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Corso comunicazione pubblicitaria (COMIP)
Tipologia: Dispense
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La brusca irruzione della tecnologia e dei mezzi di comunicazione di massa non ha sancito la morte della scrittura, ma ha cambiato la comunicazione orale e scritta in modo profondo. La scrittura da un lato si è rinvigorita grazie alle nuove forme di comunicazione andando incontro alle metamorfosi più imprevedibili, dall’altro va perdendo la sua identità di momento privilegiato di riflessione silenziosa e raccoglimento individuale. Le lingue del mondo sono numerosissime, ma è chiaro che il linguaggio è universale (comunicazione parlata), infatti ci sono tantissime lingue che sono solo parlate e prive di scrittura. Anche nella capacità individuale di un individuo la parola precede la forma scritta. La lingua è egocentrica F 0 E 0La lingua parte dal nostro IO, individuale e irripetibile. Questo IO apre la comunicazione perché si rivolge ad un TU e che quando il TU risponde, diventa un IO il quale usa il TU con il personaggio che aveva aperto la conversazione e così via attraverso i “turni” della conversazione. Dunque, la comunicazione è egocentrica, ma non è concepibile senza un interlocutore: sono due facce della stessa medaglia: l’IO è l’aspetto egocentrico della lingua e il tu è quello comunicativo, sociale. Essi sono inseparabili. La forma più antica di comunicazione è quella faccia a faccia: due o pi persone prendono la parola a turno. La comunicazione quindi consiste di tanti elementi: parole, espressione del viso, distanza tra coloro che parlano e la posizione e gli atteggiamenti del corpo, i gesti. Il linguaggio del corpo, infatti rivela anche informazioni importanti sui rapporti tra coloro che parlano: confidenza, seduzione, sospetto… La comunicazione faccia a faccia si completa con i gesti e gli atteggiamenti fisici. La parola, inoltre consente di controllare se la comunicazione avviene senza intoppi o se ci sono incertezze e rischi di incomprensione: “non capisco che stai dicendo”. Scrivere e parlare sono attività diverse: ci sono testi che sono scritti per essere letti ad alta voce e discorsi orali che sono destinati a diventare testi scritti. Riportare un discorso orale in scritto è un operazione delicata.
Probabilmente un discorso parlato che è stato ascoltato con approvazione, messo su carta, il testo suscita un’impressione piuttosto disastrosa, poiché il parlato è pieno di parole vuote o lasciate in sospeso per guadagnare tempo e pensare a cosa dire successivamente. Quest’ultime anche se accettate nella lingua parlata, nella scritta sono inaccettabili. Nello scritto è possibile tornare indietro cancellando le parole che non ritiene idonee, mentre invece nella lingua parlata si seguono due progetti di discorso differenti: il primo resta interrotto perché il parlante l’abbandona per un progetto di discorso diverso (cambia costruzione). La lingua parlata abbonda di parole vuote di significato che servono per guadagnare tempo o come intercalare o hanno funzioni più complesse (così, appunto, volevo dire, come dire, se vogliamo…). Nella lingua scritta esse hanno un significato ben preciso, mentre nel parlato si usano come riempitivi. Inoltre, è sconsigliato usare pause troppo lunghe durante un discorso orale. Sia parlando che scrivendo si può raggiungere lo stesso scopo comunicativo, ma le manovre sono diverse. Nel parlare si producono suoni che a loro volta compongono parole e si combinano dando luogo a un discorso. La scrittura rappresenta i suoni della lingua parlata attraverso le lettere dell’alfabeto. Quest’ultima, ha una durata, mentre invece il parlare è istantaneo e non consente il recupero delle informazioni diversamente dalla scrittura. Si scrive in assenza del destinatario e quest’ultimo legge in assenza dello scrivente. Scrivere non è interattivo. Il messaggio scritto si affida solo alla parola e dunque deve descrivere con la parola scritta anche ciò che parlando si comunica con i gesti e l’espressione del viso. La scrittura è più astratta della lingua parlata. Chi legge ha più tempo di chi ascolta e più tempo per riflettere, infatti egli può tornare indietro e rileggere. Inoltre chi scrive non può controllare le reazioni di chi legge e non può quindi correggere la sua strategia comunicativa, diversamente da quanto avviene nel parlato. La lingua parlata si ricollega strettamente alla realtà (io, questo, quello, qui, li, ora). Più in
generale però, la lingua è interna alla realtà e la sa descrivere adottando se necessario anche una prospettiva esterna. La lingua può riferire eventi del passato, o azioni immaginate o inventate o desiderate o sperate o comunque attribuite al futuro. Quindi, una delle funzioni del linguaggio è sostituire l’esperienza. (descrizioni che sono necessarie durante una conversazione faccia a faccia). Le funzioni della scrittura sono diverse da quelle della lingua parlata: essa vuole essere una trasmissione di informazioni e motivo di cambiamento di una situazione concreta. I maestri della retorica sostengono che nello scrivere si riversa la volontà del mittente, il quale tende a fare in modo che il destinatario si convinca della posizione sostenuta da chi scrive. La conversazione procede con il contributo di coloro che vi partecipano, mentre chi scrive tocca di percorrere da solo la traiettoria del discorso, dall’inizio alla fine. Inoltre la lingua scritta presenta elementi che la parlata non ha: punteggiatura, lettere e quindi la distinzione tra maiuscole e minuscole.
