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Riassunto manuale "Storia Medievale" di Rinaldo Comba. Parte prima, Sintesi del corso di Storia Medievale

Riassunto del manuale di Storia Medievale di Rinaldo Comba limitatamente alla prima parte "fra mondo antico e medioevo"

Tipologia: Sintesi del corso

2017/2018

Caricato il 12/10/2018

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LE STRUTTURE DEL MONDO ANTICO
1.Uno sguardo d’insieme
Nei primi secoli dell’età cristiana, le città e i loro limiti costituivano i limiti delle aree occupate dai sedentari
e dal mondo civile: “civiltà”, “civile” derivano da civitas = città. A nord e a sud di esse vivevano popolazioni
nomadi e seminomadi, i barbari da barbaros = forestiero.
L’area mediterranea, quella occupata dai sedentari, vedeva al suo interno un rigoglioso sviluppo urbano
grazie alle conquiste di Roma che aveva introdotto ovunque e sistematicamente le città. Esse erano originate
da un accampamento militare ed erano i cardini della struttura politico-amministrativa imperiale.
Il Mediterraneo diviene così il “cuore” commerciale dell’impero.
In questa civiltà, perlopiù agricola, nonostante l’importanza del commercio, i gruppi dirigenti erano scelti
nei ceti medio-alti della popolazione urbana, tra cui emergevano i senatori e i cavalieri.
2. L’AGRICOLTURA ROMANA: IL CLIMA I SUOLI, LE TECNICHE
L’impero romano, all’inizio dell’era cristiana, aveva 50 milioni di abitanti, cifra che pare piccola. Ma in
realtà se si pensa alle possibilità agricole dell’epoca è una cifra abbondante: nell’area mediterranea infatti il
clima eccessivamente asciutto e la natura del suolo non favorivano lo sviluppo di una grande civiltà agricola.
Nelle relativamente poche aree pianeggianti, si praticava la cerealicoltura e la produzione del grano di basava
sulla rotazione biennale delle colture. I campi erano lasciati a maggese ad anni alterni. Solo le zone più aride
e tortuose, chiamate saltus erano dedicate all’allevamento. I campi coltivati erano chiamati ager.
Le abitudini alimentari erano influenzate dalla predominanza dell’agricoltura; il consumo di cereali, vino e
olio d’oliva era diffuso in tutti i domini di Roma.
Per superare le difficoltà poste dal clima troppo secco, i contadini dovettero elaborare l’aridocoltura o dry
farming. Per conservare l’umidità del terreno ed evitare che erbacce sottraessero alla coltura acqua ed
elementi nutritivi, procedevano ad arature ripetute, cosa che spiega anche l’uso dell’aratro leggero.
L’aratro romano, rendeva necessario incrociare le arature, cosa che evitava un‘evaporazione eccessiva. In
Europa settentrionale invece, era usato l’aratro ad avantreno con un vomere appuntito che tagliava le zolle
erbose.
L’agricoltura necessitava di una massiccia forza lavoratrice, fornita alle campagne dalle guerre di conquista
che avevano reso disponibile un grande numero di schiavi.
3. LE CAMPAGNE: PAESAGGI, AZIENDE AGRARIE, PRODUZIONI, TRAFFICI
Lo sviluppo economico dell’impero era subordinato alle esigenze di Roma, principale mercato urbano che
dominava l’intera economia europea.
L’influenza di Roma si estendeva anche al paesaggio con tracce chiaramente identificabili tutt’oggi. In molte
zone europee il paesaggio conserva numerose tracce di confini e strade antiche tracciate secondo la tipica
pianta a scacchiera che divideva il territorio in quadrati da 200 iugeri (50 ettari).
L’insediamento romano è inoltre testimoniato dalla diffusione delle villae rustiche romane, grandi centri di
conduzione di grandi aziende agrarie. Successivamente alla riduzione del numero di schiavi, la villa venne
frazionata in due secondo un sistema misto: una parte veniva gestita direttamente dal proprietario, un’altra
era divisa in aziende minori, concesse a contadini liveri(coloni) a liberti o a servi casati che talvolta
dovevano un certo numero di giornate di lavoro al proprietario
4.LE CITTA COME FONDAMENTO DELLA DOMINAZIONE ROMANA
Le città avevano un ruolo centrale e costituivano il fondamento della dominazione romana. Esse offrivano a
tutti le condizioni di vita considerate indispensabili per l’esistenza di una persona civili.
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LE STRUTTURE DEL MONDO ANTICO

1.Uno sguardo d’insieme

Nei primi secoli dell’età cristiana, le città e i loro limiti costituivano i limiti delle aree occupate dai sedentari e dal mondo civile: “civiltà”, “civile” derivano da civitas = città. A nord e a sud di esse vivevano popolazioni nomadi e seminomadi, i barbari da barbaros = forestiero.

L’area mediterranea, quella occupata dai sedentari, vedeva al suo interno un rigoglioso sviluppo urbano grazie alle conquiste di Roma che aveva introdotto ovunque e sistematicamente le città. Esse erano originate da un accampamento militare ed erano i cardini della struttura politico-amministrativa imperiale.

Il Mediterraneo diviene così il “cuore” commerciale dell’impero.

