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Questo documento include la quarta e quinta parte del programma d'esame di Linguistica Generale
Tipologia: Appunti
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Lessico: ci sono due accezioni di lessico:
Un dizionario è costituito da lemmi (o entrate lessicali ): ciascun dizionario segue criteri diversi di lemmatizzazione (per es. in un dizionario italiano l’entrata lessicale di un verbo è l’infinito, in un dizionario latino è invece la prima persona singolare del presente) Al lemma ci si arriva tramite questo processo di lemmatizzazione: è un’operazione complessa e non è sempre possibile attribuire una sola categoria a una certa forma. Per esempio, forme come potere e sapere devono avere due entrate diverse, una per il verbo e una per il nome, o un’entrata unica? I diversi dizionari operano, in questi casi, scelte diverse E’ poi una scelta del lessicologo, e ognuno ha le proprie regole che cambiano anche a seconda della tradizione. Il lemma è poi, di norma, seguito dalla trascrizione fonetica, l’etimologia, la categoria lessicale di appartenenza, le diverse accezioni di significato con i relativi esempi I dizionari richiedono continui aggiornamenti, perché il lessico della lingua, ovvero lo strato più superficiale, è quello più in continuo aggiornamento: si arricchisce continuamente di parole nuove, che possono essere neoformazioni interne alla lingua ( neologismi ) o prestiti provenienti da altre lingue. Può anche capitare che parole esistenti acquisiscano nuove accezioni di significato. I dizionari non sono enciclopedie: i dizionari contengono solamente informazioni circa l’uso delle parole, mentre le enciclopedie contengono molte informazioni di altro genere. I dizionari non registrano immediatamente il mutamento, di solito si fanno accertamenti: ci sono prestiti, come gli occasionalismi, che rimangono per poco nel lessico, come una parola presa in prestito, per esempio, che rimane confinata solo nell’articolo di una giornalista. Ci possono essere parole quindi che hanno un grande successo in tempo breve e poi spariscono, non durano abbastanza da essere incluse nei dizionari Oltre alle parole semplici, i dizionari registrano anche altre unità, quali lessicalizzazioni : sono le costruzioni polirematiche: unità formate da più parole, in cui il significato della costruzione non è generalmente ricavabile dalla somma dei significati degli elementi che le compongono (per es. luna di miele, ferro da stiro, macchina da scrivere, ma anche espressioni idiomatiche come tagliare la corda). Tali forme hanno certamente una struttura interna, ma opaca, non analizzabile sulla base di regole produttive della grammatica. Di fatto, costituiscono un’unità lessicale inscindibile (non è possibile inserire altro materiale linguistico all’interno di esse: *ferro grande da stiro) Le sigle invece sono il prodotto di processi di formazione di parola, che non rientrano però né nella derivazione né nella composizione. In genere queste vengono lemmatizzate a sé e sono veri e propri nomi. Spesso si tratta di cancellazioni, cioè di abbreviazioni di unità più lunghe, spesso tramite acronimo ( CGIL = Confederazione Generale Italiana (del) Lavoro; TV = Televisione, ecc. ), talvolta tramite cancellazione di una parte più o meno estesa della parola, che può corrispondere o meno a un morfema ( prof < professore; spiega < spiegazione, ecc .). Un procedimento analogo si riscontra nelle parole macedonia (o composti troncati ) Il lessico di ogni lingua è stratificato: ● c’è il nucleo centrale o strato nativo , ovvero tutte quelle parole che vengono ereditate direttamente dalle basi linguistiche precedenti (italiano=parola di diretta derivazione latina) ● poi ci sono via via strati sempre più periferici , come parole che la lingua ha preso nel tempo da altre lingue. L’italiano ha diversi strati non nativi , testimoniati da parole di origine greca, inglese, araba, ecc
