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Riassunto Dizionari italiani Valeria Della Valle, Sintesi del corso di Linguistica

Riassunto completo, efficace e fedele al testo.

Tipologia: Sintesi del corso

2017/2018

In vendita dal 21/04/2018

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Epitome del libro Dizionari italiani: storia, tipi, struttura di Valeria Della Valle
Se finissi in un'isola […] non vorrei altro libro che un dizionario. Tante sono le grida e le musiche
ch'è possibile udire nelle sue viscere vertiginose. (G. Bufalino, Argo il cieco)
Vocabolario e dizionario sono la stessa cosa?
I termini dizionario e vocabolario possono essere utilizzati come sinonimi per indicare l'opera che
raccoglie in ordine alfabetico le parole di una determinata lingua o più lingue. Dizionario ha,
rispetto a vocabolario, un significato e un uso più ampio, in quanto può indicare anche trattazioni
enciclopediche non esclusivamente lessicali, disposte in ordine alfabetico o per categorie
concettuali, in famiglie o gruppi. Il termine vocabolario può avere, rispetto a dizionario, anche il
significato di “patrimonio lessicale di una linguao “insieme di vocaboli propri di un certo settore
o di un singolo autore”. In questi casi, vocabolario equivale a lessico. Il termine vocabolario si
distingue da dizionario perché può anche indicare l'insieme delle parole di una lingua o di un
individuo, mentre dizionario è usato solo per indicare l'opera che raccoglie il lessico stesso.
Qual è la differenza tra lessicografia e lessicologia?
Il termine lessicografia indica l'attività e la tecnica della raccolta e della definizione dei vocaboli
appartenenti al lessico di una lingua, e anche l'attività che ha per oggetto la redazione di dizionari di
vario tipo. Il termine lessicologia indica lo studio sistematico del sistema lessicale di una lingua.
Cap. 1 – Introduzione alla storia dei vocabolari
Le origini
Le origini della tradizione lessicografica risalgono all'antichità. Gli archeologi italiani hanno
ritrovato in Siria 15.000 tavolette di argilla, fittamente ricoperte di caratteri cuneiformi, tra le quali
è stato individuato il più antico vocabolario del mondo. Risalgono al secondo millennio a.C.
frammenti di un vocabolario bilingue che traduceva parole egiziane in accadico. I più antichi
vocabolari finora conosciuti consistono in elenchi di parole comuni, tradotte in una seconda o terza
lingua. Solo più tardi, nel primo millennio a.C., ebbe inizio la tradizione dei dizionari monolingui,
legata in origine alla necessità di commentare e spiegare i testi antichi e sacri. In Grecia, a partire
dal V secolo a.C., nacque la necessità di corredare i poemi omerici di note di chiarimento. Tali note,
dette glosse, erano necessarie per interpretare in modo corretto i passi meno comprensibili
dell'Iliade e dell'Odissea. L'abitudine a glossare, cioè a spiegare e chiarire i punti oscuri dei testi, si
trasformò, nell'età alessandrina, nell'abitudine a compilare elenchi di termini non comuni seguiti da
spiegazioni. Da parole non comuni si passò a termini di ogni tipo.
De significatu verborum
Verrio Flacco
I secolo d.C.
considerato tradizionalmente il primo vocabolario in senso moderno;
conosciamo il contenuto attraverso un'epitome compilata un secolo dopo.
Synagogé
Esichio di Alessandria
V secolo d.C.
il più ampio dei lessici greci, un vero e proprio elenco in ordine alfabetico;
opera nota solo attraverso riassunti.
Glossari e vocabolari medievali
Nel Medioevo furono redatti numerosi glossari che spiegavano le parole latine o le mettevano a
confronto con le corrispondenti parole volgari, spesso anche dialettali. Gran parte dei lessici
medievali era basata sulle etimologie: si pensava che fosse possibile arrivare alla conoscenza
attraverso la spiegazione dell'origine e del significato delle parole. I glossari avevano finalità
pratiche e immediate: servivano ai mercanti, ai viaggiatori e ai maestri.
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Epitome del libro Dizionari italiani: storia, tipi, struttura di Valeria Della Valle

Se finissi in un'isola […] non vorrei altro libro che un dizionario. Tante sono le grida e le musiche ch'è possibile udire nelle sue viscere vertiginose. (G. Bufalino, Argo il cieco)

