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macroeconomia, appunti integrati con libro, anno 2016, università di verona, Appunti di Macroeconomia

appunti di macroeconomia integrati anno 2016, università di verona, cristina spiller

Tipologia: Appunti

2016/2017

Caricato il 20/03/2017

claudia.fornale1
claudia.fornale1 🇮🇹

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MACROECONOMIA
Microeconomia = studio del singolo, delle individualità. Coeteris paribus (ideologia data,
ordinamento dato)
Macroeconomia = studia le aggregazioni (aggregazione = mettere insieme).
Aggregato può essere diviso in tanti altri aggregati (es. gruppo di persone è
aggregato!può essere diviso in altri due aggregati: maschi e femmine)
L’aggregato con cui ci misuriamo il livello di attività del sistema economico, il principe degli
aggregati è il prodotto (prodotto interno lordo, o si può anche parlare il prodotto nazionale lordo se
si pone accento sull’aspetto nazionale; nel mondo anglosassone GDP, gross domestic product).
ISTAT, BANCA D’ITALIA — istituti che producono documentazione circa attività produttiva del
paese
OCSE, FMI e UE — istituti che producono documentazione a livello europeo/internazionale!
DUE MODI X CALCOLARE PIL
ESEMPIO
Un kg di pane costa 6 euro al Kg, e vengono impiegati 3 euro di farina ottenuta da 1,5 euro di
grano.
Il grano si ottiene da 0,3 euro di semente accumulata nell’anno precedente e coltivata con
fertilizzanti importati del valore di 0,3 euro.
Calcolare il PIL.!
Esclusi dalla produzione:
0,3 Euro semente ! anno precedente
0,3 euro fertilizzanti !non mia produzione
"METODO DEL PRODOTTO FINALE: al prodotto finale sottraggo le spese non prodotte:
6-0,6!prodotto realizzato vale 0,4
"METODO DEL VALORE AGGIUNTO: si stima il valore che ha apportato l’agricoltore.
L’agricoltore ha 1,5 di grano, che ce l’ha grazie a sementi anno precedente e fertilizzanti importati.
1,5-0,6=0,9
mulitore —>3-1,5=1,5
fornaio —>pane vale 6 euro, cui tolgo valore farina: (6-3)=3
3+1,5+0,9=5,4
"evidenzia la partecipazione dei vari operatori
"forma di identità tra reddito e prodotto
CONTABILITÀ NAZIONALE
La contabilità nazionale è un insieme di conti o documenti convenzionali attraverso cui viene
descritto sinteticamente il risultato dell'attività economica di produzione, di scambio, di
trasferimento di risorse che ha luogo in una economia nazionale in un certo periodo di tempo
(solitamente un anno).
Vi sono diverse grandezze:
PNL —> prodotto nazionale lordo: è il valore lordo a prezzi di mercato di tutti i beni e i servizi
finali prodotti nel sistema economico in un anno.
PNL potenziale (o di pieno impiego) la produzione potenziale è quella che si potrebbe
conseguire qualora la manodopera fosse pienamente utilizzata e la capacità produttiva
completamente sfruttata.
RNL —> reddito nazionale lordo: corrisponde alla somma dei redditi dei fattori di produzione in
un anno. I fattori possono essere situati in territorio non nazionale ma i loro titolari devono risiedere
nel paese considerato.
SNL spesa nazionale lorda: è data dalla somma delle spese finali effettuate nell'anno dai
cittadini residenti.
PNL = RNL = SNL >>> prodotto è anche reddito, e reddito è anche spesa
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MACROECONOMIA

− Microeconomia = studio del singolo, delle individualità. Coeteris paribus (ideologia data, ordinamento dato…) − Macroeconomia = studia le aggregazioni (aggregazione = mettere insieme). Aggregato può essere diviso in tanti altri aggregati (es. gruppo di persone è aggregato!può essere diviso in altri due aggregati: maschi e femmine) L’aggregato con cui ci misuriamo il livello di attività del sistema economico, il principe degli aggregati è il prodotto (prodotto interno lordo, o si può anche parlare il prodotto nazionale lordo se si pone accento sull’aspetto nazionale; nel mondo anglosassone GDP, gross domestic product). ISTAT, BANCA D’ITALIA — istituti che producono documentazione circa attività produttiva del paese

OCSE, FMI e UE — istituti che producono documentazione a livello europeo/internazionale!

DUE MODI X CALCOLARE PIL

ESEMPIO

Un kg di pane costa 6 euro al Kg, e vengono impiegati 3 euro di farina ottenuta da 1,5 euro di grano. Il grano si ottiene da 0,3 euro di semente accumulata nell’anno precedente e coltivata con fertilizzanti importati del valore di 0,3 euro.

Calcolare il PIL.!

Esclusi dalla produzione:

− 0,3 Euro semente! anno precedente

− 0,3 euro fertilizzanti !non mia produzione

" METODO DEL PRODOTTO FINALE: al prodotto finale sottraggo le spese non prodotte:

6-0,6!prodotto realizzato vale 0,

" METODO DEL VALORE AGGIUNTO: si stima il valore che ha apportato l’agricoltore.

