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il documento presenta una breve presentazione dell'artista (vita, studi e altro), successivamente ci sono i dipinti / sculture descritte in modo dettagliato. Il tutto è stato integrato attraverso: appunti lezione + libro + internet
Tipologia: Appunti
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Nato a Parigi il 30 Agosto 1748, David compì i suoi primi studi nella capitale francese dove frequentò l’Académie des Beaux - Arts. Soggiorno in Italia dal 1775 al 1805 ed ebbe modo di studiare la scultura e la pittura romana, in particolare Raffaello. Rientrato in Francia, ebbe numerosi incarichi di lavoro e partecipò attivamente alla rivoluzione francese 1789, fu deputato e poi presidente della convinzione nazionale, appoggiò Robespierre e, alla morte di questi, fu incarcerato dall’agosto al dicembre 1794. Dopo la caduta di Napoleone e la restaurazione della legittimità pre rivoluzionaria, nel 1816 l’artista fu costretto all’esilio a Bruxelles, in Belgio, dove si spense il 19 dicembre 1825. IL DISEGNO I disegni di David sono realizzati con tecniche grafiche elaborate o per mezzo di colori seducenti. Essi si presentano molto austeri e quasi poveri di mezzi → solitamente si tratta di opere nelle quali si nota l’uso per lo più esclusivo della matita a mina di piombo. Una forte componente dinamica caratterizza il disegno a penna, acquerellato in modo da rilasciare trasparire il colore grigio verde della carta. L’esercizio del disegno fu sempre presente, soprattutto riguardo le accademie di nudo (studi di nudi maschili e femminili per esercitarsi nella realizzazione del corpo).
Risalente al 1784 e conservato al Louvre, fu realizzato su commissione del re di Francia e poi esposto al Salon (grande esposizione d’arte che consentiva ai nuovi artisti di entrare nel mercato e vendere le proprie opere). Il soggetto si rifà ad un evento della Roma monarchica dove i tre fratelli Orazi affrontano i tre fratelli Curiazi, albani, per risolvere una contesa tra le due città. I Curiazi morirono e solo uno degli Orazi sopravvive, decretando la vittoria di Roma. Il soggetto rappresenta quindi le virtù civiche e l’amore per la patria: David cerca quindi di spingere i suoi cittadini all’azione per amore della rivoluzione. La scena è ambientata nell’atrio di una casa romana, inondata dalla luce solare con tre archi a tutto sesto sorretti da colonne doriche a fusto liscio, che dividono i tre gruppi di persone: a sinistra i fratelli che sprigionano una grande forza morale, protendono le braccia dritte verso il padre, al centro, che ha appena pronunciato il giuramento (infatti ha la bocca socchiusa) con il mantello rosso che richiama l'attenzione dell’osservatore. Su di lui. Sulla destra, le donne di casa, caratterizzate da una luce morbida e diffusa, abbandonate al dolore e alla disperazione: la madre degli Orazi a sinistra che avvolge i due figli più piccoli con un velo nero, (presagio di lutto), vicino Sabrina (moglie del fratello maggiore) triste con le mani portate in grembo e affianco a lei la cognata Camilla (promessa sposa di uno dei Curiazi e sorella di un Orazi) che poggia tristemente la testa sulla sua spalla. Seguendo il gusto neoclassico, David non mostra il momento dell’azione, ma sceglie di rappresentare quello che lo precede, ovvero il giuramento, e “congela” nei gesti tutti i personaggi che in tal modo illustrano l’amor di patria.
il 13 Luglio 1793 il medico rivoluzionario Jean - Paul Marat (nato in svizzera da padre sardo, direttore del giornale “L’ami du peuple”, deputato della convenzione, presidente del club dei giacobini tra i responsabili della caduta dei girondini) venne assassinato nel suo bagno dalla nobile Marie - Anne - Charlotte de Corday d’Armont, fervente seguace delle idee girondine. David fu incaricato dalla Convenzione di dipingere un quadro che rendesse onore al martire. Nel dipinto non compaiono tutti gli elementi che nella realtà caratterizzano il luogo del delitto e che avrebbe fatto apparire la morte di Marat simile alla morte di una persona qualunque. La tappezzeria in carta da parati viene sostituita da un fondo scuro e quasi monocromo. Una cartina della Francia e delle pistole appese alla parete non vengono riprodotte, mentre il cesto che fungeva da tavolino venne sostituito da una cassetta di legno chiaro che viene trasformata da David in una sorta di lapide. La sobrietà e l’essenzialità dell’arredo quasi monastico, stanno a testimoniare la virtuosa povertà di Marat, ucciso a tradimento proprio per le sue virtù, le stesse alle quali l’assassina aveva fatto appello per essere ricevuta. Infatti Marat tiene ancora in mano, un biglietto l’inizio di una supplica. Il calamaio e la penna d’oca sulla cassetta, la penna ancora stretta nella mano destra e il coltello insanguinato lasciato a terra (simboleggiano da una parte strumenti della passione). David costruisce l’immagine del defunto Marat come se si trattasse di una pietà o di una deposizione di cristo. La ferita aperta sul costato gronda ancora sangue, la testa è riversa sulla spalla destra, il braccio destro è abbandonato lungo la sponda della vasca, il lenzuolo macchiato di rosso pare quasi un sudario. Al calore del l'accorata partecipazione emotiva dell’artista fanno parte da contrappeso il gelo della morte, i colori freddi e l’essenzialità. Il parallelo con la morte di Cristo è un modo per collocare Marat al di sopra degli altri uomini, rimarcando la virtù e proponendolo come esempio da imitare → La stessa geometria e la stessa prospettiva tendono a sottolineare alcuni dati essenziali del dipinto e a richiamare l’attenzione dell’osservazione su determinati particolari. Il punto di fuga coincide con il bordo superiore della tela, consentendo una buona visione dall'alto verso il basso; la testa di Marat segue la direzione dell’asse orizzontale del dipinto, così come la mano che stringe la penna e il calamaio è raffigurato lungo una diagonale. E’ importante notare come nel rappresentare la morte di Marat la scelta di David cada su un momento successivo all’omicidio. In tal modo l’evento violento non è mostrato e il volto dell’assassina viene condannato all’oblio. Marat che, nell’abbandono del corpo e nell'isolamento in un luogo non riconoscibile, indistinto e senza tempo, rappresenta già un monumento e un monito ai concittadini e alle generazioni a venire.
realizzato tra il 1794 e il 1799 e conservato al Louvre, viene raffigurata la leggenda secondo cui i Sabini, guidati da Tazio, tentano di riprendersi le loro donne rapite dai romani (guidati da Romolo) per popolare Roma. I due condottieri decidono di ricorrere al duello ma nel mentre arrivano le donne che, abituate alla vita romana e avendo dei bambini, fermano il duello. La struttura dell'opera ruota intorno alle due figure statuarie di Tazio, a sinistra, e Romolo in procinto di lanciare il giavellotto, a destra, divisi dalla figlia del primo e compagna del secondo Ersilia, con una veste bianca che cerca di dividerli.. La nudità eroica è una delle grandi novità del dipinto, benché criticata fortemente dai contemporanei: i quattro principali