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Che cosa distingue l'italiano sciolto e spregiudicato della tv di oggi dall'italiano sobrio e garbato della tv delle origini? Quali strumenti ha lo spettatore per riconoscere nella selva di programmi televisivi un linguaggio da far proprio? La televisione "fu" buona ed "è" cattiva maestra di lingua? Questo libro intende offrire un contributo alla conoscenza descrittiva dell'italiano trasmesso per televisione e delle sue differenti varietà di parlato.
Tipologia: Sintesi del corso
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Sapete qual è la rogna nel fatto di comprare un libro universitario? Si compra l’edizione originale ad un costo esagerato o lo si compra fotocopiato, in maniera del tutto illegale. Non c’è niente di divertente nello spendere così tanti soldi, in aggiunta all’affitto della casa, alle bollette, agli spostamenti con i mezzi urbani, alla spesa, alle tasse da pagare… NON È NÉ ACCATTIVANTE NÉ ECONOMICO. Pensate non ci sia nessun’altra soluzione? La soluzione c’è. E non sono nemmeno questi riassunti che ci accingiamo a presentarvi. E non sono nemmeno dei libri originali scontati al 50% rispetto a quelli in vetrina. A volte, noi giovani universitari, ciò di cui abbiamo bisogno è solamente un po’ di libertà in più, libertà economica e libertà di andare contro corrente rispetto agli standard istituzionali. S & S Easy Life non siamo solo noi, siete tutti voi. Basta volerlo. Economia condivisa, etica, risparmio, vision, community, ecc. Perché tu meriti la tua libertà personale economica. Tu meriti di essere parte della nostra community. Per un nuovo ideale. Verso nuove prospettive di vita all’insegna della easy life.
G. Alfieri, I. Bonomi
1. L’italiano della televisione La lingua italiana rientra nella categoria del trasmesso , quella modalità di comunicazione propria dei mezzi che trasmettono a distanza con la voce e la componente visiva (telefono, radio, tv, cinema) e con la scrittura (sms, email). Questo tipo di comunicazione ha caratteristiche in comune con il parlato (uso della voce, combinazione con codici non verbali) e con lo scritto (distanza spaziale- temporale, comunicare a grandi quantità di persone, comunicazione monodirezionale). Da più di 50 anni la tv è il mezzo di comunicazione più diffuso. Oggi in forte concorrenza con internet; in Italia negli ultimi 10 anni la tv ha diminuito la sua diffusione. Siamo nell'epoca della convergenza mediatica: l'interazione telefono-internet influisce anche sulla lingua della tv, la cui fruizione è sempre più personalizzata (on demand), sempre più attraverso internet. Ma rapporti molto stretti anche con radio e giornali, per quanto la tv mantenga potenzialità comunicative superiori (compresenza immagine e parola). All'origine la tv era un potente tramite di diffusione della lingua nazionale in una società per lo più dialettofona; oggi è specchio della varietà sociolinguistica del nostro Paese. Parametri di differenziazione della lingua contemporanea: - diamesia: variazione della lingua secondo il mezzo fisico utilizzato - diafasia: secondo la situazione comunicativa - diastratia: secondo fattori sociali e culturali - diatopia: secondo fattori geografici Essi agiscono con maggiore o minore forza a seconda del genere, dell'argomento, del tipo di programma e delle voci che vi partecipano. Il testo verbale tramesso in tv è il risultato del rapporto tra autori/registi/produttori/editori e conduttori/presentatori/attori, influenzato dalla sua "attualizzazione nell'enunciazione", fase in cui viene detto e trasmesso e, a volte, improvvisato. Caratteristiche: "macrotesto di flusso", ovvero costituito da un flusso di immagini, parole, emozioni, collegati da numerosi elementi di coesione; componente multimediale, inserzione nel programma di rinvii e collegamenti a media diversi (telefonate, sms, twitter). Tutto questo ha delle ricadute linguistiche, frammentando il testo in un insieme verbale non omogeneo. Accanto al testo enunciato la tv presenta spesso anche testi scritti: testi in sovrimpressione (es. nei tg) o testi per non udenti. L'italiano televisivo nasce come lingua di acculturazione e di formazione identitaria (Paese frammentato e diviso dai dialetti), in una tv ispirata agli intenti pedagogici della tv europea e in particolare della BBC (missione BBC: "informare, educare,
