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Visitate la Libia, Ester Capuzzo, Dispense di Storia

Riassunto libro "Visitate la Libia" di Ester Capuzzo

Tipologia: Dispense

2017/2018

Caricato il 25/11/2018

Elena_Biffi1995
Elena_Biffi1995 🇮🇹

4.5

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Visitate la Libia.
Il turismo nella Quarta Sponda tra le due guerre mondiali
di Ester Capuzzo
Durante gli anni del fascismo si sviluppa una coscienza coloniale a fianco della colonizzazione dei territori
oltremare da parte degli italiani comportando un flusso turistico verso questi posti.
L’organizzazione turistica per le colonie, per il fascismo, aveva una duplice valenza:
sul piano nazionale in termini di costruzione nel consenso mostrando le realizzazioni del regime agli
italiani (alla maggior parte dei quali questi territori era del tutto sconosciuti); sul piano internazionale
nei confronti dei turisti stranieri cui si offriva un’immagina dell’Italia fuori d’Italia ispirata alla
modernità;
come strumento della politica di colonizzazione allo stesso modo di altri paesi europei.
A porre le basi per un turismo in Libia furono i viaggi compiuti dal Touring Club Italiano (TCI) negli anni
successevi alla conquista della Libia e avviati nella primavera del 1914 con l’Escursione nazionale nella
fascia costiera della Tripolitana tra fine aprile ed inizio maggio dello stesso anno. Il TCI riteneva rilevante
promuovere la Tripolitana per scopi turistici. L’escursione, alla quale parteciparono agricoltori, industriali,
tecnici, albergatori, medici, archeologi, accompagnati da dieci donne, venne organizzata in termini di
equipaggiamento e adattamento ( tipo camping) per limitare i costi. L’escursione partì da Napoli sul piroscafo
sostando prima a Messina. L’escursione fu anche caratterizzata da manifestazione patriottiche da parte dei
partecipanti.
Alla conclusione della prima guerra mondiale (che aveva rallentato i flussi turistici in Europa e nelle colonie),
il TCI voleva rendere la Libia concorrenziale rispetto alla Tunisia, Egitto, Algeria (da tempo state mete del
turismo internazionale, forti per attrazione archeologica), sviluppo di Tripoli come stazione di sverno.
Aprile 1920 Escursione Nazionale in Cirenaica promossa dal TCI organizzata logisticamente da Mario
Tedeschi. L’itinerario prevedeva la visita delle zone interne (interesse agricolo, commerciale e archeologico )
e della fascia costiera
1923 pubblicazione della Guida della Libia del Touring Club Italiano (rimaneva fuori dalla collezione della
rossa Guida d’Italia), suddivisa in due volumi dedicati alla Cirenaica e alla Tripolitania. Le guide turistiche
coloniali non erano semplicemente dirette a quanti viaggiavano per piacere, affari, motivi professionali, ma
era uno strumento di propaganda coloniale, di acculturazione, di rappresentazione del territorio oltremare.
1925 pubblicazione della Guida di Tripoli e dintorni, edita da Traves, che offriva un elenco dettagliato delle
opere pubbliche realizzate dall’Italia riflettendone il discorso politico ad esse sotteso e descriveva la “ città
nuova” di Tripoli da un punto di vista architettonico, dei pubblici servizi, della viabilità, rapportando il suo
sviluppo alla funzione della colonia come strumento di popolamento e difesa degli interessi italiani nel
Mediterraneo.
1926 pubblicazione de la “Piccola guida della Tripolitania” che, come nella sua precedente pubblicazione
sulla Libia del 1923, era un testo dedicato al turista ma anche in un senso più ampio a quanti fossero
interessati a conoscere le trasformazioni in atto nel territorio coloniale.
In Libia il regime fascista compiva un notevole sforzo propagandistico nell’illustrare agli italiani le risorse e le
attrattive della regione, privilegiando il fascino offerto dalle antiche città romane e di alcune aree desertiche
favorite dalla presenza di oasi.
Lo sviluppo iniziale di un sistema turistico in Libia veniva avviato durante il governatorato di Giuseppe Volpi
devenendo uno degli elementi di punta del programma rinascita della Tripolitania cui veniva dedicata una
specifica politica governativa. Le iniziative adottate prevedevano il miglioramento dei collegamenti marittimi
tra l’Italia e la Tripolitania, sia commerciali sia turistici, tra i porti di Napoli, Siracusa e Tripoli, lo svolgimento
di una serie di eventi culturali (es. convegno di archeologia tenutosi a Tripoli nel maggio 1925).
All’archeologia coloniale con la riscoperta delle città romane a seguito degli scavi compiuti da Renato
Bartoccini il regime affidava il compito di una sua rappresentazione politica e celebrativa nel solco
dell’eredità di Roma. Così come per la redazione di una carta archeologica della Tripolitania anche
l’archeologia turistica era per Bartoccini funzionale a una strategia politica del regime in colonia. Lo stretto
legame tra archeologia e turismo (portatore negli anni ’20 Bartoccini in Libia) , proseguiva anche negli anni
successivi spingendo così l’archeologo inglese Osbert Guy Sthanhope Crawford, pioniere nell’uso della
fotografia aerea applicata all’archeologia. L’archeologia diveniva uno degli assi portanti dello sviluppo
turistico del governatorato di Volpi oltre al miglioramento delle strutture alberghiere priorità della sua politica
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Visitate la Libia. Il turismo nella Quarta Sponda tra le due guerre mondiali di Ester Capuzzo

