









Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Riassunto completo, efficace e fedele al testo.
Tipologia: Sintesi del corso
1 / 15
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!










Epitome del libro Dizionari italiani: storia, tipi, struttura di Valeria Della Valle
Se finissi in un'isola […] non vorrei altro libro che un dizionario. Tante sono le grida e le musiche ch'è possibile udire nelle sue viscere vertiginose. (G. Bufalino, Argo il cieco)
Vocabolario e dizionario sono la stessa cosa? I termini dizionario e vocabolario possono essere utilizzati come sinonimi per indicare l'opera che raccoglie in ordine alfabetico le parole di una determinata lingua o più lingue. Dizionario ha, rispetto a vocabolario , un significato e un uso più ampio, in quanto può indicare anche trattazioni enciclopediche non esclusivamente lessicali, disposte in ordine alfabetico o per categorie concettuali, in famiglie o gruppi. Il termine vocabolario può avere, rispetto a dizionario , anche il significato di “patrimonio lessicale di una lingua” o “insieme di vocaboli propri di un certo settore o di un singolo autore”. In questi casi, vocabolario equivale a lessico. Il termine vocabolario si distingue da dizionario perché può anche indicare l'insieme delle parole di una lingua o di un individuo, mentre dizionario è usato solo per indicare l'opera che raccoglie il lessico stesso. Qual è la differenza tra lessicografia e lessicologia****? Il termine lessicografia indica l'attività e la tecnica della raccolta e della definizione dei vocaboli appartenenti al lessico di una lingua, e anche l'attività che ha per oggetto la redazione di dizionari di vario tipo. Il termine lessicologia indica lo studio sistematico del sistema lessicale di una lingua.
Cap. 1 – Introduzione alla storia dei vocabolari
Le origini Le origini della tradizione lessicografica risalgono all'antichità. Gli archeologi italiani hanno ritrovato in Siria 15.000 tavolette di argilla, fittamente ricoperte di caratteri cuneiformi, tra le quali è stato individuato il più antico vocabolario del mondo. Risalgono al secondo millennio a.C. frammenti di un vocabolario bilingue che traduceva parole egiziane in accadico. I più antichi vocabolari finora conosciuti consistono in elenchi di parole comuni, tradotte in una seconda o terza lingua. Solo più tardi, nel primo millennio a.C., ebbe inizio la tradizione dei dizionari monolingui, legata in origine alla necessità di commentare e spiegare i testi antichi e sacri. In Grecia, a partire dal V secolo a.C., nacque la necessità di corredare i poemi omerici di note di chiarimento. Tali note, dette glosse , erano necessarie per interpretare in modo corretto i passi meno comprensibili dell'Iliade e dell'Odissea. L'abitudine a glossare , cioè a spiegare e chiarire i punti oscuri dei testi, si trasformò, nell'età alessandrina, nell'abitudine a compilare elenchi di termini non comuni seguiti da spiegazioni. Da parole non comuni si passò a termini di ogni tipo.
De significatu verborum Verrio Flacco I secolo d.C.
Synagogé Esichio di Alessandria V secolo d.C.
Glossari e vocabolari medievali Nel Medioevo furono redatti numerosi glossari che spiegavano le parole latine o le mettevano a confronto con le corrispondenti parole volgari, spesso anche dialettali. Gran parte dei lessici medievali era basata sulle etimologie: si pensava che fosse possibile arrivare alla conoscenza attraverso la spiegazione dell'origine e del significato delle parole. I glossari avevano finalità pratiche e immediate: servivano ai mercanti, ai viaggiatori e ai maestri.
Etymologiarum sive Originum libri viginti Isidoro inizio VII secolo d.C.
Glossario di Monza X secolo
Elementarium doctrinae rudimentum (Vocabulista) Papias 1041
Catholicon Giovanni Balbi 1286
Gli esordi della lessicografia moderna L'invenzione della stampa (1450) favorì la pubblicazione di dizionari di vario tipo. Proviene dall'Italia la prima grande realizzazione lessicografica di una lingua moderna. A Venezia, nel 1612, venne stampata la prima edizione del Vocabolario della Crusca, pubblicata dagli Accademici della Crusca di Firenze. I compilatori dell'opera si ispirarono al fiorentinismo bembiano, ma temperato dalla concezione di Leonardo Salviati, e riuscirono nell'intento di restituire il primato linguistico al fiorentino scritto del Trecento. Divenne un modello per tutte le opere dello stesso genere edite, in seguito, nel resto d'Europa.
