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L'evoluzione della lingua italiana nella televisione italiana, esplorando le diverse fasi storiche e i fattori che hanno influenzato il linguaggio televisivo. Si esaminano le caratteristiche linguistiche dei diversi generi televisivi, come i telegiornali, i programmi di intrattenimento, le fiction e i programmi per bambini, evidenziando le tendenze linguistiche e le influenze socioculturali. Una panoramica completa dell'italiano televisivo, analizzando la sua storia, le sue caratteristiche e il suo ruolo nella società italiana.
Tipologia: Appunti
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La lingua della televisione si colloca sull'asse della diamesia, ai cui poli estremi ci sono lo scritto e il parlato. Essa indica la modalità di comunicazione propria dei mezzi che trasmettono a distanza con la voce e con la scrittura: ha alcune caratteristiche in comune con il parlato e altre con lo scritto.
La televisione è il mezzo di comunicazione più diffuso, anche se negli ultimi anni mostra una tendenza negativa rispetto ad altri mass media. La fruizione televisiva è sempre più personalizzata. Rispetto a radio e giornali, la TV ha un elemento di maggiore complessità: la compresenza di codice verbale e di codice iconico (immagini). Nella sua evoluzione, la TV ha enfatizzato l'immagine con la spettacolarizzazione (tendenza che ha coinvolto anche i giornali).
I diversi parametri di differenziazione della lingua agiscono a seconda del genere, dell'argomento, del tipo di programma, e sono:
Diamesia: variazione della lingua in base ai mezzi di comunicazione Diafasia: variazione della lingua in base alla situazione comunicativa Diastratia: variazione della lingua legata a fattori sociali e culturali Diatopia: variazione della lingua legata a fattori geografici
Il neostandard è una forma innovativa e largamente diffusa, mentre il substandard è una varietà al di sotto dello standard.
L'obiettivo dello studio è verificare se e quanto il neostandard emerga nella moltitudine di varietà, registri e stili della televisione italiana. Il verbale trasmesso in TV è il risultato del rapporto tra una pluralità di figure: autori/ registi/produttori/editori e conduttori/presentatori/attori, le cui figure variano a seconda del tipo di programma.
Alla fase di scrittura del testo si lega quella di enunciazione: il testo viene detto e trasmesso. Accanto al testo enunciato in TV compaiono anche i testi scritti, in sovrimpressione e anche testi predisposti per i non udenti.
Il testo neotelevisivo è un macrotesto di flusso, perché si intersecano programmi, interruzioni pubblicitarie, messaggi promozionali, anteprime di film ecc. Negli ultimi tempi si registrano anche collegamenti a media diversi. Queste ricadute linguistiche portano a un testo frammentato e diversificato in un insieme verbale non omogeneo.
L'italiano televisivo nasce come lingua di acculturazione e di formazione identitaria. La TV di stato si ispirava agli intenti pedagogici della televisione europea. Dal 1976 si ha il passaggio dal monopolio RAI alla liberalizzazione dell'emittenza che apriva ai privati. L'impostazione pedagogica della paleotelevisione si perde.
La paleotelevisione assolveva la missione di costruire l'identità nazionale, culturale, morale e linguistica della comunità nazionale; la neotelevisione impone modelli di identificazione. La televisione agisce sulla memoria dei telespettatori, registrando eventi di portata epocale, e soprattutto sul vissuto linguistico dei telespettatori come canale di apprendimento dell'italiano.
La televisione nasce il 3 gennaio 1954 e si rivolge inizialmente alle classi medio-alte, colte, del Nord e della popolazione urbana. Il Sud viene raggiunto dai ripetitori nazionali solo nel 1957. Radio e televisione sono mezzi importanti di unificazione linguistica, che si realizza non solo nella pronuncia ma anche in un'aspettata innovazione del lessico italiano.
Tre fasi dell'evoluzione della televisione:
Il passaggio dalla fase pedagogica (momento etico, anni '50 e '60) a quella commerciale (format e programmi in base a logiche di consumo) è emblematico, come il passaggio da Carosello agli spot.
