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"Lingua italiana e televisione" -Gabriella Alfieri e Ilaria Bonomi, Sintesi del corso di Letteratura

Riassunto completo del libro "Lingua italiana e televisione". All'interno del riassunto ci sono tutti i capitoli presenti nel libro integrati con gli appunti presi a lezione.

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019
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LINGUA LETTERARIA E LINGUAGGI SETTORIALI.
L’ITALIANO DELLA TELEVISIONE (Riassunto cap. 1)
Umberto Eco ha definito neotelevisione (televisione nuova) la televisione dal 1976 caratterizzata dalle
televisioni commerciali che avevano l’obiettivo di fidelizzare gli spettatori, cioè far affezionare il pubblico
ad un programma. Mentre ha definito paleotelevisione durata dal 1954 al 1976 quel tipo di televisione
caratterizzata dal monopolio e dalla programmazione discontinua nell’arco della giornata e questo tipo di tv
aveva uno scopo educativo, cioè quello di far diffondere la lingua.
IL LINGUAGGIO DELLA TV.
La televisione è caratterizzata da 4 tipi di parlato detto “trasmesso”:
1. Diafasico: “dia”: attraverso “fasico”: lingua. Indica la lingua a prescindere dal discorso.
2. Diastrasico: le persone si esprimono il base alla loro cultura e appartenenza alla classe sociale.
3. Diatopico: la lingua varia attraverso in base fattori geografici (al posto in cui vive).
4. Diamesico: la lingua varia attraverso il mezzo con cui si comunica (cellulari, audio ecc…).
L’italiano ha diversi livelli di “standard” cioè livelli medi della lingua:
Linguaggi settoriali: linguaggi specifici usati in alcuni abiti
Linguaggi regionali: riguarda la pronuncia di alcune parole o frasi in base alla regione di
provenienza della persona che parla
Il linguaggio della televisione viene detto “teletrasmesso”. La tv è da più di 50 anni il mezzo di
comunicazione più diffuso anche se ha attraversato fasi alterne e oggi si trova in competizione con Internet.
Solitamente si utilizza la voce accompagnata dai gesti che permettono di capire al meglio ciò che si vuole
dire ma il teletrasmesso può essere caratterizzato anche dallo scritto. Il testo della tv viene detto “macro testo
di flusso” dove il testo coesiste con delle immagini, parole ed emozioni. L’immagine non è mai protagonista
assoluta della comunicazione televisiva anche se per alcuni studiosi l’immagine prevale sul parlato. La tv è
nata con lo scopo di diffondere la lingua italiana/nazionale (italofonia) soprattutto per chi non sapeva la
lingua ma solo il dialetto, questo mezzo ha delle capacità comunicative diverse e maggiori rispetto a tutti gli
altri mezzi di comunicazione. Il linguaggio della televisione deriva dalla coesione di diverse figure come: gli
autori, registri, produttori, editori e conduttori.
L’italiano della tv risulta dalla combinazione tra le intenzioni comunicative dell’emittente e precondizioni
psico-sociali ed antropologiche del pubblico ricevente. Oggi l’italiano della tv è una lingua fluida
condizionata dalla varietà dei programmi e dal flusso continuo del trasmesso, che facilita rispecchiamento e
imitazione. In una prima fase il medium influisce sull’acquisizione passiva dell’italiano e pronuncia.
LA LINGUA DELLA TV.
La tv in un primo momento fu monopolio dello Stato. La tv dal 1954 al 1976 nasce con lo scopo di unificare
la lingua nazionale, i primi canali erano quelli della Rai che si ispiravano il modello inglese. Nella fase del
monopolio dominava il palinsesto settimanale, cioè ogni serata era dedicata ad un genere di trasmissione (es:
lunedì i film, giovedì i quiz ecc…) poi con l’introduzione degli altri due canali Rai la produzione venne
distribuita in modo complementare. Dal 1976 si è passato dal monopolio della Rai ai canali di carattere
commerciale cioè la Mediaset che si ispirava al modello americano e aveva lo scopo di fidelizzare il proprio
pubblico. La tv agisce anche sulla memoria delle persone che registrava eventi di portata epocale come
l’assassinio di Kennedy. L’italiano che oggi ascoltiamo è una lingua fluida condizionata dai programmi e dal
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LINGUA LETTERARIA E LINGUAGGI SETTORIALI.

L’ITALIANO DELLA TELEVISIONE ( Riassunto cap. 1)

Umberto Eco ha definito neotelevisione (televisione nuova) la televisione dal 1976 caratterizzata dalle televisioni commerciali che avevano l’obiettivo di fidelizzare gli spettatori, cioè far affezionare il pubblico ad un programma. Mentre ha definito paleotelevisione durata dal 1954 al 1976 quel tipo di televisione caratterizzata dal monopolio e dalla programmazione discontinua nell’arco della giornata e questo tipo di tv aveva uno scopo educativo, cioè quello di far diffondere la lingua.