Vocabolario e dizionario sono la stessa cosa? I termini dizionario e vocabolario possono essere utilizzati come sinonimi per indicare l'opera che raccoglie in ordine alfabetico le parole di una determinata lingua o più lingue. Dizionario ha, rispetto a vocabolario , un significato e un uso più ampio, in quanto può indicare anche trattazioni enciclopediche non esclusivamente lessicali, disposte in ordine alfabetico o per categorie concettuali, in famiglie o gruppi. Il termine vocabolario può avere, rispetto a dizionario , anche il significato di “patrimonio lessicale di una lingua” o “insieme di vocaboli propri di un certo settore o di un singolo autore”. In questi casi, vocabolario equivale a lessico. Il termine vocabolario si distingue da dizionario perché può anche indicare l'insieme delle parole di una lingua o di un individuo, mentre dizionario è usato solo per indicare l'opera che raccoglie il lessico stesso. Qual è la differenza tra lessicografia e lessicologia****? Il termine lessicografia indica l'attività e la tecnica della raccolta e della definizione dei vocaboli appartenenti al lessico di una lingua, e anche l'attività che ha per oggetto la redazione di dizionari di vario tipo. Il termine lessicologia indica lo studio sistematico del sistema lessicale di una lingua.

Cap. 1 – Introduzione alla storia dei vocabolari

Le origini Le origini della tradizione lessicografica risalgono all'antichità. Gli archeologi italiani hanno ritrovato in Siria 15.000 tavolette di argilla, fittamente ricoperte di caratteri cuneiformi, tra le quali è stato individuato il più antico vocabolario del mondo. Risalgono al secondo millennio a.C. frammenti di un vocabolario bilingue che traduceva parole egiziane in accadico. I più antichi vocabolari finora conosciuti consistono in elenchi di parole comuni, tradotte in una seconda o terza lingua. Solo più tardi, nel primo millennio a.C., ebbe inizio la tradizione dei dizionari monolingui, legata in origine alla necessità di commentare e spiegare i testi antichi e sacri. In Grecia, a partire dal V secolo a.C., nacque la necessità di corredare i poemi omerici di note di chiarimento. Tali note, dette glosse , erano necessarie per interpretare in modo corretto i passi meno comprensibili dell'Iliade e dell'Odissea. L'abitudine a glossare , cioè a spiegare e chiarire i punti oscuri dei testi, si trasformò, nell'età alessandrina, nell'abitudine a compilare elenchi di termini non comuni seguiti da spiegazioni. Da parole non comuni si passò a termini di ogni tipo.

De significatu verborum Verrio Flacco I secolo d.C.

  • considerato tradizionalmente il primo vocabolario in senso moderno;
  • conosciamo il contenuto attraverso un'epitome compilata un secolo dopo.

Synagogé Esichio di Alessandria V secolo d.C.

  • il più ampio dei lessici greci, un vero e proprio elenco in ordine alfabetico;
  • opera nota solo attraverso riassunti.

Glossari e vocabolari medievali Nel Medioevo furono redatti numerosi glossari che spiegavano le parole latine o le mettevano a confronto con le corrispondenti parole volgari, spesso anche dialettali. Gran parte dei lessici medievali era basata sulle etimologie: si pensava che fosse possibile arrivare alla conoscenza attraverso la spiegazione dell'origine e del significato delle parole. I glossari avevano finalità pratiche e immediate: servivano ai mercanti, ai viaggiatori e ai maestri.

Etymologiarum sive Originum libri viginti Isidoro inizio VII secolo d.C.

  • opera monumentale, in venti libri, circa 6.000 voci;
  • consegnò ai posteri una summa di tutto il sapere dell'antichità;
  • costituì un modello e uno strumento grammaticale e lessicale destinato a influenzare tutti i glossatori e i lessicografi medievali e rinascimentali.

Glossario di Monza X secolo

  • destinato a chi aveva la necessità di conoscere parole o frasi della lingua greca;
  • lista di 65 voci italiane (area lombarda) affiancate alle corrispondenti voci greche bizantine.

Elementarium doctrinae rudimentum (Vocabulista) Papias 1041

  • elenco in ordine alfabetico;
  • voci latine seguite da glosse di spiegazione, definizioni, etimologie;
  • compaiono talvolta volgarismi.

Catholicon Giovanni Balbi 1286

  • enciclopedia di problemi grammaticali e sintattici;
  • raccolta in ordine alfabetico di voci latine e volgari.

Gli esordi della lessicografia moderna L'invenzione della stampa (1450) favorì la pubblicazione di dizionari di vario tipo. Proviene dall'Italia la prima grande realizzazione lessicografica di una lingua moderna. A Venezia, nel 1612, venne stampata la prima edizione del Vocabolario della Crusca, pubblicata dagli Accademici della Crusca di Firenze. I compilatori dell'opera si ispirarono al fiorentinismo bembiano, ma temperato dalla concezione di Leonardo Salviati, e riuscirono nell'intento di restituire il primato linguistico al fiorentino scritto del Trecento. Divenne un modello per tutte le opere dello stesso genere edite, in seguito, nel resto d'Europa.

Cap. 2 – I vocabolari italiani

Dagli elenchi manoscritti ai primi vocabolari I primi esperimenti di compilazioni monolingui furono fatti in Toscana, la regione in cui il volgare aveva raggiunto risultati di altissimo livello nella poesia (Dante, Petrarca) e nella prosa (Boccaccio).