Le prime trasmissioni RAI avevano lo scopo di armonizzare identità regionali e nazionali, ispirandosi alla triade "informare, educare, intrattenere" della BBC, assunta dal '54 al '58. Inizialmente la programmazione televisiva ricalcava quella radiofonica.
L'informazione comprende telegiornali, trasmissioni di approfondimento, divulgazione scientifica. Teleletteratura e teleteatro danno poi origine alla fiction. Nel 1958 nasce il progetto educativo Telescuola, rivolto anche ai ragazzi.
La liberalizzazione dell'etere porta alla proliferazione di radio e TV private e locali, con la creazione di emittenti gestite da editori o imprenditori. Nel 1978 nasce il gruppo Fininvest con Canale5, assorbendo poi Rete4 e Italia1. Lo scopo non è più educare il lettore ma fidelizzarlo.
Con la moltiplicazione dei programmi cambia anche la natura del mezzo televisivo: si passa a una TV generalista che arriva a spettacolarizzare i generi più seri per compiacere un pubblico indifferenziato. Il carattere identificativo dei programmi diventa la serialità, con esiti di addomesticamento e fidelizzazione del pubblico.
modello autonomo, concentrandosi sui fatti di politica interna e tagliando sulla cronaca.
Le differenze comunicativo-linguistiche tra i Tg, dal punto di vista di lessico, testualità e sintassi, sono determinate dalla diversa impostazione del Tg e dalla gerarchiazzazione delle notizie.
Il conduttore che legge i titoli (vivi di lancio) ha a disposizione due modalità: fogli che tiene sul tavolo o gobbo elettronico (teleprompter). A margine di queste due modalità c'è la componente mnemonica e un certo grado di improvvisazione.
Lingua dei Tg su scala diamesica
Titoli, didascalie informative in sovrimpressione, serpentone (crawl)
Testi dei lanci e dei servizi. È un testo sintatticamente regolare che contiene legami deittici con la componente visiva (es. "questa immagine") e segnali discorsivi.
Quello delle dichiarazioni politiche, delle interviste di ospiti o esperti. È il parlato serio-semplice vicino allo scritto per la struttura regolare e il lessico preciso ma anche aperto a fenomeni di immediatezza e spontaneità.
Molti non nascondono il proprio regionalismo fonetico. La pronuncia dell'Italia centrale prevale alla RAI, quella settentrionale in Mediaset. Gli aspetti intonativi cambiano: oggi la velocità di enunciazione e la modalità di pausazione nella frase vanno a scapito della chiarezza e dell'informatività.
Corretta e moderna, adeguamento al neostandard, fenomeni innovativi comuni al parlato e allo scritto.
Ben strutturata e coesa, dipendente dallo scritto, paratassi. Una struttura più complessa si nota nelle parti di commento. Mediaset propone un approccio più colloquiale nel Tg.
Vicino al linguaggio comune, si tende ad evitare l'uso di parole difficili e di tecnicismi o a spiegarli. Talvolta questa ricerca di semplicità porta a imprecisione. Ci sono diverse voci colloquiali per creare complicità con i telespettatori e parole forti ed espressive, stereotipi, metafore ed espressioni figurate.
È un collegamento non sinergico né coerente nei servizi in differita perché spesso vengono usate immagini di repertorio poco calzanti.
Il linguaggio tende oggi a mettersi dalla parte della gente, soprattutto nella scelta delle parole e nell'uso del "noi". Nel lessico aumentano le voci colloquiali e questo si lega alla crescita delle notizie leggere.
Gli stranierismi compaiono legati ad ambiti settoriali come economia, spettacolo, informatica; mentre il lessico formale e di ascendenza burocratica si lega a notizie di interni e cronaca.
In generale i telegiornalisti rispettano le norme e l'unico fenomeno che è cambiato nei decenni è l'abbandono delle forme passive.
Nei primi decenni il conduttore ha un ampio spazio, successivamente diventa una figura che lancia i servizi: la sua voce pronuncia frasi brevi, monoproposizionali riportando spesso stralci di interviste o discorsi di politici.
Sono approfondimenti del Tg, rotocalchi, brevi trasmissioni di riflessione da parte di un singolo giornalista, faccia a faccia, talk show senza pubblico. In generale la lingua è piuttosto piana e comprensibile.
