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La pace (Eirene) di Aristofane, Appunti di Greco

Analisi della commedia di Aristofane "Eirene" (La pace).

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 07/06/2020

Reina33
Reina33 🇮🇹

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9 documenti

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La Pace
Personaggi:
Trigeo
Ermes
Ierocle
Due servi di Trigeo
Due figlie di Trigeo
Polemos, dio della guerra
Il dio della mischia
Un fabbricante di falci
Un mercante d'armi
Due ragazzi
Opora, dea del raccolto
Teoria, dea della festa
Un fabbricante di anfore
Un fabbricante di elmi
Un fabbricante di lance
Coro di contadini
E' una commedia di Aristofane messa in scena nel 421 a.C. , in un'epoca in cui fanno sfondo i tristi eventi
della Guerra del Peloponneso.
Il protagonista Trigeo riesce ad allontanare dalla Grecia i venti di guerra.
Il titolo trae il nome dalla divina Eirene, dea della Pace
Trama: Siamo nel 421 a.C. periodo di guerra.
Trigeo, vignaiolo dell'Attica (regione storica dell'Antica Grecia) stanco di tutte le sofferenze che ha dovuto
subire, decide di ritrovarsi con le divinità olimpiche.
Per far ciò aveva incaricato i suoi servi di nutrire con dello sterco uno scarabeo gigante, con il quale voleva
attraversare i cieli.
Dunque per salire da Zeus non ci va con un destriero con le ali o con un'altra nobile creatura dei cieli ma,
parodiando i temi delle tragedie (in particolare Bellerofonte di Euripide, dove c'è l'eroe in groppa al cavallo
alato Pegaso) ci va a cavallo di uno scarabeo stercorario che però comporta dei rischi.
Infatti, durante il sorvolo dei cieli, il lezzo (il cattivo odore) che viene dal basso spinge in picchiata (in
discesa) la bestiola (dalla straordinaria sensibilità per certi odori terreni), rischiando di mandare a morte il
suo cavaliere.
Ciò la dice lunga sulle incurie igieniche di alcuni, infatti Trigeo inizia a lamentarsi di ciò con insulti feroci.
Gli dei olimpici hanno abbandonato i cieli di Grecia, ritirandosi nelle zone più remote, per il disgusto delle
attrocità della guerra. Ad annunciarielo a Trigeo è stato Ermes, ovvero l'unico dio rimasto: quel luogo un
tempo così felice è diventato una finestra aperta su un disgustoso spettacolo di un mondo definitivamente
consegnato a Polemos (demone della guerra) ed il suo servo Tumulto.
In quelle lande non c'è più posto per Eirene (la dea della pace), che è stata fatta prigioniera da Polemos nelle
profondità della terra.
Il piano di Polemo è quello di gettare tutte le città greche in un mortaio per farne un pesto.
Il suo servo inviato a recuperare i due pestelli (l’ateniese Cleone e lo spartano Brasida, che potrebbero essere
in grado di trascinare le polis in una lotta fratricida) torna a mani vuote perchè non ci sono più, sono morti.
Trigeo, appresa la notizia, capisce che è il momento favorevole per agire, chiamando a raccolta tutti i greci e,
tutti insieme, liberare Eirene dalla sua prigione.
Ne nasce una sequenza di equivoci e, tra i popoli dell'Ellade (così veniva chiamata l'intera Grecia), solo i
contadini danno prova di essere in grado di reggere l'impresa.
Tira e tira, cantando tutti in coro, i macigni (le rocce sotto le quali era bloccata Eirene) sono rimossi e Eirene
può riemergere dalle viscere della terra.
Reca con sé il ramo d'ulivo e la cornucopia (è il simbolo mitologico di cibo e abbondanza) e in braccio tiene
il piccolo Pluto (il dio della ricchezza, simbolo dei beni che si possono trarre dalla natura.
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La Pace

