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Riassunto del romanzo di Massimo Bontempelli- La vita operosa.
Tipologia: Sintesi del corso
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La scuola degli allievi ufficiali durava due mesi, gli studenti continuavano a cambiare ma il quaderno che utilizzavano rimaneva sempre quello, insegnava ad orientarsi con la bussola, con un orologio, con il sole, con le stelle o con il muschio delle piante. Il protagonista imparò che quando un militare non sa orientarsi fa quello che può, che in effetti è l’unico insegnamento sicuro e fondamentale per tutti, sia in guerra che in pace. 2 ESTASI Due mesi dopo l’armistizio, la tregua della guerra, tornò in Italia, a Milano. Gli piaceva molto vedere le vetrine, i bar colorati e le donne, e pensò che doveva trovare un modo per fare molti soldi. 3 FACILITÀ Tutto era nuovo per il protagonista e non essendo in possesso né di bussola e né di orologio, né di stelle e né di sole, in mezzo alle campagne di Milano, dovette imparare ad orientarsi nella città. In essa vedeva gli uomini inchinarsi a raccogliere l’oro, mentre altri si perdevano via a guardare le donne che passavano. 4 ARISTOCRAZIE Verso il tramontò entrò in un caffè, un locale di fama elegante, pensò addirittura che il cameriere gli chiedesse la tessera dell’intellettuale, ma non gliela chiesero mai. Vedendo quattro uomini giocare alla morra, gli venne in mente un ricordo del fronte, quando un sergente di fanteria gli insegnò il gioco della morra. Entrò in un’altra sala dove c’erano ragazze molto giovani che ballavano e gli tornò alla mente il pensiero che doveva trovare un modo per fare soldi. 5 NUOVA INCARNAZIONE DEL VERBO Uscito dal caffè si imbatte nei rumori della strada e pensò che dopo la guerra ricomincia la vita. Il suo Daimone lo portò a prendere visione dell’OGGI che riguarda la volontà di ricominciare a vivere. L’esortò ad orientarsi, facendo ciò che può e lo condusse davanti alla casa di Alessandro Manzoni dove si sentì più a suo agio davanti alla storia che a contatto con gli esseri umani. 6 LA SARACINESCA Comincia a pensare di dover entrare anche lui a far parte della società, facendo soldi, ma il suo Daimone lo convinse a a rimandare di qualche giorno.
Il protagonista si trovò in piazza Cavour disoccupato e perplesso. Contemplò le vie della città, ad un certo punto si trovò ad un bivio a sinistra il progresso della smobilitazione, a destra la vita intensa e operosa, centrate sul sacrificio e il lavoro. Decise di ribellarsi al pessimismo del Daimone e grazie anche al consiglio del Conte Benso di Cavour, decise di intraprendere la strada del lavoro. 2 ERCOLE E CAPPUCCETTO ROSSO Non si può immaginare cosa sarebbe potuto succedere se l’uomo avesse fatto scelte diverse da quelle che ha fatto. Non possiamo sapere cosa sarebbe potuto accadere ad Ercole se avesse scelto la strada la strada facile e piacevole, così come con Cappuccetto Rosso se avesse preso la strada più corta. Spesso la storia degli uomini celebri viene adattata per diventare esempio morale. Ercole aveva in realtà pensato di prendere la strada del vizio, incappando invece in quella della virtù. Così come il protagonista non può sapere cosa gli sarebbe captato se avesse preso la via dei giardini a sinistra.
