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analisi dei tratti salienti dell'opera. Giorgia Deligio
Tipologia: Sintesi del corso
Caricato il 21/05/2020
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Quest’opera è stata pubblicata per la prima volta nel 1911 dalle Edizioni futuriste della rivista “Poesia”, ha avuto più pubblicazioni negli anni e soprattutto si può dire che ha acquisito la fama che meritava dopo tanto tempo dalla prima pubblicazione. L’adesione di Palazzeschi al futurismo avviene per istinto perché riconosce nel movimento di Marinetti una tutela per il suo stile letterario non convenzionale caratterizzato dai versi liberi, da un linguaggio popolare stralunato , una burla continua, proprio perché in quel periodo gli autori che avevano un approccio libero con la scrittura erano molto criticati dagli editori e dai critici. L’impostazione del libro somiglia molto a quella di un’opera teatrale, per esempio per la scarsa importanza data all’azione, ai fatti, mentre i dialoghi e le parole ricoprono totalmente la pagina che acquisisce un andamento verticale. La potenza di quest’opera è nel suo essere concisa (romanzo sintetico) perché a differenza del verismo ,dedito a lunghe digressioni, scarnifica il testo da tutto ciò che non è essenziale, il dialogo sostituisce l’azione con il linguaggio diretto e il ritmo garantisce un grande dinamismo tanto da rendere il testo un’opera teatrale. A mio parere è un’opera estramamente originale e priva di ogni continuità con il classicismo letterario. <<L’ingegno di Palazzeschi ha per fondo una feroce ironia demolitrice che abbatte tutti i motivi sacri del romanticismo: Amore, Morte, Culto della donna ideale,Misticismo.>> In un testo divulgato sottoforma di volantino nel 1913 Marinetti si espresse così cogliendo bene il carattere principale dell’opera di Aldo Palazzeschi. (ANTIROMANZO) Appurato che non presenta alcuna continuità con il classicismo letterario e le correnti letterarie precedenti, ancora di più può essere compresa l’originalità di questo testo, che è conferita anche dal fatto che è aperta a tante interpretazioni e chiavi di lettura. L’ interpretazione che più mi ha colpito è stata quella di Luciano de Maria che, oltre ad aver colto il parallelismo Cristo-Perelà , ha avuto il merito di porre l’accento sulla doppia allegoria che cela il testo, “allegoria di una società e allegoria dell’impossibile opera di salvazione universale tentata, con la sua sola presenza e come malgrè lui, dal protagonista.” Questo ci permette di scoprire come, dietro la poesia come “divertimento”, si nasconda la complessità dell’opera e soprattutto un carattere fortemente molteplice come si può notare sia dalla mille interpretazioni, dalle relazioni ossimoriche come la scelta dell’uomo di fumo, fumo che è sia sublimazione del fuoco che purifica gli uomini dai peccati e al contempo un qualcosa di negativo e oscuro, dalla scelta del titolo abbastanza paradossale poichè il libro si intitola “Il codice di Perelà” ma del codice non si parla quasi per niente se non nel senso che è impossibile dare un codice ad una società sull’orlo della bancarotta. Un altro tratto importante dell’opera, è la critica della società. Quest’ultima è presente nel titolo, ma viene portato avanti soprattutto dai personaggi. Ricorderei nella presentazione di tutte le dame di corte, quelle della Duchessa Zoe Bolo Filzo o
della Baronessa Rosalinda Panciera Vedova Bonsembiante. La Baronessa, per esempio, porta avanti una critica strettamente legata al ruolo della donna nella società. “Finché la donna è ragazza tutti gli occhi addosso a lei: che cosa fa e che cosa non fa. Dove va e dove non va. Con chi si accompagna: <<ne tiene a bada una dozzina, e non si decide per nessuno, è una frasca, una civetta, non è una ragazza seria>>. E non appena sopra uno si fissa: <<che vergogna! Gli si è avvinghiata! Gli si abbandona in una maniera da fare schifo, non ha riserbo, non sa che cosa sia modestia, van troppo avanti, di questo passo se non gliel’ha fatta gliela farà. È bell’e andata. E ora chi se la piglia? Una fanciulla che ha perduto il proprio onore, è fritta. Farà una brutta fine. È una donna perduta>>.” Ma Palazzeschi critica la società anche indirettamente raccontando la storia di Perelà , innalzato a “speciale” e abbassato a “diverso” nel giro di poco tempo e quindi calca il segno sulla condizione transitoria del consenso, dimostrando come dal nulla si possono ottenere i favori della massa e sempre dal nulla questi privilegi possono essere rimossi e anzi trasformati in difetti condannabili penalmente. Perelà infatti viene accusato dell’omicidio di Alloro e posto in cella come “diverso”. Perciò Palazzeschi affronta anche un’altra tematica importante che è quello della “diversità”: Perelà è respinto dagli altri perché è diverso, è avulso da ogni bene materiale, da ogni passione terrestre, non è interessato al potere, non mostra alcuna velleità, in tutto il romanzo è genuino e innocente e per questo, diverso da chiunque lo circondi. Il comportamento sociale descritto da Palazzeschi è incredibilmente moderno e denota come, a distanza di un secolo dall’ascesa dei nazionalismi che hanno alla base questi comportamenti estremi, poco sia cambiato. Infine il personaggio che, a mio parere, rappresenta Palazzeschi nella società in cui si introduce Perelà, che sarebbe quella contemporanea all’autore, è il principe Zarlino che risiede in manicomio volontariamente sebbene non fosse pazzo perché ritiene che solo lì “può vivere bene”, lontano da una società che rifiuta. “ Tutti dicono che sono pazzo, benissimo, che cosa me ne importa, sono venuto perciò ad abitare in un manicomio. E dicendo così credono di dispiacermi, lo dicono apposta: Ah!Ah!Ah!Ah! è la mia più intima soddisfazione (il testo presenta una sola “d”). Io di qui posso uscire quando mi faccia piacere, nessuno può impedirmelo, ma mi guarderei bene dal passare un’ora della mia vita fuori da questo paradiso terrestre. Badate bene però … non sono pazzo come vogliono gli altri, sono pazzo come voglio io e quando piace a me. Questo è il segreto che mi distingue da tutti. Il pazzo comune non annunzia mai quello che fa , quando arriva il momento: parte. Io invece annunzio sempre tutto quello che faccio, a voce e per iscritto, in un ordine del giorno compilato con una precisione meticolosa, asfissiante. Dico ad esempio: alle tre precise emetterò ottantotto grida acutissime, da trapanare il cranio a quei disgraziati che dovranno ascoltarle, da sfondare il timpano di quelle povere orecchie. Un altro pazzo al terzo grido è legato già. Con me invece tutti si preparano a subire rassegnatamente il mio esercizio polmonare. All’ottantottesimo grido smetto, si capisce, per l’ottantanovesimo sarebbero pronte le cinghie, e per ragioni di salute pubblica mi verrebbe tolto il permesso di uscire, è quello che aspettano da me, sono tutti in agguato di quell’istante che io non concederò mai.”