(livello fonologico=livello di sistema/livello fonetico=livello delle realizzazioni concrete->gli adattamenti riguardano solo le realizzazioni concrete) se si verificano adattamenti fonologici e fonetici si parla di prestito adattato, se non si verificano allora non lo sono, ovvero che interessano solo il piano del significante, mentre per il piano del significato sono praticamente tutte parole adattate -Abbiamo altre classificazioni dei prestiti, considerando il grado di integrazione nel lessico: -prestito crudo (o forestierismo ), ovvero una forma non adattata e isolata nella lingua replica: passa da una lingua A a una lingua B così com’è -prestito assimilato , diviso a sua volta in: -prestito acclimatato , che dal punto di vista del significante mantiene tendenzialmente le caratteristiche fonetiche originarie, ma invece di essere isolata può dare luogo a derivati, cioè ha un grado di integrazione tale da essere utile per questo=una parola come background rimane così nel lessico e isolata perchè non ho derivati italiani da questa parola, altre parole invece come scan e bar , che di base sono prestiti crudi, possono avere derivati come scannerizzare o barista -prestito integrato , che viene adattato fonologicamente e morfologicamente, ovvero con le caratteristiche fonetiche e morfologiche proprie della lingua in arrivo, come bistecca, anche se non ha derivati, oppure lanzichenecco Queste sono in realtà classificazioni imperfette, bisogna fare un’altra divisione in 4 tipi di prestiti: ● prestiti adattati ma non integrati ● prestiti non adattati ma integrati ● prestiti non adattati e non integrati come hinterland e background ● prestiti sia adattati che integrati ● nel calco invece il trasferimento interessa il significato, la struttura morfologica, sintattica e il significato, mentre il significante è costruito con materiale proprio della lingua d'arrivo, ovvero un passaggio di significato tra le due lingue. Questo significante viene costruito dalla lingua replica con gli elementi della lingua di partenza= honeymoon letteralmente luna di miele , dove però in inglese viene prima l’elemento specificatore e poi il nome, mentre in italiano deve essere il contrario
etimologia popolare : avviene quando i parenti di una lingua revisionano una parola e questa riceve un’altro significato su base di una falsa etimologia=al sud la besciamella viene chiamata balsamella, perché ricorda il balsamo I calchi possono essere divisi in due: ● calchi strutturali , dove c'è un trasferimento di significato e viene creata una nuova parola che ricalca più o meno fedelmente la struttura e il significato di una parola appartenente a una lingua straniera. C’è un processo dì formazione, la lingua deve creare una parola nuova che ricalca più o meno fedelmente la struttura e il significato della parola appartenente a una lingua straniera. Quindi è parola nuova che calca la struttura di quella di origine (per es. grattacielo < skyscraper; luna di miele < honey moon; fuorilegge < out law, ecc.) ● calchi semantici : quando nella lingua replica c’è già una parola che può accogliere un nuovo significato. In italiano l’esempio realizzare - che di base significa fare , creare - mentre il significato di rendersi conto è un calco dell’inglede to realize Similmente parlamento significava discorso , conversazione ma poi il significato moderno, che è l'unico in uso oggi, dipende dall’inglese parliament -Serie di strati del lessico italiano: ● parole inglesi : oggi prevalenti: pub, blackout, mouse, computer, bed and breakfast, spending review, ecc. ● parole francesi : bricolage, garage, déjà vu, étoile, rond de jambe, crêpe, baguette, brioche (anche adattato, brioscia), ecc ● parole tedesche : Dobermann, Weltanschauung, Umlaut, Realpolitik, ecc ● parole spagnole : desaparecido, goleador, cucaracha, ecc ● e altre da lingue più ‘esotiche’, come russo ( gulag, kalashnikov ), giapponese ( harakiri, manga, kamikaze, judo, karaoke ), arabo ( intifada, kefiyyah ), turche (kebab, harem ), ecc -Prestiti dal latino, caso particolare perché è la lingua madre delitaliano=diretto continuatore del latino->al tempo non c’è stato uno stacco ma una presa di consapevolezza del fatto che con il tempo la lingua che si parlava era molto diversa dal latino Il latino aveva una tradizione letteraria al tempo fortissima in Europa, soprattutto nello scritto Era una lingua appresa nelle scuole e usata ancora in tanti ambiti, come quello del clero, scienza, diritto… per molto tempo ancora, ma anche nella letteratura, come Petrarca (scriveva in volgare ma non gli piaceva, preferiva il latino) o Dante, che scrisse trattati in latino=è un modello anche per le lingue romanze, che oltre ad avere uno strato di diretta derivazione dal latino ma anche dal latino quello antico scritto e che non era più parlato Per esempio il nesso consonantico /ns/ in latino antico, si semplifica con /s/ nel parlato come mensem->mese / sponsam->sposa (la prima è la forma scritta, la seconda forma parlata che poi arriva all’italiano) In italiano esistono anche mensa e console che hanno origine latina e arrivano in italiano non direttamente, ma recuperate in un secondo momento dai testi latini anche perché ad esempio i consoli in epoca tardo imperiale spariscono, ma rimane la parola solo nei testi storici latini che continuano ad essere letti nel medioevo. Quando nel medioevo ad esempio vengono creati i comuni nel 1200 si decise di visionare i testi antichi per riprendere la magistratura e tutti i nomi ad essa collegati=questa e tutte le altre sono dette di trafila dotta , ovvero che non derivano dal latino parlato ma sono entrate nella lingua italiana grazie al contatto con la tradizione scritta latina
Con la sintassi usciamo dal mondo della singola parola e entriamo nel mondo della combinazione delle parole. In una qualsiasi lingua le parole possono combinarsi tra di loro, ma non tutte si combinano bene e non tutte le combinazioni di parole sono possibili: alcune sono grammaticali o ben formate (a), altre sono agrammaticali o non ben formate (b) a. La ragazza di Pietro suona bene il pianoforte. b. *Il Pietro pianoforte bene di ragazza suona la. Le parole non possono essere combinate a caso, ma ci devono essere dei principi, principalmente di gerarchia Grammaticalità della frase non significa che la frase abbia senso compiuto, ma significa che rispetta tutti i legami gerarchici e sintagmatici, indipendentemente dal fatto che la frase abbia senso o no: il cerchio quadrato suona la cornamusa =ci sta grammaticalmente, è ben formata, tutte le relazioni sintagmatiche sono rispettate, sebbene non abbia senso Daltrocanto invece: Gianni vuole di andare al mare è compresa da tutti i parlanti nativi ma non è neanche questa grammaticale, perché il verbo volere qui regge l'infinito ma dovrebbe essere coniugato Quello di cui si occupa la sintassi è comprendere le ragioni per le quali alcune frasi sono ben formate e altre no, indipendentemente dal loro senso La sintassi si occupa di combinazioni di parole. Frase e combinazione di parola non sono esattamente la stessa cosa: da un lato, esistono combinazioni di parole più piccole di una frase ( sintagmi , per es. questa casa , il cane del vicino , per Maria , ecc.), ma anche combinazioni di parole più ampie di una frase ( testi ). La sintassi si occupa di tutte le combinazioni di parole possibili Concetto di valenza : la valenza è una proprietà dei verbi e si occupa di indicare il numero di elementi di cui il verbo ha bisogno per costruire una frase di senso compiuto=i verbi hanno una loro semantica, indicano