L’agricoltore ha 1,5 di grano, che ce l’ha grazie a sementi anno precedente e fertilizzanti importati. 1,5-0,6=0, mulitore —>3-1,5=1, fornaio —>pane vale 6 euro, cui tolgo valore farina: (6-3)= 3+1,5+0,9=5,

" evidenzia la partecipazione dei vari operatori

" forma di identità tra reddito e prodotto

CONTABILITÀ NAZIONALE

La contabilità nazionale è un insieme di conti o documenti convenzionali attraverso cui viene descritto sinteticamente il risultato dell'attività economica di produzione, di scambio, di trasferimento di risorse che ha luogo in una economia nazionale in un certo periodo di tempo (solitamente un anno). Vi sono diverse grandezze: PNL —> prodotto nazionale lordo : è il valore lordo a prezzi di mercato di tutti i beni e i servizi finali prodotti nel sistema economico in un anno. PNL potenziale (o di pieno impiego) → la produzione potenziale è quella che si potrebbe conseguire qualora la manodopera fosse pienamente utilizzata e la capacità produttiva completamente sfruttata. RNL —> reddito nazionale lordo: corrisponde alla somma dei redditi dei fattori di produzione in un anno. I fattori possono essere situati in territorio non nazionale ma i loro titolari devono risiedere nel paese considerato. SNL → spesa nazionale lorda: è data dalla somma delle spese finali effettuate nell'anno dai cittadini residenti.

➡ PNL = RNL = SNL >>> prodotto è anche reddito, e reddito è anche spesa

LORDO : con tasse. Se da ciascuno degli aggregati sottraiamo gli ammortamenti (ovvero procedimento attraverso cui si ripartisce il costo di un bene durevole negli anni in cui tale bene esplica la propria funzione) si ottengono i VALORI NETTI al costo dei fattori o ai prezzi di mercato → da questo procedimento otteniamo che le grandezze al netto assumono uno stesso valore

➡ PNN = RNN = SNN

PNL: prodotto ottenuto da persone fisiche o giuridiche aventi nazionalità del paese, entro i relativi confini, oppure anche in paesi esteri, purché là non stabilmente residenti (anche detto GDP gross domestic product ).

PIL —> prodotto interno lordo: prodotto ottenuto entro i confini del paese, da persone fisiche o giuridiche italiane o straniere ,stabilmente residenti nel paese. Redditi netti dall’estero: differenza tra redditi prodotti nel nostro paese ma percepiti da cittadini stranieri e redditi prodotti all’estero ma corrisposti a cittadini italiani. ➡ PNL = PIL + redditi netti all’estero [= differenza fra i redditi prodotti nel nostro paese ma percepiti da cittadini stranieri e i redditi prodotti all’estero ma corrisposti a cittadini italiani] Reddito personale o reddito effettivo percepito dagli individui: reddito cui si sottraggono i profitti che le imprese private e pubbliche hanno ma non distribuiscono, i redditi patrimoniali degli enti pubblici e a cui si aggiungono i trasferimenti di cui godono le persone fisiche (es. pensione sociale, indennità di accompagnamento!benefici x individuo). Reddito personale disponibile: quello che abbiamo per effettuare pagamenti!somma dei redditi da lavoro + redditi delle imprese individuali + profitti distribuiti + rendite + interessi percepiti da persone fisiche e dai trasferimenti unilaterali MENO le imposte sul reddito corrisposte dai privati e i contributi previdenziali e assicurativi. (simbolo: Yd)

EQUILIBRIO MACROECONOMICO E CROCE KEYNESIANA

Keynes considera un mercato chiuso (analisi su un sistema economico privo di scambi internazionali, per semplicità d’indagine). Secondo Keynes la disoccupazione è dovuta alla mancanza di domanda: non sussiste sufficiente domanda di beni e servizi, QUINDI gli imprenditori non producono → non c’è necessità di assumere altri lavoratori. —> viene a crearsi uno stato disoccupazionale che genera un calo del reddito e non permette una adeguata capacità di acquisto —> cade la domanda e quindi viene a meno anche la produzione. Keynes rovescia la visione classica che imponeva la legge di Say ( offerta crea la propria domanda ), va ad enfatizzare il ruolo cruciale della domanda aggregata effettiva. Equilibrio esige che ci sia uguaglianza tra la domanda e l'offerta aggregata, come uguaglianza tra domanda e offerta di lavoro, uguaglianza tra o e d moneta:

  • (^) DG = OG
  • (^) DL = OL
  • (^) DM = OM Nel mercato dei beni e servizi (mercato reale) il prodotto nazionale si identifica con l’ offerta aggregata in virtù dell'appropriata relazione tra prezzi e salari —> OG = Q [assunto] SE OG = DG allora DG = Q = Y in virtù di quanto detto prima cioè PN = RN dove Q —> prodotto nazionale e Y —> reddito nazionale Di conseguenza DG eguaglia anche la spesa nazionale. Occorre inoltre distinguere tra valori programmati ex ante e valori effettivi ex post —> distinzione tra domanda programmata (volevo 8 ma trovo 10, domanda prevista) e domanda effettiva (volevo 10 ma trovo 8, 8 è la domanda attuata reale, domanda effettiva) —> concetto introdotto da Keynes.