Grande varietà di ambiti e argomenti. Ci sono tecnicismi non del tutto comprensibili; per gli argomenti leggeri il linguaggio è piano e brillante.
è stato avviato da Maurizio Costanzo negli anni '80 e si distingue in politico e non politico.
I talk show politici sono presenti sia in RAI che in Mediaset. La struttura è: conduttore, ospiti, pubblico. I servizi sono parte integrante del programma. Pluralità di componenti comunicative - pluralità di registri linguistici con predominio del trasmesso giornalistico. Temi: politica interna, economia, attualità, talvolta cronaca e spettacolo.
Sobrietà, carattere informativo ed esplicativo (escludendo la componente comica di Crozza). Giovanni Floris è pacato e gentile, disciplina con ordine gli interventi invitando alla calma, suggerisce le parole agli ospiti e glossa le espressioni non chiare. È rilevante l'uso della videografica dove vengono evidenziati dati o elementi essenziali per l'argomento di cui si parla. Il parlato di Floris presenta anche costrutti tipici dell'informalità (dislocazioni, ridondanze, presente per il futuro, frasi sospese o cambi di progetto). Il parlato dei politici è molto vario ed è diverso anche il loro grado di espressività. I servizi presentano un tono spesso brillante ai fini di una maggiore presa sul pubblico. Il pubblico non interviene e si limita ad applaudire.
Dal 2002 al 2012 su La7 presentato da Gad Lerner. Le immagini scorrono sulle pareti. Il taglio è complessivamente informale ma c'è una discreta componente colta, con stranierismi che a volte potrebbero essere sostituite da parole italiane. La lingua di Lerner ha una spiccata espressività anche colloquiale. Sono frequenti segnali discorsivi e intercalari, interiezioni che rendono la partecipazione emotiva e numerosi costrutti marcati. La velocità di elocuzione genera fenomeni di allegro ed errori.
Ideato e condotto da Mentana su Canale5. All'inizio presentava strutture innovative, ma è via via diventato un semplice spettacolo di parole.
Sono programmi che a partire da fatti eclatanti si muovono in una direzione di spettacolarizzazione, retorica e forte emotività.
Nasce nel 1989 su Rai3, dal 2004 è condotto da Federica Sciarelli. Il registro è patetico, le musiche fanno presa sull'emotività, è evidente la
spettacolarizzazione del dolore. La Sciarelli usa aggettivi come incredibile, sconvolgente; stereotipi della cronaca giornalistica, anafora, terna. C'è il tu tra la conduttrice e i pazienti e l'insistenza sul ruolo parentale.
Si occupa di diritti dei consumatori, denuncia di truffe e ritardi da parte di enti pubblici e privati. Lo spazio maggiore è riservato alle vittime, persone comuni. Il confronto in studio è vivace e rissoso.
Condotto da Salvo Sottile, entra con toni forti ed enfatici nel privato di vittime, colpevoli e parenti di questi. Il conduttore usa toni ed espressioni retorici e patetici, stereotipi cronachistici.
Sono spesso talk show di attualità e di taglio leggero.
La struttura è seria e leggera insieme. Il conduttore Mirabella dialoga con gli ospiti con un tono formale ma piacevole e accattivante. L'impostazione serio-leggera si traduce in un'alternanza tra espressioni colte con espressioni colloquiali e giocose. Il parlato degli ospiti varia da un registro più formale e specifico ad uno più informale che alleggerisce contenuti anche molto seri.
Il conduttore Massimo Giletti dialoga con gli ospiti su temi di attualità, interviene anche Sgarbì.
Condotto da Fazio su Rai3. È mostrato un dialogo tra il conduttore e una personalità della cultura, dello spettacolo, della politica. I toni sono seri e il linguaggio è colto. Alla base del parlato di Fazio ci sono testi scritti da vari autori, tra cui Michele Serra. Il registro di Fazio è abbastanza colto ma ci sono tratti di oralità. Il parlato degli ospiti varia molto.
