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Appunti "Tristezza dello storico" di H.I. Marrou
Tipologia: Appunti
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se croce con il suo approccio filosofico ci ha condotto all'interno di una visione della storiografia profondamente soggettiva lo stesso fa Marrou, ha una posizione eterodossa, particolare proprio in relazione al suo soggettivismo. Il personalismo filone di pensiero che ponevano accento sulla persona intesa come qualcosa di differente diversa dall’individuo, la critica espressa dal personalismo. Monier tentativo di recuperare quanto vi era nelle tesi marxiste in termini puramente cristiani. Il personalismo puntava a individuare le caratteristiche di questa persona distinta dall’individuo vista come protagonista della vita, dell’esistenza e della storia e distinta da quell’individuo concepito in maniera astratta tanto da certo liberalismo e capitalismo quanto da certo marxismo e allora la persona si manifesta in questa tensione filosofica come una realtà profondamente collocata nella storia ma al tempo stesso in una posizione trascendente che la ispira e soprattutto si manifesta come realtà che non può prescindere dalla realtà di riferimento, persona e comunità sono due entità profondamente legate a tal punto che se la persona ha la priorità rispetto alla comunità è soltanto grazie alla comunità che trova la propria realizzazione, una persona che deve venire prima di tutto ma che soltanto può essere appartenente ad una comunità trova il proprio senso tanto terreno quanto trascendente e se la vita della persona può essere intesa come un progressivo perfezionamento delle caratteristiche spirituali della persona questo perfezionamento Può avvenire soltanto attraverso l’impegno della comunità per ragioni prioritarie , questo è il quadro filosofico che orienta il personalismo francese, trovando manifestazione più rigorosa negli anni 30 e 40 ed in questa rivista Marrou pubblica questo saggio “tristezza dello storico possibilità e limiti della storiografia”. Prezioso saggio che si rivela propedeutico ad un testo più cospicuo ovvero la conoscenza storica del 1954. Storico dell’antichità Marrou, Saggio che prende spunto da un polemista francese “introduzione alla filosofia della storia” il cui oggetto polemico è il positivismo e Marrou commentando quest’opera particolarmente polemica, da ragione ad Aron di critica al positivismo, alla capacità storiografica di individuare la verità. Condivide il pensiero di Aron ma lo critica per l’assenza di concretezza che sembra portare a contraddistinguere questo filosofo. Aspetto più rilevante di Marrou , riguarda l’assunto per il quale si fa storiografia soltanto se si parte da una teoria della storiografia, da un metodo o meglio ancora da una consapevolezza di ciò che si va a realizzare, non vi è storiografia senza avere chiari le ragioni del proprio lavoro. Accento sul soggetto, il fine dell’attività storiografica è per Marrou un conoscere meglio se stessi attraverso la conoscenza di altre vite, individualità di persone del passato, la persona vive all’interno di una dimensione di mistero quale quella della vita, mistero profondamente intriso di religiosità e all’interno di questa dimensione di mistero quello che fa lo storiografo è di aprire i propri occhi, con una consapevolezza superiore rispetto a tutte le altre persone. Nel far questo ciò che connota la conoscenza storiografica è una aspetto di originalità che non è presente in altre forme di conoscenza o meglio contraddistingue questa tipologia di conoscenza ed è la pre-conoscenza, pre- concetto da cui ogni storiografo parte per ricostruire la storia che gli interessa, preconcetto rispetto al quale non può far nulla se non dichiararla a se stesso ai propri lettori e cercare di superarla di emanciparsi da essa attraverso le risposte con onesta intellettuale incontra della propria ricerca storiografica contraddistinta da quella serie di domande, che scaturiscono dalla propria vita e dal proprio presente (confronto con croce) e che quindi orientano in termini soggettivi la ricerca storiografica, in una conferenza del 1960 Marrou metterà l’accento proprio su questo, ogni conoscenza storica è conoscenza soggettiva. Commentando opera di Aron critica per astrattezza, noi storici non siamo così intelligenti come lui ci vuol far apparire, snobismo che traspare dalle pagine di Aron rispetto alle quali Marrou prende le distanze per sottolineare quella che deve essere una caratteristica dell’equilibrato storico ovvero la caratteristica dell'umiltà (altro aspetto che trova religioso e cristiano ), necessaria allo storiografo per non cadere nello sconforto di fronte alla constatazione della sua impotenza nel fare ciò che vorrebbe fare. Lo storico è questa persona che cammina nel mistero dell’esistenza e che grazie alla sua attività ha maggiore consapevolezza agli occhi più aperti per comprendere ciò che egli è storicamente è e tuttavia è una consapevolezza non piena e non profonda, poiché si trova a fare i conti con aspetti che non può risolvere nella sua