Cap. 2 – I vocabolari italiani
Dagli elenchi manoscritti ai primi vocabolari I primi esperimenti di compilazioni monolingui furono fatti in Toscana, la regione in cui il volgare aveva raggiunto risultati di altissimo livello nella poesia (Dante, Petrarca) e nella prosa (Boccaccio).
Vocabulista Luigi Pulci fine del Quattrocento
Liste di vocaboli Leonardo da Vinci tra gli ultimi anni del secolo XV e i primi del XVI
Vocabolario della Crusca, I ed. Accademici della Crusca Venezia, 1612
Vocabolario della Crusca, II ed. Accademici della Crusca Venezia, 1623
Vocabolario della Crusca, III ed. Accademici della Crusca Firenze, 1691
Vocabolario della Crusca, IV ed. Accademici della Crusca Firenze, tra il 1729 e il 1738
Vocabolario della Crusca, V ed. Accademici della Crusca 1863-1923 (incompleta)
La lessicografia settecentesca Anche il Settecento fu fortemente condizionato dal Vocabolario della Crusca, in particolare dalla IV edizione, in sei volumi, pubblicata a Firenze tra il 1729 e il 1738. L'atteggiamento della Crusca era mal tollerato non solo dagli ambienti che non ne condividevano gli orientamenti linguistici letterari e arcaizzanti, ma anche dagli studiosi di scienza, che mostravano particolare insofferenza verso l'atteggiamento di chiusura degli Accademici rispetto alle loro discipline.
Voci italiane Giovanpietro Bergantini Venezia, 1745
Dizionario universale critico enciclopedico della lingua italiana Francesco D'Alberti di Villanuova Lucca, tra il 1797 e il 1805
Alle critiche tradizionali contro il Vocabolario della Crusca si aggiunse un'insofferenza ancor più radicale, di stampo illuminista. Tra i critici più decisi, il milanese Alessandro Verri, che esprimeva il fastidio per l'eccessivo formalismo della cultura del tempo. Altro nemico della Crusca era lo scrittore Giuseppe Baretti, che attribuiva agli Accademici la responsabilità del fatto che l'Italia non avesse ancora una lingua nazionale. Melchiorre Cesarotti, autore del Saggio sulla filosofia delle lingue (1785), invece proponeva l'istituzione, a Firenze, di un Consiglio nazionale della lingua, da sostituire all'Accademia della Crusca. In realtà, quando il saggio del Cesarotti fu pubblicato, l'Accademia era stata già soppressa, nel 1783.
L'Ottocento o “il secolo dei vocabolari” L'Ottocento è stato definito il secolo dei vocabolari, perché mai come in quell'epoca sono stati pubblicati tanti e diversi vocabolari della lingua italiana. Da una parte vi è un progressivo allontanamento dall'autorevole modello della Crusca, dall'altra chi continuava a considerare quel modello insuperato ma perfezionabile (posizioni puriste).
Crusca veronese Antonio Cesari tra il 1806 e il 1811
Nel corso dell'Ottocento, altri tipi di dizionari ebbero grande diffusione: i dizionari metodici e i dizionari dell'uso. I dizionari metodici, definiti “specchi sociolinguistici dell'Italia artigiana”, sono quelli che raggruppano le parole per categorie, in base all'affinità delle nozioni che esprimono. Questi dizionari rispondevano ai bisogni di un pubblico che voleva conoscere i termini “nazionali” per designare gli oggetti della vita quotidiana.
Vocabolario metodico Giacinto Carena Torino, tra il 1846 e il 1860
Verso la fine del secolo apparve un nuovo genere di dizionari: i dizionari dell'uso, rivolti non più solo agli studiosi, ma ai lettori comuni.
Novo vocabolario della lingua italiana Giorgini-Broglio Firenze, tra il 1870 e il 1897
Vocabolario della lingua parlata Rigutini-Fanfani 1875
Novo dizionario universale della lingua italiana Policarpo Petrocchi 1887
Il quadro della lessicografia ottocentesca non sarebbe completo se non citassimo i dizionari dialettali, che fornivano la corrispondente forma italiana a chi si serviva del dialetto. Tra i principali va ricordato il Vocabolario milanese-italiano di Francesco Cherubini (1814).
Dal Novecento alla lessicografia contemporanea L'attività lessicografica della prima metà del secolo è avvilita dalle difficoltà pratiche e stretta fra le istanze della tradizione e i richiami alla modernità. Va però ricordata, in questo periodo, l'intensa produzione di dizionari dell'uso, in un unico volume. A partire dal secondo dopoguerra, l'attività lessicografica si è sviluppata in varie direzioni, con la produzione di numerosissime opere. L'introduzione dell'elettronica e lo sviluppo delle banche dati hanno consentito di superare sia il limite delle dimensioni del tradizionale dizionario cartaceo sia la costrizione dell'ordine alfabetico.