intrattenere"). PALEOTELEVISIONE: impostazione pedagogica, che divulgava arti, scienze, storia, letteratura, col fine di creare un'identità culturale, morale e linguistica. 1976: svolta epocale, dal monopolio RAI si passava alla liberalizzazione dell'emittenza che apriva ai privati, rivoluzionando la vita sociale, culturale e linguistica del mezzo. La tv di oggi si limita a imporre modelli di identificazione di carattere transnazionale. Inoltre negli anni del monopolio RAI dominava il palinsesto settimanale, in particolare col canale unico (1954-60) ogni serata era dedicata a un genere di trasmissione diverso. Nella civiltà globale, il concetto di identità si ridefinisce come identificazione; la tv assume il ruolo di banca della memoria e riporta oltre che eventi di portata epocale, come l'assassinio di Kennedy, anche i diversi casi di cronaca, morbosamente scavati dai programmi di approfondimento, che diventano tracce di un vissuto individuale e collettivo. Ma la tv rimane un canale di apprendimento dell'italiano, in particolare attraverso i clichè fraseologici (es. Ma cosa mi dici mai? di Topo Gigio), dappriva nella varietà di standard aulico e poi nell'attuale neostandard. La programmazione tv delle origini ebbe dapprima un uditorio limitato alle classi medio-alte e colte della popolazione urbana del Centro-Nord. Solo nel 1957 raggiunse il Sud e dal 1961 radio e tv coprono l'intero territorio nazionale. Mezzi poderosi di unificazione linguistica, radio e tv portarono poi a una profonsa e improvvisa innovazione del lessico italiano, invaso da elementi tecnici, burocratici e televisivi, e svecchiato da formule quali Allegria! o Colpo di scena! di Mike Bongiorno. Tre fasi: - era della scarsità (1950-70), palinsesto scarno e pubblico indifferenziato - era della disponibilità(1980-90), offerta ampia e pubblico segmentato - era dell'abbondanza (dal 2000 ad oggi), radicale personalizzazione del consumo, pubblico interattivo e individualizzato. Quella di oggi è la fase della post-televisione, connotata dall'esasperata ibridazione di generi e linguaggi. D'apprima la programmazione tv (un solo canale: rete 1) ricalcava quella radiofonica: nell'ambito dell'informazione ad esempio dal giornale radio maturava il telegiornale. Adeguata attenzione riservata alla divulgazione scientifica, ma soprattutto all'educazione linguistica, partendo dai più giovani con la TV dei ragazzi. Nel 1961 venne introdotto un secondo canale RAI; il terzo solo nel 1979. La liberalizzazione dell'etere portò alla proliferazione di tv e radio private, emittenti gestite da editori e imprenditori. Nel 1978 nacque il gruppo Fininvest, inizialmente solo con Canale5; lo scopo non era più educare il pubblico divertendolo, ma fidelizzarlo stuzzicandone la curiosità con emozioni e stimoli sempre nuovi. Oggi
2. Dall'italiano serio-semplice alla TV delle parole Nella neotelevisione è difficile tracciare un confine netto tra i due macrogeneri: informazione/cultura e intrattenimento; l'intrattenimento pervade molti programmi di cultura. Una divisione interna distingue tra informazione tout court (i tg), l' infotainment , trasmissioni che si collocano tra i due macrogeneri, e la divulgazione di contenuti scientifici e culturali. Programmi informativi oltre ai tg sono i rotocalchi e le inchieste ( Report ), gli approfondimenti di informazione ( In 1/2 ora ), i talk show di approfondimento ( Otto e mezzo ). Una delle caratteristiche importanti di questi programmi, che li distingue da quelli dell'infotainment, è l'assenza del pubblico. La lingua è un parlato giornalistico, mediamente controllato, il "parlato serio-semplice", ma molto varia da conduttore a conduttore e per la presenza di ospiti. La lingua dei tg : I tg sono cambiati negli anni. Godono di indici di ascolto molto alti e l'offerta è ampia (oggi ancor di più con il tgLa7 di Mentana e Sky). I cambiamenti di orientamento delle testate dipendono anche dai condizionamenti politici. Oggi alcuni tg vengono definiti "di opinione" (tg4, tgla7), i quali si distinguingono per la forte personalizzazione impressa nell'edizione serale dai rispettivi conduttori- direttori (ex per Emilio Fede), i quali tendono a una conduzione di tipo americano, assumendo il ruolo di anchormen. L'impostazione del tg dipende anche dal pubblico a cui si rivolgono: i tg