Durante gli anni del fascismo si sviluppa una coscienza coloniale a fianco della colonizzazione dei territori oltremare da parte degli italiani comportando un flusso turistico verso questi posti. L’organizzazione turistica per le colonie, per il fascismo, aveva una duplice valenza:

  • sul piano nazionale in termini di costruzione nel consenso mostrando le realizzazioni del regime agli italiani (alla maggior parte dei quali questi territori era del tutto sconosciuti); sul piano internazionale nei confronti dei turisti stranieri cui si offriva un’immagina dell’Italia fuori d’Italia ispirata alla modernità;
  • come strumento della politica di colonizzazione allo stesso modo di altri paesi europei. A porre le basi per un turismo in Libia furono i viaggi compiuti dal Touring Club Italiano (TCI) negli anni successevi alla conquista della Libia e avviati nella primavera del 1914 con l’Escursione nazionale nella fascia costiera della Tripolitana tra fine aprile ed inizio maggio dello stesso anno. Il TCI riteneva rilevante promuovere la Tripolitana per scopi turistici. L’escursione, alla quale parteciparono agricoltori, industriali, tecnici, albergatori, medici, archeologi, accompagnati da dieci donne, venne organizzata in termini di equipaggiamento e adattamento (tipo camping) per limitare i costi. L’escursione partì da Napoli sul piroscafo sostando prima a Messina. L’escursione fu anche caratterizzata da manifestazione patriottiche da parte dei partecipanti. Alla conclusione della prima guerra mondiale (che aveva rallentato i flussi turistici in Europa e nelle colonie), il TCI voleva rendere la Libia concorrenziale rispetto alla Tunisia, Egitto, Algeria (da tempo state mete del turismo internazionale, forti per attrazione archeologica), sviluppo di Tripoli come stazione di sverno.

Aprile 1920 Escursione Nazionale in Cirenaica promossa dal TCI organizzata logisticamente da Mario Tedeschi. L’itinerario prevedeva la visita delle zone interne (interesse agricolo, commerciale e archeologico) e della fascia costiera

1923 pubblicazione della Guida della Libia del Touring Club Italiano (rimaneva fuori dalla collezione della rossa Guida d’Italia), suddivisa in due volumi dedicati alla Cirenaica e alla Tripolitania. Le guide turistiche coloniali non erano semplicemente dirette a quanti viaggiavano per piacere, affari, motivi professionali, ma era uno strumento di propaganda coloniale, di acculturazione, di rappresentazione del territorio oltremare. 1925 pubblicazione della Guida di Tripoli e dintorni, edita da Traves, che offriva un elenco dettagliato delle opere pubbliche realizzate dall’Italia riflettendone il discorso politico ad esse sotteso e descriveva la “città nuova” di Tripoli da un punto di vista architettonico, dei pubblici servizi, della viabilità, rapportando il suo sviluppo alla funzione della colonia come strumento di popolamento e difesa degli interessi italiani nel Mediterraneo. 1926 pubblicazione de la “Piccola guida della Tripolitania” che, come nella sua precedente pubblicazione sulla Libia del 1923, era un testo dedicato al turista ma anche in un senso più ampio a quanti fossero interessati a conoscere le trasformazioni in atto nel territorio coloniale. In Libia il regime fascista compiva un notevole sforzo propagandistico nell’illustrare agli italiani le risorse e le attrattive della regione, privilegiando il fascino offerto dalle antiche città romane e di alcune aree desertiche favorite dalla presenza di oasi.