Durante la nostra giornata siamo bersagliati da messaggi scritti, i quali ci fanno riflettere anche solo per pochi secondi o ci informano di qualcosa. Tutto ciò lo facciamo in automatico, poiché siamo completamente alfabetizzati. In altrettante occasioni, siamo noi a doverci esprimere per iscritto e per far ciò non bastano le conoscenze grammaticali e ortografici , ma si richiede il dominio di messaggio più estesi dotati di coerenza e coesione interna, caratterizzati dall’intenzione di comunicare qualcosa in maniera adeguata al contesto in cui vengono prodotti e recepiti: solo i messaggi con queste caratteristiche possono essere definiti testi. (Coerenza: sul piano logico; Coesione: sul piano sintattico). Esistono molti tipi di testo e saperli distinguere è importante per saper costruire testi pertinenti e adeguati. Questi tipi di testo sono: narrativo, descrittivo, informativo, argomentativo, regolativo. Ciascun tipo ha le proprie prerogative. La situazione più ricorrente è quella in cui si scrive per ricordare: annotiamo numeri di telefono e indirizzi in una rubrica, cartacea o elettronica. Ciò che conta in questo tipo di scrittura è il suo effetto ordinatore e organizzativo. Quando una lista di impegni è destinata a terze persone, la sua razionalizzazione da parte di chi scrive diviene indispensabile: alla segretaria, al fattorino, all’idraulico bisogna affidare uno specchietto chiaro e ben ordinato delle incombenze da svolgere, quindi da una lista si passerà ad un testo dotato di coerenza e coesione. La lista F 0 E 0Interi testi possono essere organizzati in forma di lista. Le liste possono essere disposte orizzontalmente o verticalmente, ma quest’ultimo tipo di lista è visivamente più efficace, perché isola nello spazio i singoli elementi dell’elenco, assecondando con la disposizione grafica la schematicità concettuale dell’esposizione. Il contrassegno numerico progressivo permette di identificare una specifica voce della lista e di ritornarvi nel prosieguo del testo. I testi regolativi F 0 E 0Sono definiti regolativi i testi che contengono norme, prescrizioni, istruzioni, regole di comportamento o d’uso (ES: Istruzioni per far funzionare un elettro domestico..) Dato che si tratta di messaggi fortemente orientati sul destinatario, che lo spingono a comportarsi in un certo modo, la loro caratteristica più appariscente è il tono imperativo, che a livello testuale si realizza concretamente con l’uso di forme verbali come l’infinito(assumere, non superare, tenere fuori..), l’imperativo vero e proprio (formulazione diretta e vincolante può essere alla seconda persona singolare o plurale. Es: fate sbollentare, mangia la minestra) , il presente indicativo in costruzioni impersonali (realizza il testo attraverso un effetto di scientificità. Es: si cambia l’acqua, si prepara), il congiuntivo esortativo (intensità attenuata. Es: si provveda, si prepari, si faccia). Un caso particolare è costituito dall’uso dell’indicativo futuro, in quanto esso compare solo in associazione con l’imperativo, per esempio: Impasta la farina con il burro: avrai cura che non si formino grumi. Più frequenti in testi di carattere ufficiale è l’uso dell’indicativo futuro associato all’indicativo presente, anche in formule regolative impersonali (il candidato dovrà indicare il proprio cognome e nome non dopo…ecc).