generalisti, quali tg1 o tg5, si rivolgono a un pubblico il più ampio possibile, quello di Mentana a un pubblico giovane e di media-età di elevato livello di istruzione, mentre Studio Aperto a un target giovanile e disimpegnato, che ne determina il carattere più leggero e aperto all'attualità. Il numero delle notizie è variabile (12-20 circa), ma molto più spazio si tende a dare ai fatti di cronaca e soprattutto criminali, rispetto ai tg stranieri (caso a parte tgla7, molto più orientato alla politica interna). In base all'impostazione del tg dunque, ma anche al ruolo e allo stile del conduttore, e alle notizie, si ha una differenziazione comunicativo- linguistica, che investe il lessico (più o meno tecnicismi o colloquialismi), la testualità e la sintassi (ampiezza argomentativa di Mentana, rispetto a uno stile informale e confidenziale di Fede). Due sono le modalità di lettura delle notizie: i fogli sul tavolo o il prompter , o gobbo elettronico. Sulla scala diamesica, lo SCRITTO appare nei titoli, nelle didascalie in sovrimpressione e nella videografica (tabelle, grafici). Il PARLATO-SCRITTO, modalità prevalente, è quello dei testi dei lanci e dei servizi, testi regolari sintatticamente che, a differenza dello scritto vero e proprio, contengono legami di tipo deittico (fanno riferimento al contesto esterno) con la componente visiva (ad es. "queste immagini") e una maggior ricorrenza di segnali discorsivi. Il
PARLATO CONTROLLATO caratterizza le dichiarazioni, soprattutto dei politici, e le interviste a ospiti e esperti, il parlato serio-semplice , vicino allo scritto per la sua struttura regolare e il lessico denotativo e preciso, ma anche aperto a fenomeni di immediatezza e spontaneità, soprattutto sintattici e lessicali. Più spostati verso il PARLATO SPONTANEO gli interventi di persone comuni, gli intervistati della strada: un parlato informale, spontaneo, variato sulla scala sociale e geografica a seconda della persona e ricco di fenomeni tipici del parlato colloquiale. Alle origini le notizie dei tg lette dagli speaker con dizione perfetta e pronuncia standard; oggi sono i giornalisti a leggerle e spesso non nascondono il proprio regionalismo fonetico, più evidente dei tg regionali. Gli aspetti intonativi subiscono un progressivo peggioramento, soprattutto per l'efficacia comunicativa: la velocità di enunciazione e la modalità di pausazione nella frase, sempre più condizionate dall'attenzione al ritmo a scapito della chiarezza. Sul piano grammaticale l'utaliano dei telegiornalisti è corretto e moderno, in linea al neo-standard, e non cade negli usi più esclusivi del parlato: te come soggetto, l'indicativo al posto del congiuntivo e così via. Vi ricorrono invece fenomeni innovativi e comuni sia al parlato che allo scritto, come lui/lei/loro come soggetto, i costrutti marcati ("su questo conta ancora la procura", con ordine delle parole diverso, con dislocazione a sinistra o, ancor di più, con posposizione del soggetto). La sintassi del periodo è ben strutturata e coesa, dipendente dallo scritto: prevalgono frasi brevi, la paratassi e una subordinazione limitata e mai pesante. Frequenti le frasi nominali nei titoli ("Offensiva della maggioranza..."). In generale i telegiornali di Mediaset sono caratterizzati da un approccio colloquiale, meno ingessato e più personale: uno stile più vicino al parlato spontaneo, con interruzioni di frasi, cambiamenti di programma, esitazioni. Il lessico dei telegiornali è mediamente semplice, comprensibile, vicino al linguaggio comune della media dei telespettatori; in linea di massima si tende ad evitare tecnicismi o parole difficili, o in caso a spiegarli (talvolta questa ricerca di semplicità porta però a imprecisione). Le voci colloquiali sono utilizzate per conferire vivacità ed espressività e per creare complicità con i telespettatori. Questa ricerca di complicità, insieme alla spettacolarizzazione, sta diventando nei nostri tg sempre più evidente, e comporta varie conseguenze sul piano linguistico; incremento nell'uso della prima persona plurale da parte del conduttore, che, con il noi e le forme vediamo e sentiamo, coinvolge lo spettatore. Nella cronaca vi è un'inflazione di parole forti ed espressive, una forte aggettivazione e quindi un crescente indebolimento semantico (agghiacciante, atroce, carneficina). Molti sono gli stereotipi (un bagno di sangue) e le metafore (bufera diplomatica). Per quanto riguarda infine la sintassi del periodo
