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Il Rinascimento: Umanesimo, Arte e Architettura, Appunti di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

Una panoramica concisa del rinascimento, concentrandosi sull'umanesimo, l'arte e l'architettura. Esplora i caratteri distintivi del rinascimento, come l'amore per il mondo classico e la centralità dell'uomo. Vengono esaminati artisti come brunelleschi, donatello e ghiberti, evidenziando le loro tecniche e innovazioni. Il testo include anche riferimenti all'architettura rinascimentale e all'influenza dei fiamminghi. Infine, vengono descritti esempi di architettura rinascimentale a urbino e ferrara, con particolare attenzione al palazzo dei diamanti.

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 20/10/2025

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giusy-eleonora-anna-petralia 🇮🇹

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Il primo rinascimento
1. Fase introduttiva, contesto storico e cambiamenti del pensiero e della
società.
Il termine «Rinascimento» indica la stagione letteraria (e questa viene indicata con
Umanesimo), artistica, filosofica e scientifica fiorita in Italia tra ’400 e ‘500.
I caratteri distintivi del rinascimento sono:
l’amore per il mondo classico (greco e latino);
la consapevolezza della centralità e del valore dell’uomo, ritenuto capace, con
la propria intelligenza, di creare il proprio destino.
Gli architetti studiano le rovine dell’antica Roma e a esse si ispirano per i loro
progetti; i pittori e gli scultori studiano le sculture antiche, affascinati dal loro
equilibrio e dalla loro tridimensionalità.
Per gli artisti rinascimentali, guardare al mondo classico («classicismo») non vuol
dire semplicemente “imitare” gli antichi ma, se possibile, superarli, creando qualcosa
di completamente nuovo, con l’aiuto di nuove tecniche e conoscenze scientifiche.
Come per gli antichi, anche per gli artisti del Rinascimento l’arte è imitazione della
natura, che deve essere studiata con metodo scientifico per poterne scoprire i
segreti. Il principale strumento di questo studio sarà la prospettiva.
2. La Prospettiva e le proporzioni.
La prospettiva è un procedimento che permette di disegnare gli oggetti reali così come li
vediamo nello spazio. Anche nella p. m. del ‘400 si usava il termine “prospettiva” ma si
faceva riferimento a un procedimento intuitivo: la novità del Rinascimento è che, per
raffigurare gli oggetti così come li vediamo nello spazio, gli artisti trovano un metodo
scientifico basato su leggi matematiche e geometriche.
Per applicare la prospettiva è necessario che si verifichino le seguenti condizioni:
1. Che esista qualcosa da rappresentare (l’oggetto);
2. Che qualcuno lo stia guardando (l’osservatore);
3. Che si conosca la posizione esatta dell’osservatore rispetto all’oggetto (infatti se si
cambia la posizione, quello che si guarda appare in modo diverso per aspetto e
dimensioni);
4. Che ci sia un supporto su cui disegnare.
Bisogna immaginare questo supporto (es. foglio di carta, tela ecc…) come una pellicola
trasparente (quadro prospettico) posta tra l’oggetto da rappresentare e chi guarda.
Si suppone quindi che dall’occhio dell’osservatore partano dei raggi che vanno a circondare
l’oggetto (piramide visiva). Passando attraverso la pellicola trasparente i raggi individuano
un’immagine simile all’oggetto ma più piccola: questa immagine è la rappresentazione
prospettica dell’oggetto.
In una prospettiva:
1. L’occhio dell’osservatore si chiama punto di vista;
2. Il punto del dipinto in cui convergono illusoriamente tutte le linee
perpendicolari al quadro è il punto di fuga;
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Il primo rinascimento

1. Fase introduttiva, contesto storico e cambiamenti del pensiero e della

società.

Il termine «Rinascimento» indica la stagione letteraria (e questa viene indicata con

Umanesimo), artistica, filosofica e scientifica fiorita in Italia tra ’400 e ‘500.

I caratteri distintivi del rinascimento sono:

● l’amore per il mondo classico (greco e latino);

● la consapevolezza della centralità e del valore dell’uomo, ritenuto capace, con

la propria intelligenza, di creare il proprio destino.

