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La tristezza dello storico, Dispense di Storia

marrou in questo libricino spiega cosa significa per lui fare il mestiere dello storico

Tipologia: Dispense

2019/2020

Caricato il 08/06/2020

Chierema
Chierema 🇮🇹

4.6

(26)

13 documenti

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La tristezza dello storico
- Incipit: la storia non indottrina nessuno se non prima se stessi.
- Abbiamo concepito, sentito le doglie e abbiamo partorito vento. Non abbiamo portato salvezza al
paese. Dopo una lunga introduzione Marrou conclude dicendo che la storia è una concezione stanca,
ovvero avevamo promesso troppo e non siamo riusciti a mantenere le promesse. Ora, secondo
Marrou, bisogna riflettere sulla cause e le condizioni del fallimento:
La storia aveva avanzato la pretesa di essere una scienza allo stesso titolo della fisica o della chimica
e così strumento di conoscenza oggettiva. Verità che è sempre stata presente negli storici ma che
con l’apporto metodologico e critico si preteso di fare una “scienza esatta dello spirito” che ci è
stata tramandata dalla scuola tedesca
Un libro con cui ripartire per Marrou è L’introduzione alla filosofia della storia, saggio sui limiti
dell’oggettività storica, che deve sostituirsi al manuale positivista di Langlois e Seignobos. Libro molto
difficile e molto lungo, ma quello che lo rende tosto da affrontare è l’uso della logica rigorosa del suo autore
Raymond Aron.
1. Anche per Aron come per Marrou il primo step che bisogna fare è liquidare il positivismo e
ritrovare l’originalità della conoscenza storica che non è quella di Langlois e Seignobos, ovvero una
storia fatta con delle provette e una bilancia. Positivismo che per Marrou non ha mai preteso di
fondarsi in modo razionale, ma utilizzava come giustificazione quella del successo – che ovviamente
è fallito (non abbiamo portato salvezza al paese) => per Marrou non esiste una scienza storiografica
oggettiva ma una serie di punti di vista divergenti sul passato (es. della storiografia sulla rivoluzione
francese che cambia in continuazione).
1.1 L’unico progresso della storia secondo Marrou è nella documentazione e non nella scienza
storica: non bisogna cullarsi nell’immaginario che un giorno la documentazione sarà esauriente
da poter fare una ricostruzione scientifica. L’unica verità oggettiva esiste solo all’interno di una
certa scuola storiografica dove tutti accettano tacitamente i postulati che la fondano.
2. Successivamente Marrou afferma che la conoscenza della storia è soggettiva: “la conoscenza storica
è come la conoscenza d’un'altra persona, come quella di sé, un caso particolare della conoscenza
umana e partecipa della sua incertezza, della sua libertà essenziale” questo perché la conoscenza
umana è equivoca e inesauribile.
2.1 Altro passaggio molto importante è che lo storico esprime sé stesso e il suo universo nel passato
che sceglie per sé: un uomo che incontra altri uomini e cerca di comprenderli. Questa per
Marrou è una soggettività fondamentale che vale per tutti gli aspetti della storia. Marrou vuole
dire che il passato risponde in funzione del modo con cui lo interroghiamo, con la nostra anima
plasmata dai costumi e dalle idee di oggi => il lavoro dello storico dipende dalla sua coscienza
presente del ricercatore; le domande che poni al passato sono le stesse che rispondono a realtà
attuali (Marrou fa un esempio su sé stesso e il suo Sant’Agostino).
2.2 Ecco che riprende la formula decisa di Aron: la teoria precede la storia, ossia la posizione
cosciente o no assunta dallo storico che orienta in anticipo gli sviluppi del suo lavoro. Così
facendo non si discutono i fatti inche sono comunemente per gli storici “oggettivi”, ma più
che altro le cause, le sue conseguenze e il posto che gli si deve assegnare nell’evoluzione. La
storia infatti non è una cronologia dei fatti perché così diverrebbe solo una mera descrizione del
fenomeno. Le cause, scelte in maniera soggettiva, sono molto importanti per lo storico per la
realizzazione del suo racconto poiché la materia della storia non è nient’altro che una matassa di
fili difficile da sbrigliare – come intendevano fare i positivisti –: l’unico modo per comprendere la
matassa è tagliare i fili e si capisce il perché la struttura complessa della materia storica rende
illimitata la libertà dello storico e le sue scelte per la ricostruzione storica.
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La tristezza dello storico