parole", fa parte dell'infotainment anche la cosiddetta "tv del dolore": programmi che a partire da fatti eclatanti, episodi di cronaca o scomparsa di persone, puntano alla spettacolarizzazione, alla retorica e a una forte emotività, con ovvie ricadute sulla lingua utilizzata. Alcuni esempi: Chi l'ha visto , Mi manda rai3 , Quarto grado. Il più longevo è sicuramente Chi l'ha visto, in onda dal 1989, dal 2004 condotto da Federica Sciarelli. La denuncia e la ricerca di persone scomparse imprimono alla trasmissione un registro patetico molto pronunciato, che ne caratterizza la lingua; le voci presenti, dalla conduttrice, dai giornalisti autori dei servizi, ai parenti degli scomparsi, sono improntate alla retorica e all'emotività. Numerosi sono gli aggettivi, come incredibile , eccezionale , importantissimo , diversi gli stereotipi della cronaca giornalistica, come gesto estremo , corsa contro il tempo , e le strutture retoriche, come l'anafora, la terna e l'elencazione. Il presente narrativo ("lascia la strada...") conferisce immediatezza ai fatti descritti e le interrogative si susseguono con enfasi. Mi manda rai3 denuncia invece truffe, sprechi; intorno al conduttore parlano giornalisti, esperti e professionisti, ma soprattutto persone comuni vittime di truffe. Molta enfasi caratterizza il parlato del conduttore, insieme a trascuratezze del parlato spontaneo e concitato, dovuto al confronto spesso vivace in studio. Quarto grado ha un taglio più scandalistico e invasivo: una trasmissione con toni forti ed enfatici, che affonda nel privato delle vittime, dei colpevoli e dei parenti. Toni ancora più patetici ed enfatizzati ("con la mano tremante", "la fine di un incubo"). Tutto è volto a ribadire ai telespettatori l'efferatezza, la crudeltà, la follia di azioni e fatti. Altri programmi di attualità di taglio leggero sono ad esempio I fatti vostri di Magalli, L'arena di Giletti, La vita in diretta. L'impostazione serio-leggera dei programmi sotto il profilo linguistico si traduce in una continua alternanza tra voci ed espressioni serie, e anche colte o tecniche, con espressioni colloquiali e giocose. Talk show più culturali e di maggior tono e livello linguistico sono Che tempo che fa di Fabio Fazio e Le invasioni barbariche. A parte la chiacchierata comico-satirica con la Littizzetto sul finale, che scende spesso a uno stile disivolto e al turpiloquio, le interviste di Fazio si mantengono su toni seri e su un linguaggio colto e non sempre comprensibile al largo pubblico (il target è quello di persone non giovani con livello di istruzione medio-alto). Il linguaggio degli ospiti, invece, ovviamente varia molto. La Bignardi ha invece uno stile spigliato e piacevole, più orientato al parlato, pur mantenendo un italiano corretto. Ultima tipologia sono i programmi satirici di contro-informazione, come Striscia la notizia e Le Iene , che veicolano contenuti informativi, diversamente trattati rispetto agli altri programmi informativi, in un contesto fortemente sbilanciato verso l'intrattenimento. Striscia la notizia, ideata da
Antonio Ricci nel 1988 come telegiornale satirico popolare, che smaschera disservizi e truffe, è diventata una vera e propria fucina linguistica, con neologismi (attapirare), termini dialettali (besugo) e tormentoni (a bombaaaazza). I servizi sono conditi da siparietti di comicità demenziale che diviene il fulcro dell’attenzione. Il parlato dei conduttori è molto basato sull’improvvisazione e caratterizzato da un’accentuata oralità anche dialettale (es. con Ficarra e Picone); anche nei servizi molte forme colloquiali e continui giochi di parole, così come tormentoni e gags, che riflettono il taglio ironico e leggero del programma. Ancora più irriverente e trasgressivo il linguaggio delle Iene. La lingua della divulgazione scientifico-culturale : La tv, a partire dagli anni 80, ha assunto un ruolo centrale nel trasmettere conoscenze in modalità divulgativa, modificando l’approccio pedagogico che la caratterizzava nei primi decenni della sua vita, contaminandolo con l’intrattenimento. È nato oggi l’ edutainment : i programmi culturali sono diventati più movimentati e hanno accolto la parola del pubblico accanto a quella di conduttori ed esperti. Hanno assunto