Di Daria Bignardi. È un serrato ma pacato faccia a faccia tra la conduttrice e personaggi di cultura, spettacolo, politica. Nelle ultime edizioni si è aggiunta una rubrica di opinione e di interventi comici.
Storia, archeologia, arte, geografia, viaggi, ambiente, scienze, medicina, salute.
Voce narrante dei filmati, voce del conduttore, degli esperti, degli ospiti, del pubblico. La voce degli esperti ha la funzione veridittiva - assicura la valenza didascalica e la veridicità dei contenuti: i tecnicismi sono importanti e necessari ai fini della veridicità.
Personificazione dei contenuti divulgati, collegamento tra le parti del programma.
Impostazione didascalica. La grande storia si differenzia perché è priva di conduttore in studio e ha un carattere di storiografia visiva. Trasmissioni di Piero e Alberto Angela sono dedicate a storia, scienze, geografia, ambiente - è un modello che mantiene nel tempo la sua credibilità e il gradimento da parte del pubblico.
Licia Colò, Alle falde del Kilimangiaro. Sono illustrati posti, piante, costumi e abitudini di vita diversi con un linguaggio chiaro e accattivante.
Alterna filmati con voce fuori campo in italiano standard didascalico alla ricerca di animali rari grazie a immagini tecnologicamente avanzate.
Si mischiano più generi testuali, il macrotesto è quindi frammentato e diversificato.
Taglio moderno e spigliato, rivolto a un pubblico giovane e femminile.
La lingua televisiva: Caratteristiche e figure
emblematiche
La lingua utilizzata nei programmi televisivi italiani si caratterizza per essere:
Pulita e sobria, con un registro corretto. I programmi su libri e letteratura sono tuttavia poco presenti. Alcuni esempi di programmi televisivi che trattano temi culturali sono: "Bookstore (La7)", "Le storie", "Babele", "Per un pugno di libri".
"Elisir" è un programma televisivo sulla salute e medicina, in onda dal
È condotto da Mirabella, che pone domande chiare agli esperti, inducendoli a fornire risposte esaustive. Gli esperti intervistati utilizzano un linguaggio chiaro, anche se a volte permane un registro troppo specialistico.
Piero Angela
Piero Angela si avvale di strumenti comunicativi che veicolano i contenuti con chiarezza ed efficacia. Lui e suo figlio Alberto seguono una linea comunicativa didascalica, spiegando i concetti nel modo più chiaro possibile, anche attraverso l'uso di immagini. Per spiegare, utilizzano l'attualizzazione di concetti e riferimenti del passato, nonché analogie e metafore. Alberto in particolare usa forme superlative funzionali alla sua espressività.
Gianni Minoli
Minoli si occupa di divulgazione storica e politica dell'attualità. Il montaggio e il taglio di presentazione dei contenuti sono basati su un forte impatto emozionale, con un mix rapido di parole, immagini e musica. A livello sintattico, le frasi sono più lunghe della media di questi programmi, ma prevalgono paratassi, stile nominale, giustapposizione, incisi, parallelismi.
Negli ultimi vent'anni i generi si svincolano dalla produzione nazionale e si materializzano in format potenzialmente acquisibili a livello globale.
Intrattenimento acculturante (1954 - 1975): programmi di varietà e quiz, stile disimpegnato e leggero, varietà regionali negli inserti comici del varietà.
Intrattenimento narcisistico (1976 - 1999): passaggio dalla televisione teatro alla televisione televisione. Nel parlato dei conduttori domina l'italiano standard, nel parlato degli ospiti l'italiano colloquiale. Passaggio alla TV verità. C'è sinergia tra espressività e comunicazione.
Intrattenimento comico: l'innesto tra dinamiche socioculturali e strategie linguistiche determina i meccanismi di riconoscimento e decrittazione della testualità comica.
Varietà paleotelevisivi: prima fase del genere comico, obiettivo: far rilassare lo spettatore. Fine anni '60: seconda fase del genere comico, comicità cabarettistica (Paolo Villaggio in Quelli della domenica).
Drive in: terza fase del comico, è una comicità demenziale adattata dal modello americano. I programmi messi in scena dalla compagnia del Bagaglino ripropongono lo stile della rivista anni '50 concentrata sulla satira politica.
