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John Dewey e Jerome Bruner, Sintesi del corso di Pedagogia

Sintesi realizzata con appunti presi in classe e rielaborazione dei paragrafi di "Novecento Pedagogico" del Chiosso su John Dewey e Jerome Bruner.

Tipologia: Sintesi del corso

2016/2017

Caricato il 31/01/2017

anna_fabello
anna_fabello 🇮🇹

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John Dewey & Jerome Bruner
ATTIVISMO PEDAGOGICO: versione modernizzata della pedagogia di Rousseau ed è una via di mezzo tra la vi-
sione scientifica e quella romantica
non si comunica più il contenuto tradizionale, ma l’educazione diventa forza pro-
motrice di esperienza
[ educazione l’idea di base di Rousseau ripresa da Dewey EDUCAZIONE ESPE-
RIENZIALE ]
METODO INDUTTIVO costruire il sapere da dentro, attraverso tecniche che attivano
il bambino
la scuola ottocentesca aveva gravi lacune, ad es. la trasmissione mnemonica
i pedagogisti dell’800 avevano ripreso manuali dell’educazione; nel XX secolo, in-
vece, i pedagogisti diventano sperimentatori e non si attengono a quello che c’era già
aprono le SCUOLE SPERIMENTALI in cui si studiano e si mettono in pratica i sistemi
funzionanti
SCUOLE NUOVE: avevano dei punti comuni:
Libertà vista come premessa per permettere la sperimentazione e una vita democratica
(scuola = luogo in cui si educa il cittadino democratico)
Puerocentrismo Rousseau aveva eliminato la scuola, i pedagogisti la rinnovano mettendo
al centro di tutto il bambino, fanciullo-persona la spontaneità è il mo-
tore dell’apprendimento (es. Montessori); la logica utilitaristica delle en-
ergie del bambino viene usata per attivare il suo apprendimento
Individualizzazione guardare e dosare la spinta educativa in base alle esigenze dei singoli
individui
Premesse:
Conoscere l’educando per essere buoni insegnanti bisogna costruire un rapporto sano
con i bambini; è importante conoscere effettivamente la struttura
psicosomatica di ogni alunno per poter commisurare le richieste e
valutare obiettivamente i risultati dei singoli conoscere il bam-
bino per sapere interagire con lui
Pedagogia dell’interesse l’interesse è l’impulso che scatena tutto e bisogna saperlo ac-
cendere; l’insegnante deve saperlo attivare attraverso l’ascolto,
la comprensione degli interessi e deve proporre una didattica
interessante
autoeducazione e autodisciplina il bambino acquisisce una
disciplina da maturazione interiore, matura da solo per spinta
interna (es. bambino della Montessori)
Educazione alla socialità vera e propria formazione sociale, sia attraverso la conoscenza
delle istituzioni democratiche, sia come costume di vita e prati-
ca dell’esistenza collettiva (es. scout)
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John Dewey & Jerome Bruner

ATTIVISMO PEDAGOGICO: versione modernizzata della pedagogia di Rousseau ed è una via di mezzo tra la vi- sione scientifica e quella romantica → non si comunica più il contenuto tradizionale, ma l’educazione diventa forza pro- motrice di esperienza [ educazione → l’idea di base di Rousseau ripresa da Dewey ➢ EDUCAZIONE ESPE- RIENZIALE ] → METODO INDUTTIVO ➢ costruire il sapere da dentro, attraverso tecniche che attivano il bambino → la scuola ottocentesca aveva gravi lacune, ad es. la trasmissione mnemonica → i pedagogisti dell’800 avevano ripreso manuali dell’educazione; nel XX secolo, in- vece, i pedagogisti diventano sperimentatori e non si attengono a quello che c’era già ➢ aprono le SCUOLE SPERIMENTALI in cui si studiano e si mettono in pratica i sistemi funzionanti SCUOLE NUOVE: avevano dei punti comuni: ✹ Libertà → vista come premessa per permettere la sperimentazione e una vita democratica (scuola = luogo in cui si educa il cittadino democratico) ✹ (^) Puerocentrismo → Rousseau aveva eliminato la scuola, i pedagogisti la rinnovano mettendo al centro di tutto il bambino, fanciullo-persona ➢ la spontaneità è il mo- tore dell’apprendimento (es. Montessori); la logica utilitaristica delle en- ergie del bambino viene usata per attivare il suo apprendimento ✹ Individualizzazione → guardare e dosare la spinta educativa in base alle esigenze dei singoli individui Premesse: ✹ (^) Conoscere l’educando → per essere buoni insegnanti bisogna costruire un rapporto sano con i bambini; è importante conoscere effettivamente la struttura psicosomatica di ogni alunno per poter commisurare le richieste e valutare obiettivamente i risultati dei singoli ➢ conoscere il bam- bino per sapere interagire con lui ✹ (^) Pedagogia dell’interesse → l’interesse è l’impulso che scatena tutto e bisogna saperlo ac- cendere; l’insegnante deve saperlo attivare attraverso l’ascolto, la comprensione degli interessi e deve proporre una didattica interessante → autoeducazione e autodisciplina ➢ il bambino acquisisce una disciplina da maturazione interiore, matura da solo per spinta interna (es. bambino della Montessori) ✹ Educazione alla socialità → vera e propria formazione sociale, sia attraverso la conoscenza delle istituzioni democratiche, sia come costume di vita e prati- ca dell’esistenza collettiva (es. scout)

