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L'apprendimento. CAPITOLO 3., Dispense di Psicologia Generale

Il primo connessionismo: tre teorie

Tipologia: Dispense

2018/2019

Caricato il 27/11/2019

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silvia-toscano-1 🇮🇹

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CAPITOLO 3. Il primo connessionismo: tre teorie
L’interesse dell’uomo per la psicologia ha una lunga storia: almeno dai tempi dell’antica
Grecia i filosofi si sono impegnati in speculazioni intellettuali su problemi che oggi rientrano
nell’ambito della psicologia. Il primo laboratorio della psicologia fu fondato in Germania da
Wilhelm Wundt nel 1879. Questa data segna il momento della definitiva consacrazione
della moderna psicologia scientifica. Wundt e gli altri esponenti della nascente psicologia
scientifica erano interessati all’esperienza cosciente. Questi studiosi si proponevano di
comprendere le sensazioni, i pensieri, i sentimenti degli esseri umani, di cogliere il flusso
continuo della coscienza per analizzarlo scoprendolo nei suoi elementi fondamentali. Sia
in Russia sia negli Sati Uniti accanto allo studio dell’esperienza cosciente vi furono sempre
forti propensioni allo studio del comportamento oggettivo, e oltre all’interesse per i
pensieri e i sentimenti vi fu sempre un notevole interesse per le azioni concrete. Queste
tendenze diedero a due grandi tradizioni di studio del comportamento, una russa e una
americana.
Il condizionamento pavloviano, o condizionamento classico
Nel 1904 Ivan Pavlov per condurre le sue ricerche sulla digestione dovette eseguire un
intervento: l’apertura di una fistola nelle pareti dello stomaco di un cane. Egli notò che le
secrezioni gastriche che stava indagando comparivano ben prima del previsto, ancor
prima che il cibo giungesse a diretto contatto con lo stomaco del cane: tali secrezioni
venivano provocate anche dalla semplice vista del cibo. Per studiare questo fenomeno egli
focalizzò l’attenzione su un aspetto differente del processo digestivo: le secrezioni delle
ghiandole salivari. A questo fine Pavlov decise di effettuare un intervento più semplice:
l’introduzione di una cannula in una ghiandola salivare del cane, che serviva a far deviare
il dotto della ghiandola salivare dall’interno della bocca all’esterno della guancia; in questo
modo diveniva possibile raccogliere la saliva secreta nel corso dell’esperimento e
misurarla quantitativamente. Quando Pavlov presentò del cibo a un cane nella cui guancia
era stata inserita una cannula di quel tipo, nel becher iniziarono a cadere delle gocce di
saliva; in tal modo risultava facile contare le gocce di saliva che defluivano nel becher
durante l’esperimento. Presto queste gocce di saliva iniziarono a comparire non solo in
risposta al cibo, ma anche in risposta ad altri stimoli. A quell’epoca la spiegazione che si
dava di questa salivazione supplementare consisteva nel dire che questi altri stimoli
supplementare consisteva che questi altri stimoli erano stati associati al cibo. Pavlov
giunse alla conclusione che questa risposta non era sufficientemente precisa. Grazie a
questo nuovo orientamento di ricerca egli divenne ancora più famoso come padre del
condizionamento. Abbiamo già esaminato gli elementi fondamentali del condizionamento.
Lo sperimentatore parte da uno stimolo che con ogni probabilità origine ad una
reazione specifica. Nelle ricerche di Pavlov lo stimolo incondizionato era la carne, mentre
la risposta consisteva nella salivazione. Quello che doveva acquisire il valore di stimolo
condizionato poteva essere un qualunque stimolo neutro. Se questo stimolo veniva
presentato ripetutamente un attimo prima della somministrazione della carne, anch’esso
finiva per provocare da solo la salivazione, ossia la risposta condizionata, e così, da
stimolo neutro quale era stato fino a quel momento, diveniva uno stimolo condizionato.
Dato che a un certo punto il termine condizionamento aveva cominciato a conoscere
un’enorme diffusione e a venire utilizzato ovunque, questo tipo di condizionamento,
essendo stato il primo venne chiamato condizionamento classico. Le definizioni stimolo
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CAPITOLO 3. Il primo connessionismo: tre teorie

