Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


I Dizionari italiani - Valeria Della Valle, Sintesi del corso di Linguistica

Storia dei dizionari italiani, dalle origini della lessicografia a oggi

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 15/05/2020

l.martini
l.martini 🇮🇹

4

(2)

6 documenti

1 / 16

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Valeria Della Valle – Dizionari italiani
PREMESSA
Vocabolario e dizionario spesso usati come sinonimi per indicare l’opera che raccoglie in ordine
alfabetico le parole di una determinata lingua.
In realtà, dizionario ha un significato più ampio può indicare anche trattazioni enciclopediche
non esclusivamente lessicali, disposte in ordine alfabetico, che raccolgono nomi e nozioni di
letteratura, arti, scienze oppure opere che raccolgono le parole di una lingua non in ordine alfabetico
ma per categorie concettuali (come i dizionari metodici, analogici, ideologici).
Vocabolario può avere anche il significato di “patrimonio lessicale di una lingua” o “insieme dei
vocaboli propri di un certo settore o di un singolo autore”. In questi casi, equivale a lessico. Può,
inoltre, indicare anche l’insieme delle parole di una lingua o di un individuo, indipendentemente
dalla loro registrazione in repertorio; mentre dizionario è usato solo per indicare l’opera che
raccoglie il lessico stesso.
Lessicografia attività di raccolta e definizione dei vocaboli appartenenti al lessico di una
lingua/dialetto/gruppo di lingue e dialetti e anche l’attività che concerne la redazione dei dizionari
di vario tipo.
Lessicologia studio sistematico del sistema lessicale di una o più lingue.
CAPITOLO TERZO
Elencazione descrittiva dei principali tipi delle realizzazioni lessicografiche italiane.
Dizionari storici registrano la lingua letteraria scritta, attraverso esempi tratti dagli autori.
Servono per testimoniare l’USO delle singole parole/locuzioni nelle diverse epoche.
Sono di tipo diacronico, perché descrivono la lingua nella sua evoluzione storica. È necessario
averli per poter studiare una lingua antica, non più in uso, ma di cui rechiamo ampia testimonianza.
Il Vocabolario dell’Accademia della Crusca, il Tommaseo-Bellini, il GDLI, il TLIO e il GAVI sono
tutti dizionari storici.
Es. tratto dal GDLI: lemma totalizzare per il primo significato (realizzare un totale, un
punteggio, un risultato), la documentazione consiste in un esempio tratto da Montale e dai Verbali
del consiglio di amministrazione della FIAT; per il secondo significato (calcolare in totale,
nell’ammontare complessivo – anche: unificare), oggi non più in uso, si forniscono esempi tratti da
due dizionari puristi dell’800.
Dizionari dell’uso quelli per antonomasia, registrano la lingua contemporanea in una dimensione
sincronica (cioè nel funzionamento e nel carattere attuale), ma prendendo in considerazione anche
voci del passato, varietà regionali, voci letterarie.
Grande diffusione dal Novecento. Un luogo comune fa individuare come dizionario quello che
registra il maggior numero di lemmi, ma il valore dell’opera non si misura nel numero delle parole,
bensì nella capacità di fornire le informazioni adeguate dal punto di vista grammaticale, stilistico,
sulla frequenza d’uso, con esempi di fraseologia esplicativa.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff

Anteprima parziale del testo

Scarica I Dizionari italiani - Valeria Della Valle e più Sintesi del corso in PDF di Linguistica solo su Docsity!

