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Riassunto completo del libro "Lingua italiana e televisione". All'interno del riassunto ci sono tutti i capitoli presenti nel libro integrati con gli appunti presi a lezione.
Tipologia: Sintesi del corso
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Umberto Eco ha definito neotelevisione (televisione nuova) la televisione dal 1976 caratterizzata dalle televisioni commerciali che avevano l’obiettivo di fidelizzare gli spettatori, cioè far affezionare il pubblico ad un programma. Mentre ha definito paleotelevisione durata dal 1954 al 1976 quel tipo di televisione caratterizzata dal monopolio e dalla programmazione discontinua nell’arco della giornata e questo tipo di tv aveva uno scopo educativo, cioè quello di far diffondere la lingua.
La televisione è caratterizzata da 4 tipi di parlato detto “trasmesso”:
L’italiano ha diversi livelli di “standard” cioè livelli medi della lingua:
Il linguaggio della televisione viene detto “teletrasmesso”. La tv è da più di 50 anni il mezzo di comunicazione più diffuso anche se ha attraversato fasi alterne e oggi si trova in competizione con Internet. Solitamente si utilizza la voce accompagnata dai gesti che permettono di capire al meglio ciò che si vuole dire ma il teletrasmesso può essere caratterizzato anche dallo scritto. Il testo della tv viene detto “macro testo di flusso” dove il testo coesiste con delle immagini, parole ed emozioni. L’immagine non è mai protagonista assoluta della comunicazione televisiva anche se per alcuni studiosi l’immagine prevale sul parlato. La tv è nata con lo scopo di diffondere la lingua italiana/nazionale (italofonia) soprattutto per chi non sapeva la lingua ma solo il dialetto, questo mezzo ha delle capacità comunicative diverse e maggiori rispetto a tutti gli altri mezzi di comunicazione. Il linguaggio della televisione deriva dalla coesione di diverse figure come: gli
autori, registri, produttori, editori e conduttori.
L’italiano della tv risulta dalla combinazione tra le intenzioni comunicative dell’emittente e precondizioni psico-sociali ed antropologiche del pubblico ricevente. Oggi l’italiano della tv è una lingua fluida condizionata dalla varietà dei programmi e dal flusso continuo del trasmesso, che facilita rispecchiamento e imitazione. In una prima fase il medium influisce sull’acquisizione passiva dell’italiano e pronuncia.
La tv in un primo momento fu monopolio dello Stato. La tv dal 1954 al 1976 nasce con lo scopo di unificare la lingua nazionale, i primi canali erano quelli della Rai che si ispiravano il modello inglese. Nella fase del monopolio dominava il palinsesto settimanale, cioè ogni serata era dedicata ad un genere di trasmissione (es: lunedì i film, giovedì i quiz ecc…) poi con l’introduzione degli altri due canali Rai la produzione venne distribuita in modo complementare. Dal 1976 si è passato dal monopolio della Rai ai canali di carattere commerciale cioè la Mediaset che si ispirava al modello americano e aveva lo scopo di fidelizzare il proprio pubblico. La tv agisce anche sulla memoria delle persone che registrava eventi di portata epocale come l’assassinio di Kennedy. L’italiano che oggi ascoltiamo è una lingua fluida condizionata dai programmi e dal
flusso continuo del trasmesso, cioè è un linguaggio standard mentre prima si usava un tipo di lingua più articolato.
La programmazione televisiva delle origini (1954) ebbe un uditorio limitato alle classi medio-alte e colte e alla popolazione urbana del Centro-Nord, solo nel 1957 anche il Sud può permettersi di vedere la tv. La triade che componeva la paleotelevisione era: “informare, educare, intrattenere”. Inizialmente la programmazione televisiva rincalcava quella radiofonica. Con il tempo si è originata la fiction all’italiana di identità socio-comportamentale e sociolinguistica; sia la fiction, i quiz e le rubriche avevano lo scopo di fidelizzare e addomesticare il pubblico.