L’interesse dell’uomo per la psicologia ha una lunga storia: almeno dai tempi dell’antica Grecia i filosofi si sono impegnati in speculazioni intellettuali su problemi che oggi rientrano nell’ambito della psicologia. Il primo laboratorio della psicologia fu fondato in Germania da Wilhelm Wundt nel 1879. Questa data segna il momento della definitiva consacrazione della moderna psicologia scientifica. Wundt e gli altri esponenti della nascente psicologia scientifica erano interessati all’esperienza cosciente. Questi studiosi si proponevano di comprendere le sensazioni, i pensieri, i sentimenti degli esseri umani, di cogliere il flusso continuo della coscienza per analizzarlo scoprendolo nei suoi elementi fondamentali. Sia in Russia sia negli Sati Uniti accanto allo studio dell’esperienza cosciente vi furono sempre forti propensioni allo studio del comportamento oggettivo, e oltre all’interesse per i pensieri e i sentimenti vi fu sempre un notevole interesse per le azioni concrete. Queste tendenze diedero a due grandi tradizioni di studio del comportamento, una russa e una americana.

Il condizionamento pavloviano, o condizionamento classico

Nel 1904 Ivan Pavlov per condurre le sue ricerche sulla digestione dovette eseguire un intervento: l’apertura di una fistola nelle pareti dello stomaco di un cane. Egli notò che le secrezioni gastriche che stava indagando comparivano ben prima del previsto, ancor prima che il cibo giungesse a diretto contatto con lo stomaco del cane: tali secrezioni venivano provocate anche dalla semplice vista del cibo. Per studiare questo fenomeno egli focalizzò l’attenzione su un aspetto differente del processo digestivo: le secrezioni delle ghiandole salivari. A questo fine Pavlov decise di effettuare un intervento più semplice: l’introduzione di una cannula in una ghiandola salivare del cane, che serviva a far deviare il dotto della ghiandola salivare dall’interno della bocca all’esterno della guancia; in questo modo diveniva possibile raccogliere la saliva secreta nel corso dell’esperimento e misurarla quantitativamente. Quando Pavlov presentò del cibo a un cane nella cui guancia era stata inserita una cannula di quel tipo, nel becher iniziarono a cadere delle gocce di saliva; in tal modo risultava facile contare le gocce di saliva che defluivano nel becher durante l’esperimento. Presto queste gocce di saliva iniziarono a comparire non solo in risposta al cibo, ma anche in risposta ad altri stimoli. A quell’epoca la spiegazione che si dava di questa salivazione supplementare consisteva nel dire che questi altri stimoli supplementare consisteva che questi altri stimoli erano stati associati al cibo. Pavlov giunse alla conclusione che questa risposta non era sufficientemente precisa. Grazie a questo nuovo orientamento di ricerca egli divenne ancora più famoso come padre del condizionamento. Abbiamo già esaminato gli elementi fondamentali del condizionamento. Lo sperimentatore parte da uno stimolo che con ogni probabilità dà origine ad una reazione specifica. Nelle ricerche di Pavlov lo stimolo incondizionato era la carne, mentre la risposta consisteva nella salivazione. Quello che doveva acquisire il valore di stimolo condizionato poteva essere un qualunque stimolo neutro. Se questo stimolo veniva presentato ripetutamente un attimo prima della somministrazione della carne, anch’esso finiva per provocare da solo la salivazione, ossia la risposta condizionata, e così, da stimolo neutro quale era stato fino a quel momento, diveniva uno stimolo condizionato. Dato che a un certo punto il termine condizionamento aveva cominciato a conoscere un’enorme diffusione e a venire utilizzato ovunque, questo tipo di condizionamento, essendo stato il primo venne chiamato condizionamento classico. Le definizioni stimolo

incondizionato e stimolo condizionato possono apparire un po’ curiose, considerando qual è il loro significato effettivo. Oggi è opinione condivisa che queste espressioni siano in realtà cattive traduzioni dei termini russi originari impiegati da Pavlov è che la carne è uno stimolo non condizionante, o incondizionale, mentre il suono del campanello è uno stimolo condizionale rispetto alla salivazione. Infine, è bene sottolineare che sebbene Pavlov nei suoi studi si servisse del cibo come stimolo incondizionato, né nella sua teoria né in altre ricerche questa circostanza ha mai costituito un limite quanto al tipo di stimoli utilizzabili. Sono stati impiegati, quali stimoli incondizionati, non solo stimoli gradevoli, ma anche stimoli sgradevoli; anzi, nelle applicazioni pratiche gli stimoli incondizionati nocivi sono stati forse i più importanti. Fenomeni per cui esistono cose che detestiamo e cose di cui abbiamo paura, ancor più di quelli per cui esistono cose che ci piacciono, sono dovuti a processi di condizionamento classico innescati da stimoli incondizionati nocivi.