una funzione narrativa, sono più coinvolgenti perchè raccontano una storia, mentre formati strettamente scolastici come lezione sono stati superati. L’importante è una lingua chiara ed efficace, perchè cercano di rivolgersi al grande pubblico; deve essere garantita la comprensibilità, senza che si cada però nella banalizzazione. Nella televisione italiana generalista programmi di questo tipo occupano per lo più la fascia tardo- serale, e sono soprattutto trasmessi da Rai3 (per tradizione canale culturale per eccellenza), Rai5 e La7 ( Quark , Ulisse , Alle falde del Kilimangiaro , Missione natura , Elisir ); vi sono poi canali tematici, come Rai Scuola e Rai Educational. Mediaset e le reti commerciali, che offrono tuttavia un loro contributo seppur più spostato verso l’intrattenimento, propongono modelli comunicativo-linguistici diversi e interessanti (Donnavventura , Forum ). I contenuti sono vari, dalla storia, all’arte, ai viaggi, all’ambiente, alla medicina, e così via; la divulgazione e l’illustrazione attraverso la tv saranno più efficaci per alcune materie che per altre (massimamente efficaci per la storia, attraverso filmati e materiale d’archivio; poco efficaci per temi più astratti come la matematica e la filosofia). Nella neotelevisione i contenuti contano molto meno del passato, conta soprattutto l’interazione e i rapporti comunicativi. Vi è una pluralità di voci all’interno del programma: la voce narrante dei filmati, aderente all’italiano standard, la voce del conduttore, le voci degli esperti e degli ospiti, e la voce del pubblico in sala o telefonico. La voce degli esperti e, a volte, quella narrante hanno una funzione veridittiva, ovvero assicurano
3. L’italiano ibridato dell’intrattenimento Il macrogenere dell’intrattenimento ha la funzione sociale di divertire il pubblico. Oggi fanno parte dell’intrattenimento anche le spettacolarizzazioni della vita quotidiana sia sotto forma di conversazione/dibattito (talk show) sia attraverso l’osservazione diretta in tempo reale (reality show). I generi dell’intrattenimento sono quelli che più si sono formati sul modello radiofonico (es. Festival di Sanremo). Oltre alle gare canore, dal cabaret sono nati Zelig Circus e Avanzi, sono nate parodie come Promessi Sposi del trio Solenghi-Lopez-Marchesini e sfide di barzellette (La sai l’ultima?). Da format stranieri invece hanno preso avvio gare di ballo (Ballando con le stelle) o di cucina (Masterchef), candid camere (Scherzi a parte) e spettacolarizzazioni di video amatoriali (Paperissima). I programmi contenitore furono creati negli anni 70: Domenica In, Uno Mattina, Bontà loro, Portobello. Per quanto riguarda il quiz, allo show settimanale di prima serata, condotto da Mike Bongiorno, si sostituiscono giochi quotidiani, inseriti nei contenitori diurni e a ridosso del prime time. Il reality parte dal dating show, sulla sfera sentimentale (Agenzia matrimoniale, M’ama o non m’ama, poi Stranamore), poi va verso la tv della verità (Un giorno in pretura), fino agli attuali programmi multi-piattaforma, progettati per la fruizione simultanea o differita nei vari media, come il Grande Fratello. Una periodizzazione è possibile a partire dall’utilizzo del dialetto: la prima fase dell’ intrattenimento acculturante (1954-75) utilizzava uno stile disimpegnato e leggero, in cui le varietà regionali si affacciavano negli inserti comici del varietà e nel parlato spontaneo dei concorrenti dei quiz. La seconda fase (1976-99), quella dell’ intrattenimento narcisistico , si basa sulla spettacolarizzazione del sé con finalità ludica: nei conduttori italiano-standard, mentre negli ospiti italiano colloquiale e regionalismi e nel pubblico, ancor di più, forme dialettali e italiano trascurato. Nella terza fase (dal 2000 in poi) si entra nell’ intrattenimento fidelizzante : diatopia intenzionale nel conduttore e inintenzionale nel concorrente (es. Affari tuoi). La comicità televisiva si trova anche all’interno di programmi seri di informazione (come Crozza in Ballarò o la Littizzetto in Che tempo che fa) e interferisce anche nelle trasmissioni sportive (Quelli che il calcio...); nella testualità comica la finalità comunicativa dominante è quella di creare stupore, rompendo schemi prevedibili. Il passaggio alla neotelevisione accomuna i gusti e gli interessi del pubblico prima differenziati a seconda delle fasce di ascolto. Un punto di svolta è costituito da Zelig , un cabaret di impronta surreale: qui, infatti, il conduttore (Claudio Bisio) svolge un ruolo più importante di quello della tradizionale “spalla”, ovvero dare l’illusione di
