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Steiner: 10 ragioni tristezza pensiero - 10 cause tristezza creativa, Schemi e mappe concettuali di Filosofia

In questo libro, schelling e altri filosofi attribuiscono all'esistenza umana una tristezza inevitabile, che steiner chiama ‘malinconia creativa’. Egli elenca dieci possibili cause di questa tristezza del pensiero, affrontando temi chiave come il rapporto con la realtà, il significato della morte, la radice della creatività, la possibilità dell'infinito e del trascendere e infine l'esistenza di dio. Steiner esplora il pensiero come entità illimitata, incontrollabile e non razionale, che influenza il nostro modo di conoscere e esprimerci attraverso il linguaggio, e che richiede una notevole concentrazione. Il pensiero è immediato solo con sé stesso, e noi abitiamo il mondo attraverso di esso, ma non possiamo accedere al pensiero dell'altro.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2019/2020

Caricato il 20/03/2022

alice.civi
alice.civi 🇮🇹

4.7

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Steiner: dieci (possibili) ragioni della tristezza del pensiero
In questo libro Schelling e altri filosofi attribuiscono all’esistenza umana una tristezza inevitabile, questa malinconia è il
fondo oscuro su cui si basano la consapevolezza e la conoscenza. Così Steiner elenca le dieci possibili ragioni della
nostra “malinconia creativa” (pesantezza dell’animo). Affronta i nodi chiave della filosofia: (ovvero) il rapporto con la
realtà, il significato della morte, la radice della creatività, la possibilità dell’infinito e del trascendere ed infine
l’esistenza di Dio.
1/2/3 capitolo: il pensiero è illimitato perché non possiamo controllarlo, non possiamo controllarlo neanche nel
momento di veglia. Per Steiner il pensiero è illimitato, non lineare e neanche razionale. Infatti noi non possiamo
pensare che l’uomo non può avere controllo del pensiero, neanche nel sonno possiamo fermare il pensiero l’unica
condizione è nella mente in cui cessa la nostra esistenza.
(1: il pensiero illimitato. 2: il pensiero è incontrollato. 3: pensare ci rende presenti a noi stessi)
4 capitolo: anche il linguaggio influisce in questa tristezza del pensiero, questo concetto del linguaggio viene espressa
quando Steiner ci parla di verità, il linguaggio tende a condizionare il nostro modo di esprimerci e la conoscenza tende
a conoscere la verità assoluta. Il linguaggio tende a modificarsi perché ogni parola che viene utilizzata può essere
interpretata in maniera diversa e questa è la dicotomia-antinomia tra il linguaggio, che vuole imporsi sul nostro
pensiero. La verità vera e propria rappresenta anche un limite del linguaggio, il linguaggio si blocca non può arrivare fin
dove potremmo arrivare noi.
5 capitolo: dispendiosità del pensiero. Per Steiner un altro motivo della tristezza del pensiero è il fatto che il pensiero
che è dispensioso, significa che chiede una eccessiva concertazione. Stainer ci dice che noi dopo periodi prolungati del
pensiero proviamo qualcosa di analogo alla fatica muscolare e quindi siamo stanchi. E lui dice che i nostri processi di
pensiero sono consci e inconsci infatti non mettono a fuoco quelli più importanti, noi non pensiamo al nostro pensiero
se non per brevi momenti, momenti rari.
6 capitolo: il pensiero è immediato solo con sé stesso. Il pensiero della verità che non possediamo totalmente ci appare
come concetto di idea, il pensiero non ha un’utilità ossia serve per un fine. Il pensiero pensa è un carattere libero ed un
concetto che ogni giorno non si riconosce. L’uomo pensando attua un’azione senza un fine, quindi fa un atto
inconsapevole fatto per istinto. Anche quando pensiamo e facciamo un ragionamento non dobbiamo confondere ciò
che è prima e ciò che è dopo perché il nostro cervello ha bisogno di tappe di pensiero per procedere all’azione.
7 capitolo: noi abitiamo il mondo come pensiero. Noi abitiamo il mondo attraverso il pensiero, è un’abitazione
discontinua fatta di note mai udite e di continui ripensamenti di tutto ciò che ci circonda. Nonostante i progressi nelle
nostre conoscenze, sappiamo che esistono immensi ambiti che rimangono ignoti; non sappiamo se il nostro intelletto
speculativo potrà continuare a conoscere ancora in modo illimitato; non sappiamo, infine, tantissime cose: a ogni
nuova conoscenza infatti si contrappongono altre ombre di ignoranza, in modo tale da lasciarci disperati e impotenti.
8 capitolo: impossibilità di entrare nel pensiero dell’altro. Per Steiner il pensiero risiede in un’intimità, in un’intimità
dove non possiamo accedere. Noi possiamo possedere il corpo dell’altro ma non possiamo possedere i suoi pensieri
perché il pensiero rende reale intimo e sfuggente. Quando Steiner dice che il pensiero è inaccessibile fa riferimento alla
profondità del pensiero, noi possiamo intuire il pensiero dell’altro ma non potremmo mai capire fino infondo il
pensiero dell’altro.
9 capitolo: ciascun uomo, bambino, donna è un pensatore. Il pensiero appartiene a tutti noi nessuno è senza pensiero
per fino gli analfabeti, gli infermi o i disabili. Il pensiero pensa che noi abbiamo tanti pensieri ma la cosa che deve
essere pensata è il proprio essere.
10 capitolo: il pensiero ci apre alla grandezza. Il pensiero estranea l’uomo. Il pensiero è la nostra essenza, ci mette di
fronte a noi stessi, la cosa più importante è pensare, l’uomo pensa qualsiasi cosa anche cose più grandi di lui stesso
come la morte e l’esistenza di un Dio, si ha l’impressione che non abbia compiuto passi in avanti, che lo porta a porsi
delle domande dove non avrà mai risposta.

