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Storia dei dizionari italiani, dalle origini della lessicografia a oggi
Tipologia: Sintesi del corso
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PREMESSA Vocabolario e dizionario spesso usati come sinonimi per indicare l’opera che raccoglie in ordine alfabetico le parole di una determinata lingua. In realtà, dizionario ha un significato più ampio può indicare anche trattazioni enciclopediche non esclusivamente lessicali, disposte in ordine alfabetico, che raccolgono nomi e nozioni di letteratura, arti, scienze oppure opere che raccolgono le parole di una lingua non in ordine alfabetico ma per categorie concettuali (come i dizionari metodici, analogici, ideologici). Vocabolario può avere anche il significato di “patrimonio lessicale di una lingua” o “insieme dei vocaboli propri di un certo settore o di un singolo autore”. In questi casi, equivale a lessico. Può, inoltre, indicare anche l’insieme delle parole di una lingua o di un individuo, indipendentemente dalla loro registrazione in repertorio; mentre dizionario è usato solo per indicare l’opera che raccoglie il lessico stesso. Lessicografia attività di raccolta e definizione dei vocaboli appartenenti al lessico di una lingua/dialetto/gruppo di lingue e dialetti e anche l’attività che concerne la redazione dei dizionari di vario tipo. Lessicologia studio sistematico del sistema lessicale di una o più lingue. CAPITOLO TERZO Elencazione descrittiva dei principali tipi delle realizzazioni lessicografiche italiane. Dizionari storici registrano la lingua letteraria scritta, attraverso esempi tratti dagli autori. Servono per testimoniare l’USO delle singole parole/locuzioni nelle diverse epoche. Sono di tipo diacronico, perché descrivono la lingua nella sua evoluzione storica. È necessario averli per poter studiare una lingua antica, non più in uso, ma di cui rechiamo ampia testimonianza. Il Vocabolario dell’Accademia della Crusca, il Tommaseo-Bellini, il GDLI, il TLIO e il GAVI sono tutti dizionari storici. Es. tratto dal GDLI: lemma totalizzare per il primo significato (realizzare un totale, un punteggio, un risultato), la documentazione consiste in un esempio tratto da Montale e dai Verbali del consiglio di amministrazione della FIAT; per il secondo significato (calcolare in totale, nell’ammontare complessivo – anche: unificare), oggi non più in uso, si forniscono esempi tratti da due dizionari puristi dell’800. Dizionari dell’uso quelli per antonomasia, registrano la lingua contemporanea in una dimensione sincronica (cioè nel funzionamento e nel carattere attuale), ma prendendo in considerazione anche voci del passato, varietà regionali, voci letterarie. Grande diffusione dal Novecento. Un luogo comune fa individuare come dizionario quello che registra il maggior numero di lemmi, ma il valore dell’opera non si misura nel numero delle parole, bensì nella capacità di fornire le informazioni adeguate dal punto di vista grammaticale, stilistico, sulla frequenza d’uso, con esempi di fraseologia esplicativa.