La narrazione non è sempre lineare e semplice, ma può essere anche complicata ed intrecciata (intreccio). Chi narra può scegliere uno o più punti di vista, raccontare dall’alto, conoscendo tutti i personaggi o gli avvenimenti (il narratore onnisciente) o mettendosi alla loro altezza, diventando un narratore-personaggio delle situazioni e degli eventi che racconta. Il personaggio resta comunque l’elemento fondamentale di ogni storia.
Prima di cominciare a leggere, il lettore si orienta guardando le informazioni di contorno al testo, quelle che permettono di capire l’organizzazione e gli argomenti del libro in modo più analitico di quanto non si riesca a ricavare dal titolo, necessariamente breve. La lettura di un libro può essere sequenziale (cominciare con la prima pagina e finire con l’ultima, progressivamente) per un libro narrativo, o non sequenziale (cercheremo solo il particolare che ci interessa) come quello di un vocabolario o un’enciclopedia. Un testo o un libro (breve/lungo) si dividono in paragrafi e capitoli. I titoli, ma anche a volte i paragrafi, hanno un titolo che funge da indicatore di argomenti trattati nel corso dell’esposizione. Si è soliti ad indicare i paragrafi o i capitoli con un numero romano o arabo. I capitoli sono blocchi di testo all’interno del libro, e i paragrafi blocchi di testo all’interno dei capitoli; entrambi servono a classificare e ripartire la materia per blocchi ampi. Fare un punto e andare a capo è un segnale significativo: vuol dire che, dentro la trattazione unitaria di un paragrafo, l’argomento compie una svolta, che l’informazione progredisce per affrontare un argomento nuovo. Non tutto ciò che è scritto ha lo stesso peso, perciò i diversi contenuti saranno segnalati in diverso modo per indicarne la gerarchia: F 0 E 0Uso di caratteri tipografici diversi, per mettere in rilievo certe parole: a questo scopo si usano il grassetto e il corsivo o il maiuscoletto. F 0 E 0In caratteri più piccoli si scrive una notizia accessoria o particolare F 0 E 0Le note sono stampate in un corpo tipografico più piccolo di quello usato per il testo, a piè di pagina o in fondo al capitolo o al libro. Nelle note si espongono punti molto particolari, discussioni con altri autori che si sono occupati della materia trattata, argomenti che hanno a che fare per qualche motivo con quanto si dice nel testo, anche se sono estranei al suo centro di gravità all’argomentazione principale.
La possibilità di esprimere rapporti e sfumature all’interno di un’esposizione sono affidate alle parole di cui si è detto, in funzione di legamento o connettivo o connettore. Le loro funzioni sono principalmente:
-Riformulare: cioè, vale a dire, in altre parole
In altre parole chi argomenta deve aver presente il suo interlocutore perché l’influenza dei suoi ragionamenti sarà tanto più efficace quanto più terrò conto anche degli aspetti psicologici del destinatario. Saper argomentare è un segno di maturità intellettuale e civile, perché significa sapersi esporre anche alla critica e saper pensare alla critica come a qualcosa di costruttivo e non di punitivo. Nei testi argomentativi chi scrive palesa la sua voce con espressioni che ne rivelano la presenza, per esempio: credo di poter sostenere, a mio parere, ritengo giusto ecc.. Ma è anche necessario richiamare l’attenzione del destinatario e coinvolgerlo: certamente vi sarete trovati nella situazione di, forse vi domanderete perché, potreste controbattermi che, vorreste intervenire per.. Nei testi argomentativi prevalgono i connettivi o legamenti o connettori. Il registro linguistico dei testi argomentativi è quello accademico, ovvero un buon italiano senza svarioni o tratti marcati di italiano colloquiale.
