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Il romanzo e la novella Petronio: Satyricon Apuleio: Le Metamorfosi
Tipologia: Appunti
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Nella letteratura moderna il termine romanzo indica un racconto in prosa con una precisa struttura narrativa, costituita da un esordio, alcune peripezie e uno scioglimento, che, fondendo elementi realistici e fantastici, pone al centro della narrazione una vicenda umana, con l’intento primario di intrattenere e dilettare il lettore. Nel mondo greco e latino, al pari della novella, esso è invece un prodotto raro e tardivo, privo di caratteri definiti e escluso dalla codificazione tradizionale dei generi. La difficoltà con cui il romanzo si sviluppa come genere autonomo si spiega in primo luogo con la naturale diffidenza degli intellettuali nei confronti di testi rivolti al semplice intrattenimento, all’interno di un contesto culturale che privilegiava invece una concezione elevata della letteratura, connessa alle esigenze civili della collettività. Racconti di tipo romanzesco sono presenti fin dall’antichità sia come patrimonio folklorico della cultura orale sia sottoforma di digressioni inseriti all’interno di testi epici, storiografici o di altro genere. Nel I-II secolo d.C., l’ampliarsi del pubblico fa sì che la produzione letteraria si adegui ai gusti di lettori meno colti, interessati a storie d’amore e d’avventura legate a una realtà tutta umana e terrena. In questo contesto culturale, i generi tradizionali subiscono profonde trasformazioni: in particolare l’epica, la più antica forma di narrazione, si adatta alle esigenze di una situazione storico-sociale e culturale mutata, abbassandosi dalla sfera del divino e delle grandi idealità all’ambito umano e quotidiano. Il protagonista stesso del romanzo è infatti un tipo del tutto umano nelle sue aspirazioni, calato nella vita quotidiana e alla ricerca di nuovi valori, legati alla sfera del privato e rivolti a un pubblico medio-basso. La letteratura latina ha come esempi due romanzi: il Satyricon di Petronio e le Metamorfosi di Apuleio. Le opere di Petronio e Apuleio presentano alcune analogie, che non si limitano alla genesi e al contesto storico ma riguardano anche l'impianto narrativo. In questo senso, il tratto più evidente del romanzo latino è il carattere realistico e talora licenzioso. In entrambi gli autori è prioritario l'intento di divertire il lettore con una vicenda ricca di peripezie e colpi di scena, vissuta in prima persona dal protagonista. Mentre però Petronio rappresenta l'errare del protagonista in una realtà labirintica e degradata che non offre alcuna speranza di miglioramento, Apuleio narra invece una vicenda che può essere interpretata, in senso allegorico, come un itinerario di salvezza spirituale.
I dati biografici dell’autore del Satyricon restano in gran parte avvolti nel mistero. Petronio diventa console in Bitinia e poi console nel 63, dimostrando buone doti di comando. Torna a Roma ed entra nella cerchia degli amici più intimi di Nerone, dove diventa “arbitro del buon gusto”. Il favore di cui gode presso il princeps , però, spinse Tigellino ad accusarlo con false prove di essere tra i promotori della congiura dei Pisoni. Ormai certo della condanna, nel 66 Petronio sceglie il suicidio.
Si tratta di un'opera pervenutaci in frammenti, tra l'altro appartenenti solo al XV e XVI libro. Non si conosce il numero complessivo dei libri né il contenuto delle parti precedenti. La vicenda è narrata in prima persona dal protagonista, Encolpio. Si tratta di un viaggio avventuroso e pieno di colpi di scena. L'altro protagonista è Gitone, un bel giovane di cui Encolpio è innamorato. Altri personaggi sono il giovane Ascilto, rivale di Encolpio nell'amore per Gitone, Eumolpo, un letterato, Quartilla, sacerdotessa di Priàpo, e poi il ricchissimo liberto Trimalchione. Si tratta di vari episodi, avventure che hanno in comune situazioni paradossali, comiche e riferimenti sessuali. L'episodio più rilevante e che occupa più spazio nei frammenti a noi pervenuti è la cena di Trimalchione, a cui partecipano i protagonisti, durante la quale il liberto esibisce la propria ricchezza nei modi più stravaganti e a volte disgustosi. Il Satyricon non appartiene ad un genere letterario ben preciso, ma attinge da vari generi letterari.
