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Storia medievale: Il Medioevo in Europa, Dispense di Storia Medievale

Rinaldo Comba, manuale di Storia medievale. Raffaello cortina editore. 2012. dalla fine del mondo antico al primo rinascimento.

Tipologia: Dispense

2019/2020

In vendita dal 16/10/2020

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SOMMARIO
Storia medievale.......................................................................................................................................1
Fra mondo antico e medioevo................................................................................................................1
L’alto medioevo..................................................................................................................................... 5
L’apogeo del medioevo........................................................................................................................ 17
Il basso Medioevo.................................................................................................................................34
STORIA MEDIEVALE
FRA MONDO ANTICO E MEDIOEVO
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SOMMARIO 1 Storia medievale....................................................................................................................................... 1 Fra mondo antico e medioevo................................................................................................................ 1 L’alto medioevo..................................................................................................................................... 5 L’apogeo del medioevo........................................................................................................................ 17 Il basso Medioevo................................................................................................................................. 34

STORIA MEDIEVALE

FRA MONDO ANTICO E MEDIOEVO

Nei primi secoli dell’era cristiana il continente euroasiatico era occupato da 2 popolazioni dedite all’agricoltura in pianura. I popoli nomadi erano dediti alla pastorizia, ma attratti dal benessere economico delle aree più sviluppate. Questi popoli erano considerati inferiori dai Greci e dai Romani che li definivano barbari (Rozzo, non civile). L’area mediterranea era caratterizzata da uno sviluppo urbano, le conquiste di Roma avevano infatti introdotto le città. Tutta l’organizzazione politico- amministrativa era basata sui centri urbani, che svolgevano anche importanti funzioni difensive. Il cuore commerciale prevedeva beni provenienti anche da aree lontane. I gruppi dirigenti erano dotati di una solida formazione intellettuale (senatori e cavalieri). L’Impero Romano contava circa 50 milioni di abitanti ma il clima asciutto e il suolo non erano favorevoli allo sviluppo di una grande civiltà agricola. Si sviluppò la cerealicoltura aumentò grazie alla rotazione biennale: i campi su cui si seminava erano cioè gli stessi ed erano lasciati a maggese ad anni alterni. L’allevamento influenzava le abitudini alimentari ed erano confinati in zone aride e montuose: il saltus e i boschi si contrapponevano all’ ager (coltivazioni agricole in pianura). L’ aratrum romano veniva utilizzato nell’aratura incrociata che sminuzzava il terreno ed evitava una evaporazione eccessiva. La commercializzazione di alcuni prodotti agricoli era gestita dalle amministrazioni romana. La produzione aumentò e le regioni si specializzarono intensificando gli scambi per via marittima e fluviale. Il Mediterraneo divenne il cuore commerciale dell’Europa. Si diffusero poi le villae, rustiche romane: costituivano i centri di conduzione di grandi aziende agrarie e svolgevano un ruolo importante nella commercializzazione dei prodotti agricoli. Vennero date in concessione a contadini liberi ( coloni ), a liberti o a servi casati (schiavi con una casa e terre con obblighi verso il padrone). Le guerre di conquista portavano ad aumento degli schiavi. La villa era divisa in due parti: la grande proprietà gestita dal proprietario e la parte divisa in aziende minori che erano soggette a tasse. L’impero coordinato da Roma si caratterizzava per il ruolo centrale che svolgevano le città: erano composte da piazze e strade lastricate, mercati, scuole (che preparavano i futuri funzionari, privilegio per i ceti superiori) e fognature; svolgevano una funzione militare (mura nel III secolo) e religiosa, con edifici di culto e sacerdoti (con il cristianesimo il vescovo portò alla coincidenza tra città e sedi episcopali, centro delle diocesi in età medievale. Il messaggio cristiano avvenne prima nelle campagne e poi nell’aristocrazia). Le città avevano anche la funzione di polo e sviluppo delle campagne circostanti. I consigli municipali (composti dai proprietari terrieri) amministravano gli affari delle città come la costruzione delle strade e riscuotere le imposte. L’impero era costituito da una rete di distretti amministrativi (in ognuno una città stava alla base della vita politica, sociale ed economica). Nel I secolo a.C. la maggior parte di coloro che avevano la cittadinanza romana era formata da italici e nel III secolo con Caracalla fu conferita a tutti gli abitanti dell’impero. Due prestigiosi ordini sociali erano quelli dei senatori (ereditario per chi aveva assunto cariche cittadine) e dei cavalieri (si accede per volontà dell’imperatore, solo i cittadini delle aristocrazie municipali) caratterizzati dal possesso dei latifondi. Il III secolo fu caratterizzato da una crisi profonda: guerra civile, popolazioni nomadi e lo stato in decadimento. La forte pressione fiscale portò ad un peggioramento della condizione dei coloni e la concentrazione delle terre nelle mani dei grandi proprietari