Il testo argomentativo medio F 0 E 0Dal testo breve passiamo ora a un testo di lunghezza media, nel quale la discussione dell’argomento e della tesi si sviluppi in modo più dettagliato. Le tre sottounità diventa tre unità. Si approfondisce il tutto grazie all’uso di esempi e brevi racconti o aneddoti, che sorreggono l’unità stessa e le danno concretezza. Le unità testuali sono strutturate secondo una gerarchia dalla meno alla più importante.
Per testo si intende un’unità di comunicazione che trasmetta un messaggio. Le condizioni minime affinché un testo sia tale sono le funzioni di coerenza e coesione.
Documentazione F 0 E 0intendiamo quell’insieme di notizie, le più varie, di cui si possa aver bisogno nella redazione di un testo professionale. Le fonti della documentazione cioè quelle opere che consentono di risalire all’informazione su un problema.
Una caratteristica già notata consiste nell’alternanza di generale e particolare. Un testo normalmente offre un’informazione più ampia la prima volta che affronta un argomento. La citazione di un autore può rafforzare la tesi argomentata dal testo.
Durante un concorso, una buona padronanza della lingua italiana e delle principali tecniche compositive e di riformulazione può rappresentare un’ancora di salvezza. Sarà invece più difficile
per chi ha abbandonato questa pratica e i temi scolastici sono solo un ricordo sbiadito. Le risposte stilate in modo formalmente corretto, senza errori di ortografia e sintassi hanno un rilievo tutt’altro che secondario. Una volta stabiliti i tempi di consegna, è necessario cercare di organizzare subito il nostro tavolo di lavoro: da una parte il foglio per la stesura definitiva, davanti a noi invece il foglio, o il gruppo di fogli, per l’analisi del titolo, gli appunti, la scaletta o schema, alcuni passaggi già compiuti di discorso con relativi nessi logici, insomma per tutte le operazioni che giudichiamo indispensabili per scrivere. In una prova scritta di cultura generale, tendente ad accertare la conoscenza della lingua italiana si mette in primo piano l’aspetto linguistico. In questo tipo di temi un buon sistema è isolare le parole chiave della consegna, ma è anche necessario attivare le nostre conoscenze per portare alla luce ciò che sappiamo. Il tema finito è il risultato di un lavoro partito da appunti prima disordinati e in seguito organizzati. Seguendo la traccia delle parole chiave, pure senza avere specifiche cognizioni sull’argomento, abbiamo costruito un’impalcatura abbastanza completa per poter essere trasferita nella stesura definitiva. Nella stesura andranno esplicitati alcuni nessi logici, alcuni collegamenti, dovremo far filare il discorso di seguito, in modo scorrevole e piano. Alla revisione va riservato un tempo adeguato, non meno di 45/60 minuti. Una prima rilettura dall’inizio alla fine di seguito ci permetterà di controllare la tenuta argomentativa. Qualche lieve miglioramento, come l’aggiunta di qualche legamento, di un “infatti”, di un “cioè” al posto giusto può servire a rendere più esplicito un passaggio, senza per questo rovinare l’effetto di ordine dell’insieme. Un secondo livello di rilettura è quella della revisione accurata dell’elaborato dall’inizio alla fine, ma con soste dopo ogni periodo, per il controllo della sintassi. Con questo sistema possiamo controllare se ci sono concordanze verbali zoppicanti, cambi di soggetti, ripetizioni inutili, frasi mozzafiato ecc.. Gli autori di questo libro consigliano agli studenti di livello avanzato e a tutti coloro che si accingano a sostenere la prova, di fare solo la bella copia, per evitare una perdita di tempo cospicua. Di conseguenza sarà ancora più importante soffermarsi al meglio sulla scaletta, riflettervi, strutturarla, correggerla o modificarla e fare la cosiddetta revisione contemporaneamente alla stesura.