Alcuni dizionari dell’uso segnalano la disponibilità delle parole nell’uso odierno della lingua (GRADIT). Dizionari etimologici tracciano la biografia di una parola o locuzione, ripercorrendone la storia dalla prima apparizione nella documentazione scritta fino a oggi e descrivendone le modificazioni di significato subite nel tempo. È possibile che siano indicati la data e il luogo di prima attestazione (sempre relative). Le parole sono retrodatabili e postdatabili, soprattutto oggi che si hanno a disposizione numerosi mezzi per studiarne con precisione la diffusione. Si può essere matematicamente certi della data di nascita di una parola solo in un caso, quando se ne conosce il creatore (definito da Migliorini come onomaturgo). Es.: Migliorini conia la parola regista per sostituire il fr. régisseur. Dizionari dei sinonimi registrano per ogni termine il rispettivo sinonimo. Si tratta di una sinonimia sostanziale, perché quella assoluta non esiste o è molto rara. Esistono parole che esprimono la stessa idea principale, ciascuna con caratteri e sfumature particolari. Molto frequenti invece i sinonimi approssimativi o parziali, che condividono i tratti semantici essenziali e hanno in comune lo stesso nucleo semantico. Registrano anche le parole di significato contrario. Dizionari metodici parole non disposte alfabeticamente, ma raggruppate in base all’affinità delle nozioni che esprimono. Sono detti metodici proprio perché raggruppano le parole secondo un preciso metodo o sistema. Quelli ordinati alfabeticamente sono detti semasiologici, perché presuppongono la conoscenza di un significante e consentono di scoprirne il significato; questi, invece, detti anche onomasiologici, funzionano al contrario perché permettono di procedere dal significato al significante. Si sviluppano a partire dal 700, ma riscuotono più ampio successo nell’800, nell’Italia postunitaria: si avvertiva l’esigenza di un uso comune a cui fare riferimento, tanto per l’ambito specialistico quanto per la sfera del quotidiano. Avevano funzione di alfabetizzazione e di educazione popolare. Oggi sono ancora in uso i dizionari analogici, che raggruppano attorno a una serie di voci-guida tutte le altre parole/espressioni collegate. Dizionari di neologismi registrano le parole o locuzioni nuove di una lingua, con lo scopo di testimoniare l’innovazione lessicale. Per loro natura, sono destinati a invecchiare in poco tempo. Capostipite: Panzini (1905). Poi Dizionario delle parole nuove di Cortellazzo e Cardinale (1986). Dizionari enciclopedici condividono molti aspetti dei dizionari dell’uso e storici, perché in un’unica opera fondono la parte enciclopedica e quella linguistica. Trovano posto sia le informazioni grammaticali, etimologiche, trascrizione fonematica, definizione, fraseologia, citazione d’autore (tipiche dei dizionari dell’uso e storici), sia le digressioni di carattere enciclopedico. Es.: Dizionario enciclopedico italiano della Treccani (1961). Concordanze repertori alfabetici di parole contenute in una o più opere di un autore. Derivano dalla lessicografia computazionale sviluppatasi in Italia dagli anni 50, grazie agli spogli lessicali delle opere di San Tommaso. Consistevano nella compilazione di liste dei contesti in cui appare una determinata parola, con indici di frequenza; registrano, cioè, l’occorrenza di quella parola. Liste di frequenza permettono di verificare il numero delle volte in cui una parola è presente in discorsi o testi scritti. Sono state compilate liste di frequenza sia dell’italiano scritto (es. LIF) che di
l’ambito geografico (tosc., region., ecc.). Servono talvolta come indicatori di tono (iron., spreg., ecc.), di registro espressivo (letter., fam., pop., volg., ecc.). Il GRADIT si distingue dagli altri dizionari perché distingue i vocaboli anche in base alla frequenza, all’uso, alla disponibilità. Definizioni sinonimiche caratteristica dei dizionari è il ricorso a definizioni che si avvalgono di perifrasi e sinonimie. Es. perifrasi rese con frasi relative seduttore = che seduce; audace = che ha coraggio ecc. Per introdurre la definizione si ricorre anche ai definitori: elementi che, nella lessicografia, servono a introdurre determinate classi di derivati. Sostantivi in -mento e agg. in -ivo per i primi, i definitori più comuni sono resi con art. det. seguito dall’infinito del verbo (es. disboscamento = il disboscare) oppure con l’atto, il fatto, l’effetto di + inf. del verbo (agghiacciamento = l’effetto dell’agghiacciare), l’azione, l’operazione di + inf. del verbo (ampliamento = l’azione dell’ampliare), o l’essere, il sentirsi + un aggettivo (spaesamento = il sentirsi spaesato). Indicata alla fine delle voci o all’inizio, c’è la datazione (tra parentesi quadre), oggi anche in dizionari non etimologici. Fraseologia insieme delle locuzioni proprie di una lingua, rappresenta nei dizionari