IL LINGUAGGIO DELLA TV.

La televisione è caratterizzata da 4 tipi di parlato detto “trasmesso”:

  1. Diafasico: “dia”: attraverso “fasico”: lingua. Indica la lingua a prescindere dal discorso.
  2. (^) Diastrasico: le persone si esprimono il base alla loro cultura e appartenenza alla classe sociale.
  3. Diatopico: la lingua varia attraverso in base fattori geografici (al posto in cui vive).
  4. Diamesico: la lingua varia attraverso il mezzo con cui si comunica (cellulari, audio ecc…).

L’italiano ha diversi livelli di “standard” cioè livelli medi della lingua:

  • Linguaggi settoriali: linguaggi specifici usati in alcuni abiti
  • (^) Linguaggi regionali: riguarda la pronuncia di alcune parole o frasi in base alla regione di provenienza della persona che parla

Il linguaggio della televisione viene detto “teletrasmesso”. La tv è da più di 50 anni il mezzo di comunicazione più diffuso anche se ha attraversato fasi alterne e oggi si trova in competizione con Internet. Solitamente si utilizza la voce accompagnata dai gesti che permettono di capire al meglio ciò che si vuole dire ma il teletrasmesso può essere caratterizzato anche dallo scritto. Il testo della tv viene detto “macro testo di flusso” dove il testo coesiste con delle immagini, parole ed emozioni. L’immagine non è mai protagonista assoluta della comunicazione televisiva anche se per alcuni studiosi l’immagine prevale sul parlato. La tv è nata con lo scopo di diffondere la lingua italiana/nazionale (italofonia) soprattutto per chi non sapeva la lingua ma solo il dialetto, questo mezzo ha delle capacità comunicative diverse e maggiori rispetto a tutti gli altri mezzi di comunicazione. Il linguaggio della televisione deriva dalla coesione di diverse figure come: gli

autori, registri, produttori, editori e conduttori.

L’italiano della tv risulta dalla combinazione tra le intenzioni comunicative dell’emittente e precondizioni psico-sociali ed antropologiche del pubblico ricevente. Oggi l’italiano della tv è una lingua fluida condizionata dalla varietà dei programmi e dal flusso continuo del trasmesso, che facilita rispecchiamento e imitazione. In una prima fase il medium influisce sull’acquisizione passiva dell’italiano e pronuncia.

LA LINGUA DELLA TV.

La tv in un primo momento fu monopolio dello Stato. La tv dal 1954 al 1976 nasce con lo scopo di unificare la lingua nazionale, i primi canali erano quelli della Rai che si ispiravano il modello inglese. Nella fase del monopolio dominava il palinsesto settimanale, cioè ogni serata era dedicata ad un genere di trasmissione (es: lunedì i film, giovedì i quiz ecc…) poi con l’introduzione degli altri due canali Rai la produzione venne distribuita in modo complementare. Dal 1976 si è passato dal monopolio della Rai ai canali di carattere commerciale cioè la Mediaset che si ispirava al modello americano e aveva lo scopo di fidelizzare il proprio pubblico. La tv agisce anche sulla memoria delle persone che registrava eventi di portata epocale come l’assassinio di Kennedy. L’italiano che oggi ascoltiamo è una lingua fluida condizionata dai programmi e dal

flusso continuo del trasmesso, cioè è un linguaggio standard mentre prima si usava un tipo di lingua più articolato.

La programmazione televisiva delle origini (1954) ebbe un uditorio limitato alle classi medio-alte e colte e alla popolazione urbana del Centro-Nord, solo nel 1957 anche il Sud può permettersi di vedere la tv. La triade che componeva la paleotelevisione era: “informare, educare, intrattenere”. Inizialmente la programmazione televisiva rincalcava quella radiofonica. Con il tempo si è originata la fiction all’italiana di identità socio-comportamentale e sociolinguistica; sia la fiction, i quiz e le rubriche avevano lo scopo di fidelizzare e addomesticare il pubblico.

Dal 1958 è stata inserita nel palinsesto la “telescuola” che era una trasmissione di educazione a distanza che metteva gli italiani di fronte al fatto di avere una lingua nazionale, oltre ai dialetti. Nel 2001 nasce La7 che si era proposta come terzo polo per poi specializzarsi nell’informazione politica e nella divulgazione culturale. Mario Medici aveva caratterizzato l’italiano della paleotelevisione come una lingua intermedia tra quella parlata e quella sognata e calibrata sull’italiano scritto proposto dalle scuole e dai giornali.

