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Analisi del Rapporto Madre-Figlia in 'L'Amica Geniale' di Elena Ferrante - Prof. Manetti, Appunti di Letteratura Italiana

Appunti lezioni Letteratura Italiana Contemporanea E.

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 29/06/2022

elisabetta-mariani
elisabetta-mariani 🇮🇹

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Letteratura italiana contemporanea
Questione delle genealogie femminili
“Una stanza tutta per sé” Virginia Woolf inventa di essere stata invitata a parlare
in un college femminile e riflette quindi su più cose.
Dopo aver passato la mattinata a pranzo in un college maschile, circondata dal lusso,
passa ad un college femminile e racconta le ristrettezze e la sobrietà che lo
caratterizzano rispetto a quello maschile. Viene a sapere che il college femminile è
stato finanziato a fatica da un gruppo di donne e madri che insegnano nel campus.
Riflette su quali siano gli effetti della povertà/ricchezza sulla mente e come sia
spiacevole rimanere chiusi dentro/fuori una biblioteca. Quindi, uno dei fili
conduttori di questo libro è l’affetto della mancanza/abbondanza di tradizioni e
eredità sulla mente.
Si mette a cercare libri sulle donne oppure scritti da donne nella British Library e
cerca di ricostruire un’immagine femminile tramandata negli anni. Ad un certo
punto, quando parla delle critiche che le scrittrici hanno dovuto subire nel ‘700/’800,
riprende il discorso dell’influenza delle tradizioni sulle scrittrici. Rileva che le donne
hanno poca tradizione alle spalle o comunque filtrata dal punto di vista maschile o
dalle loro madri. Questo saggio è del 1929 ed è molto importante poiché è stato
ripreso durante gli anni ‘70/’80 dalla critica letteraria.
RISULTATI: recupero di una tradizione di scrittura delle donne a lungo taciuta, sia nel
mondo anglofono che in Italia. Fioriscono case editrici che si occupano di
disseppellire la produzione letteraria di donne scrittrici dimenticate. La riscoperta ha
sollevato un’altra questione affrontata dalla Woolf, cioè se esistano stili, approcci
che accomunano le donne.
ELSA MORANTE
È la madre simbolica di almeno due generazioni di scrittrici che hanno guardato a lei
come nodo importante nelle loro genealogie. Morante ha affrontato il nodo della
genealogia madre/figlia con un approccio chiaroscuro. Nasce nel 1912 e ha vissuto
l’ingresso nel mondo letterario come una sfida personale e la vocazione letteraria
come un segno di personale caratterizzazione. Ha un rapporto particolare con la
madre, una donna molto presente nella scena letteraria e politica della Roma di
inizio ‘900 e molto ingombrante per Morante. Le scrittrici che saranno analizzate
hanno un rapporto ambivalente con l’eredità letteraria di Morante.
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Letteratura italiana contemporanea

Questione delle genealogie femminili “Una stanza tutta per sé”  Virginia Woolf inventa di essere stata invitata a parlare in un college femminile e riflette quindi su più cose. Dopo aver passato la mattinata a pranzo in un college maschile, circondata dal lusso, passa ad un college femminile e racconta le ristrettezze e la sobrietà che lo caratterizzano rispetto a quello maschile. Viene a sapere che il college femminile è stato finanziato a fatica da un gruppo di donne e madri che insegnano nel campus. Riflette su quali siano gli effetti della povertà/ricchezza sulla mente e come sia spiacevole rimanere chiusi dentro/fuori una biblioteca. Quindi, uno dei fili conduttori di questo libro è l’affetto della mancanza/abbondanza di tradizioni e eredità sulla mente. Si mette a cercare libri sulle donne oppure scritti da donne nella British Library e cerca di ricostruire un’immagine femminile tramandata negli anni. Ad un certo punto, quando parla delle critiche che le scrittrici hanno dovuto subire nel ‘700/’800, riprende il discorso dell’influenza delle tradizioni sulle scrittrici. Rileva che le donne hanno poca tradizione alle spalle o comunque filtrata dal punto di vista maschile o dalle loro madri. Questo saggio è del 1929 ed è molto importante poiché è stato ripreso durante gli anni ‘70/’80 dalla critica letteraria. RISULTATI: recupero di una tradizione di scrittura delle donne a lungo taciuta, sia nel mondo anglofono che in Italia. Fioriscono case editrici che si occupano di disseppellire la produzione letteraria di donne scrittrici dimenticate. La riscoperta ha sollevato un’altra questione affrontata dalla Woolf, cioè se esistano stili, approcci che accomunano le donne. ELSA MORANTE È la madre simbolica di almeno due generazioni di scrittrici che hanno guardato a lei come nodo importante nelle loro genealogie. Morante ha affrontato il nodo della genealogia madre/figlia con un approccio chiaroscuro. Nasce nel 1912 e ha vissuto l’ingresso nel mondo letterario come una sfida personale e la vocazione letteraria come un segno di personale caratterizzazione. Ha un rapporto particolare con la madre, una donna molto presente nella scena letteraria e politica della Roma di inizio ‘900 e molto ingombrante per Morante. Le scrittrici che saranno analizzate hanno un rapporto ambivalente con l’eredità letteraria di Morante.