Principio della domanda effettiva >>> Croce Keynesiana Secondo Keynes, risparmio e investimento sono portati in equilibrio attraverso modifiche che intervengono sul reddito, e non sul tasso di interesse, presupposto precedente tradizionale. Keynes ritiene inoltre che l' investimento dipenda da fenomeni di lungo periodo e quindi può essere assunto dato nel breve periodo. Domanda effettiva = C + I + G + E —> livello della domanda effettiva può essere illustrata dalla croce keynesiana ➡ Rappresenta l'equilibrio macroeconomico escludendo^ tasso di interesse^ e^ livello dei prezzi

guarda solo l’aspetto reale, vale a dire l’aspetto dei beni e dei servizi ➡ Sono solamente le condizioni di domanda a determinare il quantitativo prodotto La Croce keynesiana avrà nell'asse y la domanda aggregata Dg , in quello x il reddito prodotto Y

  • (^) tracciamo la bisettrice dell'angolo partendo dall’origine degli assi —> su essa i valori delle ascisse si eguagliano a quelli delle ordinate, quindi tutti i suoi punti rappresentano punti di equilibrio dove il reddito Y è uguale alla domanda aggregata ovvero: Y= Dg (C + I)
  • (^) tracciamo ora la funzione di domanda Dg che interseca la bisettrice nel punto E, che rappresenta l’equilibrio in cui quindi Dg si eguaglia al reddito Y (Dg = Y)
  • (^) se aumentiamo una componente della domanda come ad esempio l’investimento ↑I (∆I), la domanda aumenta, e quindi la linea di domanda trasla verso l’alto (Dg 1 ), perché una sua componente è aumentata —> di conseguenza cambia il punto di equilibrio, che diventa E’ e corrisponde un reddito maggiore >>> ciò è intuitivo perché se aumenta la domanda, i produttori devono produrre di più.

Per Keynes la domanda aggregata è fondamentale —> la domanda stimola la produzione, quindi l’occupazione e quindi il reddito —> richiamando le componenti della domanda aggregata si ha DG = C + G + I + E - M Prima abbiamo parlato della disaggregazione in altre variabili della domanda aggregata. Ora andiamo ad esaminare queste variabili una per una, e cominciamo con il CONSUMO. Ora analizziamo la spesa per i consumi privati C, che è la componente maggiore della domanda aggregata.

DETERMINANTI DEL CONSUMO PRIVATO (C)

Keynes ritiene che la spesa per i consumi privati dipenda dal reddito → all'aumentare del reddito il consumo cresce ma non nella stessa misura perché una parte del reddito viene risparmiata e una parte viene destinata al pagamento delle tasse. Diviene cruciale il reddito disponibile e cogente è il riferimento alla propensione marginale e alla propensione media al consumo. FUNZIONE DI CONSUMO DI BREVE PERIODO

➡ C = a + cY

  • a^ —>^ consumo autonomo^ = consumo che si effettua indipendentemente dal reddito, sganciato dal reddito —> esiste perché siamo nel bp, nel lp sparisce
  • c^ —>^ propensione marginale al consumo^^ % (valore percentuale) indica quanto viene destinato al consumo —> rimane costante , anche se aumenta il reddito.
  • propensione media al consumo ( Pme ) è la proporzione di reddito spesa per i consumi —> diminuisce quando il reddito cresce. Rappresentazione grafica propensione marginale al consumo

- consumo su asse ordinate e reddito Y su asse ascisse

- parto con la funzione di consumo da un livello un po' più alto rispetto all’origine —> il tratto da O

a dove parte la funzione di consumo, è proprio la parte del consumo autonomo a.

- prendo il punto A e per conoscere la propensione marginale al consumo, congiungo il punto A

con l’asse delle ascisse, ottenendo l’ angolo ɑ

- prendo un altro punto B ipotizzando che il reddito sia aumentato, congiungo sempre il punto B e

lo collego sempre all’asse delle ascisse —> ricado sempre nello stesso angolo ɑ

- prendo un altro punto C , lo congiungo con l’asse delle ascisse e ricado anche in questo caso

nell’ angolo ɑ

➡ questo ci spiega che la propensione marginale al consumo (c) non cambia , anche se il

reddito aumenta

Δ C

Δ Y

C

Y

Rappresentazione grafica della funzione di risparmio (pg 64 appunti) Il risparmio è possibile solo a partire da un certo livello di reddito, per questo la retta parte da un elevato reddito. FUNZIONE DI CONSUMO DI LUNGO PERIODO (NB: Keynes snobbava il lp)