In via Alessandro Manzoni incontra un Tenente che aveva già conosciuto durante la guerra. 3 IMPROVVISAZIONE Il Tenente lo informa che si era messo a lavorare nella pubblicità e gli offrì un lavoro alla B.A.I.A. 4 DAL SIGNOR A AL SIGNOR Z Un tempo prima della guerra il protagonista frequentava gruppi di letterati pur non essendo preparato su ciò che trattavano. Gli viene proposto di lavorare alla B.A.I.A. diretta dal fratello del Tenente, l’avvocato Luigi Gattoni, il Tenente si fecero dare un appuntamento per il protagonista e mentre lo aspettò si mise a vedere le vetrine e legge i titoli dei libri, tornato il Tenente lo fece accomodare nello studio e mentre aspettava di poter parlare con l’avvocato il Daimone lo avvertì di non compromettersi, vide un busto di marmo posto nell’angolo dello studio era di Bartolo da sassoferrato, un giureconsulto fatto fare apposta dall’avvocato. La B.A.I.A. è il cervello della pubblicità, offre ai clienti il titolo, il motto, il marchio, le idee per i cartelloni tutto per un lancio più efficace. I clienti pagano per le idee e la B.A.I.A. è la grande “officina” delle idee. 5 LINA E IL “LOTOS” Il protagonista accettò il lavoro e gli venne assegnata una piccola stanza, dove lo andarono a trovare due donne una giovane e una vecchia. La ragazza Lina che aveva 24 anni era andata lì per trovare lavoro, non poteva fare né la cantante né l’attrice, come per consiglio dato da Gianni la ragazza potrebbe aprire un bar con specialità orientali, la prima stanza come i classi bar, poi altre stanze più piccole per gli habitues dove gli si offrono specialità intime del vero oriente, per questo si sono appoggiate alla B.A.I.A. per farsi dare delle idee per il lancio. La vecchia gli diede un foglietto con scritte varie specialità orientali, droghe. Il protagonista gli disse di tornare la settimana dopo per dargli tempo di trovare un po’ di idee. Si mise a studiare le varie sostanze per essere il più preparato possibile. Il protagonista propose come nome del bar “Lotòs” pensando ad Omero. Il progetto del protagonista riguardate il bar non piacque a Gattoni che gli diede del pazzo. 6 FORZE MAGGIORI L’avvocato gli disse che il suo progetto era troppo letterario e scolastico e che lui non era entrato nell’ottica della B.A.I.A. Gli disse di cacciare la signora e gli diede un nuovo progetto creato da un ex Colonnello dell’esercitò che inventò una carta da parati che sprigiona luce quando il sole tramonta così da non dover più utilizzare l’illuminazione, lui doveva trovare un’idea per promuovere il lancio ma senza un aspetto letterario. Ma la signora lo avvertì con un biglietto che non sarebbe potuta andare all’appuntamento perché si trovava in prigione assieme a Gianni e Lina in seguito ad un incidente. Mentre cercava di trovare delle idee per il progetto della tappezzeria luminosa il Daimone gli disse che era ancora in tempo a scegliere la via dei giardini. Decise quindi di licenziarsi dal lavoro scrivendo un biglietto al direttore Gattoni.
Un anno prima della guerra Europea a Firenze conobbe una fanciulla, di Valdarno, che rincontrò dopo sei anni a Milano, in un sotterraneo accanto alla sua poltrona, erano lì per guardare una commedia a teatro, era la signora Giovanna che lo riconobbe e si misero a parlare. Gli disse che non faceva più la traduttrice ma si era data al canto lì a Milano.
Gli venne in mente l’idea di un possibile affare, per onorare Belloveso avrebbe dovuto fare in modo di dedicargli una via della città che lui stesso aveva fondato. Doveva essere una via moderna e perfetta, ma non una già esistente, una costruita apposta per lui, formata da molti e giganti grattaceli di cemento armato, via Belloveso. 4 A GRANDISSIME LINEE Il programma da attuare era semplice: un progetto edilizio, un preventivo per il capitale e il lancio dell’impresa. Il lancio sarebbe avvenuto tramite una rivista sponsorizzata dalle industrie e fabbriche di ascensori. Bisognava esporre subito sulla rivista la nascita della vie nuova, ma prima di esporre il piano volle buttare giù un pò di idee, ogni palazzo sarà di 220m di altezza e 150m di base, la via sarà di 36 grattacieli ognuno di 50 piani di 6 appartamenti l’uno, la via doveva essere di 3.5km, una spesa complessiva di 100.000.000 passivo, mentre l’attivo sarà di 108.000.000 all’anno. Erano sufficienti anche solo 10 finanziatori che mettessero 10.000.000 l’una. Sese questo piano a grandi linee in un memoriale e pensò che la stessa cosa avrebbe potuto farla anche in Germania, di questo memoriale fece dattilografare 12 copie. 5 LA MIA DIMORA Dopo aver riletto il memoriale, stabilì di scegliere nel centro della via al numero 18 la sua casa, al piano 50 nell’attico, ogni portone avrà campanelli per ogni appartamento. 6 CREPUSCOLO Il piano rimase ancora nella fantasia del protagonista. Nel girovagare per Milano il protagonista intercettò poi il posto perfetto per ideare il suo piano, un luogo di semi campagna che si trovava vicino al naviglio. Si immaginò la via costruita, dove i palazzi erano già abitati da persone di tutti i sessi e di tutte le età, poi pian piano si alzò la classica nebbia che cinge Milano e il suo progetto svanì, decise di far pace con il suo Daimone e non fece più nulla perché lo penò poco nazionale e poco politico.