Vocabulista Luigi Pulci fine del Quattrocento

  • elenco di voci volgari, lista alfabetica di oltre 700 vocaboli seguiti da breve definizione;
  • dizionarietto concepito per uso personale, con una funzione solo autodidattica, confermata dalla presenza di molte delle voci accolte poi nel Morgante, il poema del Pulci.

Liste di vocaboli Leonardo da Vinci tra gli ultimi anni del secolo XV e i primi del XVI

  • intento autodidattico;

Vocabolario della Crusca, I ed. Accademici della Crusca Venezia, 1612

  • si appoggiava alle posizioni teoriche ispirate al fiorentinismo trecentista del Bembo, ma temperato, nella pratica lessicografica, dalle scelte del Salviati;
  • entrano nella tavolta degli autori “spogliati” non solo le Tre Corone, ma anche gli autori minori o testi anonimi fiorentini;
  • accanto agli scrittori sommi e a quelli minori del Trecento, il Salviati apriva il vocabolario a un certo numero di autori moderni, toscani o toscanizzanti. Entravano così nella tavola dei citati autori cinquecenteschi toscani ma anche il non toscano Ariosto. Rimaneva escluso Tasso, colpevole di non aver riconosciuto il primato fiorentino;
  • scompaiono alcuni aspetti che avevano contraddistinto i dizionari precedenti: la suddivisione tra uso della poesia e uso della prosa, il riferimento agli usi regionali e dialettali, l'abitudine a inserire osservazioni grammaticali all'interno delle voci;
  • furono abbandonati gli usi ancora legati al latino ( h etimologiche e nesso ct)
  • ostentato disinteresse per le voci tecnico-scientifiche.

Vocabolario della Crusca, II ed. Accademici della Crusca Venezia, 1623

  • non si discostò molto dalla prima, se non per alcune correzioni;
  • aumento complessivo del numero delle voci registrate.

Vocabolario della Crusca, III ed. Accademici della Crusca Firenze, 1691

  • tre volumi, con dedica a Cosimo III de' Medici;
  • cambiamenti di grande importanza rispetto alle precedenti edizioni;
  • venne introdotta l'indicazione V.A. (“Voce Antica”) per contrassegnare le voci antiche registrate come testimonianza storica;
  • gli autori moderni accolti nell'opera erano cresciuti di numero e comprendevano Tasso, Machiavelli, Guicciardini;
  • aumentò il numero dei trattati scientifici presi in considerazione, così come aumentò il numero delle voci tratte da scrittori di scienza del Seicento (tra questi, Galileo Galilei);
  • a rendere possibile il cambiamento erano stati Leopoldo de' Medici, che aveva perorato l'apertura a espressioni dell'uso vivo da lui raccolte in inchieste sul campo, e Buonmattei, Dati e Redi, grazie ai quali furono accolte molte voci della lingua tecnico-scientifica.

Vocabolario della Crusca, IV ed. Accademici della Crusca Firenze, tra il 1729 e il 1738

  • sei volumi, con dedica a Gian Gastone de' Medici;
  • da una parte gli Accademici continuano a mostrare una certa attenzione all'uso moderno, dall'altra viene ribadita la fedeltà ai principi del toscanesimo letterario;
  • l'impostazione si deve al grammatico Anton Maria Salvini, classicista illuminato che rese possibile l'accoglimento di scrittori moderni, ma confermò i criteri di esclusione delle prime due edizioni nei confronti delle voci della scienza.

Vocabolario della Crusca, V ed. Accademici della Crusca 1863-1923 (incompleta)

  • la stampa procedeva molto a rilento (cause: criteri di compilazione invecchiati, critiche e polemiche sulla funzione dell'Accademia, aumento dei costi della stampa nel periodo della prima guerra mondiale);
  • personalità come il critico letterario De Lollis e il filosofo Croce si dichiaravano contrarie al toscanismo del Vocabolario e a qualsiasi concezione di “lingua modello”;
  • nel 1923 un decreto di Giovanni Gentile ne sospese la pubblicazione, lasciandolo per sempre incompiuto alla fine della lettera O, alla voce ozono.

La lessicografia settecentesca Anche il Settecento fu fortemente condizionato dal Vocabolario della Crusca, in particolare dalla IV edizione, in sei volumi, pubblicata a Firenze tra il 1729 e il 1738. L'atteggiamento della Crusca era mal tollerato non solo dagli ambienti che non ne condividevano gli orientamenti linguistici letterari e arcaizzanti, ma anche dagli studiosi di scienza, che mostravano particolare insofferenza verso l'atteggiamento di chiusura degli Accademici rispetto alle loro discipline.

