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Riassunto Storia Medievale, Rinaldo Comba, Sintesi del corso di Storia Medievale

riassunto chiaro e dettagliato del manuale di Comba sulla storia medievale

Tipologia: Sintesi del corso

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STORIA MEDIEVALE, COMBA
PARTE PRIMA: FRA MONDO ANTICO E MEDIOEVO
1. Le strutture del mondo antico
Uno sguardo generale
Per comprendere le basi della società occidentale è necessario riflettere su quella grande area che
era occupata dai popoli sedentari: il Mediterraneo.
Quest'area era caratterizzata da un rigoglioso sviluppo urbano, dato che le conquiste di Roma
avevano introdotto ovunque le città, e costituiva il cuore commerciale dell'impero
I membri della classe dirigente di questa civiltà erano reclutati nei ceti medio-alti della
popolazione, persone con una cultura molto vasta e proprietari di grandi latifondi: i senatori e i
cavalieri.
L'agricoltura romana
Nell'area mediterranea il clima asciutto e la natura del suolo non sono molto adatti alla
prosperazione di una grande civiltà agricola. Ciò non impedì tuttavia lo sviluppo della
cerealicoltura, basata sulla rotazione biennale delle colture.
Il settore agricolo costava fatiche e consumava molta forza lavoro ma, almeno nei primi secoli di
vita dell'impero, la forza lavoro non mancava: grazie alle guerre di conquista c'erano moltissimi
schiavi a disposizione.
Le campagne
Grazie all'ordine, alla pace, e alla competente amministrazione romana, si verificarono profonde
trasformazioni in tutto l'occidente:
la popolazione crebbe
le terre coltivate si allargarono
la produzione agricola aumentò
le varie regioni si specializzarono nei diversi settori agricoli
gli scambi per via marittima e fluviale si intensificarono
Lo sviluppo econonomico era subordinato alle esigenze di Roma, che dominava sull'intera
economia europea.
Per quanto riguarda l'insediamento, la romanizzazione è testimoniata dalla diffusione delle
cosiddette "villae", centri di conduzione di grandi aziende agrarie. Dopo la riduzione degli schiavi
dovuta al periodo di pace, queste proprietà venivano amministrate dividendole: una parte era gestita
direttamente dal proprietario, mentre l'altra parte era divisa in piccole aziende (gestite da contadini e
schiavi) che dovevano consegnare al padrone una parte dei prodotti e del denaro.
Le città
Le città avevano un'importanza essenziale:
con la rete stradale che le collegava costituivano il fondamento della dominazione romana
la maggior parte delle città era un polo di sviluppo delle campagne circostanti e
dell'economia
erano centri di coordinamento politico e amministrativo: l'impero era costituito da una serie
di distretti, in ognuno dei quali una città era alla base della vita politica, sociale ed
economica
le città svolgevano inoltre un'importante funzione militare, specialmente dal secolo in
poi, quando il confine settentrionale cominciò a cedere e numerose città si cinsero di mura e
fortificazioni
infine le città svolgevano anche funzioni religiose; in esse si trovavano i principali luoghi di
culto e i vescovi, che si occupavano dei riti pubblici
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STORIA MEDIEVALE, COMBA

PARTE PRIMA: FRA MONDO ANTICO E MEDIOEVO

1. Le strutture del mondo antico Uno sguardo generale Per comprendere le basi della società occidentale è necessario riflettere su quella grande area che era occupata dai popoli sedentari: il Mediterraneo. Quest'area era caratterizzata da un rigoglioso sviluppo urbano, dato che le conquiste di Roma avevano introdotto ovunque le città, e costituiva il cuore commerciale dell'impero I membri della classe dirigente di questa civiltà erano reclutati nei ceti medio-alti della popolazione, persone con una cultura molto vasta e proprietari di grandi latifondi: i senatori e i cavalieri. L'agricoltura romana Nell'area mediterranea il clima asciutto e la natura del suolo non sono molto adatti alla prosperazione di una grande civiltà agricola. Ciò non impedì tuttavia lo sviluppo della cerealicoltura, basata sulla rotazione biennale delle colture. Il settore agricolo costava fatiche e consumava molta forza lavoro ma, almeno nei primi secoli di vita dell'impero, la forza lavoro non mancava: grazie alle guerre di conquista c'erano moltissimi schiavi a disposizione. Le campagne Grazie all'ordine, alla pace, e alla competente amministrazione romana, si verificarono profonde trasformazioni in tutto l'occidente: - la popolazione crebbe - le terre coltivate si allargarono - la produzione agricola aumentò - le varie regioni si specializzarono nei diversi settori agricoli - gli scambi per via marittima e fluviale si intensificarono Lo sviluppo econonomico era subordinato alle esigenze di Roma, che dominava sull'intera economia europea. Per quanto riguarda l'insediamento, la romanizzazione è testimoniata dalla diffusione delle cosiddette "villae", centri di conduzione di grandi aziende agrarie. Dopo la riduzione degli schiavi dovuta al periodo di pace, queste proprietà venivano amministrate dividendole: una parte era gestita direttamente dal proprietario, mentre l'altra parte era divisa in piccole aziende (gestite da contadini e schiavi) che dovevano consegnare al padrone una parte dei prodotti e del denaro. Le città Le città avevano un'importanza essenziale: - con la rete stradale che le collegava costituivano il fondamento della dominazione romana - la maggior parte delle città era un polo di sviluppo delle campagne circostanti e dell'economia - erano centri di coordinamento politico e amministrativo: l'impero era costituito da una serie di distretti, in ognuno dei quali una città era alla base della vita politica, sociale ed economica - le città svolgevano inoltre un'importante funzione militare, specialmente dal 3° secolo in poi, quando il confine settentrionale cominciò a cedere e numerose città si cinsero di mura e fortificazioni - infine le città svolgevano anche funzioni religiose; in esse si trovavano i principali luoghi di culto e i vescovi, che si occupavano dei riti pubblici

Senatori e cavalieri Fra coloro che godevano della cittadinanza romana, emergevano due prestigiosi ordini sociali: i senatori e i cavalieri