Il protagonista si trova davanti ad un’altare molto colorato con delle candele finte, si trovava lì con Graziano ed un terzo soggetto di cui non si ricordava il nome. Il caffè Campari di Milano è il luogo classico per gli incontri d’affari, non che un luogo abituale per Graziano, esso vendeva legna, sei vagoni. 2 UNO,IL BASILICO, IL CAMERIERE GIOVANNI Gli affari per il protagonista sono il meccanismo più semplice del congegno sociale. Fa delle distinzioni tra affari e lavoro, quest’ultimo è limitato mentre l’affare illimitato. Il suo piano era quello di valutare i vagoni di legna di Graziano, trovare un compratore, inviargli la legna ad un prezzo e dare meno soldi a Graziano. Incontrò poi un uomo che invitò al bar con lui offrendogli da bere in cambio di un’informazione. Gli chiese a quanti soldi comprava la legna, ma l’uomo non la usava e quindi non lo sapeva, decisero di chiedere a Carletto ma lui rispose che la pagava quanto gli chiedevano. Il cameriere Giovanni che venne fermato dagli uomini gli diede il consiglio di chiedere ad un negozio che vende legna. 3 IMPREVEDIBILE Nel pomeriggio il protagonista si diresse verso un negozio di legna ma si sentiva turbato per la novità del luogo, dopo però averlo visto si rasserenò. Nel negozio un’uomo si avvicinò a lui e gli fece una domanda che lo lasciò impietrito: “quanto la paga lei la legna al quintale”.
Il protagonista si ricordò di quando Graziano davanti all’altare gli disse che la vendeva a 11 euro, allora alla domanda lui rispose 11. L’uomo gli chiese di accompagnarlo a quel venditore per poterla comprare anche lui, ma il protagonista trovò ogni scusa per non farlo andare, gli disse infine che l’aveva presa tutta lui, allora l’uomo lo supplicò di dargliene un pò della sua ma lui rispose che l’aveva bruciata ormai tutta. 5 CONVINZIONI Prima di occuparsi dei prezzi aveva deciso di andare a vedere la legna a Caprino Bergamasco e avrebbe impiegato tre giorni, ma prima di andare volle incontrare Graziano per studiare bene il problema. 6 IL VAMPIRISMO Annunciò a Graziano che l’indomani sarebbe partito per Caprino Bergamasco per vedere la legna, ma l’uomo gli disse che l’affare era saltato perché la legna era stata venduta a Cosi, l’uomo che avevano incontrato la mattina. Pensò che quello che aveva perso era solo un piccolo affare e lui invece aspirava a cose molto più grandi. Una volta usciti dal bar incontrarono una signora anziana con tre ragazze che erano state sfrattate, la vecchia chiese al protagonista di aiutarle a trovare una sistemazione, e ci avrebbe guadagnato anche lui, ma rifiutò dicendo che non era un genere d’affari che gli competeva.