Lezione 2 03/ Il gioco segreto- Elsa Morante La produzione giovanile di Elsa Morante è importante anche perché la sua matrice popolare denuncia un interesse letterario anche per le proprietà divulgative della narrazione, da cui si possono ricavare anche il gusto di morante anche a questa altezza della sua produzione. Garboli lo ritiene particolarmente in ritardo rispetto allo standard della sua epoca. I suoi interessi vanno al passato: all’epica classica, rinascimentale come Ariosto e i suoi interessi attingono al grande patrimonio romanzesco del ‘700/’800. Sulla base di questa biblioteca ipotetica, Garboli ritiene la sua prima produzione come verista e fantastica: verismo: ambienti e scenario sociale che mette in scena nei suoi racconti giovanili. È uno scenario sociale da cui è assolutamente esclusa la borghesia e si polarizza ai due estremi della scala sociale: da un lato l’aristocrazia decaduta e basata sulla rendita, rimandano ad un contesto meridionale, dall’altro piccoli artigiani, commercianti sempre sul lastrico. Anche gli ambienti sono decadenti e degradati, cittadine strette e case nobiliari in rovina. È una società che sembra immobilizzata, fuori dalla modernità e bloccata in un passato contrassegnato dallo squallore. Fantastico: nasce dalla natura di questa società che vive solo tramite i suoi riti e cerimonie religiose, relazioni di classe codificate e che vivono di apparenze. Queste apparenze non sono un accessorio della realtà, ma le strutture portanti che fanno sospettare che la realtà stessa sia una grande messa in scena. Tutto questo suscita nel lettore che questa realtà sia un fondale di cartapesta in cui giornalmente si mette in atto una finzione, la realtà porta il sospetto dell’irrealtà. Questa dialettica continuamente reversibile tra realtà e finzione è una dialettica che trova uno sviluppo nella produzione letteraria successiva della Morante. Convinzione morantiana, derivata dalla lettura di Freud, che la vita vera si trovi non nella realtà quotidiana ma nella dimensione inconscia. Fa diventare oggetto della narrazione non i personaggi e ciò che fanno concretamente, ma l’irruzione nella narrazione delle loro fantasie. Il compito della voce narrante è proprio quello di operare una mediazione tra le fantasie dei personaggi e la realtà concreta in cui sono situati. A dare continuità a questa ultima fase (37-41) ci sono delle tematiche:

  1. Solitudine e isolamento in cui vivono i personaggi dei racconti, che sono ambientati spesso in luoghi carcerari oppure in case di famiglia da cui è

realtà. Per queste ragioni “La nonna” si collega al racconto del “Gioco segreto” che è un punto di svolta tra la preistoria morantiana e il periodo successivo. Il Gioco Segreto  rispetto alla produzione precedente questo racconto presenta delle differenze: non ci sono più eventi sovrannaturali, quindi si passa ad una narrazione di tipo realistico-psicologico. In secondo luogo, ha una forte componente metanarrativa perché ragiona sul rapporto tra la menzogna fantastica e la realtà narrativa. Morante in primo luogo, descrive il luogo della narrazione e poi i personaggi. Figura materna che ha una funzione importante nel racconto che all’inizio viene presentata come la castratrice della famiglia, nei confronti dei figli e del marito però queste descrizioni non sono completamente univoche. Infatti, in questo palazzo non c’è solo immobilità e nei ragazzi non c’è solo una vitalità mummificata: nella prima pagina la voce narrante si sofferma abbastanza a descrivere gli affreschi che adornano le pareti e il suo lessico cambia: donne splendide, folti giardini, ghirlande di fiori, ecc. queste descrizioni precedono la descrizione del giardino reale che appassisce. Allo stesso modo, nella descrizione dei ragazzi, nel loro grigiore ci sono dei piccoli dettagli che parlano di qualcos’altro: occhi pieni di passione di Antonietta nel suo viso scarno, Giovanni e i suoi occhi lucenti somiglianti a quelli della sorella. Dentro queste prigioni esistenziali è come se ci fosse un residuo acquattato di vivacità sommerso dalla polvere ma ancora esistente. È come se la descrizione degli affreschi si presentasse a noi come più viva della vita che si svolge nelle stanze del palazzo e negli sguardi di Antonietta e Giovanni c’è una vita segreta che non ha ancora trovato modo di esprimersi. Dalla descrizione si passa all’azione in cui entrano in scena i libri di avventura che Giovanni legge avidamente nella sua stanza. Anche qui c’è una sovrapposizione, Giovanni legge questi racconti di avventura che racconta ai fratelli e i contenuti di queste narrazioni vengono sovrapposti alle figure nei dipinti. Cominciano a vivere la loro “vita vera” in momenti del giorno appartati, cioè la notte, non dormono. Tanto è vero che ad un certo punto la loro vita vera diventa quella, dal momento che proiettano se stessi in questi personaggi, investono tutta la loro vitalità frustrata nelle azioni che immaginano di far compiere ai personaggi. Creano una sorta di teatro ma i personaggi li creano loro e intessono il canovaccio delle vicende proiettando lì la propria interiorità. È come se fossero al tempo stesso autori e attori di storie appassionanti e romanzesche che diventano la loro vera vita. Per un certo periodo questa vita segreta che i tre fratelli conducono procede relativamente indisturbata visto che nel palazzo quasi nessuno presta loro attenzione. Ciò che fa precipitare la vicenda è quando il gioco diventa impossibile