  • Incipit: la storia non indottrina nessuno se non prima se stessi.
  • Abbiamo concepito, sentito le doglie e abbiamo partorito vento. Non abbiamo portato salvezza al paese. Dopo una lunga introduzione Marrou conclude dicendo che la storia è una concezione stanca, ovvero avevamo promesso troppo e non siamo riusciti a mantenere le promesse. Ora, secondo Marrou, bisogna riflettere sulla cause e le condizioni del fallimento:  La storia aveva avanzato la pretesa di essere una scienza allo stesso titolo della fisica o della chimica e così strumento di conoscenza oggettiva. Verità che è sempre stata presente negli storici ma che con l’apporto metodologico e critico si preteso di fare una “scienza esatta dello spirito” che ci è stata tramandata dalla scuola tedesca Un libro con cui ripartire per Marrou è L’introduzione alla filosofia della storia, saggio sui limiti dell’oggettività storica, che deve sostituirsi al manuale positivista di Langlois e Seignobos. Libro molto difficile e molto lungo, ma quello che lo rende tosto da affrontare è l’uso della logica rigorosa del suo autore Raymond Aron.
  1. Anche per Aron – come per Marrou – il primo step che bisogna fare è liquidare il positivismo e ritrovare l’originalità della conoscenza storica che non è quella di Langlois e Seignobos, ovvero una storia fatta con delle provette e una bilancia. Positivismo che per Marrou non ha mai preteso di fondarsi in modo razionale, ma utilizzava come giustificazione quella del successo – che ovviamente è fallito (non abbiamo portato salvezza al paese) => per Marrou non esiste una scienza storiografica oggettiva ma una serie di punti di vista divergenti sul passato (es. della storiografia sulla rivoluzione francese che cambia in continuazione). 1.1 L’unico progresso della storia secondo Marrou è nella documentazione e non nella scienza storica: non bisogna cullarsi nell’immaginario che un giorno la documentazione sarà esauriente da poter fare una ricostruzione scientifica. L’unica verità oggettiva esiste solo all’interno di una certa scuola storiografica dove tutti accettano tacitamente i postulati che la fondano.
  2. Successivamente Marrou afferma che la conoscenza della storia è soggettiva: “la conoscenza storica è come la conoscenza d’un'altra persona, come quella di sé, un caso particolare della conoscenza umana e partecipa della sua incertezza, della sua libertà essenziale” questo perché la conoscenza umana è equivoca e inesauribile. 2.1 Altro passaggio molto importante è che lo storico esprime sé stesso e il suo universo nel passato che sceglie per sé: un uomo che incontra altri uomini e cerca di comprenderli. Questa per Marrou è una soggettività fondamentale che vale per tutti gli aspetti della storia. Marrou vuole dire che il passato risponde in funzione del modo con cui lo interroghiamo, con la nostra anima plasmata dai costumi e dalle idee di oggi => il lavoro dello storico dipende dalla sua coscienza presente del ricercatore; le domande che poni al passato sono le stesse che rispondono a realtà attuali (Marrou fa un esempio su sé stesso e il suo Sant’Agostino). 2.2 Ecco che riprende la formula decisa di Aron: la teoria precede la storia , ossia la posizione cosciente o no assunta dallo storico che orienta in anticipo gli sviluppi del suo lavoro. Così facendo non si discutono i fatti in sé che sono comunemente per gli storici “oggettivi”, ma più che altro le cause, le sue conseguenze e il posto che gli si deve assegnare nell’evoluzione. La storia infatti non è una cronologia dei fatti perché così diverrebbe solo una mera descrizione del fenomeno. Le cause, scelte in maniera soggettiva, sono molto importanti per lo storico per la realizzazione del suo racconto poiché la materia della storia non è nient’altro che una matassa di fili difficile da sbrigliare – come intendevano fare i positivisti –: l’unico modo per comprendere la matassa è tagliare i fili e si capisce il perché la struttura complessa della materia storica rende illimitata la libertà dello storico e le sue scelte per la ricostruzione storica.