Lo sviluppo iniziale di un sistema turistico in Libia veniva avviato durante il governatorato di Giuseppe Volpi devenendo uno degli elementi di punta del programma rinascita della Tripolitania cui veniva dedicata una specifica politica governativa. Le iniziative adottate prevedevano il miglioramento dei collegamenti marittimi tra l’Italia e la Tripolitania, sia commerciali sia turistici, tra i porti di Napoli, Siracusa e Tripoli, lo svolgimento di una serie di eventi culturali (es. convegno di archeologia tenutosi a Tripoli nel maggio 1925). All’archeologia coloniale con la riscoperta delle città romane a seguito degli scavi compiuti da Renato Bartoccini il regime affidava il compito di una sua rappresentazione politica e celebrativa nel solco dell’eredità di Roma. Così come per la redazione di una carta archeologica della Tripolitania anche l’archeologia turistica era per Bartoccini funzionale a una strategia politica del regime in colonia. Lo stretto legame tra archeologia e turismo (portatore negli anni ’20 Bartoccini in Libia), proseguiva anche negli anni successivi spingendo così l’archeologo inglese Osbert Guy Sthanhope Crawford, pioniere nell’uso della fotografia aerea applicata all’archeologia. L’archeologia diveniva uno degli assi portanti dello sviluppo turistico del governatorato di Volpi oltre al miglioramento delle strutture alberghiere priorità della sua politica

avviata con la costruzione di Tripoli dell’albergo di lusso Grand Hotel nel 1925 (seguirà la costruzione di altri 5 alberghi di categoria inferiore e una serie di luoghi di intrattenimento come il Teatro).

Lo sviluppo del sistema turistico continuava anche durante il governatorato di De Bono e Badoglio, di cui dava conto la Guida della serie rossa pubblicata da TCI nel 1929. La Guida, che pubblicizzava le escursioni e informazioni relative alla storia, all’economia, all’etnografia, le istituzioni della colonia, manteneva comunque un distacco dalla propaganda coloniale del regime.

Allo sviluppo turistico della Libia concorrevano in quegli anni anche le Fiere Campionarie organizzate a Tripoli ma erano comunque gli scavi archeologici in Africa che richiamavano la forte presenza della Roma imperiale.

Numerose tra la metà degli anni ’20 e nel corso degli anni ’30 le crociere studentesche in Tripolitania promesse dall’Istituto coloniale fascista per motivi culturali e professionali volte a incoraggiare gli investimenti economici nella regione.

Settembre 1927 prima crociera con destinazione Tripoli organizzata dall’Opera Nazionale Balilla con finalità educative e patriottiche.

Dal 24 novembre al 2 novembre 1931 il TCI per commemorare i 20 anni dell’occupazione italiana della Libia organizzava un’escursione in Tripolitania (partenza da Napoli e sosta a Palermo). Nell’ottobre del 1933 il TCI organizzava (dopo quella dell’aprile del 1920), un viaggio nella regione per celebrarne la pacificazione seguita alla repressione della guerriglia. Lo scopo del TCI di questo viaggio era quello di implementare la sua attività di propaganda turistica coloniale. Nello stesso anno la Camera di commercio italo-africana con sede a Genova si faceva promotrice di una crociera in Tunisia e in Tripolitania che si svolgeva dall’8 al 22 novembre; come per le altre crociere l’itinerario di viaggio aveva un carattere propagandistico finalizzato a far conoscere la Tunisia (vi era una consistente presenza italiana) e la Tripolitania. Negli anni precedenti alla conquista dell’Etiopia, l’industria turistica acquisiva un crescente peso politico dando visibilità al carattere assunto dalla colonia mediterranea come vetrina delle capacità di realizzazione del regime e diveniva uno dei canali di costruzione dell’identità italiana in un senso imperialistico.