Voci italiane Giovanpietro Bergantini Venezia, 1745

  • registra voci omesse dal Vocabolario della Crusca, accogliendo molti autori non toscani non approvati dagli Accademici, e soprattutto voci tratte dallo spoglio di testi scientifici;
  • apre la strada a un possibile compromesso tra i metodi seguiti dagli Accademici della Crusca e le esigenze nuove che scaturivano da un clima culturale ormai radicalmente cambiato.

Dizionario universale critico enciclopedico della lingua italiana Francesco D'Alberti di Villanuova Lucca, tra il 1797 e il 1805

  • sei volumi;
  • si tiene conto dell'uso e della lingua viva dei parlanti;
  • per primo registra le voci d'uso degli ambiti tecnico-artigianali tramite inchieste dirette (visitando fabbriche, si annotavano, dalla voce degli intervistati, i nomi degli oggetti).

Alle critiche tradizionali contro il Vocabolario della Crusca si aggiunse un'insofferenza ancor più radicale, di stampo illuminista. Tra i critici più decisi, il milanese Alessandro Verri, che esprimeva il fastidio per l'eccessivo formalismo della cultura del tempo. Altro nemico della Crusca era lo scrittore Giuseppe Baretti, che attribuiva agli Accademici la responsabilità del fatto che l'Italia non avesse ancora una lingua nazionale. Melchiorre Cesarotti, autore del Saggio sulla filosofia delle lingue (1785), invece proponeva l'istituzione, a Firenze, di un Consiglio nazionale della lingua, da sostituire all'Accademia della Crusca. In realtà, quando il saggio del Cesarotti fu pubblicato, l'Accademia era stata già soppressa, nel 1783.

L'Ottocento o “il secolo dei vocabolari” L'Ottocento è stato definito il secolo dei vocabolari, perché mai come in quell'epoca sono stati pubblicati tanti e diversi vocabolari della lingua italiana. Da una parte vi è un progressivo allontanamento dall'autorevole modello della Crusca, dall'altra chi continuava a considerare quel modello insuperato ma perfezionabile (posizioni puriste).

Crusca veronese Antonio Cesari tra il 1806 e il 1811

  • Cesari è l'esponente più rappresentativo del Purismo, contrario a ogni rinnovamente e a ogni contatto con le altre lingue;
  • con quest'opera non si intendeva aggiornare il Vocabolario, ma perfezionarlo con l'integrazione di voci tratte da autori del Trecento e del Cinquecento;
  • il suo rigorismo arcaicizzante fu oggetto di sarcasmi e polemiche, ma ebbe anche seguaci.

Nel corso dell'Ottocento, altri tipi di dizionari ebbero grande diffusione: i dizionari metodici e i dizionari dell'uso. I dizionari metodici, definiti “specchi sociolinguistici dell'Italia artigiana”, sono quelli che raggruppano le parole per categorie, in base all'affinità delle nozioni che esprimono. Questi dizionari rispondevano ai bisogni di un pubblico che voleva conoscere i termini “nazionali” per designare gli oggetti della vita quotidiana.

Vocabolario metodico Giacinto Carena Torino, tra il 1846 e il 1860

  • si richiama al modello del Dizionario del D'Alberti di Villanuova nel metodo d'indagine;
  • raccolto un gran numero di voci delle arti e dei mestieri attraverso “inchieste sul campo”;
  • riunisce in succesione non solo tutte le voci collegate a un soggetto, ma anche le locuzioni, le frasi idiomatiche, i modi del parlato.

Verso la fine del secolo apparve un nuovo genere di dizionari: i dizionari dell'uso, rivolti non più solo agli studiosi, ma ai lettori comuni.

Novo vocabolario della lingua italiana Giorgini-Broglio Firenze, tra il 1870 e il 1897

  • concepito sulla base delle idee manzoniane sulla lingua;
  • prima realizzazione lessicografica basata sull'uso vivo (il modello proposto, in linea con le posizioni manzoniane, era il fiorentino contemporaneo parlato dalle classi borghesi);
  • vengono eliminati gli esempi d'autore, sono drasticamente ridotti gli arcaismi, si fornisce una ricca fraseologia ripresa dal parlato quotidiano, per testimoniare l'uso reale;
  • nonostante lo scarso successo dell'opera, va riconosciuto ad essa un posto di primo piano nella storia della lessicografia italiana, per averla svincolata dal giogo del modello letterario.

Vocabolario della lingua parlata Rigutini-Fanfani 1875

  • compromesso tra le innovazioni del Giorgini-Broglio e la tradizione lessicografica passata;
  • attenzione alla lingua d'uso, ma respinge le forme considerate plebeismi e neologismi.

Novo dizionario universale della lingua italiana Policarpo Petrocchi 1887

  • presenta due caratteri del tutto nuovi, cioè la grafia “ortoepica”, con accenti e caratteri speciali per indicare la corretta pronuncia delle parole registrare, e la suddivisione delle pagine in due parti, relegando nella parte inferiore il lessico arcaico e ormai fuori d'uso.