Teodorico perché accusato di essere stato accolto alla corte di Costantinopoli con tutti 4 gli onori. Questi era stato inviato dal re stesso per indurre l’oriente ad essere più tollerante verso gli ariani. I re barbari utilizzarono per governare i metodi romani come l’imposta fondiaria (non pagata dal clero e dai Germani perché considerati come soldati dell’impero). La scuola antica regredisce e nel VII secolo sparisce. La cultura greco-romana venne trasmessa da alcuni letterati cristiani e nel VI secolo nascono scuole destinate alla formazione di chierici dove si studia solo la Bibbia. I chierici avranno poi il compito di diffondere la dottrina in maniera semplificata. I Franchi erano organizzati in tanti piccoli regni e nel 482 il re Clodoveo (che successivamente si convertì al cristianesimo) occupò la gran parte della Gallia arrivando a controllare il territorio tra l’Atlantico e Pirenei fino al di là del Reno. Per governare imitarono le istituzioni romane e successivamente imposero attraverso l’ eribanno , l’obbligo di presentarsi all’esercito, il servizio militare a tutti gli abitanti liberi (sia barbari che romani). L’impero d’oriente si configura con la civiltà bizantina che trova le sue origini con Diocleziano e Costantino grazie alle loro riforme che mutarono la struttura della società romana, la religione cristiana che divenne una componente fondamentale della vita dell’impero e il legame tra stato e chiesa che si andò a sviluppare. L’impero bizantino disponeva di una solida burocrazia, di un sistema fiscale efficiente e un esercito permanente, scuole e flotte. I problemi principali erano i loro pessimi rapporti con le popolazioni barbariche e i dissidi religiosi. La chiesa di Roma trovò in Giustiniano un protettore, ma la tensione in Italia aumentò provocando la frattura dell’episcopato Scisma di Aquileia: i vescovi del nord capeggiati dall’arcivescovo di Aquileia non riconobbero il papa Pelagio (556-560) che aveva le stesse idee politiche di Giustiniano. Quest’ultimo era caratterizzato da crudeltà e intolleranza religiosa e voleva ristabilire l’unità imperiale in un momento di grandi trasformazioni nella storia dei paesi gravitanti sul mediterraneo. Le sue riforme furono efficaci sul piano commerciale e legislativo, ma non riuscì a operare una vera rigenerazione interna del vecchio stato romano. Giustiniano intendeva restaurare l’impero di Roma e l’episcopato aspirava a fare del cristianesimo una religione universale. Iniziarono le guerre di conquista dei regni barbarici ariani (es contro i Vandali in Africa) e in Italia nel 535 ci fu il recupero dei territori che portò però a carestie, epidemie, sofferenze per la popolazione. Dopo 20 anni di battaglie, l’Italia fu infine recuperata dagli eserciti bizantini e l’aristocrazia latifondista romano-bizantina riottenne schiavi, coloni, animali e privilegi. Dopo 15 anni i Longobardi strapparono per sempre all’impero la penisola. Le spedizioni di Giustiniano finirono con la Spagna sud-orientale, che venne strappata dai Visigoti e così il mediterraneo tornò a essere un mare interno dell’impero. La sicurezza delle comunicazioni navali favorì le attività commerciali e l’apertura ai passaggi verso la Cina (introduzione della coltivazione del baco da seta). Tutto ciò era possibile anche grazie alla macchina statale che centralizzò la burocrazia separando il potere militare da quello civile, riscuoteva regolarmente le imposte (causa principale dell’indebitamento contadino e allargamento dei grandi latifondi) e riorganizzò la legislazione (la volontà dell’imperatore fu dichiarata suprema). Il risultato finale fu il Corpus iuris civilis, (Raccolta del diritto civile), la base della legislazione bizantina, che comprendeva:

 Le Istituzioni, destinate all’insegnamento del diritto nelle scuole 5  Il Codice, raccolta di tutti gli editti imperiali in vigore a partire dal tempo dell’imperatore Adriano (117-138)  Il Digesto, la raccolta ordinata e semplificata dei pareri e delle sentenze dei più autorevoli giuristi romani  Le Novelle, le leggi promulgate da Giustiniano Tra il 582 e il 610 ci fu una crisi interna provocata dalle guerre civili e rivolte popolari/ militari che gli imperatori Maurizio e Foca non riuscirono a placare e i Persiani, Slavi, Visigoti e Longobardi penetrarono nei territori provocando amputazioni gravi (es Italia e penisola balcanica). Maurizio decise di non rispettare la separazione fra potere civile e militare e l’amministrazione fu affidata agli esarchi (comandanti) che dovevano provvedere alla difesa con milizie locali. La concentrazione del potere nelle mani dei capi militari si diffuse con l’imperatore Eraclio (610-641), che dovette combattere con i Persiani in Asia Minore. Questa fu divisa in temi, ovvero un’unità amministrativa a carattere militare con un generale che esercitava il massimo potere civile e militare. Ai soldati venivano attribuiti in proprietà privata dei fondi. L’impero fu così liberato dai mercenari con truppe più economiche interessate a difendere le proprie terre. Il monachesimo ebbe origine dalle esperienze religiose degli eremiti che praticavano l’isolamento individuale nel deserto e rinunce e ciò nasceva dal desiderio di martirio, reso impossibile dalla fine delle persecuzioni. Il monachesimo si sviluppò in forma cenobitica con pratiche di castità, povertà, ubbidienza, ascesa, meditazione e penitenza, soprattutto con il monaco egiziano Pacomio e l’irlandese Patrizio. Il monaco Benedetto da Norcia (480-543) fondatore del monastero di Montecassino scrisse la nuova Regola :  Il senso della misura e della moderazione, obbedendo al proprio abate, rimanendo legato al monastero e vivere in maniera equilibrata  L’importanza della lettura e dello studio, limitata alle sacre scritture. Le biblioteche dei monasteri si occupavano anche di ricopiare alcuni manoscritti, per una funzione di conservazione e trasmissione della cultura  L’importanza del lavoro manuale, suddiviso dalla preghiera. Infatti il monastero doveva essere indipendente (centro economico e produttivo) Il monastero benedettino non svolse una funzione missionaria di predicazione; per questo bisognerà aspettare il VI secolo con papa Gregorio Magno.

L’ALTO MEDIOEVO

Durante il VII secolo la predicazione di Maometto (610 alla Mecca) diede origine all’Islam, che riuscì a trasformare le bellicose tribù beduine del deserto in un popolo unito dalla fede in un unico Dio, Allah, e guidato da un unico capo. L’uomo deve essere riconoscente al creatore e sottomettersi a lui, pena: il castigo per chi non donava ai più poveri. Presto si trasformarono in un popolo di conquistatori con la “Guerra santa” e quindi in un impero immenso che si estendeva dalle rive dell’Indo