Nel 1935 durante il governatorato di Balbo, un nuovo viaggio coloniale veniva promosso dal sodalizio milanese che per la prima volta comprendeva anche la visita al quartiere ebraico (oltre alla città di Tripoli).

Alle crociere del TCI si affiancavano quelle organizzate dai GUF nel 1931 a Tripoli e le numerose crociere organizzate dall’Opera Nazionale Dopolavoro (OND) che portava in Libia migliaia di lavoratori provenienti da varie provincie metropolitane. Nel corso degli anni ’30 sodalizi culturali, organi istituzionali, agenzie di viaggio continuarono a organizzare crociere in Libia anche con turisti stranieri, in molti casi legate alle manifestazioni sportive che si svolgevano a Tripoli (es: Corsa dei Milioni, una corsa automobilistica).

Tuttavia l’immagine turistica della Libia maggiormente veicolata, era fondata sulla piacevolezza del turismo coloniale, sulle comodità offerte dai servizi all’avanguardia e in linea con lo standard internazionale, sulla modalità connessa allo stile di vita durante le crociere e negli alberghi.

L’avvio del decollo turistico a partire dagli anni ’30 è attestato anche dal fatto che Tripoli fosse stata scelta come sede del XII Congresso della Federation International des Agences de Voyages, a dimostrazione del fatto che la città libica stesse divenendo uno dei centri turisticamente più importanti del nord Africa. Ben presto gli itinerari libici venivano inseriti nel circuito delle crociere sul Mediterraneo.

Durante l’amministrazione Balbo l’industria turistica diveniva un settore di punta del nuovo sviluppo che il governatore intendeva imprimere nella colonia, anche attraverso pratiche turistiche e di consumo che occhieggiavano a quella di massa della società americana.

Nel 1923 veniva istituito l’Ente Turistico Tripolitano (ETT) coadiuvato dalla Società Coloniale per l’Incremento Turistico Africano (SCITA) per la promozione turistica della colonia. Nel 1933, dopo la soppressione dell’ETT, veniva creato il Commissariato per il Turismo in Libia con sede a Tripoli, che doveva coordinare le attività

Accanto alle guide realizzate dal Touring, che dal 1938 aveva assunto la denominazione di Consociazione Turistica Italiana, numerosi erano gli opuscoli di promozione turistica realizzati dall’ETAL come: Libia. Itinerari; Le Carte della Libia, depliants di escursioni in italiano, francese e tedesco e una serie di opuscoli volti a pubblicizzare i prodotti dell’artigianato locale, il tabacco libico e altre merci tipiche della regione da vendersi nel negozio dell’ente a Roma. Alla diffusione dell’attività dell’ETAL in Libia e alla promozione turistica della colonia concorreva anche la rivista specializzata Ospitalità italiana (diretta da Giovanni Lovati) e dal 1937 il mensile Libia. Rassegna mensile illustrata.

Sul finire degli anni ’30 il turismo italiano e internazionale appariva privilegiare la Tripolitania dove si concentravano circa i due terzi delle strutture alberghiere presenti in Libia. È certo che al momento dello scoppio della seconda guerra mondiale le quattro provincie costiere avevano terminato la fase del loro decollo turistico, mentre nel caso della città di Tripoli e del suo hinterland, era in atto ormai da qualche anno un vero e proprio boom turistico.

I flussi turistici verso la Libia in progressiva crescita durante gli anni ’30, venivano spazzati via dall’entrata in guerra del paese che proprio dalla Libia nel maggio del 1940 in vista del conflitto trasferiva nella penisola distribuendoli nelle varie colonie estive della costa adriatica migliaia di bambini figli dei coloni della Cirenaica e della Tripolitania. Si chiudeva una stagione che aveva portato l’Italia ad allinearsi ad altri paesi europei in campo turistico contribuendo, con il diffondersi di pratiche di viaggio anche tra i ceti impiegatizi, alla modernizzazione del paese.