  • (^) parto dall’origine degli assi O (siccome analizziamo un arco temporale molto lungo, partiamo dall’origine degli assi)
  • (^) OD rappresenta la funzione del consumo di lungo periodo
  • (^) possiamo osservare che nella funzione di consumo di lp è sparito il consumo autonomo a , perché nel lp le difficoltà dovute al problema della mancanza di reddito vengono ad essere superate —> la propensione diventa propensione al consumo , e non più media o marginale , perché nel lp queste due propensioni si uguagliano
  • (^) ipotizziamo una crisi nel punto A : disoccupazione, quindi mancanza di lavoro, quindi anche diminuzione del reddito, quindi diminuzione dei consumi.
  • (^) Nonostante la crisi però, se il reddito diminuisce, in ogni caso per consuetudini radicate, abitudini, livello sociale acquisito ecc, si riduce il consumo ma non si vanifica, non torna ad essere come nelle epoche precedenti. —> per tutti questi motivi QUINDI dal punto A si riduce il consumo, ma non si torna indietro sulla stessa linea di consumo, perché in ogni caso lo si mantiene su un livello leggermente più elevato rispetto al precedente.
  • (^) la funzione di consumo quindi diventa AA’, che è in sostanza una funzione di bp >>> il consumo procede lungo la retta AA’ quando cala il livello reddituale, per tornare verso A’ nel caso di ripresa
  • (^) AA’ BB’ CC’ indicano quindi le possibili funzioni di consumo che però sono di breve periodo

➡ il cammino pertanto procede lungo la retta OD finché si raggiunge il punto B’, dove si verifica un

altro movimento ciclico e così via —> consumo ciclico —> quando il reddito diminuisce non si torna indietro sulla retta di consumo ma si creano delle nuove rette AA' BB' CC' che sono le possibili funzioni di breve periodo.

Ulteriori interpretazioni teoriche Questa teoria di Keynes che mette in relazione reddito e consumo viene analizzata anche da altri: TEORIA REDDITO PERMANENTE DI FRIEDMAN (1957) Secondo Friedman, gli individui basano i consumi correnti sul livello reddituale che pensano sia il loro reddito medio di lungo periodo, e non sul reddito corrente. Sosteneva che si dovesse distinguere tra:

  • (^) reddito permanente —> quello che gli individui sanno che hanno con certezza (es. salari)
  • (^) reddito transitorio —> reddito aleatorio, es. vincite lotteria ➡ Y = Yp + Ytr Riflettendo la medesima analisi sul consumo, si ottiene: ➡ C = Cp + Ctr Friedman sosteneva che, mentre si possono collegare reddito permanente e consumo permanente (es. spese per cibo) con una relazione di funzionalità [Cp = cYp (lp)], non può invece prevedersi una relazione tra reddito transitorio e consumo transitorio (es. spese per malattia improvvisa) IPOTESI DEL CICLO DI VITA DI ANDO E MODIGLIANI (1963) Pone l'accento sul ruolo del risparmio e dell'indebitamento come fattori che permettono di trasferire risorse dalle diverse fasi della vita in cui il reddito è elevato, a quelle in cui il reddito è basso. In particolare dalla fase lavorativa a quella successiva di ritiro dall’attività in cui il reddito è basso. Prende in considerazione tutte le risorse che gli individui possono avere la propria spesa. Il totale delle risorse disponibili della vita sono:an A. valore netto del patrimonio posseduto alla fine del periodo precedente (es. immobili) B. reddito non patrimoniale durante periodo corrente (es. salario, cioè reddito che non proviene da immobili o titoli) C. + somma dei valori attuali dei redditi non patrimoniali attesi per il futuro (es. reddito che stimo di avere da qui a, ad esempio, 10 anni) IPOTESI DEL REDDITO RELATIVO DI DUESEMBERRY : Dusemberry parte dalla riflessione per cui certe abitudini di consumo non vengono vanificate del tutto, ma vengono solo modificate. Supponendo di avere un determinato reddito, tale reddito condiziona il consumo. Supponiamo di avere avuto in passato un reddito maggiore —> il reddito di riferimento del passato era più alto, e aveva portato quindi a un consumo più elevato.

anche se attualmente il reddito è diminuito, il reddito precedente condiziona comunque anche il consumo attuale la parte del reddito che viene consumata non dipende dal livello assoluto del reddito familiare ma bensì dalla posizione relativa che la famiglia ha nella distribuzione del reddito, per l’atteggiamento psicologico di “non lasciarsi superare dalla famiglia X” ➡ Ct = cYt + dYt- dove:

  • (^) Ct —> consumo attuale
  • (^) c —> propensione marginale al consumo attuale
  • (^) Yt —> reddito al tempo attuale
  • (^) d —> propensione marginale al consumo periodo precedente
  • (^) Yt-1 —> reddito precedente >>> in tale ipotesi così formulata si suppone che il reddito precedente sia minore del reddito attuale —> reddito in crescita Possiamo anche ipotizzare che il reddito elevato avuto in passato non sia più cresciuto in maniera significativa nel corso degli anni, ma che si sia trattato di un evento isolato che non si è poi più manifestato, anche se comunque continua ad influenzare il consumo attuale —> possiamo allora sostituire tale reddito precedente dYt-1, diventato costante, con la variabile a (andamento reddituale in diminuzione): ➡ Ct = cYt + a

dYt-1 ( a ) —> detto anche vischiosità del consumo , è un elemento da cui si fa fatica a distaccarsi, che condiziona il consumo.

Aspettative del consumatore Importante porre attenzione alla volontà di spendere dei vari acquirenti —> aspettative stimolano più o meno consumo —> ad esempio il soggetto dilaziona l’acquisto quando ha più convenienza. Se ad esempio il soggetto non ha urgenza, posticipa gli acquisti. Illusione monetaria è quando il consumatore guarda solo il valore monetario e non i prezzi. Avendo un dato Y può sembrare molto elevato se non lo relaziono con il prezzo dei beni.

