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L’APPRENDIMENTO. CAPITOLO 2, Dispense di Psicologia Generale

La natura delle teorie dell’apprendimento

Tipologia: Dispense

2018/2019

Caricato il 27/11/2019

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silvia-toscano-1 🇮🇹

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CAPITOLO 2 La natura delle teorie dell’apprendimento
Nel campo dell’apprendimento i ricercatori si propongono di scoprire leggi scientifiche. Una
legge è un’asserzione in merito alle condizioni nelle quali si verificano determinati
fenomeni. In una legge, quindi, si afferma che determinati fenomeni si verificano in
presenza di determinate condizioni. Non è necessario che la previsione sia sempre
corretta, purché lo sia abbastanza da risultare utile.
Variabili e leggi
Ogni legge enuncia una relazione tra una variabile dipendente e una o più variabili
indipendenti. Col termine “variabile” si intende qualsiasi caratteristica misurabile. Per
variabile dipendente si intende una variabile in merito alla quale si avanza una previsione;
variabile indipendente è quella di cui ci si serve per formulare la previsione. In una ricerca
sull’apprendimento la variabile dipendente è un determinato aspetto dei risultati conseguiti
dal soggetto, mentre le variabili indipendenti possono essere le più diverse caratteristiche
della sua personalità, del compito assegnatogli o della situazione. In alcuni casi queste
variabili e le leggi che le mettono in relazione hanno puramente a che fare con la presenza
o l’assenza di qualcosa. Si tratta di leggi che si occupano solo di informazioni di natura
qualitativa, di informazioni sul tipo di fenomeni che si verificano.
In altri casi i valori della variabile indipendente sono legati a quelli della variabile
dipendente. Siamo di fronte a una legge quantitativa, che cioè ci fornisce informazioni sui
valori quantitativi delle variabili in gioco, sulla misura in cui si verificano determinati
fenomeni. Pensiamo alla sfera dell’apprendimento: l’asserzione secondo la quale
l’eliminazione di un rinforzo provoca l’estinzione costituisce l’enunciazione di una legge
qualitativa, poiché si riferisce solo alla questione se il rinforzo viene eliminato o no;
l’asserzione invece secondo la quale la somministrazione di rinforzi più consistenti porta a
risultati di apprendimento migliori è una legge quantitativa, poiché si riferisce a gradi
differenti di ricompense. Le variabili indipendenti differiscono le une dalle altre anche per
un altro aspetto: alcune variabili indipendenti possono essere modificate direttamente dallo
sperimentatore. Un procedimento di questo tipo viene detto esperimento. Ma esistono
anche variabili indipendenti che lo sperimentatore non ha la possibilità di modificare.
Anche questa è una ricerca perfettamente valida sul piano scientifico, ma non è un
esperimento. Un limite negli studi non sperimentali di questo tipo è che ben di rado
possiamo stabilire con certezza quali fenomeni siano causa di altri. Se per un verso questi
studi di tipo non sperimentale forniscono leggi utili per formulare previsioni, per l’altro la
loro utilità si rivela decisamente inferiore quando si tratta di stabilire quali dei due fenomeni
è la causa e quale l’effetto. Per questi motivi è preferibile condurre ricerche sperimentali; la
stragrande maggioranza degli studi psicologici sull’apprendimento è di tipo sperimentale.
I processi di astrazione
Le leggi scientifiche sono degli enunciati intorno al modo in cui si svolgono gli accadimenti
della realtà e implicano processi di astrazione. Ogni qual volta ci serviamo delle parole per
parlare di cose e di fenomeni, lo facciamo ignorando molti aspetti che pure sono presenti,
e questo allo scopo di focalizzare l’attenzione su ciò che una cosa ha in comune con altre.
Dal momento che non è mai possibile evitare un certo grado di astrazione, qualunque tipo
di enunciato, per quanto possa essere concretamente reale, costituisce una formulazione
astratta che ci dice solo una parte della verità. Il processo di astrazione interviene in ogni
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CAPITOLO 2 La natura delle teorie dell’apprendimento

Nel campo dell’apprendimento i ricercatori si propongono di scoprire leggi scientifiche. Una legge è un’asserzione in merito alle condizioni nelle quali si verificano determinati fenomeni. In una legge, quindi, si afferma che determinati fenomeni si verificano in presenza di determinate condizioni. Non è necessario che la previsione sia sempre corretta, purché lo sia abbastanza da risultare utile.