soltanto come gioco e li domina, soprattutto ad Antonietta. Dilaga nella mente e poi all’esterno e il gioco non consiste più nell’entrare e uscire dalla finzione ma si perde il controllo su di esso. Per Antonietta questo mondo fittizio ha preso completamente il posto del mondo reale ed è in quel momento che la voce narrante descrive una metamorfosi immaginaria ma la descrive in un modo reale. È come se anche la voce narrante prendesse parte al gioco dei ragazzi. Ad un certo punto, pag 1473, la voce narrante chiama i fanciulli per la prima volta con i loro nomi fittizi, mettendo in atto il meccanismo dell’immedesimazione, cortocircuito in cui per un momento le gerarchie saltano. È qui che avviene l’infrazione di un tabù, cioè quello del bacio incestuoso dei due fratelli ed è proprio qui che tutto all’improvviso si ricongela e rimangono solo “tre brutti fanciulli”. Qui, la voce narrante si sveglia dall’incantamento e non vede più il mondo fantastico, ma quello del reale. Nel momento del bacio incestuoso tra i due fratelli, il tripudio magico si interrompe e il lettore assiste a come tutto il mondo fantastico creato dai fratelli torna ad essere cadaverico. La porta dell’immaginario si chiude e qualcuno apre la porta e si rompe questo isolamento. È la madre ad aprire la porta e corrisponde ad una sorta di principio di realtà, cioè tutto ciò che vincola l’io e pone i confini alla spinta del piacere. Quando tutto si interrompe, il tripudio e la tragedia diventano solo una squallida “commedia”. Il ritorno alla realtà non ripristina il ponte con la finzione, ma è un punto di non ritorno. Mentre del fratello mediano non abbiamo notizie, la voce narrante ci informa subito che cosa succede ad Antonietta e Giovanni. La loro vicenda dopo la fine del gioco sembra divaricarsi, c’è stato uno spostamento molto significativo. Il tentativo di portare la fantasia nella realtà ha portato ad uno stato patologico che sconfina quasi nella follia. Giovanni sembra essersi completamente riavuto perché quando la sorella lo chiama Roberto, lui le ricorda di essere Giovanni però il fatto che lui avverta la presenza di Roberto nella camera sembra essere una figura della sua mente. Roberto è diventato una fantasia che si giustappone tra lui e la sorella e questa figura del desiderio femminile lo allontana da lei, lo fa sentire inferiore. È sicuramente legato al suo desiderio di fuggire da una casa in cui il gioco è diventato delirio e dove si sente allontanato dalla sorella. Giovanni sposta la sua trasfigurazione compensatoria della realtà dal gioco segreto a un’altra sua fantasia più solitaria e avventurosa ma anche lui in qualche modo si scontra con la realtà e la fantasticheria diventata patologia. Il finale del racconto ci mostra i due fratelli tornati alla realtà, uno completamente vittima della sua malattia e l’altra alienata dalla realtà e diventata come una monaca, una serva. Si sottolinea ancora la loro alienazione su tutti i fronti: sia dal punto di vista fantastico che

oppure ci metteranno tanto a capire. Cioè che dietro questo romanzone, i cui titoli sembrano pienamente ottocenteschi, si nascondeva un racconto che invece parlava del presente, con le sue inquietudini, sofferenze e complessità. Nel momento in cui il dattiloscritto arriva ad Einaudi, il romanzo è ancora senza titolo. I manoscritti conservati nell’archivio Morante suggeriscono una ricerca quasi ossessiva del titoli, avendone esaminati almeno 200. Alcuni di essi insistono sulla natura menzognera dei personaggi (La Bugiarda, Memorie Infedeli, La Finta Confessione, ecc), oppure sulla famiglia eccentrica e malata di menzogna, o anche sul ruolo della figura paterna/materna. Alla fine si arriva al titolo Menzogna e Sortilegio ed è proprio Einaudi a spingere per questo titolo. Ricorda della natura ambivalente del romanzo: menzogna come inganno altrui e autoinganno che è proprio un sortilegio, un incantesimo a cui è impossibile sottrarsi. Mentre il sortilegio della narrazione è in un certo senso un rimedio alla malattia della menzogna perché raccontando le vicende dei propri familiari, Elisa riesce a prendere coscienza delle menzogne di cui erano vittime, ma anche scoprire il nucleo profondo della verità di questi personaggi. Sortilegio può essere letto anche nel suo significato etimologico, come divinazione della sorte perché Elisa legge il destino dei suoi antenati e attraverso la narrazione di questo destino cerca di mettersi nelle condizioni di poter affrontare il proprio futuro. Struttura: è una struttura complessa ma molto armoniosa. Il romanzo è incorniciato ai suoi estremi da una dedicaa in versi “Ad Anna”, amdre della narratrice. Innaugura il prologo, parte introduttiva in cui la narratrice comunca la sua situazione presente, espone il suo progetto narrativo e i modi in cui intende realizzarlo. Alla parte opposta, si conclude con un epilogo che ci riporta al momento presente in cui la narratrice ha finito di scrivere la storia. In seguito c’è una specie di commiato scritto in versi (Canto per il gatto Alvaro) che chiude l’epilogo. Dentro questa cornice, la narrazione di Elisa è organizzata in sei parti, a loro volta divise in capitoli che portano dei titoli sommario in cui Morante mima la retorica del romanzo popolare ottocentesco. Nelle prime 4 parti, Elisa racconta, sotto la dettatura dei familiari morti, la storia della sua famiglia precedente alla sua nascita. Nelle ultime due, ricavate dalla sua memoria personale, racconta i fatti legati al matrimonio e alla morte dei suoi genitori ai quali ha assistito da bambina. Nel primo capitolo della prima parte siamo ancora in una zona del testo in cui Elisa attinge ai suoi ricordi personali perché si apre sulla casa di famiglia dove vivono tutti insieme la piccola Elisa, i suoi genitori e la madre di Anna, Cesìra. Le relazioni interne a questo nucleo sono tutte disastrose e aggravate dalla povertà:

Anna detesta sia la madre che il marito, che ha sposato solo come ripiego. Cesira abita a casa come un’ospite indesiderato e passa le sue giornate seduta da una parte. Questo primo capitolo si chiude con la morte di Cesira, che Elisa definisce un personaggio trascurabile del racconto, ma comunque dice che la sua morte ha segnato la fine della sua infanzia dato che l’ha lasciata da sola in mezzo ai suoi genitori. Comunque il fantasma della nonna è il primo ad aiutarla nella scrittura del romanzo. Paradossalmente, proprio con la morte di Cesira si dà inziio alle storie famigliari, quindi è tutt’altro che trascurabile. Elisa ha bisogno di iniziare dalla sua storia peché per conoscere se stessi è necessario risalire alla propria gebealogia. Questo si individua anche risalendo al primo titolo “Storia di mia nonna”, evidenziando una discendenza matrilineare. fino alla quarta parte, parla della storia della sua famiglia prima di lei. Cesira, maestra, sposa un nobile decaduto molto più vecchio di lei da cui immagina di ottenere ricchezza ed un più alto status sociale. Dopo il matrimonio, invece, si rivela pieno di debiti e un buono a nulla, quindi lei finisce in uno stato di povertà ancora peggiore, mantenedolo sgobbando tutto il giorno. È qui che nasce Anna, odiata dalla madre e adorata dal padre, che riconosce in lei il sangue del suo sangue e rimpendole la testa di quanto la sua famiglia sia superiore, provocando Quando Anna ha sei anni, fa l’incontro fatale della sua vita: il padre, passeggiando, le indica una carrozza con dentro sua zia, Concetta, con suo figlio Edoardo, e suo padre le assicura che lui diventerà suo marito, reinstaurando il rango che le appartiene. Poco dopo tempo, Teodoro si sente male e per due anni è assistito da Anna. In questo periodo, l’unico visitatore del padre è Nicola Monaco, amministratore del condominio truffaldino. Dopo tre anni dalla morte di Teodoro, Anna e Edo si incontrano e il loro amore adolescenziale dura 9 mesi, governato dalla devozione cieca di Anna e dai capricci crudeli di Edoardo. È possessivo e geloso ma tradisce Anna, pur pretendendo da lei rassicurazioni e la minaccia con lo spettro della sua partenza per l’estero. In estate Edo si ammala e quando guarisce rompe bruscamente e per sempre la relazione con lei tramite un biglietto. Proprio mentre lei esce da casa di lui con questo biglietto, entra in casa Francesco de salvi, studente universitario squattrinato che si finge un barone e figlio naturale di Nicola Monaco e di una contadina dei domini dei Celentano. Francesco è fidanzato con una prostituta di nome Rosaria. Tra Francesco e Edoardo nasce una strana amicizia in cui Edoardo si diverte a giocare come regista delle vite altrui e poi fa scoppiare uno scandalo perché fa uscire fuori il tradimento di Rosaria con una lettera anonima e lei se ne va dalla città. Nel frattempo il padre legale di Francesco muore e lui torna in campagna. Qui finisce la 3 parte e inizia la 4 (Il Butterato) che è una specie di romanzo di formazione di