Valeria Della Valle – Dizionari italiani

PREMESSA Vocabolario e dizionario  spesso usati come sinonimi per indicare l’opera che raccoglie in ordine alfabetico le parole di una determinata lingua. In realtà, dizionario ha un significato più ampio  può indicare anche trattazioni enciclopediche non esclusivamente lessicali, disposte in ordine alfabetico, che raccolgono nomi e nozioni di letteratura, arti, scienze oppure opere che raccolgono le parole di una lingua non in ordine alfabetico ma per categorie concettuali (come i dizionari metodici, analogici, ideologici). Vocabolario  può avere anche il significato di “patrimonio lessicale di una lingua” o “insieme dei vocaboli propri di un certo settore o di un singolo autore”. In questi casi, equivale a lessico. Può, inoltre, indicare anche l’insieme delle parole di una lingua o di un individuo, indipendentemente dalla loro registrazione in repertorio; mentre dizionario è usato solo per indicare l’opera che raccoglie il lessico stesso. Lessicografia  attività di raccolta e definizione dei vocaboli appartenenti al lessico di una lingua/dialetto/gruppo di lingue e dialetti e anche l’attività che concerne la redazione dei dizionari di vario tipo. Lessicologia  studio sistematico del sistema lessicale di una o più lingue. CAPITOLO TERZO Elencazione descrittiva dei principali tipi delle realizzazioni lessicografiche italiane. Dizionari storici  registrano la lingua letteraria scritta, attraverso esempi tratti dagli autori. Servono per testimoniare l’USO delle singole parole/locuzioni nelle diverse epoche. Sono di tipo diacronico, perché descrivono la lingua nella sua evoluzione storica. È necessario averli per poter studiare una lingua antica, non più in uso, ma di cui rechiamo ampia testimonianza. Il Vocabolario dell’Accademia della Crusca, il Tommaseo-Bellini, il GDLI, il TLIO e il GAVI sono tutti dizionari storici. Es. tratto dal GDLI: lemma totalizzare  per il primo significato (realizzare un totale, un punteggio, un risultato), la documentazione consiste in un esempio tratto da Montale e dai Verbali del consiglio di amministrazione della FIAT; per il secondo significato (calcolare in totale, nell’ammontare complessivo – anche: unificare), oggi non più in uso, si forniscono esempi tratti da due dizionari puristi dell’800. Dizionari dell’uso  quelli per antonomasia, registrano la lingua contemporanea in una dimensione sincronica (cioè nel funzionamento e nel carattere attuale), ma prendendo in considerazione anche voci del passato, varietà regionali, voci letterarie. Grande diffusione dal Novecento. Un luogo comune fa individuare come dizionario quello che registra il maggior numero di lemmi, ma il valore dell’opera non si misura nel numero delle parole, bensì nella capacità di fornire le informazioni adeguate dal punto di vista grammaticale, stilistico, sulla frequenza d’uso, con esempi di fraseologia esplicativa.

Alcuni dizionari dell’uso segnalano la disponibilità delle parole nell’uso odierno della lingua (GRADIT). Dizionari etimologici  tracciano la biografia di una parola o locuzione, ripercorrendone la storia dalla prima apparizione nella documentazione scritta fino a oggi e descrivendone le modificazioni di significato subite nel tempo. È possibile che siano indicati la data e il luogo di prima attestazione (sempre relative). Le parole sono retrodatabili e postdatabili, soprattutto oggi che si hanno a disposizione numerosi mezzi per studiarne con precisione la diffusione. Si può essere matematicamente certi della data di nascita di una parola solo in un caso, quando se ne conosce il creatore (definito da Migliorini come onomaturgo). Es.: Migliorini conia la parola regista per sostituire il fr. régisseur. Dizionari dei sinonimi  registrano per ogni termine il rispettivo sinonimo. Si tratta di una sinonimia sostanziale, perché quella assoluta non esiste o è molto rara. Esistono parole che esprimono la stessa idea principale, ciascuna con caratteri e sfumature particolari. Molto frequenti invece i sinonimi approssimativi o parziali, che condividono i tratti semantici essenziali e hanno in comune lo stesso nucleo semantico. Registrano anche le parole di significato contrario. Dizionari metodici  parole non disposte alfabeticamente, ma raggruppate in base all’affinità delle nozioni che esprimono. Sono detti metodici proprio perché raggruppano le parole secondo un preciso metodo o sistema. Quelli ordinati alfabeticamente sono detti semasiologici, perché presuppongono la conoscenza di un significante e consentono di scoprirne il significato; questi, invece, detti anche onomasiologici, funzionano al contrario perché permettono di procedere dal significato al significante. Si sviluppano a partire dal 700, ma riscuotono più ampio successo nell’800, nell’Italia postunitaria: si avvertiva l’esigenza di un uso comune a cui fare riferimento, tanto per l’ambito specialistico quanto per la sfera del quotidiano. Avevano funzione di alfabetizzazione e di educazione popolare. Oggi sono ancora in uso i dizionari analogici, che raggruppano attorno a una serie di voci-guida tutte le altre parole/espressioni collegate. Dizionari di neologismi  registrano le parole o locuzioni nuove di una lingua, con lo scopo di testimoniare l’innovazione lessicale. Per loro natura, sono destinati a invecchiare in poco tempo. Capostipite: Panzini (1905). Poi Dizionario delle parole nuove di Cortellazzo e Cardinale (1986). Dizionari enciclopedici  condividono molti aspetti dei dizionari dell’uso e storici, perché in un’unica opera fondono la parte enciclopedica e quella linguistica. Trovano posto sia le informazioni grammaticali, etimologiche, trascrizione fonematica, definizione, fraseologia, citazione d’autore (tipiche dei dizionari dell’uso e storici), sia le digressioni di carattere enciclopedico. Es.: Dizionario enciclopedico italiano della Treccani (1961). Concordanze  repertori alfabetici di parole contenute in una o più opere di un autore. Derivano dalla lessicografia computazionale sviluppatasi in Italia dagli anni 50, grazie agli spogli lessicali delle opere di San Tommaso. Consistevano nella compilazione di liste dei contesti in cui appare una determinata parola, con indici di frequenza; registrano, cioè, l’occorrenza di quella parola. Liste di frequenza  permettono di verificare il numero delle volte in cui una parola è presente in discorsi o testi scritti. Sono state compilate liste di frequenza sia dell’italiano scritto (es. LIF) che di

