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Riassunto del CAP 2 del libro del corso di linguistica generale: lingue verbali e proprietà del linguaggio
Tipologia: Appunti
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Riassunto Cap.3 da pag.25 a pag.
Le specie animali si servono di più codici. Ad esempio la formica unisce al codice chimico, che utilizza per indicare la strada alle compagne, un codice tattile (tocca le compagne con le antenne) e uno acustico, emettendo delle vibrazioni. L’ape, oltre alla danza per indicare il giacimento di cibo, usa quello chimico (che serve per dare l’allarme) e uno acustico attraverso le vibrazioni. Ogni codice ha, quindi, una specifica funzione, per uno specifico scopo. Anche l’uomo ha una pluralità di codici che si presentano spesso combinati tra loro. Ci sono i codici NON VERBALI: l’espressione del volto, lo sguardo, i gesti i movimenti, la postura del corpo, (detta PROSSEMICA ) le vocalizzazioni non verbali. I codici non verbali (che quindi utilizzano solo il corpo) si chiamano CODICI AUTONOMI. Alcuni messaggi prodotti solo dal corpo, quindi i CODICI AUTONOMI sono universali, in quanto tutti gli uomini di tutte le età e lingue li utilizzano perché essi non hanno bisogno di essere imparati ma sono innati. Ad esempio: “il colpo di sopracciglia” (un rapido movimento delle sopracciglia che indica un atteggiamento positivo verso gli altri). Altri gesti sono, invece, specifici di alcune culture: messaggi sono scuotere il capo verso il basso (per dire “si” si usa in Europa) e il movimento laterale (per dire “no” sempre in Europa). In Grecia e in Bulgaria invece tali gesti vogliono dire esattamente il contrario. Tra tutti i codici umani LE LINGUE VERBALI (cioè le lingue vere e proprie: l’italiano, l’inglese, il francese…) vengono manifestate in modi particolari, infatti non tutte le lingue sono uguali. Questi codici hanno come proprietà fondamentale quella di utilizzare una complessità di suoni fonici -acustici, ovvero suoni prodotti da un apparato fonatorio da parte dell’emittente e ricevuti dal ricevente attraverso l’apparato uditivo. Le lingue verbali, per, hanno anche diverse altre proprietà dovute allo sviluppo che il cervello umano ha avuto nel corso dell’evoluzione. 11 LE PROPRIETA’ CHE CARATTERIZZANO IL LINGUAGGIO UMANO
Come già esposto nel capitolo precedente esistono codici arbitrari quando non c’è alcuna corrispondenza tra significante e significato. Secondo Saussure sono arbitrari: a) i rapporti tra il SIGNIFICANTE E SIGNIFICATO b) tra SIGNIFICANTE 1 E SIGNIFICANTE 2 c) tra SIGNIFICATO E SIGNIFICATO A) Nel primo caso (rapporti tra SIGNIFICANTI E SIGNIFICATO ) Ad esempio nella parola sedia , in inglese chiaro , in arabo kurdi. La parola (la grafia) di per sé non ci fa capire come è fatta una sedia, se uno straniero non conosce quella parola non avrà nessuna possibilità di capirlo tramite qualunque associazione. B) Nel secondo caso (rapporti tra SIGNIFICANTE 1 e SIGNIFICATO2 ) Pensiamo ai significanti pino (letto con la i breve) e pino (letto con la i lunga: piiiiino) In italiano entrambi designano lo stesso contenuto, quindi si dicono NON PERTINENTI quindi che si legga con la i lunga o corta non fa differenza, non cambia il significato. In altre lingue ciò non accade in quanto a seconda di come vengono pronunciate le vocali (brevi o lunghe) le parole assumono un significato diverso, quindi in questo caso la lunghezza delle vocali sono PERTINENTI (cioè fanno cambiare il significato della parola) C) Nel terzo caso (rapporti tra SIGNIFICATO E SIGNIFICATO) In italiano le parole foglio e fogli assumono diversi significati (nella prima parola sta ad indicare 1 solo foglio, nel secondo più fogli); le altre lingue come nello spagnolo la parola, che sia singolare o plurale, si scrive allo stesso modo. Un altro esempio in italiano la parola carne vuol dire sia il cibo in generale, sia la materia di cui sono fatti tutti gli esseri umani e animali. In inglese, invece per indicare la carne che si mangia si dice meat , per indicare la muscolatura si dice flash. Anche in questo caso, pertanto, c’è arbitrarietà. 12