araba ai bisogni di una comunità immensa con l’organizzazione di un’amministrazione 7 statale romano-bizantino, l’evoluzione del califfato in un potere ereditario e assoluto (con la formazione di clientele) e il radicamento degli arabi nelle province (popolazioni protette che dovevano pagare tributi). Sul fronte africano gli Omayyadi sconfissero i bizantini e successivamente cacciarono i visigoti dalla Spagna. Il mediterraneo, che era stato centro cristiano, divenne una sua frontiera. Il mondo musulmano si divise tra lotte politico-religiose e da tendenze autonomistiche. Nel 750 una rivolta armata guidata dagli Abbasidi si impadronì del califfato fino al 1258 e gli Omayyadi si rifugiarono nella penisola iberica, rompendo così l’unità islamica. Nelle province era però cresciuto il numero degli Arabi e dei musulmani, la lingua araba si era diffusa. L’arabizzazione dell’amministrazione pubblica portò l’arabo come lingua ufficiale e si coniarono le prime monete d’oro e d’argento. Le trasformazioni culturali erano dovute alla combinazione della tradizione araba e bizantina. Bisanzio si ridusse in una zona periferica del mar Egeo fino a che nel VIII secolo si trasformò in un impero greco, privo delle province mediterranee. Molte grandi proprietà andarono in rovina e i villaggi indipendenti si moltiplicarono, sviluppando una piccola proprietà di contadini liberi. Era florida la proprietà terriera dei monasteri e della chiesa che era esente dalle imposte ed era quindi in lotta con l’impero. Questo dissidio sfociò nel 726 nell’iconoclastia (lotta contro il culto delle icone) campeggiata da province orientali e l’imperatore Leone III e opposto al papato. Nel VII e VIII secolo il Mediterraneo diminuì il suo traffico a causa delle conquiste arabe e il cristianesimo si sposta verso i Franchi (fuszione dei romani e germanici favorita dal cristianesimo, simili ai Longobardi e incentrato sui vassallaggi). Il vassallaggio: obbligo speciale di fedeltà verso un potente che assicura il reclutamento dei cavalieri in un momento in cui occorre difendersi dagli Arabi e consente alla famiglia dei Pipinidi, che controlla le cariche di maestro di palazzo nei vari regni franchi, di disporre di un’ampia clientela militare con l’aiuto del papato e di combattere contro la famiglia dei Merovingi. Nel 596 papa Gregorio Magno inviò un gruppo di monaci benedettini guidati dall’abate Agostino (divenne arcivescovo di Canterbury) nell’isola inglese e dopo la metà del VII secolo l’Inghilterra era completamente cristianizzata. Il processo di evangelizzazione era caratterizzato dai monaci e dalla loro abilità di diffondere il vangelo. I templi delle divinità locali vennero utilizzati come chiese. Il territorio anglosassone fu suddiviso in diocesi e a capo fu posto un vescovo che era anche abate di un monastero. Si formò la cultura di monaci celebri, come Beda il Venerabile autore di opere didascaliche e storiche, e monaci che evangelizzavano nel continente le popolazioni germaniche, come San Bonifacio che organizzò il territorio in episcopati vincolati al papato. Nel regno visigoto ci fu il re Recaredo che si convertì al cattolicesimo e i vescovi iniziarono ad emanare norme con finalità religiosa e politica, che disciplinavano la vita di chierici e laici. L’attività giuridica del regno si ispirava sia al diritto romano che germanico e a causa dei frequenti conflitti per la successione del trono non furono in grado di resistere agli attacchi degli arabi nel 711 e fecero della penisola iberica la base principale dei loro attacchi all’Occidente. La Gallia era divisa in quattro regioni: l’Austrasia, la Neustria, l’Aquitania e la Burgundia. La casa Pipinide tra il VII e l’VIII secolo era comandata da Pipino di Heristal che vinse la Neustria nel 687 e divenne maestro di palazzo di Austrasia, Neustria e

Burgundia. Il figlio illegittimo Carlo Martello assicurò alla dinastia autorità e prestigio 8 battendo nel 732 a Poitiers i musulmani di Spagna. Quando nel 737 morì il re merovingio Teodorico IV, Carlo Martello si comportò come un re. Successivamente il figlio Pipino il Breve ottenne l’appoggio del papato: papa Zaccaria, in rotta con Bisanzio e minacciato dai longobardi, cercava protezione di Occidente. Pipino si fece consacrare da un vescovo, san Bonifacio. L’intesa con il papato nasceva da una collaborazione più antica che aveva permesso di riorganizzare le strutture ecclesiastiche del regno franco colpite da una crisi. Nel VII secolo infatti la disciplina del clero era decaduta e i Pipinidi dovettero riformarla e affidarono l’incarico a Bonifacio. La riforma della chiesa Franca avvenne a partire dal 742 e la disciplina fu restaurata, le diocesi dipendenti furono ri-sottoposte all’autorità di un metropolita e furono ripristinate le funzioni dei vescovi. L’istruzione dei monaci fu posta alla base di tutta la riorganizzazione amministrativa. Il coordinamento dell’episcopato franco con la Chiesa di Roma si spiega con le aspirazioni della seconda a trovare protezione in occidente e mantenere un primato ecclesiastico sul territorio. I pipinidi riuscirono a legare a sé un’importante clientela vassallatica: ai tempi di Carlo Martello i Franchi erano poco inclini ad abbandonare la gestione dei loro fondi quando si proclamava la chiamata alle armi e per garantire il reclutamento dei cavalieri si introdusse il vassallaggio: si obbligava un cavaliere al giuramento di prestare un servizio in armi in cambio di un beneficio, cioè una concessione di terre. L’esercito di popolo fu integrato dalla forza dei guerrieri legati da un patto di vassallaggio e Carlo Martello moltiplicò la distribuzione di terre e i beni ecclesiastici. Il godimento dei beni concessi in beneficio durava fino a quando il franco continuava il servizio in armi. Gli immensi patrimoni ecclesiastici permisero di reclutare una clientela numerosa e potente. Nel 568 i Longobardi entrarono in Italia (già prostrata dalle guerre greco-gotiche) guidati da Alboino e la loro conquista distrusse il vecchio ceto senatoriale, le terre passarono ai Germani liberi e armati. I Longobardi divennero così possessori e acquisirono dai vinti un forte senso della proprietà individuale. La popolazione dei romani fu ridotta a semplici coloni e i conquistatori si sostituirono agli antichi possessori fondiari. L’invasione provocò una frattura destinata a durare nel tempo in tutta la penisola. Lo stanziamento del nuovo popolo fu attuato da gruppi di guerrieri e le regioni conquistate vennero rette dai comandanti dei singoli corpi ( duchi ) che si insediarono nelle città fortificate di origine romana. Il re era simbolo dell’unità del popolo e aveva una funzione militare. Ma Alboino condivideva il potere di comando con i duchi e questo lo portò verso il suo assassinio, in quanto le fare divennero sempre più autonome frantumando il potere che andò nelle mani dei capi militari. Tra il VI e il VII secolo i re lottarono per affermare il proprio potere sui duchi e il regno si organizzò in modo più unitario (es si fondò una capitale – Pavia- e nel 643 venne emanato l’editto di Rotari che assoggettava all’autorità del re anche i duchi e si misero per iscritto le tradizioni giuridiche dei Longobardi fin ora tramandate oralmente, aggiungendo elementi di diritto romano). L’azione unificatrice del regno longobardo però non si espanse al di fuori della pianura padana, infatti i ducati di Spoleto e Benevento rimasero autonomi. La struttura più unitaria del potere politico longobardo si affermò anche per il contatto della corte con il mondo romano e cattolico. La conversione di un re longobardo al cattolicesimo ci fu solo nel VIII secolo