Vocabolario della lingua italiana Accademia d'Italia 1941
Vocabolario della lingua italiana Nicola Zingarelli 1922
Novissimo dizionario della lingua italiana Ferdinando Palazzi 1939
Dizionario moderno Alfredo Panzini 1905
Dizionario enciclopedico italiano Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani tra il 1955 e il 1961
Grande dizionario della lingua italiana (GDLI) Salvatore Battaglia (fondatore), Giorgio Barberi Squarotti (direttore) Torino, tra il 1961 e il 2002
Tesoro della lingua italiana delle origini (TLIO) Opera del Vocabolario italiano (OVI), diretta da Pietro Beltrami a partire dal 1983
Lo Zingarelli 2005
Dizionario italiano ragionato (DIR) Angelo Gianni 1988
Pur non mancando opere d'indagine etimologica dedicate alla lingua italiana, i primi dizionari etimologici veri e propri sono stati pubblicati in Italia solo nel secondo dopoguerra.
Dizionario etimologico italiano (DEI) Carlo Battisti e Giovanni Alessio Firenze, tra il 1950 e il 1957
Dizionario etimologico della lingua italiana (DELI) Cortelazzo-Zolli tra il 1979 e il 1988
Lessico etimologico italiano (LEI) Max Pfister dal 1979
A partire dagli anni Settanta del secolo scorso, un nuovo strumento ha consentito di superare i confini dei dizionari alfabetici stampati su carta: il calcolatore elettronico. Si sono così realizzati i primi dizionari di frequenza. Sono apparse anche le banche dati, cioè memorie elettroniche aperte e interrogabili, capaci di ampliarsi e modificarsi continuamente.
Letteratura italiana Zanichelli (LIZ) Pasquale Stoppelli ed Eugenio Picchi prima ed. 1993 / seconda ed. 1995 / terza ed. 1997 / quarta ed. 2001
Cap. 3 – La tipologia
Esistono vari tipi di dizionari. I tentativi di costruire tipologie generali dei dizionari si sono rivelati insoddisfacenti o incompleti, e alcuni autori hanno suddiviso le opere in base ai principali elementi distintivi o in base alle principali contrapposizioni tra alcuni tipi di dizionari. Non esiste opera in cui non si sovrappongano e mescolino tratti tipoligici diversi.
Dizionari storici I dizionari storici registrano la tradizione letteraria scritta attraverso la citazione di esempi di autori, per testimoniare l'uso delle singole parole o delle locuzioni nelle varie epoche. Si tratta di dizionari di tipo diacronico. La presenza della fraseologia è indispensabile. La fisionomia tradizionale dei dizionari storici si è progressivamente modificata, fino ad accogliere anche testi non letterari. Il primo grande vocabolario della lingua italiana, il Vocabolario della Crusca , è un dizionario storico, così come sono dizionari storici il Tommaseo-Bellini e il Grande dizionario della lingua italiana (GDLI) , il TLIO e il GAVI. Per il Vocabolario della Crusca (1612), caratteristiche sono le citazioni tratte da Boccaccio, Dante, Petrarca. Per il Tommaseo-Bellini, l'attenzione alle sottili distinzioni di significato e agli usi traslati, la compresenza di esempi tratti dall'uso vivo e da autori classici. Nel TLIO vengono segnalate tutte le forme grafiche riconducibili al lemma presenti nella documentazione, si fornisce una nota etimologica essenziale con rinvio al LEI, si indica la prima attestazione del lemma e l'opera da cui è tratta, segue poi la documentazione. Il GAVI offre una ricca documentazione di citazioni del lemma nei testi letterari.