  • l'aristocrazia senatoria era in gran parte ereditaria, dotata di enormi ricchezze, coltissima, e attivamente partecipe all'amministrazione civile e al governo militare delle province
  • il ceto dei cavalieri era accessibile solo per volontà dell'imperatore, che sceglieva i cavalieri tra i curiales, cittadini romani che costituivano le singole aristocrazie municipali. Quest'ordine scomparve quasi del tutto all'inizio del 4° secolo, dopo che Costantino consentì alle aristocrazie cittadine (quindi anche ai cavalieri) di entrare a far parte dell'ordine senatorio Queste due aristocrazie, senatoria e cavalleresca, egemonizzavano l'intera vita politica, economica e culturale del mondo romano. Formazione culturale L'insegnamento si articolava in tre gradi:formazione elementare, formazione del grammatico e formazione del retore; mentre i primi gradi di scuola si trovavano in molte città, gli ultimi erano presenti solo in quelle più grandi e importanti. A partire dal 4° secolo il ruolo delle scuole fu essenzialmente pratico, aveva cioè lo scopo di creare una futura classe dirigente molto competente. La loro clientela era costituita da membri di famiglie dell'aristocrazia urbana, poichè i rampolli dell'aristocrazia senatoria avevano spesso un precettore privato. La cultura trasmessa nelle scuole aveva due caratteristiche fondamentali: era una cultura essenzialmente urbana e costituiva una prosecuzione della cultura ellenistica; la cultura greca si era infatti estesa in tutto il Mediterraneo, e aveva influenzato la cultura latina Religione L'ansia di salvezza individuale e la speranza di rinnovamento favorirono la diffusione delle religioni greco-orientali. Con questi culti, che non erano legati a nessuna città o nazione in particolare, la religione perdeva gli antichi legami con le città. Nelle persone colte l'idea di un dio universale subentrava spesso a quella di molteplici divinità. Spesso, come avveniva d'altra parte nei regni ellenistici, gli imperatori millantavano origini divine, nello sforzo di unire politica e religione. Le religioni greco-orientali prevedevano pratiche di espiazione e contatti diretti con le divinità, inoltre con le loro cerimonie (i "misteri"--> es. Culto della Grande Madre Cibele) mettevano la salvezza a portata di ogni fedele. Per questo motivo costituivano la grande speranza dei ceti meno abbienti. Alle nuove religioni aderirono comunque membri delle classi sociali più diverse, appannando le distanze culturali tra ceti superiori e inferiori: attraverso le religioni, la società romana trovò il modo di superare dislivelli culturali profondi. Cristianesimo Le comunità cristiane primitive erano guidate da persone (apostoli/profeti) che predicavano il ritorno di Cristo dopo la distruzione e rigenerazione del mondo in un regno di giustizia. Queste comunità cristiane erano prive di un organo centrale. La diffusione del messaggio cristiano fu avvantaggiata dalla diaspora (dispersione) del popolo ebraico. Il cristianesimo di diffuse in tutti i ceti sociali, con l'ovvia conseguenza che gli aristocratici divennero, per la loro cultura superiore, il ceto più influente e più adatto ad assumere funzioni sacerdotali e direttive. I primi cristiani erano convinti che le divergenze dottrinali rompessero l'unità dei fedeli (indebolendo la religione); per questo ci fu un lavoro immane sull'analisi e l'interpretazione delle sacre scritture. Nacque così il cattolicesimo. Da questi primi passi le comunità cristiane crebbero molto, a tal punto che la loro grande capacità organizzativa provocò l'ostilità di molti imperatori, agli occhi dei quali i cristiani dovevano apparire come una forza sovversiva in espansione.

a lui mettendosi sotto la sua protezione e impegnandosi a obbedirgli. Questo rapporto di protezione, detto commendatio, era molto diffuso e si verificava soprattutto tra grandi e piccoli proprietari. Oriente e Occidente All'inizio del 4° secolo la realtà dell'impero esigeva un governo separato di oriente e occidente. A tal proposito, nel 330 sulle rive del Bosforo l'imperatore Costantino fonda Costantinopoli (detta anticamente Bisanzio). Essa venne considerata alla stregua di una "nuova Roma", e ci fu creato un secondo senato. Tra impero romano d'occidente e impero romano d'oriente c'erano evidenti diversità di condizioni sociali, problemi politici e cultura. La separazione fra le due parti dell'impero si fece più profonda nel 395 , l'anno della morte dell'imperatore Teodosio. Egli designò come suoi successori i figli Onorio (a cui assegnò l'occidente, con capitale Milano) e Arcadio (a cui affidò l'oriente, con capitale Costantinopoli). Spartizioni analoghe del potere erano già avvenute, ma stavolta la spartizione si inserì in un contesto profondo e determinò la rottura dell'unità imperiale dando origine a due dinastie diverse. Cristianesimo e impero Nel grande sforzo di restaurazione di Diocleziano si inserisce il suo tentativo (successivamente abbandonato) di eliminare le organizzazioni cristiane. Constatata l'impossibilità di estirpare le comunità cristiane, si apre la strada un editto di tolleranza emanato nel 313 , ovvero l' editto di Milano. I cristiani non rappresentavano una minoranza sovversiva; in realtà il cristianesimo si dimostrava interessato a soccorrere i poveri e a occuparsi dei problemi delle persone, offrendo in questo modo un valido aiuto all'imperatore, responsabile della pace sociale. Per cui nell'età di Costantino si instaura un legame profondo tra impero e cristianesimo, concretizzato in un graduale avvicinamento in 3 fasi:

  1. riconoscimento della piena libertà di culto per tutti (stabilita con l'editto di Milano);
  2. concessione di numerosi privilegi alle comunità cristiane e al clero (per esempio, i sacerdoti vengono esonerati dal pagare le tasse e costruì e dotò di patrimoni molto vasti grandi basiliche);
  3. intervento nelle controversie dottrinali per mantenere unita la comunità; A proposito di questo punto, nel 325 Costantino convoca il concilio di Nicea , un concilio ecumenico: un'assemblea generale di vescovi si riunisce per porre fine alla controversia trinitaria che divideva la cristianità. (Ario, secondo cui la natura del padre > della natura del figlio VS Atanasio, secondo cui la natura del padre = alla natura del figlio. Vince lui). L'importanza del concilio di Nicea è testimoniata dal fatto che la formula del credo tuttora in vigore è pressoché identica alla formula elaborata nel concilio del 325. L'impero nelle dispute teologiche La politica imperiale successiva al concilio di Nicea fu caratterizzata da due fatti rilevanti:
  4. ci furono frequenti cambiamenti di orientamento da parte degli imperatori nelle dispute teologiche
  5. dalla fine del 4° secolo fu offerto un totale sostegno alla nuova religione Se ai tempi di Costantino l'impero era, almeno formalmente, neutrale di fronte alle scelte religiose, con Teodosio non sarà più così. Nel 380 venne emanato l' editto di Teodosio , il quale stabiliva che la religione cattolica fosse l'unica riconosciuta dall'impero. Siamo arrivati al punto in cui la religione cattolica diventa religione di stato. Ciò non impedì tuttavia l'insorgere di nuove dispute, ad esempio la famosa disputa riguardante la natura cristologica risolta nel 431 in occasione del concilio di Efeso (in cui viene stabilito che in Cristo si incontrano e coesistono natura umana e divina e viene condannato il millenarismo).