Gli architetti studiano le rovine dell’antica Roma e a esse si ispirano per i loro

progetti; i pittori e gli scultori studiano le sculture antiche, affascinati dal loro

equilibrio e dalla loro tridimensionalità.

Per gli artisti rinascimentali, guardare al mondo classico («classicismo») non vuol

dire semplicemente “imitare” gli antichi ma, se possibile, superarli, creando qualcosa

di completamente nuovo, con l’aiuto di nuove tecniche e conoscenze scientifiche.

Come per gli antichi, anche per gli artisti del Rinascimento l’arte è imitazione della

natura, che deve essere studiata con metodo scientifico per poterne scoprire i

segreti. Il principale strumento di questo studio sarà la prospettiva.

2. La Prospettiva e le proporzioni.

La prospettiva è un procedimento che permette di disegnare gli oggetti reali così come li vediamo nello spazio. Anche nella p. m. del ‘400 si usava il termine “prospettiva” ma si faceva riferimento a un procedimento intuitivo: la novità del Rinascimento è che, per raffigurare gli oggetti così come li vediamo nello spazio, gli artisti trovano un metodo scientifico basato su leggi matematiche e geometriche. Per applicare la prospettiva è necessario che si verifichino le seguenti condizioni:

  1. Che esista qualcosa da rappresentare (l’oggetto);
  2. Che qualcuno lo stia guardando (l’osservatore);
  3. Che si conosca la posizione esatta dell’osservatore rispetto all’oggetto (infatti se si cambia la posizione, quello che si guarda appare in modo diverso per aspetto e dimensioni);
  4. Che ci sia un supporto su cui disegnare. Bisogna immaginare questo supporto (es. foglio di carta, tela ecc…) come una pellicola trasparente (quadro prospettico) posta tra l’oggetto da rappresentare e chi guarda. Si suppone quindi che dall’occhio dell’osservatore partano dei raggi che vanno a circondare l’oggetto (piramide visiva). Passando attraverso la pellicola trasparente i raggi individuano un’immagine simile all’oggetto ma più piccola: questa immagine è la rappresentazione prospettica dell’oggetto. In una prospettiva:
  5. L’occhio dell’osservatore si chiama punto di vista ;
  6. Il punto del dipinto in cui convergono illusoriamente tutte le linee perpendicolari al quadro è il punto di fuga ;
  1. La linea dell’orizzonte (LO) è quella che passa attraverso il punto di fuga. Le regole geometriche della prospettiva (prospettiva lineare) furono scoperte da Filippo Brunelleschi nel 1413 circa. Intorno al 1475 Piero della Francesca pubblicò il primo trattato di prospettiva interamente illustrato. Alla fine del ‘400, infine, Leonardo da Vinci scoprì la prospettiva aerea. Essa raffigura le cose tenendo conto delle variazioni di colore e forme delle cose vedute: più gli oggetti sono distanti dall’occhio di chi guarda, più cresce la concentrazione dell’aria e del pulviscolo e di conseguenza le cose appaiono più indistinte, sfocate e tendenti all’azzurro. Nel Rinascimento si presero in esame gli studi compiuti da Vitruvio , scrittore e architetto romano vissuto nel I secolo a.C. La lettura del suo trattato di architettura fece riscoprire la teoria delle proporzioni. Con il termine “proporzione” si indica la corrispondenza di misure fra due o più parti di un oggetto. Queste corrispondenze di misure sono dei rapporti numerici e consentono di dare grande armonia alle varie parti di un edificio o di un dipinto. Un edificio armonioso, secondo Vitruvio, dovrebbe rispecchiare le proporzioni del corpo umano. La natura, infatti, ha fatto in modo che il corpo umano fosse ben proporzionato. Il disegno più famoso che raffigura un corpo umano, secondo la descrizione che ne dà Vitruvio nel suo trattato, è l’ Uomo Vitruviano di Leonardo.

