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materiale appunti/slide del corso di linguistica digitale di Chiara Ghezzi
Tipologia: Slide
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LINGUISTICA DIGITALE – Chiara Ghezzi
1.1 Il repertorio linguistico italiano: le varietà
Non esiste un solo italiano, ma “ idioletti ” che presentano tratti
costanti, ma con variazioni d’uso. Per repertorio si intende
l’insieme delle lingue parlate nell’ambito di una comunità, ma non
solo. Tale concetto presuppone la delimitazione di una comunità
linguistica. Infatti, “ intendiamo come repertorio linguistico
l’insieme delle risorse linguistiche a disposizione di una comunità
linguistica o di un parlante.”
1.1 Variabilità̀ linguistica, le dimensioni della variazione
Diacronica: variazione nel tempo
Diatopica: variazione rispetto al luogo geografico di provenienza del parlante – italiani regionali marcati per
pronuncia, lessico ( serranda vs tapparella ), morfosintassi (passato prossimo vs passato remoto)
Diastratica: variazione in base al sesso, età, grado di istruzione. Italiano popolare, italiano regionale di
semicolti e incolti che hanno il dialetto come lingua madre (ad es. lessico, malapropismi covalicenza, ma
anche morfosintassi buttati giù > sdraiati )
Diafasica: variazione determinata dai registri (maggiore o minore formalità della situazione), sottocodici (in
base all’argomento, lingua della medicina, dello sport, della politica – nessun parlante nativo conosce tutti
i sottocodici dell’italiano!) e gerghi (funzione criptica, ad. es. lingua dei giovani)
Diamesica: asse dello scritto e del parlato – canale attraverso cui comunichiamo. Può essere mediato
asincrono (senza corrispondenza tra emittente e ricevente) o sincrono (corrispondenza, compresenza tra
emittente e ricevente)
Perché viene rappresentata un’ellissi decentrata? Poiché nessuno parla l’italiano standard (lingua
scritta), bensì l’italiano neo-standard.
1.1 Architettura dell’italiano contemporaneo
Gli aspetti rispetto ai quali si differenziano sono:
il passaggio del tempo (variazione diacronica); il luogo geografico da cui il parlante proviene (variazione
diatopica: italiano regionale); l’identità sociale del parlante (variazione diastratica); la situazione e il
contesto comunicativo in cui ci si trova ad interagire (variazione diafasica: registro); l’argomento di cui si
parla (variazione diafasica: sottocodice, linguaggio settoriale, lingua speciale); il
canale che si utilizza
(variazione diamesica: scritto, orale, mediato)
1.1 La grammatica delle varietà
Standard: il gatto insegue il topo/ Tecnico-scientifico: l’esemplare di Felis catus insegue l’esemplare di Mus
musculus; Parlato colloquiale: il gatto rincorre il topo; Popolare: il gato ci core dietro al topo / la gatta
rincorre al sorcio ; Informale: il micio corre dietro al topolino; Gergale: il baffone tampina il topastro
1.2 Il repertorio linguistico italiano
1.2 La variazione diamesica
L’insieme dei fenomeni linguistici connessi con la selezione di un determinato mezzo di
comunicazione (scritto, parlato, telefonico, radiofonico, telematico ecc.) – Mioni.
1.2 Diversità di strategia tra scritto e parlato
PARLATO (PROTOTIPICO) SCRITTO (PROTOTIPICO)
Canale uditivo (fonico-acustico): incidenza di prosodia e
mezzi paralinguistici
Canale visivo (grafico): segni di interpunzione, sintassi
Temporaneo
§ pianificazione in tempo reale, diversa pianificazione
sintattica e testuale (sintassi meno elaborata – frasi
più semplici, testualità discontinua con frequenti
cambi di tema)
§ ridondanza
Permanente
§ possibilità di pianificazione anticipata (e in corso di
stesura), maggior possibilità di controllo e
articolazione dell’informazione > correggibilità
senza limiti
§ Soggetto a criteri di valutazione sociale →+
formalità
Contesto condiviso /compresenza destinatari
§ implicitezza (ad es. ellissi) – indicare
§ forte deitticità (qui ed ora)
§ fatismi, segnali discorsivi
Comunicazione differita
§ più esplicitezza e chiarezza nell’organizzazione del
discorso
§ più accuratezza e formalità
LESSICO
Uso maggiore di verbi e parole grammaticali (=
dispersione di contenuto)
Uso maggiore di varietà di vocaboli (più precisi e
ristretti), termini astratti, frasi nominali e più parole
lessicali che grammatica – maggiore densità informativa
e maggiore concentrazione di contenuti.
MORFOSINTASSI
Frammentarietà: strutturazione (frasi incomplete,
ripetizioni, paratassi, più dislocazioni), meno
connessione, minor uso di pronomi, passivi, tempi/modi
verbali
Sintassi più elaborata (frasi più lunghe, subordinazione,
concordanze, meno dislocazioni), più connessione
(connettivi, paragrafi)
TESTUALITÀ
Discontinuità tematica Continuità tematica, più coerenza logica
1.2 Il continuum scritto-parlato
All'intersezione tra scritto e parlato si collocano una serie di varietà intermedie, che formano un
continuum ininterrotto disposto tra i due poli estremi della variabilità diamesica. In una posizione
intermedia tra oralità e scrittura piene, si collocano una gamma di realizzazioni, di per sé orali, ma
alle quali è estranea la caratteristica del parlato spontaneo, proprio delle interazioni verbali faccia a
faccia.
Scritto -
scritto
[...]
Parlato -
scritto
Parlato -
recitato
Parlato
pubblico -
formale
Parlato -
letto
Parlato -
parlato
Varietà simili al
parlato prototipico
di Nencioni
La multicanalità è il sistema di modellizzazione primario della comunicazione umana. La
comunicazione vocale si è sviluppata “ redundantly with [...] naturally meaningful gestures ”
(Tomasello). L’aspetto chiave è la ridondanza – lo stesso significato viene veicolato in due modi
diversi, utilizzata per esplicare meglio il messaggio a tutti coloro a cui deve arrivare.
La multicanalità (sia quando è associata all’uso di altri codici sia quando prevede la trasmissione
dello stesso codice su più canali) ha una ragione di tipo informativo : permette una minore perdita
di informazione.
La capacità simbolica degli esseri umani non è legata all’uso di uno specifico canale (nella storia si
sono usati segni gestuali, fonici, grafici, ecc.), ma all’uso di più canali contemporaneamente. Gli esseri
umani, nello sviluppo filogenetico ed ontogenetico, sanno naturalmente produrre e interpretare
significati attraverso materialità diverse senza insegnamento formale. L’evoluzione semiologica non
potrebbe essere compresa senza prendere in considerazione come la specie ha (ri)funzionalizzato alla
trasmissione di significati: il proprio corpo e l’ambiente circostante (Deacon).
Il linguaggio umano può essere descritto come “ a new machine made out of old parts ” (Bates) –
macchina composta da pezzi vecchi che facevano cose diverse in un altro momento. I segni che,
inizialmente, erano utilizzati per scopi diversi iniziano ad avere una funzione completamente nuova:
rifunzionalizzazione.
1.3 Facciamo qualche esempio – rifunzionalizzazione a trasmissione di significati
della forma visiva delle parole del cervello in cui si elabora la forma visiva di una parola. Inizialmente,
nei popoli senza scrittura, era usata per identificare in una folla i volti noti.
1.3.1 Le variabili del sistema allocutivo
utilizzato per richiamare l’attenzione di qualcuno attraverso la lingua (pronomi personali, forme di
cortesia o nomi comuni). All’interno, ci sono elementi collegati al corpo che vengono
rifunzionalizzati. Esistono due relazioni:
§ relazione verticale : avere più potere significa stare “in alto”, non avere potere significa stare “in
basso”. In alto si ha una visione più alta, controllata e sicura – tradotta in potere sociale.
§ relazione orizzontale : intimo è “vicino”, estraneo è “distante”. La vicinanza ad una persona
determina poi, il grado di distanza, estraneità, prossimità ed intimità.
1.3.2 La produzione di segni grafici
cambiano in relazione all’evoluzione materiale della società. I primi segni di comunicazione emergono
dai pittogrammi, i quali vengono rifunzionalizzati (es. pittogrammi che diventano lettere astratte).
Le emoticon venivano usate già diverso tempo fa (Disco di Festo, 1700 a.C.). Emoticon deriva
dall’inglese (“ icona delle emozioni ” – usate per rendere lo stato d’animo del mittente). Non si sa da chi
siano state introdotte con esattezza, forse, nel 1982, da Scott Falman che propose di contrassegnare
messaggi ed e-mail con marcatori che rendessero veloce ed intuitiva la comunicazione. Inizialmente,
composte da punti e parentesi, in seguito sono diventate emoji, introdotte nel 1999 da un operatore
giapponese. Da allora, vengono continuamente usate, anche in sostituzioni di parola (comunicazione
di tipo iconografico – veloce/intuitiva).
@ ( a commerciale, chiocciola/ina, at, in inglese ): separatore negli indirizzi di posta elettronica, prima
attestazione in Zingarelli nel 1998. In GRADIT (2000) è glossata come ‘ gergale’.
Origine del segno grafico:
§ Ulman (paleografo americano): modo dei trascrittori amanuensi di scrivere ad latino; lo "svolazzo"
è in realtà una d secondo la scrittura onciale (dal III all'VIII sec. e dall'VIII al XIII sec. nelle
intestazioni e nei titoli)
§ Stabile , (storico della scienza, romano): solo in testi mercantili posteriori (XIII e XIV sec). Indica
la parola anfora, nel suo valore di unità di misura, di capacità e di peso (già nell'antica Grecia e a
Roma). Elenco delle più diffuse abbreviazioni commerciali nei secoli XIII-XVI " a (con svolazzo in
senso antiorario) = anfora ". Sp. arroba < ar. rub’a “un quarto” (unità di misura). Designava un
tempo unità di peso (25 libbre) e una misura di vino (tradotto come amphora nel Vocabulario
español-latino di fine ‘400).
§ Ambito commerciale (mercanti italiani, fiorentini o veneziani) anfora 'unità di peso o capacità'
at ( a price of ) 'al prezzo di' + valore numerico indicante moneta (a partire dal XVIII secolo). Con
questo valore è tuttora in uso nelle transazioni di borsa via Internet.
§ In Italia, sempre come "rappresentante" della lettera a , viene usato, presumibilmente come
equivalente di Addì (quel giorno ) , nel XIX secolo. MA:
Per certo: @ è un modo di trascrivere a:
§ nella grafia mercantesca: unità di misura espressa dal termine anfora (le attestazioni più antiche).
§ secoli successivi (area anglosassone): valore contabile di at ( the price of ) e in area italiana come
abbreviazione di addì (forse, l'antica ipotesi di una trascrizione di ad - Ullman)
Più chiaro il seguito della vicenda: (1) 1884 : l'introduzione nella tastiera della macchina da scrivere
Caligraph No. 3 Commercial (con valore commerciale anglosassone); (2) 1972 : fra i caratteri disponibili
nella tastiera, Ray Tomlinson lo scelse perché inusuale e inequivocabile come separatore, ma anche
per il significato 'presso' che at ha oggi, negli indirizzi di posta elettronica per ARPANET, la rete
universitaria di origine militare da cui sarebbe nata Internet.
1.3 La comunicazione multicanale
Il linguaggio umano nasce permeato di materialità biologica e culturale : sistema complesso
adattativo (Ellis - Larse-Freeman) che si modella in rapporto ai bisogni degli utenti - è in grado di
cambiare in seguito all'esperienza e di funzionare in contesti diversi, anche impervi, come può essere
l’uso di nuovi canali di trasmissione.
§ Normalmente la comunicazione parlata è un processo continuo che avviene in tempo reale, in
cui emittente e ricevente sono compresenti con ruoli sempre interscambiabili: il dialogo è il
sistema di modellizzazione primario.
§ La scrittura nasce e si sviluppa per la comunicazione monologica e a distanza. Il processo di
produzione (e ricezione) è discontinuo e off line (chi scrive può produrre il proprio testo in più
riprese senza preoccuparsi delle reazioni e inserzioni del destinatario).
I testi prodotti attraverso i due canali sono associati a modalità di comunicazione diverse. La
conseguenza più evidente si ha nella struttura dei testi prodotti:
§ La continuità del processo di produzione e ricezione del parlato produce testi discontinui:
costruzione del senso anche sul piano verbale, attraverso i fenomeni di disfluenza (esitazioni,
cambi di progetto ecc.), l’uso di porzioni verbali brevi, adeguate alla produzione on line che non
può fare affidamento su una memoria esterna (Voghera).
§ Il processo discontinuo o di redazione del testo è normalmente del tutto privato e permette di
presentare al destinatario un testo continuo, privo di disfluenze e incertezze perché creato in
isolamento dall’emittente ed è autosufficiente e ben pianificato: privo di segni di discontinuità.
1.3 I correlati linguistici
Non c’è relazione automatica e deterministica tra canale, modalità di comunicazione e prodotto
linguistico. Meglio parlare di ‘ costanti’ del parlato e/o dello scritto per indicare le proprietà che
contraddistinguono le strutture linguistiche delle due modalità e che rispondono a esigenze di
compatibilità con il canale e la modalità di trasmissione.
Non è detto che se si utilizza il canale orale avrà sicuramente le caratteristiche, grammatica, modalità,
ma è tutto legato a delle costanti, a delle preferenze d’uso poiché siamo flessibili nell’uso della lingua
e l’adeguiamo alle nostre necessità (es. punteggiatura).
1.3 Non solo parlato e scritto
La storia semiologica dell’uomo non si esaurisce in un unico percorso che dal parlato porta allo scritto,
ma è caratterizzata da molteplici forme e risorse semiotiche multicanale e multimodali. Una
rappresentazione più realistica deve quindi arricchirsi tenendo conto anche di altre modalità.
I due criteri presi in considerazione (dis/continuità di produzione/ricezione e del testo) ci permettono
di inserire altre modalità di comunicazione che non sono né scritte né parlate e che troviamo
insoddisfacente associare all’uno o all’altro.
La multidimensionalità non è una proprietà che deriva dallo sviluppo tecnologico del XX secolo, ma
appartiene alla storia biologica e culturale della specie.
Non c’è un rapporto deterministico tra canale, modalità, grammatica e testi, piuttosto un rapporto di
covariazione costante. È possibile individuare dei principi basici di organizzazione che identificano
classi di modalità, associate a costruzioni linguistiche, radicate nell’uso e che contribuiscono a
delineare i confini della grammatica di una lingua.
La naturale multimodalità della comunicazione umana rende irrealistico un modello in cui l’universo
semiotico è interpretato come derivazione del parlato e della scrittura. Non è opportuno distinguere
tra scritto e parlato nei nuovi mezzi di comunicazione perché sono ibridi.
1.4 Variazione diamesica e italiano digitato
Italiano digitato è l’etichetta attribuita da diversi studiosi che si sono occupati di studiare l’italiano
in contesto digitale (Berruto, Alfieri, Pistolesi).
1.4 Nuove tecnologie e variazione diamesica
Lo sviluppo delle nuove tecnologie ha posto in una luce diversa le possibili intersezioni fra usi scritti
(prototipici) e parlati (prototipici). Dagli anni Ottanta, si sono susseguite varie definizioni, a seconda
dell’elemento focalizzato dai diversi studi e che hanno richiamato questa nuova ambivalenza tra
scritto e parlato ( written speech, writing conversation , ecc.). Caratteristiche dei nuovi contesti di
comunicazione nei testi scritti:
§ scarsa pianificazione dei testi (rispetto ai testi scritti)
§ presenza di tratti informali dei registri parlati (lingue con tratti tipici del parlato – registri
informali)
§ grado di dialogicità delle diverse forme di scambio (forme ibride tra scritto e parlato che hanno
come caratteristica quella di essere più dialogici rispetto ai normali testi scritti: meno pianificati e
con un registro meno formale)
L’etichetta CMC ( Comunicazione Mediata dal Computer ) include tutte le forme di interazione
mediate dai dispositivi elettronici. All’inizio, la ricerca si concentra sui testi più diffusi all’epoca,
le e-mail e le conversazioni tra più utenti. Il grande merito di questa etichetta è la distinzione tra:
§ sistemi asincroni : ottimizzano i tempi di trasmissione, non prevedono la compresenza fisica del
mittente e del destinatario.
§ sistemi sincroni : richiedono la compresenza dei due interlocutori che sono temporaneamente di
fronte al dispositivo e lo scambio avviene in forma “quasi” sincrona – esiste un tempo fisico per la
trasmissione.
Contesto:
costruzione dei contenuti ( folksonomy: partecipazione degli utenti nella produzione di contenuti) ;
istantanea; - Whatsapp, Messenger, Telegram, Snapchat , ecc.); la scrittura entra nel ciclo del
consumo immediato e copre degli scopi effimeri.
come il dominio delle forme brevi di scrittura (limiti di carattere) e come pratica di costruzione
del profilo dell’utente, costruito grazie all’aggregazione di materiali diversi (“frammenti di diverso”
tipo, foto, post, link) che viene condiviso all’interno di cerchie.
Problema delle etichette: l’assenza di una caratterizzazione specifica per generi e ambienti che tenga
conto dell’interfaccia, delle caratteristiche degli utenti, del contesto di interazione.
Stenta ad affermarsi l’idea che la scrittura è oggi solo una componente, sempre più marginale, delle
interazioni online (Sindoni), poiché molti studi continuano ad evocare la dimensione diamesica come
asse dominante nell’interpretazione della CMC, vero in parte.
Crystal « Although there are a few properties which different Internet situations seem to share, these do
not in aggregate make a very strong case for a view of Netspeak as a variety »
Perché l’uso della variazione diamesica è problematico? La dicitura generica di italiano trasmesso
(Sabatini) che comprende l’italiano dei mezzi di comunicazione di massa (radio, TV, quindi internet),
a loro volta distinti in orali e scritti – prima definizione data a questo tipo di varietà.
Berruto usa il termine di parlato grafico e distingue l’aspetto mediale (fonico/grafico) e i parametri
“ concezionali ” (parametri che chi concepisce il testo tiene in considerazione ) che riguardano:
il carattere pubblico/privato della comunicazione, il grado di confidenza tra interlocutori, l’emotività del messaggio,
l’ancoraggio referenziale, la natura spontanea o pianificata, la libertà tematica o vincolo tematico, e così via.
Berruto : si tratta di una « comunicazione linguistica realizzata attraverso la scrittura, ma con molte
caratteristiche tipiche del modo parlato », all’interno delle quali l’interattività svolge una funzione
importante nel discriminare tra sottovarietà.
Berruto propone uno schema tridimensionale, con l’aggiunta dell’« interattività come dimensione a sé,
isolata e relativamente indipendente rispetto alle dimensioni del Medium e della Konzeption ». Questo
modello incorpora un aspetto centrale delle scritture digitali: la dialogicità – dialogo scritto in tempo
reale.
1.4 La CMC nell’architettura dell’italiano
In questa visione delle varietà di lingua utilizzate nei vari contesti digitali, ritornano ad avere
importanza gli altri assi di variazione, e non solo l’asse diamesico. Sintesi:
italiano digitato: varietà scritta spiccatamente informale e diastraticamente
trasversale (Antonelli).
italiano digitato, e-italiano: vicino allo standard – varietà scritta formale
usata da quasi tutti gli strati della società (e-mail, SMS) (Serianni, Antonelli).
italiano dei nuovi media : varietà in rapporto con l’asse diamesico e
diafasico, caratterizzato dai nuovi media e particolarmente scritto, include:
blogs, chat, forum e messaggistica via cellulare (Berruto).
Al di là delle classificazioni, le diverse interpretazioni identificano una sola varietà: ( italiano digitato,
e-taliano o italiano dei nuovi media ). Questa idea è una semplificazione : ormai diffusa l’idea che non
si possano ridurre tutte le forme di scambio e modalità di interazione online o via smartphone ad una
sola varietà di lingua (Cerruti e Onesti; Pistolesi; Berruto) - CMC piuttosto come una gamma di
«modalità d’uso», diversa da quella su carta (Cerruti/Onesti).
Voghera : “ È evidente, infatti, che interpretare le nuove modalità di comunicazione come forme più o
meno vicine al parlato o allo scritto fa perdere di vista la loro specificità e innovatività che non è
necessariamente legata al canale in senso stretto, ma ai nuovi usi semiotici del canale poiché è riduttivo
affermare che è più vicino al parlato o allo scritto.”
“Lo stadio attuale è arrivato a permetterci di coniugare due proprietà che prima sembravano
incompatibili: discontinuità di produzione e ricezione e discontinuità del testo. A produrre cioè dialoghi
a distanza che non necessariamente contengono tutte le tracce della redazione del testo e della sua
esecuzione, ma che possono mantenerne la quasi sincronia” - abbiniamo scritto e parlato per creare
una forma nuova diversa dai due.
1.4 CMC e italiano neostandard
La collocazione delle scritture digitali nell’architettura dell’italiano contemporaneo coinvolge anche
la lettura diafasica e diastratica della CMC.
Gli aspetti non-standard delle scritture digitali sono ricondotti alle convenzioni scrittorie, al
“ linguistic whateverism ” (Baron): scarso dominio dell’italiano da parte degli utenti. Nei contesti
mediali, la scrittura è ridotta e quindi, si gestisce in base ai domini d’uso.
Troviamo quindi riferimenti all’« italiano neopopolare » (nuovo italiano popolare usato online)
(Antonelli), a quello dei semicolti (Malagnini), alla « lingua selvaggia » (Fiorentino), per sottolineare
come internet abbia fatto emergere le ridotte competenze scrittorie di molti italiani.
1.4 Alfabetizzazione istituzionale o vernacolare digitale
§ institutional literacy : forme di composizione tradizionali, praticate a scuola e nelle professioni,
con rispetto dello standard;
§ digital vernacular literacy : scritture informali, spontanee e prive di un riferimento codificato,
risultato di una pratica quotidiana, le cui “norme”, esplicite o implicite, dipendono dalla
negoziazione interna alle diverse comunità (Iorio). Il vernacolo rimanda alla lingua dell’uso, al
dialect (varietà di lingua). Lingua dell’uso parlata, digitale, non ancora codificata, ma usata
comunque dagli utenti che aiutano a crearla.
1.4. Approccio alla CMC
Approccio generale: ci sono due proprietà ( continuità di produzione e continuità del testo ) per
comprendere come i nuovi usi semiotici del canale possano essere rappresentati senza ricadere nelle
dicotomie e irriducibilità di scritto e parlato limitata al canale. Per tanto, non c’è più solo l’asse della
diamesia, ma altre variabili (diafasia, diatopia, diastratia…)
I social media hanno prodotto un rapido invecchiamento dei modelli interpretativi. L’idea di una
varietà unica, soprattutto alla comunicazione mediata da Computer, (Androutsopoulos) si può
considerare superata.
Una varietà di lingua si può definire come un insieme coerente di elementi (forme, strutture, tratti,
ecc.) di un sistema linguistico che tende a presentarsi in concomitanza con determinati caratteri
intertestualità. La situazione all’interno della quale si colloca
il testo (contesto comunicativo) e che rimanda ad altri testi (collegamenti)
Un testo, per essere un buon testo, deve essere: coeso , coerente , dotato di intenzionalità ed
accettabilità (qualcuno deve voler comunicare qualcosa a qualcun altro, che a sua volta deve essere
disponibile a recepire)
Coesione senza coerenza: esistono testi scritti bene dal punto di vista linguistico, ma non sono testi:
non hanno una coerenza – non comunicano niente. Tuttavia, ci può essere un uso retorico
dell’incoerenza (uso strategico).
2.2 Intenzionalità e accettabilità
Cooperazione tra mittente e ricevente: atteggiamenti naturali di ogni mittente o destinatario
§ Intenzionalità : atteggiamento di chi produce il testo finalizzato ad uno scopo preciso.
§ Accettabilità : atteggiamento di chi riceve il testo; disposizione a comprendere gli scopi
dell’autore; aspettative testuali
Quindi: l’emittente progetta il suo testo sulla base del destinatario. Il destinatario si prepara alla
ricezione del testo nel modo migliore creando delle aspettative e attivando cornici specifiche.
Crearsi aspettative e attivare le cornici giuste è importante per il processo comunicativo. È solo grazie
a questo fenomeno che il destinatario/ricevente riesce a colmare lacune (volontarie o meno) lasciate
dall’emittente nel testo. Deludere tali aspettative può dare adito a fraintendimenti.
Dai il tuo contributo alla conversazione nel modo richiesto, allo stadio in cui è richiesto, dallo scopo
condiviso o dalla direzione dello scambio comunicativo in cui sei impegnato. (Grice, Logic and
conversation) - un patto comunicativo tra emittente e ricevente, disponibili a collaborare nella
comunicazione sulla base di alcune regole, chiamate massime , in modo inconsapevole.
2.2 Le massime della cooperazione
intrinseca nei sistemi di segni > rumore
“[…] un testo, più che ogni altro messaggio, richiede movimenti cooperativi attivi e coscienti del lettore.”
“Per organizzare la strategia testuale un autore […] deve assumere che l’insieme di competenze a cui si
riferisce sia lo stesso a cui si riferisce il proprio lettore. Pertanto, prevederà un Lettore Modello capace
di cooperare all’attualizzazione testuale come egli, l’autore, pensava, e di muoversi interpretativamente
così come egli si è mosso generativamente.”
“[…] anche il lettore empirico, come soggetto concreto degli atti di cooperazione, si deve disegnare
un’ ipotesi di Autore , deducendola dai dati di strategia testuale.”
Autore/mittente Lettore/ricevente
Intenzioni comunicative – Lettore modello Aspettative testuali – Autore modello
Rappresentazione ® Testo ¬ Interpretazione
Conoscenze condivise
2.2 Informatività
La funzione di un testo è di trasmettere informazioni.
Il grado di informatività non è assoluto, ma dipende dalle conoscenze del ricevente e dal suo interesse
per l'argomento trattato. L’informatività di un testo è massima quando il principio di accettabilità
viene infranto, cioè quando il ricevente sbaglia le sue previsioni sull’esito della comunicazione -
Ficarra: Stanco? Picone: No, oggi no.
2.2 Situazionalità
Ogni testo si trova in una situazione che lo determina in qualche modo. La situazione
extralinguistica, cioè l’ambito dalla realtà in cui il testo opera, viene chiamata contesto (definito
dall’incrocio delle coordinate spaziale e temporale, ma anche dalle convenzioni sociali, dagli usi, dalle
tradizioni proprie di una lingua e di una cultura).
I testi che operano direttamente nella realtà hanno un rapporto diretto con il contesto, per altri testi,
ad es. testi riportati, il rapporto con la dimensione extralinguistica è mediato.
Tipicamente per le narrazioni e, più in generale, i testi scritti, il contesto è codificato sotto forma di
materiale linguistico, il contesto viene costruito linguisticamente → cotesto.
2.2 Appropriatezza
La necessità di usare un linguaggio appropriato non rientra tra i principi costitutivi di un testo, bensì
tra le sue caratteristiche preferenziali. Il lessico, la sintassi e l'organizzazione delle informazioni
devono essere adatti alla funzione del testo che si sta producendo, al mezzo, all'identità del ricevente
e al rapporto sociale che c'è tra emittente e ricevente.
2.2 Intertestualità
Il richiamo tra i testi può essere esplicito, sotto forma di citazione più o meno mascherata, di
riferimento, plagio, parodia, traduzione, transcodificazione o traduzione intersemiotica (ad es. le
trasposizioni cinematografiche dei romanzi).
L’intertestualità è anche il principio che raggruppa i testi in base a caratteristiche simili che rendono
possibile confrontarli tra loro. Il rispetto di questa corrispondenza da parte dell'emittente e la
conoscenza di questa appartenenza da parte del ricevente, facilitano il passaggio delle informazioni.
2.3 Ipertesti, testi digitali e digitalizzati
2.3 Tecnologie della parola e testi
La storia delle “ tecnologie della parola ” (Ong, 1986) è proceduta di pari passo con l’evoluzione delle
modalità di fissazione del pensiero in forma scritta. Per dare importanza, permanenza nel tempo e
dimensione pubblica (editore) e chi legge. Effetto: viene a meno l’importanza dei mediatori
in mobilità e cloud hosting).
integrato, importato ed esportato in nuovi ambienti e supporti.
2.3. Ripercussioni delle innovazioni
Marc Prensky, nel 2001, conia la metafora del « digital immigrant »: i venuti al mondo prima degli anni
‘80 del secolo scorso che hanno dovuto imparare l’uso delle nuove tecnologie, rispetto
all’alfabetizzazione ricevuta.
Tesi (poi ammorbidita in scritti successivi): i non immigrati, cioè i « digital natives » siano più a loro
agio con le nuove tecnologie, fino al punto di pensare e gestire le informazioni in maniera diversa dai
predecessori. Dato che sono generazioni cresciute insieme al digitale, lo utilizzano semplicemente.
Ad un certo punto, si è ipotizzato che, in pochi anni, dal 2000 a oggi, ci siano mutazioni a livello
cognitivo, tali da configurare una nuova specie e un nuovo modo di pensare. Nasce l’ homo sapiens
digital (Prensky) - inedito divario intergenerazionale « per la prima volta nella storia, i ragazzi sono
più a loro agio con un’innovazione di importanza fondamentale per la loro società rispetto ai loro
genitori » (Tapscott).
Una serie di studi si concentrano sugli effetti deleteri dell’istupidimento digitale (Carr) come risultato
della precoce e massiccia esposizione a dispositivi elettronici subita dalle nuove generazioni, fino ad
ipotizzare, come effetto collaterale, una « demenza digitale » (Spitzer).
2.3. Testi cartacei, digitalizzati e digitali
Meglio e più utile recuperare l’espressione nativo digitale riferendola non alle persone, ma ai testi.
Esiste un gradiente di digitalità :
digitali (per es. l’archivio storico di un quotidiano o di una biblioteca),
concettualmente non dissimili dal testo tipografico (un articolo per una rivista scientifica, una tesi)
blog, i post sui social network). (digitali)
In queste scritture “ native digitali ”, caratteristiche del web 2.0, si concentrano le innovazioni della
testualità digitale.
2.4 Caratteristiche della testualità digitale
Esiste un sovraccarico informativo della comunicazione in rete (eccesso di fonti, fake news, siti non
attendibili). Citazione di Eco : “ Quando c’è troppa informazione, allo stesso tempo c’è troppa poca
informazione ” poiché dato il sovraccarico di informazioni presenti e spesso non attendibili, si fa fatica
ad attingere ad informazioni corrette.
→ l’accesso avviene attraverso i motori di ricerca. Perché i contenuti siano recuperabili occorre che
siano modellati in modo tale da poter essere trovati dal motore di ricerca, e possibilmente che
compaiano ai primi posti nei risultati.
La scrittura digitale non ama la profondità sintattica, quindi, i testi per la rete devono essere brevi e
paratattici, caratterizzati da una profondità verticale – verticalità della codifica del testo.
Enveloping : strategia usata in robotica che consiste non nel tentare di far assomigliare la macchina
all’uomo, ma nel ridisegnare, a partire dalle esigenze della macchina, l’ambiente entro cui essa opera
(Floridi).
Per i testi: il motore di ricerca condiziona le regole di scrittura per il web. Cosa si nasconde sotto la
superficie di ciò che leggiamo su uno schermo di un dispositivo elettronico?
Pressione polpastrello sulla tastiera → per la macchina una sequenza di zero e uno→ traducibile in
codice ASCII.
Poi esistono altri livelli di codifica:
marcatura (tagging), che determinano l’aspetto finale del testo (HTML, Hyper Text Markup
Language ).
cosa parla il testo, ecc.) e lo dotano di una « semantica secondaria » (Prada).
In sintesi, al testo si sovrappongono delle informazioni di supporto, che ne determinano l’aspetto e
servono a rintracciare quel testo nelle informazioni in rete.
Il testo digitale è concepito per un doppio destinatario : il lettore umano e il motore di ricerca.
Nel web 2.0, il tagging è diventato social tagging (o folksonomy ), cioè una « tassonomia cooperativa »
(Prada). Ad es. quando contrassegniamo luoghi e persone presenti su una foto che condividiamo. Il
social tagging può interessare anche il contenuto di testi e manifestarsi in superficie, come avviene
con l’uso dei simboli @ e # in Twitter.
2.4. Il # (cancelletto o hashtag)
Antonelli ( 2007 ): innovazione nata dal basso, per favorire la reperibilità di tutti i messaggi con lo
stesso argomento, poi accolta dai gestori del sistema come strumento utile per facilitare
l’indicizzazione dei contenuti.
Dal 2009 , Twitter assegna automaticamente un collegamento ipertestuale a tutti i messaggi che
adoperano la medesima parola o espressione chiave preceduta dal cancelletto.
Il cancelletto si usa ormai anche in altri ambienti digitali ed è addirittura uscito dalla rete (mimato
nella conversazione, usato nelle pubblicità e slogan)
2.4. Il # come marcatore di tema
Funzionalmente il cancelletto è un:
Marcatore tematico , non occultato in uno strato profondo della codifica digitale, ma visibile in
superficie e gestibile anche da utenti ‘comuni’. La sua portata è la stringa di testo che lo segue , non
separata da spazi grafici (= non rispetta le regole grammaticali classiche). In testi più lunghi la
posizione della sequenza contenente l’hashtag è libera, ma più frequentemente è collocata all’inizio o
alla fine messaggio.
Nell’analisi delle differenze tra scritto e parlato si fronteggiano un’impostazione mediale (legata alle
specificità del canale) e una concettuale (legata alla modalità di trasmissione delle informazioni).
2.5. Scritto e parlato
Impostazione concettuale sviluppata in particolare da Koch e Österreicher: differenza tra scritto e
parlato non binaria, ma scalare - un testo, indipendentemente dal canale che impiega, può essere
concettualmente più o meno distante dalle caratteristiche pragmatiche tipiche dell’oralità o della
scritturalità.
Piattaforme di comunicazione quasi sincrone come WhatsApp utilizzano un canale preferibilmente
(ma non esclusivamente) grafico per veicolare una comunicazione molto simile all’oralità. Si tratta
però sempre di simulazioni dello scambio conversazionale primario (faccia a faccia) poiché
utilizza: emoticon, messaggi vocali e videochiamate, l’uso del registro colloquiale, feedback rispetto
all’interazione dell’interlocutore, l’accesso, le persone rispettano i turni di ciascuno.
2.5. Parlato, scritto ed emoticons
Ad esempio, l’impiego di emoticon costituisce un tentativo di restituire alla parola la corporeità di
cui è dotata nell’oralità. Rappresentano in forma stilizzata le parti del corpo umano utilizzate in
funzione semiotica; ma, costituiscono un secondo esempio, insieme all’uso dell’hashtag, di come in
alcuni ambienti della comunicazione digitale siano compresenti segni appartenenti a codici semiotici
diversi, usati in maniera semi-integrata con gli enunciati linguistici.
Tre livelli di progressiva integrazione delle emoticon nel corpo dell’enunciato:
commento (per indicare come leggere il messaggio)
Le emoticon hanno anche una funzione metadiscorsiva: esplicitano l’atteggiamento dello scrivente
nei confronti del contenuto del messaggio (ironia, contentezza, perplessità, stupore).
Combinate e usate ludicamente come pittogrammi o ideogrammi, eventualmente integrate con
parole, come nei rebus. Il significato è di solito fisso, ma può essere soggetto a interpretazione
individuale o a risemantizzazione, grazie alla modificabilità del significato, infatti le icone possono
diventare vaghe. L’aspetto più estremo è la sostituzione del linguaggio verbale con le emoticon.
2.6. Testi, ipotesti o non testi
2.6 Elementi costitutivi della scrittura digitale
La brevità è un tratto costitutivo della scrittura digitale (limite di 140 caratteri fino a poco tempo fa
agli utenti di Twitter) → costruzione telegrafica (sintassi tendenzialmente monofrasale e
parallelismo che favorisce costrutti ellittici).
Quando il testo è troppo lungo e non a misura del contenitore, si formano forme di censura esterna
(oscuramento dopo tot. parole) o interna , fatta dallo stesso autore che cerca di esplicare il proprio
messaggio in poche parole e quando non avviene, sente di scusarsi.
Con il cinquantennio televisivo si ha la spettacolarizzazione dell’informazione → gabbia dei
pochi secondi di durata media di una dichiarazione (solo slogan, frasi fatte, battute di spirito)
(Bosetti). Con i social media , si ha una discesa vertiginosa della soglia di attenzione media del
ricevente ( Independent : soglia di attenzione media di chi naviga molto tempo in rete è crollata dai
dodici secondi del 2000 ad appena otto secondi nel 2012).
2.6. Proprietà delle scritture digitali
Proprietà : brevità, frammentarietà , dipendenza dal contesto. Danno origine ad una nuova forma
di intertestualità esasperata o « intertestualità attiva » (Prada) che rende le singole produzioni
frammenti incompleti e dipendenti da altri per una piena interpretazione.
Limiti di questa organizzazione del discorso:
“ciò che rende davvero diversi i testi digitati dai testi scritti tradizionali è la loro frammentarietà. Non sono
solo brevi, sono incompleti: singole battute di un testo molto più ampio costituito dall’insieme del dialogo a
distanza (che può passare contemporaneamente per gli sms, le telefonate, le e-mail, le foto inviate, ecc.)
[...]. Non ipertesti, dunque, ma ipotesti” (Antonelli) – ipotesti: non possono stare da soli, devono essere
riuniti.
“si tratta piuttosto di non testi: frasi brevi, storie, citazioni, battute, barzellette, motti celebri, volgarità,
commenti liberi e stupidaggini a cascata”. (Simone)
Le analisi sintattiche dei messaggi postati sui social media: (a) in Twitter e Facebook i periodi sono
prevalentemente monoproposizionali. La lunghezza media dei periodi postati su Twitter è di 11,7 parole
(Tavosanis) vs lunghezza media del periodo nella carta stampata (20-25 parole) e di poco inferiore a quella
dei blog a carattere informativo (
Bonomi ).
La costruzione di questi tipo di messaggi rileva:
§ presenza dei fenomeni tipici della sintassi segmentata, tipici del parlato (dislocazioni, frasi scisse,
uso del c’è presentativo) – tratti dell’italiano neostandard.
§ verticalità prospettica : modalità di costruzione dell’architettura testuale che aiuta il lettore a
distinguere le informazioni in primo piano da quelle sullo sfondo: attraverso strumenti linguistici
(diverse modalità di evidenziazione del tema e del rema dell’enunciato) e strumenti non
linguistici, la disposizione dell’unità di contenuto nella pagina-schermo e la sua collocazione
nell’architettura dell’ipertesto (per es. nella home page o in posizione più incassata).
3.1 Strumenti di digitalizzazione
3.1 La codifica digitale del testo (Baroni)
Rappresentazione del testo su supporto digitale in un formato “leggibile” da un computer – Machine
Readable Form.
I computer memorizzano ed elaborano dati sotto forma di sequenze di due soli simboli 0 e 1 ( cifre
binarie ). Ogni tipo di informazione deve essere codificata in cifre binarie – codificare informazione
= associare a ciascuna unità di informazione un codice che la identifica in maniera univoca. I testi per
essere elaborati o trasmessi da un programma devono avere una rappresentazione (codifica) binaria.