3. Ai confini dell'impero Altri mondi Il mondo romano era da tempo in difficoltà a causa di crisi interne; inoltre, dal 2° secolo in poi, era minacciato dalla pressione crescente dei popoli germanici stanziati a nord, la stessa pressione che travolgerà quell'impero che per secoli aveva resistito a crisi gravissime. Il mondo greco-romano e il mondo germanico erano separati da differenze culturali molto profonde, anche se nel tempo, dato che stavano comunque a contatto, la società germanica cominciò a trasformarsi. Un esempio lampante di ciò è la conversione nel 4° secolo al cristianesimo (arianesimo) di un'intera popolazione germanica: i goti. All'inizio del 5° secolo, quando alani, svevi e vandali irrompevano nell'impero e i visigoti saccheggiavano Roma, la cultura di questi popoli germanici era stata ampiamente influenzata da quella greco-romana. Le "grandi migrazioni di popoli" Dopo millenni di migrazioni lo spazio occupato dai nomadi sembrava aver trovato una relativa stabilità: i loro spostamenti erano infatti stati ostacolati dai rafforzamenti dei confini delle regioni vicine. Un fatto importantissimo, che diede inizio ad una catena di eventi immane, fu la distruzione dell'impero della dinastia Gupta in India ad opera degli unni, nel 5° secolo. Il pericolo unno scatenò nel mondo barbarico una serie di spostamenti a catena, per cui gli studiosi parlano del periodo delle "grandi migrazioni di popoli". Particolarmente dannosa per l'impero romano fu la migrazione dei visigoti: nel 378 i visigoti sconfissero e uccisero l'imperatore Valente , e nel 410 iniziarono il saccheggio di Roma. I pastori nomadi È doveroso concentrarsi sui popoli nomadi delle steppe e dei deserti, e soprattutto sui popoli germanici che invasero l'impero: dall'incontro tra mondo latino e mondo germanico nacque la civiltè medievale. Le popolazioni nomadi delle steppe e dei deserti erano fortemente soggette alle costrizioni ambientali: la loro esistenza infatti dipendeva ancora dalla distribuzione delle risorse spontanee; inoltre si basavano sullo sfruttamento dell'ambiente circostante per ottenere indumenti, riparo e nutrimento. Il problema principale di queste popolazioni era trovare il giusto equilibrio tra scarsità delle risorse indispensabili e consistenza numerica della popolazione. L'organizzazione socio-politica dei nomadi delle steppe Quali erano le forme di organizzazione socio-politica di queste popolazioni? Prendiamo a campione di analisi gli unni: la loro società era organizzata in questo modo: - famiglia - clan - tribù - popolo Essi conoscevano e adottavano l'istituzione dei capi di guerra: eleggevano, soltanto in tempo di guerra, un numero imprecisato di condottieri durante le loro assemblee. Ma la domanda interessante è: come fece un popolo così poco sviluppato a mettere in grande difficoltà il popolo romano e creare a loro volta un vasto impero? La risposta a questo quesito va ricercata in una conquista. Nel 376 , con l'aiuto degli alani, gli unni riuscirono a sottomettere gli ostrogoti. Grazie alla possibilità di sfruttare gli ostrogoti, che da tempo praticavano l'agricoltura sedentaria, gli unni riuscirono a sostentare contingenti sempre maggiori di guerrieri. Economia e cultura dei germani Con il nome di germani indichiamo quell'insieme di popoli che nel 4° secolo occupavano l'europa

acculturazione; inoltre sappiamo che il politeismo si dimostrava molto fragile nelle aree di confine con l'impero romano, come dimostra la conversione dei goti. Le milizie germaniche I germani non premevano sul mondo romano soltanto dall'esterno. Il ricorso all'arruolamento di elementi germanici fece crescere, nel corso del 4° secolo, il numero degli ufficiali di origine barbarica; questi ufficiali salirono ai gradi più alti e, dato che il raggiungimento di elevati ranghi militari permetteva di diventare senatori, i germani entrarono in Senato. All'interno dello stato romano si formò un antagonismo etnico e culturale, in un clima di tensioni; tuttavia non mancarono occasioni di convergenza fra i due gruppi etnici. Emblematica è la storia di Stilicone: figlio di un generale vandalo al servizio dell'impero, egli aveva conseguito il grado supremo nella carriera militare collaborando con Teodosio; in seguito Stilicone si sposò con una nipote dell'imperatore (dimostrando che i pregiudizi etnici potevano essere superati anche al gradino più alto della scala sociale). Quando Teodosio morì, Stilicone si trovò ad ereditare la sostanza imperiale. Si trovò a cercare un accordo con l'aristocrazia senatoria e tentare una politica conciliante verso i visigoti capeggiati da Alarico, ma questa sua scelta apparve come atto di tradimento. Si sviluppò in Occidente una reazione antigermanica, e Stilicone venne ucciso. La debolezza militare non consentì comunque alla reazione antigermanica di svilupparsi più di tanto. La crisi dell'esercito successiva alla morte di Stilicone lasciò aperta ad Alarico la via per il saccheggio di Roma del 410.

4. L'Occidente nel 5° e 6° secolo: i regni romano-germanici Gli aspetti chiave Nel 5° secolo le popolazioni germaniche stanziate a nord del Danubio e ad est del Reno si riversarono entro i confini dell'impero romano d'Occidente, cambiandone per sempre la storia. Mentre la parte orientale rimase compatta e divenne sempre più antigermanica, nella parte occidentale l'insediamento barbarico diede origine alla nascita dei regni romano-germanici. Gli aspetti chiave per comprendere questo periodo sono i seguenti: - la storia di questi regni ruota attorno al problema del loro rapporto con le popolazioni locali e la classe dirigente (episcopato cattolico e aristocrazia senatoria); in particolare, il problema religioso fu di fondamentale importanza nella storia di questi regni - con l'insediamento nell'impero, i germani imitarono i modi di vivere delle popolazioni locali e si trasformarono - di fronte all'efficiente e avanzato apparato amministrativo romano, le strutture tribali dei popoli germanici si mostravano arretrate e inadeguate; l'ammirazione per questo apparato convinse i re germanici ad adottarlo, e questo è il motivo per cui molti organismi amministrativi sopravvissero e le città rimasero il punto di riferimento. Sempre per questo motivo invece, la scuola pubblica e l'organizzazione fiscale cedettero lentamente L'incontro fra germani e popolazioni locali è fondamentale, perchè è da questo incontro che nacque il mondo medievale. La prima generazione dei regni romano-germanici I regni romano-germanici detti "della prima generazione" furono i seguenti: - il regno dei visigoti--> furono il primo popolo a creare un regno di questi: dopo aver saccheggiato Roma, nel 418 i visigoti si insediarono nella Gallia sud-occidentale - il regno dei suebi--> questo popolo costituì un regno nella penisola iberica, dove controllavano 3 su 5 province - il regno dei vandali--> essi abbandonarono la Spagna e passarono in Africa - il regno dei burgundi--> nel 436 , i burgundi rimasti dopo la soppressione di Ezio, si stanziarono nell'odierna Savoia L'impero riconosceva a queste genti la qualifica di foederati, il che permetteva loro di conservare il