In questa civiltà, perlopiù agricola, nonostante l’importanza del commercio, i gruppi dirigenti erano scelti nei ceti medio-alti della popolazione urbana, tra cui emergevano i senatori e i cavalieri.

  1. L’AGRICOLTURA ROMANA: IL CLIMA I SUOLI, LE TECNICHE

L’impero romano, all’inizio dell’era cristiana, aveva 50 milioni di abitanti, cifra che pare piccola. Ma in realtà se si pensa alle possibilità agricole dell’epoca è una cifra abbondante: nell’area mediterranea infatti il clima eccessivamente asciutto e la natura del suolo non favorivano lo sviluppo di una grande civiltà agricola.

Nelle relativamente poche aree pianeggianti, si praticava la cerealicoltura e la produzione del grano di basava sulla rotazione biennale delle colture. I campi erano lasciati a maggese ad anni alterni. Solo le zone più aride e tortuose, chiamate saltus erano dedicate all’allevamento. I campi coltivati erano chiamati ager.

Le abitudini alimentari erano influenzate dalla predominanza dell’agricoltura; il consumo di cereali, vino e olio d’oliva era diffuso in tutti i domini di Roma.

Per superare le difficoltà poste dal clima troppo secco, i contadini dovettero elaborare l’aridocoltura o dry farming. Per conservare l’umidità del terreno ed evitare che erbacce sottraessero alla coltura acqua ed elementi nutritivi, procedevano ad arature ripetute, cosa che spiega anche l’uso dell’aratro leggero.

L’aratro romano, rendeva necessario incrociare le arature, cosa che evitava un‘evaporazione eccessiva. In Europa settentrionale invece, era usato l’aratro ad avantreno con un vomere appuntito che tagliava le zolle erbose.

L’agricoltura necessitava di una massiccia forza lavoratrice, fornita alle campagne dalle guerre di conquista che avevano reso disponibile un grande numero di schiavi.

  1. LE CAMPAGNE: PAESAGGI, AZIENDE AGRARIE, PRODUZIONI, TRAFFICI

Lo sviluppo economico dell’impero era subordinato alle esigenze di Roma, principale mercato urbano che dominava l’intera economia europea.

L’influenza di Roma si estendeva anche al paesaggio con tracce chiaramente identificabili tutt’oggi. In molte zone europee il paesaggio conserva numerose tracce di confini e strade antiche tracciate secondo la tipica pianta a scacchiera che divideva il territorio in quadrati da 200 iugeri (50 ettari).

L’insediamento romano è inoltre testimoniato dalla diffusione delle villae rustiche romane, grandi centri di conduzione di grandi aziende agrarie. Successivamente alla riduzione del numero di schiavi, la villa venne frazionata in due secondo un sistema misto: una parte veniva gestita direttamente dal proprietario, un’altra era divisa in aziende minori, concesse a contadini liveri(coloni) a liberti o a servi casati che talvolta dovevano un certo numero di giornate di lavoro al proprietario

4.LE CITTA COME FONDAMENTO DELLA DOMINAZIONE ROMANA

Le città avevano un ruolo centrale e costituivano il fondamento della dominazione romana. Esse offrivano a tutti le condizioni di vita considerate indispensabili per l’esistenza di una persona civili.

Inoltre erano poli di sviluppo economico per le campagne circostanti e di sviluppo dell’artigianato e dell’industria ma la funzione più importante non era quella commerciale e industriale, bensì di coordinamento politico e amministrativo. I Consigli municipali, i cui membri erano reclutati tra i maggiori proprietari terrieri, amministravano gli affari della città. L’impero era costituito da una serie di distretti amministrativi.

Le città svolgevano inoltre funzione militare. Le città per lungo tempo, non ebbero problemi di difesa, difesa che era assicurata dalle solidità delle frontiere imperiali, quando però nel II secolo le difese settentrionali iniziarono a cedere, numerose città potenziarono le loro fortificazioni e si cinsero di mura alte e massicce.

Tra gli innumerevoli ruoli, le città svolgevano anche funzione religiosa: per i cristiani in città risiedeva una figura importantissima per l’organizzazione ecclesiastica, il vescovo.

5.I CETI SOCIALI DOMINANTI E L’IMPORTANZA DELL’ARISTOCRAZIA SENATORIA

Il concetto di cittadinanza di evolve: nel I secolo, erano cittadini romani solo gli italici, successivamente gli imperatori avevano ammesso al rango di cives la classe più alta di tutte le città e poi nel III secolo la cittadinanza fu conferita a tutti gli abitanti liberi dell’impero.

Tra coloro che godevano della cittadinanza, spiccavano due classi prestigiose: i senatori e i cavalieri, caratterizzati dal possesso di numerosi latifondi.

All’aristocrazia senatoria (ordo senatorius) appartenevano sia i figli dei senatori romani sia coloro che erano stati accolti grazie ad una decisione imperiale. Era in gran parte ereditaria, dotata di enormi ricchezze fondiarie e inoltre coltissima.