Il linguaggio figurato ha un valore espressivo, serve cioè ad esprimere nella maniera più viva, diretta ed efficace pensieri ed emozioni. Per quanto riguarda le metafore spesso non sono isolate, ma ne producono altre, in uno sviluppo a catena, di cui ogni figura costituisce un anello. Gli anelli della catena metaforica possono essere immediatamente collegati, o possono trovarsi separati da altri elementi del discorso, che occuperanno uno spazio più o meno esteso. In tal caso si avrò una metafora continua, il cui riconoscimento è affidato alla memoria del lettore. Nell’uso quotidiano adoperiamo, senza rendercene conto, una quantità di figure: se entriamo in panetteria e chiediamo una ciabatta o una mattonella, il fornaio non ci tirerà dietro un corpo contundente. Simili figure hanno acquistato nella lingua comune il valore di termini letterali per rispondere alla necessità di denominare oggetti o forme altrimenti non classificabili. Il criterio, è quello di estendere per analogia le denominazioni delle parti del corpo a oggetti o elementi della realtà che non sarebbe facile analizzare in modo autonomo.
1.Mia sorella ha portato a casa un gatto F 0 E 0mi limito a comunicare in modo impersonale un piccolo evento di vita famigliare.
La definizione di prosa funzionale intende caratterizzare una prosa lineare, chiara, fortemente comunicativa. La scrittura funzionale riguarda una vasta gamma di scritti di ovvia rilevanza individuale e collettiva come: relazioni e atti amministrativi, programmi, regolamenti e corrispondenza di un’organizzazione, testi e libri di informazione, manuali tecnici, tesi e tesine. Alla scrittura funzionale appartengono, oltre alle tesi, altri testi più argomentativi, dotati di carattere dimostrativo e miranti a persuadere sulla base di argomenti che dovranno essere provati sul piano logico e fattuale: la lettera di richiesta, il saggio o trattato, l’opera di divulgazione scientifica.. Si tratta di tutti quei testi di carattere non inventivo che hanno come scopo principale la trasmissione dell’informazione, e come tali devono avere spiccate caratteristiche di chiarezza, accuratezza, e facilità di consultazione. In definitiva, la scrittura funzionale deve essere efficace e priva di componenti emotive. Senza sdrammatizzarne gli effetti, è comunque corretto affermare che il linguaggio pubblicitario, per la sua straordinaria diffusione e per il suo potere comunicativo, condiziona ampiamente il linguaggio comune. I modi figurati possono dunque rientrare nel discorso tecnico, ma senza abusi. Un discorso neutro dovrà essere lo stile di una relazione seminariale o di una tesi di laure, in cui saranno sconsigliabili metafore che si avvitano su sé stesse (espressione figurata ammissibile in ambito argomentativo), o esibizionismi espressivi. Non sono poche le espressioni figurate adoperabili in una prosa argomentativa, e appartengono a due filoni ben individuabili: -Modi e locuzioni della tradizione retorica o dialettica (In primo luogo ecc…) -Modi e locuzioni entrati nella lingua comune e non più percepiti come tali (a mio parere, da un lato ecc..) Per raggiungere lo scopo primario del discorso argomentativo, cioè dimostrare con prove credibili un fatto o un’idea, occorrerà più che mai vigilare sulle proprie scelte espressive. A prescindere dal profilo curriculare del corso di laurea, sembra possibile ipotizzare tre tipologie di massima:
La prosa professionale impone come caratteristiche di base espressione chiara, redazione precisa e composizione condotta con metodo. La differenza sostanziale fra i due tipi di testo consiste nel punto di vista, per cui il rapporto si limiterà a render conto a riferire appunto su certi fatti o dati, mentre la relazione ne darà anche un’interpretazione, una valutazione critica. In questo tipo di testo, la frase fatta può essere garanzia di chiarezza e di successo comunicativo,laddove un modo di dire diverso può dar luogo a delle ambiguità. Il linguaggio piano e la costruzione sintattica diretta caratterizzano questo modello di scrittura professionale.
Oggi le metafore tecniche e scientifiche sono entrate nella lingua comune, sostituendo le metafore arcaiche della vita contadina come “cercare l’ago nel pagliaio” comprese quelle di origine evangelica che comunque non hanno perso la loro produttività, soprattutto nel linguaggio politico e in quello giornalistico che lo commenta. A ognuno di noi sarà capitato di sentire espressioni pronunciate da parlanti anziani, del tutto incomprensibili per noi. Tutto dipende da quanto è viva la consapevolezza della metafora nella comunità linguistica. Sul piano strettamente operativo tutte le metafore e locuzioni entrate a far parte della lingua comune possono adoperasi nella scrittura professionale, la cui misura espressiva dovrà essere come si è già detto più volte, uno stile disinvolto ma non brillante, tenue ma non banale.