Eccitamento e inibizione

Era convinzione di Pavlov che le leggi del condizionamento si potessero spiegare con l’azione congiunta di due processi fondamentali che si svolgerebbero nell’encefalo:l’eccitamento e l’inibizione. L’ eccitamento è un processo di attivazione, che tende a dare origine alla comparsa di risposte, mentre l’ inibizione è un processo di soppressione, che tende a impedire la comparsa di risposte. Eccitamento e inibizione sono due processi antagonisti, esercitano ciascuno un’azione opposta a quella dell’altro. L’eccitamento svolge un ruolo consistente nel determinare il condizionamento, ma l’inibizione è un fattore necessario per spiegare molti dei modi specifici in cui agisce il condizionamento. L’eccitamento ha due tendenze generale: una è la tendenza dell’eccitamento più debole ad essere attratto verso il punto di maggiore eccitamento; l’altra è la tendenza dell’eccitamento determinatosi per primo ad essere attratto verso il punto dell’eccitamento che ha avuto luogo leggermente dopo. In pratica, l’eccitamento indotto dallo stimolo condizionato viene attratto verso il punto dell’eccitamento prodotto dallo stimolo incondizionato; il risultato è che la connessione tra queste due regioni della corteccia si rafforza. L’eccitamento si produce non solo nel punto della corteccia attivato dallo stimolo condizionato, ma anche nel punto in cui è rappresentato lo stimolo incondizionato. Questo eccitamento darà origine a una risposta simile alla risposta incondizionata; in tal punto della corteccia l’eccitamento è più debole di quanto lo sarebbe stato qualora fosse stato prodotto direttamente dallo stimolo incondizionato, sicché anche la risposta sarà più debole di quanto lo sarebbe stata la risposta incondizionata. Questa versione più debole della risposta incondizionata è naturalmente la risposta condizionata. L’eccitamento ha anche una tendenza automatica a irradiarsi , cioè a diffondersi dal suo centro originario di attivazioni in tutte le direzioni lungo la superficie dell’ corteccia. Quando ciò avviene, anche il punto in questione della corteccia viene a trovarsi coinvolto nel processo di condizionamento, formando una connessione con l’area della corteccia che è stata raggiunta dallo stimolo incondizionato. I punti che sono vicini l’uno all’altro sulla corteccia sono le aree corticali interessate da stimoli simili fra loro. L’inibizione non si verifica da sola, fa la sua comparsa dove è presente un eccitamento ma non uno stimolo incondizionato. Una forma di inibizione di questo tipo è il fenomeno dell’ estinzione. Un altro tipo di inibizione è il fenomeno di inibizione da ritardo che si determina quando tra il momento di inizio dello stimolo condizionato e il momento di inizio dello stimolo incondizionato subentra un lasso di tempo prolungato. Un terzo tipo di inibizione è quello costituito dalle procedure con le quali si addestra un organismo a rispondere in modo

dell’irradiazione dell’eccitamento e dell’inibizione vennero desunti dal comportamento anziché da uno studio diretto dell’encefalo. Perciò, al di fuori dell’ Europa dell’Est, Pavlov fu molto ammirato come pioniere, ampiamente citato, ma i dettagli del suo sistema vennero ampiamente trascurati. Nei paesi occidentali è solo in tempi recenti che gli psicologi hanno iniziato a esaminare il sistema di Pavlov con maggiore attenzione. L’influenza di Pavlov è riuscita a sopravvivere al misto di adulazione, di opposizione e di parziale disinteresse con cui la sua opera è stata accolta, al punto che oggi Pavlov è ricordato come uno dei grandi pionieri dell’apprendimento.