DALL’ITALIANO SERIO-SEMPICE ALLA TV DELLA PAROLE ( Riassunto cap. 2)

Nella neotelevisione l’intrattenimento pervade molti programmi di informazione e cultura. Una divisione interna distingue tra l’informazione i tg, i rotocalchi e i report. I generi dell’informazioni televisiva sono:

  • Informazione: programmi in cui non ci sta l’intervento del pubblico, es: i tg
  • Infotainment: contaminazione tra informazione e intrattenimento e ci sta l’intervento del pubblico, es: talk show o tv delle parole
  • Divulgazione scientifico culturale: riguardano specifiche ma si rende il messaggio il più fluibile possibile

I TELEGIORNALI.

I tg sono programmi che hanno abbastanza ascolti e sono molto diffusi e occupano gli orari nodali del palinsesto della tv, dal primo mattino alla chiusura della serata. Ci sono 3 modi per parlare i tg:

  1. Narrativo-oggettivo: es: Rai 1
  2. Esplicativo-narrativo: es: Rai3 e La
  3. Di opinioni: es: Rai3 3 Rai

I vari tipi di tg:

La differenza tra i tg è determinata dalla diversa incidenza di ciascuno dei modelli.

  • Terra: trasmesso su Canale5 ed è un programma di approfondimento collegato al Tg5. In ogni puntata sono presenti più servizi (da 2 a 4). Lo stile del conduttore è sobrio e il parlato è controllato, chiaro e lento.

Un parlato serio e controllato si può trovare anche in “Presa diretta”, messo in onda su Rai3 e di “Omnibus”, trasmesso si La7 ospitano parti informative e parti in cui è presente un dibattito in cui i giornalisti parlano con esperti e politici che parlano un italiano serio-semplice.

Un esempio di programma in cui singoli giornalisti espongono le loro riflessioni su fatti è “Qui Radio Londra” trasmesso su ra1.

Solitamente quando i conduttori sono due il programma è più mosso e lo stile è meno formale come in “In onda”.

I tg e la loro analisi linguistica:

  • A livello diamesico: si usa il parlato scritto cioè che ha dei limiti grammaticale e quindi è facile da capire.
  • Parlato dei giornalisti: i giornalisti solitamente parlano in modo abbastanza comprensibile ma a volte sono influenzati da dei regionalismi.
  • (^) A livello diacronico: il linguaggio è cambiato con il tempo, spesso adesso si una la prima persona plurale e si utilizza la frase scesa cioè una frase che inizia con il verbo essere ed è divisa in due blocchi.

L’INFOTAINMENT.

Sono programmi sempre più diffusi nella tv, i temi possono essere vari e ci sta la presenza del pubblico quindi è presente la possibilità di fare un dibattito e ci sono diversi tipi di linguaggio che dipendono da chi parla. Fanno parte anche i programmi contro-informativi come “Striscia la notizia” e “Le Iene”.

Questa sezione è occupata per la maggior parte dai talk show, macrogenere dominante nella neotelevisione italiana che investe l’informazione politica, economica, culturale e sportiva. I talk show sono caratterizzati dall’interazione, dal confronto e dalla conversazione. I talk show sono stati avviati per la prima volta in Italia da Maurizio Costanzo ma questi programmi erano già conosciuti in America. Il conduttore riveste un ruolo centrale all’interno del programma e il suo stile comunicativo determina la parte del linguaggio.

LA TV DIBATTITO O LA TV DELL PAROLE.

Esistono dei talk show politici dove il ruolo del conduttore è centrale e come invitati in studio si possono avere, ad esempio: giornalisti, politici, esperti di economia, della cultura e dello spettacolo, questo dipende dagli argomenti di andranno a trattare poi nella puntata. Le interazioni comunicative variano da programma a programma e fanno parte anche i servizi parte importante e integrante del talk show. Si possono trovare all’interno di questi programmi una varietà del linguaggio e domina la rissa tra gli invitati per questo viene detta tv delle parole. In genere il pubblico in studio non interviene e si limita ad ascoltare ed applaudire.

Alcuni esempi di talk show:

  • Ballarò: presenta una pluralità di voci e di conseguenza diversi tipi di linguaggi che variano in base a chi parla. Troviamo all’interno di questo programma una componente comica che viene rappresentata da Maurizio Crozza. Il conduttore è Giovanni Floris e il suo linguaggio è solitamente sobrio, gentile e pacato. Il conduttore è attento a disciplinare gli interventi per evitare che ci siano delle risse. Il parlato di Floris segue i costrutti dell’informalità, si muove su una linea di efficacia e chiara comunicatività mantenendo un buon controllo della lingua.
  • L’infedele: è un talk show recente e viene trasmesso su La7 e viene condotto da Gad Lerner. Il linguaggio che viene utilizzato dal conduttore sono colti/alti. I temi sono: politica, cultura e attualità oltre a questo il programma è caratterizzato dalla presenza delle immagini.

LA TV DEL DOLORE.

Sono programmi che partono da fatti di cronaca e la cronaca diventa spettacolo. Il tono che viene utilizzato è patetico in modo da coinvolgere emotivamente gli spettatori, si può notare l’uso da parte della conduttrice delle figure retoriche, aggettivi ed elativi. Le denunce partono anche da persone comuni e in studio ci sta la presenza di più persone.