  • Fraseologia ed esempi d’uso
  • Sottolemmi
  • Sinonimi e contrari
  • Derivati e composti Lessemi  in un dizionario non vengono registrate TUTTE le parole di una lingua, ma solo i lessemi. Cosa sono? Der. di lessico, + suff. -ema, forma base di una parola  infinito dei verbi, masch. sing. di nomi, agg., articoli, pronomi. I sostantivi che hanno una forma autonoma per il femm. vengono registrati a parte  es. poetessa Per gli agg. Viene riportato il grado positivo, ma le forme irregolari del comparativo e superlativo vengono registrate autonomamente  es. peggiore e pessimo Lemmi  forme del paradigma verbale o nominale con cui i singoli lessemi vengono registrati (dal lat. “argomento, tema”, dal greco “premessa”). Concretamente, il lemma è la singola forma registrata in ordine alfabetico nel dizionario, detta anche entrata o esponente. Di solito è stampato in caratteri più evidenti. Sottolemmi  presenti all’interno di una voce, pur avendo una propria autonomia semantica non costituiscono vere e proprie unità lessicali. Tra i sottolemmi:
  • Forme alterate di sostantivi e agg.
  • Avverbi in -mente
  • Participio presente e passato quando usati con funzione di agg. o di sostantivo, ma senza un’autonomia semantica e d’uso che ne richieda la registrazione autonoma Lemmario  elenco dei lemmi contenuti in un dizionario. Ogni lemma è formato da una sequenza fissa di più elementi  intestazione della voce, definizione della voce, eventuali sottolemmi. Intestazione  viene subito dopo il lemma, contiene il corredo di info che lo riguardano. In genere, è costituita dal lemma + indicazioni di pronuncia (molti dizionari riportano la trascrizione IPA, la sillabazione e le varianti del lemma) + indicazioni per la classificazione grammaticale del lessema + etimologia. Definizione  corpo della voce, luogo in cui si illustra il significato del lessema e le sue varie accezioni, se ci sono. La distinzione dei vari significati può essere articolata in più accezioni distinte da numeri progressivi in neretto, a loro volta suddivisibili mediante lettere. Le accezioni sono generalmente ordinate secondo un criterio cronologico, a partire dalla più antica; ma nei dizionari dell’uso moderni si preferisce non seguire in maniera rigida il criterio storico, che rischia di delegare alla fine il significato d’uso più comune. Le definizioni dovrebbero essere sempre obiettive, ma a volte diventano il luogo in cui affiora l’ideologia del lessicografo  vedi Tommaseo. Marche d’uso  dette anche indicatori, consistono in abbreviazioni che segnalano l’ambito o il registro d’uso. Possono indicare infatti: frequenza d’uso della parola (non com., poco com., raro ecc.), il settore disciplinare di appartenenza (geol., mat., biol., dir., ecc.), l’uso figurato o estensivo,