Il quadro della lessicografia ottocentesca non sarebbe completo se non citassimo i dizionari dialettali, che fornivano la corrispondente forma italiana a chi si serviva del dialetto. Tra i principali va ricordato il Vocabolario milanese-italiano di Francesco Cherubini (1814).

Dal Novecento alla lessicografia contemporanea L'attività lessicografica della prima metà del secolo è avvilita dalle difficoltà pratiche e stretta fra le istanze della tradizione e i richiami alla modernità. Va però ricordata, in questo periodo, l'intensa produzione di dizionari dell'uso, in un unico volume. A partire dal secondo dopoguerra, l'attività lessicografica si è sviluppata in varie direzioni, con la produzione di numerosissime opere. L'introduzione dell'elettronica e lo sviluppo delle banche dati hanno consentito di superare sia il limite delle dimensioni del tradizionale dizionario cartaceo sia la costrizione dell'ordine alfabetico.

Vocabolario della lingua italiana Accademia d'Italia 1941

  • voler essere “insieme letterario e dell'uso”;
  • segnato dall'ideologia del tempo (molte voci sono documentate attraverso citazioni tratte da scritti di Mussolini).

Vocabolario della lingua italiana Nicola Zingarelli 1922

  • dizionario dell'uso in unico volume, destinato alla scuola e alle famiglie;
  • riproposto in successive numerosissime edizioni, fino ad oggi.

Novissimo dizionario della lingua italiana Ferdinando Palazzi 1939

  • dizionario dell'uso in unico volume, destinato alla scuola e alle famiglie;
  • arricchito da numerose tavole nomenclatorie.

Dizionario moderno Alfredo Panzini 1905

  • opera nuova per impianto e concezione;
  • raccoglie parole e locuzioni nuove registrate al loro primo apparire, testimonia il modificarsi e il rinnovarsi del nostro lessico lungo quarant'anni, attraverso sette edizioni.

Dizionario enciclopedico italiano Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani tra il 1955 e il 1961

  • in dodici volumi, opera collettiva, esperimento di fusione tra vocabolario (diretto da Bruno Migliorini) ed enciclopedia;
  • fonde i contenuti linguistici e quelli concettuali, dà la più ampia informazione possibile nei vari settori disciplinari, rispondendo a nuove esigenze;
  • mette i lettori in contatto con la realtà linguistica del momento, tenendo conto della lingua letteraria e di quella parlata.

Grande dizionario della lingua italiana (GDLI) Salvatore Battaglia (fondatore), Giorgio Barberi Squarotti (direttore) Torino, tra il 1961 e il 2002

  • 21 volumi pubblicati in 41 anni, l'opera ha mutato, nel corso del tempo, il taglio e i criteri;
  • documentazione tratta non più solo da fonti letterarie, ma da testi che riflettono le varie modalità del'italiano scritto;
  • contraddistinto da grande ricchezza dell'esemplificazione tratta da testi trascurati dalla lessicografia, appartenenti alla tradizione medievale non toscana, al Quattrocento, al Seicento e al Settecento.

Tesoro della lingua italiana delle origini (TLIO) Opera del Vocabolario italiano (OVI), diretta da Pietro Beltrami a partire dal 1983

  • grande dizionario storico, limitatamente al periodo che va dalle origini fino al 1375, anno della morte del Boccaccio;
  • vocabolario filologico fondato su uno spoglio esaustivo di testi non sono toscani;
  • plurilinguismo, prende in considerazione tutte le varietà dell'italiano antico;
  • consultabile solo su Internet, con incrementi e correzioni in corso d'opera.

Lo Zingarelli 2005

  • dizionario monovolume dell'uso, anche in CD-ROM;
  • retrodatazione o nuova datazione di oltre 6.000 parole e inserimento di nuove accezioni.

Dizionario italiano ragionato (DIR) Angelo Gianni 1988

  • caso a parte, concepito con criteri completamente diversi;
  • riunisce in “famiglie” guidate da una parola chiave le parole legate da una stessa etimologia e da un rapporto semantico;
  • aggiunta di informazioni di carattere enciclopedico, discorsività delle definizioni, carattere divulgativo delle voci scientifiche.

Pur non mancando opere d'indagine etimologica dedicate alla lingua italiana, i primi dizionari etimologici veri e propri sono stati pubblicati in Italia solo nel secondo dopoguerra.

Dizionario etimologico italiano (DEI) Carlo Battisti e Giovanni Alessio Firenze, tra il 1950 e il 1957

  • cinque volumi;
  • comprende il lessico letterario, quello tecnico-scientifico, e le voci dialettali;
  • datazione della prima attestazione nota o dell'indicazione del secolo di riferimento.