3. Filippo Brunelleschi.

Filippo Brunelleschi nasce a Firenze nel 1377. Si specializza nell’oreficeria a 22 anni. Si reca a Roma spesso, anche con l’amico Donatello, per studiare dal vero le opere dell’antichità. Fino ai quarant’anni si dedica alla scultura rivelando il suo interesse per il movimento, le proporzioni e l’equilibrio. Successivamente si dedica all’architettura. La ricerca di Brunelleschi si basa in particolare su un’idea di bellezza intesa come armonia delle forme e perfetti rapporti numerici e, infatti, sarà il padre della prospettiva lineare (o geometrica). Brunelleschi muore il 15 aprile 1446 e viene sepolto in Santa Maria del Fiore a Firenze. Filippo Brunelleschi ha dato inizio alla nuova architettura del Rinascimento. Comincia la sua carriera come orafo , ma poi si dedica tutta la vita all’ architettura. Trascorre diversi periodi a Roma , anche insieme all’amico Donatello, e questo gli consente di conoscere bene l’ architettura antica. Mentre si occupa della cupola di Santa Maria del Fiore, Brunelleschi lavora anche per altri edifici. La sua architettura è caratterizzata dall’impiego di forme geometriche semplici e dalla ripresa di elementi dell’architettura romana antica. Essa si basava :

  1. ordini architettonici, ossia le regole matematiche che mettono in relazione le varie parti di un edificio (per esempio l’altezza di una colonna è in relazione al diametro di base della colonna stessa);
  2. sull’arco a tutto sesto. Brunelleschi fonde questi elementi e ottiene :
  3. l’arco inquadrato dall’ordine;
  4. l’arco sovrapposto dall’ordine. Di solito Brunelleschi usa :
  5. capitelli corinzi;
  6. colonne a fusto liscio;
  7. paraste (pilastri inseriti nella muratura e leggermente sporgenti da essa);
  8. scanalate (scanalature).

Abramo per bloccarlo: il suo è un gesto fisico e non simbolico. Mondo divino e mondo terreno entrano così in contatto tra loro. Agli angoli in basso sono ritratti due servitori : la loro descrizione è estremamente realistica, al punto che Brunelleschi fa in parte fuoriuscire le due figure dalla cornice della formella. I movimenti dei personaggi di Brunelleschi trasmettono la drammaticità dell'evento, a differenza di quelli dei personaggi di Ghiberti. Il concorso fu vinto da Ghiberti. La giuria infatti preferì l' equilibrio della scena di Ghiberti al movimento e alla drammaticità della scena di Brunelleschi.

5. Donatello.

Donato di Niccolò di Betto Bardi, detto Donatello, nasce a Firenze nel 1386. È apprendista nella bottega del Ghiberti. Lavora per gran parte della vita a Firenze. Con l’amico Brunelleschi si reca a Roma dove può ammirare le sculture ellenistiche e romane. Studia anche l’ arte gotica. È il più grande scultore del primo Rinascimento e si riallaccia alla tradizione greco-romana , ma la supera : i suoi personaggi esprimono sentimenti ed emozioni , non sono più figure rigide e fredde. Nelle sue opere Donatello sperimenta tutte le possibili tecniche (tuttotondo, altorilievo, bassorilievo, “stiacciato” della quale ne è l’inventore) e tutti i possibili materiali (marmo, bronzo, terracotta, stucco, legno). Stiacciato : tecnica che consiste nel rappresentare le figure in lontananza con pochissimo rilievo , come se fossero “stiacciati”, cioè schiacciati sullo sfondo. Questa tecnica fu inventata dallo stesso Donatello.

a. La Maddalena penitente.

Nell' ultima fase della sua attività Donatello ha raggiunto un' idea dell'arte che va oltre gli ideali del Rinascimento. A questo periodo appartiene la Maddalena penitente , una statua intagliata in tenero legno di pioppo bianco. Raffigura la nobiltà della peccatrice convertita che vive in penitenza. L' aspetto della Maddalena, estremamente magra e sofferente , rivela i segni derivanti dai suoi digiuni e dal tormento della sua anima. Donatello cancella ogni riferimento alla statuaria classica ed esprime in modo profondo la psicologia del personaggio e la sua dignità umana. La scelta del legno come materiale ha permesso a Donatello di scavare ombre e luci , come dolorose ferite di un corpo.