La prima è cesira per la figura incipitaria e la sua rilevanza sebbene la narratrice dica che sia di poca importanza come personaggio. Anna: a lei è dedicato il romanzo e l’intreccio cruciale che occupa la maggior parte delle dinamiche di Elisa è costruito sulle scelte di Anna. È anche il primo degli amori non corrisposti. Elisa è stata definita come una figlia pre edipica perché il suo amore per la madre la blocca, cioè quando la figlia si rivolge verso il genitore del sesso opposto, considerando quello dello stesso sesso come una nemica. Lei non entra mai in questo triangolo perché la prima fase dello sviluppo non viene mai superato. Rimane sempre vincolata alla madre, con un amore incondizionato nei confronti di lei che invece non ha alcun affetto per lei perché la considera l’usurpatrice del posto che avrebbe dovuto occupare il figlio di edoardo. Lei rappresenta la notte perché ad esempio incarna il lato oscuro della maternità. Il desiderio di maternità di Anna è legaato fantasticamente al figlio mai nato che avrebbe voluto avere da Edoardo. Questo ipotetico figlio lei lo definisce il fiore gemello, il sostituto di edoardo. Questo legame madre-figlio è un suo sogno di tipo narcisistico perché per lei questo figlio è il prolungamento narcisistico del suo amore con Edoardo. Questo bambino deve in qualche modo sostituire edoardo e soprattutto dovrebbe incarnare tutte quelle preerogative di aristocrazia e valore sociale che Anna desidera e che invece non ha mai. Pensa che il bambino sarebbe cresciuto come un gran signore al lato di edoardo e soprattutto sarebbe stato un maschio di nome edoardo. Questo fiore gemello replica il momento fatale nella vita di anna in cui ha visto edoardo nella carrozza. Elisa descrive proprio queste fantasticherie come una sorta di romanzo. Quanto alla relazione con edoardo, la cuginanza, è modellata sullo stesso schema di sottomissione e subalternità totale della componente della coppia che ama, in contrasto con quella che è amata. Fonda questo schema di relazione affettiva in cui anna assume, anche con compiacimento, il ruolo della schiava di amore anche data la sua condizione sociale in contrapposizione con quella di edoardo. Questo schema verrà replicato in tutte le relazioni successive nel romanzo e verrà stravolta grottescamente nell’aultima parte del romanzo, nel finto epistolario. Nonostante edoardo la congedi in modo umiliante, lei rimarrà per tutta la vita fedele a questo sogno di amore che replica l’amore infantile che anna aveva provato con il padre teodoro e attraverso la cuginanza lei prolunga la propria infanza senza uscirne mai. Questa incapacità di affrontare il mondo adulto e la responsabilità delle relazioni adulte, fa sì che lei replichi questa relazione in modo inverso con il marito francesco. Nell’ultima parte del romanza, la figura di

anna conosce una metamorfosi perché fino a quel momento era stata per la figlia e il mariot un oggetto di adorazione, mentre nei capitoli centrali della sesta parte del romanzo si trasforma perché diventa proprio una creatura diabolica, una strega, indemoniata dalla stesura di queste lettere e l’ossessione per il fantasma. È sempre più feroce nei confronti del marito. In questa zona del romanzo, un elemento che contribuisce alla trasformazione di anna è proprio il punto di vista di elisa, il rapporto tra il pdv di elisa bambina come personaggio narrato e il pdv di elisa adulta in quanto voce narrante. Questi due pdv si alternano e si confondono e raccontano la natura oggettiva della trasformazione e quella soggettiva perchèelisa adulta capisce che non è avvenuta veramente ma solo ai suoi occhi in quanto incapace di comprendere i movimenti materni. Anna nello sguardo di elisa, anche quella adulta, risulta un personaggio che più di tutti è affetto dal morbo della menzogna. Muore nel romanzo senza essere mai uscita da questa dimensione e elisa smaschera la natura illusoria di queste fantasticazioni però non riesce mai a liberarsi di uno sguardo amorevole. Via via che elisa accumula particolari sull’alienazione e follia di sua madre non riesce a smettere di ammiararla e lodarla. Solo negli ultimi giorni che precedono la morte della madre, elisa riuscirà a vedere finalmente il vero volto che è diventato il volto e il corpo di una vecchia invecchiata precocemente, quindi oggetto di pietà. È in questo momento di lucidità che avviene la sostituzione di anna con rosaria, sua madre adottiva. Accanto alla notte troviamo il giorno, altro archetipo della femminilità: Rosaria. È una prostituta ma diversamente dalle altre femmine del romanzo, lei lo è per scelta e con gioia. Per lei l’eros, come pulsione istintiva libera di sovrastrutture, si colloca con un’inclinazione altrettanto istintiva per l’affettività materna. A differenza di anna, tutto queste caratteristiche escono fuori senza inibizioni, per lei la maternità è una vocazione affettiva. Eros e maternità, che negli altri pers femminili sono polarizzati, in lei si conciliano. Quando rivede francesco dopo un anno, sia francesco che elisa ritrovano quel calore affettivo che nel nucleo famigliare nessuno dei due aveva mai sperimentato. È molto bella la descrizione che elisa fa di rosaria quando si rincontra con francesco. Al descrive come una persona grande e fastosa senza bisogno di nascondere il suo entusiasmo. Il suo corpo è morbido e l’animalizzazione (con il cavallo) del personaggio rende proprio la sua istintività, nobiltà. Ha anche una connotazione sacrale pagana, è una specie di personaggio con qualcosa di fiabesco e molto accessibile nella sua espansività.

