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La linguistica digitale, Appunti di Linguistica

La linguistica digitale: Frontiere della scrittura : lineamenti di web writing e Comunicazione, dibattito pubblico, social media : come orientarsi con la linguistica

Tipologia: Appunti

2024/2025

In vendita dal 16/03/2026

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ALESSIA PESENTI
LINGUISTICA DIGITALE
SKETCH ENGINE
Introduzione
Si tratta di un software di analisi del testo e gestione dei corpora. Viene sviluppato da Lexical
Computing Limited dal 2003 e sono presento 600 corpora in oltre 90 lingue.
QUALI STRUMENTI?
- concordance
- Word Sketch
- Thesaurus
Dalla Dashboard possiamo:
- selezionare uno strumento di ricerca
- cercare un corpus in particolare
- selezionare un corpus tra quelli usati
SELECT CORPUS
- basic: utile se non possediamo un corpus nostro e non ne abbiamo uno specifico in
mente; selezioniamo la lingua che ci interessa tra quelle indicate oppure si può
cercare con la barra di ricerca. SkE selezionerà il corpus migliore per la lingua da noi
indicata
- advanced: utile se non possediamo un corpus nostro ma ne abbiamo uno in mente;
selezioniamo il corpus che ci interessa tra quelli indicati oppure lo cerchiamo con la
barra di ricerca: possiamo indicare la lingua del corpus che cerchiamo oppure il
nome del corpus stesso
- mycorpora: utile se possediamo un corpus nostro; cerchiamo il nostro corpus dal PC
o dal web, oppure selezioniamo tra quelli che abbiamo già caricati
- shared with me:utile se qualcuno ha condiviso uno o più corpora dei suoi con noi;
selezioniamo il corpus che ci interessa oppure lo cerchiamo con la barra di ricerca in
alto
IL REPERTORIO LINGUISTICO ITALIANO
I. LE VARIETÀ DEL REPERTORIO
Esiste un solo italiano?
Pur parlando tutti l’italiano, ciascuno di noi utilizza la lingua in maniera soggettiva e con
caratteristiche peculiari, si parla quindi di “idioletto”: tutti parlano italiano, ma ciascuno con
variazioni d’uso rispetto ai tratti costanti individuabili della lingua.
Vi sono poi distinzioni che riguardano classi di usi (ad esempio tra diverse generazioni):
andando avanti con i tempi, la lingua cambia perché le nuove generazioni apportano le
proprie peculiarità all’uso linguistico, consentendo così alla lingua di evolvere nel tempo; i
giovani vengono infatti considerati gli innovatori della lingua. Troviamo anche differenze
legate al titolo di studio e all’argomento (esempio: un medico si esprime in maniera
diversa rispetto ad uno studente).
William Labov, padre della sociolinguistica americana, ha sviluppato un’importante analisi
riguardante la variazione linguistica; secondo i suoi studi, la vita di una persona si
contraddistingue per una specie di parabola: nell’adolescenza e nell’età anziana ci si
discosta maggiormente da quella che è conosciuta come la “lingua standard”, sostituita
quindi da una lingua differente da quella considerata “la norma”.
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LINGUISTICA DIGITALE

SKETCH ENGINE

Introduzione Si tratta di un software di analisi del testo e gestione dei corpora. Viene sviluppato da Lexical Computing Limited dal 2003 e sono presento 600 corpora in oltre 90 lingue. QUALI STRUMENTI?

  • concordance
  • Word Sketch
  • Thesaurus Dalla Dashboard possiamo:
  • selezionare uno strumento di ricerca
  • cercare un corpus in particolare
  • selezionare un corpus tra quelli usati

SELECT CORPUS

  • basic: utile se non possediamo un corpus nostro e non ne abbiamo uno specifico in mente; selezioniamo la lingua che ci interessa tra quelle indicate oppure si può cercare con la barra di ricerca. SkE selezionerà il corpus migliore per la lingua da noi indicata
  • advanced: utile se non possediamo un corpus nostro ma ne abbiamo uno in mente; selezioniamo il corpus che ci interessa tra quelli indicati oppure lo cerchiamo con la barra di ricerca: possiamo indicare la lingua del corpus che cerchiamo oppure il nome del corpus stesso
  • mycorpora: utile se possediamo un corpus nostro; cerchiamo il nostro corpus dal PC o dal web, oppure selezioniamo tra quelli che abbiamo già caricati
  • shared with me:utile se qualcuno ha condiviso uno o più corpora dei suoi con noi; selezioniamo il corpus che ci interessa oppure lo cerchiamo con la barra di ricerca in alto

IL REPERTORIO LINGUISTICO ITALIANO I. LE VARIETÀ DEL REPERTORIO Esiste un solo italiano? Pur parlando tutti l’italiano, ciascuno di noi utilizza la lingua in maniera soggettiva e con caratteristiche peculiari, si parla quindi di “idioletto” : tutti parlano italiano, ma ciascuno con variazioni d’uso rispetto ai tratti costanti individuabili della lingua. Vi sono poi distinzioni che riguardano classi di usi (ad esempio tra diverse generazioni): andando avanti con i tempi, la lingua cambia perché le nuove generazioni apportano le proprie peculiarità all’uso linguistico, consentendo così alla lingua di evolvere nel tempo; i giovani vengono infatti considerati gli innovatori della lingua. Troviamo anche differenze legate al titolo di studio e all’argomento (esempio: un medico si esprime in maniera diversa rispetto ad uno studente).

