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Una introduzione alle malattie genetiche multifattoriali, le più comuni patologie umane caratterizzate da un insieme di polimorfismi genetici e fattori ambientali. Le malattie multifattoriali differiscono dalle malattie mendeliane classiche, che sono causate da un unico gene causativo. Le malattie multifattoriali sono comuni nella popolazione e prevedono un rischio di ricorrenza dipendente dalla presenza di loci multipli e contributo genetico. La distribuzione familiare di fattori di suscettibilità, il concetto di polimorfismi a bassa penetranza e l'importanza di studi come gwas e la ricerca di cnvs per identificare loci suscettibili associati a patologie.
Tipologia: Sbobinature
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Comprende le malattie su base genetica umana più frequenti e tipicamente patologia dell’età adulta, queste patologie sono caratterizzate dal fatto di essere causate non direttamente da una mutazione ma da un insieme di possibili polimorfismi e fattori ambientali. Sono patologie dell’età adulta perché prevedono l’interazione tra le molteplici varianti genetiche e l’ambiente. Di queste patologie fanno parte i tumori, l’aterosclerosi, il diabete e tante altre. Tipicamente le malattie mendeliane classiche sono date quasi esclusivamente da fattori genetici, mentre le multifattoriali prevedono fattori genetici e ambientali. Le mendeliane classiche sono rare nella popolazione, sono causate da un unico gene causativo identificato (anche se ultimamente per alcune si sta studiando il possibile coinvolgimento di altri geni), mentre le malattie complesse sono comuni nella popolazione, non hanno un gene causativo unico ma hanno più geni coinvolti chiamati GENI DI SUSCETTIBILITA’. Famigliarità per una determinata patologia i fattori di suscettibilità per determinate malattie si distribuiscono nella popolazione con una gaussiana, quando si ha famigliarità per una patologia la gaussiana di distribuzione si sposta verso un maggiore rischio di ricorrenza, si vede che la percentuale di affetti nelle famiglie che hanno le patologie complesse ricorrenti è spostata con un aumento del rischio di ricorrenza rispetto alla popolazione normale. Il rischio di ricorrenza dipende: Dalla presenza di loci multipli : le varianti genetiche sono varianti che colpiscono diversi geni che possono dare da una parte effetti additivi e dall’altra effetti protettivi. Contributo genetico : varianti a bassa penetranza. Polimorfismi che potrebbero contribuite ad aumentare il rischio di sviluppare una determinata patologia oppure potrebbero rallentare il suo sviluppo. Se si parla di patologie mendeliane classiche ci si trova di fronte aduna frequenza allelica bassa nella popolazione, ma che hanno un’alta penetranza e se viene ereditato dà malattia. Le varianti alleliche che sono rare e che hanno una bassa penetranza non riescono ad essere identificate. Quello che si sta studiando sono le varianti alleliche molto comuni, come gli SNIP, ma che hanno una bassa penetranza, quindi la presenza di quell’allele non comporta nessun fenotipo patologico. GWAS (associazione genomica) in questi studi di associazione si cerca di studiare l’associazione di diversi polimorfismi all’interno del genoma con un eventuale effetto
migliorativo o peggiorativo rispetto alle patologie complesse. Un esempio è lo studio di associazione caso-controllo : per questo tipo di analisi si selezionano due gruppi di individui, un gruppo con soggetti affetti dalla malattia di interesse, i cosiddetti casi, e l’altro gruppo di individui sani, i cosiddetti controlli, e si ricerca se una specifica variante genica è più frequente tra i casi rispetto ai controlli. Si vede la frequenza dei polimorfismi all’interno dei due gruppi: qualora la frequenza fosse la stessa vuol dire che quella variante non ha nessun effetto sullo sviluppo della malattia, se invece la percentuale cambia e il polimorfismo è più presente nelle persone affette che in quelle sane allora si può ipotizzare che il polimorfismo sia importante per lo sviluppo della patologia. Questi studi di associazione sono fatti su moltissime patologie.
Polimorfismo importante negli ultimi anni, perché si sta studiando in molti tumori, ovvero la variazione del numero di copie. Si ha una sequenza di DNA che può essere in più o in meno rispetto al DNA di riferimento. CNV è un frammento di DNA di almeno 1 Kb per il quale viene vista una variazione del numero di copie in base al confronto di uno o più DNA di riferimento. I CNVs possono essere dei polimorfismi e non avere effetto fenotipico. Possono influenzare il dosaggio genico e permettere di individuare loci suscettibili associati a patologie. La variazione del numero di copie piò influenzare il dosaggio genico della regione di interesse, questo può portare ad un polimorfismo che non dà fenotipo patologico oppure può portare a patologia. Come si identifica? Si identifica con una tecnica chiamata array-CGH che permette di vedere per ogni singola regione del genoma quante copie sono presenti. Anche in questo caso si vanno a ricercare la variazione del numero di copie in alcune patologie, ma esistono già dei database che raccolgono tutte le varianti polimorfiche identificate sui pazienti controllo quindi soggetti sani ed esistono altri database che raccolgono le varianti associate a patologia. Si studiano tantissimi polimorfismi per identificare meglio l’insorgenza e il decorso delle patologie complesse al fine di individuare delle strategie terapeutiche precoci.