Variabili e leggi

Ogni legge enuncia una relazione tra una variabile dipendente e una o più variabili indipendenti. Col termine “variabile” si intende qualsiasi caratteristica misurabile. Per variabile dipendente si intende una variabile in merito alla quale si avanza una previsione; variabile indipendente è quella di cui ci si serve per formulare la previsione. In una ricerca sull’apprendimento la variabile dipendente è un determinato aspetto dei risultati conseguiti dal soggetto, mentre le variabili indipendenti possono essere le più diverse caratteristiche della sua personalità, del compito assegnatogli o della situazione. In alcuni casi queste variabili e le leggi che le mettono in relazione hanno puramente a che fare con la presenza o l’assenza di qualcosa. Si tratta di leggi che si occupano solo di informazioni di natura qualitativa , di informazioni sul tipo di fenomeni che si verificano. In altri casi i valori della variabile indipendente sono legati a quelli della variabile dipendente. Siamo di fronte a una legge quantitativa , che cioè ci fornisce informazioni sui valori quantitativi delle variabili in gioco, sulla misura in cui si verificano determinati fenomeni. Pensiamo alla sfera dell’apprendimento: l’asserzione secondo la quale l’eliminazione di un rinforzo provoca l’estinzione costituisce l’enunciazione di una legge qualitativa, poiché si riferisce solo alla questione se il rinforzo viene eliminato o no; l’asserzione invece secondo la quale la somministrazione di rinforzi più consistenti porta a risultati di apprendimento migliori è una legge quantitativa, poiché si riferisce a gradi differenti di ricompense. Le variabili indipendenti differiscono le une dalle altre anche per un altro aspetto: alcune variabili indipendenti possono essere modificate direttamente dallo sperimentatore. Un procedimento di questo tipo viene detto esperimento. Ma esistono anche variabili indipendenti che lo sperimentatore non ha la possibilità di modificare. Anche questa è una ricerca perfettamente valida sul piano scientifico, ma non è un esperimento. Un limite negli studi non sperimentali di questo tipo è che ben di rado possiamo stabilire con certezza quali fenomeni siano causa di altri. Se per un verso questi studi di tipo non sperimentale forniscono leggi utili per formulare previsioni, per l’altro la loro utilità si rivela decisamente inferiore quando si tratta di stabilire quali dei due fenomeni è la causa e quale l’effetto. Per questi motivi è preferibile condurre ricerche sperimentali; la stragrande maggioranza degli studi psicologici sull’apprendimento è di tipo sperimentale.

I processi di astrazione

Le leggi scientifiche sono degli enunciati intorno al modo in cui si svolgono gli accadimenti della realtà e implicano processi di astrazione. Ogni qual volta ci serviamo delle parole per parlare di cose e di fenomeni, lo facciamo ignorando molti aspetti che pure sono presenti, e questo allo scopo di focalizzare l’attenzione su ciò che una cosa ha in comune con altre. Dal momento che non è mai possibile evitare un certo grado di astrazione, qualunque tipo di enunciato, per quanto possa essere concretamente reale, costituisce una formulazione astratta che ci dice solo una parte della verità. Il processo di astrazione interviene in ogni

genere di descrizione e in ogni tipo di pensiero; in qualsiasi attività intellettuale intervengono processi di organizzazione e di semplificazione della realtà che si presenta ai nostri sensi. Di fatto non esiste niente che sia realtà pura; esiste soltanto la realtà che viene descritta, interpretata e alla quale si reagisce. Alcune descrizioni sono più precise o più particolareggiate di altre, ma nessuna è completa. Nelle leggi scientifiche questi processi di astrazione svolgono un ruolo ancora più importante che in molti altri tipi di asserzioni. Ci sforziamo di individuare determinati aspetti della situazione e di scoprirne i rapporti con altri aspetti. Alcune leggi possono riguardare solamente un ambito molto circoscritto di fenomeni, ma una legge scientifica riguarda sempre un gruppo di fenomeni, mai un singolo fenomeno. Questi non significa che gli scienziati non si impegnino mai a spiegare i motivi per cui un singolo evento specifico si è verificato. Tuttavia, affinché queste spiegazioni siano qualcosa di più che pure e semplici congetture azzardate, è necessario che siano fondate su leggi generali. Le ricerche scientifiche condotte dagli studiosi vengono realizzate con l’obiettivo di giungere a enunciare proprio questo tipo di leggi generali, in modo da poterle poi utilizzare per formulare previsioni sui fenomeni specifici e darne una spiegazione.

