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Il welfare state, punto di vista sociologico e legislativo
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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STATO LIBERISTA (età industriale) interventi per migliorare le condizioni di vita dei ceti bassi (assistenza ai poveri) finanziamento ,fiscale/privato(beneficienza) Realizzazione di uno STATO ASSISTENZIALE fondato sulle assicurazioni e la previdenza sociale. Orientato per il settore delle popolazione medio-basso con una copertura assicurativa Primo sistema di Stato, Regno Unito 1942, attraverso il piano Beveridge, elaborato da un economista britannico, che si proponeva l’adozione di un sistema universale di protezione sociale, l’intervento economico dello Stato a sostegno di chi fosse venuto a trovarsi involontariamente in condizioni di indigenza/anziani/disoccupati. Sosteneva la creazione di un servizio sanitario nazionale che consentisse anche ai poveri di ricevere assistenza gratuita, questi interventi dovevano basarsi sulla certezza e sulla continuità e i primi paesi a farne proprio i principi furono: Nord Europa, Danimarca, Svezia. Stato sociale in italia legge 17 marzo 1898 n 80, creando una tutela per i lavoratori(intervento isolato), con la costituzione italiana furono accolti dal punto di vista normativo i principi propri dello Stato sociale: diritto al lavoro, diritto tutela alla salute(art.4), diritto all’istruzione(art32), tutela del lavoro femminile/minorile(art.37), diritto all’assistenza e alla previdenza sociale(art.38). Stato sociale forma di stato in cui si persegue la finalità di ridurre le discriminazioni sociali, effettuando interventi a favore delle categorie più deboli. Trova fondamento nella costituzione, art.38, i principi contenuti in questo art. trovano fondamento nell’art.2(cittadini titolari di diritti rispettando anche doveri di solidarietà economica/sociale) e nell’art.3(principio di uguaglianza, interventi per i più deboli). Secondo dopo guerra Welfare State: servizi delle prestazioni pubbliche estese a tutta la popolazione, l’aumento delle spese viene mantenuto attraverso una prelievo fiscale di tipo contributivo in base al proprio reddito, assistenza e previdenza considerati parte dei diritti civili. Il welfare state soddisfa bisogni diversificati: 1)sviluppo della persona(es: istruzione, formazione professionale, orientamento lavoro) 2)prestazioni previdenziali/strumenti di compensazione, attivabili in casi particolari: licenziamenti(ammortizzatori sociale: cassa integrazione). 3)servizi tutela ambienti( ricreativi, socio-culturali, informazione civica). Queste prestazioni e accompagnata e gestita da una programmazione pubblica. Esistono diversi tipi di welfare state che sono state adottati dai diversi stati: Francia/Germania Maurizio Ferrara occupazionale copertura dei rischi sociali differenziata per ciascuna categoria di lavoratori. Paesi scandinavi modello universalistico solidarietà sociale, gestita dallo stato poiché il numero di abitanti è limitato (spesa gravosa). Italia/ UK modello combinatore privilegiati i trasferimenti in denaro(es: pensioni, assegni) rispetto ai servizi, ha portato a una tutela per i cittadini garantiti( chi ha un occupazione stabile), rispetto a quelli che si trovano in situazioni più precarie( disuguaglianza che porta a una maggiore flessibilità del lavoro). CRISI DEL WELFARE STATE(anni 70’) investire sul welfare era utile poiché manteneva elevato il livello di soddisfazione sociale, e permetteva ai ceti medi di acquistare merci permettendo allo stato di incrementare imposte(iva). Il loro costo contribuiva pero a un deficit pubblico fino a quando il sistema stesso non crollo, quindi le politiche statali furono obbligati a orientarsi verso una ripresa dei processi produttivi attraverso azioni finalizzare al sostegno della competitività imprenditoriale questo però introduceva dei rischi(es: demotivazioni al lavoro), crisi economica si trasforma in crisi sociale. Diventa necessaria una trasformazione della rete dei servizi introducendo forme di sussidiarietà pubblico/private in grado di mantenere la qualità delle offerte ma alleggerendo le spese allo stato, nasce cosi il terzo settore. TERZO SETTORE istituzioni economiche dipendenti dallo stato o da altre realtà amministrative che svolgono attività no profit. Strutture di diritto privato con finalità rivolte alla realizzazione dei servizi e di opere d’interesse pubblico, secondo Fabio corbisero e antonello scialdone e antonio tursilli solo le organizzazione del privato sociale(OPS volontariato, cooperative sociali, banche etiche) posso essere considerate parte del terzo settore poiché nelle loro strutture è chiara la finalità pubblica.