Il protagonista si ritrovò davanti ad un tumulto tra fascisti e comunisti difronte alla galleria che portava alla scala, era sbarrata da una fila di soldati. I fascisti bruciarono la bandiera rossa mentre i rivoluzionari la bandiera tricolore. Il resto dei cittadini speravo in una politica che potesse essere più umana. Il protagonista vuole sottolineare che la bandiera tricolore di allora non era quella ufficiale dei tempi nostri. 2 SPIRITO D’AVVENTURA Il protagonista si trovò in mezzo alla folla, ad un certo punto arrivò un’auto pompa e gettò un forte getto d’acqua sulle persone per cacciarle e farle smettere. Esso per colpa del caos si ritrovò nell’atrio di una casa insieme ad altre 8 persone che vennero chiuse dentro. Dopo tutto finì un signore che prima gli aveva offerto una sigaretta lo invitò alla sua pensione per pranzo, durante la camminata ancora non si erano presentati. Arrivati lo fece salire e lo presentò alla padrona di casa Irene. 3 IL PRIMO E IL SECONDO La signora Irene gli presentò il suo secondo marito Giulio, poi rimasero soli nel salotto ma subito arrivò Pietro il primo marito della signora che dai racconti di questa era morto. Cercò di fare qualche chiacchiera sulla villeggiatura con Irene ma lei di ciò non volle parlare, lui disse che gli parlavano e lui ascoltava e che se lei voleva farlo lui era contento di poterla ascoltare. La donna gli raccontò che sei mesi prima era arrivata a Milano dalla campagna con il marito e un figlio di due anni, e non essendoci alloggi ha dovuto divorziare e sposarsi una seconda volta per poter avere la casa in cui vive ora e aprire l’attività della pensione. 4 CENACOLO PLATONICO Tutti e otto i presenti nella pensione si sedettero a tavola, e scoprì poi come si chiamò l’uomo che lo invitò a pranzare, Gionata. Seduta vicino al protagonista c’era una bella donna.
Il protagonista cercava degli argomenti per porre fine al silenzio che era calato nella stanza. Laura sostiene che loro vivono come in un isola ignota e al protagonista riaffiora il ricordo della giornata passata alla pensione di Irene, gli parve incedibile che erano passati solo 6 giorni. Laura disse che i luoghi più lontani sono quelli da cui si ritorna più rapidamente ma che non si ritrovano. Il protagonista si rese conto di essersi invaghito di Laura, i due si sedettero in un salotto su due poltrone vicino al camino e lui chiese alla donna di raccontargli di lei perché secondo lui è pazza e non sa se è reale, i due andarono a fare una passeggiata sulle rive del lago, durante il rientro lei si appoggiò al braccio del protagonista e si salutarono. 5 LA SOGLIA La mattina dopo la cameriera porse i saluti di Laura al protagonista, dicendogli che era indisposta, fu per lui la giornata più brutta e lunga di tutta la sua vita. La mattina dopo prima di partire porse lui i suoi saluti alla donna tramite la stessa cameriera e lei rispose con un biglietto dove lo salutava dicendo “ arrivederci una volta ancora”, e partì. Alla stazione di Milano incotto Bruno che lo portò a fare colazione in una trattoria e gli confessa che sente di vivere nel 20° secolo, non si sentiva come le altre persone ma di appartenere ad un’altra epoca, il protagonista si vorrebbe sentire così come lui se fosse un artista. Bruno decide quindi di far sperimentare al protagonista la sua invenzione, perché era un uomo degno. Arrivarono in una piccola casa ed entrarono in una stanza quasi nuda, gli mostrò una porta a muro che era presente anche nel suo studio in campagna, era lo studio pantelestetico, era acusticamente isolato, lì dentro si poteva parlare con il gabinetto di laggiù, una delle pareti del gabinetto è uno specchio allocatoptrotico in cui si vede il luogo e la persona con cui si parla. Il protagonista fu spinto oltre quella porta e chiuso dentro. 6 CONVEGNO Il protagonista si guardò in torno, vide la parete fatta di specchi dove si rifletteva lo studio identico a dove era lui ma lui non era riflesso. Si sedette sulla poltrona e vide che lo specchio si era come appannato poi vide l’immagine di Laura che disse “sono io, si sono Laura”. I due si fissarono, parlarono, lui d’un tratto cercò di toccarla ma sbatte contro il vetro e la figura di Laura sparì, tornò a sedere e la rivide, gli disse “non mi abbandonare”. Arrabbiato distrusse la parete di specchi e se ne andò, non volle più vedere nessuno dalla rabbia e dalla tristezza.