6. Masaccio.

Tommaso di Ser Giovanni di Móne di Andreuccio Cassãi, soprannominato Masaccio , nasce in provincia di Arezzo. Si forma a Firenze e poi diviene collega e collaboratore del pittore Masolino da Panicale. Riallacciandosi alle intuizioni di Giotto , concepisce una pittura radicalmente nuova. Per questo, insieme a Brunelleschi e a Donatello , è considerato uno dei protagonisti della rivoluzione artistica del primo '400. Dipinge sia tempere su tavola sia affreschi. È attivo soprattutto a Firenze. Muore a Roma , a soli 27 anni.

a. Il Tributo.

Nell' affresco del Tributo Masaccio illustra un episodio narrato nel Vangelo di Matteo. La storia è raccontata in 4 momenti diversi , raffigurati nello stesso dipinto , in 4 scene. Nonostante rappresenti 4 azioni successive, la prospettiva adottata da Masaccio è sempre la stessa. Essa fonde sia lo spazio , sia il tempo in una narrazione unitaria. Il paesaggio appare spoglio e arido. Le montagne più vicine sono verdi , quelle in lontananza grigio-azzurre , per accentuare il senso della prospettiva. Le architetture sulla destra sono volumi geometrici e sono ispirate agli edifici presenti nella Firenze del tempo, con una loggia esterna e i battenti delle finestre in legno. Masaccio definisce i volumi dei massicci corpi dei personaggi e i panneggi realistici con il chiaroscuro , usando pochi colori. Le ombre dei personaggi sono tutte nella stessa direzione. La luce che illumina il dipinto proviene infatti dall'alto a destra , da un unico punto (il sole ). In quella posizione nella cappella c'è una finestra. La luce naturale si fonde così con la luce dell' affresco rendendo più verosimili le scene dipinte.

7. La pittura Fiamminga.

Nella prima metà del Quattrocento , in varie città del Nord Europa , alcuni pittori , influenzati dall’arte rinascimentale, manifestano notevole interesse per l’ osservazione e la raffigurazione della realtà. Si tratta dei Fiamminghi , artisti originari delle Fiandre (una regione dell'attuale Belgio ). ● Si concentrano sui particolari del dipinto e rappresentano ogni oggetto con grandissima precisione ; ● Non hanno come riferimento l’ antico e l’arte classica; ● Hanno più di un punto di fuga ; ● Usano prevalentemente la pittura a olio ; ● La luce proviene da più punti ed è l’ elemento che unisce tutte le parti della composizione e i colori definiscono i particolari più piccoli. La pittura fiamminga ottiene in questo modo risultati diversissimi da quelli della pittura rinascimentale , talvolta opposti, anche se le due correnti si influenzeranno a vicenda. Jan Van Eyck è il massimo pittore fiammingo del Quattrocento e visse sempre nelle Fiandre, salvo un breve viaggio in Portogallo. Egli arriva addirittura a rivoluzionare la pittura fiamminga, infatti: ● Usa colori realistici tratti dall’esperienza quotidiana e dall’ osservazione della natura , non colori simbolici come gli altri pittori fiamminghi. ● Dà grande importanza al disegno , che considera uno strumento di analisi e comprensione della realtà. ● Crea personaggi che possiedono solidità e volume e sono inseriti in uno spazio preciso e ben definito.

8. Antonello da Messina.

La sua formazione avvenne a Napoli , mentre non sappiamo se studiò anche in patria: come anticipato, le notizie sulla vita di Antonello da Messina non sono molte. Inoltre, gran parte dei dipinti di Antonello sopravvissuta è databile a dopo il 1460: pertanto, dal momento che Antonello nacque attorno al 1430, si ha un periodo di trent’anni sul quale le