Al ceto dei cavalieri (equites) si accedeva solo per volontà dell’imperatore che sceglieva i membi tra i curiales, i cittadini romani delle singole aristocrazie municipali. Questo ceto scompare all’inizio del VI secolo perché Costantino permise a degli equites scelti, di accedere al senato.

così nella metà del VI secolo si distinsero tre ranghi senatori: i Clarissimi, gi Spectabiles e gli Illustres

Questi ceti egemonici non erano tali solo per un potere politico ed economico ma anche per una supremazia culturale: avevano infatti una vasta cultura filosofico letteraria e giuridico amministrativa.

  1. LA FORMAZIONE DEI GRUPI DIRIGENTI E LA TRASMISSIONE DELLA CULTURA CLASSICA

L’impianto scolastico romano era molto simile con quello greco. L’insegnamento si articolava in tre livelli: scuola elementare (7-12 anni), scuola del grammatico (12 -15 anni), scuola del retore. Lo studio dell’eloquenza era importantissimo nell’educazione romana. (un prospetto di tutto ciò ci viene dato da Quintiliano, nel I secolo).

I primi gradi di scuola erano diffusi in tutte le città, gli ultimi solo in quelle più importanti. Dall’ IV secolo il loro fine divenne pratico: istruire il nuovo ceto dell’aristocrazia urbana. I senatori infatti erano soliti affidare l’educazione dei figli ad un maestro privato.

Roma ebbe il merito di diffondere la cultura nei paesi più remoti dell’impero, anche se essa rimase privilegio dei ceti superiori.

La cultura greco romana trasmessa nelle scuole dell’impero aveva principalmente due caratteristiche: a) era urbana e cittadina b) era in gran parte prosecuzione di quella ellenistica

7.LE CULTURE ELLENIZZATE DELLE ARISTOCRAZIE E LE RELIGIONI GRECO-ORIENTALI.

Nell’età imperiale era viva la ricerca di esperienze religiose nuove. La ricerca della salvezza individuale e la speranza di rinnovamento, favorirono la diffusione delle religioni orientali e greco orientali. Nelle persone colte inizio a subentrare l’idea di un Dio universale. Proprio per questo gli imperatori cercarono molto spesso di unire politica e religione, vantando un’origine divina.

augusti , e due cesari che sarebbero succeduti loro in seguito alla loro morte. La tetrarchia spezzò l’unità amministrativa dell’impero ma non creò due stati diversi. Ma quando nel 305 Diocleziano si ritirò, seguirono sanguinose lotte per la successione. Il potere fu diviso tra Licinio e Costantino finché nel 324 Costantino vinse l’avversario e rimase solo al potere.

Inoltre Diocleziano modificò la struttura amministrativa dell’impero, lo suddivise in quattro prefetture, Gallia, Italia, Illirico e Oriente, che a loro volta furono suddivise in dodici diocesi, governante dai vicarii e comprendenti un gran numero di provincae, affidate ad un dux che aveva poteri militari

  1. RIORGANIZZAZIONE DELL’ESERCITO E RIFORMA FISCALE

Le difficoltà dell’impero e la pressione dei barbari rendono necessarie due grandi riforme: dell’apparato militare e di quello fiscale.

Viene creato un grosso esercito di manovra, stanziato nelle grandi città. I suoi appartenenti presero il nome di comitantenses perché si muovevano con il seguito (comitatus) imperiale. Ai confini vennero stanziati i limitanei. Erano i proprietari fondiari a reclutare i soldati ma potevano sottrarsi all’obbligo pagando una tassa di leva: fu favorito il reclutamento di elementi germanici.

La riforma fiscale era indispensabile per il sostentamento di Roma e del suo esercito: il sistema di riscossione si basava su due imposte già note l’annona, ovvero l’imposta fondiaria, si basava sull’unità di imposizione fondiaria chiamata iugum, venne chiamata perciò iugatio. l’imposta personale, chiamata caput, venne chiamata capitatio.

L’asse portante della riforma era l’annona che veniva riscossa in natura. La revisione della tassazione prevista ogni 5 anni dal 312 avvenne ogni 15. Questo periodo era chiamati indizione ed era così importante da divenire un sistema di datazione molto diffuso in tutto il Medioevo.

4.COLONI E LATIFONDISTI: I RAPPORTI SOCIALI NELLE CAMPAGNE

La forte pressione fiscale provocò importanti trasformazioni: a) il peggioramento della sorte dei coloni b) la concentrazione delle terre e l’incremento del potere dei grandi latifondisti c) l’instaurarsi di un rapporto di solidarietà tra i piccoli contadini e i latifondisti.

La situazione giuridica dei cittadini peggiorò, gli imperatori legarono i coloni alla terra: era libero di fronte la grande proprietari ma non poteva cambiare lavoro. Era servus terrae, secondo una legge emanata da Teodosio nel 393.

I grandi proprietari terrieri si arricchirono. Si creò un rapporto detto di accomandazione: gli agricoltori liberi si commendavano, ovvero raccomandavano, al signore della terra. I grandi latifondi erano spesso esenti (immunitas) dal pagare le imposte e ciò venne applicato specialmente alle proprietà fiscali, ovvero dello Stato.

Con il tempo i grandi proprietari terrieri iniziarono ad amministrare la giustizia sui propri dipendenti e circondandosi di buccellarii ovvero guardie armate.