improvvisazione scenica in performance risultanti invece da lunga preparazione. Il parlato di Bisio risulta sciolto e con marcata tendenza all’espressività. Un’altra serie interessante è Mai dire Grande Fratello (e relativi mai dire gol), programma di satira sui reality del momento: colloquialità, regionalismi, ammiccamenti sono la cifra stilistica del Mago Forrest , che esibisce un registro molto vicino al parlato improvvisato (gli al posto di le, frasi scisse). La strategia della Gialappa’s Band , basata sulla provocazione estrema per far ridere, ricerca il contatto complice con il pubblico e apre a toni colloquiali. Il varietà di un tempo oggi non esiste più; il varietà della neo-televisione può essere rintracciato nel one man show , costruito sulla figura del conduttore che informa tutta la linea narrativa del programma (celebri i casi di Fiorello e Adriano Celentano, ma anche Benigni). Fiorello fonde gli schemi classici del varietà con un linguaggio attualissimo, nel suo parlato si contaminano copione e improvvisazione; parlato naturale e parlato mimetico si intercalano coprendo tutte le possibili varietà del repertorio sociolinguistico. Diverso il caso di Pippo Baudo, che ha saputo crearsi un linguaggio dai toni medio-alti, con adeguata ricchezza lessicale e sintassi articolata. Il Festival di Sanremo da manifestazione canora si è trasformato in un media event , che mobilita l’intero Paese per una settimana: il suo italiano è un parlato su scaletta altamente pianificato e orientato a un italiano medio. Il registro brillante attinge alle diverse varietà sociostilistiche in base alla situazione comunicativa. Il programma contenitore è stato inizialmente ideato per le giornate festive, la domenica, in seguito esteso ai giorni feriali e anche a diverse fasce orarie, per agganciare nuove fasce di pubblico. Il linguaggio del contenitore è specchio e modello di usi linguistici in continua evoluzione: nello scambio dialogico con gli ospiti in studio si riscontra una variazione massima da un parlato controllato a un parlato semispontaneo o informale, negli sketch tra conduttori e comici predomina un parlato recitato a braccio e nei giochi telefonici un parlato ricco di segnali discorsivi. Primo programma contenitore: Domenica In , trasmesso nel 1976 su Rai1. Vi è soprattutto un uso pragmatico del condizionale, il “condizionale da scaletta” (“io finirei qui”, “farei entrare ora”). Molte sono poi le indicazioni non verbali, quali ammiccamenti, gesti, sguardi, che rendono riconoscibile la funzione espressiva. Nella versione Mediaset vi è Buona Domenica , nato nel 1985 con Maurizio Costanzo, oggi trasformato in Pomeriggio Cinque, presentato da Barbara D’Urso; inizialmente interessato all’intrattenimento, al gossip e al divertimento, oggi più orientato alla cronaca. A differenza di Domenica In, su canale 5 si nota un parlato a braccio, con
trascurato e improvvisato” dei protagonisti di reality. Un autentico fenomeno è il Grande Fratello , una docusoap in onda dal 2000, la trasmissione forte più emblematica della commistione neotelevisiva dei generi (intrattenimento, gioco, show, vita reale e fiction) ed esperimento mediatico. Qui il parlato spontaneo dei concorrenti è sbattuto in diretta senza limitazioni di tempo e spazio, con largo spazio al substandard. Il parlato della conduttrice Alessia Marcuzzi si mantiene su uno stile a metà strada tra uso colloquiale e uso medio, ma vivacemente informale; l’ammiccamento complice al linguaggio giovanile è costante, con l’immancabile “cioè”, a volte rinforzato da “tipo”. Mentre al grande fratello le persone comuni diventano protagonisti dello spettacolo, ne L’isola dei famosi (dal 2003) le celebrità vengono riprese nei momenti di difficoltà all’interno di un psycho-drama reality. Il parlato di Simona Ventura è appiattito sul neostandard, con molti elativi (“una prova infuocatissima”) spesso stereotipati (“grazie al pubblico meraviglioso”) e largo uso di segnali discorsivi (ecco, allora, ma), ma presenta anche citazioni colte e latinismi e anglicismi; la coesione testuale è garantita dalle