Le arcate della facciata (a capanna) sono di ampiezza diversa ma di uguale altezza , rispecchiando la struttura interna dell’edificio. L’interno è infatti suddiviso in tre navate che hanno la stessa altezza. Fasci di semicolonne sostengono le volte a crociera del soffitto. Sotto la chiesa si trova un ulteriore spazio per il battistero : l’edificio sembra così costituito da due chiese , una superiore e una inferiore. La superficie bianca delle volte e delle pareti insieme alle grandi vetrate trasparenti dell’ abside e dei fianchi fanno traboccare l’edificio di luce. Le forme del Palazzo Piccolomini , costruito a destra della Cattedrale, sono riprese dal Palazzo Rucellai progettato da Alberti. Il Palazzo ha forma di un parallelepipedo ed è isolato rispetto agli edifici circostanti. I suoi vari ambienti sono disposti attorno a un cortile centrale. Le trabeazioni con architravi e cornici di travertino bianco sottolineano l’ andamento a fasce orizzontali. L’aspetto più innovativo è il fronte posteriore che affaccia sul giardino pensile. Esso risulta composto da un triplice loggiato. Fu il Papa a volerlo così per poter integrare l’edificio con il paesaggio circostante. È la prima volta, dall’Età classica che: ● un edificio viene inserito con lo scopo di inserirsi nello spazio naturale ; ● un committente chiede un edificio per poter godere del paesaggio.

b. Urbino.

Urbino era la capitale del ducato dei Montefeltro. Alla corte di Federico da Montefeltro lavorarono molti grandi artisti per una ristrutturazione urbana (iniziata nel 1463/1464) che riguardò essenzialmente il Palazzo Ducale. La struttura complessiva del Palazzo fu realizzata includendo e trasformando alcuni palazzotti e costruendo nuovi edifici. Il palazzo è in mattoni e ha forme articolate che si adattano alla conformazione naturale della collina. La facciata che dà su una piazza della città ha due fronti. Essa è simile a quelle dei palazzi del ‘400: con porte e finestre architravate e bugne piatte in pietra. Nel fronte che guarda verso la valle si trova la cosiddetta Facciata dei torricini : essa prende il nome da due torri cilindriche che sorgono ai lati di un triplice loggiato. Ognuna delle tre logge è caratterizzata da un diverso ordine architettonico e da una diversa decorazione delle volte a cassettoni. Sull’ ultima loggia si affaccia uno degli ambienti più intimi del palazzo: lo Studiolo di Federico da Montefeltro, le cui pareti sono decorate , nella fascia inferiore, da tarsie prospettiche ( raffigurazione ottenuta unendo sottili lamine di legni di diverso colore, seguendo un determinato disegno. Con l’applicazione della prospettiva viene data l’illusione di profondità dello spazio. ) su disegni di Botticelli. I maggiori architetti che guidarono la costruzione del palazzo furono Luciano Laurana , poi Francesco di Giorgio Martini.

c. Ferrara.

Nel ‘400 Ferrara era la sede della corte degli Este , che ospitò grandi artisti come Leon Battista Alberti , Piero della Francesca e Mantegna. Nel 1492 il duca Ercole I (1431-1505) dette il via ai lavori per l’ ampliamento della città e affidò la progettazione e l’esecuzione all’ architetto ferrarese Biagio Rossetti (1447-1516). L’ampliamento prese il nome di “ addizione erculea ” (cioè ampliamento del duca Ercole I) e fu fatto per vari motivi : ● Militari : l’adeguamento delle fortificazioni per resistere ai moderni eserciti ; ● Economici : i terreni del duca vennero resi edificabili e aumentarono il loro valore ;

Demografici : l’ aumento della popolazione urbana richiedeva un numero maggiore di case. Il primo passo fu il rifacimento del sistema viario seguendo il modello romano degli assi ortogonali e lo schema cardo-decumano : via degli Angeli (da Nord a Sud) e via dei Prioni (da Ovest a Est). Rossetti curò in modo particolare l’ incrocio delle strade mettendo in evidenza le cantonate dei palazzi che risultano particolarmente elaborate e ornate. Un esempio di questo tipo di incrocio è quello tra via degli Angeli e via dei Prioni dove sorge il Palazzo dei Diamanti. Questo nome deriva dal fatto che le facciate del palazzo sono rivestite da bugne dalla caratteristica forma a punta di diamante. Il Palazzo dei Diamanti è legato a una leggenda fin dalla sua creazione. Il mistero ruota intorno alla presenza di un diamante vero nascosto tra i blocchi di marmo, incastonato dallo stesso Ercole I d'Este dopo averlo estratto dalla sua corona.