Le rivolte di schiavi e contadini divennero sempre più frequenti: una delle più importanti fu quella dei Bagaude in Gallia ma si registrarono anche in Pannonia e Mauritania. Talvolta i ribelli guardarono ai barbari come loro alleati e liberatori ma parte dei coloni fu sempre solidale con l’aristocrazia senatoria che trovò costante appoggio anche nell’episcopato

5.ORIENTE E OCCIDENTE

All’inizio del IV secolo, la realtà dell’impero esigeva un governo separato tra oriente e occidente. Costantino fondò sulle rive del Bosforo Costantinopoli, la “nuova Roma”. Le differenze tra Oriente e Occidente erano lampanti: condizioni sociali, politiche e culturali a cui si aggiungevano le controversie religiose perlopiù in Oriente. Anche la situazione economica era differente ed era più favorevole in Oriente.

La separazione tra le due parti avvenne più nettamente alla morte di Teodosio, nel 395, che aveva designato OnorioOccidente con capitale Milano e ArcadioOriente con Costantinopoli, i suoi figli come suoi successori. La spartizione determinò la rottura dell’unità imperiale.

Il contrasto era molto profondo, tanto che Costantinopoli inviò come alleati nell’Illirico rivendicato da Onorio i Visigoti. Questa mossa fu copiata un secolo dopo con gli Ostrogoti: le popolazioni germaniche vennero deviate verso occidente per alleggerirne la pressione nella sua parte orientale.

6.IL LEGAME TRA CRISTIANESIMO E IMPERO

Fu impossibile estirpare il cristianesimo con le persecuzioni: così nel 313 Costantino e Licinio, i due augusti, emanarono l’editto di Milano, che segnava la fine delle persecuzioni e una nuova politica di tolleranza. Il cristianesimo divenne poi via via alleato dell’impero, grazie ai principi di pace di cui era il promotore.

Nell’età di Costantino la politica di avvicinamento imperiale al cattolicesimo avvenne a tre livelli diversi:

  1. (^) Riconoscimento della piena libertà di culto (editto di Milano)
  2. Concessione di privilegi alle comunità cristiane e al clero, esonerando i sacerdoti dal pagamento delle imposte e dichiarando la domenica giorno festivo obbligatorio
  3. Intervento nelle controversie dottrinali

Nel 325 Costantino convocò il concilio di Nicea, un’assemblea generale dei vescovi della cristianità per porre fine alla controversia trinitaria che vedeva la dottrina di Ario (che riteneva il Padre superiore al Figlio) scontrarsi con quella di Atanasio (che riteneva entrambi sullo stesso piano). Venne inoltre elaborato il credo che anche oggi viene recitato.

  1. L’EPISCOPATO E L’IMPERO NELLE DISPUTE TEOLOGICHE

Successivamente a concilio di Nicea, gli imperatori cambiarono spesso idea sulle dispute teologiche e solo nel IV secolo appoggiarono definitivamente il cristianesimo.

Un esempio del mutevole atteggiamento degli imperatori, fu la politica di Costanzo II (337-361) che favorì l’arianesimo e inoltre sosteneva l’operato del vescovo goto Ulfila che traduceva le Sacre Scritture nella propria lingua e convertiva il suo popolo all’arianesimo. Si verificò inoltre una breve parentesi politeista durante il regno di Giuliano (361-363) soprannominato l’apostata. Solo nel 381 Teodosio fece prevalere le decisioni prese a Nicea, in un concilio tenutosi a Costantinopoli.

Nel 380 Teodosio stabiliva il cattolicesimo come religione di stato, il politeismo venne perseguitato e designato ormai come paganesimo. Le dispute teologiche però non cessarono e si spostarono dalle controversie trinitarie a quelle cristologiche. Nel 431 venne sconfitto, nel concilio di Efeso, il nestorianesimo creato dal patriarca di Costantinopoli, il quale sosteneva che in Cristo sussistessero due persone. Le discussioni del concilio però favorirono la nascita del monofisismo, che attribuiva a cristo una sola natura divina, questa dottrina, diffusa soprattutto in Egitto e Siria, venne sconfitta nel 451 nel concilio di Caledonia.

8.IL RAFFORZAMENTO DEI VESCOVO DI ROMA E L’ESPANSIONE DEI PATRIMONI ECCLESIASTICI

L’alleanza tra episcopato e potere politico ebbe importanti conseguenze:

  1. (^) L’ordinamento delle chiede cristiane si adeguò alle ripartizioni amministrative dell’impero e le sedi episcopali di raggrupparono sotto i metropoliti (vescovi che presiedevano le provincie ecclesiastiche)
  2. I vescovi si coordinarono in materia teologica e disciplinare intorno alla chiesa di Roma. L’imperatore Valentiniano III ne aveva riconosciuto la supremazia su quella orientale in materia giurisdizionale.

tra scarsità di risorse e consistenza numerica della popolazione. La loro economia si basava perciò sul sistema della razzia.

4.L’ORGANIZZAZIONE SOCIO-POLITICA DEI NOMADI DELLE STEPPE

Gli unni solo la popolazione-tipo dei nomadi protagonisti delle invasioni.

La loro società era organizzata in tribù a sua volta costituita dai vari clan, gruppi di famiglie discendenti da un antenato comune. L’unità base della società era la famiglia che viveva in un singolo carro (kibitka). Non avevano un monarca ma eleggevano dei “capi di guerra” soltanto quando si verificava la necessità.