Dal 1958 è stata inserita nel palinsesto la “telescuola” che era una trasmissione di educazione a distanza che metteva gli italiani di fronte al fatto di avere una lingua nazionale, oltre ai dialetti. Nel 2001 nasce La7 che si era proposta come terzo polo per poi specializzarsi nell’informazione politica e nella divulgazione culturale. Mario Medici aveva caratterizzato l’italiano della paleotelevisione come una lingua intermedia tra quella parlata e quella sognata e calibrata sull’italiano scritto proposto dalle scuole e dai giornali.
Nella neotelevisione l’intrattenimento pervade molti programmi di informazione e cultura. Una divisione interna distingue tra l’informazione i tg, i rotocalchi e i report. I generi dell’informazioni televisiva sono:
I tg sono programmi che hanno abbastanza ascolti e sono molto diffusi e occupano gli orari nodali del palinsesto della tv, dal primo mattino alla chiusura della serata. Ci sono 3 modi per parlare i tg:
I vari tipi di tg:
La differenza tra i tg è determinata dalla diversa incidenza di ciascuno dei modelli.
Un parlato serio e controllato si può trovare anche in “Presa diretta”, messo in onda su Rai3 e di “Omnibus”, trasmesso si La7 ospitano parti informative e parti in cui è presente un dibattito in cui i giornalisti parlano con esperti e politici che parlano un italiano serio-semplice.
Un esempio di programma in cui singoli giornalisti espongono le loro riflessioni su fatti è “Qui Radio Londra” trasmesso su ra1.
Solitamente quando i conduttori sono due il programma è più mosso e lo stile è meno formale come in “In onda”.
I tg e la loro analisi linguistica:
Sono programmi sempre più diffusi nella tv, i temi possono essere vari e ci sta la presenza del pubblico quindi è presente la possibilità di fare un dibattito e ci sono diversi tipi di linguaggio che dipendono da chi parla. Fanno parte anche i programmi contro-informativi come “Striscia la notizia” e “Le Iene”.
Questa sezione è occupata per la maggior parte dai talk show, macrogenere dominante nella neotelevisione italiana che investe l’informazione politica, economica, culturale e sportiva. I talk show sono caratterizzati dall’interazione, dal confronto e dalla conversazione. I talk show sono stati avviati per la prima volta in Italia da Maurizio Costanzo ma questi programmi erano già conosciuti in America. Il conduttore riveste un ruolo centrale all’interno del programma e il suo stile comunicativo determina la parte del linguaggio.
Esistono dei talk show politici dove il ruolo del conduttore è centrale e come invitati in studio si possono avere, ad esempio: giornalisti, politici, esperti di economia, della cultura e dello spettacolo, questo dipende dagli argomenti di andranno a trattare poi nella puntata. Le interazioni comunicative variano da programma a programma e fanno parte anche i servizi parte importante e integrante del talk show. Si possono trovare all’interno di questi programmi una varietà del linguaggio e domina la rissa tra gli invitati per questo viene detta tv delle parole. In genere il pubblico in studio non interviene e si limita ad ascoltare ed applaudire.
Alcuni esempi di talk show:
Sono programmi che partono da fatti di cronaca e la cronaca diventa spettacolo. Il tono che viene utilizzato è patetico in modo da coinvolgere emotivamente gli spettatori, si può notare l’uso da parte della conduttrice delle figure retoriche, aggettivi ed elativi. Le denunce partono anche da persone comuni e in studio ci sta la presenza di più persone.
Alcuni esempi della tv del dolore:
Questi sottogeneri sono caratterizzati da dei programmi leggeri.
Alcuni esempi di sottogeneri:
Fanno parti dell’infotainment anche programmi come Le Iene e Striscia la notizia detti di controinformazione.
della neotelevisione simulano la diretta, con la presenza di un conduttore che cerca un contatto con il telespettatore. Fanno parte dell’intrattenimento anche vicende della quotidianità sia sotto forma di conversazione o dibattito (talk show) o vicende in diretta in tempo reale (reality show).