Zelig: cabaret di impronta surreale. Conduce Claudio Bisio con una presenza femminile. Bisio dà l'illusione dell'improvvisazione scenica in performance che risultano da una lunga preparazione. Il parlato di Bisio ha una marcata tendenza all'espressività.
Mai dire Grande Fratello: Gialappa's Band, 2000. Vuole smascherare le ipocrisie e gli svarioni linguistici del reality. Colloquialità, innovazione linguistica.
Il varietà RAI si inaugura con grandi manifestazioni canore (Sanremo, Il musichiere) con stereotipi fraseologici, italiano con accento romanesco e lessico frizzante.
La variante neotelevisiva dello spettacolo di varietà è segnata dal one man show. Fiorello unisce alla tradizione dell'intrattenimento popolare un monologo di ispirazione teatrale.
Il Festival di Sanremo si trasforma dagli anni '90 in un media event che riesce a mobilitare il paese, mantenendo fedeltà alla tradizione e istanze di rinnovamento. L'italiano è medio, registro brillante.
È il sottogenere caratterizzante della neotelevisione. Elementi di diversi sottogeneri confluiscono in un unico spazio di rappresentazione gestito dal conduttore che punta sulla convivialità amichevole, sull'ammiccamento.
Il programma contenitore è una sorta di palinsesto in miniatura, dotato di una forma e di una struttura. Questo tipo di programma è stato esteso ai giorni feriali e a fasce orarie diverse da quelle pomeridiane.
Il linguaggio è omogeneizzante, con una variazione massima da un parlato controllato a un parlato informale nello scambio dialogico con gli ospiti. La formula del contenitore è stata adottata per la prima volta il 3 ottobre 1976 con Domenica in su Rai1.
Nelle ultime edizioni di Domenica in si è accentuata la frammentazione del programma in spezzoni distinti nei quali il parlato si configura in una sintassi marcata, nell'uso pragmatico del condizionale. Nel parlato di Mara Venier spicca il code switching italiano-dialetto; il parlato di Pippo Baudo oscilla tra toni formali e toni informali.
Buona Domenica (Canale5 dal 1985 al 2008) vede gli ospiti provenienti da altre trasmissioni Mediaset di successo. La nuova serie del programma è Domenica 5. La modalità enunciativa di Buona Domenica è un parlato a braccio con interferenze del dialetto, domina la tendenza al neostandard con il ricorso al che polivalente, alla frase scissa.
Uno mattina (Rai1 dal 1986) propone servizi di informazione e attualità, interviste agli ospiti in studio, rubriche sulla vita quotidiana, previsioni del tempo.
Emotainment
Prossimità, convivialità, flusso continuo. Nei programmi senza pubblico c'è una forte prefigurazione autoriale; nei programmi con interventi del pubblico la scaletta è meno rigida e il conduttore assume un ruolo prioritario.
Due criteri di segmentazione per distinguere le svariate tipologie di talk show: - Segmentazione relativa ai contenuti - Segmentazione relativa alla modulazione del programma.
Talk show generalisti: Maurizio Costanzo show, i contenuti vanno dalle tematiche leggere a quelle più impegnative. Costanzo punta a un rispecchiamento del parlato, colloquialismi, ma tendenza alla medietà stilistica.
Talk show ibridati da altri generi: Uomini e Donne, La vita in diretta. Al posto tuo è un talk show di emotainment, mettendo in opera modalità narrativa + modalità conversazionale. Il programma simula un parlato spontaneo, con tratti di substandard, regionalismi involontari, sintassi marcata. Il lessico pullula di regionalismi.
Quiz: alle origini creavano forme inedite di aggregazione nei bar o in casa di amici per la fruizione collettiva del programma. È il primo programma di intrattenimento e ha avuto un ruolo indiscutibile nella diffusione dell'italiano e nel processo di avvicinamento tra scritto e parlato. Mike Buongiorno faceva uso di un informale standard, di un parlato semispontaneo - possibilità di riuso di una lingua di registro medio.
