-plebea , si ispirava alle tradizioni familiari, al ricordo dei grandi uomini vissuti nelle precedenti generazioni. In questo contesto il “popolo minuto” era chiamato a un ruolo di comparsa.