proprio diritto e le proprie organizzazioni autonome. I re germanici trattavano con Roma, assicurando i servigi dei loro popoli in cambio del mantenimento materiale dei loro uomini. Per far fronte a questa incombenza, venne applicato il regime dell'hospitalitas: i proprietari cedevano 1/3 o 2/3 dei loro possedimenti ai barbari. Questo ebbe come conseguenza lo stanziamento definitivo dei soldati germanici in zone determinate. Il sostegno dei federati germanici contro gli unni La politica di convergenza fra romani e barbari si rivelò fruttuosa; la corte di Ravenna (città in cui l'imperatore Onorio, figlio di Teodosio, si era trasferito con la corte imperiale) raggiunse due grandi risultati:

  1. riuscì a sistemare i potenzialmente pericolosi federati barbarici in regioni distanti dalla penisola italiana
  2. nei momenti di pericolo ottenne da essi un sostegno prezioso Un esempio dell'aiuto fornito dai germanici è dato dalla battaglia contro gli unni; gli unni erano un popolo di predatori guidato da Attila, il loro impero era privo di strutture politiche e amministrative e si sostentavano per mezzo di guerre e imposizioni di tributi. Nel 451 , con un esercito composto prevalentemente da federati germanici, il generale Ezio riuscì a battere Attila ai Campi Catalauni. Il fragile impero unno si sgretolò poco dopo la morte di Attila, grazie alla rivolta degli ostrogoti e alla chiusura delle città mercato presso cui si rifornivano. Odoacre e il primo dominio germanico in Italia L'allontamento degli unni non significò per l'impero, che ormai era ridotto all'Italia, la fine delle difficoltà. Gli imperatori erano eletti e destituiti a piacere dalle forze romano-barbariche e romano- bizantine, in pratica erano imperatori solo di nome. In particolare uno di questi imperatori, Giulio Nepote, fu deposto da Oreste, il quale innalzò al trono il proprio figlio Romolo Augustolo. Nel 476 , data fondamentale, Romolo Augustolo fu deposto da Odoacre (un ufficiale eletto "re delle genti germaniche in Italia"). La deposizione di Romolo significava il tramonto dell'autorità imperiale in Occidente, ed è per questo che il 476 è considerato l'anno d'inizio del Medioevo. Odoacre stabilì buoni rapporti con l'aristocrazia senatoria, e riconobbe quello d'Oriente come unico imperatore. Esercitò in Italia una tranquilla dittatura militare; i germani di cui divenne re ottennero 1/3 delle terre dei possessori romani, avviandone quindi l'inserimento nelle strutture sociali esistenti. Evoluzione dei regni romani germanici Quando Odoacre divenne re dei germani in Italia, i regni romano germanici erano ancora in piedi; tuttavia molti di questi non riuscirono a sopravvivere oltre la metà del 6° secolo, vuoi per lacerazioni interne o vuoi per attacchi militari da parte di franchi e bizantini. Ebbero maggiore stabilità e durata quei regni in cui si attuò una politica di compromesso con i latifondisti di tradizione romana, e soprattutto dove i germani si convertirono al cattolicesimo. L'incontro con queste istituzioni indusse ad attribuire ai re germani nuove funzioni politiche, che non sono più semplici capi militari ma esercitano la propria autorità su regioni definite. Ognuno di questi regni tendeva ad essere uno stato territoriale, a cui cioè si apparteneva se si risiedeva entro i suoi confini; questi regni però avevano un problema: vi si applicava il regime della personalità della legge, mentre oggi si applica ovunque il principio della territorialità. Lo stanziamento in regioni dell'impero e la vicinanza con le popolazioni locali avviarono i germani ad una profonda trasformazione.
  1. la religione cristiana diventa una componente fondamentale della vita dell'impero
  2. essi gettarono le basi di un profondo legame tra stato e chiesa, caratteristico della storia di Bisanzio Fino a Costantino l'impero romano era caratterizzato da due elementi principali: la forte struttura statale e la cultura ellenistico-romana; nella civiltà bizantina queste caratteristiche sopravvivono ma non sono più di primaria importanza, come lo diventano invece lo stretto legame stato-chiesa e la religione cristiana. A Bisanzio di afferma il principio del cesaropapismo, per cui l'imperatore tende ad assumersi responsabilità anche in ambito spirituale. Per un certo verso la civiltà bizantina costituisce lo sviluppo della civiltà romana su basi parzialmente nuove; i bizantini avevano vivissimo il senso di questa continuità, tuttavia la coscienza di appartenere alla cultura greco romana non gli impedì di assorbire stimoli culturali e idee di altri popoli. I problemi di Bisanzio Bisanzio ereditò da Roma, oltre a dei pregi, anche due problemi importanti:
  3. il problema dei rapporti con le popolazioni barbariche
  4. il problema dei dissidi di carattere religioso In particolare, i problemi di carattere religioso rischiavano di mettere in pericolo la pace sociale; un esempio di questi problemi fu la disputa sulla dottrina monofisita: nel 482 l'imperatore Zenone tentò di accordare la dottrina monofisita con quella fissata nei concili ecumenici. Il suo tentativo fallì, e come conseguenza provocò tra Roma e Costantinopoli uno scisma durato trent'anni. Invece gli sforzi per evangelizzare i popoli non cristiani furono più fortunati, anche grazie all'imperatore Giustiniano: fu un grande protettore della chiesa e ne fece una fedele collaboratrice. Forme di vita monastica Nella vita religiosa di quei secoli ebbe grande importanza il monachesimo; un grande momento della storia del monachesimo fu il suo sviluppo nella forma cenobitica, ovvero la diffusione dei cenobi, comunità monastiche desiderose di incarnare l'ideale evangelico di perfezione e penitenza. In Occidente queste comunità si diffusero sulle coste francesi, per poi estendersi oltre i confini dell'impero, fra le popolazioni celtiche dell'Irlanda. Nell'età di Giustiniano il monachesimo conobbe una delle sue esperienze più significative: quella di Benedetto da Norcia, fondatore del monastero di Montecassino. La Regola che Benedetto compose per i suoi monaci era caratterizzata da tre aspetti essenziali:
  5. il senso della misura--> richiedeva cioè di obbedire all'abate e restare legati al monastero, conducendo una vita equilibrita senza austerità eccessive
  6. l'importanza dello studio--> anche se l'attività intellettuale era limitata ad approfondire i testi delle scritture; nei monasteri c'era uno studio dove venivano ricopiati manoscritti, infatti le abbazie svolsero un ruolo centrale nella conservazione e trasmissione della cultura
  7. l'importanza del lavoro manuale--> il lavoro era interpretato come forma di ascesi, inoltre in questo modo l'abbazia era indipendente ed autosufficiente Le riconquiste di Giustiniano L'alleanza con il papa e la politica di unità del mondo cattolico erano le due condizioni necessarie per l'attuazione del disegno espansionistico di Giustiniano: egli voleva restaurare l'impero universale di Roma e realizzare un impero coincidente con l'estensione del cattolicesimo. Iniziò così una serie di guerre di conquista, al termine delle quali ai territori dell'impero d'Oriente furono riaggregate Italia, parte della Spagna, Africa settentrionale; il Mediterraneo quindi tornò ad essere un mare interno dell'impero. I primi a fare le spese dell'espansionismo bizantino furono i vandali, che vennero completamente cancellati; molto più difficile fu il recupero dell'Italia occupata dai goti, molto più tosti dei vandali: le battaglie per recuperare la penisola durarono vent'anni, ma alla fine le truppe bizantine guidate dal generale Narsete riuscirono nell'impresa.