anno cereali d’inverno – segale, farro, miglio, frumento – e nel secondo i cereali 10 di primavera – orzo, avena, piselli – mentre il terzo anno il terreno era lasciato a maggese).  Il commercio nel mediterraneo divenne meno importante, infatti il perno delle dell’attività economica divennero le aziende agrarie, ville o corti → economia curtense. I mansi erano incorporati nella grande proprietà e concentrati in grandi complessi fondiari ( villae ) in mano a re, enti ecclesiastici e famiglie ricchissime. La villa si articolava in due parti complementari: il dominicum e il massaricium. La prima era gestita direttamente dal proprietario, mentre il secondo era frazionato in mansi, dati in concessione ai contadini. Nella corte la manodopera era eseguita dagli schiavi (schiavi domestici: praebendarii ). Quando il lavoro era più intenso occorreva un supplemento stagionale di manodopera che era fornito da lavoratori (schiavi casati ) a cui era stato concesso un manso nel massaricio. Venivamo richiesti quattro tipi di impegni:

  • dovevano consegnare i prodotti ricavati dal manso in concessione
  • dovevano pagare un canone chiamato corvees, giornate di lavoro che si svolgevano nel manso del signore
  • la non sicurezza di tornare ogni giorno nella propria casa
  • il pagamento di canoni annui in denaro o in natura Nei piccoli villaggi tra il IX e X secolo si diffusero i mercati settimanali, dove venivano venduti parte della produzione agricola e artigianale. La villa non era soltanto un’unità aziendale, ma un gruppo sociale dipendente da un padrone: era un organismo di comando o signoria che aveva una sua amministrazione, il grande proprietario era un dominus, un signore fondiario → “ signoria fondiaria ”. Nel IX secolo si estese la tutela del signore sui contadini, estorcendo così corvees di lavoro. Era però frequente che i contadini cercassero difesa in un grande proprietario, dandogli in cambio i loro beni fondiari per poi riceverli in concessione come terra tributaria connessa ad un centro curtense. Così tentavano di difendersi dalle carestie e dalle guerre o di sfuggire alle contribuzioni disordinate, al servizio militare e alle richieste di ospitare e mantenere gli ufficiali pubblici e i loro uomini quando soggiornavano nei villaggi.  La corte costituiva infatti un gruppo sociale comandato da un signore: il proprietario fondiario poteva costringere i suoi dipendenti (liberi e servi) al lavoro ed esercitava una “signoria fondiaria”. Era il centro di conduzione delle terre gestite direttamente dal padrone e con il tempo divenne sinonimo di villa. La grande azienda agraria è perciò anche chiamata dagli storici “ azienda curtense ”.  I circuiti commerciali e la monetizzazione argentea: c’erano due tipi di transazione: le transazioni locali e il commercio tra ragioni che avevano risorse complementari → il commercio locale trionfava sotto forma di fiere e di mercati frequentati dalla popolazione vicina. Ad ogni fiera corrispondeva una zecca che emetteva nuovi denari che circolavano poi su scala regionale. Nel resto dell’anno la produzione era scarsa perché le risorse metalliche erano insignificanti. La base degli scambi interregionali era data da cereali, vini, prodotti dell’allevamento e della pesca. La scarsa densità degli scambi a lunga distanza si concentrava soprattutto da occidente verso l’oriente (schiavi, tessuti, marmo, legno e metalli), mentre i bizantini esportavano spezie, aromi, incenso,