Nascono da Rousseau dal POSITIVISMO → approccio dove il metodo di conoscenza delle scienze esatte viene trasferito a tutti gli aspetti della vita umana → gli psicologi scientifici trag- gono esperimenti e risultati → si manifesta nelle scienze umane, queste con riferimento alla formazione diventano SCIENZE DELLA FORMAZIONE, sostitute di pedagogia, psi- cologia, ecc. SPERIMENTAZIONE → è inquadrata nella Ricerca Sperimentale e si estende alla didattica spe- cializzata SCUOLE SOCIALI: sono di ispirazione marxista, comprimono la libertà individuale a vantaggio di schemi collettivi → fine dell’educazione ➢ non è solo collettività → visione cristiana ➢ la libertà dell’individuo è essenziale, se l’uomo non è libero di scegliere, educarlo non ha più senso

John Dewey (1859 - 1952)

Dewey è vissuto durante la massima accelerazione del progresso. È stato portato in Italia dopo il ventennio fascista da Washborn ed è stato il protagonista della sprovincializ- zazione della pedagogia italiana, piaceva ai laici italiani perché filosofo, ma veniva dal PRAGMATISMO (filosofia a base empirista di Peirce e James). Esponente dell’Attivismo Pedagogico e delle Scuole Nuove, ha fondato una scuola sperimentale, la Scuola Laboratorio dell’Università di Chicago. EDUCAZIONE: per Dewey ha il compito di mediare tra l’individuo e la società; l’importante è avere regole comuni, garantite da tutti e usare l’educazione per aiutare gli individui a integrarsi rapidamente nella soci- età. SCUOLA: luogo in cui formazione intellettuale e pratica sociale devono andare a braccetto. Per Dewey la scuola ha un compito preciso → presentare un quadro della società semplificato per avvicinare il discente gradualmente ai problemi Dewey propone mezzi adatti ai bambini attraverso il fare → AUTOEDUCAZIONE INTERESSI: non sono totalmente autonomi e naturali, ma si manifestano e sviluppano solo se il bambino viene attivato (no educazione negativa). Il bambino se guidato dall’insegnante fa emergere nuovi bisogni che alimentano nuovi obiettivi. COSCIENZA SOCIALE: Dewey sostiene che è propria della specie umana, il bambino acquisisce gradualmente tutti gli elementi della coscienza sociale EDUCAZIONE = SOCIALIZZAZIONE → la vera educazione avviene mediante lo stimolo esercitato sulle facoltà del ragazzo da parte delle esigenze della situazione sociale nella quale esso si trova.

✹ per Dewey è degli individui e gli individui sono per la società. Nel 1910 Dewey pubblica il saggio Come pensiamo in cui espone le 5 fasi del pensiero riflessivo, che è alla base dell’apprendimento per problemi. 5 FASI: 1. l’individuo si trova in una situazione ricca di interrogativi