Ma com'erano state possibili queste conquiste? Giustiniano fece un grande lavoro di riorganizzazione della macchina statale, articolato in tre livelli:

  1. riscossione regolare delle imposte--> la forte pressione fiscale fu una costante dell'impero bizantino
  2. centralizzazione e potenziamento della burocrazia
  3. riorganizzazione totale della legislazione--> essa diede un fondamento giuridico al potere autocratico dell'imperatore, la cui volontà fu dichiarata legge suprema; la riorganizzazione legislativa fu opera di Triboniano, che riorganizzò l'antica legislazione romana tenendo conto del trionfo cristiano e dell'evoluzione dei costumi. Il risultato fu il Corpus iuris civilis, un'opera monumentale che fu alla base della legislazione bizantina per quasi un millennio, e influenzò molto la legislazione europea Travagli interni e ridimensionamento territoriale Tra la fine del 6° e l'inizio del 7° secolo la vita delll'impero bizantino fu scossa da due fenomeni di grande rilievo:
  • una grande crisi interna provocata da guerre civili, rivolte popolari e rivolte militari
  • l'incapacità di difendere le frontiere dalle minacce provenienti da Oriente e Occidente A causa di questa incapacità l'impero andò incontro ad amputazioni territoriali gravi; in particolare l'Italia, che con tanti sforzi era stata recuperata, venne occupata dai longobardi. Le enormi perdite territoriali dell'impero spostarono il baricentro dell'impero verso Oriente. L'ordinamento tematico e la ripresa di Bisanzio Per reagire a questa situazione, l'imperatore Maurizio decise di non rispettare più la separazione tra potere militare e civile, e raggruppò nelle due luogotenenze di Ravenna e Cartagine quel che rimaneva delle province italiane e africane, affidandone l'amministrazione militare e politica agli esarchi. La concentrazione dei poteri nelle mani dei capi militari sta alla base del sistema dei temi sorto al tempo di Eraclio, uno dei più grandi imperatori bizantini; il tema era un'unità amministrativa a carattere militare, a capo della quale stava un generale dotato dei masssimi poteri civili e militari. In questo modo crolla l'ordinamento risalente a Diocleziano e Costantino, che si fondava sulla distinzione, nelle province, tra potere militare e civile. Ai soldati (stratioti) furono attribuiti dei fondi, in proprietà privata ed ereditaria, in cambio del loro servizio militare parimenti ereditario. La riorganizzazione dell'esercito permise di liberarsi dal gravoso impegno di arruolare mercenari e di avere truppe più economiche e motivate; questo esercito permise di recuperare molti dei territori sottratti, ma il significato profonfo dell'opera di Eraclio non risiede in queste (effimere) conquiste: la sua riforma pose i fondamenti dello Stato bizantino medievale.

all'infuori di Allah e Maometto è il suo profeta"

  1. pregare cinque volte al giorno con il volto diretto verso la Mecca
  2. digiunare durante il ramadan
  3. andare in pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita
  4. pagare l'elemosina legale, che aveva valore di purificazione religiosa L'espansione L'espansione araba si articola in tre periodi: le conquiste sotto i primi 4 califfi (632-660), le conquiste sotto gli Omayyadi (660-750) e le conquiste sotto gli Abbasidi (750-945). Alla morte di Maometto, che non designò alcun successore (califfo), tre diverse fazioni cercarono di far valere il proprio orientamento in merito, e nei trent'anni successivi riuscirono ciascuna a far eleggere almeno un califfo: i compagni, gli sciiti e i sunniti.
  • I compagni volevano far eleggere uno dei suoi primi e più importanti seguaci, e riusciro a far eleggere Abu Bakr e Omar
  • gli sciiti che volevano applicare un criterio dinastico e fecero eleggere Alì, cugino e genero di Maometto
  • i sunniti, sostenitori della potente famiglia degli Omayyadi, che fecero eleggere Othman Questo trentennio fu un periodo di travaglio interno, e le guerre di conquista e di espansione servivano a far tacere e a distrarre da questi dissidi interni. L'organizzazione di un'ammistrazione statale, l'evoluzione del califfato in un potere ereditario assoluto e il radicamento degli arabi nelle province permisero di rendere stabili le conquiste di questo popolo. Il califfo Othman creò una classe di proprietari terrieri arabi esenti dalle tasse e reclutati da amici e familiari, che costituirono una clientela politica devota agli Omayyadi; questa solida base di appoggi clientelari consentì agli Omayyadi di fondare una dinastia di califfi e inaugurare una nuova fase di espansione. Le conquiste musulmane, in queste due fasi, strapparono alla cristianità il dominio sul Mediterraneo e la cinsero in una grande tenaglia che andava dall'Armenia alla penisola balcanica. Tuttavia l'impero arabo era lacerato da tensioni interne che sfociarono nel 750 in una rivolta armata guidata dagli Abbasidi ; essi si impadronirono del califfato detenendolo per più di cinquecento anni. L'impero bizantino dal 7° all'8° secolo In questo periodo l'impero si ridusse alla zona periferica del mar Egeo, diventando praticamente un impero greco, e fu protagonista di mutamenti profondi nell'amministrazione centrale, provinciale, e nella struttura della proprietà. Per quanto rigurda in particolare questo ultimo punto, si sviluppò una piccola proprietà di contadini liberi ad affiancare gli stratioti, i soldati inseriti nell'ordinamento tematico; in questo modo, contadini e stratioti costituirono la forza economica fondamentale dell'impero bizantino. Questo periodo conobbe anche un profondo dissidio tra impero e chiesa sull'iconoclastia, la lotta al culto delle icone: il culto delle icone era diffusissimo tra il popolo, e procurava grandi profitti ai monaci che le fabbricavano. A causa degli influssi islamici l'impero d'oriente ripugnava questi culti, e nel 726 l'imperatore Leone 3° vietò il culto delle immagini e ne ordinò la distruzione, provocando l'ira del papato. 7. Europa nel 6° e 7° secolo Fusione di due mondi Nel 7° e 8° secolo il mediterraneo smette di essere il cuore politico ed economico del mondo cristiano, diminuiscono i traffici e la circolazione monetaria. Contemporaneamente all 'espansione araba, il cristianesimo si estende in Inghilterra e in Germania: il baricentro dell'Europa cristiana si sposta verso nord-ovest, nel grande regno franco. I regni romano-germanici sono interessati da alcune modificazioni: la fusione nella Gallia del