Innanzitutto, dal cosiddetto "romanzo" greco (il termine è moderno, mentre anticamente non aveva un nome). Come il romanzo, anche il Satyricon ha una trama complessa e avventurosa, e parla di una storia d'amore ostacolata dal destino con la presenza di rivali in amore. Le differenze sono che nel Satyricon vi è alternanza tra versi e prosa e inoltre l'amore è di tipo omosessuale e descritto in maniera realistica e non idealizzata. Altro genere letterario a cui attinge il Satyricon è la "satira menippea" come si evince dal titolo stesso. Infatti, come la "satira menippea" anche il Satyricon presenta l'alternanza versi e prosa e una grande varietà linguistica, dal linguaggio più elevato e nobile a quello più volgare; inoltre, vi è la parodia di opere letterarie. La differenza sta nella mancanza di un insegnamento morale. Inoltre, il Satyricon si ispira anche alla cosiddetta "novella milesia", sempre di origine greca, in cui l'aspetto erotico delle storie è molto presente, e, in particolare, vi sono cinque vere e proprie novelle milesie narrate da altrettanti personaggi all'interno dell'opera stessa. Altri due generi letterari a cui il Satyricon s'ispira sono la commedia e il mimo. Entrambi, come il Satyricon, rappresentano la vita quotidiana degli strati più bassi della popolazione, hanno scopo comico e trattano spesso argomenti gastronomici: in questo caso si tratta della cena di Trimalchione. L'autore, anche se non interviene mai in prima persona, dimostra di divertirsi nel descrivere personaggi stravaganti e pieni di vizi, ma anche un atteggiamento distaccato e di superiorità verso questi personaggi e il loro mondo. La visione che emerge dal Satyricon però è pessimistica: la vita è vista come qualcosa in continuo cambiamento, insicura e minacciata dalla morte. Per quanto riguarda il linguaggio che Petronio usa, esso è molto vario, in quanto si adatta ai personaggi e alle situazioni Il realismo del Satyricon consiste nella rappresentazione concreta della vita quotidiana e nell'interesse per fini comici verso personaggi appartenenti agli strati più bassi della società. Vi sono inoltre riferimenti frequenti e realistici alla sfera sessuale, che potrebbero essere giustificati con un presunto epicureismo dell'autore.
contribuisce a creare un quadro comico e grottesco, in cui risalta il gusto grossolano del padrone di casa, rozzo liberto arricchito e vero protagonista della cena. Alla pacchiana ostentazione del lusso si accompagna nel finale una cupa riflessione sulla brevità della vita, che proietta sulla scena l’ombra della morte incombente.
cena più in ombra del suo ingombrante consorte, ma ne rappresenta, nel bene e nel male, l’ideale metà. Come lui è una ex schiava, e con il marito condivide l’amore per la ricchezza e per il lusso. Con una tecnica di grande efficacia realistica, Petronio sceglie di presentarla indirettamente, attraverso una descrizione che un convitato ne fa al protagonista.
unico reale valore nel mondo dei liberti, e il pensiero della morte, a cui si accompagna l’invito a godere le gioie materiali della vita, in una sorta di degradato carpe diem.
abbandona a una sorta di ingenua autocelebrazione, rievocando di fronte al pubblico dei liberti le tappe della propria ascesa economica e sociale: l’infanzia da schiavo, l’affrancamento, le prime esperienze nel commercio e la sua trasformazione in ricco possidente terriero.
fabula Milesia: un genere di racconto breve di contenuto licenzioso, legato ai temi del sesso e della beffa. La narrazione è svolta da Petronio con efficace realismo psicologico nell'analisi dei personaggi e con divertita amoralità. Ancora una volta, nel narrare la grottesca vicenda di un'astuta vedova, l'autore non giudica e non condanna, ma insieme al lettore sorride dei vizi che animano la vita reale e sembra irridere ogni forma di moralismo ipocrita. A suscitare il divertimento del lettore contribuisce anche l'arma della parodia letteraria, condotta sia attraverso i riferimenti ironici alla serietà convenzionale del romanzo erotico greco sia attraverso il duplice riferimento a Didone, eroina epica per eccellenza.
chiaro che tutte le peripezie affrontate da Lucio-asino altro non erano in realtà che prove cui l'anima di Lucio veniva sottoposta per essere preparata alla rinascita finale.
consumato con l’inganno da un’astuta popolana ai danni del marito credulone che risulta, al termine della vicenda, doppiamente beffato.
dal suo esordio le caratteristiche tipiche della fiaba. In una cornice spazio-temporale indeterminata si collocano un re, una regina e le loro tre figlie, la minore delle quali, Psiche, con la sua straordinaria bellezza suscita l’invidia di Venere. La dea, sdegnata, convoca suo figlio Amore e lo esorta a punirla in modo esemplare. Ma la vicenda andrà diversamente dal previsto. Psiche diventa il simbolo dell'anima ancora legata alla materialità che, accettando la venerazione di cui è fatta oggetto, pecca di superbia e va incontro a una serie di peripezie analoghe a quelle di Lucio. Antagonista di Psiche è la dea Venere, presentata dall'autore in toni divertiti e parodici, che riflettono la perdita di fede sincera negli dei.
salvo in uno splendido palazzo dove ogni notte la visita, impedendole però di vedere il suo volto. Una notte, quando Amore si addormenta, Psiche gli si avvicina con una lucerna e un’arma. Ma la sua curiosità avrà esiti negativi.
Venere ad affrontare quattro prove, l’ultima delle quali la porta a scendere negli Inferi e a riportarne un po' della bellezza della dea Proserpina. Grazie a un aiutante magico, la ragazza riesce anche in questa impresa ma, tentata ancora una volta dalla sua curiosità, apre lo scrigno che possiede il prezioso dono e cade in un sonno simile alla morte. Come Lucio sarà salvato da Iside, tuttavia, anche Psiche viene soccorsa da Amore, che la risveglia e la guiderà poi nell’Olimpo, facendola sua sposa.