Anglomania F 0 E 0Molto frequente è l’uso di parole ed espressioni inglesi, sentite come prestigiose, in ambienti come quelli aziendali. Certi ambienti sono particolarmente esposti all’inglese con uno sfoggio che qualche volta sfiora il ridicolo. Bar, autobus, computer sono parole inglesi che fanno parte del vocabolario italiano. Come si sa, le parole inglesi al plurale prendono la –S ma si badi a non applicare la regola alle parole inglesi utilizzate in un testo italiano: gli sport e non gli sports; i computer e non i computers. La buona lingua non è riservata agli specialisti: è un bene di tutti coloro che fanno parte di una comunità linguistica. Perciò è interesse di tutti gli italiani un italiano efficace, comunicativo.
Appunti F 0 E 0gli appunti trascrivono dunque in forma concisa un testo scritto: un’esposizione a voce (dall’orale allo scritto) oppure dallo scritto allo scritto (riassumere un testo originale). Gli appunti sono un’attività strettamente connessa al riassumere e dunque alla capacità di sintetizzare le parti essenziali di un’esposizione. Lo scopo degli appunti non è riprodurre il discorso parola per parola, ma nei suoi punti salienti. Abbreviazioni, frecce, simboli, colori ecc.. consentono di abbreviare i tempi dello scrivere ed essere più veloci. La stenografia è una tecnica che deve essere appresa : l’abilità di prendere appunti si forma spontaneamente, omettendo articoli e preposizione, modificando i tempi verbali e l’uso degli ausiliari essere e avere, oppure impiegando segni matematici, abbreviazioni, che possono essere facilmente sciolti o reintegrati nel testo. Ogni testo, anzi, ogni atto comunicativo deve tener conto del pubblico al quale si rivolge. I criteri di lavoro la racolta dei dati e la loro interpretazione in rapporto a quelle presenti in bibliografia conducono ai risultati della tesina. Schematizzando, essa consisterà nelle parti che seguono:
Tesi compilativa F 0 E 0 Non si propone di acquisire materiale nuovo o di proporre l’interpretazione di un testo, ma di rendere conto della discussione su un problema. Lo scopo della tesina è una presentazione ragionata dei punti di vista su un problema, quali sono presentati dalla bibliografia stessa.
alla comunicazione scientifica: a mio giudizio, a mio avviso, ad avviso di chi scrive o secondo l’opinione di chi scrive.
Le note F 0 E 0 Possono essere di tre tipi:
La revisione F 0 E 0 Per revisioni si intendono due operazioni diverse:
Al testo della tesi si uniscono delle parti che chiameremo accessorie. Alcune sono, però indispensabili, sicché l’impianto generale invariabile della tesi sarà questo:
Quando si scrive, capita a tutti di essere colti da incertezze riguardo alla corretta grafia. Ciò dimostra che la nostra coscienza linguistica è sveglia e reattiva. La soluzione è quella di consultare un dizionario. Quando una parola termina per vocale non accentata, e la successiva inizia a sua volta con vocale, è possibile che la prima delle due vocali scompaia del nella pronuncia, cioè subisca un’elisione. In quell’istante l’uomo sentì tutto l’orrore dell’invidia F 0 E 0In quello instante lo uomo sentì tutto lo orrore della invidia. Ci sono delle parole che di preferenza si elidono, e altre per le quali si può decidere di volta in volta.
Non si deve mai mettere l’accento su un, nemmeno quando viene seguito da una parola che inizia per vocale. Un non è l’elisione di uno, ma è il suo troncamento. Si parla troncamento quando cade la vocale finale di una parola senza che sia compromessa la pronunciabilità della parola stessa: ciò può avvenire solo a condizione che l’ultima consonante sia l, m, n, r (castel Granito, Amor odiato). La parola tronca può essere seguita indifferentemente da una vocale o una consonante.