MOLTIPLICATORE

Keynes parla degli animal spirits —> sono gli istinti degli imprenditori, che lo portano ad effettuare delle attività produttive —> se c’è una crisi, questi animal spirits si assopiscono, l’imprenditore non è più stimolato —> manca lo spirito per ampliare, stimolare l’attività produttiva. In merito Keynes parla di paradossi: ➡ c’è una situazione di crisi—> non c’è produzione>>>non c’è lavoro>>>non c’è reddito. Egli dice (paradosso) che lo Stato dovrebbe prendere i disoccupati, incaricarli di fare delle buche e poi di mettere delle bottiglie in tali buche. Una volta finito coprirle con la terra, e una volta coperto, scoprire le buche e tirare fuori le bottiglie —> questo per dire che lo stato deve intervenire laddove mancano le iniziative imprenditoriali private, attraverso spesa pubblica. ➡ in questa ottica, lo stato nel dare reddito ai lavoratori delle buche, va incontro a delle spese iniziali, e i lavoratori d’altro canto allo stesso tempo non possono dare un ritorno allo stato come prelievi fiscali:

  • quindi spesa iniziale supera entrate MA:
  • spesa è componente della domanda aggregata >>> aumenta domanda aggregata
  • aumenta consumo >>> e quindi aumenta ancora più la domanda aggregata
  • aumentando domanda aggregata >>> aumenta domanda di lavoro, perché la domanda aggregata è collegata alla domanda di lavoro
  • aumentando la domanda di lavoro, le imprese che producono quindi assumono >>> quindi aumenta l’occupazione
  • nel bp la funzione di produzione lega prodotto e occupazione >>> aumentando occupazione aumenta il prodotto
  • aumentando il prodotto aumenta il reddito >>> aumentano le entrate per lo stato QUINDI da una situazione di deficit spending per lo stato si perviene a un equilibrio

- inizialmente aumento della spesa pubblica —> la spesa supera gli introiti

- però aumenta domanda aggregata

- aumento domanda aggregata si esprime anche attraverso aumento della domanda di lavoro

- cresce occupazione

- cresce prodotto

- cresce reddito >>> ciò permette di avere quindi introiti fiscali —> equilibrio (potenziale)

Quindi da questa riflessione Keynes arriva a formulare la TEORIA DEL MOLTIPLICATORE

  • teoria esposta da Keynes nel 1936
  • distingue la^ domanda aggregata effettiva^ (ex post) e^ quella programmata^ (ex ante)
  • Teoria ortodossa : le risorse produttive tendono ad essere sempre pienamente impiegate, e una spesa è socialmente utile solo se conduce alla produzione di un bene strumentale produttivo, tale cioè da ottenere in futuro una maggiore realizzazione di beni finali. —>in quest’ottica, le spese improduttive , come ad esempio quelle destinate a edificare monumenti, rappresentano di per sé puro spreco sotto il profilo economico, non recando alla collettività alcun beneficio
  • Keynes:^ sottolinea come invece anche le^ spese improduttive , anche se non accrescono le capacità di produzione della collettività, esercitano comunque un effetto moltiplicativo sul reddito , tanto da consentire di accrescere il livello occupazionale. —> se si va ad aumentare l'occupazione (attraverso diversi stimoli) si avvia un ciclo virtuoso di occupazione-reddito-spesa-occupazione.. benefico per il sistema economico. Il principio del moltiplicatore è elaborato originariamente da KAHN, JONANSTEN, MITNIZKI. Il merito di Keynes sta nell'aver formulato una teoria monetaria della produzione rompendo la tradizione che concentra l'analisi sul settore reale, e assegna alla moneta la sola funzione di determinare il livello dei prezzi monetari.

➡ Keynes dimostra invece come in una economia monetaria il declino della domanda

aggregata si realizza attraverso un aumento della domanda di moneta. Condizioni del sistema nel moltiplicatore keynesiano (NB: siamo nel bp):

  • iniziale situazione di equilibrio di sottocupazione —> c’è eguaglianza tra domanda e offerta, ma questa uguaglianza non rispecchia la piena occupazione (domanda 10 maglioni, offerta di 10 ma attività produttiva potrebbe produrne 20 con pieno utilizzo di risorse) - economia chiusa
  • deve intervenire una variazione di una componente autonoma qualsiasi della domanda

➡ Il moltiplicatore è quel coefficiente numerico che mi dice quante volte aumenta il reddito a

seguito di una variazione autonoma di una componente qualsias i della domanda aggregata. NB: variazione è autonoma —> la variabile non deve dipendere dal reddito, perché se è in grado di influenzare il reddito, non deve essere soggetta al reddito stesso.