Il comportamentismo di Watson

All’incirca nello stesso periodo in cui Pavlov lavorava in Russia, la tendenza della psicologia americana a studiare il comportamento oggettivo entrava in conflitto con la tradizione tedesca. Cresceva sempre più la spinta a rompere con l’indirizzo tradizionale per sviluppare una psicologia centrata sul comportamento oggettivo e finalizzata all’utilità pratica. Questo movimento trovò il suo portavoce in John Watson che con i suoi attacchi alla psicologia tradizionale e i suoi tentativi a dar il via a un nuovo sistema teorico diede alla psicologia americana una sua fisionomia. Watson era stato colpito dal fatto che nello studio del comportamento degli animali si può fare a meno di occuparsi della coscienza per limitarsi a studiare ciò che l’animale fa. Il comportamento è qualcosa di reale, oggettivo e pratico, mentre la coscienza appartiene all’universo indefinibile della soggettività;Il motivo che condusse Watson a scegliere il termine comportamentismo è chiaro: l’interesse era rivolto unicamente al comportamento, per cui rimaneva fuori l’esperienza cosciente. Per comportamentismo Watson non intendeva né più né meno che i movimenti dei muscoli. In questo modo ci si sbarazzò del “mentalismo”, optando per una scienza del comportamento oggettiva. Secondo Watson noi nasciamo senza alcuna caratteristica congenita: né particolari capacità mentali né tratti distintivi. Tutto ciò che possediamo è il nostro corpo, insieme ad alcuni riflessi; le differenze di capacità e di personalità non sono che differenze di comportamento derivanti dall’apprendimento. Nel contesto della nota disputa di vecchi data sull’importanza rispettiva dei fattori ambientali e dei fattori ereditari, Watson si collocava nel ruolo di un fautore del primato dei fattori ambientali. A suo modo di vedere, ciò che siamo dipende da ciò che abbiamo appreso; questa tesi implica che la natura umana è suscettibile di grandi modificazioni. Non vi sono limiti a ciò che una persona, previo opportuno condizionamento, può divenire. Se riflettiamo su quanto le idee di Watson si sposassero con alcuni tipici valori americani quali l’importanza attribuita all’uguaglianza di accesso alle risorse per tutti, la valorizzazione delle capacità di prendere decisioni concrete senza farsi influenzare dalle emozioni e la fede nel progresso, non c’è da stupirsi che il comportamentismo fosse giunto a svolgere la parte dell’attore protagonista sulla scena della psicologia americana.

L’apprendimento nell’interpretazione di Watson

In che modo Watson interpretava l’apprendimento? In promo luogo, a suo avviso noi nasciamo con alcune connessioni stimolo-risposta chiamate riflessi. I riflessi costituiscono l’intero repertorio dei nostri comportamenti ereditari. Numerosissime sono le nuove connessioni stimolo-risposta che si possono formare grazie all’apprendimento; parte di questo apprendimento ha luogo in base ai processi di condizionamento descritti da Pavlov. Se allo stimolo originario che produce la risposta riflessa si accompagna uno stimolo nuovo, una volta che l’associazione tra i due stimoli in questione si sia ripetuta numerose

volte, il nuovo stimolo sarà in grado i produrre la risposta anche da solo. Questo processo di condizionamento fa si che ogni risposta facente parte del repertorio dei riflessi originario possa venire suscitata on più solo dagli stimoli che la provocavano all’ inizio, ma anche da numerosi stimoli nuovi. È proprio in questo modo, secondo Watson, che impariamo a reagire alle situazioni nuove. Si apprendono abitudini nuove costruendo una successione di riflessi. Quali sono i fattori che fanno si che determinati riflessi si organizzino in una data successione? La risposta è semplice: noi impariamo a fare le cose facendole, ciò che facciamo è ciò che apprendiamo. È chiaro che non tutte le cose che impariamo a fare le facciamo ugualmente bene; perciò Watson fa appello a due principi: il principio della frequenza e quello della “ recenza”. Il principio della frequenza afferma che maggiore è la frequenza con cui abbiamo dato una determinata risposta a un dato stimolo, maggiori diventano le nostre probabilità di dare di nuovo la medesima riposta allo stesso stimolo. Analogamente, il principio di recenza afferma che più recente è la risposta che abbiamo dato a un determinato stimolo, più aumentano le nostre probabilità di dare di nuovo la medesima risposta allo stesso stimolo. Perché di tutte le risposte allo stimolo che fanno parte di una successione, a un certo punto ne compare una in particolare invece delle altre? Durante il processo di apprendimento vengono compiute numerose azioni che costituiscono risposte diverse al medesimo stimolo, ma nel corso del processo molte di esse vengono abbandonate; la risposta che modifica la situazione diviene quella sempre più recente e sempre più frequente, fino a comparire non appena compare lo stimolo. È così giunto a compimento il processo in virtù del quale solo una delle diverse riposte facenti parte di una successione complessa è quella che viene infine messe in atto in presenza dello stimolo dato, portando in tal modo alla creazione di uno specifico legame stimoli-risposta. Tutte queste affermazioni sull’apprendimento di risposte nuove non vengono affatto approfondite nel discorso di Watson. Almeno una cosa tuttavia è chiara: l’assenza di qualsivoglia interesse per il rinforzo, la ricompensa e la punizione quali cause dell’apprendimento; concetti come questi sono troppo soggettivi per un’interpretazione realmente comportamentista dell’apprendimento. È altro, secondo Watson, ciò che accade in realtà: noi apprendiamo un connessione tra un dato stimolo e una data risposta per il semplice fatto che il primo e il secondo compaiono insieme; l’apprendimento ha luogo semplicemente per via della contiguità di stimolo e risposta. È per questo che Watson è stato definito un teorico della contiguità , convinto che affinché si dia apprendimento è sufficiente la sola contiguità, senza alcun bisogno del rinforzo.