due famiglie in una costellaziona celeste  coppia del cugino, anna francesco edoardo Eodardo incarna tutti i vizi e i caratteri dell’aristocrazia di provincia, arrogante, narcisista, costante bisogno di specchiarsi nella venerazione degli altri. Queste caratteristiche diventano le scelte che anna fa in amore e francesco in amicizia, in cui la superiorità di classe ha un ruolo fondamentale. Questo personaggio rappresenta il motore dell’intreccio, il primo blocco determina il destino dei personaggi. Fa in modo che Rosaria e francesco si lascino e tramando che anna ceda al corteggiamento di francesco. È un po’ un deus ex machina, che attraverso i suoi stratagemmi riesce a manipolare questo terzetto e a orientare in maniera irreparabile i loro destini, per poi scomparire di scena poiché ammalato di tisi. Ricompare in forma di fantasma nel momento dell’estate del finto epistolario. Il motivo di questo privilegio è che gode dell’ammirazione di elisa risiede nel fatto che Edoardo non supera mai la soglia dell’età adulta. Per morante, il nodo esistenziale è proprio questo passaggio di soglia con tutto quello che comporta, necessario. Il non superamento di questa soglia garantisce ad Edoardo un fascino duraturo agli occhi di tutti i personaggi. Edo mantiene in parte la grazia e l’ambiguità dell’adolescenza. La sua fluidità identitaria è anche una fluidità di genere: c’è una scena in cui Edoardo e anna si specchiano in uno specchio e notano una somiglianza tra di loro, così decidono di scambiarsi gli abiti e ciascuno si specchia nell’immagine dell’altra, i generi non sono nettamente distinti. Anche nell’introduzione, l’immagine di Edoardo si presenta ad elisa senza volto, questo rimanda alla sua identità ambigua. Anche la sua amicizia con francesco è connotata da una velata, ma non meno riconoscibile, omosessualità. Nella sesta parte del romanzo edoardo torna a visitare i genitori di elisa come fantasma e proiezione del loro passato giovanile. Elisa in questa parte lo chiama Edoardo-Pensiero, sottolineando la natura mentale delle sue apparizioni nelle menti dei personaggi che lo rievocano. Mantiene comunque la sua ambiguità, per anna è un amante e un tiranno e carceriere. Francesco è sia un amico che un antagonista e un rivale. In questa estate, durante i mesi della riapparizione di edoardo, anche elisa entra in rapporto con lui che diventa oggetto di adorazione, come lo vede la madre. Poi, via via che anna precipita nella sua possessione, edoardo diventa un suo rivale perché le contende le attenzioni della madre. Perché per anna, lui è sia l’amante, che l’immagine del figlio mai nato e elisa si sente insidiata nel suo posto di figlia. In questa fatidica estate, elisa si difende dallla gelosia con delle fantasticherie a sua volta, di cui ad un certo punto racconta. Siamo nel capitolo terzo della quinta parte. Questa inevzione di

risarcimento di elisa che mette in atto i topi tipici delle fiabe, cavaliere, regno fatato, Baldini ha individuato come matrice di questa fiaba il mito di Metra e Kore, madre e figlia legate da un affetto fortissimo. La figlia viene sequestrata con conseguente disperazione della madre fino al rincontro con la figlia. Abbiamo visto come quando Morante parla del rapporto madre-figlio, rimanda spesso a momenti religioso-sacrali. Se il mito che soggiace a questo rapporto è quello di maria e gesù, elisa, essendo esclusa da questo mito, si rifà all’altro mito, in cui sia madre che figlia sono creature divine. Tutti i personaggi sono accomunati dal morbo della menzogna e si ostinano a sostituire la realtà con le loro fantasie, con conseguenze: tanto queste ù la menzogne diventano grandi, tanto più la realtà inaccettabile e quindi degenera. Invece la fantasticheria, intesa come via di fuga dal mondo reale degenera inAnna in ossessione, delirio, fino alla morte. Un altro aspetto è che tutti questi personaggi si ispirano ad un modello romanzesco: teodoro, accanito lettore di libri di cappa e spada, fa suo il linguaggio dei romanzo, trasfigurando la realtà per farla diventare appassionante. Cesira legge invece romanzi rosa per fanciulle e si indentifica a tal punto in questi romanzo sentimentale, da confondere la sua vita con queste narrazione e questa illusione le fa talmente velo da non farle capire che tipo di uomo è teodoro. Nicola monaco, appassionato di opere liriche, si espirme con il linguaggio melodrammatico della lirica ottocenntesca e francesco lo adotta da lui e ne dà sfogo nelle serate alcoliche nelle osterie. Ognungo di essi è malato di una specifica malattia della menzogna e la malattia di tutti i persoanggi è legato ad una tipologia di romanzo. Insieme alla storia di elisa, menzogna e sortilegio analizza anche come elisa la racconta  metanarrativo. È anche metaletterario perché al suo interno, in base al personaggio che spiega, c’è una spiegazione del romanzo a cui il personaggi si ispira. Porta il lettore a riflettere sulle caratteristiche e i topoi di ogni genere narrativo. Anna eredita sia l’immaginario di teodoro, romanzo di gesta eroiche, sia il romanzo di cesira il romanzo rosa. Questo incrocio influenza i comportamenti e le fantasie di anna e soprattutto il modo in cui è scritto l’epistolario fittizio nell’ultima parte del romanzo. Questo momento del romanzo è ispirato nel suo contenuto ai romanzi di avventura, ma anche un vocabolario del sentimentalismo più appiccicaticcio. Questo episodio è considerato cruciale, secondo Garboli è il nodo intorno a cui si svolge il romanzo e il nucleo generatore del romanzo. In tutto questo intreccio, elisa, tra il suo bisogno di sincerità e tendenza alla mistificazione, concezione della scrittura come terapia.