l’ambito geografico (tosc., region., ecc.). Servono talvolta come indicatori di tono (iron., spreg., ecc.), di registro espressivo (letter., fam., pop., volg., ecc.). Il GRADIT si distingue dagli altri dizionari perché distingue i vocaboli anche in base alla frequenza, all’uso, alla disponibilità. Definizioni sinonimiche  caratteristica dei dizionari è il ricorso a definizioni che si avvalgono di perifrasi e sinonimie. Es. perifrasi rese con frasi relative  seduttore = che seduce; audace = che ha coraggio ecc. Per introdurre la definizione si ricorre anche ai definitori: elementi che, nella lessicografia, servono a introdurre determinate classi di derivati. Sostantivi in -mento e agg. in -ivo  per i primi, i definitori più comuni sono resi con art. det. seguito dall’infinito del verbo (es. disboscamento = il disboscare) oppure con l’atto, il fatto, l’effetto di + inf. del verbo (agghiacciamento = l’effetto dell’agghiacciare), l’azione, l’operazione di + inf. del verbo (ampliamento = l’azione dell’ampliare), o l’essere, il sentirsi + un aggettivo (spaesamento = il sentirsi spaesato). Indicata alla fine delle voci o all’inizio, c’è la datazione (tra parentesi quadre), oggi anche in dizionari non etimologici. Fraseologia  insieme delle locuzioni proprie di una lingua, rappresenta nei dizionari un elemento indispensabile per integrare la definizione e rendere evidenti i significati e gli usi della voce. Nei dizionari dell’uso la fraseologia è mista, nel senso che i vari significati di una parola sono illustrati sia da passi d’autore sia da brani non d’autore, preparati appositamente dalla redazione per testimoniare l’uso corrente. CAPITOLO PRIMO Introduzione alla storia dei vocabolari. La tradizione lessicografica ha origine nell’antichità. Esigenze pratiche (scambi commerciali e culturali) portarono alla redazione degli antichi vocabolari: elenchi di parole tradotte in una o più lingue diverse. I millennio a.C.  primi dizionari monolingui, tradizione legata alla necessità di commentare e spiegare i testi antichi e sacri. In Grecia, esigenza di corredare di glosse i testi omerici (dal V sec), cioè di creare note esplicative per i passaggi più oscuri. In età alessandrina, l’abitudine a glossare si trasformò in abitudine di compilare elenchi di termini non comuni seguiti da spiegazioni o dal corrispondente sinonimo più comune. Inizialmente gli elenchi contenevano solo le parole difficili e rare, poi si trasformarono in elenchi di termini di ogni genere, anche comuni, divenendo veri e propri vocabolari. Valerio Flacco, De significatu verborum (I sec. d.C.)  abbiamo un’epitome Nonio Marcello (III-IV sec.)  termini ordinati alfabeticamente

Dal Seicento al Settecento, gli stati nazionali avvertono l’esigenza di codificare la propria lingua, attraverso lo strumento del dizionario. Il primato è comunque quello dell’Italia. Francia, 1694, Dictionnaire de l’Académie française, dedicato a Luigi XIV. A differenza di quello della Crusca (di cui riprendeva l’impianto complessivo, non registrava le citazioni d’autore, ma gli esempi erano tratti dalla fantasia degli autori e i termini raggruppati in famiglie. NB: nella Francia del Seicento il modello era la lingua della conversazione colta, non quella degli autori antichi; pertanto, coincideva con la lingua letteraria del tempo e gli esempi potevano essere tratti dalla contemporaneità. Anche in questo caso, non venne presa in considerazione la lingua della tecnica e delle scienze. Portogallo, 1712-2, stampato dai gesuiti, registrava in abbondanza i termini della scienza e della tecnica, accoglieva prestiti europei ed extraeuropei, citava esempi tratti anche da autori latini. Spagna, Diccionario de la lengua castellana, basato sul modello letterario e puristico della 3a edizione del Vocabolario della Crusca (1691). Inghilterra, 1755, Dictionary of the English Language. Modello Crusca, impostazione puristica, abbondanza di citazioni; ma larga accoglienza ai termini tecnici, per il suo carattere semienciclopedico. Si rivolgeva anche alle persone comuni Germania, 1691. CAPITOLO SECONDO I vocabolari italiani. Tra la fine del XV e l’inizio del XVI sec.  intensa attività lessicografica in varie parti d’Italia: vocabolari compilati da grammatici, da maestri, da letterati, notai, stampatori-librai. Rispondevano alla richiesta dei lettori di avere a disposizione un modello di scrittura inalterato e inalterabile nel tempo, attraverso gli esempi dei grandi trecentisti. Insomma, nelle grammatiche e nei vocabolari il pubblico più vasto cercava la norma linguistica da seguire. Si tratta di opere che non sempre rispettavano i principi teorici annunciati, e cadevano in contraddizione al momento dell’esecuzione: le voci a volte non erano tipizzate, venivano distinte in forme adatte all’uso poetico e forme adatte all’uso prosastico, si faceva spesso appello alla notorietà dell’oggetto anziché definirlo (es. cane = animale noto) e sporadicamente apparivano le varietà regionali, a seconda della lingua dell’autore che scriveva. Fine 400  esigenza in molte città italiane di codificare il volgare come lingua in raccolte che avessero la stessa autorità di quelle create per la lingua latina e per il confronto latino-volgare. Le iniziative partono dalla Toscana: il fiorentino era il volgare che aveva raggiunto il massimo splendore sia nella scrittura poetica che in quella in prosa. Luigi Pulci, Vocabulista (termine ante quem 1484)  lista alfabetica di oltre 700 vocaboli in volgare, corredati da una breve definizione. Concepita per uso personale, come testimonia il fatto che molte di queste voci si ritrovano nel Morgante. Si tratta comunque del primo glossario monolingue in volgare. Leonardo Da Vinci, liste di vocaboli raccolte a scopo autodidattico, soprattutto termini dotti e parole del volgare non toscano. Raggruppate secondo l’affinità di significato o l’opposizione.