Le lingue, come già detto nel capitolo precedente sono ARTICOLATE, cioè sono composte da suoni che possono essere combinati in modo differenti per formare le parole. Si parla, però, anche DI DOPPIA ARTICOLAZIONE , cioè la loro articolazione è articolata su più livelli diversi. Ad esempio: la parola “cane” è formata da una PRIMA ARTICOLAZIONE (la parola stessa cane che ha un significato preciso) che è composta da unità foniche prive di significato(c-a-n-e) SECONDA ARTICOLAZIONE. In altre parole un insieme di elementi fonici (i singoli suoni) dà origine a un insieme dotato di significato (la parola). Tale caratteristica del linguaggio umano rende il linguaggio umano un sistema SEMIOTICO (di simboli) molto efficace e potente in quanto a partire da un numero limitato di suoni, senza significato, possiamo costruire moltissime parole, che hanno un significato, le quali a loro volta potranno essere combinate per formare delle frasi. 3) SINTAGMATICO E PARADIGMATICO Ferdinand de Saussure afferma che il parlante dispone su una linea gli elementi linguistici (cioè le parole) che ha immagazzinato nella sua memoria secondo un certo ordine. Tale linea è chiamata ASSE SINTAGMATICO. Mentre il magazzino della memoria dove vengono scelti gli elementi linguistici viene chiamato ASSE PARADIGMATICO. Secondo quanto viene detto gli enunciati (cioè le frasi) sono ottenuti selezionando gli elementi linguistici dall’asse paradigmatico (cioè quello della memoria) per poi combinarli su quello sintagmatico (cioè sulla linea in cui ogni parola ha la sua giusta posizione.) Nella loro combinazione tutti gli elementi possono subire una modificazione perché devono concordarsi tra di loro (ad esempio il verbo con il pronome personale, l’articolo con il nome ecc.) 14 Per AMBIENTE SINTAGMATICO di un elemento si intende quale significato ha all’interno della frase.
Ad esempio nella frase: “ho preso il caffè” si indica l’atto di bere; nella frase “ho preso le chiavi” si indica afferrare le chiavi. 4) LA RICORSIVITA’ La ricorsività consiste nella possibilità di inserire sulla frase principale altre frasi ad esse collegate. Ad esempio: frase principale “Luca sta leggendo un libro” A questa frase se ne può aggiungere un’altra: “Luca sta leggendo un libro, che parla di un viaggiatore” Poi se ne può aggiungere ancora un’altra: “Luca sta leggendo un libro, che parla di un viaggiatore, che partì per una spedizione” e così via. 5) COESIONE La coesione è quando gli elementi in una frase devono essere in relazione, non solo concordarsi tra loro (verbo/soggetto; articolo/nome) ma anche a livello logico. 6) CITAZIONE, DE-CITAZIONE; NARRATIVITA’ La CITAZIONE all’interno di una frase viene indicata dalle “…” e indica una frase detta veramente da un personaggio. È il DISCORSO DIRETTO. Ad esempio: gli ha detto: “non ne posso più”. La citazione è una caratteristica importante del linguaggio umano perché permette di inserire all’interno di un enunciato prodotto da un dato emittente, messaggi emessi da altri emittenti, consentendo quindi la costruzione di testi narrativi. Tale proprietà è collegata anche al cosiddetto DISTANZIAMENTO ovvero la possibilità che il linguaggio umano ha di formulare messaggi relativi a un contesto spazio- temporale diverso da quello in cui si narra. La DE-CITAZIONE è il contrario quando cioè quando vengono eliminate le” ed evidenziate a volte con il neretto ma si tratta pur sempre di un enunciato di un altro emittente. Ad esempio: Mi ha dato uno schiaffo …o una carezza violenta? 15 La NARRATIVITA’ è il racconto di fatti, storie personali, in cui è presente IL DISCORSO INDIRETTO , cioè quel che può essere detto dai diversi personaggi.
