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Marrou- Tristezza dello storico, Sintesi del corso di Storia

Riassunto Marrou- tristezza dello storico

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 24/02/2020

trewerese
trewerese 🇮🇹

4.3

(41)

16 documenti

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Marrou tristezza dello storico
Introduzione
Marrou nasce nel 1904 a Marsiglia. Fa parte di un movimento studentesco cattolico che negli anni ’20,
come del resto tutto il cattolicesimo francese dell’epoca, verrà influenzato dal Charles Maurras. Le sue
riflessioni nascono dall’intento di rinnovare la cultura dell’epoca, oramai in crisi. Cattedra in storia del
cristianesimo alla Sorbona. Per Marrou il compito degli storici consiste nel ritrovare l’originalità storica, ma
non esiste un metodo e una teoria oggettivamente validi (va contro l’astrattezza e la sovrainterpretazione
tipica del positivismo, molto diffuso all’epoca). Siccome lo storico è inevitabilmente condizionato dal suo
tempo e dai particolari momenti della sua epoca e pertanto deve consapevolmente accettare i suoi limiti ,
per poter recuperare la sua coscienza di uomo (lo storico riflette sul suo passato [nient’altro che la storia
degli uomini]). In quest’ottica stare tra gli uomini, e quindi conoscerli, aiuterebbe la sua ricerca. Influenza
Bloch nella scrittura di “apologia della storia o del mestiere di storico”. Riflessioni sulla conoscenza storica:
“la storia è inseparabile dallo storico e ogni storia è una storia profondamente orientata”.
Ottimismo tragico di Marrou: nella storia è costitutiva la presenza del male, se ne deduce che la storia è il
risultato della fusione tra la città di dio e la città dell’uomo (agostiniano al massimo). Chiama quindi l’uomo
ad incarnarsi ed a operare nel mistero della storia: lo storico è un ”uomo diventato cosciente” che si può
riappropriare della sua vita “senza lasciarsi abbattere dalla sconfitta, che sa soffrire con nobiltà e conservare
la speranza”.
Libro (capitolo unico)
Finge di essere uno storico a colloqui con giovani discepoli ansiosi di scoprire cos’è la storia e cosa significa
essere uno storico. (prende spunto da un libro di Reymond Aron [ Introduzione alla filosofia della storia ,
1938] di impianto positivista e razionalista, per tracciare una sorta di discorso sul metodo storiografico).
Inizia con un rimpianto: un tempo non lontano gli storici occupavano i primi posti nella società : tutta la
cultura ruotava attorno ai loro giudizi (tirannia della storia sulla cultura moderna). Prosegue delineando il
processo che ha portato a questo punto d’arrivo, che inizia con l’importanza attribuita dal cristianesimo alla
storia (la fede cristiana era basata su alcuni fatti storici [resurrezione, ecc.]). Poi subentrò il <pensiero
moderno>: l’ideologia del progresso (pensata all’hegeliana) attribuiva agli storici il compito di verificare e
custodire il passato e sempre su di loro ricadeva il peso di essere i narratori dell’avvenire (gli storici
assicuravano un fondamento ragionevole all’utopia del progresso). Quando la cultura ha iniziato ad andare
in crisi (ovvero quando lo spirito moderno ha iniziato a riflettere su sé stesso) gli storici sono stati i primi a
cadere (le loro ipotesi poggiavano su fondamenta troppo fragili). Ma non per questo sono stati messi in
disparte: successivamente lo storico ha assunto il compito del retore e del saltimbanco al servizio del
potere politico (cita “la difesa della razza” come esempio). Gli storici hanno alimentato troppe aspettative
su di loro senza mantenerle: questo perché tutto il prestigio degli storici era basato sulla pretesa della