William Labov, padre della sociolinguistica americana, ha sviluppato un’importante analisi riguardante la variazione linguistica ; secondo i suoi studi, la vita di una persona si contraddistingue per una specie di parabola: nell’adolescenza e nell’età anziana ci si discosta maggiormente da quella che è conosciuta come la “lingua standard”, sostituita quindi da una lingua differente da quella considerata “la norma”.

→ Durante la vita di una persona è possibili individuare diverse fasi nell’uso della lingua (italiani diversi): i giovani innovano, sono molto creativi nell’uso del lessico ed introducono nuove parole, gli anziani si attestano invece più sulle forme dialettali, tornando alla propria infanzia ed all’uso del dialetto. Durante l’età produttiva, corrispondente circa al momento in cui si comincia a lavorare, una persona si conforma anche a livello linguistico, andando così ad utilizzare una lingua molto più vicina a quella standard. In conclusione, è quindi possibile sostenere che esistono tanti tipi di italiano, tanti quante sono le variazioni linguistiche esistenti. Inoltre, importante è sottolineare che nessuno di noi è in grado di padroneggiare tutte le varietà di italiano.

Dimensioni della variazione (Berruto):

  • Diacronica: legata al tempo
  • Diatopica: legata alla diversa origine e distribuzione geografica dei parlanti
  • Diastratica: legata allo strato sociale o alle caratteristiche sociali (sesso e età) dei parlanti
  • Diafasica: riguarda simultaneamente la formalità della situazione (contesto) ed il tipo di argomento trattato
  • Diamesica: legata al fatto che la lingua può essere sia scritta che parlata
  • Il cerchio riguardante il centro non è un caso che non sia centrato e tendente verso sinistra e l’alto, questo perché l’italiano standard (la norma, il modello di riferimento dell’italiano) è stato per secoli una varietà letteraria, scritta e destinata (o utilizzata) a persone colte.

L’ italiano standard (scritto e letterario) è stato quindi modello per secoli, ma con il processo di italianizzazione è avvenuta la ristandardizzazione che ha ottenuto come conseguenza la nascita di un nuovo standard: l’italiano neo-standard.

Ricapitolando:

  • variazione diatopica : distingue diverse varietà di italiano a seconda della regione e del luogo ed identifica gli italiani regionali marcati per pronuncia , lessico ( serranda vs tapparella) e morfosintassi (passato prossimo vs passato remoto; ad esempio, al nord si utilizza maggiormente il passato prossimo, mentre al su quello remoto)
  • variazione diafasica: è determinata da:
    • registri (maggiore o minore formalità della situazione) - sottocodici (in base all’argomento, lingua della medicina, dello sport, della politica). nessun parlante nativo conosce tutti i sottocodici dell’italiano
    • gerghi (funzione criptica ad esempio lingua dei giovani)
  • variazione diastratica: dipende dallo strato sociale , ovvero dal titolo di studio, dal fatto che una persona sia più o meno colta, dalla professione svolta, ma anche dall’ età (la lingua delle persone muta nel corso delle fasi della vita) e dal sesso. Individua quindi l’ italiano popolare , regionale di semicolti e incolti che hanno il dialetto come lingua madre.
  • variazione diamesica: dipende dal mezzo utilizzato, quindi scritto o orale, ma anche mediato (asincrono, non c’è corrispondenza nei tempi tra chi produce e riceve, o

Con l’inizio degli anni ’80 e le innovazioni ad essi connesse ci si concentra maggiormente sui nuovi mezzi di comunicazione ed allo studio della lingua trasmessa : insieme coerente di varietà ibride , specifico delle moderne forme di comunicazione linguistica a distanza (radio, televisione, cinema, ma anche telefonia, fissa e mobile), come ad esempio:

  • il parlato radiofonico e televisivo
  • il parlato cinematografico
  • il linguaggio usato durante le conversazioni telefoniche
  • l’italiano digitato e scritture brevi

II. LINGUA, CANALE E MODALITÀ DI TRASMISSIONE Importante è precisare la distinzione tra:

  • Canale (di comunicazione o trasmissione) : la via fisica di trasmissione o propagazione di un segnale (fonico-uditivo, gestuale-visivo, grafico-visivo…)
  • Modalità di comunicazione: l’insieme delle condizioni semiotiche (segni) che sono o possono essere connesse all’uso di un determinato canale; vale a dire il modo in cui gli utenti utilizzano i segni per comunicare attraverso un canale, in base ovviamente agli scopi che condividono in quel preciso momento.