Dizionario etimologico della lingua italiana (DELI) Cortelazzo-Zolli tra il 1979 e il 1988

  • cinque volumi, ripubblicato in unico volume con CD-ROM nel 1999;
  • ricostruisce la biografia di ogni voce registrata (47.000), fornendo la data di prima attestazione, l'etimologia prossima e remota, informazioni relative alla storia della parola;
  • aggiunta di una bibliografia essenziale alla fine della voce.

Lessico etimologico italiano (LEI) Max Pfister dal 1979

  • repertorio di vastissime proporzioni, proposito di illustrare il patrimonio lessicale italiano;
  • registra lingua letteraria, lingua tecnico-scientifica e dialetti;
  • viene pubblicato in fascicoli (nel 2003 si è arrivati al 74esimo fascicolo del volume VIII, alla voce byssus, “bissio”) e le sue vastissime dimensioni non ne fanno prevedere la conclusione;
  • è ordinato per etimi.

A partire dagli anni Settanta del secolo scorso, un nuovo strumento ha consentito di superare i confini dei dizionari alfabetici stampati su carta: il calcolatore elettronico. Si sono così realizzati i primi dizionari di frequenza. Sono apparse anche le banche dati, cioè memorie elettroniche aperte e interrogabili, capaci di ampliarsi e modificarsi continuamente.

Letteratura italiana Zanichelli (LIZ) Pasquale Stoppelli ed Eugenio Picchi prima ed. 1993 / seconda ed. 1995 / terza ed. 1997 / quarta ed. 2001

  • banca dati testuale, archivio su CD-ROM, strumento per ricerca linguistica e letteraria;
  • comprende mille testi letterari italiani, quattro antologie poetiche e varie riviste.

Cap. 3 – La tipologia

Esistono vari tipi di dizionari. I tentativi di costruire tipologie generali dei dizionari si sono rivelati insoddisfacenti o incompleti, e alcuni autori hanno suddiviso le opere in base ai principali elementi distintivi o in base alle principali contrapposizioni tra alcuni tipi di dizionari. Non esiste opera in cui non si sovrappongano e mescolino tratti tipoligici diversi.

Dizionari storici I dizionari storici registrano la tradizione letteraria scritta attraverso la citazione di esempi di autori, per testimoniare l'uso delle singole parole o delle locuzioni nelle varie epoche. Si tratta di dizionari di tipo diacronico. La presenza della fraseologia è indispensabile. La fisionomia tradizionale dei dizionari storici si è progressivamente modificata, fino ad accogliere anche testi non letterari. Il primo grande vocabolario della lingua italiana, il Vocabolario della Crusca , è un dizionario storico, così come sono dizionari storici il Tommaseo-Bellini e il Grande dizionario della lingua italiana (GDLI) , il TLIO e il GAVI. Per il Vocabolario della Crusca (1612), caratteristiche sono le citazioni tratte da Boccaccio, Dante, Petrarca. Per il Tommaseo-Bellini, l'attenzione alle sottili distinzioni di significato e agli usi traslati, la compresenza di esempi tratti dall'uso vivo e da autori classici. Nel TLIO vengono segnalate tutte le forme grafiche riconducibili al lemma presenti nella documentazione, si fornisce una nota etimologica essenziale con rinvio al LEI, si indica la prima attestazione del lemma e l'opera da cui è tratta, segue poi la documentazione. Il GAVI offre una ricca documentazione di citazioni del lemma nei testi letterari.

Dizionari dell'uso I dizionari dell'uso sono i dizionari per antonomasia: ogni famiglia ne possiede almeno uno, per uso scolastico e di consultazione generale. Vengono definiti dizionari dell'uso quelli che registrano la lingua contemporanea in una dimensione sincronica, cioè nel funzionamento e nei caratteri attuali, ma prendendo in considerazione anche voci del passato, varietà regionali, voci letterarie. Hanno avuto una grande diffusione soprattutto a partire dal Novecento. Il numero di lemmi registrati nei vocabolari di questo tipo varia da un minimo di 50.000 a un massimo di 260.000 (come nel GRADIT). La ricchezza del lemmario non è l'elemento più importante, e il valore dell'opera va piuttosto misurato sul livello stilistico, sulla frequenza d'uso, con numerosi esempi di fraseologia esplicativa. Un aspetto particolarmente delicato dei dizionari dell'uso riguarda la registrazione dei neologismi. Se da una parte un certo ragionevole e misurato aggiornamento è d'obbligo, d'altro canto l'eccesso di tolleranza può essere rischioso. Nel Novo vocabolario della lingua italiana di Giorgini-Broglio (1870-1897), va apprezzata la ricca fraseologia, costruita con esempi utili per orientare il lettore rispetto all'uso. Nel VOLIT va notata l'attenzione alle accezioni più recenti del lemma e il riferimento all'uso più comune nel parlato contemporaneo. Il GRADIT segnala la successione dei significati del lemma, di volta in volta, attraverso gli indicatori che alludono alla frequenza e all'ambito d'uso. Le voci si chiudono con l'utile aggiunta delle forme derivate e composte e dei sinonimi e contrari. Nel Sabatini-Coletti vengono segnalati anche gli argomenti, cioè gli elementi con i quali i lemmi possono combinarsi per formare un concetto di senso compiuto. Il Dizionario Devoto-Oli rende immediatamente visibili le parole appartenenti al lessico di base e dà conto dei vari e differenti usi del lemma. Il Garzanti utilizza note per spiegare e chiarire i dubbi linguistici legati all'ortografia.