processi, eventi e implicano la presenza di un numero minino di partecipanti (il verbo mangiare indica che c'è qualcuno che mangia e qualcosa da mangiare, mentre camminare deve essere accompagnato da un solo nome (chi cammina) ). Questi elementi, la cui presenza è richiesta dal verbo per formare una frase di senso compiuto, prendono il nome di argomenti , ovvero elementi che saturano la valenza di un verbo. Il numero di argomenti che un verbo richiede costituisce la valenza di un verbo. A seconda del numero di argomenti i verbi si classificano in: ● avalenti , o verbi senza argomento, o zero valenti come i verbi «meteorologici» italiani come piovere , nevicare , ecc., ma non quelli inglesi – it rains –, tedeschi – es regnet –, ecc ● monovalenti , che necessitano di un solo argomento, come la maggior parte dei verbi intransitivi ( camminare, partire, morire , ecc.) ● bivalenti : due argomenti e ci stanno la maggior parte dei verbi transitivi ( catturare, colpire, mangiare, piacere =io/soggetto +chi mi piace o a chi piaccio) e qualche verbo intransitivo ( abitare =soggetto + luogo, andare, ecc.) ● trivalenti : alcuni verbi transitivi come dare , dire ma che implicano la presenza di un altro elemento oltre al complemento oggetto Questi sono, generalmente non si va oltre L'insieme del verbo+gli argomenti costituisce il nucleo di una frase. In alcune lingue si può dire Io mangio e basta, dove il complemento oggetto può non essere espresso. In altre
lingue non è possibile ed è obbligatorio saturare tutta la valenza del verbo come in nahuatl, dove è obbligatorio aggiungere sempre il prefisso In una frase di solito non si trovano solo i nuclei, ma anche altri elementi: A mezzanotte, il poliziotto catturò il ladro davanti alla casa Il verbo catturare è biargomentale: i suoi argomenti, ossia gli elementi che richiede obbligatoriamente, sono il poliziotto e il ladro. Gli altri elementi presenti nella frase ( a mezzanotte e davanti alla casa ) sono invece facoltativi. Tali elementi prendono il nome di circostanziali (o aggiunti ) e hanno maggiori possibilità di movimento all’interno della frase rispetto agli argomenti: Il poliziotto catturò il ladro a mezzanotte (il senso della frase non cambia) Il ladro catturò il poliziotto (la frase ha un senso diverso) Gli argomenti di un verbo vengono realizzati in tutte le lingue da singole parole o da gruppi di parole, che comunque sono tenuti insieme da qualcosa, che prendono il nome di sintagma (o gruppo di parole ) che sono le unità minime della frase. Per un parlante nativo è abbastanza intuitivo individuarli, ma per individuali in modo scientifico e senza intuizione abbiamo dei criteri: ● movimento : le parole che fanno parte di uno stesso sintagma vengono spostate all'interno del gruppo: Il poliziotto catturò il ladro a mezzanotte A mezzanotte il poliziotto catturò il ladro
Anche se magari sono false sono sempre espressioni di giudizio (Il criterio di veridicità non c’entra) Il problema è che questo tipo di definizione riguarda solo le frasi dichiarative , mentre le interrogative e imperative non esprimono giudizio ● Terza definizione: la frase contiene un verbo di modo finito. Se è vero che molte frasi comprendono verbi di modo finito esistono anche verbi di modo infinito come:
separato da una breve pausa (e, nella scrittura, da una virgola). Ne risulta pertanto una frase costituita da due «segmenti» Il processo di segmentazione può essere fatto in più modi:
Nella seconda frase il pronome interrogativo cosa , posto all'inizio della frase principale, è l'argomento del verbo comprare , che si trova però nella frase dipendente Tramite il meccanismo della ricorsività , non c'è virtualmente limite alla distanza che può separare il pronome interrogativo dal verbo a cui si riferisce: Cosa ha detto Gianni che Pietro crede che Mario abbia comprato?