Nicola Valla, Vallilium  vocabolario bilingue, latino-volgare, che confronta le voci latine con quelle del voc. Siciliano a scopo didattico. Venezia  nascita dei primi vocabolari a stampa. Presenza congiunta di Aldo Manuzio e Pietro Bembo. Adesione alla posizione del Bembo e Tre Corone come modello.

  • Niccolò Liburnio, Le Tre fontane (1526)  restrinse il corpus ai soli Dante, Petrarca e Boccaccio, ma presente qualche venetismo.
  • Lucilio Minerbi, Vocabulario (1535)  restrinse il corpus del Liburnio a un solo autore, Boccaccio, e a una sola opera, il Decameron.
  • L’Alunno, Osservazioni sopra il Petrarca e La ricchezza della lingua volgare sopra il Boccaccio. Nella seconda opera offriva ai lettori un modello per la scrittura in prosa, riprendendo in considerazione anche il Boccaccio delle altre opere.
  • L’Alunno, La fabbrica del mondo, Venezia, 1548  primo dizionario metodico della lingua volgare in cui le voci sono disposte secondo l’ordine gerarchico da Dio all’inferno (Dio, cielo, mondo, elementi, anima, corpo, uomo, qualità, quantità, inferno)  cfr. Gasparino Barzizza
  • Francesco Sansovino, Dittionario, 1568  di piccole dimensioni, quasi del tutto privo di citazioni tratte da scrittori, attento all’uso dei parlanti contemporanei e alle varietà regionali L’attività lessicografica si sviluppò anche in altri centri. Napoli  Fabricio Luna, Vocabulario di cinquemila vocabuli Toschi Ferrara  Alberto Acarisio, Vocabolario, grammatica e ortografia: autorità delle tre corone, canone bembesco, ma attenzione anche alla terminologia scientifica, alla fraseologia, alle etimologie e alle indicazioni ortografiche. Cinquecento  si diffusero oltre a questi dizionari anche opere di genere diverso: raccolte di frasi, i rimari, i dizionari bilingui. John Florio, dizionario italiano-inglese, A worlde of Wordes  riferimenti anche ad opere di carattere non letterario e considerazione anche dei volgari non fiorentini. Mentre questi primi dizionari presentavano contraddizioni interne fra intenti ed esecuzione, la prima edizione del Vocabolario della Crusca si basò su impostazioni teoriche salde e coerenti. Ispiratore fu Leonardo Salviati, che entrò nell’Accademia nel 1583 e riuscì a cambiare i propositi e gli intenti degli accademici. Fino ad allora, l’Accademia si era limitata a riunioni conviviali e giocose ( cruscate ), secondo la moda del tempo; quando Salviati entrò a farne parte, gli accademici si impegnarono a separare il buono dal cattivo in fatto di lingua. Smisero di chiamarsi crusconi e divennero gli Accademici della Crusca, mantenendo però tutto l’apparato simbolico e allegorico legato alla preparazione del pane. Stamparono la prima edizione del vocabolario autofinanziandosi, cosa che consentì loro di mantenersi immuni da ogni ingerenza esterna (almeno fino alla seconda metà del 600). 1591-1612: gli Accademici lavorano alla prima edizione del Vocabolario. Obiettivo: raccogliere tutti i vocaboli e i modi di favellare presenti nelle buone scritture che furono fatte prima del 1400. Salviati muore prima di vedere il vocabolario pubblicato, ma gli accademici continuano a lavorare seguendo le sue idee sulla lingua.

1623: 2a^ edizione del V., alcune correzioni e aumento del numero delle voci. 1691: 3a^ edizione, dedica a Cosimo II de’ Medici, cambiamenti importanti:

  1. Introdotta l’indicazione V.A. (voce antica) per le voci non più in uso, ma importanti per la tradizione letteraria.
  2. Accolti nuovi autori moderni, fra cui anche Tasso, Machiavelli, Guicciardini e non toscani come Sannazaro e Castiglione (fuori Marino, colpevole di aver aderito al barocco)
  3. Aumento del numero dei trattati scientifici presi in considerazione e delle voci tratte da scrittori di scienza del 600, fra cui Galilei. Merito di:
  • Leopoldo de’Medici, che aveva perorato l’apertura dell’opera a espressioni dell’uso vivo e ai termini di arti, mestieri, marineria, caccia, raccolti da lui stesso sul campo.
  • Carlo Dati e Benedetto Buonmattei
  • Francesco Redi e Lorenzo Magalotti, scrittori-scienziati grazie ai quali furono accolte e definite molte voci del lessico tecnico-scientifico. Settecento. 1729-1738, Firenze  4 a^ edizione del V., dedica al granduca Gian Gastone de’Medici. Impostazione voluta da Anton Maria Salvini, classicista illuminato:
  • Ancora più attenzione all’uso moderno: introdotti scrittori del Seicento e primo Settecento;
  • Ma più rigidità nei confronti degli autori non toscani, rispetto alla terza edizione;
  • Confermati i criteri di esclusione delle prime 2 edizioni nei confronti delle voci della scienza Molte critiche: il clima culturale europeo è mutato, ci troviamo in pieno periodo illuminista. Le scienze avanzano e c’è bisogno che il nuovo repertorio dei termini tecnico-scinetifici trovi spazio all’interno di un vocabolario. Necessità per l’Italia di stare al passo con gli altri stati europei! In Inghilterra e Francia erano già stati curati vocabolari attenti a queste esigenze. Inoltre, a partire dal 1751 Diderot e d’Alembert si dedicano alla pubblicazione dell’Encyclopédie  opera largamente aperta all’apporto della scienza, delle arti e della tecnica, le cui voci non solo venivano definite in maniera esaustiva, ma erano corredate da tavole illustrate esplicative. In Italia, il modello anglofrancese non poteva essere ignorato a lungo:
  • Antonio Vallisnieri, Saggio alfabetico d’istoria medica e naturale. Primo esempio della nuova attenzione nei confronti della terminologia scientifica;
  • Giovanpietro Bergantini, Voci Italiane. Concepito non come vocabolario a sé stante, ma come raccolta intesa a integrare e arricchire il V. della Crusca: spogliava testi di autori esclusi dal canone, non toscani, e testi scientifici, al fine di rarne le nuove voci da integrare al V.;
  • D’Alberti (abate nizzardo), Dizionario universale. Nella prefazione dichiarava di aver tenuto conto dell’uso e di aver preso in considerazione anche la lingua viva dei parlanti, dunque anche le voci d’uso degli ambiti tecnico-artigianali. Tutte le voci erano state raccolte grazie a inchieste sul campo svolte dall’abate.

Alle critiche tradizionali si aggiunsero quelle degli illuministi, ormai insofferenti nei confronti della rigida impostazione della Crusca.

  • Alessandro Verri, il Caffè  Rinunzia avanti notaio al V. della Crusca. Protesta dal tono ironico
  • Giuseppe Baretti, La frusta letteraria  gli accademici registravano parole vetuste e stomachevoli e proponevano un modello letterario artificioso: Beretti gli attribuiva la colpa della mancanza di una lingua nazionale unica;
  • Melchiorre Cesarotti, Saggio sulla filosofia delle lingue  ultima parte riguardante il rinnovamento della lessicografia italiana: Cesarotti proponeva l’istituzione di un Consiglio nazionale della lingua a FI, da sostituire alla Crusca. Il Consiglio avrebbe provveduto a modificare i criteri di raccolta delle voci e le avrebbe tratte non solo dai testi, ma anche direttamente da chi esercitava un dato mestiere o professione. Tutto il materiale raccolto sarebbe rifluito in un vocabolario. Ma quando il Saggio venne pubblicato, l’Accademia della Crusca era già stata soppressa (1738) e fusa con l’Accademia fiorentina, per volere del granduca Pietro Leopoldo di Toscana, sollecitato dalle critiche illuministe e dalle polemiche degli anticruscanti. Ottocento  il secolo dei vocabolari. C’era ancora chi, a inizio 800, continuava a considerare insuperabile il modello proposto dalla Crusca: varie proposte di miglioramento vennero dai Puristi, che proponevano un ritorno all’imitazione della lingua fiorentina del Trecento. Queste posizioni risultano più comprensibili se inquadrate nell’ottica di una reazione all’influenza della lingua e cultura francese. Purismo. Antonio Cesari, pubblica una riedizione del Vocabolario della Crusca, nota come Crusca Veronese (1806-11). Quest’opera non intendeva aggiornare il Vocabolario ma perfezionarlo: il Cesari sosteneva che tutti nel 1300 parlassero e scrivessero bene, per cui integra il V. con altre voci tratte da autori del Trecento e Cinquecento. Aggiunge anche varianti grafiche e fonetiche, ripristina forma considerate più corrette, respinge gli autori moderni e conferma la chiusura nei confronti dell’ambito della tecnica e scienza. Sosteneva la superiorità del fiorentino trecentesco  perché? Non per la grandezza letteraria dei suoi scrittori, ma per la sua perfezione e purezza INNATA. Si tratta di una presunta superiorità “naturale” del fiorentino rispetto agli altri volgari. La posizione del Cesari fu molto criticata, ma riscosse anche ampio consenso in più parti d’Italia. Angelo Angeloni, Frosinone  stesse posizioni del Cesari ma se ne distingueva per l’ammirazione di Boccaccio e per il rifiuto nei confronti delle espressioni popolari toscane. Basilio Puoti, Napoli  lodava, come il Cesari, la semplicità e naturalezza degli scritti trecenteschi, ma ne criticava gli elementi eccessivamente popolari. Il Purismo favorì  la pubblicazione di elenchi di voci da proscrivere; l’estensione del dibattito sulla lingua a un pubblico più ampio. Primo dizionario puristico: compilato da un burocrate, Giuseppe Bernardoni  elenco di neologismi preparato per incarico del Ministro dell’Interno del gabinetto napoleonico, Luigi Vaccari. (1812)

Sebbene l’orientamento toscanocentrico fosse stato notevolmente ridimensionato, accettando anche autori moderni non toscani, e si fosse provveduto a separare le voci antiche da quelle moderne e in uso, la chiusura nei confronti della terminologia tecnico-scientifica continuava. Insofferenza da parte degli intellettuali e del pubblico: il V. non era in grado di rappresentare in maniera abbastanza ampia il panorama della lingua italiana. Le definizioni troppo brevi e concise, la mancanza della fraseologia tratta dall’uso ne decretarono l’insuccesso. Si diffusero, invece, nel corso dell’800  dizionari metodici e dizionari dell’uso. Dizionari metodici  Nencioni: “specchi sociolinguistici dell’Italia artigiana”. Raggruppano le parole per categoria, in base all’affinità delle nozioni che esprimono. Rispondevano al bisogno di un pubblico che voleva conoscere i termini nazionali, non più municipali, per descrivere gli oggetti della vita quotidiana. I dizionari di questo genere si richiamavano al modello del Dizionario universale del D’Alberti, nel metodo dell’indagine sul campo per i settori della vita pratica, dei mestieri, della tecnica ecc. Il più noto  Giacinto Carena, Vocabolario metodico, 1846-60. Vocabolario domestico napoletano e toscano, Basilio Puoti, 1841. Taranto e Guacci (suoi allievi), Voc. Domestico italiano ad uso dei giovani, 1850  comparazione tra voci napoletane e corrispondenti toscane. Attenzione scrupolosa all’uso linguistico, le definizioni si basano su ricerche accuratamente condotte da Taranto e Guacci. Palmiro Premoli, Vocabolario nomenclatore illustrato  nell’impianto complessivo è strutturato in ordine alfabetico; ma è un tentativo tardivo di combinare insieme un dizionario metodico, dell’uso, dei sinonimi ed enciclopedico. Dizionari specialistici  di agricoltura, del commercio, storico-amministrativi, dei termini della navigazione, dei lavori femminili ecc… Dizionari dell’uso  compaiono solo verso la fine del secolo, rivolti anche ai lettori comuni e non solo agli studiosi. Capostipite: il Novo vocabolario di Giorgini-Broglio, Firenze, 1870-97. Concepito sulla base delle idee manzoniane sulla lingua (adottare il fiorentino parlato adoperato dalla classe borghese) e sul modello del Dictionnaire de l’Académie française. Primo dizionario che non si basava sull’autorità degli scrittori, ma sull’uso VIVO! Eliminati gli esempi d’autore, ridotti significativamente gli arcaismi, abbondanti le indicazioni sull’ambito e sul livello d’uso, ricca fraseologia ripresa dal parlato quotidiano per testimoniare l’uso REALE delle parole. Scarso successo, ma ruolo di primo piano nella storia della lessicografia italiana per aver svincolato i dizionari dal giogo del modello letterario. Altre due opere si rifacevano all’uso VIVI della lingua: il Vocabolario della lingua parlata di Rigutini-Fanfani (1875); il Nòvo dizionario universale della lingua italiana di Petrocchi (1887). Il Nòvo dizionario di Petrocchi  grafia ortoepica, con accenti e caratteri speciali per segnalare la pronuncia, e la suddivisione delle pagine in due parti: quella alta per il lessico in uso, quella bassa per le parole arcaiche e in disuso.