Dizionari dell'uso I dizionari dell'uso sono i dizionari per antonomasia: ogni famiglia ne possiede almeno uno, per uso scolastico e di consultazione generale. Vengono definiti dizionari dell'uso quelli che registrano la lingua contemporanea in una dimensione sincronica, cioè nel funzionamento e nei caratteri attuali, ma prendendo in considerazione anche voci del passato, varietà regionali, voci letterarie. Hanno avuto una grande diffusione soprattutto a partire dal Novecento. Il numero di lemmi registrati nei vocabolari di questo tipo varia da un minimo di 50.000 a un massimo di 260.000 (come nel GRADIT). La ricchezza del lemmario non è l'elemento più importante, e il valore dell'opera va piuttosto misurato sul livello stilistico, sulla frequenza d'uso, con numerosi esempi di fraseologia esplicativa. Un aspetto particolarmente delicato dei dizionari dell'uso riguarda la registrazione dei neologismi. Se da una parte un certo ragionevole e misurato aggiornamento è d'obbligo, d'altro canto l'eccesso di tolleranza può essere rischioso. Nel Novo vocabolario della lingua italiana di Giorgini-Broglio (1870-1897), va apprezzata la ricca fraseologia, costruita con esempi utili per orientare il lettore rispetto all'uso. Nel VOLIT va notata l'attenzione alle accezioni più recenti del lemma e il riferimento all'uso più comune nel parlato contemporaneo. Il GRADIT segnala la successione dei significati del lemma, di volta in volta, attraverso gli indicatori che alludono alla frequenza e all'ambito d'uso. Le voci si chiudono con l'utile aggiunta delle forme derivate e composte e dei sinonimi e contrari. Nel Sabatini-Coletti vengono segnalati anche gli argomenti, cioè gli elementi con i quali i lemmi possono combinarsi per formare un concetto di senso compiuto. Il Dizionario Devoto-Oli rende immediatamente visibili le parole appartenenti al lessico di base e dà conto dei vari e differenti usi del lemma. Il Garzanti utilizza note per spiegare e chiarire i dubbi linguistici legati all'ortografia.
Dizionari etimologici e dizionari dei sinonimi I dizionari etimoligici hanno il compito di tracciare la “biografia” di una parola, ripercorrendone la storia attraverso la documentazione scritta, dalla prima attestazione conosciuta fino a oggi, e descrivendone le modificazioni di significato subite nel corso del tempo. L'accertamento della “data di nascita” di una parola è sempre relativo, mai definitivo. Ogni esempio rintracciato potrà essere scalzato da un esempio più antico (retrodatazione). Ma le parole posso essere anche posdatabili, in seguito a scoperte di errori di stampa, interpretazioni errate, confusioni. È importante stabilire quando una parola è nata, ma è altrettanto importante stabilire dove è nata. Il DELI dà varie informazioni: la definizione del termine, la prima attestazione, la citazione del testo o dell'autore, la
Dizionari d'ortografia e dialettali I dizionari d'ortografia e pronuncia non riportano definizioni, etimologia, fraseologia. Si limitano a indicare la coretta grafia e pronuncia delle parole della lingua. Al 1939 risale il Prontuario di pronunzia e di ortografia di Bertoni-Ugolini. Nel 1969 è stato pubblicato il Dizionario d'ortografia e di pronuncia (DOP) di Bruno Migliorini, poi ripubblicato nel 1981, con 100.000 vocaboli.
Dizionari inversi e dizionari gergali I dizionari inversi (o retrogadi) sono dizionari nei quali le parole sono disposte in ordine alfabetico rovesciato, partendo dall'ultima lettera. Se ne servono i linguisti, per individuare le parole che hanno lo stesso suffisso o per analizzare la struttura delle parole composte; sono utilizzati anche da chi compone poesie, da parolieri che hanno bisogno di trovare le parole che possono far rima insieme, e da enigmisti. Un esempio è il Dizionario inverso italiano di Mario L. Alinei (1962). I dizionari gergali raccolgono parole e locuzioni tratte dai gerghi. Si ricorda il Dizionario storico dei gerghi italiani di Ernesto Ferrero (1991).