mondo romano e del mondo germanico; l'insediamento dei longobardi nella penisola italiana; la nascita del vassallaggio nel regno franco. La sintesi tra mondo romano e mondo germanico è favorita in primis dalla conversione al cattolicesimo delle popolazioni germaniche, e poi dalla fusione della loro aristocrazia militare con l'aristocrazia terriera romana, fusione nata dall'imitazione e unificazione di modi di pensare e di comportarsi. L'evangelizzazione della Britannia Lo spostamento del baricentro dell'Europa romano-cattolica verso nord-ovest fu dovuto anche alla tenace opera di conversione delle popolazioni britanniche. L'evangelizzazione dell'Irlanda avvenne ad aopera dei monaci celtici, ma il loro proselitismo si esercitò anche nelle regioni britanniche; nel 596 , per evangelizzare queste regioni, papa Gregorio Magno inviò un gruppo di monaci benedettini guidati da Agostino , futuro arcivescovo di Canterbury. Poco dopo la metà del 7° secolo l'Inghilterra era completamente cristianizzata. Grazie a Gregorio Magno il monachesimo divenne uno strumento di evangelizzazione, e anche molto efficace visti i risultati; il territorio anglosassone fu diviso in diocesi (come nel mondo greco- romano) a capo di ognuna delle quali fu posto un vescovo (come in Irlanda). L'importanza del monachesimo anglosassone sta quindi nella sua capacità di influire, oltre che ovviamente sugli orientamenti religiosi, anche sulle strutture ecclesiastiche. Ripresa e scomparsa del regno visigoto Nel regno visigoto la superiorità culturale del mondo di tradizione romana portò il re Recaredo a convertirsi, insieme a tutto il popolo, al cattolicesimo; questa conversione fece cadere dunque una barriera religiosa che sarebbe potuta diventare un problema per la forza dell'impero. Tuttavia il regno visigoto era minato da tendenze anarchiche interne da parte dell'aristocrazia e da frequenti lotte interne per la successione al trono; nel 711 , approfittando di queste debolezze, i musulmani spazzarono via i visigoti e fecero della penisola iberica la loro base. Il regno franco Nel 6° secolo, durante le lotte di successione fra i re merovingi, la Gallia si divise in 4 regioni di diversa importanza: l'Austrasia, la Neustria, l'Aquitania e la Burgundia. Tra il 6° e l'8° secolo, due eventi di rilievo accadono in Gallia:

  • il potere si concentra nelle mani dei maggiordomi o maestri di palazzo, che sarebbero i capi dell'aristocrazia
  • la fusione tra aristocrazia militare franca e vecchio ceto senatorio Fra i maestri di palazzo, i più potenti erano quelli d'Austrasia, appartenenti alla dinastia pipinide (in seguito chiamata carolingia); unico erede dell'immensa fortuna di questa famiglia, e successivamente unico e potentissimo maestro di palazzo di Austrasia, Neustria e Burgundia, divenne Pipino di Heristal. Il figlio illegittimo di Pipino di Heristal, Carlo Martello, nel 732 assicurò prestigio alla dinastia nella battaglia di Poitiers , dove sconfisse i musulmani di Spagna. Il popolo franco era ormai abituato a considerare il maestro di palazzo d'Austrasia come capo effettivo, infatti alla morte del re merovingio Teodorico, Carlo Martello non si preoccupò di provvedere alla successione regale e si comportò di fatto come un re, esercitando il potere regale. Ad impadronirsi della corona fu in seguito suo figlio Pipino il Breve, grazie soprattutto all'appoggio del papato: il papa Zaccaria era in contrasto con Bisanzio e minacciato dai longobardi, per cui cercava un protettore in Occidente; Pipino si fece eleggere da un'assemblea e consacrare da un vescovo che rappresentava il papa. La consacrazione di Pipino diede al potere regio franco un carattere sacro, carattere che si aggiungeva all'antica nozione germanica di regno come patrimonio di una dinastia cui poteva accedervi solo un discendente della stirpe reale eletto dall'aristocrazia militare.

con il guidrigildo (risarcimento in denaro). Il re Rotari voleva sostituire alla giustizia privata una giustizia statale amministrata dal re. Una struttura più unitaria del regno longobardo si deve anche al contatto della corte con il mondo romano e cattolico; emblematica è, a tal proposito, la salita al trono del re cattolico Ariperto. L'Italia bizantina Anche nelle regioni controllate da Bisanzio avvennero alcune trasfomazioni sociali e politiche rilevanti: in primo luogo funzionari e mercenari bizantini si trasformarono rispettivamente in grandi e piccoli possessori di terre; in secondo luogo i territori bizantini, costretti a difendersi da solo dai longobardi, acquistarono progressivamente maggiore autonomia rispetto all'impero. La difesa dai longobardi fu gestita prevalentemente dal papa, e a tal proposito spicca la figura di Gregorio Magno: egli assicurò la difesa militare di Roma e riorganizzò l'amministrazione della città, in cui i funzionari sparirono e i loro compiti passarono nelle mani del papa. In questo periodo migliora anche la gestione, da parte della chiesa, delle sue proprietà fondiarie nelle regioni italiane sfuggite ai longobardi: in questa maniera il potere sfuggì al controllo imperiale e si concentrò nelle mani di proprietari e pontefici. I longobardi e la dominazione politico territoriale pontificia Anche se dopo la salita al trono del cristiano Ariperto la religione non costituiva più una questione di attrito, i papi erano comunque diffidenti nei confronti dei longobardi. A peggiorare la situazione fu la politica di riunificazione della politica avviata da Astolfo , il quale minacciò Roma nel 752. Il papa allora, Stefano 2°, chiese l'aiuto di Pipino il Breve che in qualche modo si sentiva in debito verso il papato per l'aiuto nel colpo di stato che aveva abbattuto i merovingi. Pipino allora si impegnò in un intervento anti longobardo e condusse due spedizioni, in sguito alle quali nel 754 costrinse Astolfo a cedere un c erto numero di territori al Papa e alla chiesa romana in donazione perpetua. Nacque così la dominazione politico-territoriale pontificia, in funzione anti longobarda.

