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Analisi della Commedia di Menandro: Evoluzione e Caratteristiche, Appunti di Lingue e letterature classiche

Appunti sulla commedia di Menandro

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 27/02/2024

MariannaSantos03
MariannaSantos03 🇮🇹

7 documenti

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GRECO 7-04-2022
MENANDRO
è possibile suddividere la commedia in momenti, e in relazione a questi momenti abbiamo la
testimonianza di un autore tardo antico, difficile da datare, che ci dice che le differenze (platonio,
grammatico tardo) tra commedia antica ; le differenze sono date dalla mancanza del demos,
quindi dall’abolizione del dato politico della nomastixomodein, che ci accostava alla commedia
antica alla dimensione della satira che i romani sentono propria, quel genere che Orazio con la
mania del protos oretes, di sottolineare l’attribuzione del genere letterario aveva attribuito ad
Aristofane
Platonio afferma che il passaggio dalla commmedia antica alla mese la commedia di mezzo sono
dati dal venir meno del demos, della forma democratica, che toglie vitalità ad una politica che
aveva giocato molto sulla satira politica e si crea una frattura fra la classe dirigente e il popolo,
questa frattura garantisce un’attenzione alla dimensione primavata e le trame si riferisono alla
quotidianetà. Anche nella commedia di Menandro troviamo riferimenti alla situazione politica, non
è eliminato del tutto l’elemento della nomasti.., ma noi abbiamo un forte limite pk delle oltre 108
commedie menandree ci rimane molto poco, quindi non possiamo stabilire in assoluto che non ci
sia una commedia di critica politica o attacco personale a un personaggio politico, in quello che
abbiamo un paio di riferimenti all’attualità ci sono; quindi non possiamo affermare che non sia una
commedia politica.
È importante capire gli elementi che segnano una traccia di continuità con il passato e gli elementi
nuovi. Sicuramente nel teatro di menandro l’elemento che compare con maggiore forza e
costanza e che segna un evoluzione è il dato della verosomiglianza. Delle nuvole non è chiaro di
come fosse strutturata la messa in scena, non è chiaro dove fosse collocato Socrate, molti
elementi della messa in scena l gioco fra interno ed esterno, la collocazione dei personaggi non
sono specificati, quindi spesso desumiamo gli elementi della messa in scena dalle parole di un
personaggio e non dalle didascalie. Mentre in Menandro siamo informati quasi sempre da un
prologo e non solo dall’antefatto, ma anche sugli elementi tecnici della messa in scena, da qui
inizia l’abitudine di mettere 3 aperture della skene che si ritrovano nel teatro romano, queste
abitazioni affacciate su una strada su cui la finzione scenica presuppone che passino solo i
personaggi che appartengono ad una commedia, unità di luogo e di tempo, nella tragedia classica
Agamennone torna a casa dopo 10 anni ma sembra che non sia passato tutto questo tempo
rispetto alla situazione che trova nella sua regga, rispetto all’unità di luogo negli Acarnesi da Sparta
ritorna nel suo domo, si svolge con una totale libertà.
In Menandro c’è una totale attenzione all’unità, al punto che quando la commedia inizia capita
spesso che 2 personaggi entrino in scena e sulla base del rispetto del criterio della verosomiglianza
stanno dialogando fra di loro con un dialogo già iniziato prima che noi spettatori stessimo ad
ascoltarlo, o che i personaggi dialoghino con chi si trova dentro il proprio demo. Soprattutto
quando si passa da un atto all’altro (5 atti in cui è suddivisa la rappresentazione) il coro non è
direttamente collegato all’azione ma in virtù del criterio di verosomiglianza qualche altra cosa
succede durante l’intermezzo musicale, allora può capitare che in una commedia come la Savia gli
equivoci crescono mentre noi assistiamo alle danze corali. Il teatro di Menandro è un teatro di
trama, d’intreccio molto più che in quello di Aristofane che è legato alla bellezza delle parole.
Abbiamo un aneddoto contemplato. Nella gloria degli ateniesi di Plutarco dove si racconta che una
amico di Menandro chiedendoli se avesse finito la sua commedia gli dice: oikonometa è sistemata
la trama diatesis ma devo solo aggiungere gli stikia i versetti a testimonianza che le parole sono
subbordinate. E in tutto questo è anche moderna.
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GRECO 7-04-