➡ Variando gli investimenti I (comp. autonoma) reddito Y aumenta ancora di più >> consideriamo I

perché siamo in un modello a 2 settori ma possiamo anche estendere ad altre variabili autonome

➡ effetto del moltiplicatore : processo espansivo del reddito indotto da una componente della

autonoma della domanda aggregata —> per valutare quanto cresce il reddito nazionale in seguito a un aumento della domanda autonoma, basta moltiplicare l’incremento di quest’ultima per un determinato valore, detto appunto moltiplicatore. La grandezza del moltiplicatore è pari a 1/1-c

  • (^) è maggiore di 1 ed è tanto più grande quanto più grande è la propensione marginale al consumo
  • (^) quindi un aumento della domanda autonoma produce, in una sorta di reazione a catena, un incremento del reddito che sarà tanto maggiore quanto maggiore è il valore della propensione al consumo Esercizio: c = 0,80 ∆I = 50 ∆Y =? ∆Y = (1 / 1 - c) • ∆I —> ∆Y = (1 / 1 - 0,80) • 50 —> ∆Y = (1 / 0,2) • 50 —> ∆Y = 5 • 50 —> ∆Y = 250 Illustrazione grafica del moltiplicatore
  • (^) sistema di assi cartesiani
  • (^) tracciamo la bisettrice dell’angolo che ci dice che i valori di x e y lungo essa sono uguali
  • (^) tracciamo ora la curva di domanda, partendo non troppo alti
  • (^) ipotizzando che aumenti l’investimento, di conseguenza aumenta la domanda aggregata e quindi ,la curva trasla verso l’alto (dal momento che la propensione al risparmio non varia, anche la seconda curva di domanda ha la stessa inclinazione)
  • aumentando gli investimenti, come abbiamo detto cresce la domanda aggregata, e di conseguenza c’è più domanda di lavoro quindi aumenta l’occupazione, aumenta il prodotto e aumenta anche il reddito >>> I Dg DL L Q Y
  • si passa da Y 0 a^ Y 1 dove Y 1 >Y 0 —> siamo giunti a un livello di reddito più elevato

    ORA, sappiamo che il reddito aumenta maggiormente rispetto alla domanda e cerchiamo di vedere graficamente come: - tracciamo un segmento parallelo all’asse delle ascisse EH e vediamo che graficamente otteniamo un triangolo isoscele —> è triangolo che per definizione ha 2 lati uguali >>> ciò vuol dire EH e E’H sono uguali - notiamo anche che EH è anche uguale a Y 0 Y 1 (che segna l’incremento del reddito), MA l’aumento della domanda non è stato di E’H bensì di E’R

➡ in questo modo ho dimostrato anche graficamente che l’aumento della Dg è inferiore

all’aumento che si è registrato nel livello del reddito

Nello schema keynesiano, sono gli investimenti la causa del risparmio e non viceversa. Tuttavia si può considerare l’i nvestimento costituito da una parte autonoma e da una parte indotta:

➡ I = IO + hY

  • (^) IO —> investimento autonomo, la parte autonoma dell’investimento
  • (^) hY —> è la parte indotta dell’investimento, dove h è la propensione marginale all’investimento collegata al livello del reddito >>> propensione a investire collegata all’andamento del reddito, consequenziale al reddito Sempre in un modello a due settori dove!Y = C + I avremo Se il denominatore diminuisce, la frazione aumenta >>> infatti tale moltiplicatore è detto supermoltiplicatore, perché l’impatto effettuato dalla variazione di una componente autonoma sulla domanda risulta amplificata —> la variazione originaria della componente autonoma della domanda (es. a) andrà ad avere conseguenze sul reddito e determinerà variazioni non solo sul consumo ma anche sull’investimento. INFATTI nel supermoltiplicatore IO Dg DL L Q Y a questo punto non ci fermiamo, perché se aumenta il reddito aumenta anche l’investimento nella parte indotta (hY). L’ investimento, accrescendo il reddito, genera un risparmio addizionale che può affluire agli istituti bancari, si dirige in borsa e restare come moneta in circolazione o nei portafogli dei privati. In sostanza l'i nvestimento può nascere dal nulla MENTRE risparmio, già formato, non implica assolutamente investimento.

DETERMINANTI DELL’INVESTIMENTO

L’investimento ha una natura triplice:

  1. accrescimento di nuovo bene capitale (attrezzatura produttiva dell’azienda come telai, macchinari ecc.)
  2. variazione delle scorte
  3. edilizia residenziale —> soggetta a frequenti variazioni EMK —> EFFICIENZA MARGINALE DEL CAPITALE L'imprenditore realizza un investimento in vista del profitto , dei ricavi netti previsti che prevede di ottenere dalle vendite di beni e servizi prodotti —> ricavi netti previsti = stima dell'imprenditore relativamente al:
  • volume quantitativo
  • valore della produzione
  • costo di produzione (spese per materie prime, salari e stipendi, ammortamento e tributi) Allora si prende il costo dell’investimento e si stimano i ricavi netti previsti futuri —> calcolo si fa nel momento attuale ma per il futuro, quindi i valori devono essere riferiti al momento in cui si esegue l’analisi.
  • C —> costo dell’investimento
  • R 1 —> ricavi netti previsti futuri dei periodi 1,2…n (Rn inteso come valore ad esempio di un macchinario quando il suo utilizzo volge alla fine, il valore di rottame, talvolta è talmente irrisorio che non lo si considera neanche)
  • r —>^ saggio atteso di profitto o efficienza marginale del capitale^ (EMK) —> quello che sostanzialmente indica se conviene o meno fare l’investimento.