8. Economia e società in Europa dal 7° al 10° secolo Caratteristiche d'insieme La vita economica e sociale di questo periodo fu caratterizzata da alcuni aspetti particolari: - il grande incontro culturale tra romani e germani lascia tracce anche sul paesaggio, dato che i sistemi agrari di questi due popoli e le rispettive abitudini alimentari si fondono - la densità umana era molto bassa, e questo spiega certi aspetti della vita economica - come già anticipato il commercio nel Mediterraneo, gli scambi internazionali e il denaro circolante si ridussero - la curtis divenne il perno dell'economia ed ebbe una rilevante importanza istituzionale, in quanto costituiva un gruppo sociale comandato da un signore il quale esercitava la signoria fondiaria I fattori ambientali Le diversità fra il paesaggio romano e quello germanico dipendevano dalle differenti tradizioni alimentari di questi due popoli, ma si attenuarono durante i secoli di vicinanza e scambi commerciali lungo il Reno e Danubio. Nell'economia dell'alto Medioevo la foresta aveva un ruolo chiave; possiamo a tal proposito distinguere tra foresta allo stato selvaggio, che veniva utilizzata praticamente solo per la caccia, e la foresta "colonizzata". La foresta colonizzata era molto sfruttata: si abbattevano alberi per creare radure, ci si ricavava legname, foglie, erbe, carbone e concime. I nuclei dei villaggi erano costituiti dai mansi, appezzamenti delimitati in cui si trovavano la casa contadina, i ricoveri per gli animali e l'orto. La caratteristica principale dell'economia rurale dell'Occidente era la combinazione di agricoltura e

allevamento, costituita dalla compresenza, sul territorio agrario, di orti, giardini, spazi cerealicoli, foresta e pascoli. Innovazioni agricole Un certo numero di innovazioni tecniche consentì di ottimizzare lo sfruttamento dell'energia idraulica e di quella animale:

  • la diffusione del mulino ad acqua
  • l'aratro a versoio: grazie ad un pesante avantreno, permetteva di controllare meglio la profondità del solco e di sfruttare meglio la produttività della terra; le sue caratteristiche lo resero popolare nel nord Europa, mentre nel Mediterraneo continuò ad essere usato l'aratro tradizionale a causa del diverso tipo di suolo
  • la rotazione triennale, che soppiantò in molte zone quella biennale: sullo stesso appezzamento si coltivavano il primo anno cereali invernali (frumento, segale ecc), il secondo anno cereali primaverili (orzo, avena ecc) e il terzo anno lo si lasciava a maggese ; rispetto alla rotazione biennale (un anno di coltivazione e un anno di maggese) permetteva di ottenere 1/6 in più di prodotti agricoli, con un guadagno del 16% L'importanza di queste innovazioni di queste innovazioni non va comunque sopravvalutata, anche perchè in molte regioni non si diffusero; infatti servivano a poco se non erano associate a tre elementi complementari: una tecnica di semina adeguata, un lavoro ripetuto di pulitura dalle erbacce e una concimazione abbondante (che scarseggiava per l'insufficienza dell'allevamento). Gli uomini il loro numero Alcuni fattori possono spiegare il basso livello di densità umana che caratterizzò l'alto Medioevo: la durata media della vita era bassa, la mortalità infantile era alta e la limitazione delle nascite era diffusa; i primi due fattori si spiegano in parte con le guerre e i disordini connessi alle frequenti invasioni. Inoltre non erano rari lunghi periodi di pioggia, deleteri per i raccolti, grandi inondazioni e incendi. Anche le epidemie erano frequenti. Fra il 3° e il 7° secolo la popolazione europea decrebbe da 67 a 27 milioni, invece i tre secoli successivi furono caratterizzati da una lenta ripresa demografica. Mansi e ville I mansi, che abbiamo citato sopra, acquistarono con il tempo il significato di unità di conduzione agricola adeguata alle forze produttive e ai bisogni di una famiglia, infatti la loro estensione poteva variare notevolmente. Molti mansi erano incorporati nelle grandi proprietà, complessi fondiari chiamati ville. Queste grandi proprietà si erano diffuse già nel tardo impero, quando i potenti cominciarono a circondarsi di sgherri per tenere lontani briganti e agenti del fisco e per proteggere i piccoli proprietari, che volevano difendersi dagli stessi pericoli. La villa era costituita da due parti complementari, il dominicum e il massaricium; il dominicum era la parte unica gestita direttamente dal proprietario, mentre il massaricium era frazionato in mansi dati in concessione ai contadini. Il cuore del dominicum era un insieme di costruzioni (casa del padrone, per gli schiavi, magazzini ecc) che prendeva il nome di corte, ed era il centro di conduzione delle terre gestite direttamente. Per questo motivo la grande azienda agraria è chiamata azienda curtense. L'economia della grande proprietà Un aiuto efficace alla conduzione del dominio veniva dagli schiavi domestici, che il padrone teneva nella corte assicurando loro il vettovagliamento (prebenda, da cui schiavi prebendari). Ai concessionari dei mansi, che potevano essere schiavi o liberi, venivano richiesti quattro tipi di impegni:
  1. la consegna periodica alla corte di una certa quantità di prodotti lavorativi ricavati dal manso in concessione