Alcuni esempi della tv del dolore:

  • Chi l’ha visto?: trasmesso su Rai3 e messo in onda dal 1989. Si parla delle scomparse o della ricerca delle persone ed imprimono un registro patetico molto pronunciato accompagnate da delle musiche di sottofondo che fatto presa sull’emotività. La conduttrice è Federica Sciarelli, il suo parlato insieme a quello di alcuni esperti fa rifermento agli elativi (incredibile, sconvolgente, ecc…)
  • Mi manda Ra3: programma in onda dal 1990 e prima si chiamava “Mi manda Lubrano”. Si occupa dei diritti dei consumatori, si denunciare delle truffe, sprechi, ritardi e altre inadempienze pubbliche o private. Anche qui sono presenti oltre al conduttore Edoardo Camurri, giornalisti, esperti e professionisti ma la maggior parte dello spazio viene dato alle persone comuni che hanno subito le truffe. Il confronto in studio è spesso vivace e rissoso. Si dà enfasi alla retorica soprattutto quando parla il conduttore mentre gli altri invitati utilizzano, a volte linguaggi settoriali, un registro formalo o pseudoformale ed elevato. Il parlato delle persone è vario e dipende da persona a persona, a volte influenzato da dei regionalismi.
  • Quarto grado: condotto da Salvo Sottile. È una trasmissione che utilizza dei toni forti ed enfatici dove si parla di vicende accadute a persone come ad esempio l’omicidio di Sara Scazzi e si entra nel privato delle vittime. Le interviste e i dialoghi sono spesso rissose o piene di enfasi

SOTTOGENERI DIVERSI DELL’INFOTAINMENT.

Questi sottogeneri sono caratterizzati da dei programmi leggeri.

Alcuni esempi di sottogeneri:

  • Apprescindere: trasmesso su Rai3 e viene condotto da Michele Mirabella ed Eva Crosetta. È un programma informativo-intrattenitivo dalla struttura varia e movimentata. Si può notare la presenza di ospiti come esperti sugli argomenti che vengono trattati che solitamente sono 2 o 3 a puntata. Il linguaggio è di tipo formale dove si possono ascoltare colloquialismi o alternanza di alcuni registri anche se a volte vengono usati dei tecnicismi.
  • L’arena: il conduttore è Massimo Giletti che dialoga con ospiti su temi di attualità e in vivavoce c’è anche Vittorio Sgarbi che rappresenta la voce centrale del programma, si affrontano argomenti interessanti tra cui stesso la comunicazione televisiva.
  • Che tempo che fa: programma comico-satirico condotto da Fabio Fazio. Il conduttore intervista l’ospite sollecitandolo a raccontarsi, il suo parlato è abbastanza colto mentre il parlato degli ospiti varia.

Fanno parti dell’infotainment anche programmi come Le Iene e Striscia la notizia detti di controinformazione.

  • Striscia la notizia: ideato da Antonio Ricci nel 1988 come telegiornale satirico dove vengono smascherati dei disservizi, truffe e altro. Il parlato dei conduttori è aperto all’improvvisazione e spesso ci si sentono degli accenti dialettali. Il parlato dei servizi di basa su un testo scritto coeso e corretto.

della neotelevisione simulano la diretta, con la presenza di un conduttore che cerca un contatto con il telespettatore. Fanno parte dell’intrattenimento anche vicende della quotidianità sia sotto forma di conversazione o dibattito (talk show) o vicende in diretta in tempo reale (reality show).

GENERI E STILI TRA PALEO E NETELEVISIONE.

Dalla paleo alla neotelevisione sono nati diversi tipi di programmi. I generi dell’intrattenimento hanno risentito di una produzione e fruizione che mescolava televisione e radio, come ad esempio: il “Festival della canzone italiana di Sanremo”, mentre da format stranieri sono nati programmi come: “Ballando con le stelle”, “Scherzi a parte”, “Paperissima” e altri. I programmi contenitore che durano molte ore, questi furono creati negli anni settanta e uno dei primi fu “Domenica In”; Maurizio Costanzo inaugura la cosiddetta tv delle parole. Dal contenitore diurno seguono poi i talk show pomeridiani e di varietà con lo scopo di fidelizzare il pubblico. Nascono anche i game show che vengono trasmessi nei prime time o inseriti all’interno dei programmi contenitore e iniziano a partecipare a questi giochi persone comuni che assumono il ruolo di concorrenti che gareggiano più per avere visibilità che vincere il premio.

TRA ESPRESSIVITA’ E COMUNICAZIONE.