Personaggi : Trigeo Ermes Ierocle Due servi di Trigeo Due figlie di Trigeo Polemos, dio della guerra Il dio della mischia Un fabbricante di falci Un mercante d'armi Due ragazzi Opora, dea del raccolto Teoria, dea della festa Un fabbricante di anfore Un fabbricante di elmi Un fabbricante di lance Coro di contadini E' una commedia di Aristofane messa in scena nel 421 a.C. , in un'epoca in cui fanno sfondo i tristi eventi della Guerra del Peloponneso. Il protagonista Trigeo riesce ad allontanare dalla Grecia i venti di guerra. Il titolo trae il nome dalla divina Eirene, dea della Pace Trama: Siamo nel 421 a.C. periodo di guerra. Trigeo, vignaiolo dell'Attica (regione storica dell'Antica Grecia) stanco di tutte le sofferenze che ha dovuto subire, decide di ritrovarsi con le divinità olimpiche. Per far ciò aveva incaricato i suoi servi di nutrire con dello sterco uno scarabeo gigante, con il quale voleva attraversare i cieli. Dunque per salire da Zeus non ci va con un destriero con le ali o con un'altra nobile creatura dei cieli ma, parodiando i temi delle tragedie (in particolare Bellerofonte di Euripide, dove c'è l'eroe in groppa al cavallo alato Pegaso) ci va a cavallo di uno scarabeo stercorario che però comporta dei rischi. Infatti, durante il sorvolo dei cieli, il lezzo (il cattivo odore) che viene dal basso spinge in picchiata (in discesa) la bestiola (dalla straordinaria sensibilità per certi odori terreni), rischiando di mandare a morte il suo cavaliere. Ciò la dice lunga sulle incurie igieniche di alcuni, infatti Trigeo inizia a lamentarsi di ciò con insulti feroci. Gli dei olimpici hanno abbandonato i cieli di Grecia, ritirandosi nelle zone più remote, per il disgusto delle attrocità della guerra. Ad annunciarielo a Trigeo è stato Ermes, ovvero l'unico dio rimasto: quel luogo un tempo così felice è diventato una finestra aperta su un disgustoso spettacolo di un mondo definitivamente consegnato a Polemos (demone della guerra) ed il suo servo Tumulto. In quelle lande non c'è più posto per Eirene (la dea della pace), che è stata fatta prigioniera da Polemos nelle profondità della terra. Il piano di Polemo è quello di gettare tutte le città greche in un mortaio per farne un pesto. Il suo servo inviato a recuperare i due pestelli (l’ateniese Cleone e lo spartano Brasida, che potrebbero essere in grado di trascinare le polis in una lotta fratricida) torna a mani vuote perchè non ci sono più, sono morti. Trigeo, appresa la notizia, capisce che è il momento favorevole per agire, chiamando a raccolta tutti i greci e, tutti insieme, liberare Eirene dalla sua prigione. Ne nasce una sequenza di equivoci e, tra i popoli dell'Ellade (così veniva chiamata l'intera Grecia), solo i contadini danno prova di essere in grado di reggere l'impresa. Tira e tira, cantando tutti in coro, i macigni (le rocce sotto le quali era bloccata Eirene) sono rimossi e Eirene può riemergere dalle viscere della terra. Reca con sé il ramo d'ulivo e la cornucopia (è il simbolo mitologico di cibo e abbondanza) e in braccio tiene il piccolo Pluto (il dio della ricchezza, simbolo dei beni che si possono trarre dalla natura.

Insieme ad Eirene, vengono anche liberate due fanciulle: Opora, dea del raccolto, e Teoria, dea della festa. Trigeo e Opora scatenano la gioia di tutti manifestando, a sorpresa, l'intenzione di sposarsi. La scena si chiude allora un komos (corteo rituale) condito di canti, bevute e banchetti Inoltre si rievocano le cause della guerra e ci si ripromette di rifiutare ogni comportamento bellicoso con un canto dedicato alla serenità della vita campestre. La commedia si conclude con il matrimonio di Trigeo e Opora e con festeggiamenti nuziali. Non si venderanno più armi, non si vestiranno più elmi, né si mangerà più cacio e cipolle, e la vita non si consumerà più in terribili guerre. Durante la composizione dell'opera, giunge ad Atene la notizia della morte di Cleone e Brasida, gli uomini che più di tutti volevano la guerra tra Atene e Sparta, mentre la composizione si conclude mentre si sta stipulando la tregua tra le due città. L'opera viene messa in scena in un clima di speranza e di ottimismo per il futuro, poiché quello stesso anno era stata firmata la Pace di Nicia (trattato di pace firmato tra Atene e Sparta, firmato re Plistonatte e Nicia) che avrebbe dovuto dare una svolta alla Guerra del Peloponneso, ma che nel giro di pochi anni si sarebbe rivelata illusoria. Infatti Aristofane fa intendere che questa pace sia una breve tregua e che le ragioni di questa pace non posso colmare la situazione. In questo clima di speranza, Aristofane scrive un'opera che segna una svolta nella sua produzione, poiché libera la fantasia: il protagonista non è vincolato dai limiti di spazio e tempo, lo vediamo infatti salire verso il cielo per incontrare gli dei. Negli anni seguenti, anche altri protagonisti di commedie di Aristofane faranno lo stesso percorso (Gli uccelli) o scenderanno agli inferi (Le rane). L’autore (che in quest'opera esalta la pace) è preoccupato per la guerra, ma esprime i suoi tormenti con grande comicità: porta sulla scena personaggi e situazioni in cui i cittadini si riconoscono e imparano in tal modo a ridere di sé e dei propri limiti. Viene a formarsi in tal modo una vera e propria “paideia” (termine greco che significa insegnamento) del ridere dei propri difetti. Dunque La Pace è un'opera ricca di trovate divertenti nella prima parte, tuttavia, una volta che la Pace è stata liberata, l'azione si frammenta in una serie di episodi che avevano probabilmente il compito di scatenare la risata nel pubblico, ma che in generale appaiono meno riusciti. Il commediografo si serve della comicità per rappresentare vizi e debolezze dell’umanità. Nella Pace sono presenti anche questioni letterarie, sotto forma di piccole battute, in special modo nella parabasi. Aristofane è infatti il primo che discute dell’essere poeta, degli autori e delle opere proprie ed altrui.