un elemento indispensabile per integrare la definizione e rendere evidenti i significati e gli usi della voce. Nei dizionari dell’uso la fraseologia è mista, nel senso che i vari significati di una parola sono illustrati sia da passi d’autore sia da brani non d’autore, preparati appositamente dalla redazione per testimoniare l’uso corrente. CAPITOLO PRIMO Introduzione alla storia dei vocabolari. La tradizione lessicografica ha origine nell’antichità. Esigenze pratiche (scambi commerciali e culturali) portarono alla redazione degli antichi vocabolari: elenchi di parole tradotte in una o più lingue diverse. I millennio a.C. primi dizionari monolingui, tradizione legata alla necessità di commentare e spiegare i testi antichi e sacri. In Grecia, esigenza di corredare di glosse i testi omerici (dal V sec), cioè di creare note esplicative per i passaggi più oscuri. In età alessandrina, l’abitudine a glossare si trasformò in abitudine di compilare elenchi di termini non comuni seguiti da spiegazioni o dal corrispondente sinonimo più comune. Inizialmente gli elenchi contenevano solo le parole difficili e rare, poi si trasformarono in elenchi di termini di ogni genere, anche comuni, divenendo veri e propri vocabolari. Valerio Flacco, De significatu verborum (I sec. d.C.) abbiamo un’epitome Nonio Marcello (III-IV sec.) termini ordinati alfabeticamente
Dal Seicento al Settecento, gli stati nazionali avvertono l’esigenza di codificare la propria lingua, attraverso lo strumento del dizionario. Il primato è comunque quello dell’Italia. Francia, 1694, Dictionnaire de l’Académie française, dedicato a Luigi XIV. A differenza di quello della Crusca (di cui riprendeva l’impianto complessivo, non registrava le citazioni d’autore, ma gli esempi erano tratti dalla fantasia degli autori e i termini raggruppati in famiglie. NB: nella Francia del Seicento il modello era la lingua della conversazione colta, non quella degli autori antichi; pertanto, coincideva con la lingua letteraria del tempo e gli esempi potevano essere tratti dalla contemporaneità. Anche in questo caso, non venne presa in considerazione la lingua della tecnica e delle scienze. Portogallo, 1712-2, stampato dai gesuiti, registrava in abbondanza i termini della scienza e della tecnica, accoglieva prestiti europei ed extraeuropei, citava esempi tratti anche da autori latini. Spagna, Diccionario de la lengua castellana, basato sul modello letterario e puristico della 3a edizione del Vocabolario della Crusca (1691). Inghilterra, 1755, Dictionary of the English Language. Modello Crusca, impostazione puristica, abbondanza di citazioni; ma larga accoglienza ai termini tecnici, per il suo carattere semienciclopedico. Si rivolgeva anche alle persone comuni Germania, 1691. CAPITOLO SECONDO I vocabolari italiani. Tra la fine del XV e l’inizio del XVI sec. intensa attività lessicografica in varie parti d’Italia: vocabolari compilati da grammatici, da maestri, da letterati, notai, stampatori-librai. Rispondevano alla richiesta dei lettori di avere a disposizione un modello di scrittura inalterato e inalterabile nel tempo, attraverso gli esempi dei grandi trecentisti. Insomma, nelle grammatiche e nei vocabolari il pubblico più vasto cercava la norma linguistica da seguire. Si tratta di opere che non sempre rispettavano i principi teorici annunciati, e cadevano in contraddizione al momento dell’esecuzione: le voci a volte non erano tipizzate, venivano distinte in forme adatte all’uso poetico e forme adatte all’uso prosastico, si faceva spesso appello alla notorietà dell’oggetto anziché definirlo (es. cane = animale noto) e sporadicamente apparivano le varietà regionali, a seconda della lingua dell’autore che scriveva. Fine 400 esigenza in molte città italiane di codificare il volgare come lingua in raccolte che avessero la stessa autorità di quelle create per la lingua latina e per il confronto latino-volgare. Le iniziative partono dalla Toscana: il fiorentino era il volgare che aveva raggiunto il massimo splendore sia nella scrittura poetica che in quella in prosa. Luigi Pulci, Vocabulista (termine ante quem 1484) lista alfabetica di oltre 700 vocaboli in volgare, corredati da una breve definizione. Concepita per uso personale, come testimonia il fatto che molte di queste voci si ritrovano nel Morgante. Si tratta comunque del primo glossario monolingue in volgare. Leonardo Da Vinci, liste di vocaboli raccolte a scopo autodidattico, soprattutto termini dotti e parole del volgare non toscano. Raggruppate secondo l’affinità di significato o l’opposizione.
Nicola Valla, Vallilium vocabolario bilingue, latino-volgare, che confronta le voci latine con quelle del voc. Siciliano a scopo didattico. Venezia nascita dei primi vocabolari a stampa. Presenza congiunta di Aldo Manuzio e Pietro Bembo. Adesione alla posizione del Bembo e Tre Corone come modello.