esattamente come le fantasticherie che elisa ha coltivato nei 15 anni a casa di rosaria. Queste fantasticherie la hanno portata ad isolarsi dal resto del mondo. Elisa è molto lucida nel rendersi conto della situazione di sua madre, ostentando un distacco totale ma vediamo come sono invece numerosi i momenti in cui la voce narrante di elisa si assimila alla voce del racconto e dimostrandosi una narratrice non del tutto capace di governare la distanza tra la se stessa di un tempo e quella odierna della narrazione. È come se oscillasse tra il ruolo di una cronista lucida e giudicante e quello di protagonista implicata nella narrazione. Inizialmente queste lettere vengono chiamate “finte lettere”, a partire dal 4 capitolo invece “carteggio del finto cugino” e più avanti con altri nomi. È un progressivo cambiamento definitorio, è il linguaggio di Elisa che alla fine crea il vero cugino, in contrasto con il finto cugino. Queste spie lessicali sono un indice abbastanza eloquente dell’oscillazione di elisa, da un giudizio critico e razionale e un’enunciazione regressiva in cui lei rivive le stesse credenze che avevano reso per lei così traumatico quel periodo della sua vita. Anche per elisa in certi momenti la scrittura rischia di trasformansi in una droga

  1. Adozione di un registro linguistico smaccatamente romanzesco, artificiosamente letterario. Nell’analizzare il carteggio della madre, elisa molto severa e lo giudica caratterizzato da uno stile goffo e comune, imitato dai romanzi di cappa e spada o sentimentali. È tuttavia vero che anche la cronaca di elisa e la sua lingua, soprattutto nelle prime quattro parti, ha le sue radici in questo vocabolario, sebbene più colta del povero romanzo materno ma rimandano comunque a quella galassia romanzesca. Si può obbiettare che a differenza di Anna, nelle sue cronache elisa faccia un uso consapevole di queste fonti con una funzione parodica e ironica ma non abbiamo conferma certa. Elisa aveva preso le distanze dalla propria biblioteca, tipicamente romance. Rinnegare questo tipo di letture significava rinunciare a degli elementi che avevano aggravato il suo morbo della menzogna. Per distanziarsi realmente dalla menzogna letteraria e arrivare ad una verità reale dei fatti, elisa avrebbe dovuto affrancarsi totalmente dal linguaggio romanzesco, cosa che nel suo romanzo non avviene. Adotta uno stile molto letterario, al limite del desueto. Quindi l’incertezza sulla consapevolezza sull’adozione di questo linguaggio potrebbe essere un ulteriore indizio da parte di Morante sull’inattendibilità di Elisa
  2. Un altro elemento che li accomuna è l’ambiguità. Innerva tutte le lettere di anna ed era un tratto di edoardo quando era in vita, inoltre è una delle caratteristiche fondamentali della narratrice e della sua cronaca.

Malgrado lo spirito critico di elisa, le molte ambiguità che dissemina nella narrazione ci portano a dubitare di lei. E se invece questa cronaca fosse un’ulteriore e più sofisticata manifestazione della menzogna? Derogatis ha notato che elisa, secondo lei, usa tre modi diversi di raccontare il carteggio. All’inizio, nel terzo capitolo della terza parte, in cui racconta le sessioni d lettura delle lettere a palazzo cerentano in un’estasi adorante, elisa usa i modi del romance. Lo fa perché queste lettere sono ancora cariche del potere di edoardo che esercitava su tutte e tre le donne. Elisa racconta queste sedute di lettura e la trasfigurazione che avviene in sua madre e concetta, che si trasformano per essere investite da una grazia e un potere perturbante. Nelle stanze di palazzo Cerentano che concetta ha trasformato in un reliquiario del figlio morto, va in scena tutto il desiderio femminile in tutte le sue forme più scomposte e va in scena il desiderio triangolare. Cioè che non desideriamo mai qualcosa e basta, ma la desideriamo perché qualcun altro la desidera. Elisa  sua madre  concetta  Anna. Anna agli occhi di concetta è più importante perché scrive a lei e non alla madre. Concetta e anna si contendono l’interesse e l’more di questo fantomatico pensiero. Siamo in pieno romance, Elisa è tutta dentro a questi fumi fantastici che coinvolgono le due donne più adulte. La narratrice si identifica totalmente nella se stessa bambina. Da adulta, questo potere che le lettere esercitano sulle donne viene considerato da un punto di vista razionale e rappresentato con i toni misti del romance e del novel. Elisa cerca di razionalizzare l’effetto delle lettere ma è ancora vulnerabile al ricordo di quel trauma, quindi oscilla. Elisa presenta l’epistolario materno nei modi del novel e da un punto di vista analitica, come se fosse una critica letteraria. Nelle sue descrizioni, si svela tutta la miseria delle lettere. Descrive le lettere prima nella loro materialità, poi grafia e goffaggine ed è cosparso di errori. Sul contenuto di queste lettere, elisa è ancora più recisa: li definisce come un simbolo di tristezza. Questo è il modo che Elisa ha di far interagire e tenere insieme i tre volti con cui sua madre si è mostrato a lei: mitico dell’infanzia, il volto del vissuto traumatico dell’ultima estate della vita di Anna in cui si è trasformata in una specie di demonio in nome della sua ossessione, e infine il volto di una povera donna che è ormai un oggetto di miseria e pietà. Secondo derogatis la relazione postuma con la memoria di sua madre, si svolte all’insegna di un continuo ribaltardi e alternarsi di questi tre punti di vista. Questo permette ad Elisa di essere lei stessa l’ultima rappresentante di una genealogia di streghe e probabilmente anche lei sospetta di morbo della menzogna, e al tempo stesso di liberarsi di questa menzogna delle streghe, mostrandocele nella loro complessità e ambivalenza. Derogatis chiama questo modo di narrare “realismo stregato”, una