Dizionari etimologici e dizionari dei sinonimi I dizionari etimoligici hanno il compito di tracciare la “biografia” di una parola, ripercorrendone la storia attraverso la documentazione scritta, dalla prima attestazione conosciuta fino a oggi, e descrivendone le modificazioni di significato subite nel corso del tempo. L'accertamento della “data di nascita” di una parola è sempre relativo, mai definitivo. Ogni esempio rintracciato potrà essere scalzato da un esempio più antico (retrodatazione). Ma le parole posso essere anche posdatabili, in seguito a scoperte di errori di stampa, interpretazioni errate, confusioni. È importante stabilire quando una parola è nata, ma è altrettanto importante stabilire dove è nata. Il DELI dà varie informazioni: la definizione del termine, la prima attestazione, la citazione del testo o dell'autore, la

Dizionari d'ortografia e dialettali I dizionari d'ortografia e pronuncia non riportano definizioni, etimologia, fraseologia. Si limitano a indicare la coretta grafia e pronuncia delle parole della lingua. Al 1939 risale il Prontuario di pronunzia e di ortografia di Bertoni-Ugolini. Nel 1969 è stato pubblicato il Dizionario d'ortografia e di pronuncia (DOP) di Bruno Migliorini, poi ripubblicato nel 1981, con 100.000 vocaboli.

Dizionari inversi e dizionari gergali I dizionari inversi (o retrogadi) sono dizionari nei quali le parole sono disposte in ordine alfabetico rovesciato, partendo dall'ultima lettera. Se ne servono i linguisti, per individuare le parole che hanno lo stesso suffisso o per analizzare la struttura delle parole composte; sono utilizzati anche da chi compone poesie, da parolieri che hanno bisogno di trovare le parole che possono far rima insieme, e da enigmisti. Un esempio è il Dizionario inverso italiano di Mario L. Alinei (1962). I dizionari gergali raccolgono parole e locuzioni tratte dai gerghi. Si ricorda il Dizionario storico dei gerghi italiani di Ernesto Ferrero (1991).

Cap. 4 – La struttura del dizionario

La scienza di comporre i dizionari è stata definita dizionaristica. Essa si basa su regole e convenzioni che si sono andate consolidando e perfezionando con il tempo. Nei dizionari esiste:

  • la macrostruttura, rappresentata dall'ordinamento generale dei materiali che formano il corpo del dizionario, dall'introduzione al dizionario, dalle avvertenze per l'uso dell'opera, dalle eventuali appendici. Il corpo del dizionario è costruito dall'insieme dei lemmi. In lessicografia il termine lemma viene usato con due diversi significati. Può indicare: la parola collocata in esponente, come entrata di ogni singola voce; oppure l'articolo stesso che le è dedicato. Per evitare confusioni, è preferibile usare i termini lemma o esponente o entrata per il primo significato, e i termini articolo o voce per il secondo;
  • la microstruttura, cioè l'insieme di tutti gli elementi che compongono una voce. Può comprendere: l'intestazione, la trascrizione fonetica, la divisione in sillabe, le indicazioni di pronuncia, le indicazioni delle varianti grafiche, le indicazioni morfologiche, l'indicazione della categoria grammaticale, l'indicazione del genere, l'etimologia (e la datazione), l'indicazione delle marche d'uso, la definizione, la fraseologia e gli esempi d'uso, i sottolemmi, i sinonimi e i contrari.