MENANDRO

è possibile suddividere la commedia in momenti, e in relazione a questi momenti abbiamo la testimonianza di un autore tardo antico, difficile da datare, che ci dice che le differenze (platonio, grammatico tardo) tra commedia antica ; le differenze sono date dalla mancanza del demos, quindi dall’abolizione del dato politico della nomastixomodein, che ci accostava alla commedia antica alla dimensione della satira che i romani sentono propria, quel genere che Orazio con la mania del protos oretes, di sottolineare l’attribuzione del genere letterario aveva attribuito ad Aristofane Platonio afferma che il passaggio dalla commmedia antica alla mese la commedia di mezzo sono dati dal venir meno del demos, della forma democratica, che toglie vitalità ad una politica che aveva giocato molto sulla satira politica e si crea una frattura fra la classe dirigente e il popolo, questa frattura garantisce un’attenzione alla dimensione primavata e le trame si riferisono alla quotidianetà. Anche nella commedia di Menandro troviamo riferimenti alla situazione politica, non è eliminato del tutto l’elemento della nomasti.., ma noi abbiamo un forte limite pk delle oltre 108 commedie menandree ci rimane molto poco, quindi non possiamo stabilire in assoluto che non ci sia una commedia di critica politica o attacco personale a un personaggio politico, in quello che abbiamo un paio di riferimenti all’attualità ci sono; quindi non possiamo affermare che non sia una commedia politica. È importante capire gli elementi che segnano una traccia di continuità con il passato e gli elementi nuovi. Sicuramente nel teatro di menandro l’elemento che compare con maggiore forza e costanza e che segna un evoluzione è il dato della verosomiglianza. Delle nuvole non è chiaro di come fosse strutturata la messa in scena, non è chiaro dove fosse collocato Socrate, molti elementi della messa in scena l gioco fra interno ed esterno, la collocazione dei personaggi non sono specificati, quindi spesso desumiamo gli elementi della messa in scena dalle parole di un personaggio e non dalle didascalie. Mentre in Menandro siamo informati quasi sempre da un prologo e non solo dall’antefatto, ma anche sugli elementi tecnici della messa in scena, da qui inizia l’abitudine di mettere 3 aperture della skene che si ritrovano nel teatro romano, queste abitazioni affacciate su una strada su cui la finzione scenica presuppone che passino solo i personaggi che appartengono ad una commedia, unità di luogo e di tempo, nella tragedia classica Agamennone torna a casa dopo 10 anni ma sembra che non sia passato tutto questo tempo rispetto alla situazione che trova nella sua regga, rispetto all’unità di luogo negli Acarnesi da Sparta ritorna nel suo domo, si svolge con una totale libertà. In Menandro c’è una totale attenzione all’unità, al punto che quando la commedia inizia capita spesso che 2 personaggi entrino in scena e sulla base del rispetto del criterio della verosomiglianza stanno dialogando fra di loro con un dialogo già iniziato prima che noi spettatori stessimo ad ascoltarlo, o che i personaggi dialoghino con chi si trova dentro il proprio demo. Soprattutto quando si passa da un atto all’altro (5 atti in cui è suddivisa la rappresentazione) il coro non è direttamente collegato all’azione ma in virtù del criterio di verosomiglianza qualche altra cosa succede durante l’intermezzo musicale, allora può capitare che in una commedia come la Savia gli equivoci crescono mentre noi assistiamo alle danze corali. Il teatro di Menandro è un teatro di trama, d’intreccio molto più che in quello di Aristofane che è legato alla bellezza delle parole. Abbiamo un aneddoto contemplato. Nella gloria degli ateniesi di Plutarco dove si racconta che una amico di Menandro chiedendoli se avesse finito la sua commedia gli dice: oikonometa è sistemata la trama diatesis ma devo solo aggiungere gli stikia i versetti a testimonianza che le parole sono subbordinate. E in tutto questo è anche moderna.