Nascono nella prima fase 1954-75 anche i programmi di intrattenimento acculturante come i quiz. Nella seconda fase 1976-99 ci sono trasmissioni di intrattenimento narcisistico che coincide con il passaggio dalla televisione-teatro alla televisione-televisione, rappresentata dai talk e i reality show dove spicca la dinamica comunicazione-espressività dove si può sentire il dialetto delle persone che vi partecipano. Nella terza fase ancora in corso e nata dal 2000 si passa dalla televisione-televisione alla tv varietà che inaugura l’intrattenimento fidelizzante.

LA LINGUA DELL’INTRATTENIMENTO.

Questo tipo di lingua era già diffusa nella paleotelevisione ma secondo Umberto Eco si è diffusa solo con la neotelevisione che ha lo scopo di far divertire. I programmi simula la diretta ma in realtà è già registrata, spesso ci sono persone appartenenti a diverse classi sociali e provenienti da diverse parti dell’Italia e vengono “guidati” dl conduttore. All’interno dei programmi si possono vedere diversi tipi di spettacolo, perché ormai, ci sono trasmissioni miste dove è presente l’ambiguità cioè si passa da argomenti importanti ad argomenti più futili per sdrammatizzare.

I vari tipi di programmi:

  • Talk show: introdotti da Maurizio Costanzo con lo scopo di essere informativo o generale.
  • Reality show: introdotti da Enzo Tortora con lo scopo di intrattenere.
  • I quiz: di Mike Buongiorno e consisteva nel porre delle domande alle persone che partecipavano al programma, all’inizio però queste persone erano specializzate in determinati settori mentre adesso esistono i game show dove vi possono partecipare tutti anche chi non è specializzato.
  • Dating show: lo scopo è quello di risolvere i problemi alle persone.
  • Tv verità: programmi dove fatti di cronaca diventano realtà.
  • Globali: format di programmi uguali in tutto il mondo come il “Grande fratello”

L’INTRATTENIMENTO COMICO.

Questo tipo di intrattenimento ha lo scopo di far rilassare lo spettatore. Dagli anni 70 vengono introdotti personaggi comici che poi sono diventati importanti mentre dagli anni 80 spesso la comicità è demenziale. Prima degli anni 80 c’erano i siparietti all’interno dei programmi contenitore poi, invece, sono stati introdotti programmi dedicati solo alla comicità. La comicità televisione subisce l’interferenza di altri elementi che la dovrebbero veicolare come spettacolo, cultura e informazione.

Le fasi del comico:

  1. Nella prima fase compare all’interno di altri programmi per far rilassare lo spettatore, ad esempio: “Studio Uno” con Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, “Signorina snob” di Franca Valeri (RAI1,
  2. Dagli anni ‘70 comicità la seconda fase, con una comicità cabarettistica che rompe i moduli della comicità tradizionale ad esempio “Quelli della domenica” (1968)
  3. La terza fase va dagli anni ’80 con programmi del tipo: “Drive in” su Italia1 (1983-88) con Ezio Greggio e Gianfranco D’Angelo che diventerà un cult, “Quelli della notte” su RAI2 di Renzo Arbore, “Le iene”, Zelig Circus cabaret di Claudio Bisio con l’illusione di improvvisazione scenica in performance che in realtà erano già preparate

L’ITALIANO LEGGERO DEL VARIETA’.

Il presentatore dei programmi di varietà solitamente parla in romanesco sempre più diffuso tra i conduttori anche non romani, il lessico che si utilizza è spigliato e ci sta la presenza delle vallette.

Nell’epoca della paleotelevisione il varietà Rai inizia con manifestazioni canore come Il “festival di Sanremo” o “Il musichiere” che ebbero un immediato effetto linguistico. Esemplari conduttori del varietà furono: Mina e il versatile ballerino Don Lurio che inaugurava l’italiano televisivo con un accento straniero.

Nella neotelevisione la variante del varietà è l’one man show costruito sulla figura del conduttore che informa tutta la linea narrativa del programma, come: Celentano che aveva uno stile sostenuto a livello di contenuti, neutro sull’espressività, tra parlato della scaletta e parlato a braccio e Fiorello che faceva una fusione tra copione e improvvisazione.

UN GENERE NON GENERE: IL CONTENITORE.

Composto da frammenti testuali diversi mantenuti da un unico flusso conversazionale che viene tenuto dal conduttore. I programmi contenitori nascono con la neotelevisione e sono composti da elementi di deversi sottogeneri che confluiscono in un unico spazio di rappresentazione gestito dal conduttore. Il linguaggio che si tende ad usare è un italiano teletrasmesso con usi linguistici sempre in evoluzione mentre il parlato degli ospiti in studio varia ed è improvvisato, semispontaneo o informale. Il primo programma contenitore è stato:

  • Domenica in: trasmissione del 1976 che va in onda su Rai1 ed occupa tutto il pomeriggio festivo. Nel titolo è presente “in” che allude alla parola “insieme”. Lo stile comunicativo è medio e semiprogrammato. Il parlato di Mara Venier è caratterizzato da: un parlato recitato a braccio, da un italiano-dialetto (tratti di romanesco e affioramenti di veneziano), da Indicazioni non verbali (ammiccamenti, gesti, sguardi…), sintassi marcata con dislocazioni a destra e sinistra; frasi scisse e condizionale da scaletta. Mentre il parlato di Pippo Baudo è formato da: improvvisazione affabulatoria, da una colloquialità con marche diatopiche del romanesco e matrice colta (procedimenti retorici).