insistite ripetizioni. Il parlato dei personaggi è invece molto povero, con cadute nel substandard regionale. Un sottogenere televisivo è quello dei game show e si divide in varie tipologie; il classico quiz a premi, basato su competenze culturali e sulla fortuna fu inaugurato nel 1955 da Lascia o raddoppia?. Da un’impostazione seria e specialistica si è passati poi a quiz leggeri, come il Rischiatutto , e via via a quiz monotematici come Per un pugno di libri , e i quiz moderni come Chi vuol essere milionario (dal 2000), in cui il concorrente può pure farsi aiutare dal pubblico o dallo spettatore a casa. Una ricaduta diretta sul linguaggio comune di questa modalità di gioco è data dal termine “aiutino”. Ispirato invece alle fiere di paese Giochi senza frontiere (dal 1965) si è oggi evoluto in giochi di resistenza estrema, inseriti in reality show, come L’isola dei famosi, o in programmi di divulgazione “scientifica” come Ciao Darwin (dal 1997), con la prova coraggio. In Ciao Darwin il linguaggio di Bonolis si scinde in varie tipologie di discorso, a seconda del momento del programma: durante le prove commenta con toni da cronaca calcistica, con un’enunciazione affannosa, ritmi mitraglianti e utilizzo di eufemismi, ma con coerenza sintattica ed estrema proprietà lessicale, tratto tipico di Bonolis. Nell’interazione dialogica lo stile aulico del conduttore (“ponete fine a questa cosa”) si contrappone al substandard dell’ospite, con un parlato tra l’italiano regionale e quello popolare. Diverse sono però anche le espressioni dialettali, in romanesco, di Bonolis; il programma si mantiene nella varietà diatopica romana.
Rispetto al quiz americano, quello nostrano lascia più spazio al conduttore per interagire con il concorrente che si racconta; per questo motivo Lascia o raddoppia? è il primo programma di intrattenimento che ha avuto un ruolo indiscutibile nella diffusione dell’italiano e nel processo di avvicinamento tra scritto e parlato. In Italia effettivamente il quiz si identifica con Mike Bongiorno; lo stile comunicativo del conduttore è classificabile come informale standard, sintatticamente precario, un parlato semispontaneo. Il suo impatto mediatico fu tale che venne citato nell’Enciclopedia Larousse e studiato da Eco. Alle interiezioni diventate proverbiali, come Allegria! , Risposta esatta! , si affianca una lingua di registro medio, caratterizzata da semplificazione morfosintattica e lessico variegato. Dai quiz culturali si è poi passato a quelli linguistici, come il gioco della Ghigliottina all’interno del quiz L’eredità su Rai1; la sua qualità consiste nel rivolgersi alla competenza lnguistica dei partecipanti, stimolandoli alla riflessione metalinguistica e all’analisi attiva. Un game show che ha fatto epoca è Affari tuoi , su Rai1 dal 2003; il suo parlato colloquiale tende solo apparentemente allo sciatto e al trascurato. Il conduttore Insinna assume il ruolo di imbonitore che esorta il pubblico ad assistere allo spettacolo, con un ricorso costante al romanesco. Questo linguaggio si propone come tentativo di innovazione del grigio burocratese televisivo caratteristico dei giochi a premi; la trasmissione tende cosi a riunire davanti allo schermo le famiglie italiane ammiccando alla sensibilità linguistica di ciascuna regione. La pubblicità : nella neotelevisione, la pubblicità è diventata una sorta di “paragenere”, che contamina fiction e intrattenimento. La soppressione di Carosello (1957-1977) sancisce il passaggio dalla TV pedagogica a quella commerciale. Si sviluppano quindi spot di 15-30 secondi, messi in onda con ritmo ossessivo ogni 20 minuti; la modalità narrativa rimane ma si adatta in maniera stringente al prodotto (granello di polvere personificato in attore in tuta bianca). Generi: Spot, televendita, billboard (il meteo è stato offerto da Pasta Barilla), trailer, pubblicità progresso, promo. Il linguaggio è trasversale, in base alle fasce orarie e al target; l’aggettivo è fondamentale, spesso estremo (spietato contro i germi), soprattutto le forme elative (incredibile, spettacolare). Gli anglicismi fraseologici invadono anche gli slogan pubblicitari, ma negli ultimi tempi si mettono in onda anche spot integralmente commentati in inglese; potrebbe essere questa una tendenza in positivo, uno stimolo ad avvicinarsi alla conoscenza riflessa dell’inglese.