Diversi ambiti si intrecciano: semiologico, testuale, sociologico. Grado di rilevanza e pertinenza delle proprietà del canale di trasmissione può variare a seconda che si consideri:

  • il livello generale della comunicazione (o, meglio, della significazione),
  • quello del singolo messaggio o testo,
  • il ruolo che le diverse modalità di trasmissione svolgono nei rapporti sociali e culturali di una comunità.

La comunicazione multicanale La multicanalità è il sistema di modellizzazione primario della comunicazione umana; spesso, tale termine, viene associato alla comunicazione del XX secolo. In realtà così non è, tanto che la prima espressione della comunicazione umana è stata proprio quella visivo-gestuale. Ciò non fa altro che comprovare come, sin dalle origini del linguaggio, la multicanalità sia insita all’evoluzione dell’uso linguistico da parte dell’uomo (quando comunichiamo infatti utilizziamo, sin da sempre e quasi sempre, più canali).

Per quanto concerne la comunicazione vocale, quest’ultima si è sviluppata e l’uso di segni vocali è stato quindi inizialmente di semplice supporto a quello gestuale, con lo scopo di consolidare quanto già comunicato. Questo perché la multicanalità ha una ragione di tipo informativo, permette infatti una minor perdita di informazione.

La capacità simbolica degli esseri umani non è legata all’uso di uno specifico canale (nella storia si sono usati segni gestuali, fonici, grafici, ecc.).

Gli esseri umani, sia nello sviluppo filogenetico sia ontogenetico, sanno naturalmente produrre e interpretare significati attraverso canali differenti senza insegnamento formale. L’evoluzione semiologica non potrebbe essere compresa senza prendere in considerazione come la specie ha (ri)funzionalizzato , alla trasmissione di significati, i l proprio corpo e l’ambiente circostante. Il linguaggio umano può essere descritto come “ a new machine made out of old parts”.

Esempio di (ri)funzionalizzazione del corpo Le variabili del sistema allocutivo Con sistema allocutivo facciamo riferimento ai termini che utilizziamo per rivolgerci a qualcuno. Due dei parametri per decidere quale forma usare in relazione ad una persona si basano su due dimensioni: verticalità e dell'orizzontalità.

  • Le relazioni verticali sono associate al potere comunicativo e sono basate sulla presenza fisica; avere potere significa stare in alto, perché si ha più controllo e si tende ad essere più al sicuro, rispetto a chi sta in basso, che ha meno potere.
  • La dimensione orizzontale riguarda invece la distanza sociale (grado di estraneità o di intimità/vicinanza)

Esempio di (ri)funzionalizzazione moderna di un segno

  • @ chiocciola : separatore negli indirizzi di posta elettronica, prima attestazione in Zingarelli nel 1998.
  • In GRADIT (2000) è glossata come ‘gergale’ (parte di un gergo, in tal caso informatico). L’origine del segno grafico è molto controversa, vi sono infatti diverse opinioni di studiosi a riguardo:
  1. Ulman (paleografo americano): pensava fosse un modo dei trascrittori amanuensi di scrivere “ad” in latino (dal III all'VIII sec. e dall'VIII al XIII sec.)
  2. Stabile (storico della scienza, romano): mette in discussione la teoria di Ulman sostenendo che la “@” è stata utilizzata solamente in testi mercantili posteriori (XIII e XIV secolo) ad indicare la parola “anfora” , nel suo valore di unità di misura, di capacità e di peso (già nell'antica Grecia e a Roma).
  3. Nel linguaggio contabile e nell’ambito commerciale anglosassone usata invece col valore di “at” (a price of) 'al prezzo di' + valore numerico indicante moneta (a partire dal XVIII secolo).
  4. In Italia, sempre come "rappresentante" della lettera a, viene usato, presumibilmente come equivalente di “Addì” (in quel giorno) , nel XIX secolo.

Più chiaro il seguito della vicenda:

  • 1884: viene introdotta nella tastiera della macchina da scrivere Caligraph No. 3 Commercial (con valore commerciale anglosassone);
  • 1972 : viene inserita fra i caratteri disponibili nella tastiera; l’americano Ray Tomlinson lo scelse perché inusuale e inequivocabile come separatore, ma anche per il significato 'presso' che ‘at’ ha oggi, negli indirizzi di posta elettronica per ARPANET, la rete universitaria di origine militare da cui sarebbe nata Internet.

È di vitale importanza evidenziare come il linguaggio umano nasca permeato di materialità biologica e culturale. Si tratta infatti di un complesso sistema adattativo che si

I testi prodotti attraverso i due canali sono associati a modalità di comunicazione diverse. La conseguenza più evidente si ha nella struttura dei testi prodotti :

  1. La continuità del processo di produzione e ricezione del parlato produce testi discontinui → costruzione del senso anche sul piano verbale, attraverso i fenomeni di disfluenza (esitazioni, cambi di progetto ecc.), l’uso di porzioni verbali brevi, adeguate alla produzione online che non può fare affidamento ad una memoria esterna
  2. Il processo discontinuo o di redazione del testo è normalmente del tutto privato e permette di presentare al nostro destinatario un testo continuo privo di disfluenze e incertezze, che non presenta alcun segno di discontinuità.