Il valore delle leggi scientifiche Le leggi scientifiche servono a due scopi principali. Il primo è di ordine pratico: fornire strumenti che permettano di prevedere i fenomeni e di intervenire su di essi; già il solo fatto di poter prevedere gli eventi che accadranno e di poter in tal modo prendere le iniziative più opportune per affrontarli è un’occasione di notevole utilità. Ma più utile ancora è la possibilità di intervenire sugli avvenimenti: una variabile indipendente suscettibile di essere influenzata permette in una certa misura di intervenire sulla variabile dipendente. Soltanto se disponiamo di una legge che riguarda le condizioni nelle quali determinati tipi di eventi hanno luogo siamo in grado di predisporre le condizioni necessarie affinché uno di quegli eventi si verifichi nel momento in cui lo desideriamo noi. Non è necessario che la legge venga enunciata in modo formale: gran parte delle nostre conoscenze pratiche è di natura casuale; ma più la formulazione della legge risulta completa e precisa, più aumentano le nostre possibilità di intervenire attivamente sul mondo che ci circonda. Entrambe le suddette finalità della scienza sono presenti nello studio della psicologia dell’apprendimento. Le leggi dell’apprendimento sono di importanza cruciale per l’istruzione e la formazione; sono inoltre fondamentali per poter capire in che modo le singole persone e le società arrivano a essere quelle che sono, per poter comprendere come si acquisiscono le conoscenze, e per giungere a capire in che modo gli individui diventano essere autenticamente umani.

Che cosa sono le teorie dell’apprendimento?

Di rado i ricercatori si accontentano di raccogliere un numero sempre maggiore di leggi sull’apprendimento; per soddisfare il nostro desiderio di conoscenza è necessario organizzare il sapere, e cioè disporre di principi generali dai quali poter dedurre le singole leggi. Il ricercatore dedica la maggior parte del suo lavoro all’attività di definizione dei principi; in questo modo entra nell’universo di teorie scientifiche. Abbiamo visto come in ogni descrizione intervengano processi di astrazione e come nell’enunciazione di leggi i processi di astrazione svolgano un ruolo ancora più rilevante. Nel caso delle teorie si perviene a un grado di astrazione ancora più elevato, che differisce dai livelli inferiori non per il tipo di astrazione, ma per il grado. Sarebbe un grave errore pensare a un universo della teoria separato dall’universo dei fatti. Quando si parla di “fatti” a volte ci si riferisce a

studiosi a cercare di interpretare i fenomeni dell’apprendimento in modi coerenti oltre che soddisfacenti sul piano intellettuale.

Una tipologia delle teorie dell’apprendimento

Le teorie dell’apprendimento si possono classificare in diversi modi. È opportuno osservare una differenza particolarmente rilevante; la differenza tra le teorie connessioniste e le teorie cognitive****. Le interpretazioni sull’apprendimento proposte dai vari studiosi che si richiamano al connessionismo, per quanto diverse l’una dall’altra, dimostra di avere un punto in comune: la tesi secondo cui tutte le cose che gli esseri umani apprendono sono forme di connessione tra stimoli e risposte. Mentre una “risposta” può essere un singolo comportamento di qualsiasi tipo, uno “stimolo” è un po’ più difficile da definire. Possiamo pensare a uno stimolo come ad una modificazione dell’ambiente; è sicuramente qualcosa che accade e che tende a influire sul comportamento. È tipico dei connessionisti dare per scontato che tutte le risposte siano provocate da stimoli; le connessioni che si formano tra stimoli e risposte sono variabili intermedie che vengono chiamate legami stimolo-risposta. Nelle teorie connessioniste svolgono un ruolo centrale le risposte che si manifestano, gli stimoli che suscitano tali risposte, nonché i modi in cui questi rapporti tra stimoli e risposte si modificano con l’esperienza. Nelle interpretazioni cognitive svolgono un ruolo fondamentale variabili intermedie più complesse: i cosiddetti processi cognitivi , ossia gli atti di percezione, gli atteggiamenti, le convinzioni dell’individuo nei riguardi dell’ambiente circostante. Secondo le teorie cognitive lo studio dell’apprendimento consiste nello studio ei modi in cui i processi cognitivi vengono modificati dall’esperienza e dai modi in cui tali processi concorrono a influenzare il comportamento. Il senso comune si serve di entrambi i tipi di interpretazione. La preferenza di uno psicologo per una teoria connessionista o cognitiva dell’apprendimento dipende anche dal tipo di apprendimento al quale lo psicologo è più interessato. È probabile che uno specialista degli esperimenti sul condizionamento reputi l’interpretazione connessionista più rispondente alle sue esigenze, e che invece uno specialista delle attività di risoluzione dei problemi trovi più utile l’interpretazione di tipo cognitivo. Naturalmente la scelta tra le teorie connessioniste e quelle cognitive non è questione di trovarsi di fronte a un’alternativa del tipo tutto-o-niente. Tra i due orientamenti esistono numerose posizioni intermedie e possibilità di integrazione.