Tipi particolari di apprendimento

In che modo ha luogo l’apprendimento delle reazioni emotive? In questo caso Watson fa una concessione all’ereditarietà: giunge a riconoscere l’esistenza di tre forme di reazioni emotive innate. Queste forme di reazione sono equiparabili ai riflessi, in quanto è possibile stabilire quali sono i movimenti che entrano in gioco in tali reazioni e quali sono gli stimoli che le suscitano. Le tre forme di reazione emotiva si possono definire come paura, collera, amore. È necessario puntualizzare che queste definizioni non si riferiscono a sentimenti coscienti, bensì a forme di movimento. Nel caso delle emozioni l’apprendimento è il risultato del condizionamento di queste tre forme di risposta emotiva di fronte stimoli nuovi. In che modo avviene l’acquisizione delle conoscenze? L’acquisizione delle conoscenze è un processo che consiste nell’apprendere a pronunciare la giusta successione di parole in risposta a una domanda o a un altro stimolo condizionato. Ogni aspetto del nostro condizionamento coinvolge il nostro intero organismo. Qualsiasi cosa

coscienza del rapporto esistente tra l’atto di tirare la cordicella e l’apertura della porta, bensì di un graduale consolidamento della connessione stimolo-risposta, in questo caso del legame tra il fatto di vedere la cordicella e l’atto di tirarla. Questi studi apparvero radicali per due motivi: l’osservazione del comportamento degli animali in condizioni controllate e l’attenzione al graduale consolidamento dei legami stimolo-risposta. Questi due elementi erano la risposta di Thorndike alle discussioni sulla questione se gli animali risolvevano i problemi col ragionamento o coll’istinto: con nessuno dei due, ribatteva Thorndike, ma tramite il graduale apprendimento della risposta corretta. Thorndike fu un teorico del rinforzo. Le leggi della frequenza e della recenza affermano che i legami stimolo-risposta vengono rafforzati dalla risposta che ha luogo in presenza dello stimolo. Thorndike non giunse a rifiutare questo punto di vista, che egli definì legge dell’esercizio. La legge fondamentale dell’apprendimento era la legge dell’effetto , secondo la quale il rafforzamento delle connessioni stimolo-risposta non deriva soltanto dalla contemporaneità della comparsa di stimolo e risposta, ma dagli effetti che seguono la risposta: se uno stimolo è seguito da una risposta e poi da uno stato di soddisfazione , la connessione stimolo-risposta si rafforza; se invece uno stimolo è seguito da una risposta e poi a uno stato sgradevole , la connessione stimolo-risposta si indebolisce. Pertanto gli effetti gradevoli o sgradevoli delle risposte sono quelle che determinano il consolidamento delle connessioni stimolo-risposta o il loro indebolimento. L’espressione stato di soddisfazione e stato sgradevole appaiono soggettive per una teoria che ruota intorno ai processi meccanici di consolidamento e indebolimento dei legami stimolo-risposta. E in effetti Thorndike venne criticato dai comportamentisti per questo suo modo di parlare dell’apprendimento. Ma in realtà Thorndike parla di ciò che l’animale fa o non fa, non dice nulla circa gli stati d’animo, mostrando in tal modo di aderire al criterio di analisi che caratterizza il comportamentismo. Diversi anni dopo, Thorndike modificò la legge dell’effetto in modo tale da assegnare agli stati di soddisfazione un’importanza superiore a quella degli stati sgradevoli. La ricompensa rafforza la connessione, ma la punizione non indebolisce direttamente; se la punizione si dimostra capace di indebolire la tendenza a fare qualcosa, ciò avviene perché essa ha l’effetto di rendere il comportamento variabile, e in tal modo crea la possibilità che venga ricompensata qualche risposta nuova. Con queste modifiche la legge dell’effetto divenne l’enunciato ormai familiare secondo cui le conseguenze gradevoli delle risposte hanno l’effetto di rafforzare i legami stimolo-risposta. Thorndike si interessò alla psicologia dell’istruzione. Nel corso della sua vita alternò le ricerche della psicologia dell’apprendimento agli studi di psicologia applicata all’istruzione. La sua insistenza sulla specificità dell’apprendimento e sui processi meccanici di formazione e consolidamento delle connessioni stimolo-risposta è stata oggetto sia di plauso sia di condanna. In realtà questi aspetti del pensiero di Thorndike sono troppo simili alle posizioni di Watson. Ciò che importa è che nella sua psicologia dell’apprendimento Thorndike introdusse la legge d’effetto, diventando così il primo vero teorico del rinforzo.