storia di essere uno strumento di conoscenza oggettiva, al pari delle altre scienze. Ad esempio, nel periodo
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Marrou tristezza dello storico Introduzione Marrou nasce nel 1904 a Marsiglia. Fa parte di un movimento studentesco cattolico che negli anni ’20, come del resto tutto il cattolicesimo francese dell’epoca, verrà influenzato dal Charles Maurras. Le sue riflessioni nascono dall’intento di rinnovare la cultura dell’epoca, oramai in crisi. Cattedra in storia del cristianesimo alla Sorbona. Per Marrou il compito degli storici consiste nel ritrovare l’originalità storica, ma non esiste un metodo e una teoria oggettivamente validi (va contro l’astrattezza e la sovrainterpretazione tipica del positivismo, molto diffuso all’epoca). Siccome lo storico è inevitabilmente condizionato dal suo tempo e dai particolari momenti della sua epoca e pertanto deve consapevolmente accettare i suoi limiti , per poter recuperare la sua coscienza di uomo (lo storico riflette sul suo passato [nient’altro che la storia degli uomini]). In quest’ottica stare tra gli uomini, e quindi conoscerli, aiuterebbe la sua ricerca. Influenza Bloch nella scrittura di “apologia della storia o del mestiere di storico”. Riflessioni sulla conoscenza storica: “la storia è inseparabile dallo storico e ogni storia è una storia profondamente orientata”. Ottimismo tragico di Marrou: nella storia è costitutiva la presenza del male, se ne deduce che la storia è il risultato della fusione tra la città di dio e la città dell’uomo (agostiniano al massimo). Chiama quindi l’uomo ad incarnarsi ed a operare nel mistero della storia: lo storico è un ”uomo diventato cosciente” che si può riappropriare della sua vita “senza lasciarsi abbattere dalla sconfitta, che sa soffrire con nobiltà e conservare la speranza”. Libro (capitolo unico) Finge di essere uno storico a colloqui con giovani discepoli ansiosi di scoprire cos’è la storia e cosa significa essere uno storico. (prende spunto da un libro di Reymond Aron [ Introduzione alla filosofia della storia , 1938] di impianto positivista e razionalista, per tracciare una sorta di discorso sul metodo storiografico). Inizia con un rimpianto: un tempo non lontano gli storici occupavano i primi posti nella società : tutta la cultura ruotava attorno ai loro giudizi (tirannia della storia sulla cultura moderna). Prosegue delineando il processo che ha portato a questo punto d’arrivo, che inizia con l’importanza attribuita dal cristianesimo alla storia (la fede cristiana era basata su alcuni fatti storici [resurrezione, ecc.]). Poi subentrò il : l’ideologia del progresso (pensata all’hegeliana) attribuiva agli storici il compito di verificare e custodire il passato e sempre su di loro ricadeva il peso di essere i narratori dell’avvenire (gli storici assicuravano un fondamento ragionevole all’utopia del progresso). Quando la cultura ha iniziato ad andare in crisi (ovvero quando lo spirito moderno ha iniziato a riflettere su sé stesso) gli storici sono stati i primi a cadere (le loro ipotesi poggiavano su fondamenta troppo fragili). Ma non per questo sono stati messi in disparte: successivamente lo storico ha assunto il compito del retore e del saltimbanco al servizio del potere politico (cita “la difesa della razza” come esempio). Gli storici hanno alimentato troppe aspettative su di loro senza mantenerle: questo perché tutto il prestigio degli storici era basato sulla pretesa della storia di essere uno strumento di conoscenza oggettiva, al pari delle altre scienze. Ad esempio, nel periodo