Ma sulla scia delle ultime tragedie Euripidee noi incontriamo spesso un prologo recitato da una divinità, Pan per quanto riguarda il Diuscolos, la Perikenomene la divinità dell’ignoranza, Tuke nel caso della Laspis ’’ lo scudo’’.; come succede nelle Baccanti di Euripide. Il prologo: serve a chiarire molto della scena e raccontare la trama al pubblico, quindi la cosapevolezza del pubblico è maggiore rispetto agli attori che recitano in scena. Il pubblico doveva avere una sua consapevolezza anche prima della rappresentazione e del fatto che tutte le trame convergono con la totale affermazione dell’istituto della famiglia, di quello matrimoniale. Tutte le commedie tengono a risolversi con il matrimonio sia come succede nella Sania che tutti lo vogliono dall’inizio, sia che questo matrimonio sia osteggiato. La commedia si ??, 4’ atto massima tensione e infine lo scioglimento finale. In queste commedie assistiamo a famiglie che si sono diradate , figli esposti (l’arbitrato, operazione che viene chiesta al padre della sposa di definire a chi fra il carbonaio e il pastore debbano andare gli oggetti e decide che debbano andare a chi si sta tenendo il bambino, arefice del quale sarà Carisio) la suocera di Terenzio ripresa da Apollodoro di Callistio, uno dei protagonisti della Neaa. Lacommedia è lo specchio di una dimensione sociale e politica difficile 342-290 a.c, queste trame sono desunte dai dibattiti che si svolgevano nei tribunali da ciò che succedeva alle famiglie coinvolte nella guerra. Lo scudo (Aspìs) Cleostrato, racconta il suo pedagogo Davo, è morto in guerra: Davo stesso aveva trovato quello che credeva il corpo sfigurato di Cleostrato presso il suo scudo ridotto in pezzi. Ma la dea Fortuna, nel prologo, spiega al pubblico l'equivoco: Cleostrato è vivo e presto tornerà a casa, il cadavere irriconoscibile visto da Davo è quello di un altro. Smicrine, zio di Cleostrato, è spietatamente avido e vive con un fratello buono e generoso, Cheresìstrato, al quale Cleostrato partendo aveva affidato la giovane sorella. Alla ragazza tocca per intero l'eredità di Cleostrato. Nonostante la differenza di età, Smicrine si fa avanti per sposare l'ereditiera, valendosi di una legge che imponeva al parente più prossimo di sposare una ragazza orfana e infischiandosene del fatto che la ragazza è fidanzata col giovane Chèrea. Cheresistrato ovviamente si oppone, ma il vecchio avido è determinato nella sua decisione. Davo ha un'idea per risolvere la situazione: propone che Cheresistrato finga di morire, così Smicrine deciderà di sposarne la figlia (molto più ricca). Una volta celebrato il matrimonio fra Cherea e la sorella di Cleostrato, Cherasistrato "tornerà in vita" e Smicrine rimarrà a mani vuote. Il resto della commedia è purtroppo gravemente mutilo. Di sicuro però Cleostrato ritornava a casa e sposava la figlia di Cheresistrato, mentre sua sorella sposava l'amato Chèrea. Le leggi tipiche di questa società le conosciamo attraverso la commedia. L’intreccio si basa anche su diversi livelli di consapevolezza, il pubblico è consapevole di tutto grazie all’intervento di Tukè ‘’la Fortuna’’. Tutto si risolve con l’istituto matrimoniale. Il pubblico è onnisciente ma anche all’interno della cerchia dei personaggi ognuno ha un livello di consapevolezza differente Smicrine sa meno di tutti. Tuttavia incarna lo spirito nuovo della Samia dove sono i personaggi che rendono complicato l’intreccio e si dice che ella abbia incarnato più di tutti lo spirito della Grecità. Il primato dell’ospitalità, comincia ad essere un tratto dello spirito greco. La donna di Samo (Samía) Moschione pronuncia il prologo Il giovane e sconsiderato Moschione affida il figlio nato dalla sua unione clandestina con Plangone, la figlia del vicino di casa, alla concubina del padre Demea, Criside (colei che favorisce l’evoluzione in positivo di questa trama, non sarà l’elemento disturbatore), pregandola di