L’accento F 0 E 0 L’uso corrente è di segnare l’accento grafico solo sulle parole tronche, come civiltà, caffè, giovedì, cantò, ragù. Oltre a questo uso può servire come elemento di distinzione tra parole che hanno lo stesso suono. Es. tè ed te; sé (pronome riflessivo) e se (congiunzione); sì (avverbio) si (pronome); Di solito la parola di uso più comune viene scritta senza accento. Sulla e possono segnare due tipi di accento: grave (è) a indicare che la vocale ha un suono aperto), oppure (é) acuto per segnare un suono chiuso. In italiano la distinzione tra pésca e pèsca è affidata oltre che alla diversa pronuncia, ma più che altro al contesto che chiarirà se si tratta del frutto del pesco o di pesci.
Morfologia F 0 E 0 Il passivo: il modo più semplice e diretto per costruire una frase consiste nell’assumere come soggetto la persona o la cosa che compie l’azione (SVO). Questo modello di
frase può essere ribaltato : la costruzione attiva diventa dunque passiva , il complemento oggetto diventa l’oggetto, mentre quello che prima era un soggetto , diventa complemento d’agente. Vantaggi della costruzione passiva: tiene in ombra dei soggetti anonimi o ininfluenti ai fini della cronaca. Il passivo risulta ancora più funzionale negli articoli di cronaca nera. Il ricordo alla forma passiva è d’aiuto quando in un testo si vuole evitare di cambiare il soggetto troppe volte. Si può usarla anche per attenuare la carica aggressiva di una frase.
Il congiuntivo: è il modo verbale che esprime la possibilità, l’opinione, il dubbio, la speranza, il timore. Il congiuntivo si uso soprattutto nelle frasi subordinate. Il alcune è obbligatorio e precisamente:
L’uso di ne: può avere anche funzion di pronome, in questo caso sostituisce le locuzioni di lui, di lei, di ciò, di loro, da lui, da lei ecc… La particella ne diventa enclitica cioè si attacca alla fine di un’altra parola. I problemi posti da ne a chi parla o scrive riguardano essenzialmente la possibilità di farne un uso pleonastico (ossia non necessario, ridondante) e il grado di accettabilità nelle frasi risultanti.
Sigle o acronimi: Quando si costruisce una sigla nuova, curare per quanto si può che il suo significato sia comprensibile, che non assomiglia ad altre e quindi essere poi confuso, che risulti facile da pronuncia e infine, se ce n’è la possibilità, che evochi qualcosa di positivo. Sono scomparsi quasi del tutto anche i puntini di separazione che dividono le singole iniziali di cui l’acronimo è composto, sentiti ormai come un elemento privo di significato oltreché un’inutile perdita di tempo per chi scrive.
Nuove frontiere per maschile e femminile: quando si vuole indicare una categoria indipendentemente dal sesso dei suoi singoli componenti, si usa il maschile plurale. Il maschile può essere usato in senso comprensivo di entrambi i sessi anche al singolare. Ci sono in italiano alcune/poche parole che, pur appartenendo a un genere grammaticale, designano individui del sesso opposto: il caso del maschile soprano che indica una cantante donna.