Cap. 4 – La struttura del dizionario
La scienza di comporre i dizionari è stata definita dizionaristica. Essa si basa su regole e convenzioni che si sono andate consolidando e perfezionando con il tempo. Nei dizionari esiste:
Lessemi, lemmi, sottolemmi, lemmario In un dizionario, anche il più vasto, non sono comprese tutte le parole di una lingua, ma solo i lessemi. Con il termine lessema si indicano le forme base di una parola, le unità di lessico considerate in astratto: cioè l'infinito per i verbi, il singolare maschile per i sostantivi. I sostantivi che hanno forme autonome al femminile sono registrati a parte. Il lemma (dal latino lemma, “argomento, tema”, a sua volta dal greco λημμα, “premessa”) è concretamente la singola forma registrata in ordine alfabetico nel dizionario. È riconoscibile perché è stampato, all'inizio di ogni voce, in caratteri più evidenti. Oltre ai lemmi, sono presenti, all'interno di una voce, anche i sottolemmi, cioè elementi che, pur avendo una propria autonomia semantica, non costituiscono vere e proprie unità lessicali (forme alterate dei sostantivi e degli aggettivi, avverbi in -mente, participio presente e participio passato). L'elenco dei lemmi contenuti in un dizionario è detto lemmario. L'abbondanza del lemmario non costituisce, in sé, un valore. I dizionari vanno giudicati in base alla loro effettiva capacità di rappresentare gli usi della lingua scritta e parlata. Ogni lemma di un dizionario è formato da:
Intestazione, definizione, marche d'uso
L'intestazione contiene, subito dopo il lemma, il corredo di informazioni che lo riguardano. È costituita dal lemma, seguito dalle indicazioni sulla pronuncia, la trascrizione in Alfabetico Fonetico Internazionale e la sillabazione. Seguono poi le indicazioni necessarie per la classificazione grammaticale del lessema e l'etimologia. La definizione costituisce il vero e proprio corpo della voce, il luogo in cui si illustra il significato del lessema e si sviluppano le sue accezioni. Le accezioni sono ordinate secondo un criterio cronologico, a partire da quella più antica. Le marche d'uso (dette anche indicatori) consistono in abbreviazioni che segnalano l'ambito o il registro d'uso.
Definizioni sinonimiche, definitori, datazione Una caratteristica che accomuna tutti i dizionari è quella di ricorrere a definizioni sinonimiche. Per definire le voci, i lessicografi ricorrono continuamente a sinonimi o perifrasi. La sinonimia si baserà su una parziale equivalenza di significato dei termini. Per introdurre le definizioni, ci si serve anche di perifrasi rese con frasi relative (“seduttore = che seduce). Oppure si può ricorrere ai definitori. I definitori sono elementi che servono a introdurre determinate classi di derivati (esempio: “agghiacciamento = l'atto, l'effetto di ghiacciare”, “l'atto, l'effetto + infinito” è un definitore). Nei dizionari etimologici è possibile rintracciare la data di prima attestazione delle forme lemmatizzate. La datazione è presente, oggi, anche in dizionari non etimologici.
Fraseologia e citazioni letterarie La fraseologia, cioè l'insieme delle locuzioni proprie di una lingua, rappresenta, nei dizionari, un elemento indispensabile per rendere evidenti i significati e gli usi della voce. La fraseologia è presente nei dizionari dell'uso, nei dizionari storici, nei dizionari etimologici, ecc. Nei dizionari storici la fraseologia è basata su autori letterari o da brani giornalistici e testi scientifici; nei dizionari dell'uso, la fraseologia è mista, passi d'autore ed esempi non d'autore. La fraseologia è irrinunciabile soprattutto per quanto riguarda la lingua del passato. La funzione degli esempi è preziosa anche per mostrare un determinato uso a fini grammaticali. Si distinguono, per il trattamento della fraseologia, il Nuovissimo dizionario della lingua italiana di Dardano (1982) e il Vocabolario italiano di De Felice-Duro (1993.
Arcaismi e voci poetiche e letterarie Nei dizionari dell'uso sono registrati anche gli arcaismi e le voci poetiche e letterarie, cioè forme linguistiche della lingua del passato, della poesia, della letteratura, non in uso o raramente in uso nella lingua comune. La loro sopravvivenza nel lemmario dei dizionari moderni è giustifica per la necessità di documentare e di spiegare parole ed espressioni presenti nei testi degli autori antichi e per la sopravvivenza di quelle forme in contesti scritti.
Forestierismi, neologismi, regionalismi Nei dizionari sono presenti molti forestierismi, cioè parole importate da altre lingue. I lessicografi accolgono o rifiutano le nuove entrate valutando di volta in volta l'opportunità di registrare forme che non si rivelino, nel tempo, solo apparizioni efferime e occasionali. Un discorso analogo vale per i neologismi e i regionalismi.
Termini tecnici e scientifici La storia dei dizionari italiani potrebbe essere letta anche come la storia di una tenace resistenza ad accogliere, almeno fino alla fine del Settecento, la terminologia tecnico-scientifica. Oggi i dizionari registrano largamente i termini specialistici delle varie discipline e tecnologie. Anche nel caso dei tecnicismi i lessicografi devono procedere con una certa cautela. Entrano nei dizionari le parole della scienza e della tecnica che designano fenomeni, procedimenti, strumenti per i quali è prevedibile un attecchimento nel nostro lessico.
Gergalismi I gerghi, cioè le lingue convenzionali usate da chi appartiene a un gruppo o a una categoria per non farsi intendere da chi ne è estraneo, entrano nei dizionari storici, nei dizionari generali, nei dizionari