I CORRELATI LINGUISTICI

Non esiste una relazione automatica e deterministica tra canale, modalità di comunicazione e prodotto linguistico. “Costanti’ del parlato e dello scritto: per indicare le proprietà che contraddistinguono le strutture linguistiche delle due modalità e che rispondono a esigenze di compatibilità con il canale e la modalità di trasmissione.

  • parlato - parlato : forme linguistiche più semplici
  • scritto - scritto : forme linguistiche più complesse
  • Ciò che li distingue (parlato e scritto) è la vaghezza

NON SOLO PARLATO E SCRITTO La storia semiologica dell’uomo non esaurisce in unico percorso che dal parlato porta allo scritto, ma è caratterizzata da molteplici forme e risorse semiotiche multicanale e multimodali. Una rappresentazione più realistica deve quindi arricchirsi tenendo conto anche di altre modalità. I due criteri presi in considerazione (discontinuità di produzione/ricezione del testo) ci permettono di inserire altre modalità di comunicazione che non sono né scritte né parlate e che troviamo insoddisfacente associare all’uno o all’altro.

La multidimensionalità non è una proprietà che deriva dallo sviluppo tecnologico del XX secolo, ma appartiene alla storia biologica e culturale della specie. Non c’è un rapporto deterministico tra canale, modalità, grammatica e testi, piuttosto rapporto di covariazione costante : è possibile individuare dei principi basici di organizzazione che identificano classi di modalità, che a loro volta sono associate a costruzioni linguistiche, che si radicano nell’uso e contribuiscono a delineare i confini della grammatica di una lingua. La naturale multimodalità della comunicazione umana rende irrealistico un modello in cui l’universo semiotico è interpretato come derivazione del parlato e della scrittura

III. VARIAZIONE DIAMESICA E ITALIANO DIGITATO

NUOVE TECNOLOGIE E VARIAZIONE DIAMESICA

Lo sviluppo delle nuove tecnologie ha posto in una luce diversa le possibili intersezioni tra usi scritti e parlati (written speech, writing conversation, ecc.):

  • scarsa pianificazione dei testi
  • presenza di tratti informali dei registri parlati
  • grado di dialogicità

L’etichetta CMC ( Comunicazione Mediata dal Computer ) include tutte le forme di interazione mediate dai dispositivi elettronici > distinzione fondamentale tra sistemi sincroni e asincroni.

EVOLUZIONE :

  1. Anni Sessanta: Internet > protocollo di comunicazione tra PC e altri dispositivi attraverso infrastrutture di rete (cavi, satelliti, linee telefoniche)
  2. Anni Novanta: www > ipertesto pubblico funzionante su Internet che collega tra loro, tramite link, pagine accessibili su siti attraverso un sistema di indirizzi, URL (Uniform Resource Locator);
  3. 2005-06: web 2.0 ( “web dinamico”) > partecipazione degli utenti alla costruzione dei contenuti (folksonomy) > aumento esponenziale;
  4. telefonia mobile > rivoluziona il panorama della comunicazione attraverso ad es. SMS, prima, e messaggistica istantanea (Whatsapp, Messenger, Telegram, Snapchat, ecc.);
  5. Social media > reti che permettono ad utenti di costruire profilo pubblico/semipubblico, definire una lista di utenti con cui condividere connessione, vedere loro liste di connessione (Facebook nel 2004, Youtube nel 2005, Twitter nel 2006, Instagram 2010): comunicazione ‘frammentaria’

Si è quindi verificata una costante evoluzione dei sistemi di scambio con progressivo allontanamento dai generi della scrittura tradizionale verso produzioni prive di un antecedente.

La vera rivoluzione riguarda la possibilità di scambio > dialogo semisincrono: è una forma di comunicazione in cui gli scambi di messaggi si verificano con un certo ritardo, ma non sono completamente asincroni come in un messaggio di testo; è una mediazione tra un dialogo immediato (sincrono) e un dialogo con risposte tardive (asincrono).

Abbiamo quindi una rifunzionalizzazione : la scrittura viene piegata verso usi inediti, perché i sistemi “nativi digitali” hanno generato nuovi spazi comunicativi e nuovi “usi semiotici del canale”.

Molte descrizioni si concentrano su:

  • tachigrafie
  • espedienti di simulazione del parlato
  • deissi e lessico

Due categorie di studio consolidate:

  • migrazione nel web dei generi testuali tradizionali

non è necessariamente legata al canale in senso stretto, ma ai nuovi usi semiotici del canale”

SPIEGAZIONE Lo stadio attuale è arrivato a permetterci di coniugare due proprietà che prima sembravano incompatibili: discontinuità di produzione e ricezione e discontinuità del testo. A produrre cioè dialoghi a distanza che non necessariamente contengono tutte le tracce della redazione del testo e della sua esecuzione, ma che possono mantenere la quasi sincronia.

La collocazione delle scritture digitali nell’architettura dell’italiano contemporaneo coinvolge anche la lettura diafasica e diastratica della CMC.

Gli aspetti non-standard delle scritture digitali sono ricondotti alle convenzioni scrittorie, al “linguistic whateverism” , allo scarso dominio dell’italiano da parte degli utenti. Troviamo quindi riferimenti all’«italiano neopopolare», a quello dei semicolti, alla «lingua selvaggia», per sottolineare come internet abbia fatto emergere le ridotte competenze scrittorie di molti italiani.

  • Institutional literacy: forme di composizione tradizionali, praticate a scuola e nelle professioni, con rispetto dello standard
  • Digital vernacular literacy: scritture informali, spontanee e prive di un riferimento codificato, risultato di una pratica quotidiana, le cui “norme”, esplicite o implicite, dipendono dalla negoziazione interna alle diverse comunità

APPROCCIO ALLA CMC Approccio generale: due proprietà (continuità di produzione e continuità del testo) per comprendere i nuovi usi semiotici del canale senza ricadere nelle dicotomie e irriducibilità di scritto e parlato limitata al canale.

I social media hanno prodotto un rapido invecchiamento dei modelli interpretativi.

PROCESSO COMUNICATIVO E TIPI DI TESTI I. CARATTERI GENERALI Processo comunicativo : con questo termine si indica il trasferimento di informazione da mittente a ricevente attraverso (almeno) un segno (biplanare). Roman Jakobson parla di sei fattori costitutivi

  • Il mittente invia un messaggio al destinatario
  • per essere operante, il messaggio richiede in primo luogo il riferimento ad un contesto , che possa essere afferrato dal destinatario, e che sia verbale, o suscettibile di verbalizzazione
  • in secondo luogo esige un codice interamente, o almeno parzialmente, comune al mittente e al destinatario;
  • infine un contatto, un canale fisico e una connessione psicologica tra mittente e destinatario, che consenta loro di stabilire e mantenere la comunicazione

La struttura del processo comunicativo Il messaggio è la risultante della variazione di tutti gli altri fattori della comunicazione. Quali variabili sociolinguistiche?

  1. caratteristiche del parlante
  2. caratteristiche delle relazioni tra parlanti
  3. numero di parlanti
  4. presa di parola
  5. contesto

Pratica discorsiva : con questa espressione si indica l’insieme dei processi di produzione, distribuzione e fruizione di un determinato discorso. ➔ un processo comunicativo produce un messaggio nell’ambito di una pratica discorsiva e di una pratica sociale che ne condizionano la forma, la funzione, l’efficacia.

Specificità del discorso pubblico nel XX e XXI secolo

  • XX secolo > dibattito pubblico attraverso pratiche discorsive istituzionalizzate (mozioni, domande, lettere aperte, delibere, ordinanze, leggi) rese pubbliche dai mass media. Il dibattito si propaga in verticale.
  • XXI secolo > dibattito pubblico si sposta sui social media nell’immediatezza e spontaneità in spazi ibridi (partecipazione solo illusoria). Questi sono:
  • ottimi veicoli di organizzazione dell’azione politica
  • esperimenti di costruzioni di arene pubbliche digitali (Reddit, Wikipedia)

Online tutto si complica Con l’avvento del web si generano processi comunicativi più complessi. Se nelle interazioni faccia a faccia siamo consapevoli della correlazione tra variazione sociolinguistica, semiotica dei processi comunicativi e la loro variazione linguistica e discorsiva, nessuno ci ha abituati a orientarci nella complessità semiotica e sociolinguistica dei processi comunicativi online.

Il web 2.0 ha fatto collassare parte della sfera pubblica tradizionale su un’unica piattaforma:

  • orizzontale
  • digitale
  • commerciale: rivolta al profitto

La comunicazione non è più unidirezionale che da un centro si diffonde. Abbiamo più centri di comunicazione tutti collegati tra di loro.

Come puo’ cambiare l’utente?

  • l’emittente può scrivere a massa di riceventi in differita
  • generalizzazione della pratica dell’anonimato (attraverso pseudonimi)

DISTINZIONE TRA SCRITTO E PARLATO?

Scollamento tra percezione dello scambio che hanno emittente e ricevente. Emittente ha impressione di parlare, ricevente pensa di leggere un messaggio scritto.

Emittente

  • scrive pensando che r. condivida il suo contesto
  • ha impressione di parlare (e non di scrivere)
  • scrive pensando che r. condivida con lui messaggi non verbali
  • scrive pensando di trovarsi in un sistema comunicativo sincrono
  • scrive pensando che r. possa fornire un feedback

Ricevente

  • non condivide il contesto, interpreta la produzione scritta come completa > inferenze
  • r. non ha a disposizione messaggi non verbali
  • riceve testo scritto senza informazioni esplicite su atteggiamento
  • può ricevere messaggi oscuri, non smussati da negoziazione di interazione

II. PRINCIPI COSTITUTIVI DEL WEB Per DISCORSO si intendono tre cose diverse :

  1. La situazione di enunciazione concreta in cui il processo comunicativo si svolge ( contesto situazionale )
  2. Il testo che precede e segue una predicazione ( cotesto )
  3. L’insieme di testi che circolano nella cultura in cui si svolge il processo comunicativo ( dimensione dell’intertestualità )

ENUNCIATO : unità minima del discorso, una produzione semiotica che modifica la realtà in qualche modo. Ogni enunciato contemporaneamente:

  • Realizza un atto locutorio, atto di dire qualcosa
  • Realizza un atto illocutorio, compiere un’azione dicendo qualcosa,
  • Ha un effetto perlocutorio, ottiene un effetto sulla realtà dicendo qualcosa

(1) Luigi mangia la carne. (2) Luigi mangia la carne? (3) Luigi mangia la carne! (4) Luigi, mangia la carne!

L’ enunciato è l' elemento nucleare nella composizione di un testo. Gli enunciati sono raramente usati in isolamento → sequenze coerenti e coese di enunciati costituiscono testi.

IL TESTO Proprietà:

  • coesione: il filo rosso conduttore del testo (riguarda la forma)
  • coerenza: manifestazione formale della coerenza (riguarda il contenuto)

Rapporto comunicativo:

  • intenzionalità
  • accettabilità

INTENZIONALITA’ ED ACCETTABILITA’ Si fa riferimento alla cooperazione tra mittente e ricevente (principio di cooperazione, Grice). In un contesto comunicativo la cooperazione tra mittente e ricevente è data per scontato, ma non è così nel web.

Intenzionalità

  • Atteggiamento di chi produce il testo
  • Finalizzato ad uno scopo preciso

Accettabilità

  • Atteggiamento di chi riceve il testo
  • Disposizione a comprendere gli scopi dell’autore
  • Aspettative testuali

LE MASSIME DELLA COOPERAZIONE

  • Quantità: “Non essere reticente o ridondante”
  • Qualità : “Sii sincero”
  • Relazione: “Sii pertinente”
  • Modo: “Evita l’ambiguità” → linguaggio: intrinsecamente vago perchè ha maggiore effetto comunicativo e rende più facile la comunicazione La comunicazione non passa solo attraverso ciò che troviamo scritto, ma anche attraverso molti altri fattori.

Presupposizioni Le presupposizioni sono informazioni implicate, non esplicitamente dichiarate, che devono essere vere per un enunciato per essere considerato appropriato o per avere un valore di verità determinato.

Implicature Le implicature sono delle predicazioni implicite. Possiamo parlare di implicature convenzionali, ovvero associate sistematicamente all’uso di alcune forme linguistiche.

Alcuni esempi

  • Ho quasi finito [Non ho finito]
  • Luisa è uscita [Luisa era in casa]
  • È muscoloso ma intelligente [Chi è muscoloso non è intelligente]
  • Hai finito il tuo sproloquio? [Trovo il tuo discorso eccessivamente lungo e fuori luogo]
  • È una crepa che in età moderna ha separato l’autore dal lettore : forme di compartecipazione alla scrittura (Wikipedia caso esemplare) → coniazione del neologismo wreader (writer + reader), in italiano scrilettore : chi legge è chi scrive e viceversa.
  • Ha determinato la caduta delle barriere tra chi scrive, chi rende possibile che la scrittura assuma dimensione pubblica e chi legge.
  • Immateriale , perché si è progressivamente sganciato da un supporto fisico, vicino all’autore (connessione in mobilità e cloud hosting).
  • Interoperabilità , cioè il fatto che un testo digitale è, a certe condizioni tecniche, adatto a essere modificato, integrato, importato ed esportato in nuovi ambienti e supporti.

Testi cartacei, digitalizzati e digitali Ci sono state molte correnti di pensiero:

  • La prima è stata iniziata da Marc Prensky nel 2001, che ha coniato la metafora del “digital immigrant” per indicare coloro nati senza tecnologie e che hanno successivamente imparato ad utilizzarle, al contrario dei “digital natives” che sono nati nel periodo delle tecnologie. Nasce “l’homo sapiens digital” (per Prensky nel 2009): inedito divario intergenerazionale, per la prima volta nella storia, i ragazzi sono più a loro agio con un’innovazione di importanza fondamentale per la loro società rispetto ai loro genitori.
  • Un’altra corrente di pensieri si concentra, invece, sugli effetti deleteri dell’instupidimento digitale, che sarebbe il risultato di un’esposizione precoce e massiccia a dispositivi elettronici subita dalle nuove generazioni, fino ad ipotizzare, come effetto collaterale, una “demenza digitale”.

Risulta però utile recuperare l’espressione “nativo digitale” in riferimento ai testi e non alle persone; se internet è effettivamente un contenitori di testi, ciò che può distinguerli è il cosiddetto gradiente di digitalità :

  • Scarso o nullo nei testi cartacei nati prima della rivoluzione informatica e importati in archivi digitali (es. archivio storico di un quotidiano o di una biblioteca).
  • Intermedio nei testi digitalizzati scritti con l’ausilio del supporto digitale, ma concettualmente non dissimili dal testo tipografico, su carta (es. un articolo per una rivista scientifica, una tesi di laurea).
  • Alto in testi digitali concepiti esclusivamente per la rete e inconcepibili al di fuori di essa (es. una conversazione in chat, un blog o i post su social network).

In queste scritture, native digitali, del cosiddetto web 2.0, si concentrano le maggiori innovazioni della testualità digitale.

Ipertesti come scritture discontinue Gli ipertesti sono in sé scritture discontinue (o multilineari), se confrontate con il testo tipografico, che si sviluppano in verticale. Questa caratteristica è ancor più evidenziata da alcuni accorgimenti che finiscono per far assomigliare le unità informative di cui si compone il testo ai campi di un database:

  • email: campi differenti (destinatario, oggetto, testo, allegati) e altre informazioni possono essere automaticamente inserite dal programma (mittente, data e ora, firma ecc.);
  • recensione online su una struttura turistica;
  • parole chiave a corredo di un saggio scientifico;

IV. CARATTERISTICHE DELLA TESTUALITÀ DIGITALE Al giorno d’oggi ci troviamo di fronte ad un sovraccarico informativo della comunicazione in rete, tale sovraccarico viene selezionato attraverso i motori di ricerca. Perché i contenuti siano recuperabili e compaiano, possibilmente, ai primi posti nei risultati occorre che siano modellati in modo tale da poter essere trovati dai motori di ricerca ( web semantic ).

L’ enveloping , strategia utilizzata in robotica, consiste nel ridisegnare, a partire dalle esigenze della macchina, l’ambiente entro cui essa opera ; ciò implica che un testo venga costruito con lo scopo di risultare facilmente trovabile nei/dai motori di ricerca.

Le necessità della macchina sono le norme per la SEO ( search engine optimisation/ottimizzazione per il motore di ricerca ): tali norme determinano la struttura profonda ideale di un testo digitale tramite, ad esempio, tag e metatag, ovvero marcatori invisibili, ma che arrivano ad influenzare la superficie del testo.

La scrittura digitale è caratterizzata da una profondità che ha a che fare con la verticalità della codifica del testo : quando si digita sulla tastiera o si immettono dati sullo smartphone, non si producono segni grafici, ma si genera un impulso elettrico che viene tradotto in un codice binario, una sequenza di 0 e 1. Tali codici binari consentono di rappresentare l’intera serie dei numeri interi. Attraverso un ulteriore sistema di conversione, tutta questa serie di codici binari che si susseguono l’un l’altro, vengono convertiti in codici ASCII.

Altri livelli di codifica:

  • Ad esempio, formattazioni (corpo del testo, corsivo, colore, sottolineato ecc.): operazioni di marcatura (tagging), che determinano l’aspetto finale del testo (HTML, Hyper Text Markup Language).
  • Dati descrittivi , che corredano il testo di metadati (per esempio, chi è l’autore, di che cosa parla il testo, quali sono le parole chiave, ecc.) e lo dotano di una semantica secondaria.

In sintesi, al testo si sovrappongono delle informazioni di supporto, che ne determinano l’aspetto e servono a rintracciare quel testo nelle informazioni di rete.

Il testo digitale è concepito per un doppio destinatario : il lettore umano e il motore di ricerca. Nel web 2.0 il tagging è diventato social tagging (o folksonomy), cioè una “tassonomia cooperativa” : ad esempio quando contrassegniamo luoghi e persone presenti su una foto che condividiamo su uno dei tanti social media. Il social tagging può interessare anche il contenuto di testi e manifestarsi in superficie, come avviene per esempio con l’uso di simboli @ e # in Twitter.

Nell’analisi delle differenze tra scritto e parlato si fronteggiano di conseguenza un’ impostazione mediale (legata alle specificità del canale) ed una concettuale.

Scritto e parlato L’ impostazione concettuale è stata sviluppata in particolare da Peter Koch e Wulf Osterreicher, quest’ultimi sostengono che la differenza tra scritto e parlato non è binaria, ma scalare. Un testo, indipendentemente dal canale che impiega, può essere concettualmente più o meno distante dalle caratteristiche pragmatiche tipiche dell’oralità o della scritturalità.