profumi, stoffe, avorio e papiro. Nel VIII secolo il papiro venne sostituito dalla 11 pergamena, l’olio dal burro, la cera dalle lampade ad olio. Mentre l’impero bizantino godeva di una civiltà urbana e mercantile, l’occidente si stava sempre più ruralizzando. Si diffuse sempre di più la monetizzazione argentea e nella riforma del sistema monetario, iniziata da Pipino il Breve e compiuta da Carlo Magno che abbandonò l’uso delle monete d’oro per sostituirlo con l’argento.  Nella geografia degli scambi si individuano tre aree distinte: il Mediterraneo, l’Europa continentale dalla spagna a Kiev, l’Europa settentrionale e orientale. Il primo non era più l’asse principale dei commerci ma rimaneva un focolaio di civiltà. Significativo fu lo sviluppo di Venezia come potenza marittima che nel X secolo fondò colonie sul Bosforo e nel mar Egeo. La maggior parte degli scambi a lunga distanza avveniva per vie terrestri e fluviali in Europa continentali. Dopo il VIII secolo molte città assunsero un proprio aspetto originale nei confronti di quelle antiche, nacquero sobborghi con il porto, i magazzini, il mercato abitato dai commercianti → risveglio commerciale, ma limitato. La quotidianità nel medioevo era scandita da meridiane solari, orologi a sabbia, le candele. I sistemi di calcolo del tempo sono vari, nelle regioni l’anno iniziava in date diverse e anche le ore erano di durata diseguale. Le conoscenze temporali della gente comune si riferivano al presente e ai propri ricordi. Il tempo medievale era un tempo agricolo, scandito dai ritmi naturali (dalle stagioni) e dalle feste nei periodi della semina, della mietitura e dei solstizi. Il cristianesimo si diffuse in Occidente anche grazie a questi due fenomeni: l’adattamento del calendario basato sui ritmi stagionali e la riorganizzazione delle idee temporali (feste basati sugli eventi della vita di cristo come il Natale che coincise con il solstizio d’inverno) e le campane divennero fondamentali per la suddivisione del tempo, suonando ogni tre ore. Il tempo storico acquistò una struttura e si suddivise in due epoche: prima e dopo la nascita di Cristo e incentrando la vita sulla lotta perenne fra bene e male. La cristianizzazione dello spazio avvenne con l’erezione di nuove chiese e la lotta contro le creazioni temporali precristiane e le superstizioni con riti. Si mantenne un rapporto profondo con il mondo animale e vegetale, soprattutto perché la vita si svolgeva in campagna. Lo spazio veniva misurato con il corpo e quindi molto approssimativamente, le distanze infatti venivano calcolate in passi o giorni di cammino. Per le misure lineari si faceva riferimento ad alcune parti del corpo come il braccio, il palmo, il pollice. Il paesaggio forestale era fondamentale e sempre presente nella vita alto-medievale sia per la loro grande estensione che per l’importanza economica. Le foreste attiravano gli uomini con le proprie risorse e incutevano terrore perché popolate da briganti, animali selvatici e creature inventate dalla fantasia medievale. L’osservazione del cosmo era dovuta alla volontà di comprendere il senso di fenomeni climatici o astrali perché non riuscivano a controllarli. Il manso costituiva il possesso ereditario della famiglia contadina (luogo di residenza) e per gli uomini dell’alto medioevo esisteva un rapporto strettissimo fra il nucleo familiare e l’apprezzamento protetto da una palizzata che costituiva il manso. Quello domestico era lo spazio più vissuto. Al centro della casa di legno veniva costruito un focolare, il letto era uno solo e ci dormiva tutta la famiglia. Il mobilio era scarso. La famiglia coniugale era costituita dal padre, dalla madre e dai figli ed era caratterizzata da uniformità (mai in precedenza, infatti nell’Impero Romano erano composte da

 Le strutture politico-amministrative, le sue risorse finanziarie, il suo potere 13 centrale erano ben lontani dall’efficiente organizzazione di Roma. Carlo Magno interveniva per mezzo di leggi chiamate capitolari perché costituite da una serie di brevi articoli ( capitula ). Questi insistettero sulla proibizione di allestire eserciti privati e l’obbligo di non frodare il governo. Vietarono di approfittare della propria posizione economica e delle cariche pubbliche rivestite per sfruttare i contadini imponendo loro come se si trattasse di pubblici tributi, corvees agricole sulle proprie terre. All’epoca del raccolto i grandi proprietari acquistavano dei contadini meno abbienti tutto ciò su cui riuscivano a mettere le mani e lo rivendevano più tardi con guadagni che nei periodi di carestia raggiungevano il 200-300%. Fu quindi fissato il prezzo dei prodotti agricoli di prima necessità. Ci furono anche divieti di usura e strozzinaggio. Il governo centrale era costituito dal palatium (palazzo) con una corte (dove fu costituita un’accademia mirata a creare buoni preti), ma mancava una capitale fissa (Carlo risiedeva ad Aquisgrana ma frequentava anche altre residenze). Per l’amministrazione locale, Carlo estese ai paesi conquistati la suddivisione amministrativa per comitati che furono affidati a funzionari regi (conti e marchesi). I conti dovevano amministrare la giustizia in nome del re. Utilizzò poi come ufficiali regi quei latifondisti guerrieri che lo avevano seguito nelle imprese vittoriose. Scelse i funzionari pubblici fra i capi militari che già erano suoi vassalli. Anche l’immunità fu utilizzata come strumento di governo. L’ immunitas era un privilegio concesso dal re, che vietava per sempre a tutti i funzionari pubblici di intervenire sulle terre di una grande proprietà e di tenervi dei placiti. L’immunità diventava un delegato e un ausiliario del re.  Dal punto di vista più generale l’impero carolingio costituì la realizzazione più compiuta di quella sintesi romano-germanica che si era delineata in età merovingia. Alla morte di Pipino il Breve (768) i suoi figli Carlo e Carlomanno si divisero il regno (il secondo morì nel 771 e Carlo ottenne l’unità del regno). Carlo veniva descritto come vigoroso, amante dell’equitazione, delle armi e della caccia. Era un uomo autorevole, socievole e molto acculturato. Grazie alle sue capacità di condottiero le guerre non ebbero più solo un carattere difensivo ma di conquista (politica espansionistica). Il suo impero era un organismo artificioso che teneva insieme popoli diversissimi e i soli legami di questi popoli erano la stessa fede religiosa e il riconoscimento di un unico re. o Ci furono molte campagne rivolte contro i musulmani di Spagna (Mori e Saraceni) → nel 778 attaccarono una retroguardia franca sui Pirenei, dove morì il conte palatino Roland. Tra il 801 e 813 Carlo conquistò la Navarra e la Catalogna che divennero la marca Hispanica. o La conquista del reno Longobardo → La penisola italiana era dominata dal re Desiderio (756-774) che attaccò il ducato di Roma con papa Adriano I, che fece appello ai Franchi. Questi assediarono Pavia nel 774 ponendo fine alla dinastia regia dei longobardi: Carlo aggiunse al suo titolo di rex Francorum quello di rex Langobardorum imponendo il vassallaggio. o Incorporò il territorio sassone tra il 772 e il 804 e Carlo riuscì ad imporre il matrimonio cristiano e la civiltà franca con la forza. I sassoni furono convertiti e legati all’Europa romano-cattolica.

