La tristezza dello storico
- Incipit: la storia non indottrina nessuno se non prima se stessi.
- Abbiamo concepito, sentito le doglie e abbiamo partorito vento. Non abbiamo portato salvezza al
paese. Dopo una lunga introduzione Marrou conclude dicendo che la storia è una concezione stanca,
ovvero avevamo promesso troppo e non siamo riusciti a mantenere le promesse. Ora, secondo
Marrou, bisogna riflettere sulla cause e le condizioni del fallimento:
La storia aveva avanzato la pretesa di essere una scienza allo stesso titolo della fisica o della chimica
e così strumento di conoscenza oggettiva. Verità che è sempre stata presente negli storici ma che
con l’apporto metodologico e critico si preteso di fare una “scienza esatta dello spirito” che ci è
stata tramandata dalla scuola tedesca
Un libro con cui ripartire per Marrou è L’introduzione alla filosofia della storia, saggio sui limiti
dell’oggettività storica, che deve sostituirsi al manuale positivista di Langlois e Seignobos. Libro molto
difficile e molto lungo, ma quello che lo rende tosto da affrontare è l’uso della logica rigorosa del suo autore
Raymond Aron.
1. Anche per Aron – come per Marrou – il primo step che bisogna fare è liquidare il positivismo e
ritrovare l’originalità della conoscenza storica che non è quella di Langlois e Seignobos, ovvero una
storia fatta con delle provette e una bilancia. Positivismo che per Marrou non ha mai preteso di
fondarsi in modo razionale, ma utilizzava come giustificazione quella del successo – che ovviamente
è fallito (non abbiamo portato salvezza al paese) => per Marrou non esiste una scienza storiografica
oggettiva ma una serie di punti di vista divergenti sul passato (es. della storiografia sulla rivoluzione
francese che cambia in continuazione).
1.1 L’unico progresso della storia secondo Marrou è nella documentazione e non nella scienza
storica: non bisogna cullarsi nell’immaginario che un giorno la documentazione sarà esauriente
da poter fare una ricostruzione scientifica. L’unica verità oggettiva esiste solo all’interno di una
certa scuola storiografica dove tutti accettano tacitamente i postulati che la fondano.
2. Successivamente Marrou afferma che la conoscenza della storia è soggettiva: “la conoscenza storica
è come la conoscenza d’un'altra persona, come quella di sé, un caso particolare della conoscenza
umana e partecipa della sua incertezza, della sua libertà essenziale” questo perché la conoscenza
umana è equivoca e inesauribile.
2.1 Altro passaggio molto importante è che lo storico esprime sé stesso e il suo universo nel passato
che sceglie per sé: un uomo che incontra altri uomini e cerca di comprenderli. Questa per
Marrou è una soggettività fondamentale che vale per tutti gli aspetti della storia. Marrou vuole
dire che il passato risponde in funzione del modo con cui lo interroghiamo, con la nostra anima
plasmata dai costumi e dalle idee di oggi => il lavoro dello storico dipende dalla sua coscienza
presente del ricercatore; le domande che poni al passato sono le stesse che rispondono a realtà
attuali (Marrou fa un esempio su sé stesso e il suo Sant’Agostino).
2.2 Ecco che riprende la formula decisa di Aron: la teoria precede la storia, ossia la posizione
cosciente o no assunta dallo storico che orienta in anticipo gli sviluppi del suo lavoro. Così
facendo non si discutono i fatti in sé che sono comunemente per gli storici “oggettivi”, ma più
che altro le cause, le sue conseguenze e il posto che gli si deve assegnare nell’evoluzione. La
storia infatti non è una cronologia dei fatti perché così diverrebbe solo una mera descrizione del
fenomeno. Le cause, scelte in maniera soggettiva, sono molto importanti per lo storico per la
realizzazione del suo racconto poiché la materia della storia non è nient’altro che una matassa di
fili difficile da sbrigliare – come intendevano fare i positivisti –: l’unico modo per comprendere la
matassa è tagliare i fili e si capisce il perché la struttura complessa della materia storica rende
illimitata la libertà dello storico e le sue scelte per la ricostruzione storica.