definirne almeno due è importante il concetto di valenza =tutti i predicati hanno valenza, ovvero il numero di argomenti che il verbo richiede per formare frasi di senso compiuto. Una prima classificazione di frasi dipendenti può essere così spiegata: ● una frase dipendente può saturare la valenza del verbo nella principale, come Gianni crede che Luca abbia mentito , dove che Luca abbia mentito è l'oggetto del verbo nella principale, ma si trova in una frase dipendente=queste sono le dipendenti argomentali ● quelle frasi invece che aggiungono informazioni non necessarie prendono il nome di circostanziali , come Dopo essere andato al cinema il poliziotto catturò il ladro , dove a mezzanotte è un elemento non fondamentale (complementi di tempo sono sempre non fondamentali) Queste frasi sono facoltative, il che significa che se io ne tolgo una la frase ha lo stesso senso compiuto e sono:
consecutiva , conseguenza della principale
comparativa N.B.=Nonostante tutto nessuno si è fatto male=è sintagma non frase
principale. I due tipi principali sono: ● soggettive , che rappresentano il soggetto della principale: È noto da tempo che la terra gira intorno al sole ● oggettive , che rappresentano l'oggetto della principale: Mario crede che Paola abbia mentito In questi esempi, le frasi dipendenti saturano le posizioni argomentali dei verbi coinvolti: nella prima la frase dipendente rappresenta il secondo argomento del verbo (che spesso è rappresentato dal complemento oggetto), mentre nella seconda la frase dipendente rappresenta il primo argomento del verbo (posizione normalmente rappresentata dal soggetto)
N.B. Si dice che il professore spiega male =soggettiva -Ci sono alcuni casi in cui ad avere argomenti non sono verbi ma nomi, soprattutto se si tratta di nomi a derivazione verbale: Il fatto che Luca si sia comportato così non stupisce nessuno L'idea che Luca potesse comportarsi così non era venuta in mente a nessuno In questi periodi, le frasi dipendenti sono necessarie al «completamento» dei nomi fatto e idea=la valenza di un nome può essere saturata da frasi dipendenti: sono completive nominali =completive è un termine utilizzabile in sostituzione a argomentale (=che saturano) e saturano la valenza di un nome
Nella frase non ci sono solo ruoli sintattici (ricoperti dai sintagmi e che sono principalmente soggetto-oggetto-predicato), ma anche ruoli semantici. Il piano semantico e sintattico vanno tenuti distinti: i ruoli semantici (o tematici, o casi profondi) riguardano il modo in cui il referente di ogni sintagma partecipa all’evento rappresentato dalla frase. Si guarda alla frase dalla prospettiva del significato: la frase si configura come una scena nella quale diversi attori interpretano delle parti Possiamo individuare diversi ruoli semantici, e i principali sono: ● Agente : entità animata, tipicamente umana, che compie volontariamente l'azione: Gianni mangia una mela ● Paziente : entità che subisce l'azione dell'agente Gianni mangia la mela ● Espediente : è colui che prova un certo stato fisico ma anche psicologico (=sperimentare una certa condizione anche involontariamente) A Marta piace il gelato I verbi con espediente indicano stati psicologici e fisici Stimolo : elemento che causa l'espediente, da non confondere con l'agente, perché in questo caso lo stimolo non compie l’azione volontariamente N.B: - A Marta piace il gelato : espediente
Paolo è picchiato da Gianna Soggetto C. d’agente Paziente Agente Dal punto di vista comunicativo (o pragmatico-informativo), in un enunciato si possono distinguere tra ciò di cui si parla e ciò che viene detto su ciò di cui si parla. Ciò di cui si parla è il tema (o topic ) e l'informazione prende il nome di rema (o comment ). Generalmente il tema si trova in prima posizione: Spesso il tema coincide con il soggetto sintattico, ma non sempre: Il gatto insegue il topo Soggetto Oggetto Agente Paziente Tema Re ma Il topo è inseguito dal gatto Soggetto C. d’agente Paziente Paziente Tema Re ma Dal punto di vista semantico l'azione delle due frasi è sempre quella, perché l'immagine è quella, mentre dal punto di vista sintattico dipende di chi sto parlando, come ad esempio dove metto più enfasi Categorie flessionali : sono espresse