Il testo giuridico deve essere essenziale, facilmente comprensibile. L’italiano vicino allo stampo burocratico di solito è poco chiaro. Esempio: I testi amministrativi che traducono in norme di comportamento i principi giuridici, sono a contatto tanti cittadini, non necessariamente giuristi. Il rigore amministrativo non è garantito dalla parola rara, dall’espressione oscura: chi le usa o vuole intimidire il cittadino, comunicandogli con la terminologia difficile il potere dell’autorità, o non si sa esprimere in modo diretto e comunicativo. Il linguaggio burocratico è ampiamente accolto anche fuori dalla burocrazia in senso stretto: trova buona ospitalità nei giornali, e agisce, come modello di stile alto e prestigioso in molti testi,
Ci sono due modi di rivolgersi alla persona a cui si parla o si scrive: uno confidenziale, uno di cortesia. Cioè il dare del tu o il dare del lei. Proprio l’evoluzione del costume e la mobilità dell’uso linguistico incoraggiano a sapersi muovere con prontezza in situazioni comunicative differenti, a saper parlare con disinvoltura sia ad un avvocato, sia ad un amico. Il dare del lei resta comunque obbligatorio in certe circostanze: con una persona con cui manchi un rapporto di confidenza o ci sia differenza di ruolo (datore di lavoro-dipendente, professore- studente). Nella forma scritta ancora più cortese di “lei”, è “Lei” con la maiuscola. Il destinatario: Cominciamo con l’indirizzo, avvertendo che esso deve essere scritto due volte: sulla busta, naturalmente, ma anche sul foglio della lettera, in alto a sinistra. Quindi è molto utile che tutte le informazioni scritte sul davanti e sul retro della busta siano presenti anche sul foglio della lettera, senza costringere il destinatario a recuperare dalla busta le notizie che, per il motivo detto ora, potrebbe non trovare. Gli elementi dell’indirizzo sono da disporre su tre righe e sono: nome e cognome del destinatario, via o piazza, nome e numero civico, codice di avviamento postale e città; al nome della città si aggiunge la sigla automobilistica della provincia, senza virgola e senza parentesi. Quando non è nota una persona particolare, allora è meglio rivolgersi al direttore di un ufficio. Se la prima riga è troppo lunga, la si divide in due avendo cura di scrivere la seconda con una rientranza a destra. Davanti al nome e al cognome può andare un aggettivo di cortesia “signore”, “signora” “distinto”. Ad alcune categorie si riserva un titolo specifico: ai professori universitari quello di Chiarissimo, mentre il rettore di un’università è addirittura Magnifico. Il destinatario, formule di inizio: L’indirizzo del destinatario, si collega alla formula di inizio della lettera. In quelle confidenziali, dove non è necessario riportare l’indirizzo sul foglio, si comincia con la classica formula “Caro Mario”. Se si usa del lei, la formula di avvio sarà diversa. L’adattamento e di tre tipo:
La scrittura scolastica e scrittura professionale differiscono per alcuni aspetti quali: nella scrittura scolastica, e specialmente nella tesi di laurea, l’analisi dettagliata conduce a una conclusione, che è il risultato della ricerca: la conclusione si può dimostrare solo alla fine dell’esposizione, anche se l’oggetto e gli obiettivi devono essere chiariti fin dall’inizio. Un motivo per cui la comunicazione spesso è difficoltosa è che molti autori non riescono a stabilire il confine tra conoscenze di dominio pubblico e conoscenze specializzate. La lettera fornisce spesso un’informazione allo scopo di ottenere un’azione; e perché lo scopo sia raggiunto è indispensabile che il destinatario sia messo in grado di capire il problema e la soluzione proposta. Per prendere il primo contatto con una persona o un ente, la lettera può essere preferibile e sarà seguita poi da contatti più diretti, telefonici o faccia a faccia. Con una società assicuratrice o un
ufficio, la scrittura è indispensabil: una lettera è conservata e ordinata in un archivio. Attirare l’attenzione del lettore, suscitarne l’interesse, eccitare il suo desiderio, convincerlo all’aione proposta da chi scrive, cioè l’acquisto di un prodotto: sono queste quattro fasi lo scopo di una lettera commerciale che presenta l’ultimo modello e le prestazioni di un prodotto. Una lettera cartacea o elettronica, deve essere comunicativa, cioè chi la scrive deve preoccuparsi non solo del proprio io, ma anche soprattutto del tu del lettore e adattare ciò che scrive in funzione di chi legge. Informazione e persuasione dovrebbero convergere, allo scopo di ottenere una comunicazione efficace:
Il testo della lettera di assunzione si può dividere in due parti:
Quando si inviano lettera e CV allora le due parti professionale e personale che si susseguono nella lettera si distribuiscono la prima nel CV la seconda nella lettera che prenderà la forma di lettera di accompagnamento, con allegato il CV. Si invia il proprio CV per ottenere un lavoro, a tempio pieno o definito, o anche una borsa di studio, o per segnalare le proprie competenze presso chi si pensa sia interessato a quel tipo di competenze. Perciò il CV deve essere: dettagliato e completo sugli studi compiuti e le eventuali attività lavorative, breve, chiaro, pertinente. Il Curriculum Vitae seleziona, dal complesso della vita personale, cioè che è importante dal punto di vista professionale, in rapporto a un dato destinatario. Ideare e stendere il cv significa
all’intelaiatura del testo: