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Linguistica Digitale, Appunti di Linguistica Generale

Appunti integrati con slide di Linguistica Digitale anno 2024/2025

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 04/03/2026

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Che cos’è la linguistica?
Ramo delle scienze umane che studia:
- linguaggio verbale umano, associa contenuti a espressioni, scopo è esprimerli con
un sistema di comunicazione condiviso
- lingue storico-culturali, lingue nate e sviluppate in un determinato luogo, usate nel
passato e ora
Cosa fa il linguista?
Descrive e tenta di comprendere i fenomeni che si manifestano nelle lingue, mettendo in
luce i mutamenti in essere, e studiando il meccanismo della mente umana. E’ una disciplina
non normativa.
Quali sono i vari tipi di linguistica?
- generale, studia cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue
- storica, studia il cambiamento delle lingue nel tempo
- tipologica, studia le diversità di lingue nel mondo, cercando regole comuni di
variazione
Cos’è una lingua?
Insieme di segni, essi sono composti da due parti:
1. componente sensibile, percettibile con i sensi: espressione
2. componente mentale, concettualizzata grazie alla mente: contenuto
Quindi un segno è un’entità costituita da espressione + contenuto.
Quali sono i tipi di segni?
hanno 2 parametri: intenzionalità e motivazione relativa, tra espressione e contenuto
associati mediante il segno.
hanno anche diversi gradi di convenzionalità.
Cos’è l’indice?
Espressione e contenuto sono legati da un rapporto naturale e basato sulla relazione causa
scatenante – effetto. Motivati naturalmente, non intenzionali. Es. Nuvoloni grigi = sta per
piovere.
Cosa sono i segnali?
Motivati naturalmente ma usati intenzionalmente, hanno maggiore convenzionalità. Es. Canti
degli uccelli per segnare il proprio territorio.
Cosa sono le icone?
espressione e contenuto hanno rapporto analogico: l’espressione somiglia al contenuto.
Sono intenzionali, usati per esprimere qualcosa. Es. Cartelli stradali
Cosa sono i simboli?
Espressione e contenuto son legati da un rapporto arbitrario legato a una certa cultura, sono
intenzionali e fortemente convenzionali. Es. Simbolo della pace.
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Che cos’è la linguistica? Ramo delle scienze umane che studia:

  • linguaggio verbale umano, associa contenuti a espressioni, scopo è esprimerli con un sistema di comunicazione condiviso
  • lingue storico-culturali, lingue nate e sviluppate in un determinato luogo, usate nel passato e ora Cosa fa il linguista? Descrive e tenta di comprendere i fenomeni che si manifestano nelle lingue, mettendo in luce i mutamenti in essere, e studiando il meccanismo della mente umana. E’ una disciplina non normativa. Quali sono i vari tipi di linguistica?
  • generale, studia cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue
  • storica, studia il cambiamento delle lingue nel tempo
  • tipologica, studia le diversità di lingue nel mondo, cercando regole comuni di variazione Cos’è una lingua? Insieme di segni, essi sono composti da due parti:
  1. componente sensibile, percettibile con i sensi: espressione
  2. componente mentale, concettualizzata grazie alla mente: contenuto Quindi un segno è un’entità costituita da espressione + contenuto. Quali sono i tipi di segni? hanno 2 parametri: intenzionalità e motivazione relativa, tra espressione e contenuto associati mediante il segno. hanno anche diversi gradi di convenzionalità. Cos’è l’indice? Espressione e contenuto sono legati da un rapporto naturale e basato sulla relazione causa scatenante – effetto. Motivati naturalmente, non intenzionali. Es. Nuvoloni grigi = sta per piovere. Cosa sono i segnali? Motivati naturalmente ma usati intenzionalmente, hanno maggiore convenzionalità. Es. Canti degli uccelli per segnare il proprio territorio. Cosa sono le icone? espressione e contenuto hanno rapporto analogico: l’espressione somiglia al contenuto. Sono intenzionali, usati per esprimere qualcosa. Es. Cartelli stradali Cosa sono i simboli? Espressione e contenuto son legati da un rapporto arbitrario legato a una certa cultura, sono intenzionali e fortemente convenzionali. Es. Simbolo della pace.