Dizionari dialettali  nascono nel periodo dell’interesse romantico per lo spirito del popolo e il folklore. Importanti nel periodo postunitario, perché fornivano la corretta forma italiana corrispondente al lemma dialettale. Es. Vocabolario milanese-italiano, Cherubini. Novecento. L’attività lessicografica della Crusca era stata interrotta: l’accusa all’Accademia di “sonnolenza e incapacità” da parte degli ambienti universitari e di intellettuali come Croce e l’aumento dei costi della stampa nel periodo della prima g. mondiale ne decretarono la fine. 1923: Gentile sospende con un decreto la pubblicazione del Vocabolario, interrotto alla fine della lettera O e alla parola ozono. Il Vocabolario della lingua italiana, progettato dall’Accademia d’Italia per sostituire quello della Crusca, ebbe la stessa sorte  Era un’opera di valore, pur essendo segnata dall’impronta fascista (documentava molte voci attraverso citazioni di Mussolini), perché presentava importanti novità  accoglieva esempi tratti da autori moderni (Gozzano, Deledda, Pirandello, Tozzi…), prescindeva del tutto dalle citazioni letterarie per le voci d’uso comune, registrava anche termini tecnico- scientifici, forestierismi, neologismi e riservava ampio spazio alle etimologie. Interruzione : guerra, morte del curatore Bertoni, soppressione dell’accademia d’Italia nel ’ (sostituita da quella dei Lincei). Intensa produzione di dizionari dell’uso  destinati alla scuola e alle famiglie. Si rifacevano al modello del Giorgini-Broglio, Rigutini-Fanfani, Petrocchi. Vocabolario della lingua italiana, Zingarelli, pubbl. dal 1922 a oggi. Novissimo dizionario della lingua italiana, Palazzi, 1939. Importanti entrambi per la diffusione della lingua italiana nella nazione. Caso particolare: Dizionario moderno di Panzini, 1905  raccoglie parole e locuzioni NUOVE registrate al loro primo apparire, nel corso di 40 anni. Testimonia l’evoluzione del nostro lessico. Ottava edizione, postuma, del ’42: curata da Migliorini e Schiaffini. Atteggiamento di interesse e curiosità dell’autore nei confronti dei neologismi, tutti registrati senza pregiudizio e interessi prescrittivi. Inaugura la tradizione dei repertori di neologismi, che servono a verificare l’evolversi della nostra lingua. Dopoguerra: riprende l’attività lessicografica  1955-61: Dizionario Enciclopedico Italiano della Treccani. Felice fusione tra vocabolario (diretto da Migliorini) ed enciclopedia. 12 volumi, opera collettiva. Opera che fornisce la più ampia informazione possibile in merito ai vari settori. Criterio: mettere il lettore a contatto con la realtà linguistica del momento, tenendo conto della lingua parlata più che di quella letteraria, e soprattutto del linguaggio di giornali e media.

Il Sabatini-Coletti  2003, segnala con un contrassegno grafico la disponibilità delle parole Il Treccani  attenzione particolare alle fonti non letterarie dell’italiano e alla mobilità degli usi linguistici. Il Devoto-Oli  edizione 2004-2005 curata da Luca Serianni e Maurizio Trifone, rende immediatamente visibili le parole appartenenti al lessico fondamentale evidenziandole in azzurro. Il Garzanti 2005  diretto da Giuseppe Patota, aggiunge note d’uso alle parole per risolere problemi pratici legati all’ortografia, pronuncia, ambito d’uso. Caso a parte  il DIR (dizionario italiano ragionato) di Angelo Gianni. Pur mantenendo l’ordine alfabetico dei lemmi, riunisce in famiglie guidate da una parola chiave le parole legate da una stessa base etimologica e da un rapporto semantico. Dizionari etimologici. DEI, Battisti-D’Alessio = Dizionario etimologico italiano DELI, Cortellazzo-Zolli = Dizionario etimologico della lingua italiana  ricostruisce la biografia di ogni singola voce: data di prima attestazione, etimologia prossima o remota, fortuna della aprola nella nostra lingua ecc + bibliografia essenziale alla fine della voce. LEI, Max Pfister = Lessico etimologico italiano, sul modello dei dizionario di linguistica romanza. È ordinato per etimi, ma è possibile consiltare anche indici ordinati alfabeticamente. Le voci hanno struttura interna tripartita: contrassegnate da numeri romani  (I) se ereditarie; (II) se voci dotte o semidotte; (III) se prestiti o calchi da altre lingue. Arricchite da dissertazioni etimologiche, rinvii bibliografici e cognome dello studioso che ha redatto la voce. A partire dagli anni 70  computer. Primi dizionari di frequenza. LIZ = letteratura italiana zanichelli Ci-Bit, ATL