europee; la tv italiana si è quindi riappropriata di alcuni format creando prodotti artigianali la cui unica originalità stava nelle storie e nei contenuti. Dalla fiction italiana si passava così alla fiction all’italiana, con immediati risvolti linguistici: si voleva rappresentare una lingua che, abbandonata l’antica vocazione letteraria o melodrammatica, si articolasse in un repertorio di varietà sociali in continua evoluzione. Il repertorio dell’italiano della fiction si attesta su un italiano medio di base romanesca nei testi ispirati alla serialità americana. I testi sono stati selezionati in base al gradimento del pubblico e ordinati secondo la gerarchia di stili enunciativi:
parlanti di ceto elevato e gli emarginati. Nel secondo gruppo iniziano invece a presentarsi forme più regionali e anche meridionalismi, con alcune presenze di turpiloquio. Una componente diafasica della fiction è il lessico settoriale: dominano quello medico e quello giudiziario. La fiction neotelevisiva incorpora anche lo stile dei mass media, soprattutto quello dei telegiornali. Lo stile è sentezioso, spesso scontato e banale; non insolite le cadute nel melodramma. Il rapporto lingua- dialetto riflette fedelmente quello verificatosi nella reale evoluzione comunicativa della società italiana. Un posto al sole riproduce attendibilmente tutto il continuu, sociolinguistico, pur prediligendo la caratterizzazione regionale, coerentemente con gli intenti della rete su cui viene trasmesso (rai3); ai troncamenti tipici dei registri bassi e alle apocopi (Raffaè) si affiancano un uso enfatico dei pronomi di prima e seconda persona e “te” in funzione di soggetto. Tipici i regionalismi lessicali (tenere per avere, stare per essere, creatura per figlio), o napoletanismi grezzi (guaglione, scarafone, accussì); le varietà più basse sono presenti in contesti particolarmente connotati, come quelli popolari da camorristi. Si cerca comunque di garantire la comprensibilità dei dialoghi a un pubblico quanto più vasto possibile. Un autentico microcosmo di generi è la miniserie, i cui sottotipi più rappresentativi sono gli sceneggiati letterari e memorialistici, contraddistinti da accuratezza stilistica; tra le sue finalità vi è trasmettere con intenti divulgativi valori, principi etici e politici. Essa racconta storie ambientate lontano nel tempo o in un passato più o meno recente, rievocando fatti di storia antica e moderna e fatti di cronaca anche recente. Viene utilizzato un repertorio di stili comunicativi che va da quello artificioso e innaturare a quello sobrio e colloquiale, fino alla mimesi di un’oralità di sapore ottocentesco. Fin dalle origini alcune produzioni americane hanno avuto un impatto più forte rispetto a quelle italiane sull’immaginario del paese e hanno esercitato un più forte influsso modellante sui serial successivi: Beautiful, Perry Mason, E.R. Medici in prima linea fino a Dr. House. La lingua doppiata, in quanto tradotta dall’inglese, ha una tendenza allo stereotipo linguistico, tanto che è stata definita “doppiaggese” (es. Qual è il tuo nome?al posto di Come ti chiami?); in generale non si discosta troppo dalle tendenze normative in atto nell’italiano contemporaneo, la traduzione è accurata, anche per l’assetto stilisticamente neutro dei testi di partenza, destinati all’esportazione e quindi privi di slang. L’adattamento consiste nell’attenuare o enfatizzare i toni espressivi per assecondare le attese del pubblico italiano. In definitiva l’italiano dei diversi sottogeneri della fiction si può caratterizzare come un