o Ci furono campagne di Carlo contro la Baviera e gli Avari che crollarono 14 nel 796 quando venne conquistata la sede del loro re. I franchi si trovarono a competere con l’impero bizantino che voleva riconquistare l’Italia. Nella cerimonia di incoronamento a San Pietro il giorno di Natale dell’800, Carlo fu presentato come l’erede dell’antico potere imperiale per volontà divina. Diventando imperatore, si riallacciò alla nozione di “impero cristiano” ereditata dall’esempio bizantino. Doveva tutelare la chiesa di Roma e di proteggere con le armi il popolo cristiano. Era un impero franco-germanico e romano-cattolico. Aquisgrana e Roma erano le due città che simboleggiavano questa centralità. L’oriente non vide bene questa restaurazione imperiale e arrivarono ad un accordo nell’812 in cambio della rinuncia alle pretese franche su Venezia: l’imperatore d’Oriente riconobbe il titolo imperiale di Carlo.  Molto efficace fu il vassallaggio. Nell’806 Carlo suddivise il regno tra i suoi tre figli, anche se alla sua morte (814) pervenne integralmente nelle mani di Ludovico il Pio. Nel suo Ordinatio Imperii (Ordinamento, Costituzione dell’impero), Ludovico proclamò nel’817 l’unità dell’impero stesso e designò il primogenito Lotario come unico successore. A ciascuno degli altri figli affidò invece un regno, ma modificò poi più volte quella sua decisione provocando terribili lotte fratricide. Quando Ludovico morì nel 840 portò ai tre figli (Lotario, Ludovico e Carlo) ad una disputa di eredità. Ludovico e Carlo si allearono contro Lotario e lo vinsero. Stipularono un’alleanza difensiva, nota come “Giuramento di Strasburgo” nel 842. I due fratelli giurarono davanti ai rispettivi eserciti in lingua francese e in tedesco di sostenersi a vicenda. Lotario dovette accettare il trattato di Verdun (843) e spartire il potere con i fratelli. A Ludovico il Germanico andò la parte orientale dell’impero. A Carlo il Calvo la parte occidentale, a Lotario il regno d’Italia e un territorio tra le Alpi e i Paesi Bassi. Esisteva un solo imperatore, ma non aveva poteri fuori dal proprio regno. Solo con l’imperatore Carlo Il Grosso (881-887) figlio di Ludovico il Germanico, tutto il vecchio mondo carolingio si riunì. La debolezza del potere regio si mostrò quando Carlo nell’886 preferì pagare un gravoso tributo a una banda di Normanni che assediava Parigi anziché combatterla. L’aristocrazia decise quindi di deporre l’imperatore ed elessero re dei franchi Orientali Arnolfo di Carinzia nipote illegittimo di Ludovico nel 887. Elessero poi Oddone conte di Parigi nel 888. Crollava così l’ultima possibilità di ricostruire l’unità politica del mondo latino- germanico creata da Carlo Magno. La spaccatura fra un’area politica francese e una tedesca iniziata con Strasburgo era confermata. Il dissolversi dell’impero e le origini dello sviluppo signorile → dal IX secolo la minaccia non viene più dagli arabi ma dai Saraceni che si dedicano alla guerra di corsa per le razzie e che furono battuti solo nel XI secolo dai Bizantini. L’Europa centrale era minacciata anche dagli ungari (cadono Pavia e Strasburgo) che furono fermati dal regno tedesco con Ottone I il Grande (936-973) nella battaglia di Lechfeld (955). Da questo momento le incursioni si arrestano perché i nomadi diventano sedentari. In questo momento gli Ungari si convertono al cristianesimo nell’anno mille quando il loro re Stefano riceve dal papa la corona di re d’Ungheria. I normanni (o vichinghi) erano un complesso di popolazioni scandinave di stirpe germaniche. Le migrazioni normanne seguono grandi vie del commercio internazionale; a sud est i guerrieri-

il proprio controllo. Privilegium Othonis (962) → nessun papa avrebbe più potuto 16 essere consacrato senza la conferma preventiva dell’imperatore. Ottone II (973-983) dovette far i conti con la ripresa dell’aristocrazia e molte difficoltà nell’Italia del Sud. Nel 982 in Calabria l’esercito tedesco fu distrutto mentre l’anno dopo l’imperatore morì. Ottone III (983-1002) era troppo piccolo per governare e la reggenza fu assunta dalla madre Teofano. Questi cercò di attuare una restaurazione dell’impero cristiano, guidato dal papa e dall’imperatore. Nel 999 sostenne l’elezione papale di Silvestro II, ma il suo piano fallì perché non tenne conto dello stato di disgregazione politica dell’impero. Morì senza eredi. Arduino di Ivrea tentò di spezzare il legame tra il regno italico e gli Ottoni facendosi incoronare a Pavia nel 1002, ma fu sconfitto dall’imperatore tedesco Enrico II (1002-1024). Questi limitò il potere dei grandi vassalli laici ma non riuscì a modificare il rapporto tra potere regio e nuclei locali che riconoscevano l’autorità imperiale come potere supremo, ma tentavano di arginare le interferenze. Nel IX e X secolo le immunità e privilegi trasformarono chiese e monasteri in organismi territoriali. Divennero centri attivi di potenza politica autonoma che disgregarono l’ordinamento pubblico. Le chiese private (proprietà di un dominus) delle famiglie potenti si moltiplicarono e divennero anche strumenti della potenza signorile, elemento di prestigio sociale. L’abbazia di Cluny in Borgogna fondata nel 910 dal duca di Aquitania divenne importante per dare un’organizzazione stabile alle abbazie dipendenti. Nel X secolo ottenne l’autorizzazione papale a porre sotto la sua autorità i monasteri che avrebbero accettato l’ ordo cluniacensis cioè il modo cluniacese di interpretare e vivere la regola monastica benedettina. Alla fine del XII secolo Cluny controllava oltre 1200 monasteri. Si vennero a costituire nuove formazioni politico-territoriali come la Pannonia, occupata dagli Ungari e che riescono a costituire un regno organizzato secondo la tradizione occidentale soltanto alla fine del X secolo con Stefano I. A sud troviamo i Croati (popolo legato al mondo cristiano-bizantino), Serbi e Bulgari (Legati al solo mondo bizantino). A nord la Polonia, a est gruppi di Variaghi e l’inizio di quella formazione politica che darà origine alla Russia. La Gallia era suddivisa nei regni di Francia e Borgogna e nel 987, dopo cento anni di lotte costanti, diviene re Ugo Capeto, capostipite della dinastia capetingia che governerà la Francia fino alla rivoluzione francese. Ma la corona è debolissima e l’anarchia potente. Nel XI secolo il re di Francia è meno potente di molti suoi vassalli. Il regno d’Italia copre solo la pianura del Po e il Nord della penisola. Il sud è bizantino, Venezia indipendente. Napoli e Sorrento sono autonome. Nella Spagna cristiana gli eserciti del califfato di Cordova hanno occupato Barcellona e Santiago de Compostela. Nel XI secolo i conti di Barcellona approfittano della debolezza degli stati arabi ed estendono il loro dominio all’Ebro. Sulle coste del mare del nord troviamo una nuova formazione politica, quella di Canuto il Grande che riunisce per alcuni anni i regni di Danimarca, Inghilterra e Norvegia; nel 1035 la Norvegia si ribella e riacquista l’indipendenza, seguita nel 1042 dall’Inghilterra con il re Edoardo III il Confessore.