1623: 2a^ edizione del V., alcune correzioni e aumento del numero delle voci. 1691: 3a^ edizione, dedica a Cosimo II de’ Medici, cambiamenti importanti:
Alle critiche tradizionali si aggiunsero quelle degli illuministi, ormai insofferenti nei confronti della rigida impostazione della Crusca.
Sebbene l’orientamento toscanocentrico fosse stato notevolmente ridimensionato, accettando anche autori moderni non toscani, e si fosse provveduto a separare le voci antiche da quelle moderne e in uso, la chiusura nei confronti della terminologia tecnico-scientifica continuava. Insofferenza da parte degli intellettuali e del pubblico: il V. non era in grado di rappresentare in maniera abbastanza ampia il panorama della lingua italiana. Le definizioni troppo brevi e concise, la mancanza della fraseologia tratta dall’uso ne decretarono l’insuccesso. Si diffusero, invece, nel corso dell’800 dizionari metodici e dizionari dell’uso. Dizionari metodici Nencioni: “specchi sociolinguistici dell’Italia artigiana”. Raggruppano le parole per categoria, in base all’affinità delle nozioni che esprimono. Rispondevano al bisogno di un pubblico che voleva conoscere i termini nazionali, non più municipali, per descrivere gli oggetti della vita quotidiana. I dizionari di questo genere si richiamavano al modello del Dizionario universale del D’Alberti, nel metodo dell’indagine sul campo per i settori della vita pratica, dei mestieri, della tecnica ecc. Il più noto Giacinto Carena, Vocabolario metodico, 1846-60. Vocabolario domestico napoletano e toscano, Basilio Puoti, 1841. Taranto e Guacci (suoi allievi), Voc. Domestico italiano ad uso dei giovani, 1850 comparazione tra voci napoletane e corrispondenti toscane. Attenzione scrupolosa all’uso linguistico, le definizioni si basano su ricerche accuratamente condotte da Taranto e Guacci. Palmiro Premoli, Vocabolario nomenclatore illustrato nell’impianto complessivo è strutturato in ordine alfabetico; ma è un tentativo tardivo di combinare insieme un dizionario metodico, dell’uso, dei sinonimi ed enciclopedico. Dizionari specialistici di agricoltura, del commercio, storico-amministrativi, dei termini della navigazione, dei lavori femminili ecc… Dizionari dell’uso compaiono solo verso la fine del secolo, rivolti anche ai lettori comuni e non solo agli studiosi. Capostipite: il Novo vocabolario di Giorgini-Broglio, Firenze, 1870-97. Concepito sulla base delle idee manzoniane sulla lingua (adottare il fiorentino parlato adoperato dalla classe borghese) e sul modello del Dictionnaire de l’Académie française. Primo dizionario che non si basava sull’autorità degli scrittori, ma sull’uso VIVO! Eliminati gli esempi d’autore, ridotti significativamente gli arcaismi, abbondanti le indicazioni sull’ambito e sul livello d’uso, ricca fraseologia ripresa dal parlato quotidiano per testimoniare l’uso REALE delle parole. Scarso successo, ma ruolo di primo piano nella storia della lessicografia italiana per aver svincolato i dizionari dal giogo del modello letterario. Altre due opere si rifacevano all’uso VIVI della lingua: il Vocabolario della lingua parlata di Rigutini-Fanfani (1875); il Nòvo dizionario universale della lingua italiana di Petrocchi (1887). Il Nòvo dizionario di Petrocchi grafia ortoepica, con accenti e caratteri speciali per segnalare la pronuncia, e la suddivisione delle pagine in due parti: quella alta per il lessico in uso, quella bassa per le parole arcaiche e in disuso.