Quiz linguistici: Chissà chi lo sa? - le classi scolastiche di tutta Italia si sfidavano su quesiti di grammatica, semantica, fraseologia. L'eredità con la ghigliottina esprime una nuova generazione di game show linguistico - ci si rivolge alla competenza linguistica dei partecipanti e dei telespettatori, stimolati alla riflessione metalinguistica e all'analisi attiva.
Affari tuoi è un programma gancio tra i Tg e i programmi in prima serata. Bonolis rappresenta il modello perfetto di lingua pop combinando un lessico forbito e il dialetto romanesco. Il parlato colloquiale del programma tende solo apparentemente verso lo sciatto e il trascurato, l'espressivismo è attinto attraverso il ricorso costante al romanesco. Il lessico presenta un'ampia carrellata di registri, da aulicismi al registro sportivo. Il linguaggio multiplo della trasmissione si propone come tentativo di innovazione del gergo burocratese televisivo tipico dei giochi a premi.
Il linguaggio ruota sempre attorno alla varietà romana - elemento unificante in due direzioni: - Interna: diventa cifra stilistica della trasmissione - Esterna: il programma riunisce davanti allo schermo le famiglie italiane ammiccando alla sensibilità linguistica di ogni regione, creando una complicità extratestuale.
La pubblicità
Si è trasformata in una sorta di paragenere della neotelevisione che contamina fiction e intrattenimento.
Carosello: dalla TV pedagogica alla TV
commerciale
Dal 3 febbraio 1957 al 1 gennaio 1977, alle 20.50, il Carosello sancisce il passaggio dalla TV pedagogica a quella commerciale. Il testo dominante è una scenetta interpretata da attori che fungevano da testimonial di cosmetici, dentifrici, detersivi. Il Carosello fungeva per i bambini da divieto di accesso alla TV per adulti. Con la neotelevisione si instaurano spot da 15/30 secondi proposti ogni 20 minuti, interrompendo fastidiosamente i diversi programmi. Si moltiplicano le tipologie di messaggio pubblicitario: promo, televendita, billboard (il meteo è stato offerto da Barilla), diario. Il promo sono testi televisivi creati per pubblicizzare programmi all'interno della stessa emittente.
Il linguaggio della pubblicità televisiva è trasversale, adattabile in base alle fasce orarie e al target prefigurato. L'aggettivo è un ingrediente fondamentale del linguaggio pubblicitario. Le forme elative caratterizzano con efficacia ed economia espressiva le qualità del prodotto da pubblicizzare. L'andamento dei break è ciclico e indifferenziato tra reti pubbliche e private.
L'italiano "oralizzato" della fiction
Nella cultura italiana la fiction televisiva è percepita come un genere scadente sia dalla critica che dal pubblico. In realtà è un elemento centrale della produzione televisiva, è espressione dell'immaginario contemporaneo e delle sue attese. Fiction deriva dal latino fingere = modellare, immaginare, simulare, interpretare la realtà nella rappresentazione artistica. L'anglicismo entra nell'italiano nel 1963 e si stabilisce nel 1982 dopo le soap opera statunitensi importate nelle reti pubbliche e private. La fiction ha importanti valenze sociali ed etiche: Funzione identitaria Funzione mimetico-diegetica Funzione ludica
1950 - 1975: produzione autoctona di teledrammi e sceneggiati 1976 - 1995: importazione di prodotti europei e americani e calo della produzione nazionale 1996 - oggi: importazione di prodotti stranieri ma rilancio della produzione domestica
Alla fiction è toccato il compito arduo di insegnare la letteratura e la lingua nazionale attraverso i teledrammi (Promessi Sposi, Cittadella). 1968: La famiglia Benvenuti - abbassamento dei contenuti e realismo quotidiano. 1976: legittimazione delle TV commerciali - seconda fase della fiction, era della soap opera e della telenovela. Si potenzia la funzione ludica del mezzo televisivo e sul piano sociolinguistico viene stilizzato il quotidiano riproducendone i linguaggi in continua evoluzione. La soap opera italiana nasce nei primi anni '80 in RAI e trova presto una propria cifra stilistico-espressiva.