IL PARLATO TEATRALIZZATO DELL’EMOTAINMENT.

L’emotainment fa riferimento ai talk show. In questi tipi di programma è importante il rapporto che si va a creare tra conduttore, regista ed editori.

I talk show possono essere:

  • Generalisti: composti da più tipi di argomento
  • Sconfinanti nel reality
  • Sconfinanti nel game show
  • Di argomenti specifici
  • Lascia o raddoppia?: primo programma di intrattenimento che ha avuto un ruolo nella diffusione dell’italiano e nel processo di avvicinamento tra scritto è parlato. Il conduttore era Mike Buongiorno e aveva un parlato semispontaneo atto a riflettere e forse ad orientare la lingua comune

QUIZ LINGUISTICI.

Ai quiz culturali seguono quelli linguistici. Un esempio di quiz linguistico è:

  • La ghigliottina: il concorrente che partecipa al programma deve indovinare la parola misteriosa che si lega alle cinque parole indizio per rapporti di sinonimia e se viene indicato l’indizio sbagliato il montepremi viene ghigliottinato, cioè dimezzato

UN PARAGENRE: LA PUBBLICITA’.

Con la neotelevisione la pubblicità si è trasformata da forza esterna del palinsesto in para-genere della tv che contamina fiction e intrattenimento. Con la neotelevisione gli spot vengono trasmessi ogni 20 minuti interrompendo bruscamente e fastidiosamente i programmi. Ci sono diverse tipologie di messaggio pubblicitario: spot, promo, televendita, billboard (invito o ringraziamento per l’ascolto in testa o in coda ad un programma), diario (comunicato di cinque secondi che apre il break nel quale si succedono i vari spot; L’andamento dei break è ciclico e indifferenziato tra reti pubbliche e private). Il linguaggio è funzione fondamentale dell’aggettivo, predilezione per le forme elative e inserzione di anglismi è trasversale perché afferrabile in base alle fasce orarie della messa in onda e in base al target prefigurato. Sono presenti anche spot pubblicitari dedicati a denunciare o a difendersi da qualcosa o qualcuno.

L’TALIANO “ORALIZZATO DELLA FICTION (Riassunto cap. 4)

LA FICTION COME MACROGENERE.

La fiction per alcuni viene vista come un qualcosa di scadente mentre in realtà rappresenta un elemento centrale della produzione televisiva. Il termine fiction deriva dal latino che vuol dire fingere e si base triplice significato “modellare, immaginare e simulare”. L’anglicismo è entrato è entrato nella lingua italiana nel 1963 per poi stabilizzarsi nel 1982 al seguito delle soap opera statunitensi importate dalle reti pubbliche e private. La fiction include varie sottospecie di racconto (telefilm, serial, soap opera e sit com) ed è assicurata da una somma di caratteri strutturali (forma di racconto, ricostruzione degli spazi, mondo popolato di attori e segnato da eventi e passioni prefigurati da uno sceneggiatore e riordinati nel montaggio) e di variabili interne (formato e modello di serialità, genere narrativo, tipo di coinvolgimento dello spettatore).

LA FICTION ALL’ITALIANA TRA PAELO E NEOTELEVISIONE.

La fiction esplica essenziali valenze sociali ed etiche:

  • (^) Funzione identitaria, con effetti modellati
  • Funzione mimetico-diegetica o di simulazione cognitiva attraverso la narrazione
  • Funzione ludica o di intrattenimento, con precisi rituali di consumo

La fiction ricopre la versione domestica dello spettacolo teatrale e cinematografico. Alla fiction nell’Italia del dopoguerra il suo compito era quello di insegnare la letteratura e la lingua nazionale attraverso i teleromanzi.

La fiction italiana ha attraversato tre fasi:

  1. 1950-75, produzione autoctona dei teleromanzi e dei sceneggiati
  2. 1976-95, importazione dei prodotti americani ed europei e calo della produzione nazionale
  3. Dal 1996 a tutt’oggi, importazione dei prodotti stranieri ma rilancio della produzione domestica, con prodotti legati alla cultura italiana per contenuti e stile

Nel 1976 è stata inaugurata l’era della soap opera e della telenovela, sul piano socioculturale si potenziava la funzione ludica del medium televisivo e sul piano sociolinguistico si intensificava la volontà di stilizzare il quotidiano riproducendone i linguaggi in continua evoluzione.

UN PARLATO RIDOTTO E RIMODELLANTE.