Dalla paleo alla neotelevisione sono nati diversi tipi di programmi. I generi dell’intrattenimento hanno risentito di una produzione e fruizione che mescolava televisione e radio, come ad esempio: il “Festival della canzone italiana di Sanremo”, mentre da format stranieri sono nati programmi come: “Ballando con le stelle”, “Scherzi a parte”, “Paperissima” e altri. I programmi contenitore che durano molte ore, questi furono creati negli anni settanta e uno dei primi fu “Domenica In”; Maurizio Costanzo inaugura la cosiddetta tv delle parole. Dal contenitore diurno seguono poi i talk show pomeridiani e di varietà con lo scopo di fidelizzare il pubblico. Nascono anche i game show che vengono trasmessi nei prime time o inseriti all’interno dei programmi contenitore e iniziano a partecipare a questi giochi persone comuni che assumono il ruolo di concorrenti che gareggiano più per avere visibilità che vincere il premio.
Nascono nella prima fase 1954-75 anche i programmi di intrattenimento acculturante come i quiz. Nella seconda fase 1976-99 ci sono trasmissioni di intrattenimento narcisistico che coincide con il passaggio dalla televisione-teatro alla televisione-televisione, rappresentata dai talk e i reality show dove spicca la dinamica comunicazione-espressività dove si può sentire il dialetto delle persone che vi partecipano. Nella terza fase ancora in corso e nata dal 2000 si passa dalla televisione-televisione alla tv varietà che inaugura l’intrattenimento fidelizzante.
Questo tipo di lingua era già diffusa nella paleotelevisione ma secondo Umberto Eco si è diffusa solo con la neotelevisione che ha lo scopo di far divertire. I programmi simula la diretta ma in realtà è già registrata, spesso ci sono persone appartenenti a diverse classi sociali e provenienti da diverse parti dell’Italia e vengono “guidati” dl conduttore. All’interno dei programmi si possono vedere diversi tipi di spettacolo, perché ormai, ci sono trasmissioni miste dove è presente l’ambiguità cioè si passa da argomenti importanti ad argomenti più futili per sdrammatizzare.
I vari tipi di programmi:
Questo tipo di intrattenimento ha lo scopo di far rilassare lo spettatore. Dagli anni 70 vengono introdotti personaggi comici che poi sono diventati importanti mentre dagli anni 80 spesso la comicità è demenziale. Prima degli anni 80 c’erano i siparietti all’interno dei programmi contenitore poi, invece, sono stati introdotti programmi dedicati solo alla comicità. La comicità televisione subisce l’interferenza di altri elementi che la dovrebbero veicolare come spettacolo, cultura e informazione.
Le fasi del comico:
Il presentatore dei programmi di varietà solitamente parla in romanesco sempre più diffuso tra i conduttori anche non romani, il lessico che si utilizza è spigliato e ci sta la presenza delle vallette.
Nell’epoca della paleotelevisione il varietà Rai inizia con manifestazioni canore come Il “festival di Sanremo” o “Il musichiere” che ebbero un immediato effetto linguistico. Esemplari conduttori del varietà furono: Mina e il versatile ballerino Don Lurio che inaugurava l’italiano televisivo con un accento straniero.
Nella neotelevisione la variante del varietà è l’one man show costruito sulla figura del conduttore che informa tutta la linea narrativa del programma, come: Celentano che aveva uno stile sostenuto a livello di contenuti, neutro sull’espressività, tra parlato della scaletta e parlato a braccio e Fiorello che faceva una fusione tra copione e improvvisazione.
Composto da frammenti testuali diversi mantenuti da un unico flusso conversazionale che viene tenuto dal conduttore. I programmi contenitori nascono con la neotelevisione e sono composti da elementi di deversi sottogeneri che confluiscono in un unico spazio di rappresentazione gestito dal conduttore. Il linguaggio che si tende ad usare è un italiano teletrasmesso con usi linguistici sempre in evoluzione mentre il parlato degli ospiti in studio varia ed è improvvisato, semispontaneo o informale. Il primo programma contenitore è stato:
L’emotainment fa riferimento ai talk show. In questi tipi di programma è importante il rapporto che si va a creare tra conduttore, regista ed editori.