Testi stilisticamente ipercaratterizzati - forte escursività di registri sociostilistici, stile colloquiale tendente verso il basso, parlato sciatto e trascurato (Il commissario Montalbano).
L'italiano oralizzato si presenta esemplato sull'italiano parlato, con aperture al dialetto, al linguaggio giovanile e all'italiano degli immigrati. Termini e idiomatismi angloamericani filtrati dal doppiaggio affiorano nelle sceneggiature italiane (assolutamente, speciale al posto di unico). Incantesimo: congiuntivo regolare in contesti formali, cede all'indicativo nel registro più colloquiale. Sintassi improntata allo stile conversazionale, paratassi, interazione scandita da segnali discorsivi.
Un medico in famiglia: produzione destinata a un pubblico esteso e socialmente composito. Nonna Enrica - italiano formale aulico e affettato Cettina - italiano popolare, malaproprismi, napoletanismi Nonno Libero - ridondanza pronominale, parlato espressivo Il registro colloquiale è ampiamente praticato, gli sceneggiatori abbondano di idiomatismi che favoriscono la familiarità del telespettatore con la storia. Una componente diafasica essenziale nelle fiction è il lessico settoriale: del medico, giudiziario ecc.
La fiction neotelevisiva e lo stile dei mass
media
Nella fiction neotelevisiva, la gestione dei registri sociali risulta poco credibile, poiché il registro è indifferenziato per i parlanti del ceto elevato e per gli emarginati. Inoltre, si riscontra uno stile sentenzioso, spesso scontato e banale, con una caduta nel melodramma.
Il rapporto lingua-dialetto nelle fiction riflette l'evoluzione comunicativa della società italiana: da un primo momento in cui si opponevano diametralmente, si passa a una fase intermedia in cui nelle sceneggiature delle fiction seriali affiorano gli italiani regionali, per arrivare al momento attuale in cui le varietà locali compaiono in misura pari alle altre varietà sociali. Le varietà più basse sono presenti in contesti particolarmente connotati, come quelli popolati dai mafiosi.
Le miniserie letterarie e memorialistiche sono caratterizzate da accuratezza stilistica e sono una diretta erede dello sceneggiato, con la formula del racconto breve, la linearità e la compiutezza del racconto, e la qualità della sceneggiatura. Queste miniserie hanno la finalità di trasmettere, con intenti divulgativi, valori, principi etici e politici, spesso raccontando storie ambientate lontano nel tempo.
Già nella paleotelevisione, alcune produzioni americane hanno avuto un impatto più forte rispetto a quelle italiane sull'immaginario del paese e hanno esercitato un forte influsso modellante sui serial successivi. Anche i prodotti d'importazione angloamericana tradotti in italiano sono una fonte di informazione e una riserva fraseologica per l'italiano contemporaneo, caratterizzato da uno stile comunicativo che non si discosta troppo dalle tendenze normative in atto.
L'italiano tradotto presenta un repertorio linguistico molto più variegato rispetto all'italiano dei testi precedenti agli anni '80 e una maggiore mobilità interna tra le diverse varietà. L'adattamento italiano mostra una struttura sintattica più articolata rispetto all'originale, con l'uso di avverbi come rafforzativi aggettivali di valenza positiva.
L'italiano dei diversi sottogeneri della fiction è un parlato recitato realisticamente simulato, che incorpora tratti del parlato-parlato e rispecchia la stratificazione dell'italiano contemporaneo. Questo italiano oralizzato riproduce credibilmente la lingua contemporanea in tutte le sue varietà.
L'italiano brillante dello sport
La TV è il medium più adatto a veicolare lo sport per l'unione tra la parola e l'immagine e per la possibilità di utilizzare tecniche ed effetti speciali. Il ruolo della TV è centrale nel facilitare gli scambi tra linguaggio sportivo e lingua comune, con il lessico dello sport che attinge alla lingua comune tecnicizzando il significato sportivo di molte parole e passando parole ed espressioni al lessico quotidiano o alla politica.
Ci sono molte differenze nelle telecronache in base ai canali e ai telecronisti, con un condizionamento stilistico delle singole reti sui telecronisti. I tecnicismi sono maggiori nell'automobilismo e nel motociclismo, quasi