limitatezza e cioè essere umano, una tristezza quella dello storico che si manifesta in duplice forma, due tristezze, la tristezza che individua Marrou , da un lato rapporto storico con le fonti, abbiamo sempre a che fare con un numero limitato delle fonti, quello che noi possiamo ricostruire è amputato all'origine poiché siamo limitati da ciò che ci troviamo di fronte da analizzare, ma al tempo stesso anche qualora ci trovassimo di fronte ad una messa infinita di fonti, il problema si riproporrebbe, lo storico contemporaneo deve selezionare le fonti e quindi si trova di fronte una situazione per certi versi favorevole. Un rapporto con la fonte incompiuto, siamo in qualche modo inadeguati a realizzare quello che dovremmo realizzare, inadeguatezza all'incapacità. Ad aggiungersi a questa tristezza vi è la seconda che fa riferimento al termine riguarda soggetto e verità , verità che si manifesta in termini mondani storici ma che nella visione di Marrou ha anche in se una visione trascendente, rapporti tra soggettività e verità che fa a pugni l’approccio positivista e che manifesta inadeguatezza dell’essere umano nel fare i conti con la ricostruzione storica, una verità che è impossibile da raggiungere tanto per quella presenza inevitabile del preconcetto che rimane lì per orinarci nella nostra comprensione e soggettività che trova i propri limiti nella dimensione storica nella propria particolarità di essere umani e allora di fronte a questa duplice tristezza quella delle fonti e quella della verità che marrou sottolinea come l’elemento che deve connotare più di ogni altra lo storiografo è l’umiltà di che fa qualcosa sapendo che non potrà mai farla veramente bene, umiltà che permettere a Marrou di prendere le distanze sopratutto dal positivismo. Netta è l’idea il fine della storia altro che non riguarda il soggetto aiutandolo a capire meglio se stesso attraverso l’analisi di altre vite come la sua ed è proprio in questa dimensione che si conclude il saggio di Marrou. A conclusione del saggio scrive Marrou “ in ultima istanza se la storia si mostra così nutriente dipende dal fatto che essa non ci mette in presenza di un dato umano grezzo ma che lo storico e prima di lui le sue fonti hanno già elaborato, reso comprensibile e razionale”. Conoscenza dell’uomo quindi la storia, è tanto maggiore la conoscenza quanto maggiore è l’avidità dello storiografo di far rivivere quei sentimenti di altri uomini. Conoscenza dell’uomo incontro dell’altro, la storia come amicizia, Non è per sbarazzarcene che studiamo la storia è per fare in modo che quanto non sarebbe più passato senza di essa rinasca l’esistenza di quell’unico presente fuori del quale nulla esiste, perché questa realtà umana esista di nuovo nella sua complessità umana e concreta basta conoscerla, per arricchirsi della sua sostanza basta amarla”. Per Marrou la storia come rapporto di amicizia con altri esseri umani come noi che sono vissuti come noi prima di noi. (rapporto col pensiero di Bloch, la storia non è solo lo studio delle cose passate ma è lo studio dell’uomo) Marrou scrive negli stessi anni in cui si affermano gli annale e quindi tutta una nuova produzione storiografica che si interessa della storia della mentalità, si interessa di una storia che desidera attingere alle altre scienze sociali per arricchire la riflessione storiografica, una corrente storiografica originale che si manifesta in termini intensità del messaggio intellettuale rispetto alla quale però Marrou prende le distanze, non solo non è influenzato da Croce ma insoddisfatto dagli annale da bloch ed è insoddisfatto perché l’accento che pongono nella loro prospettiva storiografica è di tipo sociale, la storia delle mentalità, individuare la rilevanza della produzione storiografica in questa lunga durata che è la sola che ci permette di andare in profondità e di cogliere le strutture che persistono e i comportamenti che si ripetono e che ci permette emanciparci per certi versi dall’accidentale per individuare invece il persistente il regolare, Marrou è interessato al soggetto alla persona (Bloch afferma che la storia è storia dell’uomo nella società, è vero anche che l’uomo gli serve non perdersi di concretezza, per essere come orco della fiabe che sente profumo di carne umana, ma accento va a cadere all’elemento sociale più generale che si manifesta la vera rilevanza del sapere e della conoscenza storica) rispetto a questa prospettiva Marrou ne sviluppa un’altra , una prospettiva soggettiva che considera analisi di altri esseri umani del passato in funzione soggettiva, questa maggiore consapevolezza dello storiografo che può contribuire in maniera indiretta grazie a questo suo tenere gli occhi aperti a migliorare la società, ma in prima istanza a migliorare se stesso e ci riesce grazie a questa idea del rapporto con altri esseri umani di tipo amicale, storia come amicizia. Incontro col prossimo lo storiografo può esperirlo nel lavoro che realizza andando a incontrare altri prossimi vissuti prima di lui e questo riferimento finale all’amore. Dimensione di Marrou meno razionale e più sentimentale ma nondimeno la