I talk show possono essere:
Ai quiz culturali seguono quelli linguistici. Un esempio di quiz linguistico è:
Con la neotelevisione la pubblicità si è trasformata da forza esterna del palinsesto in para-genere della tv che contamina fiction e intrattenimento. Con la neotelevisione gli spot vengono trasmessi ogni 20 minuti interrompendo bruscamente e fastidiosamente i programmi. Ci sono diverse tipologie di messaggio pubblicitario: spot, promo, televendita, billboard (invito o ringraziamento per l’ascolto in testa o in coda ad un programma), diario (comunicato di cinque secondi che apre il break nel quale si succedono i vari spot; L’andamento dei break è ciclico e indifferenziato tra reti pubbliche e private). Il linguaggio è funzione fondamentale dell’aggettivo, predilezione per le forme elative e inserzione di anglismi è trasversale perché afferrabile in base alle fasce orarie della messa in onda e in base al target prefigurato. Sono presenti anche spot pubblicitari dedicati a denunciare o a difendersi da qualcosa o qualcuno.
La fiction per alcuni viene vista come un qualcosa di scadente mentre in realtà rappresenta un elemento centrale della produzione televisiva. Il termine fiction deriva dal latino che vuol dire fingere e si base triplice significato “modellare, immaginare e simulare”. L’anglicismo è entrato è entrato nella lingua italiana nel 1963 per poi stabilizzarsi nel 1982 al seguito delle soap opera statunitensi importate dalle reti pubbliche e private. La fiction include varie sottospecie di racconto (telefilm, serial, soap opera e sit com) ed è assicurata da una somma di caratteri strutturali (forma di racconto, ricostruzione degli spazi, mondo popolato di attori e segnato da eventi e passioni prefigurati da uno sceneggiatore e riordinati nel montaggio) e di variabili interne (formato e modello di serialità, genere narrativo, tipo di coinvolgimento dello spettatore).
La fiction esplica essenziali valenze sociali ed etiche:
La fiction ricopre la versione domestica dello spettacolo teatrale e cinematografico. Alla fiction nell’Italia del dopoguerra il suo compito era quello di insegnare la letteratura e la lingua nazionale attraverso i teleromanzi.
La fiction italiana ha attraversato tre fasi:
Nel 1976 è stata inaugurata l’era della soap opera e della telenovela, sul piano socioculturale si potenziava la funzione ludica del medium televisivo e sul piano sociolinguistico si intensificava la volontà di stilizzare il quotidiano riproducendone i linguaggi in continua evoluzione.
Solitamente nella fiction si sente un parlato serio-semplice di informazione e divulgazione, e si avvicina più al parlato prossimo che a quello reale rispetto al parlato reale. L’italiano della fiction ha un’apparenza ludica risultando più incisa sul piano della diffusione della lingua italiana.
Il parlato-recitato deriva dalla recitazione di un copione scritto, mentre il parlato-parlato è quello comune che si usa solitamente. Il parlato recitato sembra realisticamente simulato, riproduce la lingua contemporanea in tutte le sue varietà e va a colmare un vuoto strutturale nella cultura del nostro paese perché si sottolinea il fatto che in Italia ci sono due tipi di struttura una per la classe elitaria e una per la borghesia mentre la fiction tende a unificare la struttura senza differenze.
Negli anni ’80 c’era l’assorbimento passivo di testi nord e sud americani. Intorno al 2000 la tv italiana si riappropria di format in armonia con la cultura sociale e televisiva del pubblico (Legge 122/1998): nasce così la fiction all’italiana. Prevale la volontà mimetica: l’italiano stilizzato della fiction è un italiano medio di base romanesca In base alla lingua si distinguono:
La miniserie sarebbe un breve racconto e si caratterizza perché trasmette valori, principi etici e politici. Le tematiche più usate sono: biografie esemplari come “Don Milani, il priore di Barbiana”, adattamenti letterari come “Piccolo mondo antico” e “Cuore”, storia antica e moderna, cronaca e altri.