Come mai questo popolo riuscì a mettere in difficoltà l’impero romano e a creare a sua volta un vasto impero? La risposta è in una conquista: nel 376 gli unni riuscirono con l’aiuto degli alani, a sottomettere gli ostrogoti, sfruttando la loro organizzazione e la loro agricoltura sedentaria, cosa che gli diede la possibilità di sostentare sempre più guerrieri. La società unna si sarebbe poi coordinata sotto una “monarchia” che l’avrebbe condotta alla conquista di un vasto impero.

5.ECONOMIA E CULTURA MATERIALE DEI GERMANI

Con il nome di Germani indichiamo un complesso di popolazioni che verso la metà del IV secolo occupavano le regioni tra il mare del Nord e il mar Nero.

Non erano propriamente nomadi, praticavano la caccia e la raccolta dei cibi spontanei: l’agricoltura per quanto poco sviluppata era parte essenziale della loro economia. Inoltre conoscevano le tecniche base della tessitura e della lavorazione della ceramica e dei metalli. Gli scambi commerciali erano frequenti e basati sul baratto di bestiame, schiavi e ambra.

Per la fragilità dell’economia dei germani che avevano ridottissimi ettari di terreno arabile, il ruolo della razzia e della guerra erano fondamentali.

Nella cultura germanica era inoltre fondamentale la Wanderung, la migrazione: di tanto in tanto alcune popolazioni germaniche abbandonavano del tutto i territori tribali per trasferirsi a centinaia di chilometri di distanza; questo processo, attraverso eterogenesi, poteva creare fenomeni di suddivisione o aggregazione di popoli.

6.LA SOCIETA GERMANICA E LE SUE TENDENZE EVOLUTIVE

Nel I secolo d.C. i Germani avevano un’organizzazione sociale non dissimile a quella degli Unni alla fine del IV secolo. Non conoscevano la proprietà privata della terra e possedevano privatamente solo schiavi e bestiame. Ogni anno il consiglio di ogni tribù, (pagus) distribuiva ai vari clan (stirpes) le terre che dovevano essere arate.

In tempo di pace non vi era autorità che governasse sull’insieme dei clan e non esistevano dunque istituzioni a carattere coercitivo; in caso di pericolo si riunivano tutti i capi di una popolazione e veniva convocata l’assemblea dei guerrieri, che eleggeva un certo numero di condottieri.

Già dal I secolo d.C. erano avvenute però trasformazioni profonde (descritte da Tacito): il clan non era più l’entità di base della società e le terre non erano più lavorate in comune, la distribuzione delle terre avveniva “secondo il rango”.

Gli individui più rappresentativi del pagus e i guerrieri godevano di maggior prestigio e ricevevano quindi appezzamenti più grandi e fertili. Le cause della differenziazione sociale non sono del tutto chiare ma certamente il passaggio ereditario dei beni da padre in figlio indebolì fortemente la struttura comunitaria e formò grossi dislivelli sociali.

7.LA NASCITA DEI RE ELETTIVI E A FORMAZIONE DELLE CLIENTELE ARMATE

A cambiare l’equilibrio istituzionale intervennero due fattori a) il lento emergere di un re elettivo in sostituzione dei capi di guerra b) la nascita di un’aristocrazia guerriera provvista di clientele armate

Alla fine del I secolo l’assemblea dei guerrieri eleggeva, come racconta Tacito, un solo capo chiamato dallo storico “re” che rimaneva in carica per la durata della guerra.

Inoltre l’emergere della clientela militare o comitatus andrà a spaccare la società germanica. Le clientele armate sollecitarono due trasformazioni sociali rilevanti: 1- il bottino incrementò le disparità economiche all’interno del clan e favorì la trasformazione dei comites in una classe privilegiata 2- il potere militare del capo si rese parzialmente indipendente dal controllo dell’assemblea degli armati.

Successivamente le notizie su queste popolazioni si interrompono fino al IV-V secolo in cui re e assemblea avevano ancora un ruolo chiave ma la dinastia regia aveva creato intorno a sé un alone di sacralità ed erano cambiati i modi di autofinanziamento dei comitatus che si arruolano nell’esercito dell’impero romano.

8.LA TRASMISSIONE DELLA CULTURA PRESSO LE POPOLAZIONI GERMANICHE

L’educazione che i Germani impartivano ai loro figli era rude e improntata a formare contadini e guerrieri. Non esistevano scuole, e la cultura era quasi esclusivamente orale. La scrittura, era una scrittura runica ed era usata solo dai sacerdoti. Entrando in contatto con il mondo romano però, i germani subirono un processo di acculturazione. I primi ad entrare in contatto con i romani furono i Goti e infatti il gotico fu a prima tra le lingue germaniche a assurgere al rango di lingua letteraria.

Non vi sono notizie certe sulla religione di queste popolazioni, si sa che erano politeisti e che anche successivamente all’entrata in contatto con i romani, le popolazioni che non ebbero rapporti stretti con l’impero rimasero tali.