Solitamente nella fiction si sente un parlato serio-semplice di informazione e divulgazione, e si avvicina più al parlato prossimo che a quello reale rispetto al parlato reale. L’italiano della fiction ha un’apparenza ludica risultando più incisa sul piano della diffusione della lingua italiana.

Il parlato-recitato deriva dalla recitazione di un copione scritto, mentre il parlato-parlato è quello comune che si usa solitamente. Il parlato recitato sembra realisticamente simulato, riproduce la lingua contemporanea in tutte le sue varietà e va a colmare un vuoto strutturale nella cultura del nostro paese perché si sottolinea il fatto che in Italia ci sono due tipi di struttura una per la classe elitaria e una per la borghesia mentre la fiction tende a unificare la struttura senza differenze.

FICTION ITALIANA E FICTION ALL’ITALIANA.

Negli anni ’80 c’era l’assorbimento passivo di testi nord e sud americani. Intorno al 2000 la tv italiana si riappropria di format in armonia con la cultura sociale e televisiva del pubblico (Legge 122/1998): nasce così la fiction all’italiana. Prevale la volontà mimetica: l’italiano stilizzato della fiction è un italiano medio di base romanesca In base alla lingua si distinguono:

  • Testi stilisticamente compatti: orientati verso registri socio-linguistici medio-alti e verso lo standard (Incantesimo, Centovetrine, Vivere, RIS)
  • Testi stilisticamente variati: con uno spettro di varietà socio-linguistiche dal neostandard al tecnico al regionale e popolare (Un medico in famiglia; Distretto di polizia
  • Testi ipercaratterizzati: con forte escursività di registri socio-linguistici, dal colloquiale interferenze dialettali e frequenti code switching e code missing, gergale con aperture al dialetto (Un posto al sole; Il commissario Montalbano)

LA MINISERIE.

La miniserie sarebbe un breve racconto e si caratterizza perché trasmette valori, principi etici e politici. Le tematiche più usate sono: biografie esemplari come “Don Milani, il priore di Barbiana”, adattamenti letterari come “Piccolo mondo antico” e “Cuore”, storia antica e moderna, cronaca e altri.

Le tre miniserie trasmesse dalla Rai:

  • La guerra è finita: trasmessa su Rai3, con uno stile artificioso e innaturale: parlato orientato allo standard ma privo di escursività socio-comunicativa con qualche inserto dialettale
  • La meglio gioventù: trasmesso su Rai1, con un registro sobrio e colloquiale, parlato orientato verso registri alti
  • Guerra e Pace: trasmesso su Rai1, la lingua oscillante tra letterario e mimesi del parlato ottocentesco

LA FICTON TRADOTTA.

La fiction di importazione ha portato ad un flusso modellante, cioè è stato modellato secondo il gusto dei telespettatori. Presenza di una fraseologia nel momento che si va a tradurre una fiction straniera e spesso sono tradotte letteralmente, con frasi che non si tendono ad usare nell’italiano. Solitamente le serie che poi si sa che avranno successo anche all’estero seguono una giusta caratteristica grammaticale senza errori. Il

  • Presenza di forestierismi
  • (^) Propensione verso uno stile brillante e creativo che magari usa delle figure retoriche, non è piatto. Si sono create delle figure retoriche che poi vengono usate nel parlato di tutti i giorni.

L’ITALIANO BRILLANTE DELLE TELECRONACHE.

Le telecronache sono diffuse sui programmi a pagamento. Nelle telecronache è importante la presenza del conduttore esempio di conduttori: Marco Cavoli per la Rai, più serio e denotativo Sandro Piccinini per la Mediaset e Fabio Caressa per Sky. Da diversi anni nelle trasmissioni ci sono due tipi di conduttori, uno dei quali solitamente è un giornalismo e l’altro un esperto (ex giocatore o ex allenatore). La specificità lessicale dipende dallo sport di cui si parla ad esempio l’automobilismo presenta più tecnicismi rispetto al ciclismo.

Sono importanti alcuni aspetti:

  • rapporto tra parola e immagine
  • segnali discorsivi che sono parole di trapasso come: insomma, dicevo
  • interizioni, presenza di affermazioni

Sintassi immediata perché si commenta sul momento e perciò deve essere veloce con presenza di congiunzioni coordinanti. In questo tipo di comunicazione il soggetto solitamente si trova alla fine. Presenza di forestesismi che mostrano una tendenza alla flessione soprattutto derivanti dall’inglese e di forme elative.

TRA INFORMAZIONE SPORTIVA E INFOSPORTAINMENT.

Programmi dove oltre a parlare dello sport ci stanno anche interviste a degli ospiti e il linguaggio solitamente è controllato ma varia da chi parla. Un esempio di programma è “La Domenica sportiva”, “Contro campo” e “Novantesimo minuto” programma più seri e strettamente informativo. A livello diamesico è spostato verso il basso perché si possono sentire dei regionalismi.