  • Fin qui Aron. Non c’è nulla da controbattere alla sua analisi. Ma l’unico problema è che trascura l’analisi e così facendo ci idealizza: per Marrou invece, noi siamo sono dei tecnici, ovvero degli artigiani dalle mani callose e dallo spirito ottuso; in poche parole ci dà più di quanto ci si aspetti e spetta solo a noi diventare più intelligenti. Questa sua speranza dipende troppo strettamente dai suoi maestri che cresciuti nella Germania del 1850 ammettevano come fatto incontrastato la validità tecnica delle scienze dello spirito. Quindi Aron discute come loro sul valore dei risultati ottenuti dalla storia scientifica, come se tali risultati esistessero, come se la scienza storica fosse riuscita a costituirsi in conformità dei suoi principi pur restando fedele al suo metodo.
  • Ma la storia positiva non esiste perché i metodi applicati dai positivisti sono irrealizzabili: il dubbio metodico formulato da Seignobos e Langlois diffidava a priori ogni affermazione formulata in ogni documento. Per Marrou il loro metodo è ingenuo e hanno una concezione troppo materiale del fatto storico (es incidente automobilistico) e questo lo conduce ad affermare che il loro metodo non è mai applicabile: semplicemente perché lo storico non si basa sulle osservazioni come fa il chimico, ma su dei documenti selezionati da un caso cieco. Questo perché quando l’analisi giunge al fatto elementare della storia antica, moderna o contemporanea non sempre abbiamo la verità assoluta (es battaglia Verdun). Pensare che ci sia una verità assoluta significa presuppore che esistano una quantità di documenti precisa natura tanto particolare che la loro scoperta si rileva impossibile. In storia più la precisione aumenta più la certezza del fatto diminuisce.
  • Quando non si hanno documenti per Langlois e Seignobos concludono logicamente che il solo atteggiamento corretto è l’agnosticismo. Ma per Marrou questa è una posizione disumana, ossia significa che la storia deve rinunciare a recitare una parte nella cultura e nella vita (es Gesù, re Erode e strada della Palestina). Gli storici dove non sono arrivati hanno provato ad ipotizzare e questa posizione per Marrou è l’umano che vince; il positivismo invece passando oltre in mancanza delle sue fonti ha perso pure in certezza ciò che conservava in umanità.
  • L’ipotesi è molto importante per la ricostruzione storica, ma Marrou riconosce che non è nient’altro che un impalcatura molto fragile (i documenti sono in difetto e non attingiamo mai da loro la verità oggettiva); le ipotesi che facciamo tendono al verosimile. Anche qui ritorna la formula di Aron la modalità dei giudizi storici è la possibilità.
  • Concluso tutto ciò Marrou si chiede se la storia si sia accorta del suo fallimento. No, ovviamente – dice che riprenderà quest’esame di coscienza in un’altra sede.
  • Marrou ha finora ammesso che i fatti materiali possono essere conosciuti oggettivamente se ne si conservano le tracce documentarie. Si chiede poi: Qual è il valore della conoscenza storica? Marrou tuttavia, dice che nella storia nulla è sicuro e persino i fatti materiali possono essere contestati e resi di conseguenza incerti. Ciò che tende ad essere certo, ad essere promosso al livello della conoscenza valida per tutti è meno il fatto materiale ben attestato che il fatto che nessuno finora abbia trovato utile contestare (es libro su Napoleone dove viene definito un mito solare). La storia è minacciata sotto il suo stesso terreno e ciò che le permette di rimanere in piedi è che noi storici siamo abbastanza saggi da misurare la critica non rendendola distruttiva. Il vero valore della conoscenza storica per Marrou è la fiducia che noi assegniamo alle testimonianze: avere fiducia per Marrou significa avere fede => la verità storica quindi è un atto di fede ed è per questo il motivo per il quale essa non è valida se non per quelli che vogliono questa liberta (l’atto di fede è un atto libero).
  • Marrou arriva alla conclusione che noi siamo vinti. Ma per ripartire dice che dobbiamo essere umili e consapevoli dei nostri limiti rimetterci al lavoro. Rimettendoci al lavoro potremo restaurare il senso autentico della storia. Accettiamo la nostra servitù, siamo soltanto degli umili servi e accettare in modo definitivo che non porteremo mai la verità agli uomini. Servitù che tuttavia è liberatrice e non una triste posizione di ripiego. Quando si tentava di oggettivare la storia essa sfociava nel disumanizzarla: per renderla ancora umana dobbiamo riportare la filosofia, ovvero la vita o l’umano. Bisogna essere