  1. LE MILIZIE GERMANICHE NELL’IMPERO TRA LA FINE DE IV E I PRIMI ANNI DEL V SECOLO

I Germani iniziarono un’ascesa sia nelle fila dell’esercito salendo anche ai gradi più alti. Di conseguenza poterono entrare in Senato, in quanto l’aver ricoperto alti gradi della gerarchia militare conferiva il diritto di diventare senatore. All’interno del senato si formò un antagonismo di carattere etnico e culturale ma molte volte si riuscirono a formare alleanze e matrimoni tra le famiglie senatorie e i germani.

La vicenda di Sticone è l’esempio di una politica conciliante verso i Goti: egli era figlio di un generale vandalo e aveva conseguito carriera militare al massimo grado sotto Teodosio, venne fatto sposare alla nipote di Teodosio e quando nel 396 l’imperatore morì dovette tentare un accordo con l’aristocrazia senatoria e una politica conciliante verso i Visigoti, tentando di legarli all’impero come alleati.

Le sue scelte apparvero un tradimento a chi sosteneva una politica antigermanica in Occidente e così Sticone venne ucciso. Ma qui la reazione antigermanica non si radicò. Pose radici invece in Oriente, che non tollerò più la presenza di foederati germanici alleati con l’impero.

In seguito alla morte di Sticone si verificò una crisi dell’esercito che lasciò ad Alarico la via per il sacco di Roma del 410 che segnò un colpo gravissimo al prestigio dell’occidente.

L’OCCIDENTE NEL V E VI SECOLO: I REGNI ROMANO-GERMANICI

1.ASPETTI CHIAVE

Nel V secolo le popolazioni a est del Reno e a nord del Danubio si riversano entro i confini dell’impero d’Occidente e ne cambiano per sempre la storia. Le strutture statali della par Occidentis crollano e l’insediamento barbaro dà vita ai regni romano-germanici.

Per comprendere il periodo bisogna considerare:

  • (^) i rapporti dei Germani con l’aristocrazia senatoria e l’episcopato cattolico, dalla riuscita dei quali dipese il destino di ciascun popolo. I Germani erano quasi sempre ariani e l’episcopato cattolico cercò di assimilarli culturalmente e convertirli. L’offensiva missionaria più riuscita fu quella nei confronti dei Franchi e portò alla conversione il re Clodoveo. Il regno franco divenne per questo il più solido dei regni romano-germanici

Attorno al 480, sopravvivevano molti dei regni della “prima generazione”:

  • (^) il regno dei Vandali in Africa, che comprendeva Tunisia, Algeria, Sicilia, Sardegna , Corsica e Baleari
  • il regno dei Visigoti regioni orientali e centro meridionali della Spagna e Gallia meridionale
  • il regno dei Suebi nelle regioni nord-occidentali della penisola iberica
  • il regno dei Burgundi nel bacino del Rodano

In più Franchi e Visigoti diedero vita a due nuovi regni Franchi e dei Visigoti in Gallia e Italia.

Alcuni di questi regni non riuscirono a sopravvivere oltre la metà del VI secolo. La loro sorte si giocò sul problema dei rapporti dei Germani con il ceto senatorio e l’episcopato cattolico. I Vandali perseguitarono i cristiani al punto che la cosa provocò l’intervento bizantino che tra il 533 e il 534 mise fine al loro dominio africano. I Visigoti invece mantennero buoni rapporti con i vescovi cattolici pur rimanendo ariani. Ebbero comunque più successo i regni dove i barbari si convertirono al cattolicesimo, come i franchi.

L’incontro con le istituzioni romane fa sì che i re germanici si attribuirono nuove funzioni. Ognuno dei regni romano-germanici si costituiva come uno stato territoriale, ovvero si apparteneva a ciascun stato in cui si risiedeva. La situazione era complicata dal fatto che entro questi territori si applicava la personalità delle leggi: ognuno doveva seguire la legislazione del proprio popolo.

In questi anni le popolazioni germaniche subirono profonde trasformazioni, una tra tutte è il mutare dell’aristocrazia militare in aristocrazia fondiaria. Ciò ebbe conseguenze anche a livello istituzionale. Il binomio regno popolo che era alla base delle popolazioni germaniche, con il popolo che era chiamato a decidere il proprio destino insieme ai capi terminò. Si stabilì un binomio regno-nobiltà.

6.IL REGNO FRANCO

Al momento della caduta dell’impero romano d’Occidente i Franchi vivevano elle regioni tra il basso Reno e la Schelda, ed erano organizzati in piccoli regni. Assunsero fisionomia abbastanza unitaria soltanto a partire dal 482 quando Clodoveo ampliò i propri domini occupando gran parte della Gallia. Alla sua morte i Franchi controllavano un vasto territorio che si estendeva dall’atlantico ai Pirenei fino al di là del Reno.

A favorire l’espansione territoriale dei Franchi furono i buoni rapporti con l’aristocrazia galloromana e l’episcopato cattolico, resi possibili anche grazie alla conversione di Clodoveo al cattolicesimo.