Le lingue verbali permettono anche delle FORZATURE ossia spostamenti di elementi di una categoria a un’altra. Ad esempio un aggettivo può diventare anche un nome. Bello (aggettivo) il bello (nome); A livello di significato in tutte le lingue è possibile forzare la designazione delle parole in modo da far acquisire loro ulteriori significati. Ad esempio: “ho strappato il libro” “ho letto il libro” Nelle due frasi il libro non indica la stessa cosa. Nella prima frase si riferisce a un oggetto fisico; nella seconda frase si riferisce al testo contenuto nel libro. Questa proprietà permette al linguaggio di essere particolarmente flessibile. 10) VARIABILITA’ Le lingue verbali possono mutare (cambiare) a seconda del tempo e dello spazio. Esse inoltre si alterano in base alla situazione comunicativa in cui sono usate (per esempio con una persona sconosciuta si parla in modo diverso da come si parla con un vecchio amico) e a seconda del mezzo che si adopera (scrivendo si usano modi che non si utilizzerebbero se si dovesse parlare). Infatti ci sono diverse differenze tra lingua scritta e lingua parlata. Innanzitutto lo scritto è generalmente più “accurato” del parlato spontaneo: nello scritto abbiamo infatti tempo per pensare a come pianificare il testo, mentre nel parlato spontaneo non c’è e pertanto troviamo molti errori, riformulazioni, ripetizioni. Infine il parlato è generalmente più informativo perché oltre al codice linguistico vero e proprio può contare sull’intonazione, sulla gestualità e sulla prossemica (gesti del corpo e del volto). Il termine DIACRONIA coniato da Saussure in dica il fatto che le lingue, in senso generale, cambiano nel tempo; nel tempo infatti cambiano i suoni della lingua, cambiano i significati, la forma delle parole, la grammatica e la sintassi. Così è accaduto ad esempio al latino nel corso del processo della formazione delle lingue romanze (che sono: l’italiano, il francese e lo spagnolo). 17 SINCRONIA studia il cambiamento di una lingua in un preciso momento storico, senza prendere in considerazione l’evoluzione (nel lungo periodo) nel tempo.
A esempio studiare il sistema delle vocali nel greco del IV secolo a.C. è uno studio sincronico perché si riferisce a un periodo breve e preciso di tempo. Secondo Saussure la sincronia è più importante della diacronia perché prima di capire come una lingua si evolve nel tempo occorre osservare come la lingua cambi in un periodo di tempo più limitato. FAMIGLIE E TIPI LA FAMIGLIA LINGUISTICA è formata da lingue che derivano geneticamente da una stessa LINGUA MADRE e che quindi presentano tratti comuni con la lingua madre e tratti comuni tra di loro. Le lingue romanze sono una famiglia: derivano tutte dal latino, del quale prendono numerosi tratti e hanno dei caratteri comuni. Sono lingue romanze l’italiano, il francese, lo spagnolo, portoghese. Un'altra famiglia è quella germanica a cui appartengono, invece l’inglese e il tedesco. Il mutamento diacronico può portare alla scomparsa della lingua (come è successo con il latino). I TIPI LINGUISTICI sono classi di lingue che pur non essendo imparentate geneticamente hanno delle affinità strutturali in comune. 18