dalle desinenze delle parti del discorso variabili ● parliamo di accordo quando due o più elementi nella frase hanno le stesse categorie flessionali. Esempio: cane =soggetto nella frase, prende il nome di controllore dell'accordo , questo implica che ci saranno in accordo tutti gli elementi legati a questa parola, come l’articolo ( il cane), l’aggettivo (il cane bell o ), il verbo (il cane corr e )= il cane bell o corr e ● l'altra relazione sintagmatica che pure interessa le categorie flessionali è la reggenza , e avviene quando una parola ha una certa categoria flessionale perché questa le è assegnata da un’altra parola con categorie flessionali diverse
In italiano, l’accordo di numero si realizza tra la testa del sintagma nominale e tutti i suoi modificatori (per es. quest i nostr i gatti bianch i ) e tra soggetto e predicato ( i ragazzi corr ono , i ragazzi sono alt i ). In altre lingue ciò non si verifica (ingl. the tall boys; these boys are tall ) La variazione può riguardare anche l'accordo Le persone (grammaticali): sono tre: ● la prima persona , che è il parlante «colui che parla» ● la seconda , che è l'ascoltatore «colui a cui ci si rivolge» ● e la terza che, più che essere «colui di cui si parla» è «colui che non entra nel dialogo», un referente esterno, perché «colui di cui si parla» può corrispondere anche alla prima o alla seconda persona La tripartizione si ripartisce in vari numeri, come in italiano che abbiamo la 1^ 2^ 3^ singolare e plurale In realtà però ci sono lingue che hanno un sistema più complesso, come ad esempio l’esistenza di una distinzione tra prima un noi inclusivo (compreso l'ascoltatore) e un noi esclusivo (non compreso) Il caso: per l'italiano riguarda solo il caso dei pronomi ( io / me; tu / te , ecc.), e così anche l’inglese ( I / me, he / him , ecc.) Indica la relazione che un determinato elemento (alla forma base, ovvero nominale) ha con gli altri elementi della frase, e mi da la funzione logica della parola, ovvero se è soggetto avrà un caso, se è un oggetto ne avrà un altro ecc... La relazione tra argomenti e verbo è espressa dall’ordine delle parole, dove solitamente il soggetto è la prima parola della frase, e questo ordine non può essere invertito, ma è anche espressa dall’uso di un morfema grammaticale libero per l’espressione del complemento di termine (la preposizione a ), che può essere spostato all’interno della frase. In latino, invece, l’ordine delle parole è molto più libero, perché le funzioni di soggetto e oggetto non dipendono dalla posizione all’interno della frase, ma sono espresse morfologicamente dalla desinenza Queste relazioni logiche ci sono in tutte le lingue, anche quelle senza la presenza di casi (che possono sembrare meno in grado di esprimersi, ma in realtà semplicemente funzionano in modo diverso). Nelle lingue che hanno i casi il numero di essi può essere variabile: l’indoeuropeo ne 8, il latino 6, il greco 5, il tedesco 4, mentre lingue non indoeuropee come il finlandese 16 Anche i verbi hanno le loro categorie flessionali: prima di tutto il tempo , che è quella più prototipica che i nomi non hanno. Il tempo è diviso in tempo cronologico e grammaticale , ma non sono la stessa cosa, perché dobbiamo distinguere il tempo come categoria linguistica e il tempo come fattore cronologico. La distinzione del tempo è arbitraria, ad esempio ci sono lingue come il cinese che non esprimono il tempo grammaticale, ma possono esprimerlo cronologicamente (=possono esprimere azioni di tempo passato, presente o futuro). Altra cosa importante da dire è che non c’è coincidenza assoluta tra tempo grammaticale e tempo cronologico, ovvero ad esempio alcune espressioni con i verbi al presente indicano azioni future, come Domani prendo il treno (verbo al presente usato per una situazione futura) oppure Sarà vero quello che dici (verbo al futuro usato per una situazione presente) L'analisi del tempo grammaticale prevede un'architettura molto complessa che si basa su tre momenti: ● momento dell’enunciazione ME (momento in cui si produce un enunciato) ● momento dell'evento o avvenimento MEv (momento effettivo in cui l'enunciato si verifica)
● e momento del riferimento MR (momento rispetto al quale si colloca l'evento)