Nel VI secolo i re franchi erano ormai molto diversi dai capi militari dei regni romano barbarici primitivi. Si erano orientati verso le tradizioni dell’impero cristiano. Imposero l’eribanno ovvero il servizio militare a tutti gli abitanti di condizione libera; per governare imitarono le istituzioni romane: si circondarono di una corte e di una guardia di antrusioni, i guerrieri domestici. Mantennero uno schema approssimativo di ordinamento pubblico per circoscrizioni (comitati) e i rappresentati di ciascuna circoscrizione furono talvolta ricompensati, fino al Vi secolo, con terre appartenute all’erario di Roma.

7.TEODORICO E IL REGNO DEGLI OSTROGOTI IN ITALIA

Teodorico, su incarico dell’imperatore Zenone, condusse nel 489 gli Ostrogoti dal medio Danubio in Italia. L’insediamento dei Goti avvenne con il sistema dell’ospitalità già usato da Odoacre. Si crearono due società tra loro estranee e nacquero due sistemi amministrativi paralleli. Il legame tra le due società, quella gota e quella romana, era rappresentato dalla persona del principe, re per i Goti e rappresentate dell’impero per i romani.

Ma fu in campo religioso che la politica di Teodorico entrò in crisi. Giustino I emanò severe misure contro la dissidenza religiosa che, insieme al fallimento delle iniziative diplomatiche di Teodorico, crearono tensione in Italia. Teodorico allora abbandonò la sua politica conciliante e colpì i senatori che gli apparivano più favorevoli a Bisanzio: Severino Boezio e il presidente del senato Simmaco furono giustiziati e papa Giovanni I venne incarcerato.

La morte di Teodorico nel 526 lasciò aperto alle ambizioni orientali un regno in crisi. La figlia di Teodorico Amalasunta fece appello a Teodato per ricomporre il contrasto ma egli la fece giustiziare. Il nuovo imperatore, Giustiniano trovò il pretesto per avviare la conquista dell’Italia.

8.CHE COSA RESTA DI ROMA? EVOLUZIONE E INDEBOLIMENTO DELLE STRUTTURE DEL MONDO ROMANO

La sopravvivenza della romanità fu possibile grazie alla larga diffusione del sistema dell’ospitalità, che presupponeva la conservazione delle strutture amministrative, agrarie, politiche e sociali precedenti. Istituzioni che i re vandali, visigoti, franchi e burgundi utilizzarono largamente per governare. Ovunque venne conservata anche l’imposta fondiaria, da cui però erano esclusi li ecclesiastici e i Germani in quanto federati. La fiscalità, che pesava interamente sulla popolazione civile romana divenne insostenibile e messa dunque in pericolo.

Anche le città si indebolirono e nascono contemporaneamente nuove capitali politiche che però non si trasformano in centri amministrativi. Le città però sopravvivono come centri di circoscrizioni pubbliche ed ecclesiastiche.

9.IL REGRESSO DELLA SCUOLA ANTICA E LA NASCITA DELLE SCUOLE CRISTIANE

Nella Gallia del Sud e in Spagna le scuole cittadine di grammatici e retori scompaiono ma la conoscenza delle opere antiche si mantiene viva nell’aristocrazia gallo-romana e ispano-romana fino al VII secolo. Ma questa stessa aristocrazia dà sempre più importanza all’educazione militare e la scuola antica regredisce mano a mano fino alla sua scomparsa nel VII secolo.

La cultura greco-romana è trasmessa da alcuni letterati cristiani e non muore. Nel VI secolo l’insegnamento cristiano prende una direzione diversa: nascono scuole destinate alla formazione dei chierici, dove si studia quasi soltanto la Bibbia. In questi secoli la cultura antica, urbana e aristocratica, si trasforma lentamente in una cultura cristiana e ecclesiastica.

L’IMPERO RESTAURATO DI GIUSTINIANO

1.LA CIVILTÁ BIZANTINA

Nel VI secolo la differenziazione tra impero romano d’Oriente e l’Occidente è ormai molto

avanzata in tutti i campi: economico, sociale, istituzionale. In Occidente nascono e si strutturano i

regni romano-barbarici mentre l’Oriente si sbarazza della pressione dei Germani e si prepara a

sopravvivere quasi un millennio dopo la caduta dell’Occidente, fino al 1453 (invasione turca di

Costantinopoli).

Il mondo bizantino, delineato tra il VI e il VII secolo, trova le sue radici nell’età di Diocleziano e

Costantino, per tre motivi:

a. le loro riforme mutano la struttura della società romana

b. la religione cristiana divenne fondamentale per la vita dell’impero

c. furono gettate le basi per un legame profondo tra stato e chiesa, rapporto caratteristico a

Bisanzio

A Bisanzio si affermò il principio del cesaropapismo, per cui l’imperatore tendeva ad assumere

responsabilità e competenze anche in campo spirituale.

I bizantini “ereditarono” un forte senso di appartenenza alla società greco romana e una forte

coscienza statale; cosa che però non impedì ai bizantini di assorbire liberamente stimoli culturali e

idee di altri popoli, formando così una città aperta.

2.BISANZIO NEL V E NEL VI SECOLO: I PROBLEMI ETNICI E RELIGIOSI

All’inizio perciò il monachesimo benedettino non svolse ruolo di evangelizzazione, solo alla fine

del VI secolo, papa Gregorio Magno se ne servì in questo senso.