Lessemi, lemmi, sottolemmi, lemmario In un dizionario, anche il più vasto, non sono comprese tutte le parole di una lingua, ma solo i lessemi. Con il termine lessema si indicano le forme base di una parola, le unità di lessico considerate in astratto: cioè l'infinito per i verbi, il singolare maschile per i sostantivi. I sostantivi che hanno forme autonome al femminile sono registrati a parte. Il lemma (dal latino lemma, “argomento, tema”, a sua volta dal greco λημμα, “premessa”) è concretamente la singola forma registrata in ordine alfabetico nel dizionario. È riconoscibile perché è stampato, all'inizio di ogni voce, in caratteri più evidenti. Oltre ai lemmi, sono presenti, all'interno di una voce, anche i sottolemmi, cioè elementi che, pur avendo una propria autonomia semantica, non costituiscono vere e proprie unità lessicali (forme alterate dei sostantivi e degli aggettivi, avverbi in -mente, participio presente e participio passato). L'elenco dei lemmi contenuti in un dizionario è detto lemmario. L'abbondanza del lemmario non costituisce, in sé, un valore. I dizionari vanno giudicati in base alla loro effettiva capacità di rappresentare gli usi della lingua scritta e parlata. Ogni lemma di un dizionario è formato da:

  • intestazione della voce,
  • definizione della voce,
  • eventuali sottolemmi.

Intestazione, definizione, marche d'uso

L'intestazione contiene, subito dopo il lemma, il corredo di informazioni che lo riguardano. È costituita dal lemma, seguito dalle indicazioni sulla pronuncia, la trascrizione in Alfabetico Fonetico Internazionale e la sillabazione. Seguono poi le indicazioni necessarie per la classificazione grammaticale del lessema e l'etimologia. La definizione costituisce il vero e proprio corpo della voce, il luogo in cui si illustra il significato del lessema e si sviluppano le sue accezioni. Le accezioni sono ordinate secondo un criterio cronologico, a partire da quella più antica. Le marche d'uso (dette anche indicatori) consistono in abbreviazioni che segnalano l'ambito o il registro d'uso.

Definizioni sinonimiche, definitori, datazione Una caratteristica che accomuna tutti i dizionari è quella di ricorrere a definizioni sinonimiche. Per definire le voci, i lessicografi ricorrono continuamente a sinonimi o perifrasi. La sinonimia si baserà su una parziale equivalenza di significato dei termini. Per introdurre le definizioni, ci si serve anche di perifrasi rese con frasi relative (“seduttore = che seduce). Oppure si può ricorrere ai definitori. I definitori sono elementi che servono a introdurre determinate classi di derivati (esempio: “agghiacciamento = l'atto, l'effetto di ghiacciare”, “l'atto, l'effetto + infinito” è un definitore). Nei dizionari etimologici è possibile rintracciare la data di prima attestazione delle forme lemmatizzate. La datazione è presente, oggi, anche in dizionari non etimologici.

Fraseologia e citazioni letterarie La fraseologia, cioè l'insieme delle locuzioni proprie di una lingua, rappresenta, nei dizionari, un elemento indispensabile per rendere evidenti i significati e gli usi della voce. La fraseologia è presente nei dizionari dell'uso, nei dizionari storici, nei dizionari etimologici, ecc. Nei dizionari storici la fraseologia è basata su autori letterari o da brani giornalistici e testi scientifici; nei dizionari dell'uso, la fraseologia è mista, passi d'autore ed esempi non d'autore. La fraseologia è irrinunciabile soprattutto per quanto riguarda la lingua del passato. La funzione degli esempi è preziosa anche per mostrare un determinato uso a fini grammaticali. Si distinguono, per il trattamento della fraseologia, il Nuovissimo dizionario della lingua italiana di Dardano (1982) e il Vocabolario italiano di De Felice-Duro (1993.

Arcaismi e voci poetiche e letterarie Nei dizionari dell'uso sono registrati anche gli arcaismi e le voci poetiche e letterarie, cioè forme linguistiche della lingua del passato, della poesia, della letteratura, non in uso o raramente in uso nella lingua comune. La loro sopravvivenza nel lemmario dei dizionari moderni è giustifica per la necessità di documentare e di spiegare parole ed espressioni presenti nei testi degli autori antichi e per la sopravvivenza di quelle forme in contesti scritti.

Forestierismi, neologismi, regionalismi Nei dizionari sono presenti molti forestierismi, cioè parole importate da altre lingue. I lessicografi accolgono o rifiutano le nuove entrate valutando di volta in volta l'opportunità di registrare forme che non si rivelino, nel tempo, solo apparizioni efferime e occasionali. Un discorso analogo vale per i neologismi e i regionalismi.

Termini tecnici e scientifici La storia dei dizionari italiani potrebbe essere letta anche come la storia di una tenace resistenza ad accogliere, almeno fino alla fine del Settecento, la terminologia tecnico-scientifica. Oggi i dizionari registrano largamente i termini specialistici delle varie discipline e tecnologie. Anche nel caso dei tecnicismi i lessicografi devono procedere con una certa cautela. Entrano nei dizionari le parole della scienza e della tecnica che designano fenomeni, procedimenti, strumenti per i quali è prevedibile un attecchimento nel nostro lessico.

Gergalismi I gerghi, cioè le lingue convenzionali usate da chi appartiene a un gruppo o a una categoria per non farsi intendere da chi ne è estraneo, entrano nei dizionari storici, nei dizionari generali, nei dizionari