Appena si alzò il telefono squillò, rispose e un uomo gli disse di trovarsi tra un’ora al bar del Commercio per una comunicazione importante. Si preparò e uscii di casa. 2 PATOLOGICO Nell’andare all’appuntamento pensò a quando quella mattina si era svegliato con in testa le parole: la standardizzazione del ferro. Cercò in vano di pensare ad altro ma anche di capire dove aveva potuto leggere quella frase. Arrivò poi alla meta. 3 DIVAGATIVO Arrivato al bar ancora non aveva visto nessuno di famigliare, decise di sedersi e prese sotto consiglio di un cameriere ponce.
Vide poi quattro giovani tutti uguali, uno di questi si avvicinò al tavolino lo colpì con l’anello e fece cadere un pò del ponce del protagonista ma questo non se ne accorse. Qualcuno si avvicinò al protagonista, esso gli racconta della telefonata del mattino ma l’uomo gli rispose che probabilmente era stato un errore. A 10 minuti a 12 l’uomo gli disse di accompagnarlo alla Succursale. Arrivati ad un portone basso, salirono al secondo piano ed entrarono in un’anticamera. Vide uscire da una parte una donna che esclamò “in questo schifoso casino non ci metterò più piedi” e se ne andò, il protagonista ancora non sapeva dove si trovasse. 4 DIABOLICO Il suo compagno si diresse verso l’uscio da cui la donna uscì, ma venne fermato da un portinaio che gli disse che il cavaliere non riceveva più, ma lui entrò lo stesso. Il portinaio chiese al protagonista che si era seduto sul divano chi dovesse incontrare, e gli chiese se anche il signore seduto alla sua sinistra fosse con lui, ma non vi era nessuno. Ad un tratto dalla sua sinistra sentì la voce del suo Daimone. 5 METAFISICO Il protagonista voleva vedere il Daimone come poteva farlo l’usciere. Il Daimone prese le sembianze dell’usciere e allo stesso tempo il protagonista divenne invisibile, immobile e muto. Ad un certo punto bussarono alla porta ed entrò un’uomo, poi entrò anche un giovane senza chiedere permesso, entrambi volevano parlare con il cavaliere ma il Daimone gli disse che non riceveva a quell’ora, ma subito dopo uscì l’accompagnatore del protagonista e diede 10 lire al Daimone pensando fosse l’usciere, in cambio volle sapere chi fosse la donna uscita prima. Nel mentre i due arrivati poco prima che uscisse l’accompagnatore e quest’ultimo si picchiarono, il Daimone poi intervenne gridando “ il cavaliere”. 6 ETHICO I tre smisero di picchiarsi e il Daimone gli disse di vergognarsi. il Daimone fa capire ai tre che il tempo e lo spazio sono infiniti, l’accompagnatore propose non più 10 ma 20 lire e i due gli dissero di annunciarli al cavaliere. Il Daimone si ritrasse e sparì mentre il protagonista tornò visibile, i tre scapparono dalla paura. Il protagonista però non era soddisfatto perché voleva vedere il Daimone nella sua vera natura.
Da 1 anno e 4 mesi, in Agosto, il suo pensiero era diviso in due, cosa lui sarebbe potuto essere se avesse fatto altre scelte e l’altro che ognuno fa quello che il destino detta, quindi i due pensieri si distinguono tra l’uomo comune e l’uomo filosofo. 2 LE CAUSE PRIME Ii 21 febbraio, quando il Daimone si presentò in forma umana, si misero a sfogliare il taccuino degli affari e avvenimenti più importanti del protagonista, hanno rivissuto tutte le sue occasioni operose che non hanno avuto successo, il Daimone gli chiese come mai non avesse attuato nulla di pratico, egli si ricordò e rispose che la prima volta rimandò tutto al lunedì, ma si accorse poi che quel lunedì cadde di giorno 13. Il Daimone esclamò che un imbecille di 1° avrebbe risposto che le occasioni non erano buone, un di 2° che non sarebbe stato abbastanza bravo nel coglierle mentre il protagonista diede l’unica risposta che piacque al Daimone. 3 UN INTERVENTO Bussarono alla porta del protagonista e un fattorino gli recapitò un biglietto da Giacomino, amico e segretario di un ministro.