L’APOGEO DEL MEDIOEVO^17

Tra il XI e XIII secolo ci fu una grandiosa espansione economica grazie alla disponibilità terrena e alla diffusione di miglioramenti tecnici. Aumenta la commercializzazione delle derrate agricole e l’agricoltura diventa la base di tutta l’economia, fornendo sussistenza alle popolazioni e fonte di ricchezza e potenza. Grazie allo sviluppo demografico, favorito dalla ripresa economica che stimola poi l’avanzata dei disboscamenti per la creazione di villaggi, si intensifica lo sfruttamento della terra. Si creano quindi una signoria locale e crescono le comunità rurali. Il signore locale impone la propria protezione a un villaggio e si erge la comunità rurale. Nel X secolo si diffondono l’aratro a versoio, la rotazione triennale e il collare rigido per i cavalli. L’attrezzatura agricola si trasforma grazie all’uso crescente del ferro, ma si diffondono anche il mulino ad acqua e a vento. Molto importante fu il dissodamento di terre incolte che caratterizza il periodo di espansione economica. I signori esortarono i contadini a estendere le coltivazioni offrendo anche agli immigrati lavori di dissodamento e costruzione di mansi (aziende agricole a carattere familiare dotate di abitazione). Ciò comportava anche alla creazione di villaggi nuovi, frutto di imprese collettive, con nome di “villenove”. La colonizzazione della Germania orientale è un esempio di questa fondazione, dove nelle terre occupate da contadini slavi si aggiungono immigrati nel XII secolo, fondamentali per la creazione di nuove città. Molte fondazioni nascono da contratti di associazione fra un signore laico e un istituto ecclesiastico. Alla base dei contratti c’è un movente economico. Si diffondono dimore rurali isolate nelle campagne: questo comporta ad un processo di dispersione, la vicinanza ai terreni da lavorare evita ai contadini gravose perdite di tempo e incrementa la redditività dell’azienda. Le campagne erano però luoghi pericolosi a causa delle lotte di potere delle famiglie nobiliari e per questo motivo si iniziò a fortificare le corti. L’incremento demografico prolungato (dovuta alla ripresa economica del XI secolo) stimola la produzione e la commercializzazione dei prodotti agricoli, ma fu ineguale secondo le aree (es nel 1328 la regione parigina calcolava oltre 30 focolari domestici per chilometro quadrato, ma in Lombardia i numeri si raddoppiavano. Il Piemonte era molto meno popolato, tra i cinque e i dodici nuclei). La nascita della signoria locale o “di banno” avvenne contemporaneamente all’alleggerimento dei servizi dovuti dai contadini al signore in quanto proprietario fondiario perché le corti e i mansi erano praticamente scomparsi. Nel XII secolo accresce quindi il bisogno di denaro dei signori: molte corvées furono sostituite da pagamenti in denaro; aumentarono gli obblighi che il signore imponeva come signore locale o di banno ( dominus loci ): questi erano quei signori che approfittando della crisi del potere regio, avevano usurpato diritti politici e imposto la loro protezione ai villaggi rurali imitando il potere pubblico con prerogative di comando ( bannus ) e di coercizione ( districtio ). Possedendo il diritto di “banno” si procuravano un duplice sfruttamento: giudiziario ed economico. Imposero monopoli legati all’attrezzatura agricola e assorbirono gran parte dei proventi che i contadini ricavavano dall’accresciuta possibilità di commercializzazione dei prodotti agricoli. I contadini non furono passivi e si organizzarono in comunità rurali autonome rispetto ai signori. Questa resistenza diede origine ad un movimento di affrancamento dove i signori