  • La Domenica sportiva: programma condotto da Tortora dal 1965 al 1969, dal 20110 conduce Paola Ferrari. È dedicato quasi esclusivamente al calcio con un breve spazio verso la fine per gli altri sport. All’interno della trasmissione sono presenti ospiti diversi e servizi nei quali ci sono interviste ai calciatori e allenatori. La conduttrice si attiene ad un parlato medio e controllato, non tecnico. Decisamente variato sul piano diamesico, diamesico e diastratico.

L’ITALIANO EDUCATIVO-LUDICO DELLA TV PER BAMBINI E RAGAZZI

(Riassunto cap. 6)

Le trasmissioni per adulti erano dopo il “Carosello” programma ritenuto per ragazzi nella paleotelevisione. Si inizia a creare nella paleotelevisione uno spazio della tv per i ragazzi pensati sui modelli televisivi dei grandi questo perché i bambini vengono visti come piccoli adulti. Si diffondono all’inizio spettacoli come se fossero dei teatrini uno dei più famosi fu “Topo Gigio” e altri programmi dedicati ai più piccoli, ma non sono format ad oc ma sono programmi per adulti più semplificati. Nella neotelevisione ci sono canali dedicati solo ai ragazzi anche se si è notato che i ragazzi sono più attratti dai programmi per gli adulti e viceversa. A partire dal 1975-76 la tv ha collaborato con l’università di bologna per far nascere delle trasmissioni per bambini come “L’albero Azzurro”. La differenza tra paleo e neo è che prima non c’erano programmi ad oc me si ispiravano a quelli per i grandi mentre adesso ci sono trasmissioni o canali dedicati esclusivamente per i ragazzi.

Esempi per tv dei ragazzi:

  • Quelli dell’intervallo: ambientata in una scuola media italiana, la serie sembra voler emulare Camera Café nell’impostazione scenografica, inizialmente trasmessa su Diseny Channel (Sky) e poi su Rai e Italia1. Sono presenti periodi bravi e un linguaggio funzionale ai personaggi.

La paleotelevisione per ragazzi dipendeva da quella per gli adulti, il più rappresentato era l’intrattenimento e l’informazione di limitava a Giramondo. Come cartoni si iniziarono ad imporre produzioni giapponesi come Heidi e via via i cartoni giapponesi diventavano sempre più presenti nella televisione per ragazzi.

I PROGRAMMI CONTENITORE.

Esempi di programma contenitore sono:

  • Albero Azzurro: dove è presente una lingua che fa riferimento al parlato quotidiano ma non è troppo semplice, si utilizza un italiano medio e il “niente” aggettivale.
  • Melevisione: ciò che caratterizza questo programma è la cifra stilistico-lessicale dove sono rari i regionalismi.
  • Art Attack: programma di manualità avanzata con una figura che fa sia da conduttore che da “creatore” di cose Giovanni Muciccia che viene supportato da una statua parlante che riassume in uno stile più semplificato quello che viene fatto dal primo.

Programmi dove il linguaggio è corretto grammaticalmente ma fa riferimento ad un palato quotidiano.

Ormai i linguaggi dei ragazzi a livello mediatico non interagiscono solo con la tv ma anche con i videogiochi e con internet.

L’INFORMAZIONE: DA GT RAGAZZI A SCREENSAVER.

L’informazione per ragazzi si manifesta negli anni novanta.

Esempi si programmi di informazione per ragazzi:

  • (^) Screensaver: mandato in onda su Rai3 e conclusosi nel 2008. Proponeva un’idea innovativa di far fare stesso ai ragazzi la tv partecipando al programma con dei loro video poi trasmessi. Il parlato del conduttore faceva riferimento ad un tipo di parlato giovanile e ad uno controllato del neostanrd, mentre i ragazzi provenienti da tutte le parti d’Italia avevano un parlato spontaneo poco sorvegliato.

LE SERIE ANIMATE PER I PIU’ PICCOLI.

I cartoni animati a carattere seriale hanno più probabilità di agire sul modello linguistico per i piccoli telespettatori.

Un esempio di cartone animato serializzato è:

  • Winx Club: prodotta nelle Marche, ha conseguito molto successo infatti è stata diffusa in 130 paesi. Le Winx sono cinque fate che combattono le streghe chiamate Trix dotate anch’esse di poteri. I dialoghi sono controllati e vicini allo standard.

LE SERIE ANMATE PER I PIU’ GRANDI.

Cartoni destinati ad un pubblico più grande ma che riscontrano successo anche tra i più piccoli ad esempio: “I Simpson” o “I Griffin” sono entrambi cartoni dove i protagonisti sono delle famiglie americane con madre, padre e tre figli ciascuna. Il lessico che ti utilizza rispecchia il ruolo familiare del personaggio, solitamente la madre ha un tipo di parlato più tranquillo. I temi che a volte si affrontano violano il buon gusto e il limite etico.