Dizionari dialettali nascono nel periodo dell’interesse romantico per lo spirito del popolo e il folklore. Importanti nel periodo postunitario, perché fornivano la corretta forma italiana corrispondente al lemma dialettale. Es. Vocabolario milanese-italiano, Cherubini. Novecento. L’attività lessicografica della Crusca era stata interrotta: l’accusa all’Accademia di “sonnolenza e incapacità” da parte degli ambienti universitari e di intellettuali come Croce e l’aumento dei costi della stampa nel periodo della prima g. mondiale ne decretarono la fine. 1923: Gentile sospende con un decreto la pubblicazione del Vocabolario, interrotto alla fine della lettera O e alla parola ozono. Il Vocabolario della lingua italiana, progettato dall’Accademia d’Italia per sostituire quello della Crusca, ebbe la stessa sorte Era un’opera di valore, pur essendo segnata dall’impronta fascista (documentava molte voci attraverso citazioni di Mussolini), perché presentava importanti novità accoglieva esempi tratti da autori moderni (Gozzano, Deledda, Pirandello, Tozzi…), prescindeva del tutto dalle citazioni letterarie per le voci d’uso comune, registrava anche termini tecnico- scientifici, forestierismi, neologismi e riservava ampio spazio alle etimologie. Interruzione : guerra, morte del curatore Bertoni, soppressione dell’accademia d’Italia nel ’ (sostituita da quella dei Lincei). Intensa produzione di dizionari dell’uso destinati alla scuola e alle famiglie. Si rifacevano al modello del Giorgini-Broglio, Rigutini-Fanfani, Petrocchi. Vocabolario della lingua italiana, Zingarelli, pubbl. dal 1922 a oggi. Novissimo dizionario della lingua italiana, Palazzi, 1939. Importanti entrambi per la diffusione della lingua italiana nella nazione. Caso particolare: Dizionario moderno di Panzini, 1905 raccoglie parole e locuzioni NUOVE registrate al loro primo apparire, nel corso di 40 anni. Testimonia l’evoluzione del nostro lessico. Ottava edizione, postuma, del ’42: curata da Migliorini e Schiaffini. Atteggiamento di interesse e curiosità dell’autore nei confronti dei neologismi, tutti registrati senza pregiudizio e interessi prescrittivi. Inaugura la tradizione dei repertori di neologismi, che servono a verificare l’evolversi della nostra lingua. Dopoguerra: riprende l’attività lessicografica 1955-61: Dizionario Enciclopedico Italiano della Treccani. Felice fusione tra vocabolario (diretto da Migliorini) ed enciclopedia. 12 volumi, opera collettiva. Opera che fornisce la più ampia informazione possibile in merito ai vari settori. Criterio: mettere il lettore a contatto con la realtà linguistica del momento, tenendo conto della lingua parlata più che di quella letteraria, e soprattutto del linguaggio di giornali e media.
Il Sabatini-Coletti 2003, segnala con un contrassegno grafico la disponibilità delle parole Il Treccani attenzione particolare alle fonti non letterarie dell’italiano e alla mobilità degli usi linguistici. Il Devoto-Oli edizione 2004-2005 curata da Luca Serianni e Maurizio Trifone, rende immediatamente visibili le parole appartenenti al lessico fondamentale evidenziandole in azzurro. Il Garzanti 2005 diretto da Giuseppe Patota, aggiunge note d’uso alle parole per risolere problemi pratici legati all’ortografia, pronuncia, ambito d’uso. Caso a parte il DIR (dizionario italiano ragionato) di Angelo Gianni. Pur mantenendo l’ordine alfabetico dei lemmi, riunisce in famiglie guidate da una parola chiave le parole legate da una stessa base etimologica e da un rapporto semantico. Dizionari etimologici. DEI, Battisti-D’Alessio = Dizionario etimologico italiano DELI, Cortellazzo-Zolli = Dizionario etimologico della lingua italiana ricostruisce la biografia di ogni singola voce: data di prima attestazione, etimologia prossima o remota, fortuna della aprola nella nostra lingua ecc + bibliografia essenziale alla fine della voce. LEI, Max Pfister = Lessico etimologico italiano, sul modello dei dizionario di linguistica romanza. È ordinato per etimi, ma è possibile consiltare anche indici ordinati alfabeticamente. Le voci hanno struttura interna tripartita: contrassegnate da numeri romani (I) se ereditarie; (II) se voci dotte o semidotte; (III) se prestiti o calchi da altre lingue. Arricchite da dissertazioni etimologiche, rinvii bibliografici e cognome dello studioso che ha redatto la voce. A partire dagli anni 70 computer. Primi dizionari di frequenza. LIZ = letteratura italiana zanichelli Ci-Bit, ATL