  1. processo di intellettualizzazione → trasformare la situazione emozionale in problema
  2. formulazione delle ipotesi → sulla base delle nostre conoscenze formuliamo un’ipotesi di soluzione
  3. mettere in campo un ragionamento congruente per verificarne la consistenza
  4. controllo mediante l’azione → convalidare o meno l’ipotesi formulata PROCESSO ATTIVO: l’individuo stabilisce un rapporto di interazione con la realtà al fine di modificarla; pensare, educare a pensare e apprendere sono aspetti diversi di questo processo PENSIERO: deve produrre risultati pratici, utili SOCIETÀ DEMOCRATICA: consente il pieno sviluppo dell’uomo perché favorisce la liberazione di una maggiore varietà di capacità personali ed estende l’area degli interessi condivisi. È un tipo di vita comunitaria in cui c’è una profonda partecipazione di tutti gli individui agli stessi valori, scopi, interessi, dall’apertura a reciproci rapporti con l’esterno e dalla disponibilità a trasformare e rinnovare le proprie abitudini. DEMOCRAZIA: fiducia nella capacità umana, nell’intelligenza posta al servizio della comunità e nella forza trasci- natrice di un’esperienza associata. Secondo Dewey, per creare la democrazia bisogna educare i cittadini fin da piccoli → ci può essere se tutti i cittadini hanno autonomia economica Nel 1916 Dewey pubblica Democrazia ed educazione → attraverso l’educazione si trasmettono le conquiste della società, si rifiutano valori tramontati e ciò che è dannoso EDUCAZIONE DELL’INTELLIGENZA: fattore decisivo per il costituirsi della democrazia INTELLIGENZA: strumento e fine della vita democratica EDUCAZIONE: è valida se: 1. promuove risorse per l’individuo
  5. inserisce l’individuo in modo attivo nella società
  6. rende partecipe l’individuo delle proprie scelte SCUOLA: è un’occasione di sviluppo, di miglioramento della qualità dell’esistenza, di collaborazione tra gli uomi- ni, di partecipazione alle decisioni comuni. Se fondata sulla cooperazione è un nucleo sociale nuovo che rifiuta logiche autoritarie ed esercita una positiva influenza nella vita sociale. È un’istituzione sociale che presenta al bambino ciò che lo aspetta nella vita.

4 AREE DI SVILUPPO: 1. pedagogia come scienza pratica e sperimentale concepita in stretta funzione dell’ap- prendimento

  1. pedagogia critica
  2. centralità della nozione di persona
  3. valorizzazione della parola e del dialogo nella prospettiva di pedagogia fortemente in- centrata sulle intersoggettività CONFERENZA DI WOODS HOLE: trovare soluzioni per rinnovare l’insegnamento scientifico nelle scuole primarie e secondarie; studio dei processi di apprendimento, individualizzazione e predispo- sizione di nuovi curriculi che rispondessero alle sfide di una società sempre più tecnologicamente avanzata, organizzazione scolastica ottimizzata nel confronto tra risorse e risultati. TEORIA DEL CAPITALE UMANO: l’istruzione è un investimento produttivo, un investimento in capitale umano SCUOLA: non doveva fare solo una selezione dei talenti e fornire nozioni di base agli altri, ma l’investimento scolastico avveniva nel reclutamento delle risorse e delle capacità utili allo sviluppo produttivo, eco- nomico e scientifico, e serviva ad assicurare un grande contributo allo sviluppo economico e sociale. Innalzando il livello medio di istruzione si potevano accelerare il progresso tecnologico e la diffusione di una mentalità idonea a recepirlo.

Jerome S. Bruner (1915 - 2016)

Bruner ha focalizzato la propria attenzione alla continuità tra l’attività percettiva e quella concettuale; con lui c’è il superamento della prospettiva socio-adattiva di Dewey e critica la scuola come la intende Dewey, perché per Bruner non è una semplice zona di transito dalla famiglia alla vita sociale, peculiarità delle società pre- moderne. EDUCAZIONE: per Bruner è la formazione di un potere e di una sensibilità mentale che consentono a ciascuno di procedere da solo nella ricerca e di costruirsi una personale cultura interiore. FINE → conoscenza del mondo e delle sue leggi CONOSCENZA → ha una struttura e una storia che ci consentono di ordinare e definire l’esperienza Le idee di Bruner hanno il massimo peso teorico perché mettono insieme le interconnessioni tra apprendimen- to, esperienza, ambiente, cultura e percezione. PENSIERO: attività volta alla risoluzione di problemi, alla sistemazione di categorie e alla definizione di strategie. FASI DELL’APPRENDIMENTO: Bruner per individuare le sue fasi si confronta con la teoria degli stadi evolutivi di Pi- aget e secondo lui l’apprendimento può avvenire a qualsiasi età, ma si deve saper insegnare

  1. RAPPRESENTAZIONE ATTIVA → l’identificazione degli oggetti dipende dalle azioni da loro evocate e non dalla loro natura
  2. RAPPRESENTAZIONE ICONICA → il soggetto rappresenta il mondo mediante un’im- magine o uno schema spaziale relativamente indipendente dall’azione