I loro bilanci devono chiudere in pareggio, senza accumulo di capitali i profitti devono essere reinvestiti all’interno dell’azienda i criteri per classificare un’azienda no profit: natura giuridica privata, certa quota di attività di volontariato, fondata in modo autonomo/autogestito, possedere organi sociali elettivi e cariche sociali espresse su base democratica. Sono rilevanti per la pianificazione di interventi territoriali n campo sanitario, educativo, socio-assistenziale. Per operare le organizzazioni di volontariato, le onlus hanno necessita di fondi per garantire la qualità dei servizi e di questo si occupano le banche etiche e le fondazioni. COOPERAZIONI(anni 80’/90’) sviluppo dopo una serie di fenomeni: crisi stato sociale e la necessità di creare un nuovo welfare attraverso la terziarizzazione del sistema socio-economico, è una risposta a condizioni di necessità e nuovo modello di gestione dei servizi. La cooperazione sociale ha consentito l’ingresso di nuovi soggetti all’interno del terzo settore, produrre un nuovo modello solidaristico in grado di collocarsi sul mercato con modalità diverse da quelle private, basate sul profitto. Le organizzazioni cooperative iniziano ad assumere un ruolo di guida sia politico che amministrativo. Diversi tipi di cooperazione: 1)Cooperative di tipo A: gestione servizi socio-sanitari ed educativi per soddisfare le esigenze delle famiglie che non hanno un supporto parentale (es: baby-club); sul piano socio-sanitario operano a favore di anziani/disabili, sviluppo di strutture per i disabili adulti, adolescenti a rischio devianza. 2)Cooperazioni di tipo B: attività in contesti tipo agricoltura/commercio/industria, finalizzata all’inserimento nel contesto lavorativo di soggetti svantaggiati. Per questa ragione le cooperazione di tipo a e tipo b sono collegate, e lo sono attraverso i consorzi. VOLONTARIATO L’intero privato sociale fa ampio ricorso al volontariato, che costituisce una risorsa fondamentale per i servizi. Nasce dal superamento di una solidarietà fondata sulla tolleranza, ci si inizia a preoccupare dei bisogni altrui, lo spirito di solidarietà è ciò che ci spinge a formare una cooperazione con gli altri al fine di soddisfare una maggiore benessere collettivo. I primi gruppi di volontariato sono nati da bisogni condivisi, coinvolgendo persone che decidono di collaborare per cercare di affrontarli e risolverli(es: gruppi di autoaiuto, alcolisti anonimi). L’elemento fondamentale del volontariato è la responsabilità sociale, ovvero il senso di appartenenza alla comunità, la normativa italiana riconosce il valore sociale come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo e ne propone lo sviluppo, le organizzazioni di volontariato possono assumere la forma giuridica ma devono espressamente prevedere all’atto costitutivo, accordo o statuto. Alla base del terzo settore c’è il pluralismo=partecipazione alla vita pubblica e il contributo al benessere sociale di enti, comunità e associazioni. E c’è la sussidiarietà=partecipazione diretta alla vita pubblica e al contributo del benessere, art118,c.o.4. porta all’interazione tra le attività degli organi pubblici e quelle dei soggetti privati, dando vita a una sinergia operativa volta a contribuire lo sviluppo sociale del paese. Collaborazione tra settore pubblico e settore privato welfare mix, si basa su un’etica di responsabilità condivisa e capace di coinvolgere quante più risorse possibili. Nel terzo settore tutti concorrono alla creazione delle opere che servono per la cura della comunità, la partecipazione delle imprese nel terzo settore è una scelta del tutto morale e personale. Secondo Luhman e Pierpaolo Donati, la diffusione del sistema no profit deve essere in relazione con il fallimento degli interventi statali nella politica dei servizi, anche di quelli improntati a una logica di mercato. Il successo del noprofit è grazie a dei fattori esterni( caduta sociale, crisi welfare) e fattori interni (creazione di risposta in termine di solidarietà diretta, vissute all’interno della comunità) ONG diffondere e sostenere la cultura e le politiche della cooperazione internazionale(lotta alla povertà, crescita equilibrata della produzione, gestione risorse naturali. Moltissime sono le associazioni che lavorano nel mondo del volontariato e operano i 3 grandi aree: servizi alle persone: assistenza anziani, malati in ospedale, ai carcerati, portatori di handicap. Ambiente e cultura: tutela ambiente e dei beni culturali e dell’erogazione socio-culturali. Educazione alla mondialità: progetti di partecipazione e di appoggio alle attività imprenditoriali degli abitanti offrendo risorse umane e materiali fornendo aiuti di emergenza, diffonde l’adozione a distanza. Previdenza sociale interventi che lo stato attua a favore dei lavoratori per proteggerli da eventi dannosi(vecchiaia, malattia, invalidità, disoccupazione involontaria).