Le conoscenze temporali della gente si riferivano solo ai propri ricordi o al massimo a un passato molto prossimo; grandi battaglie e rivoluzioni politiche avevano molta meno importanza per i contadini rispetto a carestie, indondazioni o epidemie. L'eterno ritorno delle stagioni si trovava al centro della vita spirituale delle popolazioni, e questo era evidente nel calendario rurale le cui feste coincidevano con la semina, la mietitura, i solstizi ecc. Cristianesimo e tempo La conversione al cristianesimo dell'Occidente medievale fu accompagnata da due fenomeni: l'adattamento del calendario e la riorganizzazione delle idee temporali. L'anno fu scandito da feste che ricordavano gli eventi della vita di Jesoo, e le date di molte di queste coincidevano con antiche feste precristiane. Inoltre l'uso ecclesiastico raggruppò le ore a gruppi di tre. Il cristianesimo ereditò dal mondo ebraico la visione del tempo come attesa del grande evento che sarebbe stato la venuta del messia, coincidente con il giorno del giudizio; il tempo storico acquistò quindi una struttura precisa suddivisa in due grandi epoche: prima e dopo la nascita di Jesoo. Un elemento chiave della percezione cristiana del tempo è a drammaticità: la storia terrena viene concepita come storia della salvezza umana, in una perenne lotta tra bene e male. Cristianesimo e spazio Un altra caratteristica del'evangelizzazione dell'Occidente fu la cristianizzazione dello spazio, che avvenne attraverso l'erezione di nuove chiese e la trasfomazione degli antichi templi politeisti. Gli sforzi della chiesa per cristianizzare il calendario agricolo e gli antichi luoghi sacri ottennero risultati solo parziali: concezioni spaziali e temporali precristiane furono respinti in secondo piano, ma ciò favorì il riaffiorare di feste e riti antichissimi, contro cui la gerarchia ecclesiastica si scagliò durante tutto il Medioevo. Lo spazio vissuto Nella società medievale, in cui la campagna era tutto, il rapporto con il territorio era caratterizzato da un profondo legame con il mondo animale e vegetale. Alcuni esempi:

  • lo spazio veniva misurato con l'aiuto del corpo, e anche le distanze
  • il paesaggio boschivo, molto importante economicamente, era molto presente nella coscienza e nella cultura popolare Un'esperienza fondamentale nel mondo medievale era l'osservazione timorosa del mondo naturale misto ad un atteggiamento di paurosa sottomissione alle forze naturali, e ciò è dimostrato dalla persistenza di pratiche astrologiche e precristiane che la chiesa eticettava come superstiziose. Contadini e latifondisti erano profondamente legati alla propria abitazione e ai propri possessi terrieri; addirittura i contadini che emigravano erano ansiosi di ottenere in concessione nuove terre su cui lavorare. La famiglia e il matrimonio cristiano La cellula fondamentale della società alto medievale era la famiglia ristretta, o coniugale: madre, padre e figli. La grande importanza della famiglia coniugale rese le strutture familiari di quest'epoca molto diverse da quelle romane o barbariche: le famiglie erano caratterizzate ai vari livelli sociale da un'uniformità mai riscontrata prima. Nell'8° e 9° secolo fu decisiva l'imposizione nel mondo rurale del matrimonio cristiano (voluta dai Pipinidi, stretti alleati del papato), che si reggeva su tre principi: divieto di contrarre nozza fra consanguinei, indissolubilità del vincolo e monogamia. La famiglia aristocratica La crescita di unità familiari più uniformi e la diffusione del matrimonio cristiano riguardarono quasi esclusivamente il mondo contadino, mentre le strutture familiari aristocratiche avevano carattere proprio (ad esempio, erano diffusi poliginia, concubinato, e una tenera tolleranza per le nascite illegittime).

Ciò che distingue fondamentalmente la famiglia aristocratica di questo periodo da quella dei secoli successivi è che nell'alto Medioevo essa non ha lignaggio (discendenza lineare da un avo), non ha dinastia. L'affermazione sociale di una famiglia aristocratica dipendeva, nell'alto Medioevo, non dalle cariche che controllava, ma dai rapporti di parentela che stabiliva con gli altri potenti e con il re; il fattore più sicuro di promozione sociale era l'aggancio con la famiglia reale. Il matrimonio Per quanto riguarda la dote, ci fu un profondo cambiamento dovuto alle invasioni germaniche: prima delle invasioni era la donna a portare la dote allo sposo, mentre dopo di esse accadeva il contrario; l'usanza della contro dote, o donazione alla sposa, divenne pratica comune in tutto l'Occidente finno al 12° secolo.

10. L'impero carolingio Gli aspetti principali La storia dellOccidente europeo tra la metà dell'8° secolo e la metà del 9° è segnata dalla creazione dell'impero carolingio; il periodo è caratterizzato da alcuni aspetti chiave: - particolarmente importante fu l'alleanza tra Pipino il Breve e il papato, che consentì alla chiesa di difendersi dai longobardi e di trovare un appoggio politico per la diffusione del cristianesimo, e ai re carolingi fornì gli strumenti per assimilare culturalmente un impero vastissimo - l'impero carolingio non era, come sostenevano alcuni chierici dell'epoca, un impero romano d'Occidente rinato: non coincideva affatto con esso, era un impero franco-cattolico che gravitava sulla valle del Reno (non più sul Mediterraneo) - l'impero carolingio aveva una costruzione politica fragile: strutture politico-amministrative, risorse finanziarie e e potere centrale erano lontani dall'efficiente organizzazione romana - l'impero carolingio era la compiuta realizzazione della sintesi romano-germanica Carlo Magno Nel 768 , alla morte di Pipino il Breve , ciascuno dei suoi due figli -Carlo e Carlomanno- ebb un regno e il titolo di re dei franchi. Quando nel 771 morì Carlomanno, Carlo potè ricostituire l'unità del regno. La persona di Carlo Magno era l'esempio vivente della sintesi culturale romano-germanica; un'importante novità fu che le guerre con lui non ebbero più carattere difensivo, ma furono quasi sempre guerre di conquista in tutte le direzioni. L'estensione delle frontiere franche Possiamo individuare 4 principali direttrici di espansione seguite da Carlo: 1. Le frontiere della Gallia meridionale--> nel 778 la retroguardia di Carlo fu sorpresa e massacrata nella battaglia di Roncisvalle dai saraceni (in cui morì il conte palatino Roland); per proteggere questa frontiera Carlo istituì una marca difensiva, la marca hispanica, comprendente Navarra e Catalogna e con capitale Barcellona 2. La penisola italiana--> Carlo rinnovò la promessa fatta da Pipino alla santa sede aggiungendo altri territori; nel 774 con la caduta della capitale longobarda Pavia e la scomparsa della dinastia regia longobarda Carlo aggiunse al suo titolo di rex Francorum il titolo di rex Longobardorum 3. Frontiere settentrionali--> la minaccia più grave era constituita dai sassoni, che impegnarono Carlo in una lunga ed estenuante battaglia 4. Frontiere orientali--> qui Carlo riconquistò la Baviera e combatté contro gli avari in Pannonia L'impero di Carlo era un organismo artificioso che teneva insieme popoli diversissimi, accomunati da un'unica religione e dal riconoscimento di un solo re.