Le tre miniserie trasmesse dalla Rai:
La fiction di importazione ha portato ad un flusso modellante, cioè è stato modellato secondo il gusto dei telespettatori. Presenza di una fraseologia nel momento che si va a tradurre una fiction straniera e spesso sono tradotte letteralmente, con frasi che non si tendono ad usare nell’italiano. Solitamente le serie che poi si sa che avranno successo anche all’estero seguono una giusta caratteristica grammaticale senza errori. Il
Le telecronache sono diffuse sui programmi a pagamento. Nelle telecronache è importante la presenza del conduttore esempio di conduttori: Marco Cavoli per la Rai, più serio e denotativo Sandro Piccinini per la Mediaset e Fabio Caressa per Sky. Da diversi anni nelle trasmissioni ci sono due tipi di conduttori, uno dei quali solitamente è un giornalismo e l’altro un esperto (ex giocatore o ex allenatore). La specificità lessicale dipende dallo sport di cui si parla ad esempio l’automobilismo presenta più tecnicismi rispetto al ciclismo.
Sono importanti alcuni aspetti:
Sintassi immediata perché si commenta sul momento e perciò deve essere veloce con presenza di congiunzioni coordinanti. In questo tipo di comunicazione il soggetto solitamente si trova alla fine. Presenza di forestesismi che mostrano una tendenza alla flessione soprattutto derivanti dall’inglese e di forme elative.
Programmi dove oltre a parlare dello sport ci stanno anche interviste a degli ospiti e il linguaggio solitamente è controllato ma varia da chi parla. Un esempio di programma è “La Domenica sportiva”, “Contro campo” e “Novantesimo minuto” programma più seri e strettamente informativo. A livello diamesico è spostato verso il basso perché si possono sentire dei regionalismi.
(Riassunto cap. 6)
Le trasmissioni per adulti erano dopo il “Carosello” programma ritenuto per ragazzi nella paleotelevisione. Si inizia a creare nella paleotelevisione uno spazio della tv per i ragazzi pensati sui modelli televisivi dei grandi questo perché i bambini vengono visti come piccoli adulti. Si diffondono all’inizio spettacoli come se fossero dei teatrini uno dei più famosi fu “Topo Gigio” e altri programmi dedicati ai più piccoli, ma non sono format ad oc ma sono programmi per adulti più semplificati. Nella neotelevisione ci sono canali dedicati solo ai ragazzi anche se si è notato che i ragazzi sono più attratti dai programmi per gli adulti e viceversa. A partire dal 1975-76 la tv ha collaborato con l’università di bologna per far nascere delle trasmissioni per bambini come “L’albero Azzurro”. La differenza tra paleo e neo è che prima non c’erano programmi ad oc me si ispiravano a quelli per i grandi mentre adesso ci sono trasmissioni o canali dedicati esclusivamente per i ragazzi.
Esempi per tv dei ragazzi:
La paleotelevisione per ragazzi dipendeva da quella per gli adulti, il più rappresentato era l’intrattenimento e l’informazione di limitava a Giramondo. Come cartoni si iniziarono ad imporre produzioni giapponesi come Heidi e via via i cartoni giapponesi diventavano sempre più presenti nella televisione per ragazzi.
Esempi di programma contenitore sono:
Programmi dove il linguaggio è corretto grammaticalmente ma fa riferimento ad un palato quotidiano.
Ormai i linguaggi dei ragazzi a livello mediatico non interagiscono solo con la tv ma anche con i videogiochi e con internet.
I cartoni animati a carattere seriale hanno più probabilità di agire sul modello linguistico per i piccoli telespettatori.
Un esempio di cartone animato serializzato è:
Cartoni destinati ad un pubblico più grande ma che riscontrano successo anche tra i più piccoli ad esempio: “I Simpson” o “I Griffin” sono entrambi cartoni dove i protagonisti sono delle famiglie americane con madre, padre e tre figli ciascuna. Il lessico che ti utilizza rispecchia il ruolo familiare del personaggio, solitamente la madre ha un tipo di parlato più tranquillo. I temi che a volte si affrontano violano il buon gusto e il limite etico.