Cosa sono i segni linguistici? Sono simboli:

  • immotivati (o arbitrari)
  • basati su convenzioni culturali o della tradizione
  • intenzionali in quanto prodotti per comunicare qualcosa al ricevente, egli comprende il significato perchè possiede un insieme di regole di interpretazione dei segni = un codice. I segni linguistici quindi costituiscono il codice lingua. Quali sono le caratteristiche del codice lingua?
  • acquisizione naturale: ogni individuo possiede dalla nascita la facoltà di linguaggio, fa parte del nostro corredo biologico, permette di acquisire la lingua alterna in modo naturale.
  • trasmissione culturale, la lingua acquisita dipende dall’ambiente in cui siamo inseriti.
  • carattere storico ed evolutivo, ogni lingua è acquisita, usata, modificata e sviluppata da comunità di persone che hanno specifiche esigenze date dalla collocazione geografico-climatica Quali sono le varietà di codici?
  • lingue non verbali (dei segni)
  • linguaggi artificiali (computer)
  • versi e comportamenti degli animali Perché il linguaggio animale non ha la stessa complessità di quello delle lingue umane? La capacità comunicativa animale (zoosemiotica) non ha la stessa complessità di quella umano in quanto l’uomo possiede delle precondizioni anatomiche e neurofisiologiche per l’elaborazione del linguaggio, che mancano alle altre specie animali. Esse sono:
  • adeguato volume del cervello = quantità dei collegamenti interneuronali
  • canale fonatorio con conformazione a “due canne” (cavo orale e laringe), presenza della faringe come cavità intermedia (cassa di risonanza) Cos’è la biplanarità del segno linguistico? Il segno linguistico a due facce:
  • significante, l’espressione fisicamente percepibile
  • significato, il contenuto a cui il significante rimanda l’informazione da esso veicolata Cos’è l’arbitrarietà? Non esiste nessun legame naturalmente motivato, logicamente derivato e necessario tra il significante e il significato di un segno. Le lingue costruiscono in modo diverso le loro associazioni tra contenuti ed espressioni. Es. Significato = immagine di un gatto, significante = la parola gatto nelle diverse lingue. Il triangolo semiotico.

La trasponibilità di mezzo. Il significante del segno linguistico può essere realizzato e trasmesso mediante: aria (canale fonico-acustico,suoni) e luce (canale visivo-grafico, segni). Linearità. il significante prodotto in successione nel tempo e nello spazio; l’ordine è fondamentale, il significante si sviluppa in una direzione sola. Discretezza. Differenza assoluta tra un’unità linguistica e un’altra, confine preciso tra elementi di una materia continua. Ricorsività. Il linguaggio umano ha regole ricorsive, ovvero regole che si possono applicare al risultato di una precedente applicazione della regola stessa. Questo permette di creare frasi di lunghezza teoricamente infinita. Il limite della ricorsi risiede nelle capacità dell’utente, non in quelle del sistema linguistico. Complessità sintattica. Rapporti di concatenazione degli elementi disposti linearmente:

  • dipendenza dalla struttura, il libro di Chomsky sulle strutture sintattiche
  • incassature, il cavallo [che corre senza fantino[ sta vincendo
  • discontinuità, elementi non adiacenti (tipo in tedesco con i verbi separabili) Onnipotenza semantica. La lingua non si limita all’esistente, ne a un campo di esperienza stabilito: si può parlare di cose nuove, creare nuovi messaggi mai prodotti prima, senza limiti.
  • la lingua si collega al distanziamento: la possibilità di parlare di un’esperienza in assenza di essa (prima, dopo..) e alla libertà da stimoli, non sono fatti esterni che ci succedono che ci spingono a formulare messaggi (= non serve obbligatoriamente uno stimolo per creare un msg)
  • gli animali al contrario hanno una lista chiusa di messaggi, formulati deterministicamente in funzione di stimoli esterni Le funzioni della lingua. (modello Jakobson). Le funzioni sono scopi che possiamo conseguire grazie a un atto linguistico, ricondotte a un modello generale dell’evento comunicativo. Ogni funzione è associata a un componente dell’atto comunicativo:
  • referente, funzione referenziale
  • parlante, funzione emotiva
  • messaggio, funzione poetica
  • canale, funzione fàtica
  • codice, funzione metalinguistica
  • ascoltatore, funzione conativa

Principi generali per l’analisi della lingua. sincronia e diacronia sono due prospettive che permettono di studiare i fatti linguistici in relazione con il tempo, sono caratteristiche della linguistica.

  • sincronia, studio della lingua a prescindere della dimensione evolutiva: isola e ritaglia uno ‘stato di lingua’ es libro che descrive le strutture linguistiche dell’italiano in un preciso periodo storico
  • diacronia, studia l’evoluzione delle lingue nel tempo, mette in primo piano la loro evoluzione, la quale trasforma la fisionomia del sistema linguistico, ogni lingua è soggetta a un mutamento; come il mutamento semantico indotto da cambiamenti della cultura materiale (carro a automobile, galera a prigione) e il mutamento morfologico incorro dal contatto con un’altra lingua Le dialettiche del linguaggio.
  • il sistema linguistico astratto condiviso tra i parlanti
  • gli enunciati, atti di lingua frutto delle attività individuali di espressione concreta dei parlanti
  • gli individui e la loro conoscenza linguistica Langue = astratto, codice in potenza, sociale, immutabile parole = insieme dei concreti atti del parlare, individuali, sempre mutevoli competenza vs esecuzione competenza
  • conoscenza astratta delle regole di una lingua (acquisite in modo inconscio dal parlante)
  • insieme di regole grammaticali e pragmatiche alla base del meccanismo di produzione e interpretazione di una data lingua esecuzione
  • effettiva produzione di enunciati concreti che possono allontanarsi in maniera significativa dal modello della competenza
  • applicazione concreta delle regole modulata dall’effetto di altri fattori legati all’attenzione, memoria e percezione I rapporti sintagmatici. collegano elementi linguistici compresenti lungo a catena lineare di enunciati, sono in presenza, uno dopo l’altro. I rapporti paradigmatici. ogni unità data la sua posizione in una certa sequenza, ha con tutte le unita del suo stesso livello che potrebbero trovarsi al suo posto, in absentia. Ogni atto di parole è il risultato di scelte e operazioni compiute da ciascun parlante lungo due assi: sintagmatico e paradigmatico. Fonetica.

Affricate.

  • foni complessi articolati in due fasi
  • iniziale si verifica un’occlusione al passaggio dell’aria Nasali.
  • articolazione occlusiva con passaggio dell’aria attraverso la cavità nasale
  • in qualche punto della cavità orale c’è occlusione totale, ma sono suoni continui e sono sempre sonore Vibranti.
  • prodotte mediante un ostacolo intermittente
  • serie di brevi contatti con un articolatore passivo, sempre sonore Laterali.
  • l’ostacolo è rappresentato dalla lingua al centro della cavità orale
  • il flusso fuoriesce da entrambi i lati

Approssimanti.

  • non esiste un nero ostacolo
  • assomigliano articolatoriamente alle vocali
  • hanno statuto fonologico consonantico
  • dette anche semiconsonanti o semivocali Vocali.
  • suoni sempre sonori e non occlusivi hanno 4 parametri per classificarle e descriverle
  1. innalzamento del dorso della lingua: vocali alte, medio-alte, medio-basse, basse
  2. anteriorità o posteriorità del dorso della lingua: vocali anteriori, posteriori e centrali
  3. arrotondamento delle labbra: vocali arrotondate o non arrotondate
  4. passaggio aria attraverso la cavità nasale: vocali nasali e orali Vocali nasali.
  • il velo è abbassato, l’aria fuoriesce contemporaneamente attraverso naso e bocca
  • assenti in italiano, quando una vocale è nasalizzata si mette la tilde sillaba. Minima unità fonetica pronunciabile e percepibile, costruisce la forma fonetica delle parole. es. carovana: 8 foni, 4 sillabe (ca-ro-va-na)
  • ogni sillaba ha un picco di sonorità: il nucleo. È l’unico elemento necessario, il italiano può essere composto da soli vocali. es. In inglese esistono anche suoni non vocalici che fungono da nucleo: sonoranti, come “rhythm” con attenzione sulla “m” finale.

7 regole della trascrizione fonetica:

  1. La parola va scritta tra parentesi quadre
  2. Si deve segnare l’accento con un apice ‘ prima della sillaba accentata
  3. Le consonanti doppie si trascrivono due volte: es macchina -> makkina, oppure mettendo : dopo la consonante -> mak:ina. I suoni affricati raddoppiano solo il primo simbolo: es ts-> tts.
  4. si segnano : dopo la vocale in sillaba tonica aperta, tranne i casi in cui la sillaba tonica è l’ultima
  5. Le approssimanti sono indicate con il simbolo IPA corrispondente j o w. Se la sillaba termina con una approssimante, è considerata chiusa. La fonologia studia l’organizzazione e il funzionamento dei suoni all’interno del sistema linguistico. Il fonema. Fono che può assumere valore distintivo, quindi può servire a distinguere tra parole con significati diversi. È l’unità minima di seconda articolazione e della fonologia. L’italiano ne ha
  6. È il più piccolo segmento a cui si può aggiungere nella scomposizione dei segni, si può analizzare in base alle sue caratteristiche articolatorie:

Coppie minime. due parole che si distinguono per un solo fonema costituiscono una coppia minima, es maLe, maRe. Fonema VS allofono. Fonema: suono usato per distinguere significati, appartiene alla langue. Allofono: concreta realizzazione del fonema nella parole. Sono diverse realizzazioni concrete di un fonema ma sono prive di carattere distintivo sul piano fonologico. Tratti soprasegmentali.

  • accento
  • lunghezza, può essere: lunghezza consonantica (caro vs carro), lunghezza vocalica (stadt, staadt in tedesco), lunghezza consonantica e vocalica, nè lunghezza consonantica nè vocalica
  • tono, altezza musica (pitch) relativa con cui una sillaba viene pronunciata, varia in base alla tensione delle corde vocali e della laringe, dalla velocità e frequenza delle vibrazioni delle corde vocali
  • intonazione, nelle lingue non tonali dipende dalla frase, il movimento della frequenza della vibrazione della glottide determina una linea melodica detta intonazione, che accompagna l’intera frase: costante, tipica delle affermazioni, ascendente, tipica delle domande, discendente, tipica delle esclamazioni La morfologia.
  • studia la struttura delle parole

I morfemi liberi compaiono in isolamento, sono morfemi lessicali; i morfemi legati compaiono solo in combinazione con altri morfemi, sono grammaticali. I morfemi posizionali invece possono essere:

  • parole contenuto (piene): indicano oggetti o concetti, hanno significato lessicale. Contengono un morfema lessicale detto “radice” a cui possono combinarsi degli affissi (=morfemi grammaticali legati che formano nuove parole) ᥫᥫ prefissi: morfemi grammaticali aggiunti prima della radice, hanno valore derivazionale (es s-collegare, in-utilizzabile) ᥫᥫ suffissi: morfemi grammaticali aggiunti dopo la radice, hanno valore flessionale o derivazionale (es scolleg-a-re, preallarm-e)
  • parole funzione (vuote): prive di valore referenziale, hanno significato grammaticale Infissi. Morfemi grammaticali collegati all’interno della radice, possono creare morfemi discontinui ( saltello > salterello, topino > topolino ). Circonfissi. Morfemi grammaticali discontinui aggiunti prima e dopo la radice ( es participio passato regolare tedesco: ge + radice verbale + t ). Tranfissi. Morfemi che si incastrano alternativamente dentro la radice, dando luogo a discontinuità sia nell’affisso, sia nella radice. ( es arabo “KTB” scrivere: kataba = egli scrisse). Morfemi non isolabili e non segmentali. ᥫᥫ morfemi sostitutivi: si manifestano mediante la sostituzione di un fono ad un altro fono, provocando alterazione nel radice, sono inseparabili. (Es inglese: goose > gEEse; foot > fEEt)

ᥫᥫ morfema zero: assenza di una marca esplicita per veicolare una categoria obbligatoria nella lingua in questione (es inglese sheep (s) = sheep (p), italiano cinema, bar, città (sono invariabili al plurale). Processi morfologici dell’italiano. le parole semplici possono subire diversi tipi di modificazione: ⤷ derivazione: processo morfologico che porta alla creazione di nuove parole a partire da parole esistenti. Aggiunge morfemi derivazionali che mutuano di significato

  • aggiunta di informazioni rilevanti (allarme > preallarme)
  • cambiamento di classe lessicale (giustificare > giustificazione)
  • creazione di una parola dal significato connesso con la base (pizza > pizzeria) ⤷ composizione ⤷ flessione Suffissazione. Procedimento derivazionale più produttivo italiano. ( zion, ment, ier, tor, ità, os, al, evol, ist, ic, es, izz, mente). Prefissazione. Esprime valori di tipo funzionale-relazionale: determinazione spaziale e temporale, negazione, quantificazione, ripetizione. Alterazione. Specifico procedimento i derivazione suffissale pragmaticamente connotato. ᥫᥫ morfologia valutativa, operata mediante fonemi:
  • diminutivi (ett, ell, ol, in, ucci, ott; finestrella, calduccio, bicchierino, isoletta
  • accrescitivi (on, acchio; lettone, dannone, mattacchione)
  • peggiorativi (acc, astr, azz; robaccia, cuginastro, amorazzo) ᥫᥫ possono anche combinarsi ᥫᥫ non cambiano mai la categoria lessicale della base ᥫᥫ possono aggiungersi a basi di diverse classi Prefissoidi e suffissoidi Morfemi allo stesso tempo lessicali e derivazionali, radici e affissi; hanno valore lessicale, spesso posizione fissa e un significato stabile. Es. Sociologia, studio + della società. della società, non dell’essere socio, anche se socio = società; socio è quindi un prefisso che funziona anche come radice lessicale e si ritrova in altri lessemi (sociolinguistica, socioculturale) = prefissoide. Allomoro. Variante formale di un altro morfema equifunzionale con cui è in distribuzione complementare Suppletivismo.

Composti endocentrici. Uno dei costituenti rappresenta la testa: esso rappresenta la classe di parola, il significato e i tratti di flessione. Es “camera (N) oscura (Agg)” = cameraoscura, “camera” è la testa:

  • cameraoscura è un nome
  • è una “camera”
  • è di genere femminile (la camera) Composti esocentrici. Nessuno dei due costituenti rappresenta la testa del composto. Es “aspira (V) polvere (N)” non ha testa:
  • è un nome
  • non è nè un “aspirare” nè una “polvere”
  • è di genere femminile La flessione. Operata mediante morfemi flessionali: stanz-e, corr-ono, mang-i-are.. ᥫᥫ non modificano il significato lessicale della radice, ma la attualizzano nel discorso ᥫᥫ intervengono sulle classi variabili di parole (N,V,Agg,Art) ᥫᥫ esprimono valori di categorie grammaticali obbligatorie:
  • genere: m, f, n
  • numero: s, p, duale, paucale
  • caso: nominativo, genitivo, dativo, accusativo (operano sul nome)
  • tempo: presente, imperfetto, futuro
  • persona: 1° sing, 2° plur…
  • modo: indicativo, imperativo, congiuntivo (operano sul verbo) Numero. Distinzione tra singolare e plurale, duale, paucale. Genere. Opposizione tra maschile vs femminile vs neutro; crea classi di accordo: ⤷ una (bambin-a, sedi-a, piccol-a); le (bambin-e, sedi-e, piccol,e) = fem ⤷ un (bambin-o, tavol-o, alt-o); i (bambin-i; tavol-i; alt-i) = mas Caso. Codifica della funzione sintattica che un referente ricopre in una frase. In italiano:
  • pronomi personali: io / me, io = soggetto, me= oggetto diretto o complemento di preposizione
  • clitici: lo / gli, lo= oggetto diretto, gli = oggetto indiretto
  • pronome relativo: che / cui, che = soggetto o oggetto diretto, cui = obliquo

Categorie grammaticali marcate sul verbo. ᥫᥫ tempo: quanto viene detto al momento dell’enunciazione: presente, passato, futuro ᥫᥫ aspetto: prospettiva che presenta un evento: azione conclusa (perfettivo), azione in svolgimento (imperfettivo) ᥫᥫ diatesi: esame il rapporto in cui viene presentata l’azione in relazione al soggetto: attivo o passivo ᥫᥫ modo: esprime la prospettiva del parlante nei confronti di quanto viene asserito:

  • asserzioni = certezza su quanto viene detto (indicativo)
  • ordini= imperativo, congiuntivo
  • desideri, possibilità = congiuntivo
  • incertezza, supposizione = condizionale
  • potenzialità = condizionale
  • eventi irreali = condizionale ᥫᥫ persona: codifica dei partecipanti all’atto comunicativo: emittente (prima persona), ricevente (seconda persona), altri referenti (terza persona) Flessione inerente. Una parola ha un valore di una categoria inerentemente (senza condizionamenti esterni) Flessione contestuale. Dipende dai rapporti sintagmatici che si instaurano con le altre parole. Genere e numero sono dipendenti dal valore delle categorie del nome che modificano. Reggenza. Processo con cui un verbo o preposizione assegnano il caso al proprio complemento. Accordo. Tutti gli elementi suscettibili di flessione prendono marche congruenti. Sintassi. Analizza la combinazione di parole e la struttura delle frasi. La frase. Più grande unità strutturale nei termini della quale è organizzata la grammatica di una lingua. È una predicazione: un’affermazione riguardo a qualcosa, l’attribuzione di una qualità o di un modo di essere o agire. La predicazione è spesso associata ai verbi, ma anche le frasi nominali hanno messaggi autosufficienti in quanto contengono una predicazione. Può contenere anche più predicazioni, essere una frase semplice o composta (un insieme di frasi semplici). Una frase semplice invece, che contiene una sola predicazione, viene detta preposizione. Le preposizioni possono essere: ᥫᥫ per coordinazione, accostate senza che si pongano relazioni di dipendenza (stesso livello gerarchico). ᥫᥫ subordinazione, le preposizioni sono legate da un rapporto gerarchico, di dipendenza.

Sintagma. Minima combinazione di parole che funzioni come unità della struttura frasale; sono fatti di parole, costituenti ultimi della sintassi. Testa dei sintagmi. Elemento minimo che da solo possa fungere da sintagma: se viene eliminato, il gruppo di parole perde la sua natura sintagmatica.

  • sintagma nominale, SN, costruito attorno a un nome, la testa è N
  • sintagma verbale, la testa è V, costruito intorno a un verbo
  • sintagma aggettivale, costruito intorno a un aggettivo, SAgg
  • sintagma preposizionale, SPrep, costruito intorno ad una preposizione
  • sintagma avverbiale, SAvv, costruito attorno ad un avverbio (abbastanza rapidamente, molto bene, troppo intensamente) Il sintagma preposizionale.

Caso speciale, la preposizione testa da sola non è utilizzabile come sintagma, tuttavia la preposizione regge SN che la introduce. Come si individua un sintagma.

  1. Criterio della mobilità: le parole costituenti un sintagma si spostano insieme nella frase
  2. Criterio della scissione: un gruppo di parole costituisce un sintagma se può essere separato dal resto della preposto e mediante una frase scissa
  3. Criterio dell’enunciabilità in isolamento: un sintagma deve poter costruire un enunciato da solo
  4. Criterio della coordinabilità: se dei sintagmi sono dello stesso tipo (tutti SN, SV..) possono essere coordinati Funzioni sintattiche. Ruolo dei sintagmi nella struttura della frase: soggetto, predicato verbale, oggetto, complementi. La valenza 1. Le funzioni sintattiche sono assegnate a partire dallo schema valenziale (struttura argomentale) di ciascun verbo, che determina il numero e la natura degli argomenti necessariamente richiesti per saturare una data valenza. Gli unici verbi a essere zerovalenti sono quelli metereologici (non hanno alcun argomento). La valenza. Classi di valenza verbale:
  5. Verbi monovalenti, richiedono solo un argomento, camminare, ridere, piangere, ma non tutti gli intransitivi sono monovalenti
  6. verbi bivalenti, richiedono due argomenti: lodare, guardare, interrogare
  7. verbi trivalenti, richiedono 3 argomenti: verbi di dire e dare, spedire, regalare, dare, mandare, consegnare, chiedere, annunciare
  8. verbi tetravalenti, richiedono quattro argomenti: tradurre, spostare, confidare Funzioni sintattiche e schemi valenziali. ᥫᥫ soggetto: prima valenza di ogni verbo, l’unica nel caso dei verbi monovalenti ᥫᥫ oggetto: seconda valenza dei verbi transitivi, la seconda valenza può essere accompagnata da un complemento