Piattaforme di comunicazione quasi sincrone come WhatsApp utilizzano un canale preferibilmente (ma non esclusivamente) grafico per veicolare una comunicazione molto simile all’oralità. Si tratta però di simulazioni dello scambio conversazionale primario in quanto prive di una caratteristica essenziale, ovvero la vicinanza fisica degli interlocutori (mancano cioè tono, espressioni, atteggiamento…). Di conseguenza, il canale utilizza delle strategie atte a sviluppare e migliorare tali simulazioni come, ad esempio, “online” o “sta scrivendo…”.

Parlato, scritto ed emoticons Le emoticons :

  • costituiscono un tentativo di restituire alla parola la corporeità di cui è dotata nell’oralità → rappresentano in forma stilizzata le parti del corpo umano utilizzate in funzione semiotica (funzione di veicolazione di significati);
  • costituiscono un secondo esempio, insieme all’uso dell’hashtag, di come in alcuni ambienti della comunicazione digitale siano compresenti segni appartenenti a codici semiotici diversi, usati in maniera semi-integrata con gli enunciati linguistici.

È possibile distinguere tre livelli di progressiva integrazione delle emoticons nel corpo dell’enunciato:

  • uso sostitutivo dell’enunciato verbale (sostituiscono ciò che si intende dire);
  • collocazione marginale nell’enunciato, all’inizio o alla fine, con funzione integrativa o di commento.
  • collocazione interna all’enunciato, sostitutiva di parole o espressioni.

Hanno anche una funzione metadiscorsiva , cioè esplicitano l’atteggiamento dello scrivente nei confronti del contenuto del messaggio (ironia, stupore, contentezza, perplessità…). Tale funzione va in qualche modo a sostituire il ruolo e l’importanza ricoperta dalle espressioni facciali.

Il significato delle icone è di solito fisso, ma può essere soggetto a interpretazione individuale o a risemantizzazione. Grazie alla risemantizzazione del significato, le icone diventano più vaghe; la vaghezza costituisce uno degli elementi principali del codice fonico-uditivo. Le emoticons assumono caratteristiche simili a quelle dell’oralità ed il loro significato può essere concordato tra utenti di gruppi se prolungato nel tempo

VI. TESTI, NON TESTI E IPOTESTI

Elementi costitutivi della scrittura digitale La brevità è uno dei tratti costitutivi della scrittura digitale: la costruzione telegrafica è caratterizzata da una sintassi tendenzialmente monofrasale e da un parallelismo che favorisce l’utilizzo di costrutti ellittici (per esempio su Twitter c’era un limite di 140 carattere imposto agli utenti).

Parlando di scritture digitali è necessario prendere in considerazione:

  • Cinquantennio televisivo: ha portato la spettacolarizzazione dell’informazione per tenere viva l’attenzione del telespettatore. Per questo vengono costruiti slogan, vengono fatte battute e vengono date etichette.
  • Social media: hanno determinato una vertiginosa discesa della soglia di attenzione media del ricevente.

Proprietà delle scritture digitali Le proprietà delle scritture digitali sono:

- brevità

  • frammentarietà: sintassi segmentata, breve e tipica del parlato, caratterizzata da dislocazioni o frasi scisse. Ad esempio, i messaggi postati sui social media sono monoproposizionali: in Twitter e Facebook la lunghezza media dei periodi postati è di 11,7 parole, mentre sulla carta è di 20/25 parole.
  • dipendenza dal contesto: più o meno marcata
  • verticalità prospettica: modalità di costruzione dell’architettura testuale che aiuta il lettore a distinguere le informazioni in primo piano da quelle sullo sfondo: sia attraverso strumenti linguistici (le diverse modalità di evidenziazione del tema e del rema dell’enunciato) sia attraverso strumenti non linguistici, cioè la disposizione dell’unità di contenuto nella pagina-schermo e la sua collocazione nell’architettura dell’ipertesto, per es. nella home page o in posizione più incassata.

Tali peculiarità portano ad una nuova forma di intertestualità esasperata o intertestualità attiva , che rende le singole produzioni frammenti incompleti e dipendenti da altri per una piena interpretazione. Alcuni studiosi evidenziano diversi limiti derivanti da questa organizzazione del discorso, tipica delle scritture digitali:

  • Antonelli gioca sulla coppia ipotesto-ipertesto: secondo lui ciò che differenzia i testi digitali dai testi scritti è la loro frammentarietà. Non solo sono brevi, ma anche incompleti: singole battute di un testo molto più ampio costituito dall’insieme del dialogo a distanza. Sono ipotesti, dunque, non ipertesti.
  • Raffaele Simone sostiene si tratti di “non testi”: frasi brevi, storie, citazioni, battute, barzellette, motti celebri, volgarità, commenti liberi e stupidaggini a cascata.

COME RICONOSCERE I TESTI PERSUASIVI Uno degli obiettivi dei testi persuasivi è quello di creare consapevolezza semiotica, pragmatica e sociolinguistica delle comunicazioni sulla rete per essere in grado di utilizzare codici di comunicazione adatti ai fini, ai mezzi e agli attori delle interazioni online.