    r detto saggio di profitto o EMK, è una percentuale, con cui si sconta la serie dei rendimenti netti previsti futuri , affinché la loro somma si eguagli al costo dell’investimento. Esempio: supponiamo che costo investimento C = 5. supponiamo che duri 4 anni:

- primo anno suppongo dia 1080

- secondo anno 1633

- terzo anno 2016

- quarto anno 1360

5.000 = 1080/(1+r) + 1633/(1+r)^2 +2016/(1+r)^3 +1360+(1+r)^4 —> calcolo logaritmico, che noi non facciamo MA supponendo che dal calcolo risulti che r = 8%, conviene allora fare l’investimento? facciamo questo ragionamento: se la macchina al costo di 5000 mi da un saggio atteso di profitto dell’8%, prendendo quella stessa somma e mettendola in banca, se il tasso di interesse è pari al 10% di sicuro mi conviene mettere i soldi in banca rispetto ad investirli perché in tal caso r < i

da questo ragionamento posso allora dedurre che per valutare la convenienza dell’affare devo confrontare il saggio atteso di profitto con il tasso di interesse bancario —> la convenienza all’investimento sussiste almeno fino a quando EMK si eguaglia al tasso di interesse:

  • SE r > i —> investimento conviene
  • SE r = i —> la natura imprenditoriale impone di fare l’investimento
  • SE r < i —> investimento NON conviene

La realizzazione dell’investimento infatti comporta un onere per l’imprenditore: ➡ se i ricavi netti previsti sono riferiti al^ costo dell’investimento^ si ottiene il^ saggio atteso di profitto o efficienza marginale del capitale (EMK) secondo la visione keynesiana ➡ oppure^ efficienza marginale dell’investimento^ (EMI) in ottica post keynesiana EMK è il rendimento r dato da una macchina addizionale e può essere diverso dal saggio medio del rendimento del capitale già in esistenza. NB: EMK ≠ PMgK —> molti testi li considerano sinonimi, ma in realtà è opportuno differenziarli.

C = R 1

quest’ultimo è dato dall’aumento nel prodotto corrente ottenuto con un’unità addizionale di capitale fisso, aggiunta ai fattori fissi impiegati nel momento attuale:

  • PMgK è una quantità fisica+è^ una grandezza determinabile nel periodo corrente in modo preciso
  • EMK è un saggio percentuale+è effettuato su delle stime Principio del rischio crescente di KALECKI che problema può crearsi nel continuo accrescimento dei miei beni capitali?
  • (^) bisogna anzitutto stimare la domanda
  • (^) possono brevemente diventare obsoleti

sussiste maggior rischio per l’impresa quanto più cresce l’investimento. Mettendo in relazione l’investimento con i rendimenti netti futuri si nota come l’e fficienza marginale decresce a ogni acquisto addizionale di macchinario. continuare ad aggiungere beni strumentali costituisce un grande rischio per l’impresa, e lo notiamo anche nella rappresentazione grafica dell'EMK Rappresentazione grafica EMK

  • (^) EMK su asse y e investimento su asse x
  • (^) notiamo che ha andamento decrescente —> andamento decrescente dei ricavi attesi : proprio perché man mano che aggiungiamo investimento, abbiamo rendimenti inferiori.

    se abbiamo tanto bene capitale, il rendimento che ci dà è man mano decrescente (visto anche in microeconomia) —> EMK decresce al crescere dell’investimento Per ciascun tipo di nuovo bene capitale, i ricavi netti attesi flettono , a parità delle altre condizioni, al crescere delle unità di capitale che si aggiungono all'attrezzatura preesistente —>es. ricavi netti che si possono attendere dall'installazione di un ulteriore telaio sono tanto minori quanto maggiore è il numero dei telai già installati. —> superando infatti una certa quantità di produzione, l'impresa per effetto di diseconomie interne, entra in una fase crescente dei costi e l'aumentata offerta fa diminuire i prezzi di mercato e perciò i ricavi (come abbiamo visto nella teoria marginalista in microeconomia)

➡ l'andamento decrescente dei ricavi attesi all’espandersi dell’investimento (per progressi tecnici)

opera nel senso di una riduzione dell’efficienza marginale del capitale (EMK) al crescere dell’investimento. EMI —> EFFICIENZA MARGINALE DELL’INVESTIMENTO C’è però un’altra visione, post Keynesiana, che reputa la visione di Keynes interessante ma costruita su una ipotesi limitatrice. Tali autori sostituiscono il termine EMK con l’ efficienza marginale dell’investimento EMI.