scrittura psicoanalitica perché Elisa avrebbe camuffato la sua storia, mentendo ancora con gli stessi procedimenti del linguaggio del sogno, che secondo freud avviene trmaite 3 procedimenti: lo spostamento, si attribuiscono pulsioni inaccettabili ad un'altra figura, condensazione, si prendono due elementi provenienti da due rapprensetazioni diversi per produrne una terza, e la negazione, l’oggetto sognante, pur formulando desideri continua a difendersi da queste inaccettabili funzioni, negando che gli appartenga. Elisa costruisce la sua cronaca proprio così, inconsapevolmente, quindi anziché risolvere il suo trauma, lo riconferma, rafforza il trauma. È il contrario di quanto affermato da Derogatis. Lezione 8 17/05/ Ci siamo fermati su una doppia interpretazione che è stata data rispetto all’azione complessiva effettuata nel romanzo: Elisa porta a termine con successo il proprio progetto di scrittura delle proprie cronache familiari in senso terapeutico, oppure è solo un rimettere in scena il trauma senza superarlo? Ci sono delle zone d’ombra che ci fanno dubitare della sua veridicità. I pisani affermano che elisa rielabora in modo diverso un unico contenuto psichico che è quello che proviene dal suo inconscio, utilizzando i meccanismi del sogno. C’è uno schema cronologico della fabula, schema dichiarato da elisa, e uno sotteso a questa favola che è quello reale. Schema cronologico:

  1. Dal matrimonio di Cesira al matrimonio di anna
  2. Morte di Cesira
  3. Ultimo anno di elisa con i genitori
  4. Trasferimento a Roma
  5. Malattia di elisa, morte di Rosaria e inizio della scrittura
  6. Fine della scrittura Schema di elisa:
  7. Morte di Cesira Bisogna rileggere lo schema cronologico che mette in scena elisa in modo diverso, in cui il primo avvenimento è la morte di Cesira e poi tutte le vicende di elisa con i genitori. Secondo una lettura psicologica del romanzo di elisa sono solo questi gli antefatti del romanzo e tutto il resto invece appartiene ?????

Se confrontiamo la descrizione della città di P e le altre due descrizioni che fa della sua città, sostengono i pisani, si può vedere come la vera memoria funzioni rispetto alla prima descrizione dove la città è trasfigurata in chiave romance. Questa divisione interna virata verso la descrizione della vita famigliare come un universo claustrofobico sarebbe la spia di passaggio dal mondo governato dalla mistificazione e manipolazione a un rapporto adulto della realtà. Anzi, proprio in questo passaggio troviamo il nodo della narrazione, è un tema che scorre sotto traccia in tutti i romanzi di morante. Ciò che consentirebbe questo passaggio è proprio il mezzo della scrittura, elisa si cimenta in un atto comunicativo, con tutti i processi che comprende. Questa visione dei pisani vede nelle ultime due parti della storia di Elisa una storia piena di menzogna, nel senso di rimozione quindi lo mette in scena variandolo senza mai vederlo chiaramente. Qual è il contenuto di questo trauma? Si tratterebbe di un complesso edipico nei confronti delle figure genitoriali che Elisa risolve sostituendo Rosaria a Anna e dopo il trasferimento a Roma, fallisce il suo secondo tentativo di essere amata, lo risolve chiudendosi nella sua cameretta con Alvaro, che sarebbe la figura sostitutiva di un maschio, a tessere la sua vendetta di donna sola contro le malafemmine della sua famiglia che la hanno tradita tutte e 4. Questo assetto psichico di Elisa, rifiuto dell’adultità come relazionalità con l’altro, si può rintracciare in un punto del romanzo (visione da parte del bambino del rapporto sessuale dei genitori che viene percepito dalla bambina come un atto aggressivo Freud) cioè nel cap 5 quando Anna e Francesco si chiudono nella camera da letto di Anna, dove normalmente dormiva Elisa, che viene buttata fuori dalla camera in preda al panico perché non capisce cosa sta succedendo. È doppiamente sconvolta per aver assistito a questo evento di aggressione del padre e tradimento della madre, sia perché non capisce cosa sta succedendo  la lampada accesa e poi spenta, enigma, treccia di Anna sciolta e poi tagliata dopo il pentimento di Anna, esclamazione “Anna mia!”. Sono tutti piccoli pezzettini di materiale psichico di Elisa con cui ha montato e rimontato tutta la sua storia, si trovano disseminati in tutto il romanzo. L’orrore nei confronti del padre aggressore viene rimosso, sostituendolo con la figura eterea di Edoardo-pensiero, l’invenzione di Edoardo. Questa sostituzione rappresenta anche il tentativo di sostituirsi alla madre nell’amare e essere amata. Quindi, alla fine del romanzo accumula odio per Anna, desiderio per Edoardo, disprezzo nei confronti del padre, finché arriva Rosaria e mette elisa di fronte all’alternativa  per spiegare che anche lei e Francesco avevano dei rapporti mette in scena la metafora del dormire degli sposi, come un sogno unitario, e le descrive il rapporto sessuale tra uomini e