positivista (sulla scia della rigorosa ricerca metodologica), si tentò di edificare una , pretesa quanto mai inarrivabile. Il compito dei giovani storici è quello di liquidare il positivismo e di ritrovare l’originalità della ricerca storica: non esiste una scienza storiografica, ma una serie di punti di vista sul passato (la pratica del lavoro storico dimostra che non esiste una verità oggettiva). Il positivismo non ha mai preteso di fondarsi razionalmente, esso si basa infatti sulla giustificazione, del tutto pragmatica, del successo. La conoscenza storica è un caso particolare della conoscenza umana ed è partecipe della sua incertezza: “la realtà storica, essendo umana, è equivoca e inesauribile”. lo storico è un uomo che incontra e cerca di comprendere altri uomini, ciò che gli rimane dipende esclusivamente da ciò che è lui stesso (carattere essenziale della conoscenza umana). I suoi interrogativi rispondono a realtà attuali, riflettono esigenze dell’anima dello storico e del suo tempo (inevitabile e strutturalmente umana influenza del ricercatore nella ricostruzione ed interpretazione storica, influssi di crocianesimo). Beninteso, questo è vero solo quando la storia si fa tanto complessa da incontrare la realtà umana: potete conseguire un distacco perfetto se studiate la calzatura d’ordinanza del soldato umano o la sintassi del latino; ma questa è storia? Il fatto in sé non importa nulla ma ciò che sono le sue cause, le sue conseguenze, la sua rilevanza, il posto e il ruolo che ha svolto nell’evoluzione, sono veramente fondamentali: questo è ciò che propriamente si chiama storia. (qui Marrou sembra sottintendere che la vera storia è storia dell’uomo, idea di derivazione crociana-hegeliana) La storia non è riducibile ad una sfilata di fatti ma necessita di essere compresa e spiegata : lo storico si trova alle prese con una realtà complessa che gli offre molteplici mezzi di spiegazione o comprensione, e per ogni atto vi sono sempre più reticoli di cause, occasionali, consce od inconsce: pertanto la scelta è necessaria, visto che esistono molte strade da poter percorrere, ma una sola via da seguire (concetti affini alla prima lezione di Carr). È ingenuo credere, come i teorici positivisti, che la ricerca delle cause sia legata all’imperfezione e all’insufficienza delle fonti documentarie. Questo è dovuto ad una sopravvalutazione dei documenti: le ricerche dell’epoca erano essenzialmente una ricerca documentaria e archivistica, ma se si vuole analizzare un tratto spirituale le cose si complicano. La storia si fa con i documenti ma essi sono stati selezionati dal caso e non sono mai abbastanza numerosi, precisi o sicuri per rispondere a tutte le domande. Possiamo concretamente ricostruire fatti recenti (per la maggior quantità di documenti di cui disponiamo) ma gli aspetti umani (psicologia, intenzioni, paure, conseguenze, aspettative) non possono essere indagati a causa della scarsità di documenti la cui scoperta è impossibile (non esistono proprio) e perché da essi non è possibile trarre conclusioni oggettive (inevitabilmente per ricostruire aspetti umani è necessario far ricorso ad una interpretazione soggettiva). In storia in generale la precisione s’accresce a spese della certezza. “La scienza storica non è che un impiego dei documenti: poiché essi sono sempre in difetto, non attingiamo mai la verità oggettiva; possiamo formulare solo delle ipotesi, al più verosimili. Ritrovo uno degli aforismi di Aron : <la modalità dei giudizi storici è la possibilità>, ma sul piano dell’analisi questa volta, e per ragioni di fatto e non soltanto logiche: siamo doppiamente impotenti…” (p.52) Finora ho ammesso che i fatti materiali, concreti potevano al limite essere conosciuti oggettivamente, se erano sufficienti le tracce documentarie. Ma qual è la forza di tale conoscenza? Nella storia nulla è sicuro , persino i fatti materiali possono venir aspramente contestati e resi indefinitamente incerti. Quanto a quelli

fatti materiali certi sono stati contestati mentre gli altri che ancora non lo sono si mantengono in piedi grazie ad un tacito accordo e così è anche per la storia (un documento è solo un fatto, rifratto attraverso un altro uomo: gli storici non escono mai dalla soggettività umana e pertanto la verità storica si configura come un atto di fede). Lo storico è inevitabilmente influenzato dal suo tempo e non può eliminare la soggettività, può esserne solo consapevole e imboccare la propria personalissima via (affinità con la prima lezione di Carr). Sostenitore dello storicismo, con chiare influenze hegeliane. Oppositore del determinismo positivista, e anche del marxismo.