5.IL RINVIGORIMENTO DELL’IDEA IMPERIALE ROMANA E LE RICONQUISTE DI

GIUSTINIANO

Giustiniano, alleandosi con il papa, intendeva restaurare l’impero universale di Roma, realizzando

un impero che coincidesse con il mondo cattolico. In questo senso era intenzionato a combattere le

popolazioni di fede ariana in Occidente per riaffermare il cattolicesimo.

Le guerre di riconquista vennero fatte sfruttando i latifondisti e i gruppi di mercanti, forti

dell’alleanza con i Parti e l’indebolirsi dei regni romano-germanici di Occidente.

A fare le spese dell’espansionismo di Bisanzio fu dapprima il regno Vandalo tra il 533 e il 534, che

scomparve come popolo.

Il recupero dell’Italia fu avviato nel 535 da Belisario, collaboratore fidato di Giustiniano, ma il

regno goto era più saldo di quello vandalo; la guerra greco-gotica fu una guerra difficile e lunga.

Ma dopo vent’anni l’Italia fu riconquistata da un altro generale, Narsete. La riconquista fu però di

breve durata: quindici anni dopo i Longobardi strapperanno per sempre la penisola all’impero.

Le grandi conquiste di Giustiniano furono concluse da una spedizione in Spagna che strappò ai

Visigoti la parte sud-orientale della penisola iberica nel 554. Il mediterraneo torna così ad essere un

mare aperto dell’impero.

6.L’IMPERO RESTAURATO: PRESSIONE FISCALE, CENTALIZZAZIONE E

RIORGANIZZAZIONE LEGISLATIVA

Bisanzio dimostrò anche di saper garantire nel Mediterraneo la sicurezza delle comunicazioni

navali.

Riconquiste così importanti anche dal punto di vista economico, furono possibili grazie alla

macchina statale di Giustiniano che si articolò su tre livelli:

  • riscossione regolare delle imposte
  • centralizzazione e potenziamento della burocrazia
  • riorganizzazione totale della legislazione

corpus Iuris Civilis: ebbe un’importanza fondamentale essendo alla base della legislazione

bizantina e influenzando moltissimo poi la legislazione europea. Composto da: 1- le Istituzioni

ovvero un trattato di diritto 2-Codice giustinianeo ovvero una raccolta di editti a partire da

Adriano 3-il Pandette o Digesto, una raccolta di pareri dei più noti giuristi romani 4- le Novelle,

cioè le leggi promulgate dallo stesso Giustiniano

7.LUCI E OMBRE DELL’OPERA DI GIUSTINIANO

I contemporanei hanno giudicato severamente l’opera di Giustiniano. Secondo il ritratto di Procopio

di Cesarea egli appare come un personaggio negativo. Il bilancio della sua attività politica è in

parte attivo, perché le sue riforme non riuscirono che ad aumentare la tensione esistente e non

riuscirono a operare una vera e propria rigenerazione.

8.FRA VI E VII SECOLO: TRAVAGLI INTERNI E RIDIMENSIONAMENTO TERRITORIALE

La vita dell’impero bizantino fu caratterizzata, tra fine del VI e inizi del VII secolo da due fenomeni

di grande rilievo: a) una crisi interna causata da guerre civili e rivolte popolari e militari b)

l’incapacità di difendere le frontiere dalle minacce dei Persiani, Avari e Slavi in Oriente, Visigoti e

Longobardi in Occidente.

L’impero subì gravi amputazioni territoriali: l’Italia fu occupata in gran parte dai Longobardi a

partire dal 568. Cordova fu presa definitivamente dai Visigoti nel 584.Le tribù slave verso il 580 si

riversarono sulla penisola balcanica. L’insediamento delle tribù slave in questi territori aprirà un

processo che porterà alla creazione degli stati Slavi in questo territorio.

9.IL SORGERE DELL’ORDINAMENTO “TEMATICO” E LA RIPRESA DI BISANZIO

L’imperatore Maurizio non rispettò più la separazione tra potere militare e civile: raggruppò negli

esarcati di Ravenna e Cartagine quanto rimaneva delle provincie di Italia e Africa.

L’amministrazione militare e politica fu affidata agli esarchi che dovevano provvedere alla difesa

con milizie locali.

La concentrazione di tutti i poteri nelle mani dei capi militari fu alla base del sistema dei “temi”,

sorto al tempo di Eraclio (610-641); il quale dovette difendere l’impero anche dagli attacchi dei

Persiani. Il territorio dell’Asia Minore fu suddiviso in territori, detti temi. Ogni tema era un’entità

amministrativa e militare al cui vertice c’era un generale, detto stratega che, come gli esarchi di

Ravenna e Cartagine, esercitava il massimo del potere civile e militare.

Ai soldati, furono attribuiti in proprietà privata ereditaria dei fondi. L’amministrazione dei temi

assomigliava all’amministrazione dei territori di frontiera difeso dai soldati-coloni detti limitanei.

La nuova organizzazione fece sì che nella lotta tra Bisanzio e i Persiani si verificò un

capovolgimento radicale ed Eraclio riuscì a sconfiggere i Persiani e riconquistare tutti i territori un

tempo appartenuti all’impero. La riforma di Eraclio ebbe grande importanza dal punto di vista

militar-amministrativo, ponendo i fondamenti dello Stato bizantino medievale.