La città è socialmente e diversa dai villaggio: la ricchezza diventa il criterio più 19 evidente di differenziazione sociale. Ma la vita istituzionale dei comuni è instabile, così come il rapporto di forza tra i vari gruppi sociali. Nel XIII secolo le lotte di fazione divamparono nelle città italiane e fiamminghe. In Italia i commercianti e i banchieri misero a punto i sistemi per riunire più capitali che in passato: i due principali tipi di associazione furono a “ commenda ” e la “ compagnia ”. La prima nacque nei porti delle città marinare nel XII secolo ed era limitata ad un viaggio e riuniva uno o più finanziatori e un mercante viaggiatore. I capitali anticipati dai primi erano fatti fruttare dal secondo all’estero. La ripartizione poi andava a un quarto al mercante e il resto ai finanziatori. La seconda sorse nei centri commerciali all’interno che si dedicavano ai traffici sul continente e stringeva i membri di una famiglia in un’associazione commerciale di lunga durata. I soci fornivano il capitale sociale (detto corpo ), lavoravano al servizio della società e al suo scioglimento percepivano un dividendo. Le compagnie più conosciute erano i Tolomei e i Buonsignori a Siena nel XIII secolo e i Bardi e Peruzzi a Firenze nel XIV secolo. Erano fragili perché i cattivi affari di una succursale si ripercuotevano immediatamente su tutta la società. La ripresa delle attività artigianali e mercantili e lo sviluppo urbano provocarono nelle città una differenziazione sociale più marcata. Si venne a formare quindi la borghesia ( burgensis ovvero abitante di un borgo/centro urbano), nel XI secolo, che possedeva beni terrieri accumulati grazie ai traffici ed era specializzata nel commercio e nell’artigianato. Nelle Fiandre gli uomini d’affari compravano la lana inglese, la distribuivano agli artigiani al prezzo più alto possibile e acquistavano, per rivenderli, i loro tessuti al prezzo più basso. Si verificò una dissociazione tra capitale e lavoro: la vita dei lavoranti dipendeva totalmente dagli uomini d’affari. Guidata dai mercanti, la borghesia tendeva ad impadronirsi delle leve del potere cittadino ed entrava in concorrenza con l’aristocrazia militare. Le leghe dei mercanti (o gilde) erano inizialmente associazioni di aiuto reciproco ma che con il passare del tempo tesero ad assicurarsi il monopolio del commercio cittadino. Le corporazioni degli artigiani (“corporazioni di arti e mestieri”) comprendevano i maestri di qualsiasi arte con i loro colleghi ( soci ) e gli apprendisti ( discipuli ): il loro scopo era quello di garantire la qualità del prodotto ed evitare la sovraproduzione che la concorrenza avrebbe creato. LA NASCITA DEI COMUNI. I comuni erano associazioni che riunivano i capifamiglia del nucleo urbano per garantirne la pace interna, la sua autonomia di fronte al signore e la sua difesa. I comuni transalpini erano associazioni fondate sul mutuo giuramento dei partecipanti e guidate dai membri più influenti del gruppo socialmente eminente in città (fuori dall’Italia erano i mercanti). Il sorgere di questi comuni ebbe talvolta un carattere violento e i diritti venivano esercitati dal signore → la borghesia ereditò i poteri di banno e diventò una signoria collettiva che gestiva la giustizia e le proprie finanze imponendo le tasse alla comunità. In Francia i comuni furono appoggiati dai sovrani perché volevano diminuire il potere dei signori. Nell’Italia centro settentrionale i comuni avevano caratteristiche particolari:  il comune urbano italiano nacque grazie alla presenza dei milites , i cavalieri e signori immigrati dalla campagna che erano vassalli del vescovo locale, che trovarono nel comune uno strumento per coesistere politicamente con il populus.

 La classe aristocratica fu rilevante: i milites infatti erano abituati ad una vita 20 guerresca e combatteva anche al proprio interno per il controllo della vita politica comunale. La sua struttura sociale venne organizzata in consorterie (cioè gruppi di famiglie nobili, non necessariamente consanguinee) dedite alle guerre private dove le torri rappresentavano un elemento di identità e uno strumento di difesa.  Il comune italiano si sforzò di costruire una propria dominazione territoriale. I gruppi dirigenti comunali iniziarono a sottomettere le signorie locali circostanti alle mura per conquistare il contado.  Instabilità delle istituzioni: dura due secoli, ma si sviluppa in tre fasi: o Consolare → XII secolo, i comuni furono retti da un gruppo di consoli reclutati tra i vassalli del vescovo locale che pian piano si liberarono dal suo controllo. La mobilità favoriva contrasti tra le famiglie e le fazioni per la conquista del potere. o Podestarile → prima metà del XII secolo, i consoli furono sostituiti dai podestà, prima ad estrazione locale e successivamente forestiero, perché una persona estranea alle lotte cittadine da garanzia di stabilità. o Popolare → seconda metà del XII secolo, egemonia della borghesia cittadina costituita da mercanti e artigiani (chiamata “popolo”). Era il sistema più efficace ma si entrò lo stesso in crisi a causa dei conflitti tra i nobili e il popolo. Questo infatti era stato sempre marginale, ma ora chiedeva di partecipare attivamente al governo cittadino. In questa fase l’ordinamento comunale convisse sia con la società dei milites che con quella del popolo. Dal 1150 al 1300 un movimento culturale trasferisce i centri del sapere dai monasteri alle città, che diventano centri di cultura. Il risultato fu lo sviluppo delle scuole urbane e la nascita delle prime università. L’intellettuale non è più l’uomo di chiesa o monaco, ma un laico che guadagna esercitando la sua professione. La scuola:  Nel XI secolo erano ancora situate nei grandi monasteri, molto celebri furono quelle di Cluny in Borgogna e di Montecassino in Campania. Alla base dell’insegnamento c’erano le sette arti del trivio (grammatica, retorica, dialettica) e del quadrivio (aritmetica, geometria, musica e astronomia) insieme alla Bibbia.  Nel XII secolo ci fu il declino delle scuole monastiche; i giovani iniziano a frequentare le scuole private con maestri celebri e materie nuove come la dialettica (l’arte del discutere e del ragionamento). Nel 1179 il III concilio lateranense ordinò che si assegnassero benefici congrui ai maestri che in quelle scuole insegnavano gratuitamente ai chierici della cattedrale e agli scolari poveri e stabilì che tutti gli studiosi idonei che ne avessero fatto richiesta potessero ottenere gratuitamente la licentia docendi (permesso di insegnamento valido nell’ambito della diocesi). La gerarchia ecclesiastica riconobbe implicitamente l’esistenza di scuole private, ma trattenne il diritto di concedere la licenza e il quindi il controllo dell’attività di insegnamento.