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Steiner: dieci (possibili) ragioni della tristezza del pensiero In questo libro Schelling e altri filosofi attribuiscono all’esistenza umana una tristezza inevitabile, questa malinconia è il fondo oscuro su cui si basano la consapevolezza e la conoscenza. Così Steiner elenca le dieci possibili ragioni della nostra “malinconia creativa” (pesantezza dell’animo). Affronta i nodi chiave della filosofia: (ovvero) il rapporto con la realtà, il significato della morte, la radice della creatività, la possibilità dell’infinito e del trascendere ed infine l’esistenza di Dio. 1/2/3 capitolo: il pensiero è illimitato perché non possiamo controllarlo, non possiamo controllarlo neanche nel momento di veglia. Per Steiner il pensiero è illimitato, non lineare e neanche razionale. Infatti noi non possiamo pensare che l’uomo non può avere controllo del pensiero, neanche nel sonno possiamo fermare il pensiero l’unica condizione è nella mente in cui cessa la nostra esistenza. (1: il pensiero illimitato. 2: il pensiero è incontrollato. 3: pensare ci rende presenti a noi stessi) 4 capitolo: anche il linguaggio influisce in questa tristezza del pensiero, questo concetto del linguaggio viene espressa quando Steiner ci parla di verità, il linguaggio tende a condizionare il nostro modo di esprimerci e la conoscenza tende a conoscere la verità assoluta. Il linguaggio tende a modificarsi perché ogni parola che viene utilizzata può essere interpretata in maniera diversa e questa è la dicotomia-antinomia tra il linguaggio, che vuole imporsi sul nostro pensiero. La verità vera e propria rappresenta anche un limite del linguaggio, il linguaggio si blocca non può arrivare fin dove potremmo arrivare noi. 5 capitolo: dispendiosità del pensiero. Per Steiner un altro motivo della tristezza del pensiero è il fatto che il pensiero che è dispensioso, significa che chiede una eccessiva concertazione. Stainer ci dice che noi dopo periodi prolungati del pensiero proviamo qualcosa di analogo alla fatica muscolare e quindi siamo stanchi. E lui dice che i nostri processi di pensiero sono consci e inconsci infatti non mettono a fuoco quelli più importanti, noi non pensiamo al nostro pensiero se non per brevi momenti, momenti rari. 6 capitolo: il pensiero è immediato solo con sé stesso. Il pensiero della verità che non possediamo totalmente ci appare come concetto di idea, il pensiero non ha un’utilità ossia serve per un fine. Il pensiero pensa è un carattere libero ed un concetto che ogni giorno non si riconosce. L’uomo pensando attua un’azione senza un fine, quindi fa un atto inconsapevole fatto per istinto. Anche quando pensiamo e facciamo un ragionamento non dobbiamo confondere ciò che è prima e ciò che è dopo perché il nostro cervello ha bisogno di tappe di pensiero per procedere all’azione. 7 capitolo: noi abitiamo il mondo come pensiero. Noi abitiamo il mondo attraverso il pensiero, è un’abitazione discontinua fatta di note mai udite e di continui ripensamenti di tutto ciò che ci circonda. Nonostante i progressi nelle nostre conoscenze, sappiamo che esistono immensi ambiti che rimangono ignoti; non sappiamo se il nostro intelletto speculativo potrà continuare a conoscere ancora in modo illimitato; non sappiamo, infine, tantissime cose: a ogni nuova conoscenza infatti si contrappongono altre ombre di ignoranza, in modo tale da lasciarci disperati e impotenti. 8 capitolo: impossibilità di entrare nel pensiero dell’altro. Per Steiner il pensiero risiede in un’intimità, in un’intimità dove non possiamo accedere. Noi possiamo possedere il corpo dell’altro ma non possiamo possedere i suoi pensieri perché il pensiero rende reale intimo e sfuggente. Quando Steiner dice che il pensiero è inaccessibile fa riferimento alla profondità del pensiero, noi possiamo intuire il pensiero dell’altro ma non potremmo mai capire fino infondo il pensiero dell’altro. 9 capitolo: ciascun uomo, bambino, donna è un pensatore. Il pensiero appartiene a tutti noi nessuno è senza pensiero per fino gli analfabeti, gli infermi o i disabili. Il pensiero pensa che noi abbiamo tanti pensieri ma la cosa che deve essere pensata è il proprio essere. 10 capitolo: il pensiero ci apre alla grandezza. Il pensiero estranea l’uomo. Il pensiero è la nostra essenza, ci mette di fronte a noi stessi, la cosa più importante è pensare, l’uomo pensa qualsiasi cosa anche cose più grandi di lui stesso come la morte e l’esistenza di un Dio, si ha l’impressione che non abbia compiuto passi in avanti, che lo porta a porsi delle domande dove non avrà mai risposta.