il concetto è analogo, ma cambia il ragionamento, e lo capiamo con un esempio:

di investimento in un dato momento

  • l'efficienza marginale è relativamente inelastica rispetto al saggio di interesse —> riduzioni del tasso d'interesse possono dar luogo a limitati accrescimenti del volume di investimento.
  • se la curva si sposta verso l'alto, a parità del tasso di interesse, risultano ampliate le opportunità di investimento. PRINCIPIO DELL’ACCELERATORE (INVESTIMENTI INDOTTI) CLARK, AFTALION Gli investimenti risultano chiaramente dipendenti dal livello di attività —> se gli impianti non sono sempre appieno utilizzati ogni qualvolta la domanda aggregata lieviti e la produzione aumenta, la capacità produttiva inutilizzata si riduce determinando un forte incentivo ad accrescere la capacità produttiva, a fare investimento. Gli investimenti dipendono dal reddito —>sussiste un legame con il reddito prodotto che può essere schematizzato: ∆Y —> ∆I Moltiplicatore —> con investimento si stimola il reddito: ∆I —> ∆Y >>> investimento autonomo Acceleratore —> con reddito si stimola investimento : ∆Y —> ∆I >>> investimento indotto

investimento provocato dalla variazione del reddito Possiamo allora scrivere in maniera diversa la formulazione del capitale: It = I + v(Yt – Yt-1)+R

  • (^) It —> investimento al tempo t
  • (^) I —> investimento autonomo
  • (^) v —> fattore moltiplicativo, assunto dato e definito coefficiente di accelerazione.
  • (^) Yt – Yt-1 —> variazione del reddito dal periodo attuale al periodo precedente (t-1)
  • (^) R —> rinnovo, che possiamo anche trascurare, perché non determina accrescimento nell’investimento Possiamo scrivere anche in altra maniera, trascurando investimento autonomo e rinnovi: It = v∆Y ma l’investimento al tempo t (It) può essere anche considerato come accrescimento dello stock di capitale, cioè come variazione del capitale necessaria per produrre di più. Ecco che allora che: It = ∆k per cui: ∆k = v∆Y

e quindi ➡ v = ∆k/∆Y

v è coefficiente di accelerazione >>> capitale che serve per avere un prodotto maggiore —> è il rapporto capitale prodotto (k/y)

esprime il valore monetario del macchinario necessario per effettuare una unità di prodotto.

[supponendo che la domanda aumenti, devo produrre di più e devo avere un determinato macchinario, ma il concetto dell’acceleratore sta nel valore monetario della macchina (macchina del valore di 100), non nella macchina stessa (es. 1 macchina)] NB: possiamo anche considerare uno scarto temporale maggiore, di più di un periodo, e quindi otteniamo It = v (Yt-1 – Y (^) t-2 ) Limiti sull’operatività del principio dell’acceleratore —> di fronte all’aumento della domanda, il principio dell’acceleratore richiede un determinato agire imprenditoriale, e in particolare devono essere considerate tali situazioni:

  • imprese che producono^ il macchinario^ non devono essere in piena occupazione , cioè devono essere in grado di soddisfare la richiesta (piena occupazione: pieni di lavoro)
  • imprese che richiedono^ il macchinario^ devono essere in piena occupazione
  • periodo di gestazione^ —> deve essere considerato il lasso di tempo che intercorre dal periodo in cui il bene viene ordinato, al momento in cui ne ho la disponibilità
  • tenere conto del progresso tecnologico
  • importante anche la previsione di come si muove la domanda, che potrebbe da un momento all’altro flettere
  • l’imprenditore potrebbe anche decidere di attingere alle scorte prima di fare un nuovo investimento
  • utilizzo di un macchinario presente, anche se non tecnologicamente avanzato ADEGUAMENTO DELLO STOCK CAPITALE DI MALTHUS Quando il soggetto decidere di aumentare lo stock di capitale, tiene conto anche dei macchinari presenti? sicuramente sì. Entra in gioco allora Malthus, che parla del principio dell’adeguamento dello stock di capitale It = aYt – bKt
  • (^) è una relazione diretta
  • (^) a, b sono costanti che dipendono dall’ambiente in cui viviamo, dal periodo ecc…
  • (^) se a per qualsiasi motivo a=v e b=1,
  • (^) e dato che Kt = vYt-1 >>> K al periodo precedente serve per produrre gli stessi beni al tempo t, ottengo:

➡ It = vYt – vYt-

➡ It = v(Yt – Yt-1)

quindi ottengo lo stesso risultato dell’acceleratore. ACCELERATORE IN SCORTE scorte: merci, prodotti che rimangono perché determinati da un certo livello di produzione e una minore immissione sul mercato —> sono quindi legate al prodotto. Se assume che le imprese detengano un ammontare di scorte che risulta proporzionale al loro livello di produzione, avremo: Sco = βY

  • (^) Sco —> ammontare delle scorte
  • (^) Y—> prodotto
  • (^) β —>parametro che indica quante scorte le imprese desiderano detenere in proporzione al prodotto In effetti, quando il livello di produzione è elevato, le imprese manifatturiere avranno in magazzino più materie prime e forniture, in procinto di essere utilizzate e un quantitativo di prodotto in corso di lavorazione.

l’ investimento in scorte può essere quindi espresso nel seguente modo: ➡ I = Sco = β Y tale formulazione evidenzia come l’investimento in scorte sia proporzionale alla variazione del prodotto:

  • (^) quando il prodotto cresce —> scorte lievitano e quindi vi è preferenza imprenditoriale a investire in scorte
  • (^) quando il prodotto cala —> scorte diminuiscono e quindi vi è preferenza imprenditoriale a NON investire in scorte